LO SPAZIO COMUNE

capannone-google-immagine

Curare e recuperare per rigenerare

Tante volte si è ribadito e sottolineato come una cura appassionata dello spazio comune potrebbe davvero rappresentare il primo passo per rigenerare un intero territorio. Una cura attenta, educatrice nel senso più profondo del termine, tale da condurci alla riappropriazione non solo dei luoghi e dei significati che vi sono incorporati, ma delle persone che condividono tale passione e che costituiranno la società di domani. Ecco perché – per fare un solo esempio – resta interessante ed acceso il dibattito attorno al recupero delle strutture e al riuso dell’intera area ex Perfosfati a Portogruaro. Case senza residenti, fabbriche senza macchinari, caserme senza militari: è lo svuotamento il nemico delle nostre città e realtà urbane, compresi i centri storici.

vendesi-capannone

Questo fenomeno è ben presente anche dalle nostre parti con i suoi vuoti, grandi e piccoli, che scivolano verso il degrado, riempiti dall’abbandono o dalla incuria. Ma il discorso è destinato ad ampliarsi se volgiamo lo sguardo ai tantissimi capannoni artigianali, commerciali ed industriali rimasti vuoti, disseminati un po’ dappertutto. Recentemente la Confartigianato del Veneto in collaborazione con lo IUAV hanno alzato una sorta di velo sull’enorme patrimonio edilizio industriale abbandonato e di fatto sprecato nelle tante aree produttive della nostra regione, che sono ben 5600. Tenendo conto che i comuni veneti sono 571, ne discende una media (aritmetica) di 10 per comune. La ricerca ha quantificato, per la prima volta, che in tutto il Veneto gli immobili dismessi ( incluse case, ristoranti, negozi ,fabbriche e capannoni) sono oltre un milione e 200 mila. Di questi il 12% pari a 10.610 sono i capannoni dismessi, di cui 1600 nella provincia di Venezia. Stimato pure l’indotto derivante da una eventuale riconversione o riutilizzo, anche solo temporale, di questi edifici: sono quasi 8 miliardi di euro. I soli capannoni veneti oggi inutilizzabili valgono 1,2 miliardi di euro, un enorme tesoro che rimane fermo. Una distesa, dunque, di “gusci “ vuoti di cemento, ora sul mercato e invenduti. Qualcuno arriva a sostenere che demolirli ( poco meno della metà) è vantaggioso, perché “ la terra è un bene comune”. Come dire voler passare da vuoti inutili a risorsa utile per lo sviluppo del territorio ed il rilancio dell’economia. Senza contare che sono disponibili sul mercato siti produttivi per una cifra che si attesta appena sotto i 3 miliardi di euro. Per l’intero comparto sono davvero cifre da capogiro. Per uscire da questa situazione, ovviamente, servono idee adatte alle specificità di ogni luogo. Recuperare diventa dunque fondamentale, ancor di più se acquista una valenza non solo economica, ma anche ambientale. A questo proposito, se si spulciano mappe e classifiche, il Veneto si piazza al secondo posto fra le regioni che hanno consumato più suolo dopo la Lombardia. Risulta già “ mangiato “ il 12, 21 % del nostro territorio regionale, contro una media nazionale del 7,6%. Le parti più “massacrate” sono quelle appena fuori i grandi centri urbani e a ridosso delle principali arterie infrastrutturali. Ecco allora farsi forza l’esigenza, sempre più avvertita e necessaria, di limitare o addirittura ridurre il consumo di suolo. Invertire questa tendenza ( nel Veneto i piani urbanistici dei comuni prevedono oggi oltre 100 milioni di metri cubi di nuovo edificato )  non è solo un dovere ma anche una necessità, vista anche la direttiva europea di portare al 2050 l’obiettivo di consumo di suolo zero. Al riguardo la Regione del Veneto si è dotata di una apposita legge, la n°14, approvata giusto un anno fa, non senza contrasti e critiche. Ci vorranno almeno due anni per la sua piena attuazione e quindi poter vedere i veri benefici. Infatti tutti i Comuni veneti avranno 18 mesi di tempo per approvare una delibera di adeguamento dei rispettivi piani regolatori, fatta comunque sempre salva la norma che consente i lavori negli  “ambiti di urbanizzazione consolidata “, cioè entro la cintura urbana, oltre alle azioni di riqualificazione, le opere pubbliche, l’edilizia agricola e gli interventi previsti per le attività produttive. Forte rimane il rischio che, pur partendo da princìpi corretti e validi, gli stessi finiscano per rimanere sono meri enunciati, vanificando gli obiettivi primari con troppe eccezioni, deroghe, e quant’altro. Risulterà, nel contempo, fondamentale la volontà e la determinazione della Regione e dello Stato di sostenere seriamente la “ rigenerazione “ urbana, mettendo in atto tutti quegli strumenti che consentano anche di accorciare, attraverso specifici accorgimenti fiscali, il gap dei costi tra nuovo e ristrutturato. E’ ancora una volta una questione dalla profonda valenza etica e culturale, perché la “ malattia “ italiana sul consumo di suolo ha diverse cause radicate a tutti i livelli di programmazione e gestione del territorio. Nasce da tanti “ appetiti “ locali di nuove urbanizzazioni e da scelte poco lungimiranti di molte amministrazioni regionali e comunali. Certo rimane il fatto che per ridurre il consumo di suolo non basterebbe nemmeno non costruire più niente, ma occorrerebbe, sempre di più, rinaturalizzare superfici coperte e ormai senza destinazione. Potrebbe essere veramente la direzione giusta e davvero utile per avere in futuro un ambiente più compatibile e più bello da vivere.

