MALATTIE SOCIALI

Corruzione, una ferita aperta

In tempi particolarmente gravi e difficili, come gli attuali, caratterizzati anche da martellanti  informazioni ed appelli, tutti incentrati sul covid-19, concentrarsi su altri virus ed epidemie, pare forse inopportuno.

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https://www.difesapopolo.it/Fatti/Sport-e-sagre-cosi-la-mafia-si-e-presa-il-Veneto.-Parla-Maurizio-Dianese

Talvolta però è necessario andare fuori tema, pur restando sempre nello stesso ambito, non più attinente la sanità pubblica, ma che riguarda un altro tipo di salute, quella della giustizia sociale e dei comportamenti, anche singoli, che ne conseguono. Intendiamo occuparci di un argomento dibattuto in tutto il Nord Est, in particolare nel Veneto Orientale, per quanto attiene un fenomeno che, fino a pochi anni fa, pareva aver risparmiato questo lembo di terra, ma che invece si è manifestato in tutta la sua complessità e gravità, al pari di tante situazioni analoghe sparse a livello nazionale.

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corriere-del -veneto-20-03-2020

Riguarda il rapporto tra affari ed infiltrazioni mafiose scoppiato circa un anno fa lungo il litorale dell’Alto Adriatico, particolarmente interessando la località di Eraclea e coinvolgendo anche la pubblica amministrazione. Era la mattina del 19 febbraio 2019, quando un centinaio di uomini e donne di polizia e guardie di finanza hanno fatto scattare l’atto finale di un’indagine che, partita molti anni prima, aveva di fatto scoperchiato una vicenda di interessi ed intrallazzi, con possibili ramificazioni anche ad altre località balneari viciniori.  Cinquanta arresti, la stragrande maggioranza finiti in carcere. Tutti a vario titolo accusati di aver agevolato o di far parte di un’organizzazione criminale legata al “clan dei casalesi”. Il bilancio di un blitz che, per la prima volta, faceva dire ad un procuratore antimafia che “ la mafia a Nord Est non era solo un’ipotesi”.

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LA NUOVA VENEZIA 19 03 2020

Usura, estorsioni, rapine, truffe, illeciti fiscali, droga ed uso di armi da guerra per compiere atti intimidatori: queste le prime ipotesi di reato, cui si aggiungeva successivamente il voto di scambio, con le indagini che finivano per coinvolgere anche le massime autorità politico-amministrative del Comune di Eraclea. Mentre il processo continua presso l’aula bunker del tribunale a Mestre, non senza distinguo e larvate polemiche, proprio nei giorni scorsi il ministro dell’Interno ha deciso di non procedere allo scioglimento del consiglio comunale della cittadina balneare. Di conseguenza tutto resta in piedi, sotto la guida di un commissario straordinario e si andrà dunque ad elezioni normali, probabilmente in autunno, nello stesso turno di Venezia e Portogruaro.

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Cereser-e-<Tallon-4-12-2019

Ricordiamo, solo per amore di statistica, che in Italia dal 1991 quando fu istituita la prima apposita legge ad oggi, sono ben 287 gli enti locali coinvolti nella procedura di verifica per infiltrazioni della criminalità organizzata, di cui 256 effettivamente sciolti. Un fenomeno dunque ben presente, a tutte le latitudini della penisola. In fatto di corruzione, di lobbyng e di conflitti di interesse, il nostro Paese è al 51° posto nel mondo, siamo al pari di Ruanda ed Arabia Saudita e sotto Malta, ben davanti agli altri Paesi europei. Che dire se ben otto italiani su dieci sono convinti che la situazione non sia cambiata rispetto ai tempi di Tangentopoli. Si ha la sensazione che in Italia la lotta alla corruzione vada come ad ondate, malgrado l’impegno delle forze e i mezzi messi in campo, cominciando dall’ANAC. Non bastano più le parole d’ordine.

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31-07-2019-corriere-del-veneto

Mi rendo conto quanto sia difficile capire come cambino nel tempo gli scenari relativi al “pane sporco“, come lo definisce papa Bergoglio, ma il rischio di perdere di vista quanto sta accadendo diventa sempre più probabile. Certo le mazzette sono ancora all’ordine del giorno, ma sempre di più pesano altre merci di scambio come regalie, crociere, escort, consulenze a qualche società “giusta” oppure assunzioni di parenti ed affini. I magistrati dicono che, malgrado gli sforzi fatti per debellare il problema, la corruzione negli anni si è fatta più subdola, come a dire – per parafrasare l’attuale emergenza sanitaria – che i ceppi virali si sono fatti più resistenti, più difficili da individuare, anche perché tendono a diffondersi sempre di più.

