IL GIOCO DELL’OCA ?

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Autonomia veneta: avanti o indietro !

Sono passati ormai diciannove mesi da quando, il 22 ottobre 2017, ci siamo recati alle urne per stabilire – tramite referendum consultivo – se attribuire o meno alla Regione Veneto ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia. La quasi totalità dei veneti ( 98% dei 2,3 milioni di votanti ) si è espressa a favore. Subito dopo la Regione ha aperto con il Governo di Roma un tavolo di trattativa per arrivare ad ottenere più competenze e relative risorse. In carica allora c’era il governo Gentiloni, con cui il presidente Zaia è arrivato, il 28 febbraio 2018, alla firma di una pre intesa quadro, poco prima delle elezioni politiche, limitata a cinque materie ( sanità, istruzione, ambiente, lavoro, rapporti con l’UE ). Sappiamo tutti qual è stato l’esito politico scaturito da quelle votazioni e anche l’autonomia ( non solo veneta ) è stata inserita nel “ contratto di governo “ tra la Lega ed il Movimento Cinque Stelle. Al dicastero degli Affari Regionali, ministero chiave della riforma, è stata nominata la veneta Erika Stefani, molto vicina al nostro governatore. Potendo contare dunque su un governo “ amico “, la Regione Veneto ha rilanciato – ampliando le proprie richieste – a tutte le 23 materie previste dalla nostra Costituzione. Lo scorso 14 febbraio 2019 la ministra Stefani ha consegnato al premier Conte le tre bozze sull’autonomia differenziata di Veneto, Emilia-Romagna e Lombardia. Da allora da palazzo Chigi non sono più uscite ed attendono di essere inviate in Parlamento per l’esame della relativa proposta di legge. Per avviarne la discussione, ad iniziare dalla Commissione bicamerale Affari regionali, bisogna prima che tutta materia passi per il Consiglio dei ministri per sciogliere l’ormai noto nodo “ politico “ di fondo. Ultima fumata nera, pochi giorni fa, il 20 maggio in un movimentato CdM notturno. Come andrà a finire non si sa, date certe ancora non sono state indicate e la polemica infuria, come si evince dai telegiornali e carta stampata, in attesa di capire cosa succederà dopo le votazioni europee. Questa – in estrema sintesi – la cronaca di una partita che sembrava già vinta e perfino data per scontata con tanto di scadenze e prese di posizione che non lasciavano margini di dubbio. La pazienza è finita, non si può attendere oltre, sta diventando una presa in giro, così – nel tempo – hanno cominciato e continuano a ripetere – in diverse occasioni – i più autorevoli esponenti del governo veneto.

