PER LE POLITICHE DI SVILUPPO PORTOGRUARO DOVRA’ ATTENDERE LA PROSSIMA AMMINISTRAZIONE

sviluppo

Il DUP 2019_2021 (Documento Unico di Programmazione) ed il BILANCIO DI PREVISIONE 2019_2021, approvati dalla maggioranza nel corso del Consiglio Comunale del 27 dicembre us. e contrastati dai gruppi di opposizione confermano, l’assenza di una visione strategica ed organica da parte dell’Amministrazione Senatore, sostenuta dall’identità e dalle vocazioni di Portogruaro e del suo mandamento. Ancora una volta un bilancio conservativo e senza prospettive di sviluppo, verso il quale il Gruppo ha espresso un convinto voto contrario.

Nessuna iniziativa né investimento è stata intrapresa in tema di crescita, di turismo e di valorizzazione ambientale per contrastare la situazione di debolezza demografica, di immobilismo e, da certi punti di vista, di regressione che la nostra Città sta subendo.

Nessuna valorizzazione del centro storico, vero motore di sviluppo della nostra comunità.

L’Agenda Strategica per il centro Storico, percorso avviato dalle precedenti Amministrazioni e condiviso dalle Categorie economiche ed Associazioni ed approvato dall’IPA (Intesa Programmatica d’Area del Veneto Orientale) è stata accantonata dall’ Amministrazione Senatore. L’Agenda sul piano urbanistico prevedeva la riprogettazione ed il completamento degli interventi di arredo urbano, in corso Martiri, l’istituzione della “Zona 20” per promuovere la mobilità lenta, con la contestuale attivazione del sistema centrale di sosta nel Park interrato PIO X e la progressiva pedonalizzazione di via Martiri, la riqualificazione dei portici quale elemento funzionale e caratterizzante il centro storico.

L’Agenda prevedeva anche la possibilità di un sistema di fiscalità di vantaggio, con aliquote agevolate su IMU, TASI e TARI per promuovere le attività commerciali nel centro storico, un’azione congiunta di marketing territoriale e di raccordo con il bacino turistico dell’Alto Adriatico, per arrivare ad un centro commerciale integrato e naturale, collocato nella cornice del centro storico.

L’Amministrazione Senatore ha invece alimentato il traffico delle macchine nel centro storico, deturpando Borgo S.Giovanni, vero “salotto” della Città ed ha accantonato l’Agenda Centro Storico senza proporre e predisporre in questi anni progetti alternativi per la crescita e lo sviluppo da condividere con Categorie e economiche, Associazioni e cittadini.

Il Gruppo Consiliare “Centrosinistra Più Avanti Insieme” ha più volte ribadito come Portogruaro abbia bisogno di politiche ed azioni integrate, con il coinvolgimento diretto di tutti i soggetti interessati, per il consolidamento del suo ruolo e della sua funzione di Comune capofila dei distretti commerciale, turistico, scolastico-formativo, culturale e sanitario e di una serie di servizi mandamentali. Ha riportato l’attenzione sull’Interporto, struttura intermodale fondamentale e motore di attività economica del territorio. A distanza di anni dal completamento del PIP di Noiari e dal consolidamento di altre aree (come quella del EAST Park), sarebbe stato opportuno e necessario un pensiero strategico sulle aree per attualizzare le potenzialità sul piano dei servizi integrati in favore delle imprese.

Nell’ambito culturale le Fondazioni “S.Cecilia” e “Portogruaro Campus”, eccellenze nei campi della cultura musicale e dell’alta formazione universitaria, veri motori di crescita e sviluppo, hanno subito incomprensibili politiche di ridimensionamento e depotenziamento da parte dell’Amministrazione Senatore che hanno generato, nel corso di questi anni, una cospicua riduzione dei contributi ed incertezza gestionale che, nel caso della Fondazione S.Cecilia, hanno portato alle dimissioni del Presidente, di alcuni membri del CdA e del Direttore Artistico del Festival Internazionale di Musica. In sede di approvazione del Bilancio di previsione annuale e triennale, peraltro, l’Amministrazione non ha espresso chiari indirizzi né concrete linee operative per lo sviluppo ed rilancio di questi Enti fondamentali di cui il Comune è Socio fondatore.

