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CANDIDATI … CERCANSI !

 

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Avanti c’è posto

Mancano tre mesi alle prossime elezioni amministrative. Il 24 maggio si voterà per il nuovo Consiglio regionale del Veneto, ma in molte località, tra cui Venezia e Portogruaro, si rinnoverà anche il Consiglio comunale. Si stanno definendo le liste, ma l’attenzione maggiore è riservata ai candidati sindaci, in quanto figura più vicina ai cittadini, ma anche perché più sono conosciuti, più saranno in grado di convincere i potenziali elettori ai fini della vittoria elettorale, magari al primo turno.

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Non sempre la scelta riesce facile, perché le contrapposizioni e i distinguo sono sempre molto forti, ma lo sforzo maggiore sarà “ reclutare “ le persone da mettere in lista che, come accaduto in passato, dovranno essere davvero tante.

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C’è chi si metterà a disposizione ed accetterà per dichiarata appartenenza politica, chi vorrà fare un’esperienza nuova, chi si lascerà convincere inseguendo “ sogni di gloria “, ma ci sarà anche chi lo farà convintamente per dare una mano alla propria comunità, mettendoci la faccia. Non sarà facile trovare adesioni, non tanto perché c’è consapevolezza che molti saranno i candidati, ma pochi gli eletti, ma perché finisce per prevalere una certa ritrosia nel presentarsi, ritenendosi poco adatti o preparati all’impegno amministrativo, se non addirittura contrari per chiara delusione e poca fiducia nel nostro sistema politico/partitico.

 

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Tutte realtà e posizioni che vanno rispettate, ma prima che la campagna elettorale si faccia sentire, anche nelle sue forme meno positive, alcune considerazioni di fondo vanno poste ed evidenziate.

Cominciamo con il riaffermare che ogni elezione democratica dovrebbe essere orientata, come si dice da sempre, al bene comune. Questo basilare concetto, però, non è una sorta di formula che ognuno interpreta come vuole. Bisogna sempre saper guardare dentro a questa espressione ed interpretarne un aspetto che credo debba risultare fondamentale, direi quasi una condizione di presupposto: il rispetto delle istituzioni. Intendo riferirmi principalmente al valore della partecipazione, quindi della democrazia. Il tutto senza eludere una chiara richiesta di onestà, competenza e spirito di servizio da parte di chi sarà legittimato titolare di autorità, proprio in quanto democraticamente eletto.

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Per non correre il rischio di rimanere astratti, occorre aggiungere che altrettanto basilare sarà il riconoscere il diritto-dovere di tutti di dire le proprie opinioni, senza ricorrere a linguaggi fuorvianti, offensivi o volgari. Spero davvero la si smetta di fare campagna elettorale con il clamore, la confusione, il cattivo gusto. Basterà ragionare un po’ e si arriverà a capire che ciascuno di noi può avere la responsabilità di certe opinioni personali senza che le debba sempre mutuare da altri. Fare dunque particolare attenzione ai moderni “ pifferai “ o incantatori che non aiutano certo a pensare, non favorendo profondità, consapevolezza e riflessione. Sono molte le opportunità che ci vengono offerte per irrobustirci nell’approfondire le personali convinzioni.

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Acquisiremo così maggiore autostima riguardo le nostre energie interiori che finirà per conferirci anche una migliore autorevolezza nelle scelte e nei giudizi. Sarebbe davvero tutta linfa per un’autentica partecipazione alla vita democratica del nostro Paese e della nostra comunità, un’autentica democrazia dal basso. Molte volte ci domandiamo come e che fare concretamente. Va anzitutto vinta la tentazione, seppur grande, di cedere all’avvilimento, perché talora sembra di battere la testa contro il muro, soprattutto quando si avanza qualche critica costruttiva o qualche proposta alternativa.

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Elezioni Amministrative 2015 -Presentazione Candidati

Non bisogna demordere, anzi rimanere fedeli a quello che crediamo, pur senza essere così presuntuosi da non saper accettare suggerimenti e supporti che possono aiutarci a progredire in meglio. Così facendo si raggiungerà anche l’obiettivo di favorire e riuscire a coinvolgere più forze possibili per obiettivi di bene comune anche nel nostro territorio, sempre nel reciproco massimo rispetto. Non è che manchino i problemi o le omissioni, soprattutto riguardo chi non ha voce o si trova in difficoltà, non solo materiali. Si impone dunque l’esigenza di una duplice dinamica dentro le persone e le comunità.

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Bisogna guardare avanti con fiducia, perché così non si abbasserà la nostra soglia di resistenza e ancor più quella della partecipazione alla sforzo comune di risalire la corrente e tentare di dare soluzione alle questioni più urgenti e pressanti. Fiducia in sé, nel prossimo e nel futuro. L’altro elemento fondamentale sarà il coraggio, cioè la grinta di una volontà che deve portare a sentirsi protagonisti, non semplici gregari senza responsabilità.

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E’ importante, alla fine, che ciascuno faccia la propria parte, senza tentennamenti e, se necessario, anche superando paure di vario genere, nella consapevolezza che i grandi risultati si ottengono con i piccoli apporti di ogni giorno. Vale nella vita privata, nel sociale ed anche nella politica. Il 24 maggio è vicino. Un’occasione da non perdere, per chi sa e vuole mettersi in gioco.

