LA VISIONE STURZIANA

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Un antidoto all’antipolitica e alla deriva populista.

Se oggi, a cent’anni di distanza, un documento può ancora definirsi “profetico“, vuol dire davvero che l’autore ha espresso dei contenuti le cui radici ideali e valoriali non hanno perso nel tempo senso e significato. Il riferimento va all’appello “ a tutti gli uomini Liberi e Forti “ che don Luigi Sturzo scrisse nel gennaio 1919 per la nascita del Partito Popolare. Un vero e proprio manifesto rivolto a tutto il Paese, reduce dal tunnel della Prima guerra mondiale. Solo dieci mesi dopo, quella formazione di cattolici che esordivano in politica, rivendicando la loro ispirazione cristiana, diventava l’ago della bilancia indispensabile per consentire alle forze liberaldemocratiche, frammentate nelle diverse liste, di continuare a governare l’Italia. Le vicende successive appartengono ormai ai libri di storia, ma chi si trova oggi a ripensare la vicenda politica dei cattolici, iniziata appunto un secolo fa, non può non riconoscere che la matrice sturziana si è conservata fondamentalmente inalterata. Ecco perché è giusto e doveroso riparlarne. Dalle nostre parti non è che questo anniversario sia stato “ opportunamente “ ricordato. Un’altra volta sono state le parrocchie della forania di Portogruaro, in collaborazione con la Scuola Diocesana di formazione teologica, ad organizzare una serie di incontri su “La politica come forma alta di carità”, iniziando proprio dal prete di Caltagirone. Un’occasione importante per recuperare la memoria dell’impegno civile di Sturzo, indispensabile per rivisitare una stagione politica che non poche analogie va mostrando con quella attuale. Fondamentale anche per recuperare il senso del popolarismo sturziano che torna ad essere invocato come efficace antidoto contro i populismi di varia matrice che imperversano adesso non solo in Parlamento, ma anche negli altri spazi pubblici di confronto, nelle televisioni e sui social. Farlo, un secolo dopo, può tornare ancora utile. Non per cercarvi solo elementi di attualità contingente, piuttosto rivisitare quel testo potente e davvero aperto, con l’avvertenza di superare le appartenenze confessionali e non, facendolo così diventare vera fonte di ispirazione per le modalità con cui si approcciano i problemi nuovi e quelli che nel tempo si sono modificati, ma non sono stati risolti. Pensiamo alla questione meridionale, al federalismo o alla parità di genere, solo per fare degli esempi, che, pur in forme diverse da quelle del ’19, continuano a trovare spazio nella agenda politica italiana. Per questo allora, proprio nella prospettiva del popolarismo sturziano, partecipare significa prendere parte in maniera individuale e associativa al processo di costruzione della pubblica opinione e del bene comune, sempre puntando ai capisaldi della libertà e della responsabilità e mai dimenticando la fondamentale centralità della persona umana. Tanto più oggi che siamo così lontani dall’impegno politico, prevalendo una moderna impostazione pragmatica e utilitaristica che spesso finisce per censurare i valori centrali derivanti dall’esperienza cristiana in campo culturale, sociale e civile. Oppure declina in uno sterile moralismo, che considerando la politica “ una cosa sporca “ si rifugia, al massimo,  in un impegno sociale di corto respiro in quanto staccato da un progetto politico e culturale di alto profilo. Per questo è più che mai necessario ricostruire una relazione naturale con la società civile, con la base popolare. Tornare insomma ad essere “ popolari “ dentro un’azione di presenza e testimonianza che faciliterà una rete di relazioni stabili fondamentali per realizzare un “ pluralismo ordinato “. In questo senso una attualizzazione dei valori del popolarismo sturziano potrebbe dare fiducia nella buona politica ed aiutare a superare l’attuale grave crisi, rappresentando un antidoto all’antipolitica e alla deriva populista. Mancano dei veri leader, certo. Lo dimostrano il fallimento di tante stagioni politiche che si sono susseguite nel tempo, proprio per la mancanza di persone in grado di suscitare fiducia, assumere responsabilità ed operare scelte gravi e disposte a renderne conto al Paese. Più volte abbiamo usato il termine fiducia, perché, anche dagli ultimi sondaggi, ci troviamo oggi di fronte ad una situazione non molto dissimile da quella dell’Italia cui si rivolgeva l’appello di Sturzo, se facciamo specifico riferimento al clima di sfiducia e di divisione che caratterizza questo nostro tempo. Si sta profilando, come allora, un clima di pesante stanchezza, soprattutto nella perdita di carica utopica, riscontrabile specialmente nei giovani. Stanchezza alimentata non poco dall’alto tasso di litigiosità della politica tradizionale, espressione di divisioni profonde e di logiche prigioniere dei particolarismi e dei personalismi. Ecco perché la  “visione sturziana“ è più che mai valida ed attuale. Va riscoperta e rivissuta, attraverso l’impegno e la competenza, la convinzione che alla vita politica occorrono donne e uomini capaci di pensare in grande, di osare per uno scopo giusto, di pagare il prezzo – anche a livello personale – per il conseguimento di un fine che serva al conseguimento del bene comune. Tutto questo non può realizzarsi come avventura solitaria, ma ha bisogno della comunità da cui attingere ispirazione e forza e con cui verificare l’onestà e l’efficacia dell’impegno. A tutti i livelli e nei diversi campi d’azione. Un invito attualissimo se vogliamo comprendere appieno ciò che la storia ci ha già insegnato, cosa potrebbe ancora accadere quando non si ascoltano quelle “ voci profetiche “ che aprono davvero le coscienze puntando ai fondamenti della libertà e della responsabilità.

