GESTI CHE HANNO VOLTO

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Superare la cultura dell’opulenza

Quanta dedizione ed abnegazione dimostrate da tantissimi volontari nella raccolta della “ colletta alimentare “ svoltasi in questo fine novembre, anche dalle nostre parti. Potremmo dire che, proprio in occasione di questa giornata particolare, l’albero del bene cresce davanti ai supermercati. Le sue radici si allungano lungo tutto lo stivale, i rami e le foglie hanno i volti di tanta gente sconosciuta, che, pur in tempi difficili, tiene aperte le porte del proprio cuore. Guardando questa stupefacente galleria, scopriamo migliaia di studenti, pensionati, casalinghe, lavoratori di ogni età e ceto sociale, di scout, di alpini ed altri rappresentanti di associazioni d’arma, che accanto alla Caritas e alla S.Vincenzo sono gli anelli di una grande catena che si mette a disposizione, in diverse forme e modalità, di tantissime persone in stato di bisogno.

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Un vero e proprio esercito della solidarietà, spinto dall’obiettivo di raccogliere alimenti a lunga conservazione da distribuire ad otre 8000 strutture caritative, tra cui mense per i poveri, comunità per minori, centri di accoglienza, raggiungendo quasi due milioni di persone in difficoltà, in particolare i “ poveri assoluti “ delle statistiche che puntualmente ci vengono presentate periodicamente. Quanto viene raccolto durante la giornata della colletta alimentare va ad integrare quanto il Banco Alimentare recupera ogni giorno grazie all’attività di contrasto allo spreco del cibo. Va ricordato, infatti, che nelle case degli italiani vengono sprecate 2,2 milioni di tonnellate di cibo ogni anno, per un valore complessivo di 8,5 miliardi di euro, vale a dire lo 0,6 del Pil nazionale. Una cifra altissima. Significa che ogni italiano getta annualmente quasi 37 kg di cibo, per complessivi 250 euro. Lo spreco maggiore raggiunge i livelli più alti nelle case, perché si cucina in quantità eccessiva o non si consumano i prodotti entro la data di scadenza. Di tutto il cibo sprecato, il 63% sono prodotti freschi e solo il 2,5% prodotti surgelati. Nella grande distribuzione vengono gettati, ogni anno, alimenti per quasi 3 Kg/abitante. Basti pensare al pane che quotidianamente viene preparato e non venduto. Da sottolineare anche un altro dato che deve far riflettere. Riguarda le mense scolastiche, dove gli studenti buttano via un terzo di quello che viene preparato. Tra i rifiuti finiscono soprattutto frutta e verdura sbocconcellata nel piatto e non finita. Spesso porzioni intere. Proprio per evitare che tanto cibo venga gettato, magari senza essere stato nemmeno assaggiato, alcune mense scolastiche si sono attrezzate per regalare le confezioni/porzioni ancora buone ai più bisognosi. Avviene anche a Portogruaro, con oltre una ventina di fruitori, anche italiani, che quotidianamente usufruiscono di questa opportunità. Non sarebbe male che, come già avviene in tanti comuni, si arrivi – quanto prima – a regalare ad ogni studente una scatola per gli avanzi da portare a casa. Sarebbe davvero un bel modo per combattere lo spreco ed imparare a mangiare tutto. Serve più che mai un circuito di sensibilizzazione rivolto a enti pubblici, aziende, scuole e cittadini. Non va poi dimenticata anche la “ statistica del pollo “ su chi ne mangia due e chi non ne mangia proprio. In questo modo l’ingordo diventa odioso! Ma se l’ingordo butta pure la metà di ciò che mangia, la sua diventa cattiveria. Serve dunque, anche in questo campo, una nuova morale.

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Cultura dell’opulenza? Ostentazione del benessere? Dovremmo dunque cercare, avere una capacità di rappresentazione, insomma dovremmo tutti tentare di trasformare i numeri – elencati nella loro freddezza e impersonalità – in immagini di volti, di corpi che raffigurano gli stenti, le difficoltà e perché no anche la fame di tante persone, nel mondo. Certo servono a sollecitare le nostre coscienze, ma non bastano più solo le foto di bambini mal nutriti, tipo quella recentemente pubblicata in prima pagina dal New York Times, a portare il tema al centro del dibattito internazionale. Per affrontare questo tragico scenario bisognerà cambiare paradigma. Sposare l’idea di cibo non più come bene privato, ma come bene comune. Del resto tutti oggi siamo disposti a dire che l’ambiente è un bene comune. Se continuiamo a pensare che il cibo è un bene privato solo perché lo si acquista pagandolo, non riusciremo mai a risolvere il problema dello spreco.

