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Fondazione S.Cecilia: “dopo tre anni di incertezza e discussione la Giunta Senatore ci ha dato ragione”

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Fondazione Santa Cecilia:  “finalmente dopo tre anni di Incertezza e discussione la Giunta Senatore ci ha dato ragione é possibile per il Comune socio fondatore erogare contributi a fronte di una attività  di grande rilevanza sociale.” dice Marco Terenzi.

Marco Terenzi
Marco Terenzi

Ecco il comunicato completo:

“Nella serata di mercoledì 27 novembre us, nel corso del Consiglio Comunale, è stata approvata la nuova convenzione fra Città Metropolitana, Comune di Portogruaro e Fondazione Musicale Santa Cecilia, per il triennio 2020-22.
Abbiamo registrato finalmente una inversione di tendenza della politica tenuta, nel precedente triennio , dall’Amministrazione Senatore nei confronti della Fondazione.
Prima l’approvazione della Convenzione nella seduta del 31/10/2016 del Consiglio Comunale da parte del Comune e della Città Metropolitana, soci fondatori della Fondazione, che aveva progressivamente ridotto il campo di attività ed il contributo dei soci fondatori, passando dai 250 mila euro per il biennio scolastico 2016_2017 ai 100 mila per il biennio 2018_2019, prefigurando il disimpegno finanziario del Comune e della Città Metropolitana stessi.
Quindi le dimissioni dell’allora Presidente dr. Giovanni Mulato, intervenute nel mese di aprile del 2017 e successivamente di altri due membri del CDA.
Infine al termine del Festival Internazionale di musica 2018 le dimissioni del Maestro Bronzi, stimato ed apprezzato Direttore Artistico del Festival stesso, alla sua 36° Edizione che aveva parlato esplicitamente di una Fondazione ormai senza vita per volontà addirittura dei Soci fondatori.
Ora sembra che possa avere finalmente termine questo triennio di incertezza che ha pesato negativamente sulle attività delle Fondazioni con una nuova convenzione che prevede il riconoscimento delle prestigiose attività svolte dalla Fondazione in favore della comunità Portogruarese, del suo mandamento e della Città Metropolitana ed il riallineamento dei contributi fino ad un massimo di 150 mila euro annui da parte del Comune e 100 mila euro da parte della Città Metropolitana.
Come volevasi dimostrare non esiste nessuna norma che vieti agli Enti Locali l’istituzione (nè tantomeno il mantenimento) di una Fondazione né esiste il divieto per gli Enti Locali stessi di erogare contributi ad una Fondazione culturale anche a supporto dell’ordinaria gestione purchè le spese siano finalizzate allo svolgimento di una particolare attività direttamente riconducibile agli interessi della comunità locale e purchè l’erogazione venga disposta e regolamentata in via preventiva prima dello svolgimento dell’attività attraverso una convenzione.
Così come sempre stato nei rapporti fra Fondazione, Comune Provincia di Venezia ed ora Città Metropolitana. Incomprensibile dunque il comportamento dell’Amministrazione nel corso del passato triennio che con la progressiva riduzione dei contributi ha oggettivamente indebolito finanziariamente la Fondazione S.Cecilia, così come desumibile anche dai bilanci della Fondazione stessa.
Nel corso del Consiglio Comunale il Gruppo Consiliare ha anche lamentato la breve durata della convenzione fissata solo in un triennio ed ha chiesto, attraverso adeguato emendamento messo ai voti, l’eliminazione, in corrispondenza dell’importo finanziario di 150 mila euro per il Comune e 100 mila per la Città Metropolitana, dell’inciso “fino ad un massimo di” che genera variabilità ed incertezza nell’importo complessivo del contributo da erogare annualmente alla Fondazione. L’emendamento è stato bocciato .
Per questi motivi, nonostante la constatazione dell’auspicato cambio di rotta dell’Amministrazione verso la Fondazione S.Cecilia rispetto al triennio precedente, il Gruppo di Centrosinistra si è astenuto sull’approvazione di questa Convenzione.
Il Capogruppo del Gruppo Consiliare
“Centro Sinistra Più Avanti Insieme”
Marco TERENZI”

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A proposito di “OSPEDALE VECCHIO”

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A proposito di “OSPEDALE VECCHIO”

Ecco il comunicato di Marco Terenzi:

“Nella serata di mercoledì 23 ottobre us su richiesta del Gruppo Consiliare CSX_PAI si è tenuta la seduta della 5° Commissione Consiliare recante per oggetto la variante al PUA n.8 (Piano Urbanistico Attuativo) S.Giovanni – Ospedale Vecchio. All’Amministrazione ed ai Progettisti il Gruppo Consiliare CSX_PAI ha avuto modo di esporre le osservazioni previste a norma di legge e protocollate entro il 21/10 us. che richiederanno all’Amministrazione una risposta puntuale.