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il gazzettino-19-07-2019

Ancora una volta, malgrado le retate e le manette, quella che davvero manca è una svolta di ordine culturale. Non è la prima volta che si lancia questa constatazione, come già capitato – ad esempio in occasione dell’ 8 Marzo – per la condizione della donna, ma se ancora l’aggettivo culturale ha un senso, allora bisognerà convenire che se non cogliamo, oggi, fino in fondo l’avvertimento di queste insidie, il futuro ci apparirà davvero più buio e sconfortante. Come abbiamo visto, purtroppo, anche dalle nostre parti. Non possiamo certo abdicare davanti a questi “ bulli “ che, come avviene per certi adolescenti a scuola, esercitano nella società la violenza di gruppo per intimidire e soggiogare il territorio ai loro desideri, gerarchizzando i ruoli in cui pochi comandano e tanti obbediscono. Spesso guadagnano terreno e non solo come spazi di influenza, non tanto perché siano dei “ superman “, ma perché, anche nella nostra società – che definiamo civile – essi sanno di poter contare su due fattori di base. La paura di tanti che preferiscono subire piuttosto che denunciare e le connivenze, se non addirittura le complicità, di diversi soggetti che appartengono a quell’area “ grigia “ che si mette al loro servizio ed è composta – il più delle volte – da insospettabili imprenditori, liberi professionisti, banchieri, politici , dipendenti pubblici e persino qualche mela marcia tra le forze dell’ordine. Da qui il pericolo di fertilizzare per bene quell’humus di consenso sociale di cui il malaffare, anche da noi, si nutre da svariati decenni. Non sono certo pochi quanti si rivolgono alla criminalità organizzata per ogni tipo di problematica economica o privata, venendone così assoggettati. Per avere un prestito o recuperare un credito, per smaltire rifiuti, per l’emissione di fatture false al fine di coprire la corruzione, per non parlare del riciclaggio del denaro sporco. Non mancano anche le mafie straniere, nigeriana ed albanese in particolare, che si occupano principalmente di traffico di stupefacenti, sfruttamento della prostituzione e tratta di esseri umani, oltre al favoreggiamento della immigrazione clandestina.

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DIA RELAZIONE AL PARAMENTO ITALIANO PRIMO SEMESTRE 2019 – PAGINE DEDICATE AL VENETO

Un panorama davvero completo, per cui si deve ormai parlare di radicamento, non di sola ed isolata infiltrazione. Non c’è dunque più spazio per il negazionismo, come accaduto da parte di qualcuno anche riguardo le recenti vicende che hanno contraddistinto il Veneto Orientale, o la semplice sottovalutazione, anche se qualche segnale positivo sta emergendo. Secondo la DIA, infatti, negli ultimi anni sono cresciute del 114% le denunce per associazione mafiosa in Veneto e l’apparato investigativo e giudiziario ha cambiato decisamente passo nella nostra Regione con risultati lusinghieri che lasciano ben sperare. Dipenderà molto anche dal comportamento di tanti semplici cittadini che non si lasceranno più intrappolare da organizzazioni malavitose che hanno quali unici scopi il potere ed il denaro. Non sarà facile, ma educare alla legalità rimane sempre un obiettivo prioritario cui puntare ed affidarsi. Ecco perché è e rimane una questione culturale ancora aperta!

Gigi Villotta

24 Marzo 2020 ( CITTA’ PER L’UOMO )

Emergenza Covid-19: Richiesta di sospensione della Convocazione del prossimo Consiglio Comunale

Marco Terenzi
Marco Terenzi

Ecco quanto comunicato da Marco Terenzi il 12 Marzo 2020:

“Comunico di aver trasmesso, a nome del Gruppo Centrosinistra Più Avanti Insieme, nella mattinata di oggi, richiesta formale  di sospensione della Convocazione del prossimo Consiglio Comunale e di ogni ulteriori attività delle articolazioni (Commissioni) che riguardino il Consiglio, se non motivate da condizioni straordinarie di necessità ed urgenza.

