L’ULTIMO TRENO

Il grido delle famiglie

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E’ arrivata un’altra bella notizia, in questo tempo davvero assai complicato e difficile. Ancor più positiva perché viene dalla nostra terra. Infatti il Consiglio regionale del Veneto, con il voto unanime di tutte le forze politiche rappresentate, ha approvato nei giorni scorsi una legge quadro che mette al centro “ la famiglia “. Sono stati ufficialmente introdotti il “ fattore famiglia “ per i servizi regionali, l’assegno di natalità per le future mamme, già dai primi mesi di gravidanza, una sperimentazione della gratuità dei servizi di nido per le coppie meno abbienti, ed altro ancora.

 

25 Maggio 2020 ( Città per l’Uomo )

Marco Terenzi risponde al Sig. Giangfranco Battiston

Marco Terenzi
Marco Terenzi

Ecco comunicazione inviata da Marco Terenzia al Sig. Giangfranco BaTTiston il 20 05 2020.

“Gentile Gianfranco,

leggo della sua legittima delusione su entrambi i fronti della politica e della vita istituzionale di Portogruaro, maggioranza ed opposizione,  definendo il “Centrosinistra di Terenzi molto morbido, per usare un eufemismo, nei confronti della Senatore”.

Non so cosa Lei intenda per “morbido” ma per il rispetto del lavoro mio e dei miei colleghi di Gruppo tengo a precisare che la coalizione, che ho avuto l’onere e l’onore di guidare a tutt’oggi a livello istituzionale, si è opposta in modo chiaro e netto alla coalizione guidata dall’attuale Sindaco, prima e dopo le elezioni amministrative del 2015, senza ripensamenti, attraverso la continua riproposizione di un’alternativa di visione, di progetti e di azioni.

VOGLIA DI RIPARTIRE

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Una “ visione “ sul nostro futuro

Non siamo ancora al “ tutti fuori “, ma stiamo riconquistando – con fatica – buona parte delle nostre libertà, sospese dal covid-19. Sarà ancora lunga e difficile, ma si sa che la speranza è l’ultima a morire, anche se dobbiamo essere consapevoli che il nostro Paese è sempre un malato, in condizioni migliori di prima, certo, ma pur sempre un malato che non può permettersi ricadute.

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La prudenza non è mai troppa, ma stando ai recenti sondaggi, nel Nord Est, il 75% concorda che – con le dovute misure igienico sanitarie – si riaprano da subito negozi, parrucchieri, bar e ristoranti. Il dato che però deve far riflettere riguarda la motivazione che ha comportato questa determinazione. Più della metà degli intervistati teme più gli effetti della crisi economica e sociale che gli effetti per il contagio da coronavirus, per sé e per la sua famiglia.

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D’altro canto i numeri evidenziano una situazione pesantissima con 550 mila posti di lavoro che – secondo stime Inail – si perderanno nel corrente 2020, con oltre 3 milioni di lavoratori attualmente ancora in cassa integrazione, tenendo conto che continua ad allargarsi il popolo degli inattivi, ovvero gli inoccupati che non lavorano e non cercano lavoro. Proviamo ad immaginare, inoltre, cosa possa significare una riduzione del Pil che si aggiri attorno al 10 per cento su base annua, come ipotizzato. Non sono certo un economista, ma potrebbe orientativamente comportare la chiusura del 10% di aziende e di negozi, oggi registrati, con altrettanta percentuale di lavoratori senza più occupazione.

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Qualcuno va sostenendo che tutto tornerà come prima, compresi bullismo, violenza sulle donne, microcriminalità, corruzione ed evasione fiscale comprese, tranne l’economia. Peggior profezia non si potrebbe davvero pronunciare, se non augurarci tutti che questo non accada. Pensiamo solo al “comparto turistico”, una delle principali voci di attrazione e di reddito per l’intero Triveneto, a partire dai nostri borghi e città d’arte, alle nostre montagne e alle nostre spiagge.