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Come noto la variante è stata richiesta dalla Società privata, proprietaria degli immobili e dell’area, acquisiti all’AUSL4 VO e si iscrive nel contesto dell’Accordo di Programma stipulato nel 1996 fra Comune ed AUSL 10 Veneto Orientale, ed integrato da n. 2 Allegati, tutti atti approvati dal Consiglio Comunale nel corso degli anni che prevedeva la realizzazione di una RSA – Residenza Sanitaria -assistita da 120 ppll. e di un modulo di Ospedale di Comunità dotato di 20 ppll.
A livello generale una prima osservazione positiva è che il progetto complessivo riqualifica in modo importante l’ambito dell’ex Ospedale Vecchio restituendo un nuovo valore architettonico, funzionale ed urbano all’area attraverso la realizzazione di servizi alla persona orientati alla condizione dell’anziano autosufficiente e non, integrati nel Centro storico.
Tuttavia vi sono alcuni elementi ed alcune criticità che devono essere discussi ed affrontati;
• la proposta di variante si discosta da quanto precedentemente previsto. Infatti il nuovo progetto prevede la realizzazione di un Centro – Servizi per Persone Anziane non autosufficienti (60 ppll.) e di un complesso di appartamenti “protetti” (40 ppll.). Dunque due strutture sempre nell’ambito della residenzialità per anziani ma, certamente, a minor intensità sanitaria; non si parla più di RSA né di ospedale di comunità;
• appare non funzionale e dunque riduttiva la mera monetizzazione dei parcheggi e dunque la rinuncia del Comune ad avere garantiti da parte del privato tutti i posti auto dovuti in rapporto con l’intervento in questione e che gli stessi vengano ricavati a discapito dello spazio scoperto rimanente, già limitato. La stessa AUSL 10 Veneto Orientale nel 2015 li aveva proposti nell’interrato dei nuovi edifici; tanto più se si considera il notevole incremento di carico urbanistico che comporterà l’intervento in oggetto, anche in relazione alla scelta illogica ed irragionevole dell’Amministrazione di non aver realizzato il capiente parcheggio interrato previsto nel comparto PIO X, anche a parziale servizio dell’area di S.Giovanni, in previsione dell’esistenza di un PUA Ospedale Vecchio, comparti evidentemente collegati dalla pianificazione urbanistica;
• risulta riduttiva dell’interesse pubblico e per ciò stesso inaccettabile la rinuncia alla realizzazione del percorso pedonale lungo la fossa storica “Spalti”; opera significativa in vista dell’interesse pubblico anche in funzione della valorizzazione e fruizione degli affacci acquei auspicate dagli urbanisti che si sono misurati nel tempo con il tema del centro storico;
• risulta in contrasto con la necessità di preservare il delicato ed elegante equilibrio delle forme e delle proporzioni edilizie del centro storico e di Borgo San Giovanni, la scelta di elevare di un piano il corpo di fabbrica più vicino alla Chiesa che risulterà a tre piani e dunque incombente sulla stessa; scelta sulla quale sarebbe almeno opportuno raccogliere il parere della Soprintendenza;
• al di là di un ulteriore incremento volumetrico (+ 3.300 mc) intervenuto, il progetto ai fini dei benefici pubblici appare peggiorativo rispetto al precedente in quanto non sono più previsti la costruzione dei posti auto interrati e la realizzazione del percorso pedonale lungo la fossa storica “Spalti”.
La variante introduce dunque nuovi elementi rispetto ai presupposti ed ai contenuti delle intese tra Comune ed AUSL 10 Veneto Orientale in precedenza approvate dal Consiglio Comunale. Per questo riteniamo istituzionalmente e normativamente dovuto il passaggio in Consiglio Comunale dei succitati atti collegati a la variante di cui all’oggetto, ai fini della loro approvazione.

Il Capogruppo Consigliare
“Centrosinistra Più Avanti Insieme”
Marco TERENZI “

“Progetto Verde”: iniziativa di Vittoria Pizzolitto.

