TRISTEZZA E PREOCCUPAZIONE

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Contrastare “ l’odio concreto “
La notizia che Liliana Segre, scampata alla Shoah, sia costretta a girare con la scorta per difendersi da tante minacce incitanti all’odio razziale, non può non provocare un senso di scoramento ed anche di disgusto. Non solo messaggi via Facebook da parte di vigliacchi che si nascondono dietro falsi profili, ma anche manifesti pubblici in bella vista. Contro chi? Una donna che, non solo è testimone degli orrori del passato, ma che sa spiegare i motivi che hanno portato alla tragedia dell’Olocausto e i pericoli che la società moderna corre ignorando il passato, o dimenticandolo o giustificandolo o anche solo ridimensionandolo. Se è necessario dare alla Segre una scorta, vuol dire allora che molti interrogativi non sono astratti, ma molto concreti!

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I segnali sono tanti e vengono da più parti, comprese le nostre terre. “ La Segre dovrebbe vergognarsi, forse qualche ebreo dovrebbe ricordarle che non tutti hanno avuto la fortuna di salvarsi e strumentalizzare fa schifo”: così si è espressa l’ex coordinatrice di Forza Italia a Portogruaro. “ Tornatevene a casetta “ con accanto l’immagine di un camino: questo il commento su Facebook partito da Mogliano Veneto. E si potrebbe continuare, includendo anche i treni della memoria, definiti “ faziosi “ perché trasportano centinaia di studenti – ogni anno – solo nei luoghi dove si consumò l’Olocausto. Non mancano, per fortuna, anche quanti – apertamente – hanno fatto sentire la propria voce, ritenendo necessario fare qualcosa riguardo questo pesante clima d’odio e di intolleranza. Infatti una sessantina di cittadini portogruaresi, impegnati nella vita sociale e civile, hanno sottoscritto una lettera indirizzata al presidente del consiglio comunale e al sindaco chiedendo che venga approvato un documento di solidarietà e stima nei confronti della senatrice Liliana Segre, da condividere con tutte le rappresentanze sociali, culturali ed istituzionali del territorio, perché va accolto l’invito della comunità ebraica di “ rispondere al razzismo. Portogruaro ha una significativa storia di convivenza ed ospitalità con gli ebrei che vi abitarono fin dal 1500, con diversi episodi di riparo e protezione durante le persecuzioni nazi-fasciste. Basti citare la signora Elsa Poianella Bellio, dichiarata nel 1998 da Israele “ Giusta tra le Nazioni “ per aver ospitato nella sua casa di borgo S.Giovanni una famiglia ebrea, i Falk. La lettera non fa riferimento alla mancata adesione di alcune parti del Parlamento alla “ Commissione Segre “, ma unicamente al rispetto che tutti devono a questa straordinaria donna. Una protagonista, una voce autentica che punzecchia la nostra coscienza collettiva, così sulla scena italiana che europea dove dilaga l’odio ed il linguaggio che ne sgorga. Non si può non essere d’accordo con il presidente Mattarella quando afferma che per contrastare proprio questo “ odio concreto “ servono prioritariamente solidarietà e senso di responsabilità. Quello che è difficile capire, e sono in molti a chiederselo, come su certi valori sia possibile spaccarsi, perché, rifacendosi proprio ai principi costituzionali, o l’Italia è democratica o non lo è, o è antifascista o non lo è. Eppure c’è stato un tempo in cui certi valori erano condivisi. Tempi anche di grandi contrapposizioni ideologiche, dove però finivano per emergere alcuni principi basilari sul cui consenso di fondo, perchè incardinati nella Carta costituzionale, non ci si divideva. Tra questi il rifiuto del fascismo con i suoi corollari di razzismo, antisemitismo e nazionalismo aggressivo. Ricordo le aspre contrapposizioni nei comizi o nelle stesse aule parlamentari, ma rimanevano sempre dei paletti invalicabili, delle parole impronunciabili, dei gesti non ammissibiliOggi sembra tutto sdoganato ed anche i linguaggi sono diventati sempre più inappropriati, per non dire inopportuni, perché troppo spesso pesanti e volgari. Ad essere chiamata in causa, in primis, la politica che, anziché guidare i processi sociali, non solo li rincorre ma li amplifica, in un gioco perverso di tutti contro tutti, alla ricerca ossessiva di un consenso peraltro effimero. Molte volte, poi, con la forzata invocazione della difesa della libertà di espressione e con la malcelata evocazione di pericolose derive, si finisce per rompere quel basilare consenso costituzionale attorno ad alcuni valori fondanti della nostra convivenza sociale e politica. Manca, poi, nel nostro Paese – solo per fare un esempio e per rimanere in tema – una seria strategia di raccolta di informazioni e dati sul razzismo, di approfondimento delle sue cause e manifestazioni di elaborazione di strategie di prevenzione e contrasto. Tutto questo richiede investimenti, legittimazione pubblica e, ancora una volta, una precisa volontà politica. Servono quindi, al più presto, azioni incisive ed articolate che vanno dallo studio dei fenomeni a tutta una serie di azioni positive che devono comprendere anche ben calibrate sanzioni civili e penali verso chi scambia la libertà di espressione con il diritto di propagandare intolleranza e discriminazione. Forse così la violenza del linguaggio e dei gesti finirà di avvelenare la convivenza civile e provocare l’eclissi della ragione.
Gigi Villotta
11 Novembre 2019

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