AGIRE PER SPERARE

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Una occasione vera per iniziare un percorso

Come vecchio uomo di scuola poco mi interessa conoscere le motivazioni con cui gli studenti e loro genitori hanno giustificato l’assenza del primo “ friday for future “, visto che il nostro ministro dell’istruzione aveva tenuto a precisare che le lezioni si svolgevano regolarmente. Mi intriga invece molto di più capire se davvero sia iniziata una nuova “ rivoluzione “, come siano cambiate le modalità per affrontare i problemi e soprattutto quante possibilità avranno queste azioni di incidere concretamente sui comportamenti attivi di chi oggi detiene le leve del potere, in particolare quello politico ed economico. Domande che non da oggi ci si pone. Ormai siamo globalizzati e digitalizzati, tempi nuovi se penso agli anni quando il mondo studentesco si mobilitava contro la guerra in Vietnam, la dittatura cilena, contro “ i padroni “, un po’ contro tutto e tutti, a volte con il pretesto di fare qualche giorno di vacanza in più. In tantissime città, di tutto il mondo, il 15 marzo scorso ci sono state manifestazioni di piazza, cortei e dibattiti sui temi legati al clima, con molti cartelli inneggianti a Greta, la ragazza scandinava che tutti i venerdì – ormai da tempo – protesta davanti al parlamento di Stoccolma. Anche il mondo studentesco del Veneto Orientale si è mobilitato. In tanti hanno raggiunto Venezia, ma la maggioranza  – compresi gli studenti delle superiori di Portogruaro – si è ritrovata a San Donà riempiendo la centrale piazza Indipendenza. Lo hanno fatto nel mezzo di una crisi climatica ed ambientale senza precedenti. Infatti sia nel vecchio che nel nuovo secolo questi temi cruciali sono stati – per lo più – considerati argomenti residuali.

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Quello che più rattrista e che in definitiva finisce per contare di più è la constatazione che non si è affatto invertita la rotta, anzi non si sono rispettati quei pochi impegni che si erano presi o addirittura si è tornati indietro, rimangiandosi quanto promesso. Sono tante le cose che dovrebbero essere fatte, ma almeno sarebbe un buon inizio se i potenti della terra cominciassero a dire come stanno le cose realmente e cosa davvero si deve fare. Insomma basta bugie! Basta parlare e promettere, servono i fatti, consapevolezza e serietà.  E’ arrivato il tempo di iniziare ad agire per trovare anche motivi di speranza, come ben hanno sottolineato il presidente Mattarella – nei giorni scorsi – a Belluno visitando i luoghi di montagna colpiti dal disastro di ottobre e ancora tre anni fa – papa Bergoglio nella enciclica “ Laudato Sì “, interventi non certo in sintonia con quanto sta facendo Trump e quanti la pensano come lui. Basterebbe mettere mano all’Accordo di Parigi fatto proprio dal Piano Energia e Clima dell’ UE per sostenere un forte rilancio delle politiche energetico- ambientali, dando priorità a quelle per l’efficienza energetica, alla promozione delle energie rinnovabili con priorità su quelle che incidono sui consumi termici e trasporti, a favorire la rigenerazione urbana ed energetica degli edifici contrastando efficacemente il consumo di suolo, fino ad azzerarlo. Insomma, come dicono bene gli esperti, avviarci rapidamente nell’era della green economy e dell’economia circolare. Belle parole, si dirà, ma allora davvero bisognerà augurarsi che questi giovani, in tutto il mondo, non si fermino. Non si può più far finta di niente. Si sono fatti coinvolgere, hanno rinunciato ad un giorno di scuola per far sentire la propria voce e la propria fermezza nel mettere le mani per custodire il pianeta. Se i giovani sono motivati e percepiscono che possono davvero incidere si mettono in gioco in prima persona, soprattutto perché si tratta del proprio futuro. Il mondo della politica dovrebbe essere il primo ad accorgersene, a capirlo, anche se non porta voti!  Il contrasto con i “ gilet gialli “ che stanno devastando Parigi è evidente. Le manifestazioni del 15 marzo non hanno espresso odio o rancore, ovunque non si sono proposte soluzioni impossibili e rabbie sociali, ma si è solo chiesto un cambio di rotta possibilissimo. Ora tocca proprio a questi nostri giovani dare gambe e braccia perché cambi qualcosa, perché la speranza non rimanga soltanto una specie di bel desiderio del cuore. Una occasione vera per iniziare un percorso: non c’è molto tempo per rimediare, ma la partita non è ancora persa. Credo sia allora necessario passare dalle manifestazioni nelle piazze all’azione nelle strade e nei luoghi, non solo delle grandi città, ma anche dei nostri paesi, dei nostri borghi attraverso incontri, azioni concrete, approfondimenti coinvolgendo anzitutto i dirigenti scolastici e i nostri sindaci.

