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DIRITTI E NUOVE SCHIAVITU’

 

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Le sanatorie a posteriori
Se ne parla poco, forse perché – dalle nostre parti – il fenomeno non si è ancora largamente diffuso, anche se approfondite indagini potrebbero far emergere risultati inaspettati in alcuni settori della nostra economia locale. Il riferimento va alla regolarizzazione del lavoro, in particolare degli immigrati irregolari. Le lacrime in televisione della ministra Bellanova hanno fatto breccia riguardo ad un provvedimento contenuto nel Decreto Rilancio che, se anche parziale, ha dato una prima risposta ad un problema che da anni veniva invocato, ma che era sempre stato disatteso da un parlamento largamente ostile ad ogni apertura a favore di “ chi viene da fuori “. Ci sarà tempo fino al prossimo 15 luglio per inviare al Ministero dell’Interno le richieste per l’emersione dei rapporti irregolari di lavoro.

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Al via dunque la regolarizzazione da parte di lavoratori extracomunitari, italiani e dell’Unione Europea, oltre che la presentazione delle domande di permesso di soggiorno temporaneo. Ad oggi le presenze irregolari nel nostro Paese che lavorano in diversi settori economici ( soprattutto agricoltura e servizi alla persona ( colf e badanti ), ma anche allevamenti, pesca, artigianato, industria e collegati ) si aggirano attorno alle 600mila unità, mentre il numero dei richiedenti asilo, in attesa di conoscere l’esito delle richieste, è attorno alle 50 mila unità. La presenza di questi “invisibili “ è diventata ancora più problematica alla luce della recente pandemia da covid19, soprattutto nelle aree più a rischio.

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Oltre a queste dirimenti motivazioni di carattere sanitario, è ben noto che gli irregolari costituiscono un potenziale bacino di manovalanza per la criminalità con rischi che aumentano quando, in momenti come questi, condizioni di vita decente sono ulteriormente precluse. C’è poi chi lamenta, dal punto di vista economico, come i lavoratori irregolari e poco qualificati sottrarrebbero opportunità occupazionali a lavoratori italiani, determinando nel contempo una concorrenza al ribasso sul costo del lavoro ed un peggioramento della dignità lavorativa e le stesse condizioni di vita. Il recente provvedimento governativo punta ad un potenziale doppio beneficio.

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Rendere più facile lo spostamento tra diverse aree di chi già si trova nel nostro Paese, ma soprattutto, attraverso la sanatoria e la regolarizzazione, ridurre quelle condizioni di scarsa dignità e precarietà – già documentate ed evidenziate in diverse occasioni – che purtroppo rendono il lavoro degli immigrati irregolari più “competitivo “ rispetto a quello di lavoratori italiani che, giustamente, non accettano quelle condizioni. Secondo qualcuno il problema, addirittura, non esisterebbe se si fosse proceduto nel tempo alla espulsione degli irregolari. A parole è facile affermarlo, ma i dati più recenti hanno dimostrato che le politiche di rimpatrio sono di fatto impraticabili per onerosità e altre varie difficoltà. Certo la logica della norma approvata si presta a tutta una serie di considerazioni che meriterebbero davvero un reale approfondimento di merito.

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Anzitutto deve far pensare il come si sia arrivati a questo primo importante risultato. Semplificando, possiamo dire che dove non è arrivata la tutela dei diritti umani c’è riuscita la raccolta degli ortaggi nei campi? E’ esagerato pensare che, dove non ha fatto breccia la protezione dal contagio di persone prive di accesso ai servizi, è passata invece una stentata accoglienza delle braccia necessarie a certi settori? Forse si poteva approfittare dell’occasione per tentare di risanare le incongruenze e i risultati pratici dei “decreti sicurezza “ ed anche mettere mano ad un mercato nero del lavoro, senza garanzie. Un’altra volta è emerso il limite vero di questo modo di procedere, già abbondantemente sperimentato: le sanatorie a posteriori. Se ne sono viste davvero tante dal 1986, sempre rimanendo nel campo delle politiche relative alla regolazione dell’immigrazione, che guarda caso sono quasi sempre state dettate dal “mercato “. Un passo in avanti, è giusto riconoscerlo, è però stato fatto. Diventa importante adesso non svuotarlo di senso e di significato. Questa mezza vittoria civile deve essere ora attuata ed è quindi indispensabile che i soggetti interessati ( italiani e stranieri ) e i datori di lavoro (comprese le famiglie ) si mobilitino per produrre la documentazione necessaria ed inviarla agli “sportelli “ riconosciuti ed affidabili . Questo importante appello è stato lanciato, giorni fa, anche dall’ AMVO “Associazione Migranti del Veneto Orientale “ con una lettera ai sindaci e ai sindacati del Portogruarese per chiedere l’attivazione di un servizio dedicato all’emersione del lavoro irregolare. Non è possibile quantificare quanti siano i lavoratori irregolari che operano nel nostro comprensorio, tanto meno ipotizzare quanti saranno coloro che beneficeranno di questa specifica normativa di legge.