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Eppure c’è in giro tanta voglia di riprendere, di ripartire. Sul come fare e su quali misure adottare tante voci si sono levate, anche in occasione della Festa del Lavoro, celebrata sotto tono, causa la pandemia, lo scorso 1 maggio. Politici, economisti, industriali e sindacalisti non hanno mancato di fornire, sollevando anche polemiche e critiche, suggerimenti e proposte che, a seconda delle parti in causa, contengono ricette non sempre verificabili ed attuabili. Giusto in questi giorni il governo centrale ha varato “il decreto rilancio” mettendo sul piatto ben 55 mld di euro, una cifra enorme pari a due “finanziarie”. Quasi 26 mld per i lavoratori, 16 mld per le imprese, 3,5 mld per rinforzare la santà, e tanto altro, con il preciso impegno di snellire al massimo i tempi di erogazione. Finora non è andata così, basti vedere cosa è successo con i pagamenti della cassa integrazione. Non sono un esperto, ma credo si possa concordare con chi ritiene che in diversi piani e programmi, suggeriti per favorire le varie strategie per ripartire, ci si limiti spesso a richiedere solo ulteriori iniezioni di liquidità “ a parità di struttura produttiva “.

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Per usare una metafora, come dire: non si può trattare il sistema industriale di un Paese come fosse un televisore, che si accende e si spegne. Invece questa pandemia globale porterà con sé e richiederà una profonda riorganizzazione delle produzioni, sollecitando il mondo imprenditoriale ad offrire nuovi prodotti e a cercare nuovi mercati. Ecco allora che è arrivato il momento di interrogarsi sul come organizzare il ciclo produttivo, non solo tra le mura della propria fabbrica, ma anche come ridisegnare quelle catene di subforniture composte da tante aziende, piccole e medie, che realizzano parti e componenti fondamentali per la competitività del nostro Paese, anche nel sistema europeo. C’è un’altra sfida da vincere. Riguarda le modalità con cui rivolgersi ai mercati internazionali, diventati improvvisamente lontani, che in tutti questi anni hanno costituito, per moltissime imprese italiane, forse l’unico traino per quella scarsa crescita che ci ha contraddistinto.

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Forse abbiamo imparato che non c’è più bisogno che alcuni prodotti vengano realizzati in Cina o in India, ma tornare a produrre nel vecchio continente beni che, nel tempo, erano stati delocalizzati per risparmiare pochi euro. D’ora in poi, facendo tesoro anche di quanto successo, bisognerà fare più di un salto innovativo in avanti, perché ripartire efficacemente richiede non solo soluzioni finanziarie, ma strategie di produzione e di lavoro che vedano come aree di sviluppo anche quei “ beni comuni “, che richiedono nuove tecnologie e nuove competenze per divenire reali fattori di crescita.

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Per questo, mai come oggi, sono ormai in molti a credere che sia necessario tonare a considerare – ad esempio – la salute, l’ambiente e la sicurezza, vere occasioni per ripensare tutta la nostra economia, ritrovando anche un ruolo per lo Stato che non deve essere solo di surrogazione delle imprese, ma di garanzia dei cittadini. E’ una sfida anche per l’intera Europa, giusto a settant’anni dalla “ Dichiarazione Schuman “, che non può più perdersi nelle vaghe ingegnerie della finanza, ma dare finalmente pratica attuazione a quelle parole: “ L’Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da  realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto “. E’ questa davvero l’occasione giusta per dimostrarlo e per ripartire, in l’Italia e in Europa.

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P.S.  A proposito di ripartire, ci vuole anche coraggio. Tutti dovranno fare la propria parte, comprese le amministrazioni comunali, non limitandosi solo a rinviare le imposte di competenza, o aiutando le famiglie in difficoltà, ma dimostrando di aver “ una visione “ sul futuro delle nostre comunità. Quello che abbiamo vissuto e che stiamo percependo deve farci comprendere che su alcune scelte di fondo non è più possibile rinviare, o peggio far finta di niente. Un solo esempio: i nostri centri storici rappresentano davvero un importante patrimonio non solo da conservare, ma soprattutto da valorizzare. Devono ritornare, al più presto, ad essere ancora un privilegiato e vero “ luogo d’incontro “.

 

Gigi Villotta

14 Maggio 2020 ( Città per l’Uomo )

Dopo il Consiglio del 6 maggio, Terenzi invita ancora la Giunta ad abbandonare immobilismo.

