TERZA CORSIA PORTOGRUARO: Terenzi richiede audizione autovie

gazzettino-30-07-2019-immagine

TERZA CORSIA: Terenzi richiede audizione autovie.

Ecco il comunicatro stampa di Marco Terenzi .

“richiesta Audizione “Autovie Venete”

Apprendiamo dalla stampa, in particolare da “Il Gazzettino” dd. 26/06 us. della comunicazione, da parte di “Autovie Venete”, dei contenuti generali inerenti al progetto esecutivo di dettaglio delle opere di protezione e compensazione relative alla realizzazione della terza corsia dell’A4.  La comunicazione interveniva contestualmente alle preoccupazioni  del Comitato S.Nicolò , esplicitate dal Presidente Ennio Vit  e riscontrate sulla stampa locale, ma non solo, per un “intervento non in linea con le prescrizioni degli atti autorizzativi (CIPE, Regione Veneto e Friuli Venezia Giulia, VIA del Ministero dell’Ambiente) relative in particolare alle quinte di verde in prossimità dei centri abitati”.

Data la sensibilità e l’importanza del tema per le comunità di S.Nicolò e Portovecchio, nonché per l’intera Città di Portogruaro, considerato che i Consiglieri Comunali non sono a conoscenza del progetto succitato e del dettaglio degli interventi a carico di Autovie  Venete, comunichiamo di aver inoltrato al Presidente del Consiglio Comunale la richiesta di audizione di “Autovie Venete” stessa nella Commissione Consiliare competente o in altra sede istituzionale per esaminare il quadro complessivo degli interventi correlati alla realizzazione della terza corsia A4 ed in particolare quelli progettati e da realizzare per limitare l’impatto della terza corsia stessa sui centri abitati e lungo lo sviluppo dell’A4 nelle località di S.Nicolò e Portovecchio.”

 

gazzettino-30-07-2019-immagine

comunicato_stampa_124_audizione_autovie_280719

CULTURA E POLITICA

cortile-marconi

Intellettuali e cittadinanza attiva

Tempo addietro, sempre su queste pagine, ci siamo occupati dell’esigenza manifestata – in riva al Lemene – da un gruppo di persone della società civile, delle arti e delle professioni (della scuola in particolare) di promuovere delle iniziative tendenti a favorire l’incontro di cittadini al fine di discutere ed approfondire le principali questioni che toccano da vicino la nostra città ed il nostro territorio. Si è, in definitiva, voluto avviare un percorso di partecipazione e di confronto, realizzando una sorta di laboratorio sperimentale aperto, attraverso un modo nuovo di stare assieme, tentando così di attuare una forma, da più parti già esperimentata, di “ cittadinanza attiva ”.  

guitar-acoustic

Recentemente, dopo aver affrontato argomenti molto importanti come l’urbanistica, lo sviluppo economico e la salvaguardia dell’ambiente, è stato promosso un altro incontro – molto partecipato – su un tema altrettanto significativo: il ruolo e la funzione della cultura nel nostro tessuto sociale ed economico. Si è spaziato, attraverso diversi interventi “ stimolatori “, nei mondi della scuola, dell’ università, della musica, dell’arte ed archeologia e di quant’altro interessa da vicino la nostra realtà portogruarese, con particolare attenzione al centro storico. Basti pensare – solo per fare un esempio – a Via Seminario per capire quanto sia giusto e legittimo aprire un dibattito sulla possibilità di costituirne un vero e proprio “ sistema culturale evoluto “.

Palazzo Venenzio ed ex Carceri (già sede del Giudice di Pace)
Palazzo Venenzio ed ex Carceri (già sede del Giudice di Pace)

Il tutto nell’intento di offrire un contributo perché la città diventi sempre più “ civitas “, cioè comunità formata da persone ed istituzioni caratterizzate da identità non solo di produzione, ma di vera condivisione nel segno di una cultura che, più che spettacolo occasionale, diventi impegno quotidiano per far crescere tutta la comunità, partendo da quanto già esiste e non disperdendo un patrimonio frutto di inventiva ed anni di lavoro di tanta gente e di tante risorse messe a disposizione, anche in termini di spazi e strutture. Occasioni che significano concretamente – per chi ne vuole approfittare – non solo incontrarsi, ma anche esprimere i propri bisogni, condividere problemi ed aspirazioni di una comunità al fine di elaborare insieme strategie finalizzate ad un vivere bene a tutto campo e dar vita ad un rinnovamento e ad uno sviluppo fondati sulla qualità delle idee e dei progetti.