Gigi Villotta

26 Maggio 2018

Approvato ODG su numero delle impegnative per la residenzialità per anziani e riforma IPAB

2016-06-03 21.03.43

A proposito di Residenzialità per gli anziani e riforma IPAB, ecco il comunicato di Marco Terenzi dopo il Consiglio Comunale di Portogruaro del 21 05 2018, che ha apporvato l’Ordine del Giorno proposto dal Gruppo “Centrosinistra Più Avanti Insieme”

“Il Consiglio Comunale di Portogruaro, su proposta del Gruppo Consiliare “Centrosinistra Più Avanti Insieme” ha approvato all’unanimità, nell’ultima seduta del 21/05 us., un Ordine del Giorno che chiede al Consiglio Regionale  di procedere celermente all’aggiornamento della programmazione regionale delle impegnative di ricovero per anziani non autosufficienti , superando le inaccettabili differenze fra territori della Regione e riallineando anche in favore del Veneto Orientale ed in particolare del Portogruarese, il numero di impegnative di residenzialità di primo livello, con le correlate risorse, anch’esso marcatamente sottostimato rispetto al bisogno espresso, alle strutture esistenti nel Portogruarese e nel Veneto Orientale ed ampiamente al di sotto della media registrata nei diversi territori della Regione Veneto.

Inoltre l’ODG chiede alla Presidente della Giunta Regionale di predisporre un incremento consistente del Fondo per la Non Autosufficienza nella prossima proposta di bilancio in modo da aggiornare la quota sanitaria delle impegnative. Infine raccomanda alla Giunta Regionale di dare impulso alla legge di riforma delle IPAB.

 

La riforma delle IPAB, Istituti pubblici di assistenza e beneficienza – case di riposo, scuole materne, servizi educativi – è prevista dalla legge 328 del 2000. Il Veneto è l’unica Regione oggi ancora inadempiente: una paralisi che non è a costo zero, e che viene invece pagata a un prezzo salatissimo dalle famiglie.

 

La questione della carenza delle impegnative per la residenzialità degli anziani fragili e non autosufficienti continua ad essere un grave problema sociale. Infatti la norma regionale ha incrementato del 25% l’accreditamento di posti letto ma senza convenzione, quindi con ricoveri a totale carico dell’ospite: ciò vuol dire che circa 4000 posti letto su 27.000 a disposizione sono a totale carico delle famiglie che arrivano a pagare anche 2700/3000 euro al mese per il posto letto.  Una situazione insostenibile sul piano economico per le famiglie, soprattutto meno abbienti ed inaccettabile sul piano sociale.

Anche rispetto alle risorse assegnate al Veneto Orientale per la residenzialità degli anziani, rispetto ai parametri regionali, in considerazione dell’incidenza della popolazione anziana, si evidenzia una costante sottostima, essendo il numero di impegnative di primo livello per la residenzialità di anziani – come detto – pesantemente al di sotto rispetto al valore teorico e a quanto assegnato ad altri territori (si stima una carenza di circa 300 posti letto fra il valore teorico ed il valore effettivo).

Per questo l’ordine del giorno che viene proposto al Consiglio Comunale chiede con urgenza alla Regione di adeguare il valore delle impegnative, aumentando l’importo della quota sanitaria, almeno del 3% annuo e di aumentare il numero delle impegnative per il territorio regionale ed in particolare anche per il Veneto Orientale.”

comunicato_stampa_102_cc_odg_residenzialita_impegnative_ipab_220518_3

MONUMENTO INACCESSIBILE!

Il rischio è che la Ex Perfosfati, pur spendendoci 5 milioni di Euro,
Si trasformi in un MONUMENTO INACCESSIBILE!

perfosfati

Ecco le dichiarazioni di Marco Terenzi a proposito del Consiglio Comunale di lunedì 21 maggio scorso, per la trattazione progetto  della “Ex Perfosfati”. 

“Bene ha fatto l’opposizione a chiedere la Convocazione del Consiglio per la trattazione progetto di risanamento conservativo e consolidamento per la rifuzionalizzazione dell’immobile della “Ex Perfosfati”.

Avendo avuto accesso agli atti ed alla documentazione di progetto il gruppo di “Centrosinistra Più avanti Insieme”, con gli altri Gruppi di opposizione, ha potuto argomentare e porre adeguate richieste di chiarimento all’Amministrazione ed ai tecnici sulle intenzioni e sui contenuti del progetto. Dalle relazioni tecniche del progetto si evidenzia come con i 5 milioni circa del “Bando Periferie” l’Amministrazione potrà intervenire solo per fermare il degrado dell’intero capannone. La bonifica dei terreni, Il rinforzo strutturale per la piena sicurezza statica, per l’eliminazione della vulnerabilità sismica e gli interventi di impiantistica, tutti presupposti indispensabili per la rifunzionalizzazione, sono fuori dall’attuale progetto!

