DIRITTI E NUOVE SCHIAVITU’

 

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Le sanatorie a posteriori
Se ne parla poco, forse perché – dalle nostre parti – il fenomeno non si è ancora largamente diffuso, anche se approfondite indagini potrebbero far emergere risultati inaspettati in alcuni settori della nostra economia locale. Il riferimento va alla regolarizzazione del lavoro, in particolare degli immigrati irregolari. Le lacrime in televisione della ministra Bellanova hanno fatto breccia riguardo ad un provvedimento contenuto nel Decreto Rilancio che, se anche parziale, ha dato una prima risposta ad un problema che da anni veniva invocato, ma che era sempre stato disatteso da un parlamento largamente ostile ad ogni apertura a favore di “ chi viene da fuori “. Ci sarà tempo fino al prossimo 15 luglio per inviare al Ministero dell’Interno le richieste per l’emersione dei rapporti irregolari di lavoro.

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Al via dunque la regolarizzazione da parte di lavoratori extracomunitari, italiani e dell’Unione Europea, oltre che la presentazione delle domande di permesso di soggiorno temporaneo. Ad oggi le presenze irregolari nel nostro Paese che lavorano in diversi settori economici ( soprattutto agricoltura e servizi alla persona ( colf e badanti ), ma anche allevamenti, pesca, artigianato, industria e collegati ) si aggirano attorno alle 600mila unità, mentre il numero dei richiedenti asilo, in attesa di conoscere l’esito delle richieste, è attorno alle 50 mila unità. La presenza di questi “invisibili “ è diventata ancora più problematica alla luce della recente pandemia da covid19, soprattutto nelle aree più a rischio.

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Oltre a queste dirimenti motivazioni di carattere sanitario, è ben noto che gli irregolari costituiscono un potenziale bacino di manovalanza per la criminalità con rischi che aumentano quando, in momenti come questi, condizioni di vita decente sono ulteriormente precluse. C’è poi chi lamenta, dal punto di vista economico, come i lavoratori irregolari e poco qualificati sottrarrebbero opportunità occupazionali a lavoratori italiani, determinando nel contempo una concorrenza al ribasso sul costo del lavoro ed un peggioramento della dignità lavorativa e le stesse condizioni di vita. Il recente provvedimento governativo punta ad un potenziale doppio beneficio.

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Rendere più facile lo spostamento tra diverse aree di chi già si trova nel nostro Paese, ma soprattutto, attraverso la sanatoria e la regolarizzazione, ridurre quelle condizioni di scarsa dignità e precarietà – già documentate ed evidenziate in diverse occasioni – che purtroppo rendono il lavoro degli immigrati irregolari più “competitivo “ rispetto a quello di lavoratori italiani che, giustamente, non accettano quelle condizioni. Secondo qualcuno il problema, addirittura, non esisterebbe se si fosse proceduto nel tempo alla espulsione degli irregolari. A parole è facile affermarlo, ma i dati più recenti hanno dimostrato che le politiche di rimpatrio sono di fatto impraticabili per onerosità e altre varie difficoltà. Certo la logica della norma approvata si presta a tutta una serie di considerazioni che meriterebbero davvero un reale approfondimento di merito.

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Anzitutto deve far pensare il come si sia arrivati a questo primo importante risultato. Semplificando, possiamo dire che dove non è arrivata la tutela dei diritti umani c’è riuscita la raccolta degli ortaggi nei campi? E’ esagerato pensare che, dove non ha fatto breccia la protezione dal contagio di persone prive di accesso ai servizi, è passata invece una stentata accoglienza delle braccia necessarie a certi settori? Forse si poteva approfittare dell’occasione per tentare di risanare le incongruenze e i risultati pratici dei “decreti sicurezza “ ed anche mettere mano ad un mercato nero del lavoro, senza garanzie. Un’altra volta è emerso il limite vero di questo modo di procedere, già abbondantemente sperimentato: le sanatorie a posteriori. Se ne sono viste davvero tante dal 1986, sempre rimanendo nel campo delle politiche relative alla regolazione dell’immigrazione, che guarda caso sono quasi sempre state dettate dal “mercato “. Un passo in avanti, è giusto riconoscerlo, è però stato fatto. Diventa importante adesso non svuotarlo di senso e di significato. Questa mezza vittoria civile deve essere ora attuata ed è quindi indispensabile che i soggetti interessati ( italiani e stranieri ) e i datori di lavoro (comprese le famiglie ) si mobilitino per produrre la documentazione necessaria ed inviarla agli “sportelli “ riconosciuti ed affidabili . Questo importante appello è stato lanciato, giorni fa, anche dall’ AMVO “Associazione Migranti del Veneto Orientale “ con una lettera ai sindaci e ai sindacati del Portogruarese per chiedere l’attivazione di un servizio dedicato all’emersione del lavoro irregolare. Non è possibile quantificare quanti siano i lavoratori irregolari che operano nel nostro comprensorio, tanto meno ipotizzare quanti saranno coloro che beneficeranno di questa specifica normativa di legge.

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Si stima che le situazioni sanabili, riguardanti in particolare gli stranieri extra EU, siano almeno un centinaio, nella maggioranza riguardanti il lavoro domestico e di assistenza. Da parte AMVO vengono pure evidenziati tentativi di estorsione o ricatto nei confronti di quanti intendono regolarizzare la propria posizione nel nostro Paese. Non mancano nemmeno i datori di lavoro “ fittizi “ che si mettono a disposizione, a pagamento, per facilitare le pratiche. Ecco perchè sarebbe importante, per tutti, poter contare su una adeguata rete locale di servizi di informazione e di assistenza. Un passaggio davvero doveroso, anche perché la recente pandemia ha fatto emergere in maniera prorompente la diseguaglianza delle persone. Occorre dunque una risposta forte. Si parla tanto di diritti delle persone, quindi le distinzioni sono dolorosissime. Considerare le persone in base alla loro utilità, solo come braccia, provoca una ulteriore ingiustizia che rischia davvero di diventare insopportabile, perché questi “ invisibili “ fanno parte – a tutti gli effetti – della nostra società e, tra l’altro, contribuiscono al nostro Pil in maniera rilevante. Senza dimenticare un altro particolare importante: è la prima occasione in cui si accomunano, simbolicamente ancor prima che nei fatti, lavoratori italiani e migranti irregolari, gli uni e gli altri ugualmente sfruttati. Un passo dal valore straordinario.
Gigi Villotta
28 Giugno 2020 ( Città per l’Uomo )

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