biblioteca portogruaro ragazzi che studino

Non bastano più gli slogan tipo “ Portogruaro: da città di cultura a città della cultura” , ” con la cultura non si mangia “, ma una visione politico- programmatica d’insieme che indichi chiaramente quali siano i grandi obiettivi strategici, i mezzi per raggiungerli e che guardi seriamente al governo della comunità, non al governo del consenso. Per comprendere appieno la portata di quest’ultima considerazione diventa necessario ampliare il campo di indagine e di valutazione, andando a fondo proprio sul rapporto tra cultura e politica. Infatti credo sia legittimo chiedersi: Che posto occupa la cultura nella politica? Ce l’ha veramente, o meglio: dov’è oggi la cultura nella politica?  Qui le opinioni possono divergere ed il dibattito farsi assai interessante, per alcuni aspetti anche provocatorio. Qualcuno sostiene sia preferibile che la cultura si tenga fuori, quanto meno ad una certa distanza dai partiti ed organizzazioni similari; altri invece che sarebbe un guaio se artisti, studiosi ed intellettuali si tenessero lontani dai politici, mancando così di influenzarli ed incalzarli.

libreria-crescent

A dire il vero, recentemente, si è aggiunta un’altra posizione che ha già creato un certo interesse e ricevuto sostegno, ma anche fomentato più di una polemica. Infatti, più di una voce va sostenendo che – proprio ai nostri giorni – i politici e la politica espellono la cultura, perché – si dice – non la praticano. Non solo, ma nemmeno cercano la sua collaborazione guardandosi bene dal trovare ausilio negli “intellettuali “ e tanto meno dal farsi vedere assieme, tanto sono convinti che questi tengano lontani gli elettori. Forse, aggiunge qualche malalingua, hanno ragione perché ormai – salvo rare eccezioni – la gran parte degli intellettuali sono “ politicizzati “ e quindi non piacciono al grande pubblico. Non piacciono perché palesemente “ schierati “, come tanti giornalisti che conosciamo, o perché finiscono per caricarsi addosso un ” clichè “ elitario, distante dunque dalla dialettica comune, per non dire di quanti hanno una visione astratta, idealistica e puramente moralistica dei problemi sociali oggi sul tappeto.

piano

Potremmo sintetizzare così: meno c’è cultura nella testa e nei discorsi dei politici e più sono considerati capaci di sentire ed interpretare realisticamente quello che succede tutti i giorni nella vita della maggioranza dei cittadini. Siamo davvero sicuri che questa sia la strada giusta? Non ne sono convinto, perché – se non altro – non spetta ai politici e ai loro partiti/movimenti dirci come dobbiamo vivere, quale deve essere la società migliore e più giusta, quali i diritti e i doveri per cui impegnarsi. Credo spetti, invece, proprio alla cultura, intesa nel suo insieme di scienza, religione, arte, filosofia, ad orientare la nostra idea del presente, del passato e soprattutto del futuro. Bisogna credere nella forza della cultura come capacità formativa.

stanza-della-musica

Sarebbe fin troppo facile e comodo concludere dicendo che i politici ignoranti e brutali fanno solo danni, ma la sfida che ci si pone davanti, da Roma a Portogruaro, è tutta da scrivere e tocca da vicino le diverse anime anche delle nostre comunità. Dovremmo essere capaci di raccogliere questa ulteriore opportunità (#tuttaunaltraportogruaro# ), cercando anzitutto di esercitare – nelle forme che riterremo più opportune – la pratica della  “cittadinanza attiva “, cominciando proprio dal desiderio di confrontarsi con gli altri e portare il proprio contributo. Non dobbiamo mai dimenticare che una comunità va anche governata e la democrazia impone che siano proprio i cittadini elettori a scegliersi i propri rappresentanti. Con buona pace degli Intellettuali, anche nostrani!

Gigi Villotta               16 Luglio 2019

 

SALUTE, BENE PRIMARIO!

reparto-ospedale

Siamo lasciati soli davanti alla malattia?

La salute è un bene primario. Lo sappiamo tutti, perché ne siamo direttamente fruitori. Non basta però occuparsene solo quando stiamo male o ne siamo toccati da vicino, ma dovremmo avere sempre – tra tante delicate materie – un’attenzione particolare proprio per le politiche socio-sanitarie. Tanto più oggi, in un contesto sociale nazionale caratterizzato da pochissime nascite e con gli ottantenni che in trent’anni sono raddoppiati (oggi sono 4 milioni, il 7% della popolazione). Per tanti ordini di motivi che vanno dai bisogni sempre numerosi, alle cure e ai servizi prestati, ai costi delle prestazioni, non sempre a carico del SSN ( Servizio Sanitario Nazionale). Un impegno notevole che coinvolge tante competenze legislative, tecnico professionali e finanziarie. E’ risaputo che il socio sanitario rappresenti la “ fetta “ più sostanziosa dei bilanci regionali, ma sono soldi ben spesi, se non vengono usati male o peggio sprecati. L’attenzione all’uomo, a tutto l’uomo, non deve mai venir meno, perché la sofferenza ed il dolore – non solo fisici – possono davvero causare danni pesanti – non solo materiali – al singolo, alle famiglie e alla comunità di appartenenza. Ecco perché è importante occuparsene, interessarsi e non soltanto in occasioni particolari, ma anche quando emergono casi che possono coniugarsi con l’interesse generale.