Gigi Villotta

26 Febbraio 2020

VIRUS CONTAGIOSI

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La paura, un sentimento irrazionale

Ci sono materie troppo importanti, proprio perché toccano da vicino la “ carne “ dell’uomo, che non possono, anzi non dovrebbero mai costituire motivo di divisione o peggio di polemica politica o distinguo strumentale, in quanto – sono convinto – che il senso di responsabilità debba sempre prevalere soprattutto per evitare l’allarmismo ed il panico sociale. La salute è una di queste e proprio recentemente, con l’improvviso affacciarsi dell’epidemia di coronavirus scoppiata in Cina agli inizi del dicembre scorso, ne abbiamo avuto la riprova. Non è il caso di ridurre il tutto alla  “querelle“, di cui tanto si è scritto e detto, tra il governo centrale e la richiesta specifica sulle modalità di prevenzione a scuola anche da parte dei governatori regionali di Veneto e Friuli Venezia Giulia. Al riguardo, però, mi permetto un’unica osservazione.

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Perché ci sono voluti così tanti giorni per stabilire che siano i medici a decidere se gli studenti rientrati dalla Cina debbano restare a casa o tornare in classe? Ci voleva tanto a capire che la questione è medico-sanitaria e non scolastica? Perchè non si è pensato subito, proprio per evitare contrasti, ingerenze di campo e libere interpretazioni di affidare alle ALSS territoriali il compito di monitorare e seguire i vari casi su diretta segnalazione delle famiglie e dei dirigenti scolastici?

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Ovviamente le stesse famiglie, su base volontaria, possono sempre decidere di tenere a casa lo studente, anche se asintomatico, per 14 giorni, con assenza automaticamente giustificata. Sappiamo tutti invece come è andata e quante polemiche ne sono scaturite. Non sempre, da parte di chi detiene il potere ed il dovere politico, sono uscite reazioni lucide e giuste. Speriamo serva di lezione, anche per evitare che su problemi così delicati si finisca, ancora una volta, per spaccare in due il Paese. D’altro canto piena chiarezza va fatta per identificare le svariate voci false sul virus e sulla sua diffusione, perché anche queste possono danneggiare la salute. D’altronde non va mai dimenticato che la paura è un sentimento irrazionale, come lo sono gli stessi esseri umani. Altre considerazioni di carattere generale ( quelle specifiche e scientifiche vanno lasciate ai tecnici ed agli specialisti ) si impongono, se non altro per contribuire ad approfondire alcune tematiche che rischierebbero, forse, di rimanere sottotraccia e non essere adeguatamente messe in risalto.

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Ognuno di noi, credo, abbia delle domande da farsi, perché la complessa problematica che ci si prospetta davanti non può lasciarci estranei o impassibili. Vorrei partire da una premessa. Non so quanti ricorderanno che, non più tardi di due anni fa, senza che nessuno pensasse di acquistare mascherine in farmacia o a chiudersi in casa improvvisando inutili quarantene, metà del nostro Pianeta si trovò a fronteggiare un’altra grave epidemia, quella del morbillo. L’infezione, che conta un tasso di contagiosità nove volte più alto del coronavirus, alla fine del 2018 presentò un bilancio drammatico, perché i morti furono 140 mila. E pensare che contro il morbillo esiste già un vaccino, gratuito e reperibile almeno nei Paesi occidentali che consente di seguire una determinata profilassi e così evitare la malattia per sempre.  Allora attenzione a non fare del coronavirus una sorta di nuova linfa di chi vive con il terrore di ciò che non può controllare, né prevedere. In queste ore di allerta mondiale sono in molti a tramutare la sacrosanta attenzione che si deve alla questione in panico insensato, che finisce per comprendere anche un rinnovato malanimo verso chi arriva da terre lontane, in questo caso da chi ha gli occhi a mandorla. Con tutto quello che ne consegue anche in termini di abitudini quotidiane, smettendo non solo di frequentare mercati e ristoranti orientali, ma anche interrompendo rapporti umani già consolidati in ambienti e quartieri frequentati dagli asiatici in generale. Intravedo un unico antidoto che non vale solo contro il pregiudizio. Bisogna trovare la forza ed il coraggio di sfidare la paura, togliendo dalle fauci proprio di chi vive di paura la vittima di turno.

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Tra gli strumenti da adoperare bisognerà senz’altro investire di più e meglio nella comunicazione, costruendo vere e proprie realtà parallele che devono diventare più incisive ed influenti nel contrastare le deformazioni che derivano dal rimbombo e dai commenti della società globale su fatti reali o anche inventati, spesso artatamente messi in campo per interessi sociali, economici e politici di parte. Nella realtà dei social dobbiamo allora diventare ogni giorno più consapevoli ed anche più esigenti, perché non dovremmo mai dimenticare che tutti noi siamo soggetti attivi e passivi nel mondo dell’informazione. Dobbiamo, in definitiva, diventare più saggi, cosa che non sempre siamo. Per capire, capirci meglio e reagire efficacemente, allora, non dobbiamo più rivolgerci solo a Facebook, WhatApp e Twitter, ma anche andare a rileggere alcune illuminanti pagine dei Promessi Sposi del Manzoni, sapendo bene le sostanziali ed enormi differenze tra quanto successo nel 1630 e quanto accade oggi. Ecco perché dobbiamo guardare con grande fiducia e speranza ad un “ arma “ fondamentale che abbiamo a disposizione: la ricerca scientifica, ovvero le conoscenze di chi studia e le competenze di chi ne applica le scoperte. Va però superato l’aperto ostracismo populista che anche recentemente ha voluto distinguersi sulla decisione riguardo la validità di un vaccino o di una cura. Fiducia e razionalità si conquistano nel lungo periodo con la trasparenza, con informazioni chiare e decisioni tempestive soprattutto da parte delle istituzioni. E’ il tempo delle responsabilità, perché la posta in gioco è davvero troppo alta, ne va di mezzo la vita stessa delle persone.