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Ecco perché la “ colletta ed il banco alimentare “ diventano una delle pagine più belle del nostro Paese, un libro che annovera tante altre esperienze di volontariato, troppo spesso dimenticate dai media che preferiscono invece soffermarsi sulle estenuanti polemiche politiche o sugli immancabili protagonisti del gossip nostrano. Si finisce così per non approcciare e scoprire la caratteristica fondamentale di questa grande catena solidale: la vivacità di iniziative a sfondo sociale, una umanità desiderosa di costruire, un tessuto connettivo che tiene anche in tempo di crisi e che spesso fa da ammortizzatore rispetto alle carenze di un welfare in affanno. Oggi più che mai il nostro Paese ha bisogno di testimoni di bene e di gesti di unità, come dimostrano queste esperienze, soprattutto per vincere lo smarrimento nella tentazione della resa sempre in agguato nel travagliato momento che stiamo vivendo. Si sta andando – però – verso un’altra direzione, con soluzioni, tipo il “ reddito di cittadinanza “, che non sono destinate certo a risolvere alla base il complesso e variegato problema della “ povertà “. Un argomento su cui riflettere!

Gigi Villotta

27 Novembre 2018

“Impianto polifunzionale di Pradipozzo: Ancora una volta si procede a vista, senza ascolto e coinvolgimento della comunità”

da "Il Gazzettino" -21-11-2018
da “Il Gazzettino” -21-11-2018

a proposito ”Impianto polifunzionale di Pradipozzo” trovate di seguito il comunicato stampa del 22 novembre , di Marco Terenzi   Capogruppo Gruppo Consiliare “ Centrosinistra Più Avanti Insieme”   :

“Nel corso della seduta congiunta della 3 e 5 Commissione Consiliare dd.19/11 us. è stato esaminato il tema del’ ”Impianto polifunzionale di Pradipozzo”, ai fini dell’assunzione di un mutuo con l’Istituto del Credito Sportivo per il finanziamento dell’opera.

Crediamo sia necessario ricordare come questo progetto sia nato in alternativa al precedente progetto di copertura dell’attuale pista di pattinaggio, nell’ambito del polo sportivo del Comune, progetto già a disposizione dell’’Amministrazione. Per ben tre volte il progetto di copertura è stato interessato da modifiche alle modalità di finanziamento, passando da risorse certe a risorse incerte. Infatti l’ultimo provvedimento che ha interessato la copertura risale al Bilancio di previsione 2017 che determinava che l’opera venisse finanziata con alienazione di fabbricati ed aree. Peraltro con determina n. 555 del 7.3.2017, venivano liquidate le competenze professionali per la redazione del progetto definitivo/esecutivo e per il coordinamento di sicurezza.

Poi la “novità” della Giunta Senatore: con la delibera 68 del 26.09.2017 di modifica al Programma Opere Pubbliche, veniva indicata la volontà di realizzare un “impianto a servizio della cittadinanza e delle associazioni sportive ubicato nella frazione di Pradipozzo”. Il Piano di fattibilità dell’opera prevedeva inizialmente l’ importo di 700 mila euro con requisiti tecnico-funzionali limitati. Ora con la Delibera 59 dd. 16/11/2018 che verrà esaminata dal Consiglio Comunale, per l’ennesima volta, si modificano i requisiti della struttura, con i correlati costi, con la spesa lievitata ad 1 milione 800 mila euro, cui si devono aggiungere circa 100 mila euro per l’acquisizione di un terreno da un privato