andiam-a-lavorar-medici

Non ci si può lamentare o magari indignare solo quando le liste d’attesa per una visita specialistica sono lunghissime, non si trova posto in una residenza per anziani o quando un determinato e costoso farmaco rimane a completo carico dell’assistito. Perché non se ne parla o lo si evidenzia anche quando alcuni servizi non funzionano, quando determinati reparti ospedalieri vengono ridimensionati oppure scelte e logiche, non sempre comprensibili, portano a privilegiare determinate soluzioni che non tengono affatto conto delle realtà territoriali che si intendono  “servire“ ? Il Portogruarese ne rappresenta un caso tipico, essendo – tra l’altro – area di confine tra due Regioni ( Veneto e Friuli V.G.) dove la “ sanità “ funziona e considerata di buon livello, con diverse punte di eccellenza. Certo la materia è complessa, ma certe “ battaglie “ non si dovrebbero combattere solo per il “ campanile “, come avviene per chiudere o aprire un punto nascita, ma guardare davvero all’ interesse generale che, molte volte, rimane penalizzato da scelte programmatiche che magari non guardano ad altri campi, come – ad esempio – quello oncologico-terminale, sempre più urgenti ed indispensabili per le ricadute pratiche che quotidianamente comportano.

sala-operatoria

Si pensi solo al rapporto tra l’acuzie ospedaliera e l’assistenza di cura e riabilitazione domiciliare, con tempi e modalità che davvero mettono in crisi intere famiglie. Chi ha provato, ne sa qualcosa! E si potrebbe continuare, perché quando si tocca “ la carne “ dell’uomo gli esempi e i campi di interesse si moltiplicano a dismisura. Ci sono però due aspetti che dovrebbero interessarci particolarmente e che qui intendiamo affrontare. Il primo riguarda una domanda che in molti si pongono e che già tanti vivono sulla propria pelle. Pagare o rinunciare a curarsi? Ormai è acclarato come nel nostro Paese il principio sacrosanto di uguaglianza nell’accesso alle terapie stia, con evidenza, scomparendo. Lo stanno dimostrando le statistiche: quasi venti milioni di italiani – a prescindere da ricchi e poveri, del sud o del nord – sono costretti a mettere mano al portafogli per le prestazioni sanitarie che non riescono più ad ottenere dal servizio pubblico. C’è già chi parla di una vera e propria emergenza sanitaria che di fatto viene a negare i tanto dibattuti Lea ( livelli essenziali di assistenza).

ambulanza

Possiamo allora cominciare a dire che siamo lasciati soli davanti alla malattia? Ancora le cifre a parlare chiaro: la spesa privata è salita a 37 miliardi di euro, con un 7% in più dal 2014, mentre quella pubblica ha fatto registrare un – 0,3 %. Ben 1.437 euro è la spesa sanitaria media per famiglia, con aumenti del 100% in caso di anziani e del 200% per quanto riguarda disabili e non autosufficienti. Dati davvero sconfortanti per i “ forzati della sanità “ nelle loro odissee quotidiane, quando si riesca a prenotare con tempi di attesa davvero molto lunghi. Per non dire di quel 35,8 % di utenti che lo scorso non vi è riuscito, almeno una volta, trovando le liste chiuse. C’è molta insoddisfazione in giro e l’esasperazione, alcune volte, porta a delle vere e proprie aggressioni verbali e fisiche nei confronti di operatori ai CUP e perfino di infermieri e medici. 14 milioni di italiani, intanto, hanno già provveduto a stipulare una polizza sanitaria integrativa. Secondo aspetto, purtroppo una triste constatazione. Ci troviamo di fronte ad un lento ma costante scivolamento del nostro SSN verso un inesorabile declino, proprio perché – sempre più – comincia a lasciare al proprio destino milioni di cittadini che non arrivano più ad accedere ai diversi servizi, sia preventivi che diagnostici, come pure quelli assistenziali e riabilitativi.

Ospedale di Portogruaro
Ospedale di Portogruaro

Vi concorrono una serie di fattori che vanno dall’invecchiamento della popolazione, all’aumento delle malattie croniche, fino alla pesante crisi economica con conseguente definanziamento della spesa pubblica. Attorno a questa complessa ed articolata problematica si sta, fortunatamente, aprendo un tavolo di discussione, perché così non si può certo continuare. Mi rifiuto di pensare che ci sia sotto un disegno occulto di smantellamento e privatizzazione del nostro Servizio sanitario nazionale ed allora bisognerà subito agire introducendo alcuni correttivi che – secondo diversi esperti – non possono prescindere da tra elementi di base: la rimodulazione delle prestazioni erogate gratuitamente, la ridefinizione dei criteri della compartecipazione alla spesa medica e soprattutto l’avvio di un grande piano nazionale della prevenzione. Speriamo davvero di farcela, questo Paese ha bisogno di futuro!

Gigi Villotta

Portogruaro, 24 Giugno 2019

SCELTE CONSAPEVOLI ?