Sul versante del sistema scolastico il Centrosinistra ha inteso riproporre la necessità di una riorganizzazione strutturale e logistica dei plessi scolastici in due poli; quello umanistico e quello scientifico, progetto avviato dalle precedenti amministrazioni, condiviso sostanzialmente dalle istituzioni scolastiche, capace di integrare e rafforzare sul piano didattico, strutturale e delle opportunità il sistema di offerta formativa. In questo deve essere promosso un maggior coinvolgimento, in termini di risorse da investire della Città Metropolitana che pare assente.

Il Centrosinistra ha apprezzato invece la politica sociale dell’Amministrazione ed ha chiesto ripetutamente che venga implementato il numero delle abitazioni di edilizia popolare di ATER e del Comune in favore delle famiglie e delle persone socialmente disagiate.

Infine il Gruppo Centrosinistra Più Avanti Insieme, in particolare con le Osservazioni al programma delle Opere Pubbliche 2019_2021, ha manifestato preoccupazione per i lavori di ristrutturazione e riqualificazione della piscina comunale che ancora non partono. A riguardo ha chiesto all’Amministrazione di procedere con la progettazione definitiva/esecutiva, prevedendo coperture finanziarie certe e tempi definiti.

Inoltre ha anche evidenziato la priorità assoluta da assegnare all’accesso nord della Città ed alle problematiche inerenti alla viabilità. Pur non investendo direttamente la competenza realizzativa del Comune, l’Amministrazione avrebbe dovuto riassumere un ruolo attivo con gli Enti di competenza in materia di viabilità, con riguardo – in particolare – alle opere complementari e di mitigazione correlate alla realizzazione della terza corsia dell’A4, nel tratto S. Donà di Piave – svincolo di Alvisopoli. La viabilità di accesso alla Città da viale Pordenone e la viabilità complementare che interessa il rione di S.Nicolò, con l’utilizzo delle contro-strade della tangenziale per adibirle a piste ciclabili collegate alle rimanenti ciclovie del territorio, risultano essere delle priorità per le quali questa Amministrazione non ha adeguatamente investito in pensiero, in iniziativa istituzionale ed in risorse.

Allo stesso modo il Centrosinistra ha chiesto che venga completato il Polo Sportivo di S. Nicolò attraverso l’entrata diretta da via S. Martino, l’esproprio dell’area appropriata per la realizzazione delle tribune, la realizzazione delle tribune, la perimetrazione per canalizzare l’eccesso dell’afflusso dell’acqua piovana ed un’adeguata area parcheggi.

L’Amministrazione Senatore ripropone inspiegabilmente l’impianto crematorio nonostante la diffusa contrarietà nella comunità ed il blocco delle autorizzazioni della Regione Veneto.

Sulle ciclabili il Centrosinistra ha ribadito la priorità nella realizzazione delle piste che vanno dal confine con Fossalta di Via Villanova, Via Zecchina, Via Pirandello fino a Via S.Giacomo; dal cimitero comunale di Lugugnana (Via Annia ) alla ex discoteca ( Via Chiesa ); dalla roggia Lugugnana a Via Montello lungo la SP 42 ” Fausta “.

Sulla riqualificazione della Ex Perfosfati, una delle ultime grandi opportunità per la Città, il Centrosinistra ha chiesto da subito l’avvio di una progettazione condivisa sulla rifunzionalizzazione e sulla destinazione dell’immobile con i diversi attori istituzionali, economici e sociali interessati, valorizzando il percorso fin qui definito nel corso degli anni.

Infine sulla Struttura Polifunzionale di Pradipozzo il Gruppo ha ribadito la sua contrarietà sulla mancanza di coinvolgimento delle Associazioni e della cittadinanza, sulla progettazione e sulla collocazione in un’area carente di infrastrutture complementari per accogliere tale struttura. Un vero palazzetto dello sport andava progettato e costruito nel Polo Sportivo di Portogruaro, urbanisticamente già previso nell’area di via Resistenza.

Infine il Gruppo Consiliare “Centrosinistra Più Avanti Insieme” ha proposto:

– la riconfigurazione viaria e sistemazione di tutto il ring (da Viale Matteotti- Viale Isonzo- Via Stadio- in relazione a piste ciclopedonali e arredi);

– la ristrutturazione del corpo centrale storico della Villa Martinelli.

– la nuova localizzazione degli Uffici Comunali con il contestuale utilizzo della Villa Comunale per destinarla, quale sito di pregio e di rappresentanza, ad attività culturali, artistico-espositive e quale sede di incontri/conferenze/eventi.