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Si stima che le situazioni sanabili, riguardanti in particolare gli stranieri extra EU, siano almeno un centinaio, nella maggioranza riguardanti il lavoro domestico e di assistenza. Da parte AMVO vengono pure evidenziati tentativi di estorsione o ricatto nei confronti di quanti intendono regolarizzare la propria posizione nel nostro Paese. Non mancano nemmeno i datori di lavoro “ fittizi “ che si mettono a disposizione, a pagamento, per facilitare le pratiche. Ecco perchè sarebbe importante, per tutti, poter contare su una adeguata rete locale di servizi di informazione e di assistenza. Un passaggio davvero doveroso, anche perché la recente pandemia ha fatto emergere in maniera prorompente la diseguaglianza delle persone. Occorre dunque una risposta forte. Si parla tanto di diritti delle persone, quindi le distinzioni sono dolorosissime. Considerare le persone in base alla loro utilità, solo come braccia, provoca una ulteriore ingiustizia che rischia davvero di diventare insopportabile, perché questi “ invisibili “ fanno parte – a tutti gli effetti – della nostra società e, tra l’altro, contribuiscono al nostro Pil in maniera rilevante. Senza dimenticare un altro particolare importante: è la prima occasione in cui si accomunano, simbolicamente ancor prima che nei fatti, lavoratori italiani e migranti irregolari, gli uni e gli altri ugualmente sfruttati. Un passo dal valore straordinario.
Gigi Villotta
28 Giugno 2020 ( Città per l’Uomo )

SENZA ONERI PER LO STATO

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Parità nella libertà
Potrà sembrare strano ammettere che se qualche soldino in più arriverà alla scuole paritarie, lo dobbiamo alle conseguenze causate dal Covid-19. Infatti, dopo anni di promesse e di rinvii, di convegni e seminari sull’ argomento, hanno trovato qualche certezza proprio nelle recenti misure governative di rilancio ai danni provocati dal coronavirus. E’ un primo passo importante, un buon segnale che va nella direzione giusta, anche in previsione di possibili miglioramenti nei prossimi passaggi parlamentari. Miglioramenti che dovranno essere sostanziali, in termini di risorse economiche, perché ormai, come dimostrato anche da alcune esperienze presenti nel nostro territorio, è “ allarme rosso “ per i mancati introiti dovuti all’emergenza sanitaria. In pratica significa che si corre davvero il rischio di limitare l’attività o peggio di non riaprire più a settembre, mettendo in serio pericolo un patrimonio culturale che è di tutto il Paese.

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Da tempo e da più parti, con grande forza, si sono levate tante voci affinchè vengano colmate le vistose disparità delle risorse e definite bene le condizioni per un effettivo sostegno a famiglie e scuole paritarie. Il principale interlocutore è il Parlamento, perché unico in grado di legiferare in materia. Sicuramente, è auspicabile, in maniera più chiara di quanto avvenuto in passato, partendo dalla scrittura della Costituzione repubblicana fino alla legge 62/2000 sul sistema pubblico scolastico. La materia, assai complessa ed articolata, non si presta certo a facili semplificazioni, ma trattando temi di ampio respiro, come l’educazione e la formazione, da sempre risente di forti richiami valoriali e di non pochi presupposti, spesso di tipo ideologico. Un retaggio duro a morire, ieri ed oggi, come dimostrato anche dalle recenti affermazioni del segretario nazionale della Flc-Cgil Francesco Sinopoli che al giornale Avvenire, esprimendo una posizione piuttosto inusuale, dichiarava che servono più fondi al mondo della scuola, comprese le paritarie. Sul tema della parità scolastica, però, teneva a precisare: “ Per noi esistono i paletti costituzionali”.

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Ecco, qui sta il punto da cui partire. Se anche i politici, i sindacalisti, gli opinionisti, gli intellettuali, oltre ai curiosi, andassero a rileggersi attentamente i resoconti-verbali dei lavori della “ costituente “, uscita dalle elezioni politiche del’46, forse aiuterebbe tutti a capire di più e meglio l’art. 33 della nostra Carta, in cui al terzo comma compare la tanto citata ed evocata frase “ senza oneri per lo Stato “. E’ passato alla storia come “ l’inciso corbiniano “, dal suo autore l’on. liberale Epicarmo Corbino. Ecco allora le necessità di capire bene perché, in attesa di una precisa proposta di modifica costituzionale, vadano approfonditi alcuni aspetti per una sua corretta interpretazione ai fini del finanziamento pubblico delle scuole non statali ( paritarie e private ) che svolgono un pubblico servizio nel campo della istruzione e dell’educazione, come ribadito nel 2000 dalla legge n°62, voluta dall’allora ministro Luigi Berlinguer. Sono almeno quattro gli elementi che connotano la questione relativa ai “ senza oneri per lo Stato. Anzitutto va detto, come si può leggere dagli atti ufficiali della costituente, che lo stesso on. Corbino aveva precisato “ Noi non diciamo che lo Stato non potrà mai intervenire, in aiuto agli istituti privati, ma che nessun istituto privato potrà sorgere con il diritto di avere aiuti da parte dello Stato”. E’ dunque una cosa diversa: si tratta della facoltà di dare o di non dare. Una precisazione, tra l’altro, che fu accolta dai padri costituenti, compresi i componenti dei partiti della sinistra, in primis dal socialista Alcide Malagugini. Se poi si guarda all’equazione Scuola paritaria = pubblico servizio = pubblico finanziamento, le scuole non statali non sono tutte quelle che vengono istituite da “ enti e privati “, se svolgono una libera attività privata, ma quelle che esplicitamente vengono citate al comma 4 dello stesso art. 33, quindi quelle “ che chiedono la parità, cioè un trattamento scolastico equipollente a quello delle statali “, dove il termine scolastico va riferito ad ogni aspetto della attività svolta da queste scuole, compreso quello economico, come sono le tasse o le rette scolastiche per la frequenza ed il termine “equipollente” significa di uguale valore ed efficacia a tutti gli effetti. Queste scuole con il riconoscimento alla parità, avendone i requisiti, svolgono un servizio pubblico, come quello delle scuole istituite dallo Stato. Da qui si può applicare ad esse l’equiparazione “ pubblico servizio = pubblico finanziamento”, se tale è il finanziamento dell’istruzione per le scuole statali. Va poi anche rimarcato che da molti decenni il bilancio dello Stato contiene già appositi capitoli per contributi alle scuole non statali con importi che, per quanto insufficienti, trovano fondamento proprio nel “ pubblico servizio “ che la legge 62/2000 viene espressamente riconosciuto. Va altresì rimarcato che la stessa legge è stata approvata con alcuni aspetti ambigui ed insufficienti che attendono una ulteriore fase legislativa per il loro superamento nello spirito e nel rispetto di quanto la stessa Costituzione proclama con estrema chiarezza riguardo la piena libertà, l’equipollenza di trattamento scolastico, senza oneri per lo Stato che viene superato con la precisazione del comma 4 nei riguardi degli alunni di scuole paritarie che “ chiedono la parità “. Significa, in definitiva, uguaglianza di tutti i cittadini difronte al dovere dello Stato di rimuovere gli ostacoli e le cause che impediscono l’effettivo esercizio di tale libertà a parità di condizioni. Al riguardo ben chiara è la Risoluzione del Parlamento europeo del marzo ’84 sul “ diritto alla libertà di insegnamento ”, anche sotto il profilo finanziario. Si tratta dunque di un diritto, quello della gratuità della scuola obbligatoria ( vedasi l’art. 34 della Costituzione ), di cui non si può supporre la rinuncia solo per il fatto di scegliere una scuola non statale paritaria, che svolge – come detto – un servizio pubblico come già espressamente riconosciuto dalla normativa vigente. Vi è poi un ultima ragione, molto importante, per cui bisognerà al più presto intervenire a livello legislativo. Per raggiungere il sacrosanto principio della “ Parità nella libertà “, credo non sia solo possibile ma doveroso intervenire, affinchè le famiglie possano esercitare nel nostro Paese il diritto civile alla libera scelta del percorso formativo dei propri figli e le scuole che svolgono un pubblico servizio di adempiere ai loro obblighi in condizioni uguali a quelle di cui beneficiano gli istituti statali corrispondenti e senza discriminazioni.
Gigi Villotta
12 Giugno 2020 ( Città per l’Uomo )