Non basta più solo ascoltare

Siamo appena reduci da un’altra tornata elettorale. Abbiamo rinnovato i nostri rappresentanti al Parlamento Europeo, ma si è votato anche per eleggere tanti consigli comunali, compresa la maggioranza delle amministrazioni locali del comprensorio portogruarese. Siccome è risaputo che i voti si contano e non si pesano, almeno – per stavolta – saltiamo considerazioni e riflessioni sull’esito del voto e sul come si è arrivati ad un determinato tipo di risultato e di consenso elettorale. Aspetti ampiamente dibattuti e sviscerati da chi lo fa “ per mestiere “. Non ci interessa qui tanto capire chi ha vinto o perso e che nella recente campagna elettorale non si sia parlato affatto di Europa, ma tentare una riflessione a ritroso perché qualche segnale, anche a livello locale, è arrivato ed è dunque tempo di aprire un versante, un pensiero per tentare di porre rimedio ad una deriva che potrebbe finire per indebolire l’intero tessuto democratico del nostro Paese. Il riferimento principale va alla disaffezione, al disinteresse del cittadino verso la politica sia in termini soggettivi  (candidarsi ) che oggettivi ( andare a votare ). A questo ragionamento, però, una premessa va fatta e riguarda un nodo che va subito sciolto, perché altrimenti si corre il rischio di non essere chiari.

periferie

Riguarda il concetto di “ periferie “, un termine mai tanto usato e ricorrente come di questi ultimi tempi, a tutti i livelli , e non solo urbani, ma esistenziali. Sono diventate terreno di caccia privilegiato per la politica, restando innanzitutto uno straordinario termometro sociale del Paese. Rappresentano infatti la memoria storica delle comunità, sostanzialmente perché anticipano i fenomeni di mutamento, pur custodendo al proprio interno i segni di futuro. In che maniera? Non certo fermandoci all’analisi dei flussi elettorali, basandosi solo sulla certificazione di quale forza partitica riesca meglio a cavalcare il sentimento politico, magari soffiando sul fuoco del malcontento popolare in un dato momento, ma allargando la prospettiva storica e sociale per capire quali sommovimenti profondi si stanno verificando. Occorre evidentemente ragionare in un orizzonte temporale molto ampio, non certo sui possibili decimali di punto raccolti o persi nell’urna. Per far questo bisognerà tornare a mettersi nei panni della “ gente “, provare a vedere con occhi “ altri “, aprirsi per sentire ciò che gli “altri “ sentono. Insomma il saper ascoltare ed immedesimarsi devono confermarsi, un’altra volta, disciplina necessaria non solo per chi cura la “ cosa pubblica “, ma anche per tutti i cittadini nella vita di ogni giorno ed in particolare quando scelgono i propri rappresentanti per gestire questa delicata “cura” del bene comune.  Una delle frasi ricorrenti, molto impregnata di qualunquismo, che si sente in giro è : “tanto sono tutti uguali “. Dire questo è davvero fuorviante, rappresentando un falso alibi per chi non si degna di perdere neanche un attimo della sua preziosissima vita per cercare di capire in che mondo siamo e per scegliere il progresso sociale, civile e politico, essendo giusti con tutti e premiando i migliori.

partecipazione-elettorale-nei-16-comuni-capoluogo-comparazione-tra-primo-e-secondo-turno-2019
partecipazione-elettorale-nei-16-comuni-capoluogo-comparazione-tra-primo-e-secondo-turno-2019

Certo uno vale uno ai fini elettorali, ma qualcuno – a guardar bene nella pratica corrente – neanche quello ed addirittura nessuno vale davvero. Rischia di  “contare”  solo il minuscolo o cospicuo interesse contingente di questo o di quel gruppo. E se c’è un abbondante 40 % di italiani che ora pende sovranamente da una parte, non possiamo dimenticarci del restante 60 per cento. Ecco perché bisogna ascoltarsi, non ascoltare e basta! Dipende da tutti noi, se davvero speriamo di cambiare il Paese. Certo, dipende da tutti noi, ma dobbiamo – a mio parere – renderci conto che all’orizzonte ci sono già oggi un paio di questioni che non vanno assolutamente sottovalutate. Una prima, di carattere generale, mi pare – guardando alla scena nazionale – si stia procedendo verso un futuro  “ senza trama “. La seconda di essere avviati verso un “ civismo “ che non presuppone la cittadinanza, il riconoscimento reciproco, orfani ormai di una costruzione partitica ormai destinata alla memoria storica e ancora alla ricerca di altre forme aggreganti e partecipative. Tentativi in atto, a questo proposito, ce ne sono anche nel Portogruarese ( come abbiamo già avuto modo di parlare da queste colonne ), ma fanno enorme fatica e le ricadute sono molto al di sotto delle pur legittime aspettative. Vorrei fare un solo esempio, riportando un dato che, se non opportunamente colto, potrebbe davvero rappresentare un vulnus per il futuro anche delle nostre comunità. Fermandoci al solo ambito politico amministrativo, si riscontra che sempre meno candidati si presentano alle consultazioni amministrative e già qualche comune (non solo i più piccoli) va alle urne con un solo aspirante al ruolo di sindaco, senza offrire alcun tipo di confronto. Eppure, un po’ dappertutto, ci si imbatte in una miriade di liste costruite attorno alle figure degli aspiranti primi cittadini, di borghi e frazioni che costituiscono il tessuto sociale di una città o di un paese, con nomi e motti evocanti soprattutto desideri. Il tutto nella illusione di creare forme aggregative di consenso elettorale attorno solo a delle parole. Ecco allora scorrere “ impegno “,  “fare per …”, “insieme “, “ vivi “, “obiettivo comune “, “passione comune”,  “uniti per”, “ cambiare “, e così andando, con rare più incisive originalità. Certo, anche per le nostre realtà, la vicinanza dei candidati con gli elettori non ha bisogno di troppo appellativi o di un marketing raffinato. In gioco infatti c’è soprattutto la fiducia, senza preoccuparsi della sostanza dei programmi.