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Riceviamo e volentieri segnaliamo una iniziativa di Vittoria Pizzolitto – Consigliera Comunale di Centro Sinistra “Più Avanti Insieme”, ci comunica Vittoria:

“Nell’ultimo Consiglio Comunale di sabato 3 agosto, nell’esprime soddisfazione per la conclusione dell’iter tecnico che riguarda il Bosco di Summaga, ho chiesto all’Amministrazione Comunale di elaborare un “Progetto Verde” di cui la città è priva, con l’obiettivo di provvedere alla ripiantumazione di nuovi alberi in sostituzione delle piante abbattute per malattia (penso a viale Trieste, ma anche al viale del cimitero urbano) e/o colpite dai recenti fortunali, e di alberare nuove zone, viali, piste ciclabili e aree residuali, attualmente prive di vegetazione, lasciate abbandonate.

Grazie per l’attenzione”

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TERZA CORSIA PORTOGRUARO: Terenzi richiede audizione autovie

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TERZA CORSIA: Terenzi richiede audizione autovie.

Ecco il comunicatro stampa di Marco Terenzi .

“richiesta Audizione “Autovie Venete”

Apprendiamo dalla stampa, in particolare da “Il Gazzettino” dd. 26/06 us. della comunicazione, da parte di “Autovie Venete”, dei contenuti generali inerenti al progetto esecutivo di dettaglio delle opere di protezione e compensazione relative alla realizzazione della terza corsia dell’A4.  La comunicazione interveniva contestualmente alle preoccupazioni  del Comitato S.Nicolò , esplicitate dal Presidente Ennio Vit  e riscontrate sulla stampa locale, ma non solo, per un “intervento non in linea con le prescrizioni degli atti autorizzativi (CIPE, Regione Veneto e Friuli Venezia Giulia, VIA del Ministero dell’Ambiente) relative in particolare alle quinte di verde in prossimità dei centri abitati”.

Data la sensibilità e l’importanza del tema per le comunità di S.Nicolò e Portovecchio, nonché per l’intera Città di Portogruaro, considerato che i Consiglieri Comunali non sono a conoscenza del progetto succitato e del dettaglio degli interventi a carico di Autovie  Venete, comunichiamo di aver inoltrato al Presidente del Consiglio Comunale la richiesta di audizione di “Autovie Venete” stessa nella Commissione Consiliare competente o in altra sede istituzionale per esaminare il quadro complessivo degli interventi correlati alla realizzazione della terza corsia A4 ed in particolare quelli progettati e da realizzare per limitare l’impatto della terza corsia stessa sui centri abitati e lungo lo sviluppo dell’A4 nelle località di S.Nicolò e Portovecchio.”

 

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CULTURA E POLITICA

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Intellettuali e cittadinanza attiva

Tempo addietro, sempre su queste pagine, ci siamo occupati dell’esigenza manifestata – in riva al Lemene – da un gruppo di persone della società civile, delle arti e delle professioni (della scuola in particolare) di promuovere delle iniziative tendenti a favorire l’incontro di cittadini al fine di discutere ed approfondire le principali questioni che toccano da vicino la nostra città ed il nostro territorio. Si è, in definitiva, voluto avviare un percorso di partecipazione e di confronto, realizzando una sorta di laboratorio sperimentale aperto, attraverso un modo nuovo di stare assieme, tentando così di attuare una forma, da più parti già esperimentata, di “ cittadinanza attiva ”.  

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Recentemente, dopo aver affrontato argomenti molto importanti come l’urbanistica, lo sviluppo economico e la salvaguardia dell’ambiente, è stato promosso un altro incontro – molto partecipato – su un tema altrettanto significativo: il ruolo e la funzione della cultura nel nostro tessuto sociale ed economico. Si è spaziato, attraverso diversi interventi “ stimolatori “, nei mondi della scuola, dell’ università, della musica, dell’arte ed archeologia e di quant’altro interessa da vicino la nostra realtà portogruarese, con particolare attenzione al centro storico. Basti pensare – solo per fare un esempio – a Via Seminario per capire quanto sia giusto e legittimo aprire un dibattito sulla possibilità di costituirne un vero e proprio “ sistema culturale evoluto “.

Palazzo Venenzio ed ex Carceri (già sede del Giudice di Pace)
Palazzo Venenzio ed ex Carceri (già sede del Giudice di Pace)

Il tutto nell’intento di offrire un contributo perché la città diventi sempre più “ civitas “, cioè comunità formata da persone ed istituzioni caratterizzate da identità non solo di produzione, ma di vera condivisione nel segno di una cultura che, più che spettacolo occasionale, diventi impegno quotidiano per far crescere tutta la comunità, partendo da quanto già esiste e non disperdendo un patrimonio frutto di inventiva ed anni di lavoro di tanta gente e di tante risorse messe a disposizione, anche in termini di spazi e strutture. Occasioni che significano concretamente – per chi ne vuole approfittare – non solo incontrarsi, ma anche esprimere i propri bisogni, condividere problemi ed aspirazioni di una comunità al fine di elaborare insieme strategie finalizzate ad un vivere bene a tutto campo e dar vita ad un rinnovamento e ad uno sviluppo fondati sulla qualità delle idee e dei progetti.

