SOLIDARIETA’, SPAZZACORROTTI E COESIONE SOCIALE

volontariato

L’incertezza del “ daspo “ vagante

Con il D.lgs. n°117 del 3 luglio 2017 e successivo decreto correttivo n°105 del 11 settembre 2018 si è dato il via alla riforma del Terzo Settore, un mondo complesso e variegato che conta in Italia 5 milioni e mezzo di volontari e che comprende fondazioni, cooperative sociali, associazioni di promozione sociale, organizzazioni di volontariato e tanto altro. I settori di intervento spaziano dal settore sociale al socio-sanitario, dalla tutela del patrimonio culturale ed ambientale, allo sport, al soccorso e protezione civile. C’era bisogno di mettere mano ad un “ sistema “ che nel tempo aveva mostrato tutti i suoi limiti, sicuramente non nell’azione quotidiana di supporto e sostegno, ma soprattutto nella necessità di fare chiarezza sulla identificazione dei soggetti, tramite l’iscrizione ad un registro nazionale, nonché sulla personalità giuridica, mediante l’introduzione di un modello di statuto che raccolga tutti gli aspetti e requisiti stabiliti dalla legge per potersi effigiare di tale denominazione. Nell’affrontare l’iter burocratico per mettersi in regola, si sono evidenziate un paio di questioni che non poche problematiche hanno creato alle diverse realtà, in particolar modo le piccole che sono la maggioranza. Vale la pena ricordare che nei 20 Comuni del Veneto Orientale sono circa 1100 le associazioni attive, di cui 110 nel comune di Portogruaro e 199 a S.Donà di Piave, secondo i dati 2018 della Fondazione Pellicani. La prima riguarda la complessità della normativa con alcuni passaggi interpretativi assai complicati e la seconda, invece, la pratica attuazione del nuovo codice che potrebbe mettere tante associazioni di volontariato a rischio esistenza. Questioni come la privacy, il regime fiscale, le caratteristiche e le funzioni proprie del volontario, gli obblighi assicurativi dei soci attivi sono e rappresentano solo alcuni dei problemi contenuti nelle nuove disposizioni di legge. Un altro aspetto molto importante, comune a tutti i soggetti del Terzo Settore, riguarda la modifica dello statuto sociale entro il prossimo mese di agosto 2019, adeguandolo alle nuove disposizioni di legge per essere inseriti nel Registro Nazionale e quindi poter entrare a far parte ufficialmente di questa “ grande famiglia “ con tutti gli obblighi e benefici che ne conseguono.

scartoffie

Quante associazioni possono contare su specialisti/esperti disponibili a risolvere gli intricati problemi cui sono chiamati a rispondere, o in alternativa ricorrere ad altri “ volontari “ pro bono o  rivolgersi a dei professionisti? Sta di fatto che le scadenze sono alle porte e bisogna provvedere! Non si sa quanto il legislatore ne abbia tenuto conto, certo è che – soprattutto per le piccole realtà – la strada non sempre è in discesa, con tutto ciò che ne consegue. Già sopravvivere, tra vincoli burocratici e normative sempre più stringenti, diventa una battaglia quotidiana e lo sanno bene quanti quotidianamente si prodigano per dare una mano. Cosa succederebbe se il variegato mondo del volontariato si fermasse, anche dalle nostre parti? Il pubblico, da solo, non ce la farà mai. Non è solo questione di strutture e di mezzi materiali ed economici, i volontari agiscono dove altri non possono arrivare, attivando vera solidarietà e concreta sussidiarietà. Rimane aperto un grande problema: il ricambio generazionale. Una variante, questa, che non dipende da norme e statuti. Anche da noi comincia ad evidenziarsi una stagione di difficoltà, in alcuni casi dovuta alla frammentazione e all’incapacità di fare rete. E’ auspicabile che qualcuno, ai diversi livelli politico- istituzionali, sappia al più presto leggere a fondo la realtà italiana, anche sotto il profilo “ culturale “, perché è arrivato davvero il momento di distinguere la ricchezza personale da quella collettiva ed il bene privato dal bene comune. E’ una sfida difficile, ma non impossibile, se davvero si crede nelle forze “ sane “ di questo meraviglioso Paese, a cominciare proprio da chi, anche dalle nostre parti, si mette quotidianamente e gratuitamente a servizio degli altri. Un patrimonio prezioso da salvaguardare e rinnovare. Non mancano, a questo proposito, anche delle forti contraddizioni, se non delle vere e proprie azioni che penalizzano – di fatto – tutto il Terzo Settore. Ne è un esempio la legge “spazzacorrotti “ , approvata dal nostro Parlamento, che, con l’intento di portare nella politica più trasparenza e prevenire così la corruzione, rischia di abbattersi su associazionismo e volontariato. Di fatto si è voluto equiparare i partiti alle associazioni. Una scelta che lascia non poco perplessi e che può calare come una scure su un mondo già gravato da non poca burocrazia. Cosa potrebbe succedere, se non si rimedierà al più presto “ aggiustando “ la norma, come è stato promesso a livello governativo? Potrebbe accadere che, se nel direttivo di una qualsiasi associazione di volontariato, siede – ad esempio – anche un solo consigliere comunale ( in carica o lo è stato nei 10 anni precedenti ) allora l’associazione è tenuta a produrre e pubblicare le stesse documentazioni e certificazioni richieste ai partiti politici, facendosi anche carico di tutti gli oneri, compresi quelli economici, che ciò comporta.

burocrazioa

Una vera follia, soprattutto per le piccole realtà, che finirebbero per perdere la disponibilità di molti volontari e quindi arrivare all’eventualità di dover chiudere. Una norma che finisce per legittimare l’antipolitica o peggio far passare l’idea della politica solo latrice di corruzione. Insomma una sorta di “ daspo “, tanto più in un Paese come il nostro dove il Terzo Settore svolge un ruolo fondamentale, sussidiario e necessario. Colpire nel mucchio non ha davvero senso e un bravo legislatore non dovrebbe farlo mai. E le mele marce? Si trovino e si usino gli strumenti adeguati per individuarle ed eliminarle. Non resta davvero che sperare si tratti di un errore, al quale al più presto porre rimedio, se non vogliamo – un’altra volta –  penalizzare quanti quotidianamente si danno da fare per gli altri e rendere così più efficace anche la coesione sociale, attuando concretamente il principio della reciprocità.

Gigi Villotta

23 Aprile 2019

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