VITE SPEZZATE

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Non è una questione privata. Politica assente.
Non è possibile rimanere insensibili, o peggio estranei, ad un fenomeno che sta diventando ogni giorno più pesante e pressante, con costi umani e sociali davvero dirompenti. Intendiamo riferirci alle tante vite, spezzate in giovane età, dovute principalmente sì ad incidenti stradali, ma anche ad altre cause riferibili sempre più allabuso di alcool e droghe di vario genere. Anche dalle nostre parti non cè fine settimana che non ci riporti la triste cronaca di amici che perdono la vita schiantandosi da qualche parte al termine di una nottata da sballo. Che sia arrivato il momento, dopo il continuo ripetersi di questi eventi, di fermarsi e domandarci cosa stia succedendo?

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Questo allarme era già stato lanciato lo scorso luglio, in occasione del terribile incidente di Jesolo, in cui in un solo week end furono ben 12 i giovani morti sulla strada. Non è solo una questione di numeri, ma sta sempre più preoccupando laumentato uso e abuso di sostanze psicotrope e di alcool, come testimoniato anche dai responsabili del SERD dell ASL n°4 Veneto Orientale. E cronaca di qualche giorno fa che, anche a Portogruaro, è arrivata la droga gialla e tre giovanissimi hanno rischiato di morire per overdose. Quindi laumento dei giovani morti sulle strade sta facendo il paio con quello della commercializzazione e spaccio di droga, un business che sta andando a gonfie vele per tutte le sostanze, dallhashish alleroina. Consumare cocaina sta diventando sempre più facile, come mangiare una pizza. Anche a domicilio, basta una telefonata per la ordinazione. Così nessuno vede nulla, la sostanza passa di mano senza spaccio per strada, senza creare dunque alcun allarme sociale. Tutti indici che convergono nel dimostrare come la lotta allabuso di sostanze non stia certo in cima alla lista delle priorità di chi, anche attualmente, ci governa. Sembra arrivato il momento che non ci sia quasi più nessuno che si interroghi sul perché succeda oppure cominci a domandarsi se assumere una sostanza psicotropa possa rientrare negli scopi, che potremmo definire, ricreativi.

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Possiamo accettare lidea che si tratti di una questione privata, di chi si droga o beve e delle relative famiglie, oppure rilanciare lidea che, invece, esiste un nesso tra la cultura del Paese e questa rinnovata emergenza, quindi deve rappresentare e diventare una questione pubblica, culturale e sociale e perciò politica? Nessuno si deve sentire assolto ed abbiamo tutti il dovere di sconfiggere la tendenza sociale e culturale di tendere a normalizzare tutto, ad accettare questo clima di resa generalizzata che finisce per certificare, di fatto, la sconfitta contro le dipendenze ed il disagio, che altro non è che lanticamera del disimpegno. Riguarda in primis tutto il mondo degli adulti, anche se non mancano, anche da noi, esempi e testimonianze di persone e gruppi che, accanto alle forze dellordine, alla magistratura e al personale socio-sanitario, apertamente si danno da fare per Iimitare i danni. I modelli di cura finora seguiti, forse, non sono più in grado di rispondere con efficacia, soprattutto perché si continua a puntare più sulla sostanza che sulla persona. Ecco allora il rischio concreto di non saper leggere e monitorare il disagio dei nostri ragazzi, sempre più giovani, e la politica sembra avere abdicato al proprio ruolo, considerando luso e labuso di sostanze e dipendenze come un male, quasi inevitabile, del nostro tempo. Chissà, se trovando ormai in svariati modi la pasticca giusta al momento giusto, ci si sente più liberi o più schiavi di un mercato che sollecita ed invoglia sempre più, presentando una vasta gamma di prodotti. Forse qualcuno non si rende conto fino in fondo di cosa significano certi numeri. Nel nostro Paese sono abbondantemente oltre i 4 milioni gli italiani che utilizzano almeno una sostanza stupefacente illegale e di questi, più di mezzo milione, ne fa un uso frequente. Fortunatamente possiamo contare e vantare su una rete nazionale di assistenza tra le più efficienti e strutturate in Europa, ma, al dire il vero, oggi il valore dei nostri servizi è ancora poco riconosciuto, anche perché costretti a lavorare con una normativa che risale ad alcuni decenni fa. Esiste davvero, oggi, il rischio concreto di smettere di combattere la battaglia contro la droga e lalcol? Purtroppo è da registrarsi già una prima nota negativa che riguarda le famiglie interessate. Non mi pare siano più in prima linea, come ricordo negli anni 80, anche qui, in questo spaccato di terra friulveneta. Vite spezzate, si diceva. Sarebbe grave se ci si arrendesse, troppo facile chiudere ogni tragedia come fosse una singola fatalità, imprudenza o singolo errore. Ecco la nuova sfida: dovremmo sentirci tutti convolti cominciando a trasformare questi funerali da evento di disgrazia a momento di trincea, dove la vita umana deve tornare a conquistare il primato sulla morte. Nessuno può tirarsi indietro, ma la politica e le istituzioni, scuola e parrocchia comprese, devono essere in prima fila in questa quotidiana battaglia, certo consapevoli tutti dei propri limiti e della propria fragilità, ma anche contando su adeguati fondi e programmi che consentano di tornare ad investire in efficaci percorsi educativi e di prevenzione.

Gigi Villotta

09 Gennaio 2020