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Non bastano più gli slogan tipo “ Portogruaro: da città di cultura a città della cultura” , ” con la cultura non si mangia “, ma una visione politico- programmatica d’insieme che indichi chiaramente quali siano i grandi obiettivi strategici, i mezzi per raggiungerli e che guardi seriamente al governo della comunità, non al governo del consenso. Per comprendere appieno la portata di quest’ultima considerazione diventa necessario ampliare il campo di indagine e di valutazione, andando a fondo proprio sul rapporto tra cultura e politica. Infatti credo sia legittimo chiedersi: Che posto occupa la cultura nella politica? Ce l’ha veramente, o meglio: dov’è oggi la cultura nella politica?  Qui le opinioni possono divergere ed il dibattito farsi assai interessante, per alcuni aspetti anche provocatorio. Qualcuno sostiene sia preferibile che la cultura si tenga fuori, quanto meno ad una certa distanza dai partiti ed organizzazioni similari; altri invece che sarebbe un guaio se artisti, studiosi ed intellettuali si tenessero lontani dai politici, mancando così di influenzarli ed incalzarli.

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A dire il vero, recentemente, si è aggiunta un’altra posizione che ha già creato un certo interesse e ricevuto sostegno, ma anche fomentato più di una polemica. Infatti, più di una voce va sostenendo che – proprio ai nostri giorni – i politici e la politica espellono la cultura, perché – si dice – non la praticano. Non solo, ma nemmeno cercano la sua collaborazione guardandosi bene dal trovare ausilio negli “intellettuali “ e tanto meno dal farsi vedere assieme, tanto sono convinti che questi tengano lontani gli elettori. Forse, aggiunge qualche malalingua, hanno ragione perché ormai – salvo rare eccezioni – la gran parte degli intellettuali sono “ politicizzati “ e quindi non piacciono al grande pubblico. Non piacciono perché palesemente “ schierati “, come tanti giornalisti che conosciamo, o perché finiscono per caricarsi addosso un ” clichè “ elitario, distante dunque dalla dialettica comune, per non dire di quanti hanno una visione astratta, idealistica e puramente moralistica dei problemi sociali oggi sul tappeto.

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Potremmo sintetizzare così: meno c’è cultura nella testa e nei discorsi dei politici e più sono considerati capaci di sentire ed interpretare realisticamente quello che succede tutti i giorni nella vita della maggioranza dei cittadini. Siamo davvero sicuri che questa sia la strada giusta? Non ne sono convinto, perché – se non altro – non spetta ai politici e ai loro partiti/movimenti dirci come dobbiamo vivere, quale deve essere la società migliore e più giusta, quali i diritti e i doveri per cui impegnarsi. Credo spetti, invece, proprio alla cultura, intesa nel suo insieme di scienza, religione, arte, filosofia, ad orientare la nostra idea del presente, del passato e soprattutto del futuro. Bisogna credere nella forza della cultura come capacità formativa.

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Sarebbe fin troppo facile e comodo concludere dicendo che i politici ignoranti e brutali fanno solo danni, ma la sfida che ci si pone davanti, da Roma a Portogruaro, è tutta da scrivere e tocca da vicino le diverse anime anche delle nostre comunità. Dovremmo essere capaci di raccogliere questa ulteriore opportunità (#tuttaunaltraportogruaro# ), cercando anzitutto di esercitare – nelle forme che riterremo più opportune – la pratica della  “cittadinanza attiva “, cominciando proprio dal desiderio di confrontarsi con gli altri e portare il proprio contributo. Non dobbiamo mai dimenticare che una comunità va anche governata e la democrazia impone che siano proprio i cittadini elettori a scegliersi i propri rappresentanti. Con buona pace degli Intellettuali, anche nostrani!

Gigi Villotta               16 Luglio 2019

 

SALUTE, BENE PRIMARIO!

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Siamo lasciati soli davanti alla malattia?