Gigi Villotta

11 Febbraio 2020

NON SI PUO’ CAPIRE SENZA CONOSCERE

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Le occasioni per approfondire complesse problematiche

Ci sono argomenti, che riguardano la nostra vita in comune, molto ostici da affrontare. Tra questi spicca il tema dell’economia. Ne siamo tutti coinvolti, soprattutto come consumatori. Sappiamo  che esistono livelli diversi di decisione e di gestione, nella consapevolezza di far parte, comunque, di una catena che ci tocca da vicino e che può portare a situazioni e soluzioni non sempre comprensibili. Ci si deve, insomma, fidare di altri, o meglio dipendiamo da altri. Pensiamo, solo per fare un esempio, come gestiamo i nostri risparmi. Tutto questo se si restringe il campo alla sola valenza monetaria, ma l’interesse si allarga a dismisura se al termine economia abbiniamo altri importanti mondi. Ecco allora che dal classico “economia e finanza”, nascono e vengono proposti nuovi binomi come “ economia e mercato “, “ economia e diritto “, “ economia e società “ ed altro ancora. Problematiche complesse e difficili da affrontare. L’importante è approcciarle, non rimanere spettatori passivi di fronte a fenomeni importanti che rischiano davvero di renderci tutti più “ poveri “, di negare un futuro migliore alle nuove generazioni, rendendo nel contempo più vulnerabile il nostro pianeta senza una visione solidale del mondo. Per questo vale sempre il detto che “ per capire bisogna conoscere “. Anche dalle nostre parti si potrebbe fare molto di più.

Monastero Marango Caorle- Convegno Clima ed Economia - 18 gennaio 2020
Monastero Marango Caorle- Convegno Clima ed Economia – 18 gennaio 2020

Basterebbe solo approfittare delle diverse possibilità di incontro che diventano veri strumenti di formazione e dialogo e che periodicamente vengono proposti sui diversi temi di cui si accennava. Molte le iniziative che continuano ad interessare da vicino il nostro territorio. Nella prima decade di gennaio, presso il Collegio Marconi a Portogruaro, a cura di alcune associazioni socio-culturali locali, è stato presentato il libro “ La società signorile di massa “ scritto dal noto sociologo Luca Ricolfi.

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Presente l’autore, è stata l’occasione per mettere a fuoco alcune problematiche che sono servite a capire meglio cosa succede realmente nel nostro Paese, favorendo così – per gli intervenuti – anche delle reali chiavi di lettura. A dire il vero ne è uscito un ritratto impietoso, perché, in buona sostanza, l’Italia starebbe oggi sperimentando un fenomeno davvero inedito. Da una parte l’opulenza dei consumi, dall’altra la stagnazione del Pil e della produttività, causati quest’ultimi da un’eccessiva burocrazia e da un processo legislativo così pesante da finire per zavorrare la stessa crescita. Come è emerso anche dal dibattito che ne è seguito, non tutti si sono detti d’accordo con questa analisi, anche se alcuni dati forniti dall’economista Bruno Anastasia, presente alla serata, sembrano confermare – ad esempio – che non sempre l’aumento degli occupati va a braccetto con la produttività. Sembra un paradosso, ma così è realmente. Infatti con un tasso di occupazione nazionale salito al 59% ( il dato più alto negli ultimi 40 anni ), che corrisponde ad un numero assoluto di 23 milioni e 387 mila lavoratori, fa da contraltare il crollo delle ore lavorate. Un segnale pericoloso se si crea lavoro senza la crescita, ottenendo, tra l’altro, nuova occupazione di “ scarso valore “. Siamo un popolo di cicale inserito in una piramide sociale rovesciata, così ha sottolineato Ricolfi.  Abbiamo 23 milioni di occupati che assicurano il benessere agli altri 37 milioni di consumatori, pensionati e giovani che non studiano e non lavorano. Dedichiamo il 16% del nostro tempo di veglia al lavoro contro il 30% deli USA, ma si fa sempre più fatica a trovare camerieri, idraulici e fornai. Eppure siamo diventati “una società signorile di massa” con un patrimonio medio di 400 mila euro a famiglia e l’83% delle case di proprietà, una ricchezza mal digerita a livello europeo se rapportata ai nostri 2.450 miliardi di deficit pubblico, un fardello pesantissimo a carico delle prossime generazioni. Come è potuto succedere ? Sono tre, secondo il sociologo piemontese, i pilastri su cui ci si è basati. La grande ricchezza accumulata negli anni cinquanta e sessanta, durante il cosiddetto boom industriale, da parte dei nostri nonni e padri; la distruzione dell’università con una disoccupazione volontaria crescente di fronte ad un lavoro non all’altezza delle aspettative; una struttura para- schiavistica con quasi 4 milioni di persone che lavorano 3-4 mila ore l’anno e sono pagate malissimo. Non sono mancati i richiami alla giustizia sociale, per ricadere nell’ambito di “ economia e diritti “, nel senso che lo stock di ricchezza del nostro Paese viene intaccato non solo perchè i flussi di reddito sono fermi, ma anche perchè , guarda caso, la forbice delle diseguaglianze diventa sempre più grande. Qui si apre un grande discorso che inevitabilmente porta alla non mai sopita diatriba tra nord e sud, con un’appendice particolare dedicata al centralismo statale che sembra rivendicare sempre più forza rispetto alle diverse forme di federalismo ed autonomia. Sono ormai passati anni da quando (22 ottobre 2017)  noi veneti siamo andati alle urne chiedendo più poteri decisionali per la nostra regione. Siamo ancora convinti che parte del gettito fiscale vada gestito dalle comunità locali perché così si controllano i centri di spesa? Personalmente credo proprio di sì, ma se non c’è consapevolezza da parte di tutti sul che cosa concretamente significhi coniugare la politica con la economia e la giustizia sociale, corriamo il rischio serio che tutto resti pura teoria e finisca per restare un perenne slogan elettorale. Ecco perché diventa fondamentale conoscere per poter capire dove va il nostro Paese. Le occasioni non mancano, basta saperle cogliere.