Tutte le osservazioni proposte dal Centrosinistra, puntuali, utili ed orientate a migliorare Programma delle Opere Pubbliche 2019_2021 sono state respinte dalla Maggioranza senza un vero e motivato dibattito in Consiglio Comunale.

F.to Marco Terenzi

Capogruppo Gruppo Consiliare

Centrosinistra Più Avanti Insieme”

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#TUTTAUNALTRAPORTOGRUARO

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UN LABORATORIO DI IDEE PER LA NOSTRA CITTA’

Uno dei maggiori pericoli che oggi corre la nostra società è legato all’indifferenza, al disimpegno. Corriamo il serio rischio di assumere atteggiamenti e comportamenti che, nel tempo, finiscono per farci distrarre, estraniare o peggio assuefarci nel non comprendere appieno la portata e l’importanza di determinati fenomeni che contraddistinguono la quotidianità della nostra vita familiare, ma ancor di più quella comunitaria. Facciamo parte di una comunità, viviamo ed entriamo in contatto con tante problematiche e realtà, ma, il più delle volte, rimaniamo estranei, apatici e poco partecipi, confidando sempre che qualcuno ci pensi e ci metta mano. Questo vale soprattutto nei confronti della “ politica “, intesa come “ arte del governare nella ricerca del bene comune “. Penso sia stato proprio questo lo stimolo, l’esigenza che hanno portato recentemente un gruppo di persone della società civile, delle arti e delle professioni, della scuola in particolare a farsi promotore, in riva al Lemene, di una iniziativa tendente a favorire l’incontro di cittadini al fine di discutere ed approfondire le principali questioni che toccano da vicino la nostra città, il nostro territorio. Si è inteso così avviare un percorso di partecipazione e cambiamento, che è stato chiamato #tuttaunaltraportogruaro.

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Traspare chiaramente la volontà di trasmettere un sentimento di fiducia nella possibilità che ciascuno di noi possa e debba sentirsi responsabile della propria città, ”prendendosi cura” – con interesse e passione – di una comunità della quale sentirsi parte. E’ stato anche prodotto un documento di base, da cui si evince come questo bisogno nasca anche da una oggettiva situazione istituzionale ed amministrativa che in questi ultimi anni caratterizza Portogruaro, che appare statica e senza prospettive. Manca soprattutto una visione d’insieme che tenga conto delle esigenze del centro storico, delle periferie e delle frazioni, in relazione alle vocazioni, alla sostenibilità e alla valorizzazione del territorio. Come cambiare? I promotori intendono attivare la partecipazione ed il confronto attraverso varie fasi che vanno dall’ascolto, all’analisi e alla proposta sulle principali questioni che interessano la nostra comunità, realizzando un laboratorio sperimentale aperto. Intende farlo proponendo un modo nuovo di stare insieme, attuando la pratica della “ cittadinanza attiva “. Si tratta di una formula, ormai assai diffusa nel mondo, che favorisce la capacità dei cittadini di organizzarsi in diversi modi, di mobilitare risorse umane, tecniche e culturali. Significa concretamente incontrarsi per esprimere i propri bisogni, per condividere problemi e le aspirazioni della comunità, al fine di elaborare strategie finalizzate a salvaguardare diritti e doveri, per orientare le scelte verso uno sviluppo sostenibile, un vivere bene a tutto campo. In pratica si tende ad avviare un percorso di coinvolgimento effettivo aperto a tutti, dando vita ad un rinnovamento e ad uno sviluppo fondati sulla qualità delle idee, dei progetti e sull’impegno civile, guardando anche alle elezioni amministrative, che si terranno in riva al Lemene nel 2020, come momento di verifica e traguardo significativo per l’intera città. Risulta evidente, proprio alla luce di questa prospettiva che #tuttaunaltraportogruaro , pur oggi agendo sotto il profilo pre-politico, dovrà confrontarsi sempre di più con la specificità di un “ laboratorio politico”, vero e proprio.