 Il gruppo Consiliare “Centrosinistra Più avanti Insieme” ha già avuto modo di stigmatizzare in Consiglio Comunale ed in altre sedi questa “novità”; una decisione maturata dalla Amministrazione Senatore improvvisamente, senza adeguato confronto, senza una contestualizzazione con la pianificazione urbanistica, urbana e della viabilità, che vedeva altrove la collocazione del polo urbano sportivo, senza una valutazione del reale fabbisogno e soprattutto senza esplicite motivazioni sulla localizzazione prescelta, Pradipozzo, appunto. A nostro avviso risultava prioritario procedere invece alla copertura dell’attuale pista di pattinaggio, collocata nell’ambito del Polo sportivo portogruarese, servito da adeguata viabilità e da servizi connessi. Peraltro l’Amministrazione disponeva già del progetto per la copertura della struttura già di sua proprietà.

A nostra parere Portogruaro, in virtù della sua collocazione territoriale strategica e per il bacino demografico di riferimento, avrebbe invece bisogno di un vero e proprio Palazzetto dello Sport, con adeguate capienza e dotazioni, anche per eventi aggregativi di impatto (concerti ed altro) collocato sempre nell’ambito del Polo sportivo, con adeguata viabilità e servizi di supporto, Un’ ipotesi questa che poteva maturare anche attraverso la consultazione ed il confronto con il mondo dell’Associazionismo sportivo, con le categorie economiche e con quanti sono interessati ad attirare l’attenzione e le presenze su Portogruaro.

Continua poi ad essere incomprensibile poi l’inerzia dell’Amministrazione sul completamento del Polo Sportivo di S. Nicolò attraverso l’entrata diretta da via S. Martino, l’esproprio dell’area appropriata per la realizzazione delle tribune, la realizzazione delle tribune, la perimetrazione per canalizzare l’eccesso dell’afflusso dell’acqua piovana ed un’adeguata area parcheggi. Non è immaginabile una nuova struttura polifunzionale a Pradipozzo senza completare il Polo di S.Nicolò.

Ancora una volta si procede a vista, senza adeguato ascolto e coinvolgimento della comunità, senza un’adeguata programmazione e senza un visione per la Città ed il suo futuro.”

 Portogruaro, 22 novembre 2018

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IL PESO DELLA COLPA

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La mano dell’uomo nel dissesto idrogeologico

Quanta angosciante ed amara tristezza mi ha pervaso rivedendo interi boschi letteralmente devastati dal vento, una enorme quantità di piante, abeti in particolare, spazzate via come birilli. Sono andato con il pensiero ai tempi in cui, da giovane, ho cominciato a scoprire ed amare quella montagna. La val Cordevole, da Alleghe a Rocca Pietore nel Bellunese, tra il Civetta e la Marmolada, e la val Saìsera in Carnia, sotto il Montasio, luoghi che ho battuto frequentemente, sia d’estate che d’inverno, imparando ad esaltarne i colori, i silenzi e i profumi. Boschi che non esistono più. Ruscelli e torrenti coperti di fango, arbusti e pietrame. Perfino le immagini sacre che costellavano i crocicchi d’alta montagna sono state divelte. Come si è visto, seguendo il detto latino del  “non facit saltus “, la natura – da tempo – non fa più sconti all’uomo egoista e distratto, direbbero i nostri vecchi. Anche il nostro litorale devastato, da Iesolo a Bibione. Serviranno più di un milione di euro per togliere rami e spiaggiati dopo le piene del Piave e del Tagliamento, senza parlare del ripascimento delle spiagge con oltre 200 mila metri cubi di sabbia erosi dal mare. Danni ingenti anche a Vallevecchia di Caorle, preziosa oasi faunistico ambientale, per gli effetti del vento di scirocco che ha spirato a più di cento Km/h. La morfologia e i cambiamenti climatici, certo non aiutano, ma nemmeno il consumo di suolo, che fa del nostro Veneto la maglia nera in Italia con 1.134 ettari “ mangiati “ in un anno, un quinto di tutto il Paese. Nel 2017 il cemento si è impadronito di ben 52 Kmq di terra veneta, vale a dire 15 ettari al giorno, in pratica la superficie di quattro campi regolari da calcio ogni due ore, interessando anche aree soggette e vincoli naturali e paesaggistici. Siamo la Regione più colpita dalla cementificazione e dall’impermeabilizzazione del territorio, situazioni che hanno contribuito a trasformarla in una delle realtà maggiormente a rischio, con conseguenze che si traducono – secondo l’ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) in cifre davvero pesanti che interessano: 461.000 abitanti, 193.400 famiglie, 102.551 edifici, 44.512 imprese, 4.400 beni culturali. La provincia di Venezia fa da battistrada. Numeri che devono far riflettere ed aiutare a capire anche il senso del titolo che abbiamo scelto. La rotta è stata invertita, dicono in Regione Veneto, con l’approvazione della legge 14/2017 sul contenimento del consumo di suolo, ma la sua piena applicazione si potrà vedere solo tra un anno, sempre tenendo conto che è fissato al 2050 l’obiettivo del consumo a saldo zero, inteso come compensazione tra demolizioni e costruzioni. Basti pensare ai tanti capannoni, oggi completamente dismessi, per rendersi conto di quanto sarà difficile e complesso vincere questa sfida.  