Monastero Marango Caorle- Convegno Clima ed economia-18 01 2020
Monastero Marango Caorle- Convegno Clima ed Economia-18 01 2020

Proprio nei giorni scorsi presso il monastero del Marango di Caorle è iniziata una serie di incontri su “ Economia e Clima “, organizzati da “ Fare Comune “ , un forum di associazioni del Sandonatese e del Portogruarese, nato proprio per favorire il dialogo e l’approfondimento di tematiche urgenti ed attuali che ci toccano da vicino. Avremo modo di parlarne più avanti.

Gigi Villotta

25 Gennaio 2020

Bilancio di Previsione 2020-2022: per dare a Portogruaro nuove opportunità si dovrà attendere la prossima amministazione!!

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Marco Terenzi in Consiglio Comunale

Auguriamo a tutti un Buon 2020, e iniziamo l’anno con una riflessione di Marco Terenzi sul Bilancio di Previsone 2020-2022 del Comune di Portogruaro.

“Il BILANCIO DI PREVISIONE 2020_2022, approvato nel corso del Consiglio Comunale del 27 dicembre 2019, l’ultimo dell’Amministrazione Senatore, è un bilancio senza prospettive di sviluppo

manca una visone organica da parte della Maggioranza Senatore,

manca una strategia che trovi radici e sostegno nell’identità e nelle vocazioni di Portogruaro e del suo mandamento.

Ho espresso un convinto voto contrario.

L’elezione a Sindaco di Maria Teresa Senatore è avvenuta senza un disegno condiviso.

A consiliatura praticamente scaduta è ormai percepibile, nella comunità, l’assenza di una visione e di iniziative di sviluppo,

mentre sono ben visibili nella azione della Amministrazione autoreferenzialità e sostanziale incapacità di governo e di confronto nella comunità.

DIAMO A PORTOGRUARO UNA NUOVA OPPORTUNITA!

PERCHE’PER NUOVE politiche di animazione economica, ambientali, presenza ai tavoli decisionali, scelte strategiche condivise PORTOGRUARO DOVRA’ ATTENDERE LA PROSSIMA AMMINISTRAZIONE.

Di seguito trovate un mio più completo commento dove parlo di Animazione economica, infrastrutture , viabilità, mancate politiche di sostenibilità ambientale, delle Fondazione , di sistema Sanitario, Associazioni, Ex Perfosfati, Palazzetto Sport, Piscina.”

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Di seguito il testo integrale dell’intervento in consiglio Comunale del 27 12 2019 di Marco Terenzi.

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“Ex Perfosfati”: i Portogruaresi si attendevano un concreto progetto di utilizzo, così non sarà!

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Il capogruppo del Gruppo consiliare “CENTROSINISTRA PIU’ AVANTI INSIEME” MARCO TERENZI in relazione al progetto di risanamento dell’ “Ex Perfosfati” dell’Amministrazione Senatore rilascia le seguenti dichiarazioni.

“i Portogruaresi si attendevano non già il risanamento di un monumento che rimarrà inutilizzabile , ma un concreto progetto di utilizzo per fiere, eventi o altro: così  non sarà, nonostante i 5 milioni di euro investiti!”.

