DEMOCRAZIA E PARTECIPAZIONE POPOLARE

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urna elettorale

La rete come scudo

Nei diversi settori dove può esplicarsi, in particolare nei rapporti istituzionali, il confronto democratico non segue regole fisse o rigidi canoni di comportamento. Diventa ancor più difficile e complicato quando il sapere dove stanno la ragione o il torto è l’ultimo dei problemi, visto che ogni punto di vista viene letto a priori con l’essere pro o contro qualcuno o qualcosa. Anche il metodo, però, le modalità con cui si affrontano le questioni, diventa sostanza nel momento in cui viene meno il confronto dialettico nelle sedi che sono proprie di una democrazia matura. Di esempi ne abbiamo tanti, a tutti i livelli, basta seguire la cronaca quotidiana. Le motivazioni addotte per “ non aprire “ possono risultare le più diverse, ma è il risultato a cambiare radicalmente, perché ogni chiusura rappresenta un vulnus sotto il profilo della partecipazione popolare. Perché, ad esempio, di fronte ad una petizione sottoscritta da tantissime persone un sindaco non sente la necessità di aprire un tavolo, incontrare una rappresentanza dei firmatari per discutere ed affrontare i temi rappresentati, anziché scegliere le vie formali, magari inviando a tutti una lettera con tanto di spiegazioni e ragioni per non accogliere le istanze presentate? E’ solo una questione di praticità o di “ timidezza istituzionale ”? Un tempo, per comunicare con la gente – a livello politico-amministrativo locale – esistevano le consulte di quartiere, oggi soppiantate dai social, ma credo che le risultanze siano evidenti sotto il profilo della politica attiva e del distacco dalla vita comunitaria. Ormai oggi, chi va a votare sceglie sì un partito, una lista e chi li rappresenta, ma di fatto consegna loro una delega piena che non prevede nel tempo riscontri o tagliandi, perché ci si rivedrà solo alla scadenza della tornata elettorale. L’importante è decidere e fare, fa osservare qualcuno, anche dalle nostre parti! Non credo che un comune, una regione o uno stato possano essere paragonati ad una azienda dove in pochi decidono il futuro di tanta gente. Sono in gioco troppi valori che la nostra Costituzione puntualmente richiama in settori e materie dove i diritti e i doveri non sono dei semplici optional. Cosa pensare del principio in base al quale ogni membro del nostro Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato? Come la mettiamo, allora, con il voto on line diventato “ vincolante “, in casa grillina nella recente consultazione sulla piattaforma Rousseau, riguardo la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti del ministro degli interni, emanata dalla magistratura di Catania relativamente al caso Diciotti? Due domande legittime che si prestano anche a considerazioni di diversa natura, proprio perché sottendono atteggiamenti e strategie che non sempre vengono approfondite in maniera adeguata nei salotti televisivi della politica.

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Voto con Tablet – “e-voting”

Mi sono chiesto più volte se, sulla base del pronunciamento elettronico di lunedì 18 febbraio scorso, la dichiarata separazione fra i poteri dello Stato ne sia uscita rafforzata o sconfitta. Sono convinto, alla luce dei fatti, che anche il Parlamento  – con il conseguente voto – sia riuscito a svilire non solo le sue prerogative istituzionali, ma anche quelle della magistratura. Conseguentemente, come cittadini, non sapremo mai se sia stato o meno commesso il reato di sequestro di persona aggravato e nemmeno se una simile condotta potrà essere ripetuta in futuro. Un’altra riflessione merita il fatto che, se ricordo bene, non era mai accaduto che il voto on line del M5s andasse oltre la mera “ ratifica “ della decisione dei vertici, anche se stavolta – a dire il vero – i numeri sono stati molto più incerti, non più le percentuali “ bulgare “ delle consultazioni precedenti. Fra l’altro, mi permetterei di sottolineare, che ci si è guardati bene dallo spiegare ai votanti che non si trattava in realtà di impedire lo sbarco sul suolo italiano, in quanto i naufraghi semplicemente erano già in Italia, trovandosi su una nostra nave militare. Per non parlare poi, in termini di principio, come sarebbe stato meglio comportarsi diversamente sul concedere invece l’autorizzazione a procedere, perché ora rimane pur sempre da spiegare ai propri aderenti e simpatizzanti il cambio di rotta riguardo l’immunità parlamentare, uno dei punti di forza enunciati dal Movimento, fin dalla sua nascita. Tant’è e forse non bastano i recenti risultati elettorali in Abruzzo e Sardegna a far comprendere se si è fatta la scelta giusta, magari solo per non compromettere il contratto di governo. Si è davvero sicuri che, prima o poi, qualcuno non cominci a capire che la democrazia rappresentativa, a suo tempo, tanto biasimata dai grillini non sia stata inventata solo per una questione di spazi e di numeri, ma anche per sottrarre le deliberazioni all’influsso della emotività popolare? Siamo più che mai convinti – invece – che si debbano percorrere tutte le strade per arrivare a decisioni meditate, basate sulla conoscenza della materia sulla quale si è chiamati a pronunciarsi e frutto di una discussione approfondita, piuttosto che da una volontà puramente irrazionale. La questione TAV ne è la pratica riprova. Non ci può nascondere dietro al verdetto del popolo per mascherare la propria confusione. Il tutto nella consapevolezza che l’e-voto non possa sicuramente rappresentare il futuro per una democrazia sicura e credibile.