Parliamo ancora di “ periferie ”, di amministrazioni periferiche dove dovrebbe albergare quell’empatia che facilita le relazioni, i risultati concreti, e rende più sopportabile la burocrazia. Da qui bisognerà ripartire, dando attenzione proprio al “ piccolo “, se vogliamo puntare ad una autentica coesione sociale che, alla fine, risulta il vero propulsore di democrazia diretta.

Gigi Villotta

07 Giugno 2019

#Tuttaunaltraportogruaro – Cultura! Per Portogruaro-13 giugno 2019 – Palazzo Altan Venanzio

tuttaunaltraportogruaro-cultura-per-portogruaro

Riceviamo invito e volentieri segnaliamo un’altra iniziativa di #Tuttaunaltraportogruaro:

“#Tuttaunaltraportogruaro ha in questi mesi promosso una serie di incontri su temi diversi e con un obiettivo unico: sviluppare Cittadinanza Attiva, evidenziare criticità e soprattutto elaborare programmi e idee.

Ora vogliamo parlare di cultura, perchè parlare di cultura a Portogruaro significa mettere al centro del dibattito pubblico la vocazione principale della nostra città legata alla propria storia, alle proprie bellezze artistiche-architettoniche e ad un polo scolastico importante.

Per questo abbiamo organizzato “Cultura! Per Portogruaro” 13 giugno 2019 – Palazzo Altan Venanzio -un incontro aperto a tutti che vuole incentivare un confronto pubblico con ospiti di rilievo in ambito culturale.

Parteciperanno

  • Enrico Bronzi – musicista, direttore d’orchestra e docente
  • Gianluigi Baldo – docente universitario
  • Raffaela Guerra – dirigente scolastico d’istituto e della rete scolastica portogruarese in quiescenza
  • Diego A. Collovini – docente Accademia Belle Arti

Vi aspettiamo”

#Tuttaunaltraportogruaro  Cultura! Per Portogruaro

Venerdì 20 Giugno 2019 alle ore 20.30 a Pradipozzo! INFORMAZIONE ED AGGIORNAMENTI CON LA COMUNITÀ DI PRADIPOZZO, MAZZOLADA, LISON, SUMMAGA.

62256023_2297972990282354_2400036314939392000_n

SEGNALIAMO L’INIZIATIVA DEL Gruppo Consigliare “Centro Sinistra più avanti insieme”

RINVIATO AL 20 GIUGNO 2019
20.30 ORATORIO PRADIPOZZO .

Venerdì 14 Giugno 2019 alle ore 20.30 a Pradipozzo! SALA ORATORIO.

INFORMAZIONE ED AGGIORNAMENTI CON LA COMUNITÀ DI PRADIPOZZO, MAZZOLADA, LISON, SUMMAGA.

Venerdì 14 Giugno 2019 alle ore 20.30 a Pradipozzo! Gruppo Consigliare “Centro Sinistra più avanti insieme” parleremo della zona ovest di Portogruaro, di ciò che è stato fatto, di ciò che si farà, di ciò che si sarebbe dovuto fare, come e perché, secondo una visione amministrativa che guarda ad un PROGETTO PER LA COMUNITÀ.
Vi aspettiamo numerosi!

 

Nessun ripensamento per il centro dialisi di Portogruaro!

Ospedale di Portogruaro
Ospedale di Portogruaro

L’Ulss4, per far fronte alla carenza di medici, porta a compimento il suo piano di contenimento e di riorganizzazione del centro dialisi di Portogruaro mediante la riduzione del numero dei turni distribuiti su cinque giorni, sabato chiuso, ed il trasferimento di 4 pazienti e di alcuni infermieri nel nuovo centro dialisi a San Donà di Piave.