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A tutt’oggi si è ancora in una condizione di grande stallo, una situazione molto simile al “ Gioco dell’ oca “, per la contrapposizione formale e sostanziale dei due alleati del governo nazionale. Anzi il clima si è ulteriormente incattivito con l’uso di toni ed epiteti davvero pesanti, complice anche la campagna elettorale per le Europee. Per quanto si potrà continuare a battere i pugni sul tavolo per non deludere i lombardo-veneti o rischiare di perdere voti meridionali, cercando di allargarsi al Sud ? Sarebbe lunga elencare tutti gli elementi che dividono e che ancora vanno sciolti, ma credo valga davvero la pena di tornare sui significati di “ autonomia “ e “ federalismo”, perché se non si ha l’umiltà culturale di capire bene di cosa si tratti e comporti in un contesto come l’attuale, significa che , ancora una volta, la strumentalità finisce per prevalere sul bene collettivo. Va detto subito che la proposta avanzata dalle tre Regioni di accedere alla autonomia differenziata non è affatto una riforma stravolgente, ma rappresenta la volontà e la richiesta di mettere a frutto delle potenzialità riconosciute e contenute nella nostra Costituzione. Certo che quanto proposto da Veneto, Lombardia ed Emilia- Romagna sono tutt’altro che proposte perfette. Attenzione però, perché non c’è niente di più conservatore che attendere la perfezione. E’ sempre tra alternative imperfette che si deve scegliere e poi lavorare a migliorare ciò che si è scelto. Questa dovrebbe essere, come metodologia, la strada da percorrere. Inoltre lo stesso concetto di federalismo, se inteso come sistema per mantenere un certo grado di autonomia tra diverse funzioni della politica e tra diversi livelli, rappresenta la regola chiave di una grammatica politica adeguata allo sviluppo di tutte le altre dimensioni della nostra vita sociale: economia ( “mercato”), religione (“libertà religiosa “ e non laicità), scuola (“libertà educativa”), diritto ( non ridotto alla legge) e così via. In poche parole bisogna scegliere tra federalismo o sovranità centralista, tra Repubblica o “ Stato “, così si è sempre sostenuto, perché così sta scritto nella nostra Carta Costituzionale. Tra le molte domande che continuano a serpeggiare, in tanti si chiedono se con queste autonomie differenziate si voglia attuare un malvagio progetto che metta “ il Nord dei ricchi “ contro “ il Sud dei poveri “. Da quanto finora emerso, non è dato sapere se sarà possibile spaccare questa sorta di tenaglia, ma per togliere ogni dubbio è arrivato davvero – per la politica tutta – il momento di dare delle convincenti e concrete risposte. Senza mai dimenticare che fare politica significa anche non osteggiare a priori quanto di buono e positivo viene proposto, semmai concorrere a migliorarlo, renderlo più coerente e efficace, farne emergere le contraddizioni per un risultato che comunque e sempre premi il Paese. Se invece prevarranno gli interessi di parte e gli schieramenti, anche l’autonomia veneta – tra avanti e indietro – rimarrà una forzatura o peggio una “ fregatura “, nel senso che il tutto potrebbe anche rimanere senza risposta. Speriamo non sia così e che si facciano le cose per bene, non dimenticando che prima o dopo i nodi veri vengono al pettine, a cominciare dalla voragine del nostro debito pubblico. L’ultima parola spetta al Parlamento, che – in fin dei conti – dovrebbe rappresentare sempre la sovranità popolare.

Gigi Villotta

22 Maggio 2019

EUROPA CERCANSI !

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Paese che vai ….Europa che vuoi

Tra un paio di settimane in 27 Paesi del Vecchio Continente si tornerà a votare per il rinnovo del Parlamento europeo. E’ la nona volta che succede, visto che si iniziò nel lontano 1979. In Italia l’appuntamento elettorale è fissato per domenica 26 maggio. Secondo un sondaggio di questi giorni il 72% degli italiani dichiara di voler rimanere in Europa, ma 1 su 5 non sa ancora cosa votare, se andrà a votare.

Roma
Roma

Ma stare in Europa significa, anzitutto, considerare le conseguenze delle proprie scelte politiche sull’intero scacchiere comunitario. Quanto lontani sono i tempi di quell’Europa sognata ed iniziata a costruire dopo l’ultima rovinosa guerra, allora piena di speranze e di progetti che nei decenni passati ha perduto coraggio di iniziative comuni, offrendo invece un panorama di compromessi e di affari, non affrontando mai il problema vitale dell’unità politica, della comunità dei popoli, andando oltre la gestione monetaria.

Amsterdam
Amsterdam

Vien legittimo allora chiedersi come abbia potuto mutare così radicalmente l’idea di Europa in questi ultimi anni? Certo il clima sociale è cambiato, ma se tutto non è successo con rapidità, forse – rapidamente – ce ne siamo accorti. Bisogna infatti far bene mente locale, ricordandoci che in poco più di due anni la cronaca ci ha consegnato la Brexit, l’elezione di Trump, il referendum in Catalogna per la secessione, i partiti sovranisti che si sono rafforzati ed imposti in vari Paesi, soprattutto dell’Est europeo, dando vita a vere e proprie alleanze ( leggi Visegrad ) su alcune tematiche di fondo, come ad esempio le barriere migratorie. Vento analogo spira anche nel nostro Paese, se guardiamo al referendum nel nostro Veneto e in Lombardia per l’autonomia e più in generale ad un rinnovato vigore dei movimenti autonomisti – di fatto euroscettici – lungo tutta la penisola.