“Svoltiamo Insieme – Per Stefano Santandrea Sindaco”

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“Svoltiamo Insieme – Per Stefano Santandrea Sindaco”: 

al via la campagna di comunicazione a sostegno del candidato sindaco 

Svoltiamo insieme”: la coalizione a sostegno di Stefano Santandrea dà il via ad una campagna di comunicazione per un nuovo inizio per l’intero comune di Portogruaro. Il centrosinistra lancia un messaggio che apre ad una città senza confini, dove ogni luogo e ogni spazio diventa importante per lo sviluppo del comune.

“Superata la fase critica della pandemia è il momento della ricostruzione. – afferma Stefano Santandrea, candidato Sindaco per il centro sinistra alle prossime elezioni amministrative – Portogruaro per cinque anni ha vissuto una situazione di immobilismo, che ha determinato diverse criticità sia dal punto di vista economico che sociale, aggravate dal lockdown. Siamo consapevoli che il momento di grave crisi economica legato all’emergenza sanitaria avrà delle ricadute importanti nella nostra vita, per superarlo non ci sono ricette, ma puntiamo ad azioni concrete realizzabili per dare una svolta.

Dobbiamo pensare al futuro con una visione che guarda all’oggi ma anche ai prossimi vent’anni e per questo dobbiamo essere pronti a cogliere tutte le opportunità in termini di risorse e investimenti, che dobbiamo cogliere ora, per rilanciare la nostra città. Vogliamo il contributo di tutti per ricreare occasioni e migliorare le condizioni di vita di cittadini ed imprese. Per questo stiamo lavorando ad un programma con idee chiare e concrete per dare una svolta anche dopo l’emergenza sanitaria.

Se vogliamo essere coerenti con l’affermazione che tutti amiamo la nostra città bisogna aprirsi ad accogliere e ad accettare suggerimenti, proposte e l’impegno di chi crede che il comune di Portogruaro possa riprendere un cammino di crescita.

Io sono il candidato del centro sinistra, ma sento di essere un cittadino che ha a cuore la nostra Portogruaro e vuole lavorare con tutti e per tutti. Portogruaro ha un grande bisogno di cambiamento e questo è più importante delle differenze politiche. Io voglio lavorare per il benessere dei cittadini e di Portogruaro, valorizzando le competenze e la voglia di fare di donne e uomini che credono in questo progetto e vogliono impegnarsi. È il momento di svoltare insieme.”

Dubbi sulla riapertura a settembre della piscina. Santandrea: “Ci vuole chiarezza e rispetto verso i cittadini”

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Dubbi sulla riapertura a settembre della piscina.

Santandrea: “Ci vuole chiarezza e rispetto verso i cittadini”

Ecco il comunicato inviato alla stampa da Stefano Santandrea:

“Finalmente dopo cinque anni di attese, il tergiversare dell’amministrazione sulla piscina comunale è finito: pare che riapra a settembre. Non posso che rallegrarmene soprattutto per i cittadini, che anche per strada mi fermano e mi chiedono di non dimenticarmi della piscina. – afferma Stefano Santandrea, candidato Sindaco per il centro sinistra alle prossime elezioni amministrative – È proprio per questi cittadini che mi esprimo perché ci sia chiarezza, perché ancora una volta su una questione che interessa così tante persone, costrette da molto tempo a trasferirsi in altri impianti lontani da Portogruaro, mi sarei aspettato tutt’altro tipo d’informazione.

Nella delibera dell’amministrazione si legge che l’intervento di cui necessita la piscina ha un valore stimato in 1.980.000 euro che lo stesso è stato diviso in due stralci e che il primo è stato ulteriormente diviso in due lotti. Quindi quello aggiudicato sarebbe solo il primo lotto del primo stralcio che, si intuisce, riguarderebbe solo il rifacimento della copertura e che, oltretutto, esaurisce già da solo l’intero importo stanziato di 1.400.000 euro.

