VOGLIA DI RIPARTIRE

futuro-verde

Una “ visione “ sul nostro futuro

Non siamo ancora al “ tutti fuori “, ma stiamo riconquistando – con fatica – buona parte delle nostre libertà, sospese dal covid-19. Sarà ancora lunga e difficile, ma si sa che la speranza è l’ultima a morire, anche se dobbiamo essere consapevoli che il nostro Paese è sempre un malato, in condizioni migliori di prima, certo, ma pur sempre un malato che non può permettersi ricadute.

bussola-in-montagna

La prudenza non è mai troppa, ma stando ai recenti sondaggi, nel Nord Est, il 75% concorda che – con le dovute misure igienico sanitarie – si riaprano da subito negozi, parrucchieri, bar e ristoranti. Il dato che però deve far riflettere riguarda la motivazione che ha comportato questa determinazione. Più della metà degli intervistati teme più gli effetti della crisi economica e sociale che gli effetti per il contagio da coronavirus, per sé e per la sua famiglia.

casa-di-legno-in-costruzione

D’altro canto i numeri evidenziano una situazione pesantissima con 550 mila posti di lavoro che – secondo stime Inail – si perderanno nel corrente 2020, con oltre 3 milioni di lavoratori attualmente ancora in cassa integrazione, tenendo conto che continua ad allargarsi il popolo degli inattivi, ovvero gli inoccupati che non lavorano e non cercano lavoro. Proviamo ad immaginare, inoltre, cosa possa significare una riduzione del Pil che si aggiri attorno al 10 per cento su base annua, come ipotizzato. Non sono certo un economista, ma potrebbe orientativamente comportare la chiusura del 10% di aziende e di negozi, oggi registrati, con altrettanta percentuale di lavoratori senza più occupazione.

drone-in-volo

Qualcuno va sostenendo che tutto tornerà come prima, compresi bullismo, violenza sulle donne, microcriminalità, corruzione ed evasione fiscale comprese, tranne l’economia. Peggior profezia non si potrebbe davvero pronunciare, se non augurarci tutti che questo non accada. Pensiamo solo al “comparto turistico”, una delle principali voci di attrazione e di reddito per l’intero Triveneto, a partire dai nostri borghi e città d’arte, alle nostre montagne e alle nostre spiagge.

lampadina-idea

Eppure c’è in giro tanta voglia di riprendere, di ripartire. Sul come fare e su quali misure adottare tante voci si sono levate, anche in occasione della Festa del Lavoro, celebrata sotto tono, causa la pandemia, lo scorso 1 maggio. Politici, economisti, industriali e sindacalisti non hanno mancato di fornire, sollevando anche polemiche e critiche, suggerimenti e proposte che, a seconda delle parti in causa, contengono ricette non sempre verificabili ed attuabili. Giusto in questi giorni il governo centrale ha varato “il decreto rilancio” mettendo sul piatto ben 55 mld di euro, una cifra enorme pari a due “finanziarie”. Quasi 26 mld per i lavoratori, 16 mld per le imprese, 3,5 mld per rinforzare la santà, e tanto altro, con il preciso impegno di snellire al massimo i tempi di erogazione. Finora non è andata così, basti vedere cosa è successo con i pagamenti della cassa integrazione. Non sono un esperto, ma credo si possa concordare con chi ritiene che in diversi piani e programmi, suggeriti per favorire le varie strategie per ripartire, ci si limiti spesso a richiedere solo ulteriori iniezioni di liquidità “ a parità di struttura produttiva “.

laboratorio

Per usare una metafora, come dire: non si può trattare il sistema industriale di un Paese come fosse un televisore, che si accende e si spegne. Invece questa pandemia globale porterà con sé e richiederà una profonda riorganizzazione delle produzioni, sollecitando il mondo imprenditoriale ad offrire nuovi prodotti e a cercare nuovi mercati. Ecco allora che è arrivato il momento di interrogarsi sul come organizzare il ciclo produttivo, non solo tra le mura della propria fabbrica, ma anche come ridisegnare quelle catene di subforniture composte da tante aziende, piccole e medie, che realizzano parti e componenti fondamentali per la competitività del nostro Paese, anche nel sistema europeo. C’è un’altra sfida da vincere. Riguarda le modalità con cui rivolgersi ai mercati internazionali, diventati improvvisamente lontani, che in tutti questi anni hanno costituito, per moltissime imprese italiane, forse l’unico traino per quella scarsa crescita che ci ha contraddistinto.

traliccio-energia

Forse abbiamo imparato che non c’è più bisogno che alcuni prodotti vengano realizzati in Cina o in India, ma tornare a produrre nel vecchio continente beni che, nel tempo, erano stati delocalizzati per risparmiare pochi euro. D’ora in poi, facendo tesoro anche di quanto successo, bisognerà fare più di un salto innovativo in avanti, perché ripartire efficacemente richiede non solo soluzioni finanziarie, ma strategie di produzione e di lavoro che vedano come aree di sviluppo anche quei “ beni comuni “, che richiedono nuove tecnologie e nuove competenze per divenire reali fattori di crescita.

20190814_155639

Per questo, mai come oggi, sono ormai in molti a credere che sia necessario tonare a considerare – ad esempio – la salute, l’ambiente e la sicurezza, vere occasioni per ripensare tutta la nostra economia, ritrovando anche un ruolo per lo Stato che non deve essere solo di surrogazione delle imprese, ma di garanzia dei cittadini. E’ una sfida anche per l’intera Europa, giusto a settant’anni dalla “ Dichiarazione Schuman “, che non può più perdersi nelle vaghe ingegnerie della finanza, ma dare finalmente pratica attuazione a quelle parole: “ L’Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da  realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto “. E’ questa davvero l’occasione giusta per dimostrarlo e per ripartire, in l’Italia e in Europa.

binari-divergenti

P.S.  A proposito di ripartire, ci vuole anche coraggio. Tutti dovranno fare la propria parte, comprese le amministrazioni comunali, non limitandosi solo a rinviare le imposte di competenza, o aiutando le famiglie in difficoltà, ma dimostrando di aver “ una visione “ sul futuro delle nostre comunità. Quello che abbiamo vissuto e che stiamo percependo deve farci comprendere che su alcune scelte di fondo non è più possibile rinviare, o peggio far finta di niente. Un solo esempio: i nostri centri storici rappresentano davvero un importante patrimonio non solo da conservare, ma soprattutto da valorizzare. Devono ritornare, al più presto, ad essere ancora un privilegiato e vero “ luogo d’incontro “.

 

Gigi Villotta

14 Maggio 2020 ( Città per l’Uomo )