La salute è un bene primario. Lo sappiamo tutti, perché ne siamo direttamente fruitori. Non basta però occuparsene solo quando stiamo male o ne siamo toccati da vicino, ma dovremmo avere sempre – tra tante delicate materie – un’attenzione particolare proprio per le politiche socio-sanitarie. Tanto più oggi, in un contesto sociale nazionale caratterizzato da pochissime nascite e con gli ottantenni che in trent’anni sono raddoppiati (oggi sono 4 milioni, il 7% della popolazione). Per tanti ordini di motivi che vanno dai bisogni sempre numerosi, alle cure e ai servizi prestati, ai costi delle prestazioni, non sempre a carico del SSN ( Servizio Sanitario Nazionale). Un impegno notevole che coinvolge tante competenze legislative, tecnico professionali e finanziarie. E’ risaputo che il socio sanitario rappresenti la “ fetta “ più sostanziosa dei bilanci regionali, ma sono soldi ben spesi, se non vengono usati male o peggio sprecati. L’attenzione all’uomo, a tutto l’uomo, non deve mai venir meno, perché la sofferenza ed il dolore – non solo fisici – possono davvero causare danni pesanti – non solo materiali – al singolo, alle famiglie e alla comunità di appartenenza. Ecco perché è importante occuparsene, interessarsi e non soltanto in occasioni particolari, ma anche quando emergono casi che possono coniugarsi con l’interesse generale.

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Non ci si può lamentare o magari indignare solo quando le liste d’attesa per una visita specialistica sono lunghissime, non si trova posto in una residenza per anziani o quando un determinato e costoso farmaco rimane a completo carico dell’assistito. Perché non se ne parla o lo si evidenzia anche quando alcuni servizi non funzionano, quando determinati reparti ospedalieri vengono ridimensionati oppure scelte e logiche, non sempre comprensibili, portano a privilegiare determinate soluzioni che non tengono affatto conto delle realtà territoriali che si intendono  “servire“ ? Il Portogruarese ne rappresenta un caso tipico, essendo – tra l’altro – area di confine tra due Regioni ( Veneto e Friuli V.G.) dove la “ sanità “ funziona e considerata di buon livello, con diverse punte di eccellenza. Certo la materia è complessa, ma certe “ battaglie “ non si dovrebbero combattere solo per il “ campanile “, come avviene per chiudere o aprire un punto nascita, ma guardare davvero all’ interesse generale che, molte volte, rimane penalizzato da scelte programmatiche che magari non guardano ad altri campi, come – ad esempio – quello oncologico-terminale, sempre più urgenti ed indispensabili per le ricadute pratiche che quotidianamente comportano.

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Si pensi solo al rapporto tra l’acuzie ospedaliera e l’assistenza di cura e riabilitazione domiciliare, con tempi e modalità che davvero mettono in crisi intere famiglie. Chi ha provato, ne sa qualcosa! E si potrebbe continuare, perché quando si tocca “ la carne “ dell’uomo gli esempi e i campi di interesse si moltiplicano a dismisura. Ci sono però due aspetti che dovrebbero interessarci particolarmente e che qui intendiamo affrontare. Il primo riguarda una domanda che in molti si pongono e che già tanti vivono sulla propria pelle. Pagare o rinunciare a curarsi? Ormai è acclarato come nel nostro Paese il principio sacrosanto di uguaglianza nell’accesso alle terapie stia, con evidenza, scomparendo. Lo stanno dimostrando le statistiche: quasi venti milioni di italiani – a prescindere da ricchi e poveri, del sud o del nord – sono costretti a mettere mano al portafogli per le prestazioni sanitarie che non riescono più ad ottenere dal servizio pubblico. C’è già chi parla di una vera e propria emergenza sanitaria che di fatto viene a negare i tanto dibattuti Lea ( livelli essenziali di assistenza).

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Possiamo allora cominciare a dire che siamo lasciati soli davanti alla malattia? Ancora le cifre a parlare chiaro: la spesa privata è salita a 37 miliardi di euro, con un 7% in più dal 2014, mentre quella pubblica ha fatto registrare un – 0,3 %. Ben 1.437 euro è la spesa sanitaria media per famiglia, con aumenti del 100% in caso di anziani e del 200% per quanto riguarda disabili e non autosufficienti. Dati davvero sconfortanti per i “ forzati della sanità “ nelle loro odissee quotidiane, quando si riesca a prenotare con tempi di attesa davvero molto lunghi. Per non dire di quel 35,8 % di utenti che lo scorso non vi è riuscito, almeno una volta, trovando le liste chiuse. C’è molta insoddisfazione in giro e l’esasperazione, alcune volte, porta a delle vere e proprie aggressioni verbali e fisiche nei confronti di operatori ai CUP e perfino di infermieri e medici. 14 milioni di italiani, intanto, hanno già provveduto a stipulare una polizza sanitaria integrativa. Secondo aspetto, purtroppo una triste constatazione. Ci troviamo di fronte ad un lento ma costante scivolamento del nostro SSN verso un inesorabile declino, proprio perché – sempre più – comincia a lasciare al proprio destino milioni di cittadini che non arrivano più ad accedere ai diversi servizi, sia preventivi che diagnostici, come pure quelli assistenziali e riabilitativi.