Dopo cinque anni di attesa partono, dunque, solo alcune delle opere di cui l’impianto sportivo, uno dei più importanti della città, ha bisogno? Tutto il resto, spogliatoi, impianti, e così via, che l’Amministrazione e i tecnici incaricati ritenevano necessario fare e che erano in programma, quando saranno fatti? Ci vuole chiarezza e rispetto verso i cittadini.

Nulla sappiamo, infatti, del secondo lotto del primo stralcio e del secondo stralcio.

Tempi, risorse, progetti per questo dove sono? Evidentemente dovrà pensarci la prossima Amministrazione. Quindi altri interventi, altri cantieri, altri disagi! 

Nulla si dice poi della gestione dell’impianto: chi lo gestirà ad opera finita, visto che è scaduta da tempo la convenzione con i precedenti gestori? La gara per l’affidamento del servizio è già stata bandita e, se no, quando?

Chi e quando ci darà queste risposte?

Credo oggettivamente che i cittadini di Portogruaro, sportivi e non, che da tempo, e non solo da un anno, si attendevano delle risposte su questa struttura, si aspettassero di meglio.

Questi non sono tempi compatibili con la gestione della cosa pubblica.

In 5 anni di tempo con risorse in casa e possibilità di spenderle arriviamo a mandato scaduto, perché siamo a giugno e ora si aprirà il cantiere. Credere alla riapertura di settembre sembra una favola. Un’operazione che sa tanto da campagna elettorale, anche perché i dubbi sulla riapertura di questa importante struttura sportiva sono legittimi“.

“È ora di muoversi!”

Dr.Stefano Santandrea
Dr.Stefano Santandrea

 

“È ora di muoversi!”: 

Stefano Santandrea e il gruppo consiliare di centro sinistra avanzano ancora una volta proposte concrete su come affrontare la crisi economica e sociale

“È ora di muoversi! L’inerzia dell’amministrazione Senatore sui provvedimenti da assumere immediatamente e le risorse da stanziare per contenere i danni generati dall’emergenza sanitaria sta diventando insostenibile. – afferma Stefano Santandrea, candidato Sindaco per il centro sinistra alle prossime elezioni amministrative – Mancano le informazioni, anche le più basilari, che i cittadini stanno ricercando ovunque, manca efficienza nel portare a compimento le numerose proposte fatte in questi mesi da diverse parti, manca il coinvolgimento puntuale e costante con la comunità e i soggetti colpiti, manca una programmazione e organizzazione che semplifichi la vita ai cittadini.

La mia proposta è che intanto il comune almeno attivi da subito un unico sportello di riferimento per informare i cittadini su tutti gli aggiornamenti sul mondo del lavoro legati alla sopravvivenza (cassa integrazione straordinaria, disoccupazione, reddito di emergenza, e così via) e anche su tutti i bonus attivati dal governo (baby sitter, colf, e così via) e per aiutarli a capire come devono accedervi.

Alla Senatore e alla Lega, non basta dire siamo con i commercianti, gli artigiani o con le famiglie, bisogna agire concretamente.”

Nel frattempo nei giorni scorsi, il Gruppo Consiliare “Centrosinistra Più Avanti Insieme” ha trasmesso, ancora una volta, al Sindaco, al Presidente del Consiglio Comunale ed ai Capigruppo Consiliari un documento articolato rinnovando proposte puntuali sulle misure da assumere immediatamente, soprattutto a favore delle attività produttive e delle famiglie fragili.

Le proposte del documento riguardano:

  1. l’ampliamento dei plateatici per gli esercizi commerciali
  2. la riduzione della TARI, la riduzione o l’azzeramento dell’IMU per le imprese più in difficoltà
  3. incentivi fiscali in favore dei proprietari di immobili che rinunciano a parte o interamente agli affitti durante il lockdown
  4. l’implementazione del Fondo Solidarietà comunale per sostenere il pagamento delle bollette
  5. il rifinanziamento del fondo di solidarietà comunale per la spesa alimentare a sostegno delle famiglie in difficoltà
  6. l’attivazione dei centri estivi diurni
  7. la messa a disposizione dall’inizio del prossimo anno scolastico di ulteriori spazi adeguati per lo svolgimento dell’attività

“Con questo pacchetto di proposte – afferma Marco Terenzi, capogruppo del gruppo consiliare Centrosinistra Più Avanti Insieme – vogliamo sollecitare l’Amministrazione Comunale a rompere ogni indugio e a mettere in campo subito un pacchetto completo di misure necessarie, improcrastinabili ed articolate per fronteggiare l’emergenza sociale ed economica in favore di famiglie fragili e delle attività economiche duramente colpite dall’emergenza covid_19. Per fare questo vogliamo che entro il prossimo consiglio comunale l’amministrazione ci quantifichi quali sono le risorse disponibili in comune  dell’avanzo di amministrazione, dato anche dalla riduzione della spesa e dagli ulteriori trasferimenti che il governo ha messo a disposizione per i singoli comuni.”

L’ULTIMO TRENO

Il grido delle famiglie

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E’ arrivata un’altra bella notizia, in questo tempo davvero assai complicato e difficile. Ancor più positiva perché viene dalla nostra terra. Infatti il Consiglio regionale del Veneto, con il voto unanime di tutte le forze politiche rappresentate, ha approvato nei giorni scorsi una legge quadro che mette al centro “ la famiglia “. Sono stati ufficialmente introdotti il “ fattore famiglia “ per i servizi regionali, l’assegno di natalità per le future mamme, già dai primi mesi di gravidanza, una sperimentazione della gratuità dei servizi di nido per le coppie meno abbienti, ed altro ancora.