Gigi Villotta

25 Febbraio 2019

TRA LUCI E OMBRE

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Dall’aiuto solidale al possibile assistenzialismo

Il prossimo 6 marzo, per tanti, sarà una data da ricordare e da segnare sulla propria agenda. Da quel momento infatti sul sito istituzionale nazionale si potrà scaricare e compilare il modulo per chiedere il reddito di cittadinanza. Per chi è poco pratico di strumenti informatici, ci si potrà far aiutare anche dai CAF o recandosi presso gli sportelli postali. Se si ha diritto, si potrà riscuotere il primo sussidio già a partire da aprile, tramite una normalissima carta Postepay. Nell’attesa, c’è circa un mese di tempo per mettersi in regola con due documenti fondamentali senza i quali non è possibile richiedere il sostegno: il modulo ISEE che certifica la propria situazione patrimoniale e lo SPID, il sistema pubblico di identità personale.  Sempre sul sito governativo sono elencati on line pure tutti i requisiti necessari per vedersi riconosciuti dall’INPS, a partire dal 30 marzo, sia il diritto che l’importo. Si prevede che la platea dei possibili fruitori sia formata da circa 5 milioni di cittadini con un reddito annuo inferiore a 9mila euro, in pratica circa 1,3 milioni di famiglie, comprese quelle straniere ( 20%)  con permesso di lungo soggiorno e residenza in Italia da 10 anni, di cui gli ultimi due in maniera continuativa. Il nuovo beneficio, che prevede uno stanziamento a bilancio pari a 7,1 miliardi di risorse, si dividerà tra integrazione al reddito e contributo per la casa. Andrà da un minimo di 40 euro ad un massimo di 780 euro per un single, che potranno ammontare fino a 1.350 euro per una famiglia con tre o più figli. Per il mutuo il contributo sarà di 150 euro. Bisognerà però, contestualmente, essere disposti ad accettare le offerte di lavoro che arriveranno. Nei primi 12 mesi di fruizione sarà congrua una offerta di lavoro entro 100 km di distanza dalla residenza o comunque raggiungibile in cento minuti con un mezzo pubblico. Se si tratterà di seconda offerta il limite sale a 250 km, la terza va accettata in tutto il territorio nazionale, con una compensazione delle spese di trasferimento pari a tre mesi di reddito. Dopo il primo anno non si potrà più rifiutare alcuna offerta “ congrua “, dunque dentro i 250 km, pena la decadenza del beneficio. Il tutto dovrà avvenire anche grazie al reclutamento di 10 mila “ navigator “, meglio sarebbe definirli facilitatori, che dovranno affiancare gli attuali Centri per l’impiego per aiutare tutte quelle persone in difficoltà a rientrare nel mondo del lavoro. Rappresentano una delle figure chiave per far funzionare il Reddito di cittadinanza. Siccome saranno selezionati e formati anche a livello regionale, resta l’incognita della sottoscrizione dell’accordo tra Stato e Regioni, cioè il discoverde da parte di tutti i governatori. Si sono volute fin qui elencare, anche se in estrema sintesi, tutte le modalità previste dal decreto attuativo del governo entrato in vigore il 29 gennaio scorso, per tentare di capire la complessità del provvedimento che non ha mancato, nel contempo, di avviare anche un serio dibattito attorno ad importanti tematiche che toccano da vicino lo “ Stato sociale “, dalla povertà alla mancanza di lavoro, solo per citare alcuni “nervi “ scoperti. In definitiva si teme di inforcare una brutta parabola che porti il Welfare da strumento di crescita a puro sostentamento. Sono in tanti a chiedersi se dopo i falsi invalidi e i falsi disoccupati dovremmo assistere anche alla crescita di un esercito di falsi poveri? Viene infatti lecita una prima domanda, molto semplice e concreta nella prassi di ogni giorno. Se per ogni singolo inoccupato il beneficio sarà di 780 euro al mese, cosa potranno pensare quei moltissimi lavoratori che nel nostro Paese guadagnano meno di 800/900 euro facendo spesso mestieri molto faticosi ed impegnativi anche con lunghe trasferte? Perché faticare tanto, quando il vicino di casa riesce ad ottenere lo stesso reddito senza fare nulla, magari arrotondando con qualche piccolo lavoretto in nero? Sul trovare o meglio accettare un lavoro poi, resta tutto da vedere.  Le aziende saranno costrette ad offrire qualcosa in più della soglia? Potrà verificarsi un paradossale aumento del tasso di disoccupazione e dei salari minimi di mercato?