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Con questa chiave di lettura, appare evidente che ci si trova difronte ad una proposta seria e condivisibile che – però – dovrà essere declinata nel tempo e ha bisogno di essere chiaramente definita, per capire bene cosa si intenda per “ laboratorio politico “, coniugato con la “ cittadinanza attiva “ . Al centro ci deve essere la promozione della persona e la centralità dell’etica come dimensioni ineludibili per uno sviluppo economico e sociale del territorio, ispirato ai principi di legalità. Quindi verso una politica che guardi al governo della comunità e non al governo del consenso. Non dovrà dunque essere uno strumento o una formula elettorale, una sorta di collante per mettere insieme chi ci sta! Non a supporto di qualcuno, tanto meno di una posizione – partiticamente intesa – egemone. Non certo una cassa di risonanza all’agire amministrativo, perché devono rimanere ruoli ed ambiti diversi che vanno tenuti distinti. Non basta più un programma elettorale ben scritto, esaustivo e puntuale, frutto del lavoro di pochi, ma bisogna trovare “ insieme “ la strada, a partire dai grandi temi, per capire davvero, dalla gente e con la gente, quale sviluppo, quale famiglia, quale sanità, quale cultura, insomma quale Portogruaro/Portogruarese desideriamo. E’ auspicabile dunque che sia e rimanga uno strumento/progetto di promozione della partecipazione e della responsabilità dei cittadini.

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Penso sia proprio la “ sfida culturale “ che i promotori di #tuttaunaltraportogruaro si propongono di attuare per una democrazia responsabile, iniziando proprio da una comunicazione significativa tanto a livello orizzontale, tra i cittadini, che a livello verticale, fra cittadini e politica/governo della città. Non sarà nè semplice né facile, puntando ad un processo di rinnovamento, vedere nell’esercizio della cittadinanza la sua carta vincente, perché partire dal basso, da una opinione pubblica consapevole, non sempre si riesce nell’intento, viste anche le condizioni e le modalità con cui oggi ci si scambiano le opinioni e ci si confronta, per non parlare delle fonti da cui attingere per un proficuo discernimento. Comunque una bella novità, un buon passo in avanti, un tentativo che va perseguito e sostenuto. Un’ultima considerazione, del tutto personale. Sono sempre più consapevole di avere una forte nostalgia di una cosa che non c’è più: “la politica”. Non c’è più o è diventata un’altra; e l’altra cosa che è diventata a me non piace. Alla politica, infatti, non era permesso d’essere una passione solo individuale, ma passione collettiva, perché solo così diventava fedele al suo oggetto e a se stessa. Non esiste più quella tensione di massa per il bene comune che vivevamo ( con i suoi errori ) nelle piazze, nei luoghi di lavoro, nelle istituzioni, nelle case. Me ne sento terribilmente orfano!

Gigi Villotta

26 Dicembre 2018

TRA ETICA E NORMA

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Le rigide regole del “ decreto sicurezza “

Tra pochi giorni sarà Natale. Un altro Natale dove non sono mancate polemiche e prese di posizione riguardo l’allestimento a scuola del presepe, con il variegato corollario di canzoncine, poesie e filastrocche. Sono molte le località, soprattutto di montagna, dove lo si rappresenta – dal vivo – portando in scena quanto successo a Betlemme. Quest’anno c’è una novità che, però, non ha niente a che vedere con la tradizione popolare. Praticamente nessuno si è accorto che nel nostro Paese, in questo Natale 2018, si sono ripetute per davvero le vicende raccontate dai Vangeli. Personaggi in carne ed ossa, tutti giovanissimi: lui del Ghana, lei nigeriana e la loro bimba di appena cinque mesi. Il tutto in mezzo ad una strada, fuori da un centro di accoglienza per richiedenti asilo in Calabria, dove Yousuf, Faith e la loro creatura godevano della protezione umanitaria da parte dello Stato italiano. Con l’entrata in vigore del “ decreto sicurezza “ approvato a larga maggioranza dal parlamento ai primi di novembre, sono scattati infatti tutta una serie di provvedimenti che hanno fatto distinzione tra “ rifugiati “ e “ protetti “, con conseguenze come  quelle appena evidenziate. E’ un segnale preciso, destinato a non rimanere isolato. Ecco perché alcune considerazioni sono più che mai opportune e speriamo servano ad aprire quanto meno una riflessione sul momento che stiamo vivendo. In pratica che cosa sta succedendo? Chi ha avuto il permesso di soggiorno per motivi umanitari, d’ora in poi, non può più entrare o restare in un centro di prima accoglienza, anche se ha iniziato un percorso di integrazione. Nasce così il dramma di migliaia di persone che stanno finendo per strada.