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Lo stanziamento economico è di circa 10 milioni di euro per il corrente anno, destinato ad aumentare nei prossimi bilanci. Ora, sempre a livello regionale, si tratterà di fare una legge ad hoc, per tradurre i principi del fattore famiglia in buone prassi. C’è da sperare che non si impieghi tanto tempo ad attuare praticamente tutti gli aspetti della relativa pianificazione amministrativa, tenendo anche conto che si andrà  – il prossimo autunno – al rinnovo del consiglio regionale veneto.

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Molto merito per il risultato raggiunto va anche alle numerose associazioni del Forum che, da tanto tempo, si battono per sostenere e promuovere una maggiore equità fiscale proprio per le famiglie. Ora, grazie a questa legge quadro regionale, sarà più facile convincere i Comuni veneti ad adottare lo stesso criterio, nella consapevolezza di quante difficoltà, già oggi, debbano affrontare gli enti locali periferici in materia di bilancio. Sono pochi (una ventina) gli esempi dove si sia già concretamente sperimentato il “ fattore famiglia “, traducendo in numeri e criteri economici la centralità sociale e culturale del nucleo familiare.

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Tra gli strumenti operativi contemplati dalla legge quadro regionale c’è la conferma degli “sportelli per la famiglia “, già avviati sperimentalmente nel 2016, che facilitano la conoscenza e l’accesso ai servizi del territorio, oltre alla “ certificazione di riconoscimento familiare “, una sorta di “ bollino di qualità” per individuare le organizzazioni pubbliche e private che si impegnano, su base volontaria, ad erogare servizi a misura di famiglia.

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Finalmente si fa sul serio, dopo anni di silenzio, ancor più assordante se pensiamo alle mancate politiche nazionali, tanto sbandierate da decenni e mai incisivamente affrontate e varate nel loro complesso, malgrado l’istituzione di un apposito ministero ad esse dedicato. Dal Veneto arriva dunque un segnale forte e chiaro per coloro che al Governo e in Parlamento hanno la responsabilità di proporre e legiferare in materia, sapendo bene – come dimostrato nella recente pandemia – che è stata proprio “ la famiglia “ , ancora una volta, a rappresentare la vera diga alle tante difficoltà di ordine sociale, educativo ed economico posteci davanti.

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Mai come in questi mesi la stragrande maggioranza è stata chiamata a stringere i denti, chiedendo a mamme, papà, nonni di improvvisarsi insegnanti, tecnici informatici, infermieri e persino catechisti. Si possono infatti davvero ringraziare le famiglie italiane che hanno retto l’impatto terribile da coronavirus ed è quindi difficile non chiedersi perché, ora, non dovrebbero essere sostenute con politiche adeguate. Ad oggi solo il 6% della spesa pubblica viene riservata ad investimenti sulla famiglia e la natività, mentre gli esborsi per le pensioni superano ormai il 60%. Finora con i provvedimenti governativi relativi alla “ fase rilancio “ si poteva fare di più, non resta che sperare – come da più parti sottolineato – nei miglioramenti sostanziali ai decreti che potranno essere introdotti nei passaggi parlamentari.

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Solo così si potrà prendere atto che le famiglie sono la colonna portante della società, anzi sono il Paese, come ribadito più volte dal presidente Mattarella. E’ veramente auspicabile, al di là delle parole, che queste evidenze si traducano in provvedimenti concreti, anche perché le conseguenze pratiche di questi ultimi mesi rischiano davvero di ripercuotersi con effetti pesantissimi anche sul quadro demografico. Ecco allora aprirsi una grande e complessa questione che deve essere assolutamente affrontata, perché non più rinviabile. Due evidenti realtà si incrociano e finiranno per pesare sul futuro di tutti: la drammatica crisi demografica e l’evidente processo di invecchiamento della popolazione.

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Sembrano delle considerazioni assurde, eppure è proprio quello che sta capitando, anche a livello europeo. Per rendersene conto bastano un paio di dati che vanno ben al di là della loro valenza statistica. In dieci anni il nostro Veneto ha perso 10 mila neonati e la percentuale di ultrasessantenni si aggira attorno al 27%. E’ di 32 anni l’età media al parto e di 1,32 il tasso di fecondità, ovvero il numero di figli per donna.

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Ormai da tempo il numero dei morti supera di molto quello dei nati. Succede anche a Portogruaro, dove ormai si è raggiunto il rapporto di 2 a 1. Se il trend dovesse continuare, tra non molti anni non ci sarà un numero sufficiente di lavoratori per sostenere, attraverso i contributi, le cure e le pensioni dei più anziani. Si può allora facilmente comprendere che è  “allarme rosso“ a tutto campo ed una riforma strutturale si impone. Mai quanto adesso alle famiglie non servono “elemosine d’emergenza“, ma politiche ed aiuti concreti, perché un Paese senza figli non investe sul proprio futuro.

Gigi Villotta

 

25 Maggio 2020 ( Città per l’Uomo )

Marco Terenzi risponde al Sig. Giangfranco Battiston

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Marco Terenzi

Ecco comunicazione inviata da Marco Terenzia al Sig. Giangfranco BaTTiston il 20 05 2020.

“Gentile Gianfranco,

leggo della sua legittima delusione su entrambi i fronti della politica e della vita istituzionale di Portogruaro, maggioranza ed opposizione,  definendo il “Centrosinistra di Terenzi molto morbido, per usare un eufemismo, nei confronti della Senatore”.

Non so cosa Lei intenda per “morbido” ma per il rispetto del lavoro mio e dei miei colleghi di Gruppo tengo a precisare che la coalizione, che ho avuto l’onere e l’onore di guidare a tutt’oggi a livello istituzionale, si è opposta in modo chiaro e netto alla coalizione guidata dall’attuale Sindaco, prima e dopo le elezioni amministrative del 2015, senza ripensamenti, attraverso la continua riproposizione di un’alternativa di visione, di progetti e di azioni.

