I RAGAZZI DEL ‘ 99

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L’alleanza educativa tra scuola e famiglia

Non tragga in inganno il titolo. Non vogliamo parlare di quei giovani – appena diciottenni – che cento anni fa furono chiamati a difendere la Patria sulla linea del Piave, ma di quanti – proprio in questi giorni – stanno sostenendo gli esami di maturità. Ci stiamo avviando, infatti, verso la conclusione di un altro anno scolastico, che – nel bene e nel male – ha ricalcato le prerogative, ma anche i limiti e le difficoltà di sempre. Passano gli anni, ma i temi di fondo restano: edifici inadeguati, palestre mancanti, turn over e reclutamento dei docenti, dirigenti con reggenze plurime, classi multietniche. Alcune novità, però, si devono registrare e non riguardano solo – in termini statistici – quanti saranno i promossi e i bocciati, ma questioni ben più importanti che hanno tenuto banco, quest’anno, nella cronaca quotidiana della nostra scuola. Una , in particolare, è da sottolineare con forza: il rapporto tra scuola e famiglia. Il tutto sta a testimoniare quanto sia sotto tiro l’alleanza educativa. Un patto mai sbocciato in tanti contesti locali dove gli insegnanti sono stati spesso oggetto delle rivendicazioni, anche violente, non solo di studenti arrabbiati, ma soprattutto di genitori inferociti ed insoddisfatti del rendimento dei figli. Significa che padri e madri, anziché chiedere conto degli scarsi risultati ai propri ragazzi, se la sono presa con la scuola e chi la rappresenta. Dall’inizio di questo 2018 ben trentacinque sono state le aggressioni ad insegnanti, con un bel crescendo dopo l’esposizione dei voti sui tabelloni,con il risultato di vedersi “ bocciato “ il proprio figliolo. Certo che bocciare è il fallimento della scuola, ma qui dovremmo aprire una articolata riflessione su una questione che riguarda proprio il suo rapporto corretto e costruttivo con la famiglia, davvero centrale per il buon funzionamento del servizio scolastico, rimanendo ognuno nei confini dei propri ruoli. Perché la scuola ha sempre a che fare con le famiglie ed agendo – come è suo dovere – sulla cultura degli alunni finisce per agire sulla cultura delle famiglie stesse. E’ infatti compito di tutta la scuola rendere migliore la società, rendere migliori le nuove generazioni, anche se questo può significare figli migliori dei genitori. E un’altra cultura vuol dire un’altra morale, un’altra idea del rapporto con gli altri e del senso di giustizia. Ecco allora allargarsi il concetto di educazione. Non si può non essere d’accordo con Massimo Cacciari che nei mesi scorsi al Collegio Marconi di Portogruaro, in un’affollata assemblea di studenti ed insegnanti, si è chiesto quale sia oggi il modello di riferimento dell’educare, quale il fine dell’educare ed infine come educare? Bisogna saper distinguere e tener distinti l’educare dall’istruire, l’educare alla virtù dall’educare all’utile e come metodo puntare sull’educare al tutto. Teorie da filosofo, si dirà, ma troppo spesso dobbiamo ammettere di trovarci oggi di fronte a genitori che non si chiedono cosa veramente serva per la crescita dei propri figli sotto il profilo educativo, fermandosi il più delle volte a chiedersi cosa servirà per renderli più felici, che cosa creerà più benessere, partendo dal presupposto che vadano rimossi gli ostacoli per rendere più facile la loro vita. Certo i tempi sono profondamente cambiati e la “ famiglia tradizionale “ rischia di diventare un qualcosa di retorico e nostalgico. I genitori, allora, vanno aiutati? Credo proprio di sì, perché già ammettere questa necessità significa cogliere i segni del grande cambiamento e dimostrare la volontà e la necessità di affrontare le nuove sfide. Occorrerà creare luoghi riconosciuti a livello istituzionale dove i genitori possano trovare le adeguate risposte per educare, anche per evitare in futuro che prevalgano atteggiamenti di totale immedesimazione emotiva nei figli. Ecco perché bisognerà sempre di più puntare ad una alleanza educativa, prioritariamente tra scuola e famiglia, ma che non escluda anche altre realtà che valorizzano lo sport, il volontariato, i luoghi di aggregazione in genere, compresi gli oratori parrocchiali. Tutti mondi messi in discussione e apertamente criticati da molto tempo, dagli anni ’50. In parte perché effettivamente alcune regole e metodi educativi avevano perso la propria efficacia in un mondo profondamente cambiato, ma anche per interesse. Sono stati demoliti, infatti, i punti di riferimento precedenti, aiutando così le nuove generazioni a trovare un proprio spazio. Ma a quella distruzione non ha mai fatto seguito una ricostruzione. Nel tempo si è confusa la critica all’autoritarismo con la critica all’autorevolezza e la negazione di ogni rispetto per l’autorità. Non è certo servilismo, ma riconoscimento di precisi ruoli. In questi ultimi anni si è molto discusso della “ buona scuola “, credo sia tornato il momento di parlare di “buona educazione”. Non sarà certo quella della mia infanzia, ma se non saremo capaci tutti di interrogarci su che cosa significhi oggi, per un docente, essere un modello educativo credibile per i propri allievi; se nessun genitore si scuserà mai per la maleducazione dei propri figlioli; se nessun studente capirà che umiliando i propri insegnanti avrà umiliato anche la propria classe e la propria scuola, continueremo ad indignarci per la prossima notizia o video che, magari già domani, ci saranno dettagliatamente proposti. E non importa davvero dove accadrà!