Gigi Villotta

24 Gennaio 2019

Portogruaro: Nuovo regolamento Giochi per tutelare la condizione di fragilità.

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Lunedì 21 01 2019, è stato approvato dal Consiglio Comunale di Portogruaro  all’unanimità il Regolamento Comunale sul gioco lecito e finalizzato fra l’altro ad attenuare e limitare gli effetti del Gap (gioco azzardo patologico) e della ludopatia.

Aumentano i Comuni nel Veneto Orientale che hanno adottato questo regolamento.
Il gioco d’azzardo patologico è un dramma per molte famiglie ed è questione che sta a cuore a molti.
L’approvazione del nuovo regolamento per le sale slot darà la possibilità di effettuare controlli.
Un tema delicato, sul quale andrà avviata collaborazione con la Ulss e il Serd.
IL tema è stato inizialmente posto e portato avanti dal gruppo CentroSinistra più Avanti insieme ed è ora arrivato a un primo importante traguardo.
IL GRUPPO Centro Sinistra Più Avanti Insieme ha lavorato come sempre sui contenuti cercando di essere propositivo e guardando al bene comune che significa in primo luogo cercate di tutelare la condizione di fragilità.

La Sala Caminetto è già stata sgomberata dagli arredi!

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Condividiamo il messaggio ricevuto da Vittoria Pizzolitto

“La Sala Caminetto è già stata sgomberata dagli arredi!
Se le intenzioni sono quelle annunciate dalla Sindaca di risanare gli uffici, dotarli di nuovi impianti e
metterli a norma, bene! Ma se ai lavori di rifacimento seguiranno gli arredi degli uffici comunali per cui
Sala Caminetto verrà per sempre negata all’uso della comunità, non ci stiamo!
Nel primo Consiglio Comunale del 2019, la Signora Sindaca comunicava che l’Amministrazione ha in
programma il risanamento e la messa in sicurezza di tutti gli uffici comunali per renderli accessibili anche
ai cittadini con disabilità, verso i quali è volta l’attenzione dell’amministrazione: motivazioni importanti
che non possiamo non condividere.
Purtroppo come gruppo di minoranza, non abbiamo mai avuto modo di discutere su questi
provvedimenti e non è la prima volta che questa Amministrazione manca in tema di comunicazione:
nessun progetto di riorganizzazione interna degli uffici è stato mai presentato in commissione ai
Consiglieri e nessun progetto tecnico è stato presentato in commissione urbanistica.
Sala Caminetto ha bisogno di essere risanata e illuminata è vero, ma è a piano terra, accessibile quindi
anche ai disabili a differenza degli altri uffici collocati ai piani superiori raggiungibili attraverso lo scalone
del cinquecento o un eventuale ascensore, ancora da realizzare.
Come ribadito in Consiglio Comunale chiediamo alla Signora Sindaca di accogliere la petizione, di
ricevere le referenti, di ascoltare i cittadini che si sono attivati per difendere un luogo da sempre destinato
alla cultura ed al confronto.
Pizzolitto Vittoria
Consigliera Comunale di Centrosinistra”