A livello istituzionale, dall’opposizione, abbiamo prodotto numerose proposte e abbiamo indubbiamente dato, per parte nostra, impulso alla vita istituzionale e politica della Città attraverso iniziative, richieste di convocazione di Consigli Comunali e di Commissioni, mozioni, interrogazioni ed interpellanze, su tutti i temi strategici della Città per contrastare la mancanza di visione, l’immobilismo ed alcune decisioni, che abbiamo ritenuto particolarmente negative per la comunità, dell’ Amministrazione Senatore e della sua maggioranza. Anche in questa fase di emergenza sanitaria e sociale, nello scorcio finale di consiliatura, saremo presenti con argomentazioni e proposte concrete per sostenere famiglie ed imprese fragili.

Credo che di questo possa rendercene atto se non altro per il fatto di essere stato sempre, con il suo blog informativo, fra i destinatari delle comunicazioni delle iniziative e dell’azione istituzionale del Gruppo Consiliare CSX_PAI.

In definitiva, e mi sento di doverlo rivendicare, abbiamo fatto opposizione in modo netto e chiaro, studiando, ascoltando, argomentando e proponendo. Questo è stato il nostro stile; questo è lo stile del Centrosinistra.

Il gruppo ha anche appoggiato ed alimentato, quando è stato possibile, iniziative comuni, con altri Gruppi di opposizione, non esitando a condividere conoscenze, competenze e passione.

Circa al suo riferimento all’ ”attacco inqualificabile del Presidente Mascarin nei confronti della Consigliera Manzato” le dirò che non è la prima volta che assistiamo in Consiglio Comunale ad eccessi di toni, di cui si è reso protagonista anche il Presidente. Questo è sbagliato e non fa bene alle istituzioni ed alla qualità del confronto democratico. Avremo modo di parlarne.

Intanto la ringrazio per l’attenzione che vorrà prestare alla presente, con preghiera di pubblicazione.

 

Cordiali saluti.”

 

f.to Marco TERENZI

Capogruppo Gruppo Consiliare

“Centrosinistra Più Avanti Insieme”

VOGLIA DI RIPARTIRE

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Una “ visione “ sul nostro futuro

Non siamo ancora al “ tutti fuori “, ma stiamo riconquistando – con fatica – buona parte delle nostre libertà, sospese dal covid-19. Sarà ancora lunga e difficile, ma si sa che la speranza è l’ultima a morire, anche se dobbiamo essere consapevoli che il nostro Paese è sempre un malato, in condizioni migliori di prima, certo, ma pur sempre un malato che non può permettersi ricadute.

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La prudenza non è mai troppa, ma stando ai recenti sondaggi, nel Nord Est, il 75% concorda che – con le dovute misure igienico sanitarie – si riaprano da subito negozi, parrucchieri, bar e ristoranti. Il dato che però deve far riflettere riguarda la motivazione che ha comportato questa determinazione. Più della metà degli intervistati teme più gli effetti della crisi economica e sociale che gli effetti per il contagio da coronavirus, per sé e per la sua famiglia.

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D’altro canto i numeri evidenziano una situazione pesantissima con 550 mila posti di lavoro che – secondo stime Inail – si perderanno nel corrente 2020, con oltre 3 milioni di lavoratori attualmente ancora in cassa integrazione, tenendo conto che continua ad allargarsi il popolo degli inattivi, ovvero gli inoccupati che non lavorano e non cercano lavoro. Proviamo ad immaginare, inoltre, cosa possa significare una riduzione del Pil che si aggiri attorno al 10 per cento su base annua, come ipotizzato. Non sono certo un economista, ma potrebbe orientativamente comportare la chiusura del 10% di aziende e di negozi, oggi registrati, con altrettanta percentuale di lavoratori senza più occupazione.

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Qualcuno va sostenendo che tutto tornerà come prima, compresi bullismo, violenza sulle donne, microcriminalità, corruzione ed evasione fiscale comprese, tranne l’economia. Peggior profezia non si potrebbe davvero pronunciare, se non augurarci tutti che questo non accada. Pensiamo solo al “comparto turistico”, una delle principali voci di attrazione e di reddito per l’intero Triveneto, a partire dai nostri borghi e città d’arte, alle nostre montagne e alle nostre spiagge.

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Eppure c’è in giro tanta voglia di riprendere, di ripartire. Sul come fare e su quali misure adottare tante voci si sono levate, anche in occasione della Festa del Lavoro, celebrata sotto tono, causa la pandemia, lo scorso 1 maggio. Politici, economisti, industriali e sindacalisti non hanno mancato di fornire, sollevando anche polemiche e critiche, suggerimenti e proposte che, a seconda delle parti in causa, contengono ricette non sempre verificabili ed attuabili. Giusto in questi giorni il governo centrale ha varato “il decreto rilancio” mettendo sul piatto ben 55 mld di euro, una cifra enorme pari a due “finanziarie”. Quasi 26 mld per i lavoratori, 16 mld per le imprese, 3,5 mld per rinforzare la santà, e tanto altro, con il preciso impegno di snellire al massimo i tempi di erogazione. Finora non è andata così, basti vedere cosa è successo con i pagamenti della cassa integrazione. Non sono un esperto, ma credo si possa concordare con chi ritiene che in diversi piani e programmi, suggeriti per favorire le varie strategie per ripartire, ci si limiti spesso a richiedere solo ulteriori iniezioni di liquidità “ a parità di struttura produttiva “.