Marco Terenzi
Marco Terenzi
DICHIARAZIONI DEL CAPOGRUPPO DEL GRUPPO CONSILIARE “CENTROSINISTRA PIU’ AVANTI INSIEME”
MARCO TERENZI IN MERITO ALLO SVOLGIMENTO DEL CONSIGLIO COMUNALE DI MERCOLEDI’ 6 maggio
“L’attuale situazione di emergenza ha portato dolore e sofferenza  in molte famiglie del nostro Paese ma ha fatto anche emergere debolezze e criticitá delle nostre comunità ed in particolare del nostro sistema socio-economico.
Da tempo avevamo sollecitato (ultime tre sessioni di bilancio) la Sindaco e la Giunta ad abbandonare l’immobilismo e a mettere in campo proposte di fiscalità di vantaggio per famiglie fragili e per le piccole imprese ivi comprese quelle artigianali e commerciali.
Queste misure erano necessarie già prima anche per contrastare la desertificazione del Centro storico e per rianimare il tessuto socio-economico. A maggior ragione alla luce dell’emergenza COVID 19.
La Giunta manca di visione e di capacità di iniziativa. Spostare i termini dei versamenti ICP e Tosap era doveroso ma non basta.
Bisogna agire anche sulle altre imposte e sui tributi;  mi riferisco ad IMU e TARI in particolare;  bisogna agire su riduzioni ed esenzioni per famiglie fragili e piccole imprese commerciali ed artigianali.
Bisogna costituire un fondo di solidarietà  dove far confluire le maggiori risorse derivanti dalla lotta all’evasione e dagli accertamenti fiscali nonché dai tagli alle spese che andranno fatte  in particolare sulle iniziative programmate ma che non verranno realizzate, come ad esempio la Festa dei Dogi.
Abbiamo proposto che venga presto attivata la Commissione Consiliare per collaborare e trovare soluzioni efficaci ed immediate.
Il Collega Foglia della maggioranza ripropone la chiusura del Centro storico con aumento di plateatici e la Lega incalza la Giunta sulle agevolazioni fiscali.
Mi fa piacere che si condividano nostre politiche; quello che lascia perplessi è che i colleghi intervengono come se non appartenessero alla maggioranza. È come se rimproverassero sé stessi.
Vorrei ricordare loro che l’aumento dei plateatici, la riqualificazione e la chiusura del Centro storico al traffico ora proposti erano obiettivi dell’Agenda Centro storico, progettualitá condivisa nel tempo dalle precedenti Amministrazioni con le categorie economiche e le Associazioni  e che questa Amministrazione ha bellamente cancellato.
Grazie per l’attenzione che vorrete prestare alla presente.
Marco TERENZI
Capogruppo Gruppo Consiliare
Centrosinistra Più Avanti Insieme

 

LA LIBERTA’ AL TEMPO DEL CORANOVIRUS

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Perso l’uomo, persa la libertà

L’ultimo è stato un 25 Aprile del tutto nuovo e particolare. Dopo 75 anni dalla sua istituzione, non era mai accaduto che, a causa della perdurante epidemia da covid-19, niente manifestazioni e cortei nelle città, né discorsi ufficiali e così la Festa della Liberazione è stata celebrata soprattutto sul Web, in un’immensa piazza virtuale che comprende idealmente case, balconi, finestre addobbate dal tricolore degli italiani in quarantena. Anche nei nostri comuni cerimonie brevi ed essenziali con la deposizione di corone d’alloro, semplici mazzi di fiori ai monumenti e alle lapidi che ricordano i caduti o la Resistenza, cui hanno partecipato una sola autorità civile ed un unico rappresentante delle associazioni partigiane o combattentistiche.

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Lo è stato anche per me, chiuso in casa. Una novità assoluta se penso al lungo periodo (55anni) durante il quale non ho mai mancato di presenziare in piazza della Repubblica a Portogruaro alla cerimonia ufficiale del 25 Aprile. Eccezione il 1970 festeggiato a Venezia sfilando come lagunare in piazza S.Marco. La prima volta era il 1965 quando, studente al quarto anno delle superiori, assieme ad alcuni compagni di classe decidemmo di parteciparvi, dopo una stimolante lezione in aula del compianto prof. Ezio Marchesan, nostro insegnante di italiano. Ricordo anche la suggestiva cerimonia del 25 aprile 1978 che vide la partecipazione in riva al Lemene dell’allora presidente della Camera dei Deputati on. Sandro Pertini, divenuto successivamente Capo dello Stato. Sono sempre convinto che il 25 Aprile rappresenti il Natale della nostra democrazia, ma le polemiche – anche stavolta, seppur in forma ridotta rispetto agli anni precedenti – non sono mancate e quindi per niente messe da parte, malgrado il particolare momento che sta attraversando il nostro Paese. Non sono mancati i tentativi di inventarsi ricorrenze intermedie che vadano bene per ognuno, tipo una Festa per tutti gli italiani. Addirittura qualcuno ha ipotizzato pure una Festa per i guariti di Covid, come se chi sostiene la Liberazione non sostenesse le guarigioni dal virus.