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Marco Terenzi

“Se nella comunità di Portogruaro si è focalizzata l’attenzione sul progetto che interessa la “Ex Perfosfati”, immobile di grande pregio storico, esempio di archeologia industriale e sito di grande interesse, oggetto negli ultimi anni di cospicui investimenti che hanno restituito infrastrutture, immobili e funzioni ad un area strategica per lo sviluppo di Portogruaro, questo lo si deve alle opposizioni che hanno chiesto fin da subito la convocazione sul tema del Consiglio Comunale e, contestualmente, la convocazione della Commissione Consiliare competente, incoraggiando l’Amministrazione a cogliere l’opportunità presentatasi con il “Bando Periferie”.
Il Comune, grazie al Governo Gentiloni, con il “Bando Periferie”, ha ottenuto 5 milioni di euro con il progetto ereditato dalla precedente Amministrazione che prevedeva, per circa pari importo, la bonifica dell’area rimanente, la conservazione ed il riutilizzo di due campate del capannone per un’area espositiva, direzionale e di servizio, e la riproposizione della testimonianza di archeologia industriale della restante parte più ammalorata del capannone stesso, insieme al completamento dei percorsi di accesso al centro storico. Peraltro il progetto recava il parere positivo, della Soprintendenza.
Invece la Giunta Senatore, ha abbandonato il progetto con il quale ha ottenuto il finanziamento e con il nuovo progetto restaurerà il capannone nella sua interezza. In questo modo i 5 milioni di euro verranno investiti unicamente per fermare il degrado dell’intero capannone e per il suo risanamento così che la bonifica rimanente dei terreni, Il rinforzo strutturale per la piena sicurezza statica, per l’eliminazione della vulnerabilità sismica e gli interventi di impiantistica, tutti presupposti indispensabili per la rifunzionalizzazione e dunque per il riutilizzo, dovranno essere rinviate al futuro con l’investimento di ulteriori risorse (se disponibili).
Il rischio concreto è che il capannone dell’”Ex Perfosfati” venga trasformato in monumento al quale non potrà venire assegnata alcuna destinazione d’uso e funzione specifica perchè mancante del rinforzo strutturale ed antisismico e dell’impiantistica correlata al suo riutilizzo. La comunità si attendeva non già il risanamento di un monumento ma un concreto progetto di rigenerazione urbana, intorno al riutilizzo della “Ex Perfosfati” , che poteva diventare una vetrina espositiva interregionale, un contenitore culturale, un parco archeologico, dunque un’area per valorizzare itinerari storici e paesaggistici ed un complesso da utilizzare per eventi attrattivi per un turismo di entroterra.
E’ mancata completamente da parte dell’Amministrazione un’iniziativa stabile e sistematica sul riassetto urbanistico dell’area, sulle destinazioni, sulle funzioni, iniziativa atta ad innescare ed alimentare un processo che partisse dal basso e che vedesse innanzitutto il protagonismo delle categorie economiche, degli ordini professionali, delle Associazioni culturali, delle Associazioni naturalistiche, degli operatori turistici, dei cittadini stessi, oltre che delle Istituzioni, anche della vicina Regione Friuli Venezia Giulia. Ancora una volta l’Amministrazione Senatore ha agito in perfetta solitudine, interrompendo un percorso già avviato e che chiedeva di essere portato a compimento.
Ecco perché siamo convinti, nostro malgrado, che si sia persa una grande occasione in funzione del rilancio dell’intera area avendo l’Amministrazione Senatore deciso, in definitiva, di restaurare un monumento.
Quante ulteriori (ingenti) risorse dovranno essere reperite ed in che modo per trasformare questo investimento in opportunità di rilancio dell’intera area della Venezia Orientale?
Auguriamo buon lavoro alla prossima Amministrazione per portare a termine questa incompiuta!

Il Capogruppo Gruppo Consiliare
“Centrosinistra Più Avanti Insieme”
Marco TERENZI “

Fondazione S.Cecilia: “dopo tre anni di incertezza e discussione la Giunta Senatore ci ha dato ragione”

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Fondazione Santa Cecilia:  “finalmente dopo tre anni di Incertezza e discussione la Giunta Senatore ci ha dato ragione é possibile per il Comune socio fondatore erogare contributi a fronte di una attività  di grande rilevanza sociale.” dice Marco Terenzi.

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Marco Terenzi

Ecco il comunicato completo:

“Nella serata di mercoledì 27 novembre us, nel corso del Consiglio Comunale, è stata approvata la nuova convenzione fra Città Metropolitana, Comune di Portogruaro e Fondazione Musicale Santa Cecilia, per il triennio 2020-22.
Abbiamo registrato finalmente una inversione di tendenza della politica tenuta, nel precedente triennio , dall’Amministrazione Senatore nei confronti della Fondazione.
Prima l’approvazione della Convenzione nella seduta del 31/10/2016 del Consiglio Comunale da parte del Comune e della Città Metropolitana, soci fondatori della Fondazione, che aveva progressivamente ridotto il campo di attività ed il contributo dei soci fondatori, passando dai 250 mila euro per il biennio scolastico 2016_2017 ai 100 mila per il biennio 2018_2019, prefigurando il disimpegno finanziario del Comune e della Città Metropolitana stessi.
Quindi le dimissioni dell’allora Presidente dr. Giovanni Mulato, intervenute nel mese di aprile del 2017 e successivamente di altri due membri del CDA.
Infine al termine del Festival Internazionale di musica 2018 le dimissioni del Maestro Bronzi, stimato ed apprezzato Direttore Artistico del Festival stesso, alla sua 36° Edizione che aveva parlato esplicitamente di una Fondazione ormai senza vita per volontà addirittura dei Soci fondatori.
Ora sembra che possa avere finalmente termine questo triennio di incertezza che ha pesato negativamente sulle attività delle Fondazioni con una nuova convenzione che prevede il riconoscimento delle prestigiose attività svolte dalla Fondazione in favore della comunità Portogruarese, del suo mandamento e della Città Metropolitana ed il riallineamento dei contributi fino ad un massimo di 150 mila euro annui da parte del Comune e 100 mila euro da parte della Città Metropolitana.
Come volevasi dimostrare non esiste nessuna norma che vieti agli Enti Locali l’istituzione (nè tantomeno il mantenimento) di una Fondazione né esiste il divieto per gli Enti Locali stessi di erogare contributi ad una Fondazione culturale anche a supporto dell’ordinaria gestione purchè le spese siano finalizzate allo svolgimento di una particolare attività direttamente riconducibile agli interessi della comunità locale e purchè l’erogazione venga disposta e regolamentata in via preventiva prima dello svolgimento dell’attività attraverso una convenzione.
Così come sempre stato nei rapporti fra Fondazione, Comune Provincia di Venezia ed ora Città Metropolitana. Incomprensibile dunque il comportamento dell’Amministrazione nel corso del passato triennio che con la progressiva riduzione dei contributi ha oggettivamente indebolito finanziariamente la Fondazione S.Cecilia, così come desumibile anche dai bilanci della Fondazione stessa.
Nel corso del Consiglio Comunale il Gruppo Consiliare ha anche lamentato la breve durata della convenzione fissata solo in un triennio ed ha chiesto, attraverso adeguato emendamento messo ai voti, l’eliminazione, in corrispondenza dell’importo finanziario di 150 mila euro per il Comune e 100 mila per la Città Metropolitana, dell’inciso “fino ad un massimo di” che genera variabilità ed incertezza nell’importo complessivo del contributo da erogare annualmente alla Fondazione. L’emendamento è stato bocciato .
Per questi motivi, nonostante la constatazione dell’auspicato cambio di rotta dell’Amministrazione verso la Fondazione S.Cecilia rispetto al triennio precedente, il Gruppo di Centrosinistra si è astenuto sull’approvazione di questa Convenzione.
Il Capogruppo del Gruppo Consiliare
“Centro Sinistra Più Avanti Insieme”
Marco TERENZI”

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A proposito di “OSPEDALE VECCHIO”

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A proposito di “OSPEDALE VECCHIO”

Ecco il comunicato di Marco Terenzi:

“Nella serata di mercoledì 23 ottobre us su richiesta del Gruppo Consiliare CSX_PAI si è tenuta la seduta della 5° Commissione Consiliare recante per oggetto la variante al PUA n.8 (Piano Urbanistico Attuativo) S.Giovanni – Ospedale Vecchio. All’Amministrazione ed ai Progettisti il Gruppo Consiliare CSX_PAI ha avuto modo di esporre le osservazioni previste a norma di legge e protocollate entro il 21/10 us. che richiederanno all’Amministrazione una risposta puntuale.

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Come noto la variante è stata richiesta dalla Società privata, proprietaria degli immobili e dell’area, acquisiti all’AUSL4 VO e si iscrive nel contesto dell’Accordo di Programma stipulato nel 1996 fra Comune ed AUSL 10 Veneto Orientale, ed integrato da n. 2 Allegati, tutti atti approvati dal Consiglio Comunale nel corso degli anni che prevedeva la realizzazione di una RSA – Residenza Sanitaria -assistita da 120 ppll. e di un modulo di Ospedale di Comunità dotato di 20 ppll.
A livello generale una prima osservazione positiva è che il progetto complessivo riqualifica in modo importante l’ambito dell’ex Ospedale Vecchio restituendo un nuovo valore architettonico, funzionale ed urbano all’area attraverso la realizzazione di servizi alla persona orientati alla condizione dell’anziano autosufficiente e non, integrati nel Centro storico.
Tuttavia vi sono alcuni elementi ed alcune criticità che devono essere discussi ed affrontati;
• la proposta di variante si discosta da quanto precedentemente previsto. Infatti il nuovo progetto prevede la realizzazione di un Centro – Servizi per Persone Anziane non autosufficienti (60 ppll.) e di un complesso di appartamenti “protetti” (40 ppll.). Dunque due strutture sempre nell’ambito della residenzialità per anziani ma, certamente, a minor intensità sanitaria; non si parla più di RSA né di ospedale di comunità;
• appare non funzionale e dunque riduttiva la mera monetizzazione dei parcheggi e dunque la rinuncia del Comune ad avere garantiti da parte del privato tutti i posti auto dovuti in rapporto con l’intervento in questione e che gli stessi vengano ricavati a discapito dello spazio scoperto rimanente, già limitato. La stessa AUSL 10 Veneto Orientale nel 2015 li aveva proposti nell’interrato dei nuovi edifici; tanto più se si considera il notevole incremento di carico urbanistico che comporterà l’intervento in oggetto, anche in relazione alla scelta illogica ed irragionevole dell’Amministrazione di non aver realizzato il capiente parcheggio interrato previsto nel comparto PIO X, anche a parziale servizio dell’area di S.Giovanni, in previsione dell’esistenza di un PUA Ospedale Vecchio, comparti evidentemente collegati dalla pianificazione urbanistica;
• risulta riduttiva dell’interesse pubblico e per ciò stesso inaccettabile la rinuncia alla realizzazione del percorso pedonale lungo la fossa storica “Spalti”; opera significativa in vista dell’interesse pubblico anche in funzione della valorizzazione e fruizione degli affacci acquei auspicate dagli urbanisti che si sono misurati nel tempo con il tema del centro storico;
• risulta in contrasto con la necessità di preservare il delicato ed elegante equilibrio delle forme e delle proporzioni edilizie del centro storico e di Borgo San Giovanni, la scelta di elevare di un piano il corpo di fabbrica più vicino alla Chiesa che risulterà a tre piani e dunque incombente sulla stessa; scelta sulla quale sarebbe almeno opportuno raccogliere il parere della Soprintendenza;
• al di là di un ulteriore incremento volumetrico (+ 3.300 mc) intervenuto, il progetto ai fini dei benefici pubblici appare peggiorativo rispetto al precedente in quanto non sono più previsti la costruzione dei posti auto interrati e la realizzazione del percorso pedonale lungo la fossa storica “Spalti”.
La variante introduce dunque nuovi elementi rispetto ai presupposti ed ai contenuti delle intese tra Comune ed AUSL 10 Veneto Orientale in precedenza approvate dal Consiglio Comunale. Per questo riteniamo istituzionalmente e normativamente dovuto il passaggio in Consiglio Comunale dei succitati atti collegati a la variante di cui all’oggetto, ai fini della loro approvazione.