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Per usare una metafora, come dire: non si può trattare il sistema industriale di un Paese come fosse un televisore, che si accende e si spegne. Invece questa pandemia globale porterà con sé e richiederà una profonda riorganizzazione delle produzioni, sollecitando il mondo imprenditoriale ad offrire nuovi prodotti e a cercare nuovi mercati. Ecco allora che è arrivato il momento di interrogarsi sul come organizzare il ciclo produttivo, non solo tra le mura della propria fabbrica, ma anche come ridisegnare quelle catene di subforniture composte da tante aziende, piccole e medie, che realizzano parti e componenti fondamentali per la competitività del nostro Paese, anche nel sistema europeo. C’è un’altra sfida da vincere. Riguarda le modalità con cui rivolgersi ai mercati internazionali, diventati improvvisamente lontani, che in tutti questi anni hanno costituito, per moltissime imprese italiane, forse l’unico traino per quella scarsa crescita che ci ha contraddistinto.

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Forse abbiamo imparato che non c’è più bisogno che alcuni prodotti vengano realizzati in Cina o in India, ma tornare a produrre nel vecchio continente beni che, nel tempo, erano stati delocalizzati per risparmiare pochi euro. D’ora in poi, facendo tesoro anche di quanto successo, bisognerà fare più di un salto innovativo in avanti, perché ripartire efficacemente richiede non solo soluzioni finanziarie, ma strategie di produzione e di lavoro che vedano come aree di sviluppo anche quei “ beni comuni “, che richiedono nuove tecnologie e nuove competenze per divenire reali fattori di crescita.

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Per questo, mai come oggi, sono ormai in molti a credere che sia necessario tonare a considerare – ad esempio – la salute, l’ambiente e la sicurezza, vere occasioni per ripensare tutta la nostra economia, ritrovando anche un ruolo per lo Stato che non deve essere solo di surrogazione delle imprese, ma di garanzia dei cittadini. E’ una sfida anche per l’intera Europa, giusto a settant’anni dalla “ Dichiarazione Schuman “, che non può più perdersi nelle vaghe ingegnerie della finanza, ma dare finalmente pratica attuazione a quelle parole: “ L’Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da  realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto “. E’ questa davvero l’occasione giusta per dimostrarlo e per ripartire, in l’Italia e in Europa.

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P.S.  A proposito di ripartire, ci vuole anche coraggio. Tutti dovranno fare la propria parte, comprese le amministrazioni comunali, non limitandosi solo a rinviare le imposte di competenza, o aiutando le famiglie in difficoltà, ma dimostrando di aver “ una visione “ sul futuro delle nostre comunità. Quello che abbiamo vissuto e che stiamo percependo deve farci comprendere che su alcune scelte di fondo non è più possibile rinviare, o peggio far finta di niente. Un solo esempio: i nostri centri storici rappresentano davvero un importante patrimonio non solo da conservare, ma soprattutto da valorizzare. Devono ritornare, al più presto, ad essere ancora un privilegiato e vero “ luogo d’incontro “.

 

Gigi Villotta

14 Maggio 2020 ( Città per l’Uomo )

Dopo il Consiglio del 6 maggio, Terenzi invita ancora la Giunta ad abbandonare immobilismo.

Marco Terenzi
Marco Terenzi
DICHIARAZIONI DEL CAPOGRUPPO DEL GRUPPO CONSILIARE “CENTROSINISTRA PIU’ AVANTI INSIEME”
MARCO TERENZI IN MERITO ALLO SVOLGIMENTO DEL CONSIGLIO COMUNALE DI MERCOLEDI’ 6 maggio
“L’attuale situazione di emergenza ha portato dolore e sofferenza  in molte famiglie del nostro Paese ma ha fatto anche emergere debolezze e criticitá delle nostre comunità ed in particolare del nostro sistema socio-economico.
Da tempo avevamo sollecitato (ultime tre sessioni di bilancio) la Sindaco e la Giunta ad abbandonare l’immobilismo e a mettere in campo proposte di fiscalità di vantaggio per famiglie fragili e per le piccole imprese ivi comprese quelle artigianali e commerciali.
Queste misure erano necessarie già prima anche per contrastare la desertificazione del Centro storico e per rianimare il tessuto socio-economico. A maggior ragione alla luce dell’emergenza COVID 19.
La Giunta manca di visione e di capacità di iniziativa. Spostare i termini dei versamenti ICP e Tosap era doveroso ma non basta.
Bisogna agire anche sulle altre imposte e sui tributi;  mi riferisco ad IMU e TARI in particolare;  bisogna agire su riduzioni ed esenzioni per famiglie fragili e piccole imprese commerciali ed artigianali.
Bisogna costituire un fondo di solidarietà  dove far confluire le maggiori risorse derivanti dalla lotta all’evasione e dagli accertamenti fiscali nonché dai tagli alle spese che andranno fatte  in particolare sulle iniziative programmate ma che non verranno realizzate, come ad esempio la Festa dei Dogi.
Abbiamo proposto che venga presto attivata la Commissione Consiliare per collaborare e trovare soluzioni efficaci ed immediate.
Il Collega Foglia della maggioranza ripropone la chiusura del Centro storico con aumento di plateatici e la Lega incalza la Giunta sulle agevolazioni fiscali.
Mi fa piacere che si condividano nostre politiche; quello che lascia perplessi è che i colleghi intervengono come se non appartenessero alla maggioranza. È come se rimproverassero sé stessi.
Vorrei ricordare loro che l’aumento dei plateatici, la riqualificazione e la chiusura del Centro storico al traffico ora proposti erano obiettivi dell’Agenda Centro storico, progettualitá condivisa nel tempo dalle precedenti Amministrazioni con le categorie economiche e le Associazioni  e che questa Amministrazione ha bellamente cancellato.
Grazie per l’attenzione che vorrete prestare alla presente.
Marco TERENZI
Capogruppo Gruppo Consiliare
Centrosinistra Più Avanti Insieme

 

LA LIBERTA’ AL TEMPO DEL CORANOVIRUS

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Perso l’uomo, persa la libertà

L’ultimo è stato un 25 Aprile del tutto nuovo e particolare. Dopo 75 anni dalla sua istituzione, non era mai accaduto che, a causa della perdurante epidemia da covid-19, niente manifestazioni e cortei nelle città, né discorsi ufficiali e così la Festa della Liberazione è stata celebrata soprattutto sul Web, in un’immensa piazza virtuale che comprende idealmente case, balconi, finestre addobbate dal tricolore degli italiani in quarantena. Anche nei nostri comuni cerimonie brevi ed essenziali con la deposizione di corone d’alloro, semplici mazzi di fiori ai monumenti e alle lapidi che ricordano i caduti o la Resistenza, cui hanno partecipato una sola autorità civile ed un unico rappresentante delle associazioni partigiane o combattentistiche.