La richiesta è motivata:

  • dalla presa d’atto dell’evoluzione sul piano epidemiologico dell’epidemia da COVID-19 “coronavirus” che l’OMS non ha esitato, nel comunicato stampa di ieri, a catalogare come “situazione pandemica”;
  • dai DDPPCCMM, che hanno disposto misure urgenti e via via fortemente restrittive, anche della circolazione delle persone, che si stanno susseguendo quasi senza soluzione di continuità per fronteggiare la situazione generata dall’epidemia;
  • dalle dichiarazioni/appello del Premier Conte, anch’esse susseguitesi numerose in queste giornate, rivolte alla popolazione tutta, ai fini del rispetto assoluto delle disposizioni e delle norme di comportamento indicate nei provvedimenti del Governo.

 

Al tempo stesso considerato che le misure intraprese per il contenimento della diffusione del Covid-19 (“coronavirus”) e che perdureranno in ragione della dinamica della succitata epidemia, stanno determinando ricadute economiche negative oltre che sul tessuto produttivo anche sulle vita delle famiglie, chiediamo che l’Amministrazione, nell’ambito dei suoi poteri di governo locale, metta in atto adeguati provvedimenti ed iniziative atti a:

  • prevedere la sospensione, almeno per il periodo dell’emergenza, degli adempimenti inerenti ai tributi ed alle tasse locali, ivi compresi la sospensione di tutti gli avvisi di accertamento dei tributi fatti recapitare nel corso del 2019;
  • Istituire un numero verde per i cittadini ed un servizio, che preveda la collaborazione con i Servizi Sociali del Comune, la Protezione Civile, le attività commerciali e volontari delle Associazioni di volontariato del territorio al fine di informare, supportare, eventualmente accompagnare nello svolgimento dell’attività quotidiana i cittadini fragili ed anziani, programmando consegne a domicilio di generi di prima necessità e farmaci, nel rispetto delle indicazioni e delle prescrizioni contenute nei provvedimenti del Governo e della Regione di contenimento del contagio del COVID-19.

 

 

F.to Marco Terenzi               

Capogruppo Gruppo Consiliare

“Centrosinistra Più Avanti Insieme”           Portogruaro, 12/03/2020″

LIBERE DI VOLARE ?

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Un 8 marzo sotto tono, ma intriso di impegno civile e sociale

Dentro nuvole cariche di paure e di preoccupazioni e sotto una narcosi mediatica non priva di pressioni psicologiche, pochi giorni fa, si è celebrata la Giornata internazionale della Donna. Un 8 Marzo diverso con poche mimose in giro e con tanti appuntamenti ed iniziative annullate, causa l’emergenza sanitaria legata al coronavirus. Uno spirito di festa, ridotto al minimo, ma profondamente intriso di impegno civile e sociale, che speriamo rappresenti anche un forte richiamo alla responsabilità e alla riflessione.

Tante attenzioni a questa particolare giornata, ma esistono tanti modi di fare violenza alle donne, non solo quella fisica, come spesso si è portati ad evidenziare, riportando statistiche davvero impressionanti al riguardo. La violenza si esprime e concretizza in forme diverse, anche sotterranee e sottili, ed è per questo che, oggi, non dovrebbe più venir considerata un’emergenza, ma elemento strutturale della società, non una sorta di stagione che va a spegnersi. Infatti, dopo una lunga e faticosa sequenza di passi avanti e indietro, è davvero difficile non riconoscere che poco – nella sostanza – è cambiato, anche se non mancano timidi segnali di equità. Per questo l’8 marzo deve diventare un’occasione per festeggiare le battaglie vinte e ricordare quelle ancora da combattere, maschi e femmine insieme.

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Forse pubblicamente siamo più consapevoli, ma intimamente no. Diventa allora sempre più necessario interrogarci sulla presenza femminile nella società, puntando non solo sulla quantità, ma soprattutto sulla qualità.

Pensiamo, ad esempio, alle donne in magistratura e in medicina, per non parlare della politica. Nonostante la parità sancita dalla nostra Costituzione, secondo gli ultimi dati forniti dal CSM, le donne magistrato ordinario sono quasi il 60%, ma quelle che rivestono incarichi direttivi non arrivano neanche al 28%. Stesso discorso nella carriera ospedaliera, dove sempre più donne vincono i concorsi come medico, ma solo il 15% oggi riveste l’incarico di primario. E’ davvero difficile smentire chi sostiene che, il più delle volte, le donne sono la maggioranza nel mestiere, ma netta minoranza nelle “stanze dei bottoni “.