Ospedale di Portogruaro
Ospedale di Portogruaro

Vi concorrono una serie di fattori che vanno dall’invecchiamento della popolazione, all’aumento delle malattie croniche, fino alla pesante crisi economica con conseguente definanziamento della spesa pubblica. Attorno a questa complessa ed articolata problematica si sta, fortunatamente, aprendo un tavolo di discussione, perché così non si può certo continuare. Mi rifiuto di pensare che ci sia sotto un disegno occulto di smantellamento e privatizzazione del nostro Servizio sanitario nazionale ed allora bisognerà subito agire introducendo alcuni correttivi che – secondo diversi esperti – non possono prescindere da tra elementi di base: la rimodulazione delle prestazioni erogate gratuitamente, la ridefinizione dei criteri della compartecipazione alla spesa medica e soprattutto l’avvio di un grande piano nazionale della prevenzione. Speriamo davvero di farcela, questo Paese ha bisogno di futuro!

Gigi Villotta

Portogruaro, 24 Giugno 2019

SCELTE CONSAPEVOLI ?

Non basta più solo ascoltare

Siamo appena reduci da un’altra tornata elettorale. Abbiamo rinnovato i nostri rappresentanti al Parlamento Europeo, ma si è votato anche per eleggere tanti consigli comunali, compresa la maggioranza delle amministrazioni locali del comprensorio portogruarese. Siccome è risaputo che i voti si contano e non si pesano, almeno – per stavolta – saltiamo considerazioni e riflessioni sull’esito del voto e sul come si è arrivati ad un determinato tipo di risultato e di consenso elettorale. Aspetti ampiamente dibattuti e sviscerati da chi lo fa “ per mestiere “. Non ci interessa qui tanto capire chi ha vinto o perso e che nella recente campagna elettorale non si sia parlato affatto di Europa, ma tentare una riflessione a ritroso perché qualche segnale, anche a livello locale, è arrivato ed è dunque tempo di aprire un versante, un pensiero per tentare di porre rimedio ad una deriva che potrebbe finire per indebolire l’intero tessuto democratico del nostro Paese. Il riferimento principale va alla disaffezione, al disinteresse del cittadino verso la politica sia in termini soggettivi  (candidarsi ) che oggettivi ( andare a votare ). A questo ragionamento, però, una premessa va fatta e riguarda un nodo che va subito sciolto, perché altrimenti si corre il rischio di non essere chiari.

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Riguarda il concetto di “ periferie “, un termine mai tanto usato e ricorrente come di questi ultimi tempi, a tutti i livelli , e non solo urbani, ma esistenziali. Sono diventate terreno di caccia privilegiato per la politica, restando innanzitutto uno straordinario termometro sociale del Paese. Rappresentano infatti la memoria storica delle comunità, sostanzialmente perché anticipano i fenomeni di mutamento, pur custodendo al proprio interno i segni di futuro. In che maniera? Non certo fermandoci all’analisi dei flussi elettorali, basandosi solo sulla certificazione di quale forza partitica riesca meglio a cavalcare il sentimento politico, magari soffiando sul fuoco del malcontento popolare in un dato momento, ma allargando la prospettiva storica e sociale per capire quali sommovimenti profondi si stanno verificando. Occorre evidentemente ragionare in un orizzonte temporale molto ampio, non certo sui possibili decimali di punto raccolti o persi nell’urna. Per far questo bisognerà tornare a mettersi nei panni della “ gente “, provare a vedere con occhi “ altri “, aprirsi per sentire ciò che gli “altri “ sentono. Insomma il saper ascoltare ed immedesimarsi devono confermarsi, un’altra volta, disciplina necessaria non solo per chi cura la “ cosa pubblica “, ma anche per tutti i cittadini nella vita di ogni giorno ed in particolare quando scelgono i propri rappresentanti per gestire questa delicata “cura” del bene comune.  Una delle frasi ricorrenti, molto impregnata di qualunquismo, che si sente in giro è : “tanto sono tutti uguali “. Dire questo è davvero fuorviante, rappresentando un falso alibi per chi non si degna di perdere neanche un attimo della sua preziosissima vita per cercare di capire in che mondo siamo e per scegliere il progresso sociale, civile e politico, essendo giusti con tutti e premiando i migliori.