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Lo è stato anche per me, chiuso in casa. Una novità assoluta se penso al lungo periodo (55anni) durante il quale non ho mai mancato di presenziare in piazza della Repubblica a Portogruaro alla cerimonia ufficiale del 25 Aprile. Eccezione il 1970 festeggiato a Venezia sfilando come lagunare in piazza S.Marco. La prima volta era il 1965 quando, studente al quarto anno delle superiori, assieme ad alcuni compagni di classe decidemmo di parteciparvi, dopo una stimolante lezione in aula del compianto prof. Ezio Marchesan, nostro insegnante di italiano. Ricordo anche la suggestiva cerimonia del 25 aprile 1978 che vide la partecipazione in riva al Lemene dell’allora presidente della Camera dei Deputati on. Sandro Pertini, divenuto successivamente Capo dello Stato. Sono sempre convinto che il 25 Aprile rappresenti il Natale della nostra democrazia, ma le polemiche – anche stavolta, seppur in forma ridotta rispetto agli anni precedenti – non sono mancate e quindi per niente messe da parte, malgrado il particolare momento che sta attraversando il nostro Paese. Non sono mancati i tentativi di inventarsi ricorrenze intermedie che vadano bene per ognuno, tipo una Festa per tutti gli italiani. Addirittura qualcuno ha ipotizzato pure una Festa per i guariti di Covid, come se chi sostiene la Liberazione non sostenesse le guarigioni dal virus.

Quel che peggio si sono verificati ancora, purtroppo sempre numerosi, alcuni atti di vandalismo a monumenti e lapidi in ricordo di partigiani uccisi, come successo alla periferia di Roma. Come si può dire che il 25 Aprile è morto? Chi lo afferma è ben lontano dal capire che non si celebra solo la liberazione dell’Italia dal flagello nazifascista, ma si celebrano anche i nobili ideali che hanno dato vita alla nostra Costituzione.

Oggi ci troviamo tutti in un isolamento forzato e forse possiamo capire ed apprezzare meglio cosa sia la libertà per la quale si sono battuti i partigiani e l’esercito regolare, schierati al fianco degli alleati. Per non parlare delle tante vittime civili, vittime innocenti di rastrellamenti e rappresaglie. Rimane sempre il massimo rispetto per tutti i morti, di entrambe i fronti in una guerra spesso fratricida. Ecco perché il “ 25 Aprile “ deve risuonare oggi, più che mai, come l’occasione per un’autentica riflessione sulla parola libertà. Bisogna però avere l’accortezza di non confondere il significato di questa Festa che, non va dimenticato, deve sempre rappresentare l’uscita dalla guerra ed il riscatto nazionale dal giogo nazifascista, con una sorta di liberazione, universalmente auspicata, dalla epidemia in corso. Anche le parole hanno un loro preciso significato. Tanto più oggi, devono venir sempre più misurate, chiarite ed approfondite, pena il rischio di non capirsi. Infatti, in questo periodo di lutti e sofferenze per la pandemia, diventa persino azzardato fare paragoni con la guerra, quella tradizionale, figurarsi con la lotta di liberazione. Semmai una triste constatazione. L’attuale malattia si sta portando via gran parte degli ultimi testimoni di quel lontano giorno di settantacinque anni fa. Stanno andandosene i nostri vecchi – quelli che più di tutti pagano il prezzo più alto per aver casualmente incrociato il Covid-19 – che sono parte della generazione sopravissuta al secondo conflitto mondiale e che, con grandi sacrifici, ha portato il nostro Paese dalla fame al benessere. Ecco perché, ora, tocca proprio alle nuove generazioni di essere testimoni dei testimoni, quindi non disperare mai, sperare sempre. Ripensare alla propria vita con coraggio e si torni, perché no, anche a sognare. Per questo servono ancora e sempre nuovi e buoni   “resistenti “. Quelli che, oggi come ieri, non dimenticano e non la fanno facile, e sanno dire grazie a chi si è battuto ieri e a chi si batte oggi. Quelli che vogliono pensare un’Italia, un’Europa ed un mondo più onesti, partecipi e giusti.

E’ davvero possibile, come ripete papa Francesco, anche se siamo uomini e donne che vengono da strade differenti, ma che non devono aver paura di camminare insieme, di tenere la stessa direzione sforzandosi di essere solidali e allo stesso tempo sodali. Sì è proprio vero, se si perde l’uomo si perde anche la libertà, il rispetto della vita. Per questo non posso trovar di meglio che concludere questo contributo riportando quanto ha scritto recentemente il poeta Roberto Mussapi: “ La resistenza è l’antivirus: il coronavirus è dannoso, tremendo, fa tanti morti, ma il virus che non ci salva, che ci abbatte ed ammorba, è una malattia dell’anima “. Questo, auspico e spero, sia stato e sarà il 25 Aprile di una nuova, impensata quanto drammatica, Resistenza.

Gigi Villotta

27 Aprile 2020 ( Città per l’Uomo )