DIRITTI (IN)VISIBILI

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I minori al centro delle nostre attenzioni

Non si potrà certo dire che, anche in riva al Lemene, alcuni significativi anniversari non vengano adeguatamente ricordati e celebrati. Tra fine novembre e primi di dicembre ricorrevano due importanti scadenze: i 30 anni dalla adozione della “ Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza ” ed il 71° anniversario della “ Giornata mondiale dei diritti umani “. Una duplice occasione per aiutarci a riflettere su contenuti che riguardano tutti gli esseri umani, senza alcuna distinzione, semplicemente perché tutti dovremmo nascere liberi ed uguali in dignità e diritti. Essendo dotato l’uomo di ragione e coscienza potremmo, conseguentemente, sempre agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza e aiuto reciproco. Per questo, il 10 dicembre scorso, tredici associazioni del Portogruarese si sono ritrovate in piazza sotto il titolo “ Abbatti un muro, adotta un diritto “, proprio per stigmatizzare e respingere ogni forma d’odio, a qualsiasi latitudine. Altrettanto significativo l’incontro-convegno organizzato dalla “ Portogruaro Campus “ presso la biblioteca antica del Collegio Marconi sui “ Diritti (in)visibili dei bambini e delle bambine”, cui ha partecipato anche la prof.sa Elena Bonetti, attuale ministra per le pari opportunità e la famiglia. E’ chiaro che occuparsi di infanzia ed adolescenza significa anche allargare il campo al mondo femminile, in generale, agli abusi, ai maltrattamenti e ai mancati riconoscimenti alle donne, alle madri in particolare. Sulla violenza alle donne, in occasione della speciale giornata che si celebra il 25 novembre, già abbiamo avuto modo di scrivere su queste pagine. Alcuni dati per capire quanto sia presente e pesante il complesso fenomeno, che si manifesta in vari modi. In Italia un milione e duecentomila minori non hanno cibo ed educazione necessari, di cui 92.000 sono stati presi in carico dai Servizi Sociali. Ogni giorno nel nostro Veneto due bambini/ragazzini, in prevalenza femmine, sono vittime di abusi sessuali o di gravi maltrattamenti. Sono 773 quelli presi in carico dalle strutture specialistiche, per i quali la Regione ha stanziato 680mila euro a favore delle ASL. Statistiche allarmanti, ma sono poca cosa se rapportate a quanto succede nel mondo. 5 milioni i bambini che ancora muoiono ogni anno prima di raggiungere i 5 anni, di cui 800 ogni giorno per malattie diarroiche dovute alla mancanza di acqua potabile e di servizi igienico-sanitari. Quasi 20 milioni di bambini sono a rischio di contrarre malattie che si potrebbero prevenire con i vaccini. Per non parlare della “ povertà educativa “ con diversi milioni di sole bambine rimaste fuori da ogni sistema scolastico nei vari Paesi del mondo. Come si può facilmente capire i problemi per la fascia d’età 0-18 sono ancora numerosi e di notevole impatto. Diventa davvero impossibile tentare di affrontarli tutti, tanti sono gli aspetti, i contenuti e le competenze che toccano. C’è però una questione, in particolare, che merita una seria riflessione, anche sulla scia di quanto successo a Bibbiano e in Val d’Enza, di cui le cronache si sono abbondantemente occupate. Intendiamo riferirci al collocamento dei minori fuori dalle famiglie di origine per decisione dei tribunali per casi di trascuratezza, maltrattamenti, patologie, abusi. Ben 3.300 sono le strutture nel nostro Paese che li ospitano; sette le tipologie tra comunità e case famiglia. Non va peraltro sottaciuta la strumentalizzazione mediatica e politica che si è scatenata sul tema dell’affido, sottolineandone la particolare intensità e la conseguente riduzione delle disponibilità registrate in tutte le Regioni italiane, dopo gli scandali accaduti.

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Nessuno, credo, possa nascondere quanto sia un compito difficile accogliere temporaneamente dei bambini a rischio, tanto più che il gesto potrebbe anche essere tacciato di particolari “interessi “ economici o perché no ideologici. Si è già verificato che comunità di accoglienza e cooperative del Terzo Settore siano state accusate di lucrare sui bambini oppure di essere poco idonei alla loro crescita. Non è la prima volta che gli organismi non profit sono nel mirino di qualcuno che mette in dubbio la loro vocazione alla solidarietà, paventando abusi e soprusi. Certo qualche “ mela marcia “ esiste, ma non per questo bisogna buttare tutto il cesto, orientando la pubblica opinione nel diffidare sempre. In realtà, come è noto, nella stragrande maggioranza le comunità di accoglienza ricevono modesti contributi e ben pochi riconoscimenti. Va anche chiarito che l’allontanamento del minore non sempre è per abusi di tipo sessuale, ma nella maggioranza dei casi avviene per trascuratezza, abbandono di fatto, maltrattamenti psicologici ed altro ancora. Si capisce allora la complessità del fenomeno, da cui dovrebbero derivare anche singole forme di approccio specifico sui diversi tipi di problema. Non sempre e per tanti motivi, come servizi pubblici preposti, si è all’altezza della situazione ed altrettanto tempestivi nell’intervenire efficacemente. La quotidianità ci offre tanti episodi di cronaca dove si documentano il degrado familiare che si scarica sui piccoli.

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Di fronte a tanti tristi episodi , che, tra l’altro, scatenano nell’opinione pubblica reazioni spesso radicali, è lecito chiedersi dove sono i servizi sociali ed anche la scuola, la parrocchia, il vicinato? Perché, tante volte, non ci si interroga su certi segni visibili lasciati dalle percosse e non ci si mobilita per protestare contro questi ed altri casi di omissione? Difficile rispondere se l’altruismo viene poco praticato e soprattutto“ coltivato “ culturalmente come attenzione primaria verso il prossimo, partendo da quello a noi più vicino. Certo bisognerà anche pensare di riformare alcune delle attuali disposizioni di legge, oltre che – come sostenuto da molti pedagogisti – debba venir superato lo stesso concetto di “ bontà naturale “ della famiglia, quale principale criterio per stabilire il miglior interesse di un bambino.

Gigi Villotta

13 Dicembre 2019