Gigi Villotta

28 Giugno 2018

CURARE E RECUPERARE

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Chiude la discarica di Centa Taglio

Ci siamo detti tante volte come una cura attenta ed appassionata dello spazio comune possa davvero rappresentare il decisivo primo passo per rigenerare un intero territorio. Recuperare diventa allora fondamentale, non solo sotto il profilo sociale ed economico, ma ancor di più se acquista una valenza ambientale. E’ il caso della discarica dei rifiuti in località Centa Taglio, vicino alla frazioni di Lugugnana e Giussago, nel comune di Portogruaro. Si iniziò, in maniera pionieristica, ancora nel lontano 1978 con la decisione di “seppellire“ lì, su parte dei terreni destinati alla mai realizzata Raffineria Alto Adriatico, i rifiuti solidi urbani. Fino a quel momento – da parte dei singoli comuni del portogruarese – si ricorreva a discariche provvisorie a cielo aperto, con inconvenienti non di poco conto, solo a pensare ai continui incendi che provocavano forti disagi e pericoli, come accadeva – ad esempio – per la discarica di Via Casai del Taù tra Summaga e Pradipozzo, a fianco dell’autostrada A4 Venezia Trieste. Piano piano, attraverso il CO.VEN.OR. ( Consorzio Comuni del Veneto Orientale ) si iniziò a coordinare il servizio di raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti interessando e coinvolgendo – gradualmente – i diversi comuni del Portogruarese e ricevendo  “scoasse“ anche da fuori bacino.