ECCO allegato il comunicato di Vittoria Pizzolitto sull’argomento.

comunicato-Nessun ripensamento per il centro dialisi di Portogruaro

“L’Ulss4, per far fronte alla carenza di medici, porta a compimento il suo piano di contenimento e di riorganizzazione del centro dialisi di Portogruaro mediante la riduzione del numero dei turni distribuiti su cinque giorni, sabato chiuso, ed il trasferimento di 4 pazienti e di alcuni infermieri nel nuovo centro dialisi a San Donà di Piave che in questo modo potrà essere avviato a regime.
A nulla sono valse le rimostranze di alcuni di quei pazienti che dall’oggi al domani si sono visti cambiato il turno di trattamento con le gravi conseguenze per la loro vita quotidiana già condizionata dalla necessità di sottoporsi al trattamento di dialisi tre giorni la settimana, di pomeriggio o di mattina, soprattutto per i pazienti più anziani.
A nulla sono servite le proposte e i tentativi di trovare una mediazione con il primario dottor Giuseppe Messa da parte del personale infermieristico che si è dichiarato disponibile a mantenere aperto il centro dialisi di Portogruaro di sabato come CAL, ovvero come Centro Dialisi di Assistenza Limitata senza la presenza del medico, tenuto conto che il centro dialisi in caso di emergenza può contare sul Pronto Soccorso, come sempre avviene.
Il Centro Sinistra ha presentato un’interrogazione per chiedere alla Sindaca ed al Vice Sindaco Luigi Toffolo – medico ed esponente della Lega che è forza di maggioranza in questa amministrazione – di farsi carico di quanto sta accadendo a 40 cittadini di Portogruaro, malati-dializzati, e di attivare i rappresentanti di quella filiera politica che dal Comune arriva in Regione per scongiurare una riorganizzazione che finirebbe col penalizzare il centro dialisi di Portogruaro.
Ancora pochi giorni fa, a Concordia Sagittaria durante la campagna elettorale, il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia ribadiva come nel Veneto Orientale restano aperti e funzionanti due ospedali per poter servire al meglio un territorio vasto, posto a confine con il FVG ed attraversato da milioni di turisti che si muovono lungo le nostre strade, le stesse che saranno percorse dalle ambulanze interessate al trasferimento dei pazienti dializzati.
Su questo tema, della riorganizzazione del centro dialisi e del trasferimento dei pazienti da Portogruaro a San Donà, la Consigliera Regionale del PD Francesca Zottis ha presentato una interrogazione alla Regione Veneto, mentre le diverse sigle delle OO.SS. di Portogruaro si ritroveranno come RSU nei prossimi giorni per far conoscere le proprie ragioni all’Azienda.”

 

IL GIOCO DELL’OCA ?

veneziabandiera-san-marco

Autonomia veneta: avanti o indietro !

Sono passati ormai diciannove mesi da quando, il 22 ottobre 2017, ci siamo recati alle urne per stabilire – tramite referendum consultivo – se attribuire o meno alla Regione Veneto ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia. La quasi totalità dei veneti ( 98% dei 2,3 milioni di votanti ) si è espressa a favore. Subito dopo la Regione ha aperto con il Governo di Roma un tavolo di trattativa per arrivare ad ottenere più competenze e relative risorse. In carica allora c’era il governo Gentiloni, con cui il presidente Zaia è arrivato, il 28 febbraio 2018, alla firma di una pre intesa quadro, poco prima delle elezioni politiche, limitata a cinque materie ( sanità, istruzione, ambiente, lavoro, rapporti con l’UE ). Sappiamo tutti qual è stato l’esito politico scaturito da quelle votazioni e anche l’autonomia ( non solo veneta ) è stata inserita nel “ contratto di governo “ tra la Lega ed il Movimento Cinque Stelle. Al dicastero degli Affari Regionali, ministero chiave della riforma, è stata nominata la veneta Erika Stefani, molto vicina al nostro governatore. Potendo contare dunque su un governo “ amico “, la Regione Veneto ha rilanciato – ampliando le proprie richieste – a tutte le 23 materie previste dalla nostra Costituzione. Lo scorso 14 febbraio 2019 la ministra Stefani ha consegnato al premier Conte le tre bozze sull’autonomia differenziata di Veneto, Emilia-Romagna e Lombardia. Da allora da palazzo Chigi non sono più uscite ed attendono di essere inviate in Parlamento per l’esame della relativa proposta di legge. Per avviarne la discussione, ad iniziare dalla Commissione bicamerale Affari regionali, bisogna prima che tutta materia passi per il Consiglio dei ministri per sciogliere l’ormai noto nodo “ politico “ di fondo. Ultima fumata nera, pochi giorni fa, il 20 maggio in un movimentato CdM notturno. Come andrà a finire non si sa, date certe ancora non sono state indicate e la polemica infuria, come si evince dai telegiornali e carta stampata, in attesa di capire cosa succederà dopo le votazioni europee. Questa – in estrema sintesi – la cronaca di una partita che sembrava già vinta e perfino data per scontata con tanto di scadenze e prese di posizione che non lasciavano margini di dubbio. La pazienza è finita, non si può attendere oltre, sta diventando una presa in giro, così – nel tempo – hanno cominciato e continuano a ripetere – in diverse occasioni – i più autorevoli esponenti del governo veneto.