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#culturaSalaCaminettoPortogruaro

#culturaSalaCaminettoPortogruaro

Segnaliamo il comunicato del gruppo di cittadini che stanno
Proponendo una petizione per mantenere la possibilità di uso per il pubblico della Sala Caminetto in Villa Comunale a Portogruaro

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“La petizione ha avuto successo!

Dal mondo della scuola una richiesta precisa: mantenere ad uso pubblico “Sala Caminetto”!

Oltre 400 cittadini di Portogruaro, in larga parte insegnanti delle scuole portogruaresi di ogni ordine e grado, sia in servizio sia in pensione, in pochi giorni grazie al tam-tam sui social ed al passaparola, hanno firmato la petizione #culturaSalaCaminettoPortogruaro per chiedere alla Signora Sindaca Maria Teresa Senatore di mantenere “Sala Caminetto” ad uso pubblico, così come da sempre è stato.

Domani alla riapertura degli uffici comunali la petizione, con i fogli firmati dai 400 cittadini, verrà protocollata.

Il mondo della cultura e della scuola ritengono infatti che la proposta dell’Amministrazione Comunale sia insensata e penalizzante per la città di Portogruaro che già soffre di mancanza di luoghi dove fare cultura e promuovere iniziative all’interno della comunità.

I cittadini firmatari, animati dal solo desiderio di veder crescere le opportunità culturali della città, confidano che la Signora Sindaca Maria Teresa Senatore accolga la petizione, desista dal proposito di chiudere al pubblico per sempre la Sala del Caminetto e lasci che questo luogo così centrale per la città continui ad essere punto di riferimento per Associazioni, Partiti e Cittadini.”

Le insegnanti promotrici:

Annamaria Furlanis , Carmen Anese, Giuseppina Moro, Maria Rita Scotà, Marisa Marzinotto, Maria L. Baruzzo

 Portogruaro, 20 gennaio 2019

 

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ASCOM :”soffrono i negozi esclusi da effetto turismo”

ascom-soffrono-i-negosi-esclusi-da-effetto-turismosviluppo“PER LE POLITICHE DI SVILUPPO PORTOGRUARO DOVRA’ ATTENDERE LA PROSSIMA AMMINISTRAZIONE”

Ecco il comunicato di Marco Terenzi a proposito delle considerazioni ASCOM su sofferenza dei negozi esclusi da effetto turismo, recentemente apparse sulla stampa:

“Apprendiamo dalla stampa la conferma da parte dell’ASCOM-Confcommercio Portogruaro – Bibione – di come il commercio sia in sofferenza anche nel Portogruarese. Soffrono i negozi esclusi dall’effetto turismo. ASCOM rileva come il 5% delle attività affiliate, circa 50 unità, abbiano cessato o cambiato gestione. Le chiusure non hanno interessato le spiagge ma i centri storici delle città dell’entroterra. E’ un problema complesso, che dipende da più cause e che richiede interventi ed azioni diverse e coordinate da parte di una pluralità di soggetti nella comunità, operatori economici, consumatori, sistema formativo, istituzioni ed in particolare gli Enti Locali.

Durante la discussione sul Bilancio di previsione, nel corso dell’ultima seduta del Consiglio Comunale del 27/12 us.  il Gruppo Consiliare “Centrosinistra Più Avanti Insieme” è intervenuto sulla questione dello sviluppo di Portogruaro e del suo mandamento.