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Poi, diversi anni dopo, arrivò ASVO, la società per azioni a capitale interamente pubblico, che ancor oggi si occupa dell’intero ciclo dei rifiuti, con particolare attenzione e riguardo al recupero delle diverse componenti che costituiscono il prodotto di scarto e residui del nostro vivere quotidiano. Basti pensare che ognuno di noi produce giornalmente, in media,  più di 1 Kg di rifiuto solido urbano e quindi è facile immaginare quanto complesso ed importante sia questo settore che va dalla raccolta allo smaltimento differenziati, puntando decisamente al recupero dei diversi materiali prodotti e depositati. Si è fatto molto, al riguardo, soprattutto nell’ultimo decennio e i risultati sono tangibili, grazie ad una valida programmazione e ad una efficace campagna di sensibilizzazione che ha trovato – nel tempo – una sempre più pronta risposta da parte dei cittadini, dimostratisi così sempre più attenti anche all’ambiente. Su un bacino di circa 95.000 abitanti e 35.000 famiglie, con Caorle e Bibione che contano 10 milioni di presenze turistiche l’anno, si è passati – nella raccolta differenziata – dal 37% del 2005 al 73% del 2017, quindi un incremento percentuale del 36%. Le “ performances ” migliori sono state registrate nei comuni di Concordia Sagittaria ( + 51% ), Portogruaro ( + 48% ) e Teglio Veneto ( + 45%) . Il comune più “ riciclone “ resta sempre Cinto Caomaggiore con quasi l’ 82%, seguito a ruota da Annone Veneto con il 79%, mentre i meno virtuosi sono i comuni di Caorle ( 49% ) e S.Michele- Bibione ( 54%), causa proprio la loro specificità balneare. E’ notizia di questi giorni che la chiusura definitiva della discarica di Centa Taglio avverrà nel 2021, attraverso il completamento di tutta una serie di lavori, divisi per lotti.  E’ una strada obbligata, anche perché entro il 2035 solo il 10% dei rifiuti solidi urbani dovrà essere portato in discarica, secondo quanto deliberato nell’aprile scorso dal Parlamento europeo. Alla fine si arriverà a rendere tutta l’attuale area interessata che corre, in pratica, lungo il canale Taglio che segna il confine tra Portogruaro e Fossalta, una sorta di “ isola verde “ a basso impatto ambientale, perfettamente compatibile ed integrata con la campagna circostante ed usufruibile anche dai cittadini nelle forme che saranno successivamente studiate. Senza parlare anche delle positive ricadute sui costi che attualmente gravano sugli undici comuni del Portogruarese e quindi, di conseguenza, sulle relative tariffe che pagano i singoli utenti. Un risultato davvero importante, come detto, non solo sotto il profilo economico, ma soprattutto sociale ed ambientale. Ecco allora che accanto ad una campagna di informazione e sensibilizzazione su come differenziare bene “ a monte “ i nostri rifiuti, dovremmo sempre di più spingere anche verso una particolare “ attenzione e cura “ riguardo i consumi e soprattutto gli sprechi. E’ una questione ed una sfida prettamente culturali, che toccano tutti da vicino. Un problema non da poco, perché oltre che morale riguarda da vicino l’economia di tutte le nostre famiglie. Pensiamo ad esempio allo spreco di prezioso cibo che finisce nei cassonetti della spazzatura. Recenti indagini parlano di 80 kg all’anno di cibo “ buttati “  da ogni famiglia italiana e non siamo certo i primi visto che la media europea si attesta attorno ai 180 kg., quindi vuol dire che in altri Paesi lo spreco è ben maggiore. Non è difficile ricercarne le cause, visto che – in maniera evidente – nel mondo “ ricco “sono esplosi l’ansia di benessere ( sempre più egoistica e compulsiva ) e la voracità del consumismo ( diventato una vera deità ). Si compra a casaccio, spesso non ciò che serve, ma ciò che potrebbe servire, si accumula, molte volte senza scegliere, quasi sempre senza criterio e razionalità, spesso spinti da una tambureggiante campagna pubblicitaria, esplicita nei messaggi contenuti, ma subdola nel condizionarci nelle scelte decisionali. Servono ad ingozzarci di prodotti che se, da una parte, esaltano il nostro delirio di ingordigia spendereccia, dall’altra servono spesso a riempire i nostri frigoriferi, per finire magari poi, scaduti o non graditi al palato, nel bidone della spazzatura. Per ultimo, ma non ultimo, il profilo morale. Siamo ancora capaci di “ chiudere gli occhi “ verso un’ ingiustizia estrema, quella verso i popoli abbandonati alla fame.

Gigi Villotta

12 Giugno 2018

 

MONUMENTO INCOMPIUTO!