leone-obelisco-portogruaro

A tutt’oggi si è ancora in una condizione di grande stallo, una situazione molto simile al “ Gioco dell’ oca “, per la contrapposizione formale e sostanziale dei due alleati del governo nazionale. Anzi il clima si è ulteriormente incattivito con l’uso di toni ed epiteti davvero pesanti, complice anche la campagna elettorale per le Europee. Per quanto si potrà continuare a battere i pugni sul tavolo per non deludere i lombardo-veneti o rischiare di perdere voti meridionali, cercando di allargarsi al Sud ? Sarebbe lunga elencare tutti gli elementi che dividono e che ancora vanno sciolti, ma credo valga davvero la pena di tornare sui significati di “ autonomia “ e “ federalismo”, perché se non si ha l’umiltà culturale di capire bene di cosa si tratti e comporti in un contesto come l’attuale, significa che , ancora una volta, la strumentalità finisce per prevalere sul bene collettivo. Va detto subito che la proposta avanzata dalle tre Regioni di accedere alla autonomia differenziata non è affatto una riforma stravolgente, ma rappresenta la volontà e la richiesta di mettere a frutto delle potenzialità riconosciute e contenute nella nostra Costituzione. Certo che quanto proposto da Veneto, Lombardia ed Emilia- Romagna sono tutt’altro che proposte perfette. Attenzione però, perché non c’è niente di più conservatore che attendere la perfezione. E’ sempre tra alternative imperfette che si deve scegliere e poi lavorare a migliorare ciò che si è scelto. Questa dovrebbe essere, come metodologia, la strada da percorrere. Inoltre lo stesso concetto di federalismo, se inteso come sistema per mantenere un certo grado di autonomia tra diverse funzioni della politica e tra diversi livelli, rappresenta la regola chiave di una grammatica politica adeguata allo sviluppo di tutte le altre dimensioni della nostra vita sociale: economia ( “mercato”), religione (“libertà religiosa “ e non laicità), scuola (“libertà educativa”), diritto ( non ridotto alla legge) e così via. In poche parole bisogna scegliere tra federalismo o sovranità centralista, tra Repubblica o “ Stato “, così si è sempre sostenuto, perché così sta scritto nella nostra Carta Costituzionale. Tra le molte domande che continuano a serpeggiare, in tanti si chiedono se con queste autonomie differenziate si voglia attuare un malvagio progetto che metta “ il Nord dei ricchi “ contro “ il Sud dei poveri “. Da quanto finora emerso, non è dato sapere se sarà possibile spaccare questa sorta di tenaglia, ma per togliere ogni dubbio è arrivato davvero – per la politica tutta – il momento di dare delle convincenti e concrete risposte. Senza mai dimenticare che fare politica significa anche non osteggiare a priori quanto di buono e positivo viene proposto, semmai concorrere a migliorarlo, renderlo più coerente e efficace, farne emergere le contraddizioni per un risultato che comunque e sempre premi il Paese. Se invece prevarranno gli interessi di parte e gli schieramenti, anche l’autonomia veneta – tra avanti e indietro – rimarrà una forzatura o peggio una “ fregatura “, nel senso che il tutto potrebbe anche rimanere senza risposta. Speriamo non sia così e che si facciano le cose per bene, non dimenticando che prima o dopo i nodi veri vengono al pettine, a cominciare dalla voragine del nostro debito pubblico. L’ultima parola spetta al Parlamento, che – in fin dei conti – dovrebbe rappresentare sempre la sovranità popolare.

Gigi Villotta

22 Maggio 2019

EUROPA CERCANSI !

bandiera-europea mappamondo-europa

 

Paese che vai ….Europa che vuoi

Tra un paio di settimane in 27 Paesi del Vecchio Continente si tornerà a votare per il rinnovo del Parlamento europeo. E’ la nona volta che succede, visto che si iniziò nel lontano 1979. In Italia l’appuntamento elettorale è fissato per domenica 26 maggio. Secondo un sondaggio di questi giorni il 72% degli italiani dichiara di voler rimanere in Europa, ma 1 su 5 non sa ancora cosa votare, se andrà a votare.

Roma
Roma

Ma stare in Europa significa, anzitutto, considerare le conseguenze delle proprie scelte politiche sull’intero scacchiere comunitario. Quanto lontani sono i tempi di quell’Europa sognata ed iniziata a costruire dopo l’ultima rovinosa guerra, allora piena di speranze e di progetti che nei decenni passati ha perduto coraggio di iniziative comuni, offrendo invece un panorama di compromessi e di affari, non affrontando mai il problema vitale dell’unità politica, della comunità dei popoli, andando oltre la gestione monetaria.