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Speriamo si arrivi a mettere nel cuore di tutti il pensiero che la vita del nostro pianeta dipende anzitutto da noi stessi, dalle nostre scelte e anche dalle nostre piccole azioni quotidiane, fondamentali per evitare sprechi e povertà, bruciando nel contempo preziose risorse. Ora non possono fermarsi! Non possono cedere sotto i giudizi acidi degli adulti scontenti e cinici. E’ cominciata infatti subito la caccia alle ragioni nascoste, alle ragioni economiche, agli interessi privati che possono stare dietro a questo giovane popolo che protesta, a partire proprio dalla miccia che ha acceso il fuoco, dalla ispiratrice Greta Thunberg, come dimostrano i fatti di cronaca di questi ultimi giorni. Non vorrei che dietro a questa levata di scudi nei confronti della ragazzina svedese con le trecce ci sia qualcosa che va ben oltre il dibattito sull’ecologia. C’è solo da augurarsi che la nuova egemonia culturale dei “ cattivisti “ non finisca per avere la meglio sull’idealismo, considerato solo un sentimento ingenuo o peggio in malafede. Ecco perché dobbiamo tifare per i nostri giovani, nella consapevolezza che ogni generazione ha bisogno dell’altra. Non dobbiamo mai dimenticare che il futuro ci è stato prestato, è arrivato per loro il momento di riprenderlo in mano per renderlo più sicuro, possibile e vivibile. Una sfida che vale la pena di essere colta e vissuta fino in fondo. Possibilmente insieme!

Gigi Villotta

23 Marzo 2019

In bicicletta dai Centri commerciali al Centro Città?

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A PORTOGRUARO arriva la terza corsia su Autostrada A4.
Quali interventi pensa di porre i essere e/o chiedere a chi sta completando l’opera la Amministrazione Senatore per facilitare il collegamento in bicicletta fra Centri Commerciali e il Centro Città?
Forse è l’occasione di sistemare un po’ la viabilità???

Nella foto il cartello che attualmente trovate presso il centro commerciale.

MENO MIMOSE, PIU’ RISPETTO

 

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Non c’è niente da festeggiare