Ursula von der Leyen e Christine Lagarde
Ursula von der Leyen e Christine Lagarde

Anche su questa particolare questione, merita soffermarsi per capire come la si pensi in giro, visto che ormai si fanno sondaggi ad ogni piè sospinto. Secondo una recentissima indagine svolta dall’Osservatorio del Nord Est, l’idea di uguaglianza di genere è condivisa solo dal 35% degli interpellati, mentre la maggioranza – oltre il 55% – ritiene che gli uomini continuino ancora ad avere dei vantaggi legati al solo fatto di essere maschi. Sotto il 10% la quota di chi ritiene che le donne abbiano ormai più importanza degli uomini.

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Certo sono solo numeri, ma la problematica si apre a dismisura se si toccano alcuni aspetti particolari, che fanno capire bene come nel nostro Paese sia più che mai necessaria una profonda svolta culturale che affronti un fenomeno che, ripetiamo, non è più emergenziale. Pensiamo, ad esempio, alle donne che tornano al lavoro dopo la gravidanza. Siamo agli ultimi posti in questa particolare classifica, come se tenere insieme vita fuori e dentro casa fosse ancora un privilegio di poche.

Non facciamo certo una bella figura, anche se nei programmi elettorali – ai diversi livelli – si continua a parlare sempre di tutelare “ la famiglia “. In questo campo si è fatto davvero poco, guardiamo solo all’estensione del congedo di paternità per rafforzare una nuova cultura della famiglia. Nel nostro Paese la domanda di riduzione dell’orario di lavoro, una volta che si è diventati genitori, viene chiesta dal 25% delle madri, a fronte del 3% dei padri di figli minori di 14 anni. Va detto inoltre che l’11 % delle madri non ha mai lavorato, contro una media europea del 3,7%.

Si diceva prima che trattasi di una questione culturale, di educazione e formazione insieme, per riuscire a cambiare anche i pregiudizi e gli stereotipi diffusi nella società, allo scopo primario di promuovere, unitamente donne e uomini, un nuovo modello di convivenza fondato sul rispetto.

Un argomento complesso e delicato nell’ambito delle politiche familiari che varrà la pena di approfondire in altra occasione. Consapevoli di essere comunque parziali, rimane però un aspetto che poche volte viene affrontato riguardo l’universo femminile. Intendo riferirmi alla condizione delle donne nella Chiesa. Al di là delle rivendicazioni ideologiche della parità di ruolo, che potrebbero sconfinare nella tentazione di clericalizzare la condizione femminile, la questione riveste un’indubbia attualità ed urgenza. Lo stesso papa Bergoglio ha sottolineato più volte come non si tratti tanto di occupare posti, ma iniziare processi. Lascio agli esperti, preti e laici, monitorare e dibattere lo stimolante argomento, sempre tenendo conto che, ancora oggi, le donne nella Chiesa, parimenti ad altri ruoli femminili nella nostra società, hanno un ruolo di fatto, ma non altrettanto di diritto.

Il mio pensiero va alle suore, alle religiose. Figure di consacrate che mi riportano alla mia infanzia, quando frequentavo l’asilo, ma che ho imparato a conoscere meglio in tempi successivi, negli ospedali e nelle case di riposo. La cura dei piccoli, dei poveri, dei malati, dei più vulnerabili, ancora oggi seppur in piena crisi vocazionale, è nelle mani di tante donne umili, generose e sorridenti, che nulla chiedono e tutto donano, spendendo la vita senza clamore. Mi sono chiesto tante volte perché nella formazione sanitaria delle religiose, generalmente le suore studino da infermiere e non da medico e nella formazione teologica ci si limita ad un piano di studi ridotto, nelle università pontificie? Sono convinto che non è sempre così, ma tendenzialmente, credo, si punti di più a valorizzarne le braccia che la mente. Chissà che anche in questo particolare mondo qualcosa non si stia muovendo, prendendo sul serio proprio questa considerazione. Ne sono certo, ancor di più dopo aver letto una recente intervista rilasciata da una suora australiana, componente dell’Unione internazionale delle superiori generali, al settimanale femminile “ Donne, Chiesa , Mondo “ dell’Osservatore Romano.

Complimenti ed auguri a tutte le donne, comprese le suore, con piena libertà di “ volare, volare alto “ .

Gigi Villotta

10 marzo 2020 ( Città per l’Uomo )