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E’ un diritto che, di fatto, viene negato in corsa, a prescindere dalle condizioni di vulnerabilità dei diversi soggetti. Evidentemente si vuole subito raggiungere l’obiettivo di svuotare i centri e tagliare i costi. Nessuno pensa dunque a queste persone che da tempo hanno avviato dei percorsi di integrazione, fondamentali per uscire dalla fase di accoglienza, che finiranno chissà dove anziché rappresentare una risorsa per il Paese. Una situazione di forte precarietà, alla mercè dello sfruttamento e della malavita, e di grande disagio sociale ed economico, appesantendo non poco i servizi sociali dei Comuni. Nel contempo si continua a chiedere, attraverso le prefetture, alle associazioni di volontariato di occuparsi di queste persone “ vulnerabili “. Se la loro integrazione rappresenta anche un successo dal punto di vista della sicurezza, il metterli in strada finisce invece per accrescere i problemi. Ne è una riprova anche l’esperienza dei “ ragazzi della palestra “ a Portogruaro, che si sono inseriti bene nella nostra comunità, trovando anche lavoro. Ora è facilmente intuibile che la sensatezza delle nuove misure andrà valutata anzitutto dal punto di vista pragmatico, di ragionevolezza domandandosi se saranno davvero efficaci e se davvero avranno probabilità di raggiungere gli scopi socialmente desiderabili. Dobbiamo allora confrontare i fini asseriti con i mezzi previsti per raggiungerli e con le difficoltà prevedibili. Il primo fine dichiarato è quello di ridurre l’incidenza dell’immigrazione non autorizzata e del numero delle persone arrivate in Italia in cerca di asilo.

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A questo proposito è utile sottolineare come non sia affatto vero che lo Stato italiano sia particolarmente generoso nel concedere protezione ai richiedenti asilo, rispetto alle medie dell’Europa occidentale. Il tasso di riconoscimento, ossia le risposte positive in relazione alle domande, nel 2017 è stato del 40% in Italia, contro il 47% della Svezia, il 53% della Germania, il 65% del Belgio, il 68% dell’Austria, fino al 78% della Norvegia, con fanalini di coda la Francia con il 27% e la Polonia con il 20%. Va precisato che la protezione umanitaria è la più debole e flessibile tra le forme di accoglienza. Tutto lascia prevedere però che le restrizioni del diritto di asilo previste dal “ pacchetto sicurezza “ abbasseranno il numero delle risposte positive per il nostro Paese. Di fatto provocheranno una crescita dei dinieghi e quindi degli immigrati in condizione irregolare. Presumibilmente 100-120 mila rispetto ai 150 mila attualmente accolti nel sistema dell’asilo. Nello stesso tempo, nulla lascia pensare che il governo riuscirà ad espellerne effettivamente più di qualche migliaio, visti i risultati finora registrati sul campo. Gli altri rimarranno in Italia, da sbandati e con quanto loro successo in termini di violenze, soprusi ed angherie di ogni tipo, davvero per loro tornare indietro da sconfitti è l’ultima delle aspirazioni. Il decreto di espulsione non è una bacchetta magica che fa scomparire le persone. E’ necessario allora mettere da parte le ideologie e le dichiarazioni propagandistiche per immaginare una soluzione ragionevole al problema, sulla base anche di una concreta proposta da parte dell’ANCI, l’Associazione dei Comuni italiani, che raccoglie sindaci di tutti gli schieramenti. Riuscire insieme ad istituire un permesso di soggiorno per “comprovata volontà di integrazione“, che presuppone precise condizioni, quali un certo livello della lingua italiana, un regolare contratto di lavoro, o almeno la partecipazione ad un corso di tirocinio formativo, lo svolgimento di almeno 100 ore di volontariato. Non solo dunque valori umanitari, ma anche elementari ragioni di convenienza dovrebbero ispirare le decisioni di chi è preposto a governare questa delicata materia. Ci rendiamo conto di come etica e norma convivano in un equilibrio costantemente da ridefinire, per tanti versi ambiguo e suscettibile di interpretazione, tra la dinamicità della consistenza umana e le rigide regole. Non esistono precisi criteri per far fronte a questa linea di demarcazione, ma di certo non è la pedissequa ed acritica applicazione della legge che può garantirci di non cadere in voli pindarici che portano fuori strada.

Gigi Villotta

10 Dicembre 2018

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DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI

La Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, approvata dall’ONU il 10 dicembre 1948

 

La Giornata internazionale dei diritti umani 2018 all’Università di Padova