Sono questi gli slogan che campeggiano nei grandi manifesti fatti affiggere, anche dalle nostre parti, in occasione di questo 8 Marzo, giornata internazionale della donna. Niente festa dunque, ma un’occasione per riflettere e far riflettere, perchè di problemi aperti “ al femminile “ ne rimangono davvero tanti. Un elenco lungo, in cui le diverse forme di violenza sulle donne continuano ad interpellarci e ad alimentare le nostre cronache quotidiane. Non ci sono più oasi dove siano stati superati vecchi modelli antropologici e sociali e ribaltati ingiusti rapporti di forza. Potremmo parlare di tanti temi, in particolare dei femminicidi o degli stupri, senza trascurare che sono violenza anche le lettere di dimissioni in bianco che certe ditte utilizzano in caso di gravidanza, la disparità di stipendio a parità di lavoro o la difficoltà a raggiungere ruoli di direzione, salvo debite eccezioni. Di parità certo, ma soprattutto di libertà e di giustizia, si deve allora parlare. Ma di quale libertà, di quale giustizia? Bisogna capire bene cosa significano queste parole! E parlando di donne, di emarginazione e di sfruttamento non ci si può non interrogare su un fenomeno, quello della prostituzione, che di tanto in tanto torna alla ribalta e che si presta ad un dibattito che, rimanendo sempre troppo generico e superficiale, corre il rischio di tradursi solo in proposte ad effetto. In Italia il mercato del sesso ha un giro stimato attorno ai 4,0-4,5 miliardi l’anno. Nel Veneto sono circa novecento le ragazze che si prostituiscono lungo le nostre strade, per una buona metà a rischio sfruttamento ed una età che si sta abbassando sempre di più arrivando ormai a sfondare la soglia minorile. La maggioranza sono nigeriane, ma significativa pure la presenza dall’Est europeo. Strozzate dalla paura e minacciate sotto continui ricatti diventano emblema della sistematica violazione dei diritti umani e di una profonda ineguaglianza. Non sono donne anche queste? Non è certo una pacchia esser schiave! E’ impensabile colpire chi ne è vittima. Fino a quando continueremo a tollerare la distruzione di queste giovani vite in mano ad organizzazioni criminali, ma anche a quanti ( italiani di ogni ceto, età e condizione sociale ) usano ed abusano di loro. E’ di questi giorni la notizia che ai massimi vertici politici nazionali qualcuno si dice favorevole a riaprire le “case chiuse” e a livello regionale veneto la proposta di legge statale per creare l’albo professionale delle prostitute e per favorire la regolare emissione di fatture al fine di avere più sicurezza, magari creando degli appositi quartieri a luci rosse, e più gettito fiscale, magari da mettere a disposizione dei servizi sociali. E’ questa la libertà e la giustizia che cerchiamo? Ecco allora il caso di porsi altre domande, più profonde, non solo per favorire la riflessione che questo 8 marzo ci mette davanti, ma soprattutto per riuscire a guardarci dentro e così non prenderci in giro.

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Vien da chiedersi allora: Qual è il vero degrado che non riusciamo a sopportare? E’ quello di un quartiere ridotto a bordello a cielo aperto o quello umano di persone violate e sfruttate? Ci turba di più il non poter circolare la sera senza incrociare la degradazione dei corpi o la schiavitù che la determina nella maggior parte dei casi? Qual è insomma l’ingiustizia che sentiamo bruciarci sotto la pelle con maggior forza? Sono domande che si fanno ancor più pressanti se collegate ai progetti prima menzionati di riaprire le case chiuse e creare così un albo professionale delle prostitute con tanto di emissione di fattura. Da parte dei sostenitori, e non sono pochi, si evidenzia come ormai sia arrivato il momento di liberare viali e quartieri dalla  “prostituzione selvaggia“, tutelando così le donne anche dallo sfruttamento. Davvero un bel modo per tentare di risolvere i problemi, perché – nel migliore dei casi – finirà per trattarsi di una pericolosa illusione. Infatti se si pensa di circoscrivere un dramma, perché la prostituzione, prima di essere un problema sociale, è un immenso dramma umano, non basterà certo limitare e monitorare gli spazi, in quanto il fenomeno finirà altrove con la sua tragica offerta di sesso a pagamento che si nutre comunque di commercio di esseri umani, di nuove schiavitù fatte di quotidiane violenze sessuali e fisiche, dell’annientamento della dignità. Riusciamo allora a vedere oltre, anche ad indignarci per lo status di queste ragazze, violate e vendute ogni giorno a pochi metri da casa nostra? Eppure, a pensarci bene, sono altre “figlie nostre“ della stessa età, con gli stessi volti, con i medesimi sogni e desideri di quelle che appartengono alle nostre famiglie e frequentano le nostre scuole. Non ci si può lavare la coscienza, come si fa con una strada. Per affrontare seriamente il dramma della prostituzione non si può prescindere da una condizione essenziale: sposare ed attuare forme del prendersi cura attraverso gesti ed azioni umane e non burocratiche, che sappiano anzitutto riconoscere la vita dell’altro. Quindi non bisognerà puntare su un’ipocrita o peggio ideologica operazione per il “ decoro “ urbano, ma su un serio e convinto impegno contro il degrado umano, a fianco delle vittime.

Gigi Villotta

08 Marzo 2019