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Nessuno pretende che si faccia tutto in poco tempo, ma urge un piano di sicurezza nazionale e regionale, se non vogliamo continuare a piangere e sprecare risorse. Siamo un Paese fragile con il 23,4 % del territorio nazionale a rischio alluvione e l’8% interessato gravemente da frane, con il 91% dei comuni italiani che vivono in situazioni di pericolo. Sono state, dal 2010 al 2016, ben 242 le vittime e i danni ammontano ad oltre 8 miliardi di euro, vale a dire 3 milioni di euro al giorno. Da qui si capisce come sarebbe meglio usare quei soldi per adeguati lavori di manutenzione, invece di ristorare i danni, tenendo conto, che – nel computo – non sono inclusi i fallimenti delle imprese che non ce la fanno a superare l’emergenza. I disastri testimoniano il cambiamento climatico, eppure la questione ambientale e le scelte personali non sono ancora parte della nostra vita quotidiana, partendo dalle cose più semplici.

Tagliamento - San Michele/Latisana
30 ottobre 2018 – Tagliamento – San Michele/Latisana

Tanto diventiamo fragili, più siamo deboli. Fenomeni sempre più violenti, devastanti, distruttivi. Si muore di frane, si muore di calmi torrenti trasformati in pochi minuti in tumultuose colate, si muore sotto un albero schiantato, si muore in strade crollate e in case costruite magari dove non è possibile. Basta abusivismo edilizio e tanto meno continuare a sanare con i condoni. Non è più sufficiente lanciare allarmi contraddistinti da vari colori, chiudere scuole, avvisi preventivi perché “ uomo avvisato mezzo salvato “. Servono tanti soldi, è vero, ma bisogna saperli spendere bene e rapidamente, perché rappresentano dei veri investimenti sul presente e sul futuro.

30 ottobre 2018 - Noncello - ponte Adamo Eva- Pordenone
30 ottobre 2018 – Noncello – ponte Adamo Eva- Pordenone

E’ l’Italia il vero cantiere! E si torna alla “ politica “, a quanti – ai vari livelli – hanno la responsabilità delle decisioni. Che fine hanno fatto, ad esempio, i fondi ( 155 milioni di euro solo per il Triveneto ) del piano nazionale coperto da un prestito della BEI ( la banca europea per gli investimenti ) previsto dalla Legge di bilancio 2018, completo di progetti e di accordo con i governatori regionali? Non se n’è saputo più niente, del piano “ Italia sicura “ si è persa traccia, anzi pare sia stata soppressa anche la struttura tecnica che, dal 2014, aveva preparato tutti i provvedimenti e concluse le relative pratiche. Perché? E’ difficile da capire, ancor di più da spiegare. Diventa legittimo allora chiedersi se davvero chi arriva dopo ritenga sempre e comunque sbagliato quanto fatto prima da chi lo ha preceduto al governo, vale da Roma a Portogruaro. Non si può più continuare a finta di niente, dare la colpa agli ambientalisti, alla tropicalizzazione del Mediterraneo o alle “bombe d’acqua “ e ai tifoni di casa nostra. Diventa indilazionabile allora agire, superando anche egoismi e settarismi, come ricorda efficacemente Papa Bergoglio nella Laudato Sì, rispettando le leggi dello Stato e della Natura, perché questa – prima o poi – le sue ce le ricorda. Una responsabilità, anche di ordine culturale e sociale, che interpella tutti e da mettere in pratica, soprattutto per non continuare a dire “ si poteva fare, ma non lo si è fatto” !