Il Capogruppo Consigliare
“Centrosinistra Più Avanti Insieme”
Marco TERENZI “

“Progetto Verde”: iniziativa di Vittoria Pizzolitto.

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Riceviamo e volentieri segnaliamo una iniziativa di Vittoria Pizzolitto – Consigliera Comunale di Centro Sinistra “Più Avanti Insieme”, ci comunica Vittoria:

“Nell’ultimo Consiglio Comunale di sabato 3 agosto, nell’esprime soddisfazione per la conclusione dell’iter tecnico che riguarda il Bosco di Summaga, ho chiesto all’Amministrazione Comunale di elaborare un “Progetto Verde” di cui la città è priva, con l’obiettivo di provvedere alla ripiantumazione di nuovi alberi in sostituzione delle piante abbattute per malattia (penso a viale Trieste, ma anche al viale del cimitero urbano) e/o colpite dai recenti fortunali, e di alberare nuove zone, viali, piste ciclabili e aree residuali, attualmente prive di vegetazione, lasciate abbandonate.

Grazie per l’attenzione”

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TERZA CORSIA PORTOGRUARO: Terenzi richiede audizione autovie

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TERZA CORSIA: Terenzi richiede audizione autovie.

Ecco il comunicatro stampa di Marco Terenzi .

“richiesta Audizione “Autovie Venete”

Apprendiamo dalla stampa, in particolare da “Il Gazzettino” dd. 26/06 us. della comunicazione, da parte di “Autovie Venete”, dei contenuti generali inerenti al progetto esecutivo di dettaglio delle opere di protezione e compensazione relative alla realizzazione della terza corsia dell’A4.  La comunicazione interveniva contestualmente alle preoccupazioni  del Comitato S.Nicolò , esplicitate dal Presidente Ennio Vit  e riscontrate sulla stampa locale, ma non solo, per un “intervento non in linea con le prescrizioni degli atti autorizzativi (CIPE, Regione Veneto e Friuli Venezia Giulia, VIA del Ministero dell’Ambiente) relative in particolare alle quinte di verde in prossimità dei centri abitati”.

Data la sensibilità e l’importanza del tema per le comunità di S.Nicolò e Portovecchio, nonché per l’intera Città di Portogruaro, considerato che i Consiglieri Comunali non sono a conoscenza del progetto succitato e del dettaglio degli interventi a carico di Autovie  Venete, comunichiamo di aver inoltrato al Presidente del Consiglio Comunale la richiesta di audizione di “Autovie Venete” stessa nella Commissione Consiliare competente o in altra sede istituzionale per esaminare il quadro complessivo degli interventi correlati alla realizzazione della terza corsia A4 ed in particolare quelli progettati e da realizzare per limitare l’impatto della terza corsia stessa sui centri abitati e lungo lo sviluppo dell’A4 nelle località di S.Nicolò e Portovecchio.”

 

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CULTURA E POLITICA

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Intellettuali e cittadinanza attiva

Tempo addietro, sempre su queste pagine, ci siamo occupati dell’esigenza manifestata – in riva al Lemene – da un gruppo di persone della società civile, delle arti e delle professioni (della scuola in particolare) di promuovere delle iniziative tendenti a favorire l’incontro di cittadini al fine di discutere ed approfondire le principali questioni che toccano da vicino la nostra città ed il nostro territorio. Si è, in definitiva, voluto avviare un percorso di partecipazione e di confronto, realizzando una sorta di laboratorio sperimentale aperto, attraverso un modo nuovo di stare assieme, tentando così di attuare una forma, da più parti già esperimentata, di “ cittadinanza attiva ”.  