partecipazione-elettorale-nei-16-comuni-capoluogo-comparazione-tra-primo-e-secondo-turno-2019
partecipazione-elettorale-nei-16-comuni-capoluogo-comparazione-tra-primo-e-secondo-turno-2019

Certo uno vale uno ai fini elettorali, ma qualcuno – a guardar bene nella pratica corrente – neanche quello ed addirittura nessuno vale davvero. Rischia di  “contare”  solo il minuscolo o cospicuo interesse contingente di questo o di quel gruppo. E se c’è un abbondante 40 % di italiani che ora pende sovranamente da una parte, non possiamo dimenticarci del restante 60 per cento. Ecco perché bisogna ascoltarsi, non ascoltare e basta! Dipende da tutti noi, se davvero speriamo di cambiare il Paese. Certo, dipende da tutti noi, ma dobbiamo – a mio parere – renderci conto che all’orizzonte ci sono già oggi un paio di questioni che non vanno assolutamente sottovalutate. Una prima, di carattere generale, mi pare – guardando alla scena nazionale – si stia procedendo verso un futuro  “ senza trama “. La seconda di essere avviati verso un “ civismo “ che non presuppone la cittadinanza, il riconoscimento reciproco, orfani ormai di una costruzione partitica ormai destinata alla memoria storica e ancora alla ricerca di altre forme aggreganti e partecipative. Tentativi in atto, a questo proposito, ce ne sono anche nel Portogruarese ( come abbiamo già avuto modo di parlare da queste colonne ), ma fanno enorme fatica e le ricadute sono molto al di sotto delle pur legittime aspettative. Vorrei fare un solo esempio, riportando un dato che, se non opportunamente colto, potrebbe davvero rappresentare un vulnus per il futuro anche delle nostre comunità. Fermandoci al solo ambito politico amministrativo, si riscontra che sempre meno candidati si presentano alle consultazioni amministrative e già qualche comune (non solo i più piccoli) va alle urne con un solo aspirante al ruolo di sindaco, senza offrire alcun tipo di confronto. Eppure, un po’ dappertutto, ci si imbatte in una miriade di liste costruite attorno alle figure degli aspiranti primi cittadini, di borghi e frazioni che costituiscono il tessuto sociale di una città o di un paese, con nomi e motti evocanti soprattutto desideri. Il tutto nella illusione di creare forme aggregative di consenso elettorale attorno solo a delle parole. Ecco allora scorrere “ impegno “,  “fare per …”, “insieme “, “ vivi “, “obiettivo comune “, “passione comune”,  “uniti per”, “ cambiare “, e così andando, con rare più incisive originalità. Certo, anche per le nostre realtà, la vicinanza dei candidati con gli elettori non ha bisogno di troppo appellativi o di un marketing raffinato. In gioco infatti c’è soprattutto la fiducia, senza preoccuparsi della sostanza dei programmi.

Parliamo ancora di “ periferie ”, di amministrazioni periferiche dove dovrebbe albergare quell’empatia che facilita le relazioni, i risultati concreti, e rende più sopportabile la burocrazia. Da qui bisognerà ripartire, dando attenzione proprio al “ piccolo “, se vogliamo puntare ad una autentica coesione sociale che, alla fine, risulta il vero propulsore di democrazia diretta.

Gigi Villotta

07 Giugno 2019

#Tuttaunaltraportogruaro – Cultura! Per Portogruaro-13 giugno 2019 – Palazzo Altan Venanzio

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Riceviamo invito e volentieri segnaliamo un’altra iniziativa di #Tuttaunaltraportogruaro:

“#Tuttaunaltraportogruaro ha in questi mesi promosso una serie di incontri su temi diversi e con un obiettivo unico: sviluppare Cittadinanza Attiva, evidenziare criticità e soprattutto elaborare programmi e idee.

Ora vogliamo parlare di cultura, perchè parlare di cultura a Portogruaro significa mettere al centro del dibattito pubblico la vocazione principale della nostra città legata alla propria storia, alle proprie bellezze artistiche-architettoniche e ad un polo scolastico importante.

Per questo abbiamo organizzato “Cultura! Per Portogruaro” 13 giugno 2019 – Palazzo Altan Venanzio -un incontro aperto a tutti che vuole incentivare un confronto pubblico con ospiti di rilievo in ambito culturale.