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Tante le incognite dunque e molte le verifiche da fare. Credo sia però, altrettanto necessario non trascurare un presupposto fondamentale che sta alla base di un ragionamento che affronta temi così sensibili quali la povertà e la tutela degli ultimi. Sono convinto che, al riguardo, non si possa fare una guerra a prescindere e dal sapore ideologico, perché – e non è poco – il “Reddito di Cittadinanza” ha il merito di mettere risorse come non mai in passato su una rete di protezione universale che cerca di migliorare le condizioni di chi sta peggio. Certo non vanno confusi i percorsi tra quanti sono caduti in povertà solo per la mancanza di un’occupazione e coloro i quali, invece, vivono situazioni più complesse o non possono, per età o condizione psico-fisica, lavorare. Una cosa sono i “ Patti per il lavoro “, altro i “ Patti per l’inclusione sociale “. Ecco allora dove giocano un ruolo importante i Servizi sociali dei Comuni e degli altri enti territoriali, soprattutto riguardo le politiche familiari, troppo spesso trascurate – a livello nazionale e regionale – nelle sue reali esigenze e poco sostenute a livello economico. Non va poi dimenticato l’apporto dei vari soggetti del privato sociale e del volontariato, tanto attivi ed efficaci anche nel nostro territorio, perché – insieme – è possibile lavorare, nonostante incognite e difetti, per contrastare la miseria, senza la pretesa di abolire la povertà. Una condizione diventa sempre più indispensabile: la disponibilità all’ascolto, una qualità venuta meno nella società e nella politica. Troppi sono convinti di avere la verità in tasca, o peggio di intervenire anche su terreni così sensibili cercando solo il consenso elettorale.

Gigi Villotta

11 Febbraio 2019

..Quali sono le ragioni che hanno portato all’abbattimento dei platani di viale trieste?…..

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foto di: clicca qui

Sull’abbattimento dei platani di viale Trieste la Consigliara Vittoria Pizzolitto ho presentato una domanda di attualità e una Interrogazione in Consiglio Comunale :

“…Quali sono le ragioni che hanno portato all’abbattimento di tali platani ….”

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AVERE PAURA DEL CONFRONTO? Petizione #CulturaSalaCaminettoPortogruaro

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Riceviamo dalle ferenti della petizione #CulturaSalaCaminettoPortogruaro la seguente comunicazione:

“La Sindaca preferisce spendere quasi 400 euro piuttosto che incontrare i cittadini!!!

Le referenti della petizione #CulturaSalaCaminettoPortogruaro avevano chiesto in data 5 febbraio di essere ricevute dalla Sindaco Maria Teresa Senatore, ma dal Palazzo nessuno ha risposto.

La Sindaca ha preferito scrivere una lettera, le prime pervenute in data 8.02.2019, le altre stanno giungendo in questi giorni, (ad alcune persone addirittura sono state recapitate due copie della stessa lettera!) a più di 400 cittadini spendendo soldi dei contribuenti (=0,85 € ciascuna!)  e tempo di lavoro per gli impiegati, pur di non affrontare questo confronto: cosa temono i nostri amministratori locali? Che cosa nascondono? Forse non sono in grado di argomentare le loro scelte e reggere un confronto con i cittadini?

Sono già tante le contraddizioni in cui è venuta a cadere l’Amministrazione Comunale rispetto a tutta questa vicenda, nata male e condotta in fretta e furia, all’insaputa di tutti e oggi anche contro una larga fetta di popolazione. C’è bisogno di chiarezza e verità!

Esistono le dichiarazioni dell’Assessore Morsanuto sulla necessità di utilizzare Sala Caminetto come sede di nuovi uffici comunali, e come questa nuova destinazione non vìoli gli impegni assunti con la convenzione con la Zignago.

Esiste poi la lettera della Signora Sindaco con la quale risponde ai cittadini firmatari che l’utilizzo della Sala Caminetto, oggi come oggi, non è più possibile per ragioni di sicurezza e che l’Amministrazione mette a disposizione altre sale.

Delle due l’una: o vi serve la sala per gli uffici o esiste un problema di sicurezza. In quest’ultimo caso si risolve il problema, ma non si cambia la sua destinazione d’uso.

Il confronto e la trasparenza, valori tanto sbandierati in campagna elettorale dalle forze politiche oggi al governo della città, sono diventanti carta straccia. Passate le elezioni, il parere dei cittadini non conta più nulla! E si può decidere di non riceverli, di non ascoltarli in barba alla democrazia ed alle belle parole!

Noi invece ribadiamo la nostra richiesta!

Vogliamo essere ascoltati e ricevuti dalla Sindaco, per poter portare in un confronto civile e aperto le ragioni dei cittadini che hanno sostenuto questa petizione e di molti altri che senza aver firmato condividono l’iniziativa.”

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