Ancora una volta abbiamo ribadito come Portogruaro abbia bisogno di politiche ed azioni integrate, con il coinvolgimento diretto di tutti i soggetti interessati, per il consolidamento del suo ruolo e della sua funzione di Comune capofila dei distretti commerciale, turistico, scolastico-formativo, culturale e sanitario e di una serie di servizi mandamentali.

Purtroppo, a riguardo, l’Amministrazione Senatore in questi tre anni ha manifestato una costante e preoccupante inerzia.

L’Agenda Strategica per il Centro Storico, percorso avviato dalle precedenti Amministrazioni e condiviso dalle Categorie economiche ed Associazioni ed approvato dall’IPA (Intesa Programmatica d’Area del Veneto Orientale) è stata infatti accantonata dall’ Amministrazione Senatore senza proporre e predisporre in questi anni progetti alternativi per la crescita e lo sviluppo da condividere con Categorie e economiche, Associazioni e cittadini.

Nessuna valorizzazione del centro storico, vero motore di sviluppo della nostra comunità.

Nessuna iniziativa né investimento è stata intrapresa in tema di crescita, di turismo e di valorizzazione ambientale per contrastare la situazione di debolezza demografica, di immobilismo e, da certi punti di vista, di regressione che la nostra Città sta subendo. Nessun intervento sul piano urbanistico, dell’arredo e della fiscalità di vantaggio, con aliquote agevolate su IMU, TASI e TARI per promuovere le attività commerciali nel centro storico; nessuna azione congiunta di marketing territoriale e di raccordo con il bacino turistico dell’Alto Adriatico, per arrivare ad un centro commerciale  integrato e naturale, collocato nella cornice del centro storico.

L’Amministrazione Senatore si è limitata ad alimentare il traffico delle macchine nel centro storico, deturpando Borgo S.Giovanni, vero “salotto” della Città, immaginandolo quale toccasana per la condizione del centro storico!

E’ LA CONFERMA CHE PER LE POLITICHE DI SVILUPPO PORTOGRUARO DOVRA’ ATTENDERE LA PROSSIMA AMMINISTRAZIONE”

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SICUREZZA E LIBERTA’

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Saper leggere bene gli avvenimenti

