DIFESA LEGITTIMA … a domicilio!

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Trasferire sui privati il dovere di sicurezza?

Alla fine del marzo scorso, la riforma dell’istituto penale della legittima difesa è diventata legge. Dopo anni di discussioni e polemiche, il parlamento italiano – a larga maggioranza – ha sancito il legittimo diritto a difendersi in caso di violazione di domicilio (sono inclusi anche negozi ed uffici), considerando la difesa “ sempre “ proporzionata all’offesa. Viene eliminato, di fatto, ogni spazio di discrezionalità da parte del giudice nella valutazione della proporzionalità tra difesa ed offesa. In pratica non è comunque punibile chi, avendo commesso il fatto per la salvaguardia della propria incolumità, abbia agito in condizioni di minorata difesa o in stato di grave turbamento, derivante dalla situazione di pericolo in atto. Va detto subito che, da un recente sondaggio, risulta che nel nostro Triveneto il 71% non ha dubbi sul fatto che sparare ad un ladro in casa si può, con percentuali che salgono di dieci punti nella fascia d’età tra 25 e 34 anni e di cinque in quella tra 35 e 44 anni.

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Questo a significare, se ce ne fosse stato bisogno, l’adesione più ampia della gente all’idea che sia sempre “ giusto e legittimo “ difendersi, anche con l’uso delle armi, dai malintenzionati che ti entrano in casa o in negozio. Primo elemento, di carattere generale, su cui riflettere è il concetto stesso di paura. Ricordava F.D. Roosvelt , nel suo discorso insediativo alla Casa Bianca nel 1933, che “ l’unica cosa di cui aver paura è la paura stessa”. Diventa buona quando induce ad usare prudenza per evitare il peggio, oppure cattiva quando paralizza esponendo al peggio. Credo non occorra inventare nulla, perché la cronaca quotidiana ci fornisce tante occasioni e fatti che servono a costruire situazioni di paura. Magari ieri andava peggio, ma chi se lo ricorda? Furti ( -6,2%) e rapine ( – 7,6%) sono in calo nel 2018, secondo i dati ufficiali della Polizia di Stato, ma la percezione è un’altra cosa. Antidoto alla paura sta diventando una pistola nel cassetto o in tasca, con una legge che ti consente di usarla con maggior “ disinvoltura “. Una settantina di parlamentari della Lega hanno già rilanciato, depositando una proposta di legge per “ rendere più agevole l’iter per  acquistare un’arma destinata alla difesa personale “.

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Bisogna ricordare che non è con la disciplina della “ legittima difesa “ che si può dare una cornice legale stabile al tema della sicurezza e dell’incolumità dei cittadini. Parimenti va sottolineato come la percezione di insicurezza non sia solo una distorsione psicologica e quindi non va sottovalutato lo stato di malessere dei cittadini liquidandolo come fosse una reazione isterica o addirittura meschina. Proprio perché i cittadini, invece, sono titolari di diritti inalienabili, deve essere lo Stato la garanzia della loro sicurezza, dotandosi di un apparato repressivo ed un sistema giudiziario proprio per tutelare e difendere la vita e la proprietà di chi fa parte di una comunità nazionale regolata dalle leggi. Non bastano certo “ le ronde “ o il controllo di vicinato, come avvenuto anche dalle nostre parti, per affrontare e risolvere il problema. La situazione di insicurezza diminuisce quando il cittadino vede lo Stato presente, i territori presidiati, la tutela delle persone avvertita, anche fisicamente, grazie ai corpi delle forze dell’ordine a cui non si devono però lesinare risorse, aiuti e organici. Perché tutto funzioni non deve venire a mancare una seconda condizione essenziale:  la certezza della pena che impedisca a chi delinque di tornare a delinquere, di seminare paura e terrore in chi si sente indifeso e alla mercè dei violenti, con uno Stato impotente. Conta però sottolineare che, come dimostrano i dati statistici, l’aumento delle pene non produce una riduzione dei reati. Ciò che, invece, va senz’altro scongiurato è il tentativo di trasferire sui privati, quasi invitandoli a dotarsi di armi, il dovere di sicurezza che l’organizzazione statale, unica autorizzata all’uso della forza, deve garantire. Altrimenti si arriva alla “ giustizia fai da te “  o  agli occhi del “ grande fratello “ per tentare di vincere il costante senso di insicurezza, per non parlare della crescente sfiducia che porta il cittadino a non più denunciare furti e scippi, perché si pensa rimarranno impuniti. Risultato: lo Stato perde sempre. Una riflessione a parte merita il fatto di mettere le mani in alcuni punti specifici del nostro codice di procedura penale. Non tanto riferendoci al suo carattere generale, come catalogo dei delitti e delle pene, ma ai principi fondamentali che reggono tutto il sistema e che sono radicalmente imparentati con l’etica. Infatti la relazione tra colpa e pena mette a nudo e in connessione tutta una serie di elementi che vanno dal rilievo della coscienza e della volontà, al peso delle circostanze che possono aggravare o attenuare la situazione, fino alle possibili “ cause di giustificazione “ che potrebbero rendere l’azione “ non punibile “.  L’equilibrio tra tutte queste condizioni è e rappresenta sempre una operazione molto difficile da discernere, perché frutto del bilanciamento di diversi fattori. Equilibrio, si badi bene, che non dipende dal censimento dei delitti o dalla insicurezza sociale, ma che deve valere sempre, anche quando ci si trova ad affrontare storie tragiche narrate anche recentemente dalla cronaca. Ho l’impressione che la nuova legge abbia introdotto, al riguardo, un cambio di rotta. Si è voluto resettare il giudizio “ tout court “ sulla legittima difesa per chi reagisce ad una aggressione o intrusione in casa sua, senza peraltro poter estromettere le esigenze di proporzione e di attualità del pericolo. Sarebbe davvero avvilente se nel tempo scoprissimo che la nuova legge di riforma penale della legittima difesa sia stata voluta, prevalentemente, allo scopo di incidere sui giudizi del tribunali.

Gigi Villotta

11 Aprile 2019

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