Parteciperanno

  • Enrico Bronzi – musicista, direttore d’orchestra e docente
  • Gianluigi Baldo – docente universitario
  • Raffaela Guerra – dirigente scolastico d’istituto e della rete scolastica portogruarese in quiescenza
  • Diego A. Collovini – docente Accademia Belle Arti

Vi aspettiamo”

#Tuttaunaltraportogruaro  Cultura! Per Portogruaro

Venerdì 20 Giugno 2019 alle ore 20.30 a Pradipozzo! INFORMAZIONE ED AGGIORNAMENTI CON LA COMUNITÀ DI PRADIPOZZO, MAZZOLADA, LISON, SUMMAGA.

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SEGNALIAMO L’INIZIATIVA DEL Gruppo Consigliare “Centro Sinistra più avanti insieme”

RINVIATO AL 20 GIUGNO 2019
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Venerdì 14 Giugno 2019 alle ore 20.30 a Pradipozzo! SALA ORATORIO.

INFORMAZIONE ED AGGIORNAMENTI CON LA COMUNITÀ DI PRADIPOZZO, MAZZOLADA, LISON, SUMMAGA.

Venerdì 14 Giugno 2019 alle ore 20.30 a Pradipozzo! Gruppo Consigliare “Centro Sinistra più avanti insieme” parleremo della zona ovest di Portogruaro, di ciò che è stato fatto, di ciò che si farà, di ciò che si sarebbe dovuto fare, come e perché, secondo una visione amministrativa che guarda ad un PROGETTO PER LA COMUNITÀ.
Vi aspettiamo numerosi!

 

Nessun ripensamento per il centro dialisi di Portogruaro!

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Ospedale di Portogruaro

L’Ulss4, per far fronte alla carenza di medici, porta a compimento il suo piano di contenimento e di riorganizzazione del centro dialisi di Portogruaro mediante la riduzione del numero dei turni distribuiti su cinque giorni, sabato chiuso, ed il trasferimento di 4 pazienti e di alcuni infermieri nel nuovo centro dialisi a San Donà di Piave.

ECCO allegato il comunicato di Vittoria Pizzolitto sull’argomento.

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“L’Ulss4, per far fronte alla carenza di medici, porta a compimento il suo piano di contenimento e di riorganizzazione del centro dialisi di Portogruaro mediante la riduzione del numero dei turni distribuiti su cinque giorni, sabato chiuso, ed il trasferimento di 4 pazienti e di alcuni infermieri nel nuovo centro dialisi a San Donà di Piave che in questo modo potrà essere avviato a regime.
A nulla sono valse le rimostranze di alcuni di quei pazienti che dall’oggi al domani si sono visti cambiato il turno di trattamento con le gravi conseguenze per la loro vita quotidiana già condizionata dalla necessità di sottoporsi al trattamento di dialisi tre giorni la settimana, di pomeriggio o di mattina, soprattutto per i pazienti più anziani.
A nulla sono servite le proposte e i tentativi di trovare una mediazione con il primario dottor Giuseppe Messa da parte del personale infermieristico che si è dichiarato disponibile a mantenere aperto il centro dialisi di Portogruaro di sabato come CAL, ovvero come Centro Dialisi di Assistenza Limitata senza la presenza del medico, tenuto conto che il centro dialisi in caso di emergenza può contare sul Pronto Soccorso, come sempre avviene.
Il Centro Sinistra ha presentato un’interrogazione per chiedere alla Sindaca ed al Vice Sindaco Luigi Toffolo – medico ed esponente della Lega che è forza di maggioranza in questa amministrazione – di farsi carico di quanto sta accadendo a 40 cittadini di Portogruaro, malati-dializzati, e di attivare i rappresentanti di quella filiera politica che dal Comune arriva in Regione per scongiurare una riorganizzazione che finirebbe col penalizzare il centro dialisi di Portogruaro.
Ancora pochi giorni fa, a Concordia Sagittaria durante la campagna elettorale, il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia ribadiva come nel Veneto Orientale restano aperti e funzionanti due ospedali per poter servire al meglio un territorio vasto, posto a confine con il FVG ed attraversato da milioni di turisti che si muovono lungo le nostre strade, le stesse che saranno percorse dalle ambulanze interessate al trasferimento dei pazienti dializzati.
Su questo tema, della riorganizzazione del centro dialisi e del trasferimento dei pazienti da Portogruaro a San Donà, la Consigliera Regionale del PD Francesca Zottis ha presentato una interrogazione alla Regione Veneto, mentre le diverse sigle delle OO.SS. di Portogruaro si ritroveranno come RSU nei prossimi giorni per far conoscere le proprie ragioni all’Azienda.”