Quel che peggio si sono verificati ancora, purtroppo sempre numerosi, alcuni atti di vandalismo a monumenti e lapidi in ricordo di partigiani uccisi, come successo alla periferia di Roma. Come si può dire che il 25 Aprile è morto? Chi lo afferma è ben lontano dal capire che non si celebra solo la liberazione dell’Italia dal flagello nazifascista, ma si celebrano anche i nobili ideali che hanno dato vita alla nostra Costituzione.

Oggi ci troviamo tutti in un isolamento forzato e forse possiamo capire ed apprezzare meglio cosa sia la libertà per la quale si sono battuti i partigiani e l’esercito regolare, schierati al fianco degli alleati. Per non parlare delle tante vittime civili, vittime innocenti di rastrellamenti e rappresaglie. Rimane sempre il massimo rispetto per tutti i morti, di entrambe i fronti in una guerra spesso fratricida. Ecco perché il “ 25 Aprile “ deve risuonare oggi, più che mai, come l’occasione per un’autentica riflessione sulla parola libertà. Bisogna però avere l’accortezza di non confondere il significato di questa Festa che, non va dimenticato, deve sempre rappresentare l’uscita dalla guerra ed il riscatto nazionale dal giogo nazifascista, con una sorta di liberazione, universalmente auspicata, dalla epidemia in corso. Anche le parole hanno un loro preciso significato. Tanto più oggi, devono venir sempre più misurate, chiarite ed approfondite, pena il rischio di non capirsi. Infatti, in questo periodo di lutti e sofferenze per la pandemia, diventa persino azzardato fare paragoni con la guerra, quella tradizionale, figurarsi con la lotta di liberazione. Semmai una triste constatazione. L’attuale malattia si sta portando via gran parte degli ultimi testimoni di quel lontano giorno di settantacinque anni fa. Stanno andandosene i nostri vecchi – quelli che più di tutti pagano il prezzo più alto per aver casualmente incrociato il Covid-19 – che sono parte della generazione sopravissuta al secondo conflitto mondiale e che, con grandi sacrifici, ha portato il nostro Paese dalla fame al benessere. Ecco perché, ora, tocca proprio alle nuove generazioni di essere testimoni dei testimoni, quindi non disperare mai, sperare sempre. Ripensare alla propria vita con coraggio e si torni, perché no, anche a sognare. Per questo servono ancora e sempre nuovi e buoni   “resistenti “. Quelli che, oggi come ieri, non dimenticano e non la fanno facile, e sanno dire grazie a chi si è battuto ieri e a chi si batte oggi. Quelli che vogliono pensare un’Italia, un’Europa ed un mondo più onesti, partecipi e giusti.

E’ davvero possibile, come ripete papa Francesco, anche se siamo uomini e donne che vengono da strade differenti, ma che non devono aver paura di camminare insieme, di tenere la stessa direzione sforzandosi di essere solidali e allo stesso tempo sodali. Sì è proprio vero, se si perde l’uomo si perde anche la libertà, il rispetto della vita. Per questo non posso trovar di meglio che concludere questo contributo riportando quanto ha scritto recentemente il poeta Roberto Mussapi: “ La resistenza è l’antivirus: il coronavirus è dannoso, tremendo, fa tanti morti, ma il virus che non ci salva, che ci abbatte ed ammorba, è una malattia dell’anima “. Questo, auspico e spero, sia stato e sarà il 25 Aprile di una nuova, impensata quanto drammatica, Resistenza.

Gigi Villotta

27 Aprile 2020 ( Città per l’Uomo )