Da Trieste con il vicesindaco “ bonificatore “ di coperte usate da un clochard, una sorta di S.Martino alla rovescia, a Monfalcone con l’assessore in veste di “ canzoniere epifanico “ con tanto di storpiature sulla celebre filastrocca della “ befana ( migrante ) vien di notte”, fino a Portogruaro con un salvagente “di troppo” nell’allestimento natalizio della mostra missionaria in Duomo di S.Andrea. Sono solo alcuni episodi di una replica, l’ennesima, che riguarda una brutta commedia destinata, purtroppo, a non fermarsi. Anche dalle nostre parti, dunque, non sono mancati gli “ingredienti“ per tenere alta l’attenzione sul “ fenomeno migratorio” che il Decreto Sicurezza, recentemente approvato, ha rilanciato alla grande dividendo la pubblica opinione e suscitando non poche polemiche e prese di posizione. Ci sarebbe molto da dire perché la nuova legge, votata a larga maggioranza in parlamento, tocca aspetti di una delicata e complessa materia i cui cardini principali si fondono nel diritto e nella tutela e valorizzazione dell’uomo. Non può certo ricondursi tutto solo ad una questione di potere, di una cattiva interpretazione dell’autorità o, se vogliamo, di un discutibile culto dell’uomo forte. Tanto si è scritto e si è detto al proposito con il rischio di essere spesso ideologici e di parte, guardando solo a quegli aspetti che più permettono di dimostrare quanto bene facciano gli uni e quanto sbaglino gli altri. Solo propaganda ed allarmismi potrebbero rivelarsi, però, molto pericolosi. Ne è la riprova il braccio di ferro tra Governo e diversi Comuni/Regioni sulla inapplicabilità di parti della legge, perché – si dice – non in linea con il dettato costituzionale. Non è possibile rimuovere il problema solamente ricorrendo alla Consulta o riducendolo ad una diaspora da “ disobbedienza civile “, ma cogliere l’occasione perché centro e periferia si parlino “ politicamente “ e si occupino veramente, non solo di interpretare la norma, ma anche delle ricadute quotidiane che ne conseguiranno sul territorio nazionale, a partire proprio dalle amministrazioni locali, primi anelli di democrazia partecipata. Aspetti rilevanti che hanno a che fare con altrettante materie di legislazione quali la salute, l’assistenza sociale, il diritto allo studio, la formazione professionale e le politiche attive per il lavoro, l’edilizia residenziale pubblica e quant’altro. Per non parlare di quanti migranti, usciti dai percorsi di integrazione, finiranno per gonfiare un mondo di invisibili con tutte le possibili negative conseguenze del caso. Ne sanno qualcosa quanti, comprese le tante associazioni di volontariato, hanno a che fare già oggi con rilevanti fenomeni da “ periferie degradate “. La cronaca quotidiana ne è piena. Ancora i sindaci in prima linea, ma molti di questi – non proprio gli stessi che finora si sono gestiti in casa il sistema Sprar (cioè quell’organismo volontariamente coordinato dai comuni per integrare i richiedenti asilo, in attesa che se ne esamini la pratica ) – concordano che con il  “Decreto Salvini “ si sia imboccata davvero la strada giusta per risolvere i tanti problemi sul tappeto. Dei veri ordini del giorno a sostegno della “ nuova sicurezza” sono stati sottoscritti, oltre che da singoli amministratori, anche da molti consigli comunali. Come si vede a prevalere, ancora una volta, è il giudizio di parte e la logica dell’appartenenza “partitica”.  Finiscono così per rimanere fuori o ai margini alcuni elementi, poco dibattuti e conosciuti, che varrebbe invece la pena di prendere in considerazione ed approfondire. Non si può prescindere, allora, da una questione che mi pare sostanziale e dirimente per cercare di allargare il quadro di riferimento, già di per sé articolato e anche culturalmente complesso, ed avere così una visione più ampia su cui riflettere e ragionare.  Non bisogna mai dimenticare che la libertà personale è il fondamento delle nostre democrazie ed economie, perché componente essenziale della dignità della persona. Lo dimostrano le stesse radici giudaico-cristiane dell’Occidente e dell’Europa che stanno proprio all’origine di questa conquista e che davvero hanno fatto la differenza nella storia dell’umanità. La libertà è spesso un rischio, perciò non è mai facile e scontata, perché è sempre in relazione con tutto ciò che ci circonda. Vale sia per il bene che per il male, non essendo mai assoluta. La storia ce lo insegna, se vogliamo e sappiamo davvero leggere gli avvenimenti che l’hanno contraddistinta, senza la presunzione di avere la verità in tasca.

Libertà e sicurezza sono due termini che non possono sovrapporsi, ma costituiscono invece – come scrive il sociologo Mauro Magatti – una sorta di polarità la cui composizione è sempre difficile da trovare. Infatti basta pensare alla crescita registrata negli ultimi decenni che, se da una parte ha aumentato di molto le nostre possibilità di vita, dall’altra ha finito per aumentare anche l’insicurezza nell’esistenza individuale. La fase storica che stiamo vivendo può essere vista nei termini di una reazione agli effetti di disordine prodotti da una crescita vertiginosa delle nostre libertà. Il rischio vero che ne consegue è la deresponsabilizzazione, conseguenza prima di una pratica quotidiana di una libertà di tipo individualistico. La possibile risposta va cercata nel fare più Società e non nell’avere più Stato. Ecco perché sarà necessario puntare decisamente, ad ogni livello, sul principio della sussidiarietà che sfida le risorse migliori a lavorare insieme per il bene comune possibile. I corpi intermedi non possono venir considerati inutile zavorra, perché – più che mai oggi – c’è bisogno di mediazione e dialogo. Anche questo sarà il frutto di una ritrovata consapevolezza, meglio di una coscienza, laicamente condivisa, che è sempre bene non dimenticare.

Gigi Villotta -10 Gennaio 2019

-“le Quattro Libertà: di parola e di espressione, libertà di culto, libertà dal bisogno (sicurezza sociale) e libertà dalla paura.”-Discorso 6 gennaio 1941, Franklin Delano Roosevelt-