Gigi Villotta

09 Novembre 2018

Fondazioni: 29 ottobre in consiglio “persa occasione per diradare incertezza ed ambiguità!”

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Il Capogruppo del Gruppo Consiliare “CENTROSINISTRA PIU’ AVANTI INSIEME” Marco TERENZI, in relazione al Consiglio Comunale svoltosi in data 29 ottobre 2018 sulla situazione attuale e sulle prospettive della Fondazione Musicale S.Cecilia e della Fondazione  “Portogruaro Campus” rilascia le seguenti dichiarazioni.

 “Particolarmente utile è risultato il Consiglio Comunale straordinario sulla situazione attuale e sulle prospettive future delle Fondazioni “S.Cecilia” e “Portogruaro Campus”, voluto e richiesto dal Centrosinistra, per mantenere viva l’attenzione della comunità sull’importanza e l’eccellenza delle attività delle stesse Fondazioni. Infatti la cultura musicale da una parte e l’alta formazione universitaria dall’altra rappresentano importanti leve per la crescita e lo sviluppo della nostra comunità.

Purtroppo la maggioranza non ha approfittato dell’occasione per diradare incertezza ed ambiguità che ha generato sul futuro di questi Enti di cui il Comune e socio fondatore. Infatti, da una parte l’Amministrazione Senatore, proprio in prossimità del Consiglio stesso, ha approvato una delibera di indirizzo con l’intendimento di rinnovare le convenzioni alla scadenza, ammettendo finalmente che non sussistono a riguardo impedimenti derivanti dalla normativa e dalla Corte dei Conti, all’impegno diretto, anche finanziario, dei Soci fondatori;  dall’altra la maggioranza ha bocciato un ordine del giorno presentato dai Consiglieri del Centrosinistra e del Gruppo Misto che nel prevedere la conferma della convenzione in essere, impegnava l’Amministrazione ad adeguare e riallineare i contributi da erogare alle Fondazioni già pesantemente decurtati nell’ultimo triennio. Infatti dai 250 mila euro previsti per l’anno scolastico 2016_2017, erogati complessivamente alla Fondazione S.Cecilia dai Soci (Comune e Città Metropolitana) si arriva ai 100 mila erogabili nel 2018_2019; dai 140 mila mediamente erogati dalle precedenti Amministrazioni alla Fondazione “Portogruaro Campus” si passa ai 50 mila erogabili nell’anno formativo 2018_2019.

Infine giudichiamo scomposto e fuori luogo l’attacco della maggioranza, in particolare del Presidente Mascarin, in qualità di Consigliere comunale, al Maestro Enrico Bronzi, accusato addirittura di essere sceso impropriamente in campo e di essere fuggito dalle sue responsabilità.

Il Gruppo “Centrosinistra Più Avanti Insieme” esprime piena solidarietà al Maestro Enrico Bronzi per il suo instancabile impegno altamente professionale e per aver contribuito in qualità di Direttore artistico del Festival Internazionale di Musica al prestigio di Portogruaro. Le sue dimissioni (peraltro non le uniche nella Fondazione in questo tormentato triennio), che rappresentano certamente un depauperamento per il mondo della cultura a Portogruaro, hanno avuto l’effetto di riproporre con forza, all’attenzione della Comunità, la situazione di pesante incertezza, anche finanziaria, generata intorno alla Fondazione stessa dall’Amministrazione Senatore e dalla maggioranza che la sostiene.

Il Maestro Bronzi ha portato elementi e dati di fatto incontrovertibili che, peraltro, dall’inizio della consiliatura (a partire dal 2016, con mozioni ed interrogazioni), sono stati portati all’attenzione del Consiglio Comunale e della comunità in modo puntuale e documentato dal Gruppo di Centrosinistra.

E’ bene che nella comunità si mantenga alta l’attenzione su questo tema. Il Gruppo Centrosinistra Più Avanti Insieme continuerà ovviamente a fare la sua parte.”

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