Berlino
Berlino

Come si può vedere trattasi di fatti molto differenti tra loro, sia per natura che per portata, eppure hanno un denominatore comune che porta dritto ad una affermazione del nazionalismo e ad una insofferenza sempre più marcata verso le istituzioni centralizzate. Ecco perché l’Europa si trova tra i principali imputati, vista ed indicata piuttosto come “ matrigna “ al soldo dei cosiddetti poteri forti come il mercato e la finanza, anziché come madre e fonte di opportunità. Non mancano certo anche le voci dei filoeuropeisti, sempre più preoccupati della possibile caduta dell’Unione e alla disperata ricerca di motivazioni forti che portino a non spezzare la fine di un sogno, a dimenticare settant’anni di pace e in prospettiva rinunciare a contare qualcosa in un mondo globalizzato.

Madrid
Madrid

Ecco perché – anche stavolta – ritorna “ il grido “ di andare a votare, contarsi perché, da più parti, si dice che le prossime elezioni europee assumano sempre più una svolta epocale. Qualcuno, addirittura, le ha paragonate alle politiche del ’48 tra i due fronti capeggiati da De Gasperi e Togliatti, perché in quell’occasione si decideva il futuro del Paese, scegliendo di fatto in quale parte di mondo entrare e crescere. Non sarà così, ma certi paragoni e richiami servono sempre a far capire che sono sempre i cittadini elettori a decidere per quale forza politica votare e da chi farsi rappresentare.

Bruxelles Parlamento Europeo
Bruxelles Parlamento Europeo

E’ la democrazia, ma va esercitata non certo seguendo “ la pancia “ o il vento prevalente, ma cercando di informarsi e soprattutto conoscere bene i compiti e le diverse materie che sono di competenza degli organismi comunitari. Non sono mancate, anche dalle nostre parti ( IEICP a Portogruaro, FARE COMUNE al Marango di Caorle, etc. ) tante occasioni per approfondire questi argomenti, ma dobbiamo dire che la partecipazione è stata piuttosto scarsa, vista l’importanza e l’attualità della proposta. Si confermano dunque, anche da noi, i dati statistici da cui siamo partiti. Se poi si vuole completare il quadro relativo all’importanza di chi ci governerà a Bruxelles e Strasburgo, vale la pena ricordare che pochi mesi dopo le elezioni del parlamento europeo ci sarà anche la nomina del nuovo governatore della Bce ( la Banca centrale europea ), che prenderà il posto dell’italiano Mario Draghi. C’è da scommettere che chi vincerà le elezioni cercherà di influenzare la scelta, nella prospettiva di un cambio di linea della politica monetaria continentale.

Parigi
Parigi

Sono tutti elementi che rinforzano l’importanza di questo voto proprio perché rischia di avere conseguenze rilevanti sul nostro futuro e rispetto al quale credo sia bene prepararsi. Le carte in tavola oggi parlano di “ una destra “ in crescita, anche per la sostanziale assenza di una chiara alternativa, ma non tanto “ da sfondare “. Le istituzioni europee appaiono oggi molto consumate, con “la sinistra” sempre più identificata con Bruxelles, i grandi interessi e i ceti benestanti. Ed è su questa strategia che punterà anche la politica “ sovranista “ dell’attuale nostro governo, con buona pace dei due alleati, più che mai legati e dipendenti dai suffragi che scaturiranno dalle urne del 26 maggio prossimo. Varrà sia per Roma che Strasburgo.

Stockholm
Stockholm

Un’ultima annotazione, non meno importante, riguarda il linguaggio ostile e conflittuale sempre più diffuso a livello sociale che finisce non poco per incidere nella diffusione di concetti, oggi assai di moda, quali sovranismo, nazionalismo e populismo. Alcuni soggetti politici, ormai un po’ dappertutto, sono vere e proprie agenzie del rancore, senza minimamente tener contro che c’è differenza tra sdegno ed indignazione quando si raccoglie del malcontento, anche giustificato. Non ricordo dove ho letto che “quando le parole perdono i loro significati, gli uomini perdono la loro libertà “. Non è mai tardi che il linguaggio della politica torni sui binari della verità, perché – dicendo la verità – sono convinto si possano vincere anche le elezioni e si possa anche governare. Questa è la vera sfida che oggi, ai diversi livelli, viviamo sulla nostra pelle.

Gigi Villotta

07 Maggio 2019