“Dopo lo svolgimento della Commissione Consiliare tenutasi il 28/05 2018 su progetto recupero “Ex Perfosfatti”, quanto emerge è che la suggestione del recupero dell’intero immobile, ha prevalso su un disegno coerente, possibile, utile, mandando fuori scala l’impegno di spesa rispetto al contributo ricevuto. Il rischio grave e concreto è che con le ingenti risorse del “Bando Periferie” si risani soltanto l’immobile al quale, però, poi non si possa accedere. Trasformando l’immobile in un MONUMENTO INCOMPIUTO! Ma non è questo ciò che la comunità si attende dalla riqualificazione di una delle ultime aree strategiche capaci di trasformare il futuro della città!”

di seguito l’intero comunicato dtampa di Marco Terenzi:

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Se nella comunità di Portogruaro si è focalizzata l’attenzione sul progetto che interessa la “Ex Perfosfati”, immobile di grande pregio storico, esempio di archeologia industriale che insiste su un sito di grande interesse, oggetto nell’ultimo decennio di cospicui investimenti che hanno restituito infrastrutture, immobili e funzioni ad un area strategica per lo sviluppo di Portogruaro, questo lo si deve alle opposizioni che hanno chiesto la convocazione del Consiglio Comunale del 21 maggio us.,e contestualmente la convocazione della Commissione Consiliare competente tenutasi il 28 maggio us.

Si è avuto modo di chiarire definitivamente che:

– l’Amministrazione Senatore, attraverso il progetto approvato, investirà i 5 mil. di euro del “Bando Periferie” unicamente per fermare il degrado dell’intero capannone;

– la bonifica dei terreni, Il rinforzo strutturale per la piena sicurezza statica, per l’eliminazione della vulnerabilità sismica e gli interventi di impiantistica, tutti presupposti indispensabili per la rifunzionalizzazione, sono fuori dall’attuale progetto!

– l’Amministrazione Senatore non ha manifestato nessuna prospettiva e visione per un’area così strategica per la città, né una destinazione d’uso, né linee per la rivisitazione urbanistica dell’area;

– la comunità non sa quanto dovrà ancora investire per assegnare una funzione al capannone dato che l’Amministrazione Senatore non ha prodotto un quadro economico dell’opera finita.

Politicamente pensiamo che l’Amministrazione abbia il dovere di dare alla Comunità e soprattutto alle prossime Amministrazioni il quadro completo e credibile soprattutto dal punto di vista economico dell’opera finita, fruibile e resa funzionale.

Infine manca un’iniziativa stabile e sistematica sul riassetto urbanistico dell’area, sulle destinazioni, sulle funzioni atta ad innescare ed alimentare un processo che parta dal basso e che veda innanzitutto il protagonismo dei soggetti interessati: ci riferiamo alle categorie economiche, agli ordini professionali, alle Associazioni culturali, alle Associazioni naturalistiche, agli operatori turistici, agli stessi cittadini.

E’ incomprensibile come, ancora una volta, l’Amministrazione Senatore abbia abbandonato il progetto della precedente Amministrazione denominato “Interventi di bonifica e riqualificazione dell’area “Ex Perfosfati” – Parco archeologico”, oggetto peraltro del progetto di fattibilità tecnico-economica che ha ottenuto il finanziamento del “Bando Periferie” e che prevedeva la bonifica dell’area rimanente, la conservazione di parte del capannone con la sua rifunzionalizzazione per un’area espositiva, direzionale e di servizio, e la riproposizione del valore simbolico del capannone attraverso il recupero quale testimonianza di archeologia industriale della restante parte più ammalorata. Progetto allora approvato anche dalla Sovrintendenza, oltre che dagli altri Enti competenti ai fini della sicurezza e dell’impatto ambientale.

La suggestione del recupero dell’intero immobile, prospettiva nuova e non prevista da alcun documento progettuale della precedente e, fino a ieri, dell’attuale Amministrazione, ha prevalso su un disegno coerente, possibile, utile e finanziariamente compatibile, mandando fuori scala l’impegno di spesa rispetto al contributo ricevuto. Il rischio grave e concreto è che con le ingenti risorse del “Bando Periferie” si risani soltanto l’immobile al quale, però, poi non si possa accedere perché manca la bonifica delle aree di pertinenza e non possa venire assegnata alcuna destinazione d’uso e funzione specifica perchè mancante del rinforzo strutturale e dell’impiantistica correlata al suo riutilizzo. Trasformando l’immobile in un monumento incompiuto! Ma non è questo ciò che la comunità si attende dalla riqualificazione di una delle ultime aree strategiche capaci di trasformare il futuro della città!”

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