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Recentemente, dopo aver affrontato argomenti molto importanti come l’urbanistica, lo sviluppo economico e la salvaguardia dell’ambiente, è stato promosso un altro incontro – molto partecipato – su un tema altrettanto significativo: il ruolo e la funzione della cultura nel nostro tessuto sociale ed economico. Si è spaziato, attraverso diversi interventi “ stimolatori “, nei mondi della scuola, dell’ università, della musica, dell’arte ed archeologia e di quant’altro interessa da vicino la nostra realtà portogruarese, con particolare attenzione al centro storico. Basti pensare – solo per fare un esempio – a Via Seminario per capire quanto sia giusto e legittimo aprire un dibattito sulla possibilità di costituirne un vero e proprio “ sistema culturale evoluto “.

Palazzo Venenzio ed ex Carceri (già sede del Giudice di Pace)
Palazzo Venenzio ed ex Carceri (già sede del Giudice di Pace)

Il tutto nell’intento di offrire un contributo perché la città diventi sempre più “ civitas “, cioè comunità formata da persone ed istituzioni caratterizzate da identità non solo di produzione, ma di vera condivisione nel segno di una cultura che, più che spettacolo occasionale, diventi impegno quotidiano per far crescere tutta la comunità, partendo da quanto già esiste e non disperdendo un patrimonio frutto di inventiva ed anni di lavoro di tanta gente e di tante risorse messe a disposizione, anche in termini di spazi e strutture. Occasioni che significano concretamente – per chi ne vuole approfittare – non solo incontrarsi, ma anche esprimere i propri bisogni, condividere problemi ed aspirazioni di una comunità al fine di elaborare insieme strategie finalizzate ad un vivere bene a tutto campo e dar vita ad un rinnovamento e ad uno sviluppo fondati sulla qualità delle idee e dei progetti.

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Non bastano più gli slogan tipo “ Portogruaro: da città di cultura a città della cultura” , ” con la cultura non si mangia “, ma una visione politico- programmatica d’insieme che indichi chiaramente quali siano i grandi obiettivi strategici, i mezzi per raggiungerli e che guardi seriamente al governo della comunità, non al governo del consenso. Per comprendere appieno la portata di quest’ultima considerazione diventa necessario ampliare il campo di indagine e di valutazione, andando a fondo proprio sul rapporto tra cultura e politica. Infatti credo sia legittimo chiedersi: Che posto occupa la cultura nella politica? Ce l’ha veramente, o meglio: dov’è oggi la cultura nella politica?  Qui le opinioni possono divergere ed il dibattito farsi assai interessante, per alcuni aspetti anche provocatorio. Qualcuno sostiene sia preferibile che la cultura si tenga fuori, quanto meno ad una certa distanza dai partiti ed organizzazioni similari; altri invece che sarebbe un guaio se artisti, studiosi ed intellettuali si tenessero lontani dai politici, mancando così di influenzarli ed incalzarli.

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A dire il vero, recentemente, si è aggiunta un’altra posizione che ha già creato un certo interesse e ricevuto sostegno, ma anche fomentato più di una polemica. Infatti, più di una voce va sostenendo che – proprio ai nostri giorni – i politici e la politica espellono la cultura, perché – si dice – non la praticano. Non solo, ma nemmeno cercano la sua collaborazione guardandosi bene dal trovare ausilio negli “intellettuali “ e tanto meno dal farsi vedere assieme, tanto sono convinti che questi tengano lontani gli elettori. Forse, aggiunge qualche malalingua, hanno ragione perché ormai – salvo rare eccezioni – la gran parte degli intellettuali sono “ politicizzati “ e quindi non piacciono al grande pubblico. Non piacciono perché palesemente “ schierati “, come tanti giornalisti che conosciamo, o perché finiscono per caricarsi addosso un ” clichè “ elitario, distante dunque dalla dialettica comune, per non dire di quanti hanno una visione astratta, idealistica e puramente moralistica dei problemi sociali oggi sul tappeto.

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Potremmo sintetizzare così: meno c’è cultura nella testa e nei discorsi dei politici e più sono considerati capaci di sentire ed interpretare realisticamente quello che succede tutti i giorni nella vita della maggioranza dei cittadini. Siamo davvero sicuri che questa sia la strada giusta? Non ne sono convinto, perché – se non altro – non spetta ai politici e ai loro partiti/movimenti dirci come dobbiamo vivere, quale deve essere la società migliore e più giusta, quali i diritti e i doveri per cui impegnarsi. Credo spetti, invece, proprio alla cultura, intesa nel suo insieme di scienza, religione, arte, filosofia, ad orientare la nostra idea del presente, del passato e soprattutto del futuro. Bisogna credere nella forza della cultura come capacità formativa.

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Sarebbe fin troppo facile e comodo concludere dicendo che i politici ignoranti e brutali fanno solo danni, ma la sfida che ci si pone davanti, da Roma a Portogruaro, è tutta da scrivere e tocca da vicino le diverse anime anche delle nostre comunità. Dovremmo essere capaci di raccogliere questa ulteriore opportunità (#tuttaunaltraportogruaro# ), cercando anzitutto di esercitare – nelle forme che riterremo più opportune – la pratica della  “cittadinanza attiva “, cominciando proprio dal desiderio di confrontarsi con gli altri e portare il proprio contributo. Non dobbiamo mai dimenticare che una comunità va anche governata e la democrazia impone che siano proprio i cittadini elettori a scegliersi i propri rappresentanti. Con buona pace degli Intellettuali, anche nostrani!

Gigi Villotta               16 Luglio 2019