Amsterdam
Amsterdam

Vien legittimo allora chiedersi come abbia potuto mutare così radicalmente l’idea di Europa in questi ultimi anni? Certo il clima sociale è cambiato, ma se tutto non è successo con rapidità, forse – rapidamente – ce ne siamo accorti. Bisogna infatti far bene mente locale, ricordandoci che in poco più di due anni la cronaca ci ha consegnato la Brexit, l’elezione di Trump, il referendum in Catalogna per la secessione, i partiti sovranisti che si sono rafforzati ed imposti in vari Paesi, soprattutto dell’Est europeo, dando vita a vere e proprie alleanze ( leggi Visegrad ) su alcune tematiche di fondo, come ad esempio le barriere migratorie. Vento analogo spira anche nel nostro Paese, se guardiamo al referendum nel nostro Veneto e in Lombardia per l’autonomia e più in generale ad un rinnovato vigore dei movimenti autonomisti – di fatto euroscettici – lungo tutta la penisola.

Berlino
Berlino

Come si può vedere trattasi di fatti molto differenti tra loro, sia per natura che per portata, eppure hanno un denominatore comune che porta dritto ad una affermazione del nazionalismo e ad una insofferenza sempre più marcata verso le istituzioni centralizzate. Ecco perché l’Europa si trova tra i principali imputati, vista ed indicata piuttosto come “ matrigna “ al soldo dei cosiddetti poteri forti come il mercato e la finanza, anziché come madre e fonte di opportunità. Non mancano certo anche le voci dei filoeuropeisti, sempre più preoccupati della possibile caduta dell’Unione e alla disperata ricerca di motivazioni forti che portino a non spezzare la fine di un sogno, a dimenticare settant’anni di pace e in prospettiva rinunciare a contare qualcosa in un mondo globalizzato.

Madrid
Madrid

Ecco perché – anche stavolta – ritorna “ il grido “ di andare a votare, contarsi perché, da più parti, si dice che le prossime elezioni europee assumano sempre più una svolta epocale. Qualcuno, addirittura, le ha paragonate alle politiche del ’48 tra i due fronti capeggiati da De Gasperi e Togliatti, perché in quell’occasione si decideva il futuro del Paese, scegliendo di fatto in quale parte di mondo entrare e crescere. Non sarà così, ma certi paragoni e richiami servono sempre a far capire che sono sempre i cittadini elettori a decidere per quale forza politica votare e da chi farsi rappresentare.

Bruxelles Parlamento Europeo
Bruxelles Parlamento Europeo

E’ la democrazia, ma va esercitata non certo seguendo “ la pancia “ o il vento prevalente, ma cercando di informarsi e soprattutto conoscere bene i compiti e le diverse materie che sono di competenza degli organismi comunitari. Non sono mancate, anche dalle nostre parti ( IEICP a Portogruaro, FARE COMUNE al Marango di Caorle, etc. ) tante occasioni per approfondire questi argomenti, ma dobbiamo dire che la partecipazione è stata piuttosto scarsa, vista l’importanza e l’attualità della proposta. Si confermano dunque, anche da noi, i dati statistici da cui siamo partiti. Se poi si vuole completare il quadro relativo all’importanza di chi ci governerà a Bruxelles e Strasburgo, vale la pena ricordare che pochi mesi dopo le elezioni del parlamento europeo ci sarà anche la nomina del nuovo governatore della Bce ( la Banca centrale europea ), che prenderà il posto dell’italiano Mario Draghi. C’è da scommettere che chi vincerà le elezioni cercherà di influenzare la scelta, nella prospettiva di un cambio di linea della politica monetaria continentale.

Parigi
Parigi

Sono tutti elementi che rinforzano l’importanza di questo voto proprio perché rischia di avere conseguenze rilevanti sul nostro futuro e rispetto al quale credo sia bene prepararsi. Le carte in tavola oggi parlano di “ una destra “ in crescita, anche per la sostanziale assenza di una chiara alternativa, ma non tanto “ da sfondare “. Le istituzioni europee appaiono oggi molto consumate, con “la sinistra” sempre più identificata con Bruxelles, i grandi interessi e i ceti benestanti. Ed è su questa strategia che punterà anche la politica “ sovranista “ dell’attuale nostro governo, con buona pace dei due alleati, più che mai legati e dipendenti dai suffragi che scaturiranno dalle urne del 26 maggio prossimo. Varrà sia per Roma che Strasburgo.

Stockholm
Stockholm

Un’ultima annotazione, non meno importante, riguarda il linguaggio ostile e conflittuale sempre più diffuso a livello sociale che finisce non poco per incidere nella diffusione di concetti, oggi assai di moda, quali sovranismo, nazionalismo e populismo. Alcuni soggetti politici, ormai un po’ dappertutto, sono vere e proprie agenzie del rancore, senza minimamente tener contro che c’è differenza tra sdegno ed indignazione quando si raccoglie del malcontento, anche giustificato. Non ricordo dove ho letto che “quando le parole perdono i loro significati, gli uomini perdono la loro libertà “. Non è mai tardi che il linguaggio della politica torni sui binari della verità, perché – dicendo la verità – sono convinto si possano vincere anche le elezioni e si possa anche governare. Questa è la vera sfida che oggi, ai diversi livelli, viviamo sulla nostra pelle.

Gigi Villotta

07 Maggio 2019