E’ incomprensibile come, ancora una volta, l’Amministrazione Senatore abbia abbandonato  il progetto della precedente Amministrazione denominato “Interventi di bonifica e riqualificazione dell’area “Ex Perfosfati” – Parco archeologico”, oggetto – fra l’altro di tutte le autorizzazioni ed approvazioni dei numerosi Enti di competenza – che con il medesimo importo (sempre 5 milioni di euro ca) prevedeva la bonifica dell’area rimanente,  la conservazione di parte del capannone con la sua rifunzionalizzazione per un’area espositiva, direzionale e di servizio, e la riproposizione del valore simbolico del capannone attraverso il recupero quale testimonianza di archeologia industriale della restante parte più ammalorata del capannone, insieme al completamento dei percorsi di accesso al centro storico.

In verità, ai fini dell’ottenimento del contributo “Bando periferie”, l’Amministrazione ha utilizzato il progetto della precedente Amministrazione, riapprovandolo sotto forma di progetto di fattibilità tecnico-economica, sposandone i contenuti e gli obbiettivi suddetti Poi però in fase di redazione del progetto definitivo lo ha stravolto limitandosi ad un risanamento conservativo dell’intero capannone, impegnando in questo tutte le risorse ricevute e  rimandando al futuro ed ad ulteriori (ingenti) risorse il necessario rinforzo strutturale e la bonifica dell’area restante.

Si ricava la percezione che la suggestione del recupero dell’intero immobile, prospettiva nuova e non prevista da alcun documento progettuale della precedente e, fino a ieri, dell’attuale Amministrazione, abbia prevalso su un disegno coerente, possibile, utile e compatibile che prevedeva la rifunzionalizzazione dei capannoni e la bonifica del sottosuolo e delle immediate pertinenze dell’immobile, mandando fuori scala l’impegno di spesa rispetto al contributo ricevuto. Il rischio grave è che con le ingenti risorse del Bando Periferie si risani soltanto l’immobile al quale, però, non si possa poi accedere perché manca la bonifica delle aree di pertinenza e non possa venire assegnata alcuna destinazione d’uso e funzione specifica perchè mancante del rinforzo strutturale e dell’impiantistica correlata al suo riutilizzo. Trasformando l’immobile in un “monumento” inaccessibile!

Non è questa la strada da percorrere. Abbiamo chiesto all’Amministrazione di quantificare l’impegno finanziario per le altre due fasi necessarie alla bonifica ed alla rifunzionalizzazione e – se del caso –di rivedere il progetto per rendere la “Ex Perfosfati” non un inerte monumento ma una struttura che metta insieme l’archeologia industriale ed una razionale rifunzionalizzazione al servizio dello sviluppo socio-economico, turistico, culturale ed ambientale di Portogruaro, della Venezia Orientale e della Città Metropolitana, di un territorio porta d’ingresso verso l’est Europa. In questo senso continueremo a portare il nostro contributo di idee e di proposta, a partire dalla prossima Commissione Consiliare, la cui convocazione è stata appositamente richiesta dai Gruppi di opposizione.”

comunicato_stampa_101_cc_ex_perfosfati_220518

PORTA EST ?

perfosfati

Una grande opportunità per il Portogruarese

Pianificare un territorio, soprattutto dentro una rete a grandi maglie, non è facile per tutta una serie di motivi. La storia più recente ce lo insegna e i repentini cambiamenti, dettati da condizioni economiche spesso imprevedibili, ma dove anche la mano dell’uomo – attraverso i diversi livelli politici decisionali – ha contribuito molte volte a vanificare, finiscono per lasciare irrisolti sul campo tanti elementi che stanno alla base proprio di una seria programmazione territoriale. E’ il caso della Metropolitana di superficie ( SFMR ), ideata dalla Regione Veneto ancora nel 1988, il cui progetto esecutivo risale al 1999, con orari cadenzati introdotti dal 2013 e che hanno portato anche a Portogruaro dei positivi effetti con la costruzione di una stazione di testa a doppio binario, un ambito attiguo strutturato con pensiline per l’interscambio gomma rotaia ( autobus/ treno) oltre ad una dotazione di parcheggi per 500 posti macchina. Rimane tuttora ferma la realizzazione di un’unica biglietteria al posto del vecchio magazzino bagagli, un’opera – il cui progetto è pronto da tempo – che l’Azienda trasporti del Veneto Orientale (ATVO), in accordo con RFI, si era detta disponibile ad eseguire, ma che ancora è in attesa dei relativi finanziamenti regionali. Il tutto urbanizzato nel contesto dell’Area ex Perfosfati, tornata ora alla ribalta grazie ai cospicui finanziamenti governativi del Piano Periferie che consentono di programmare il futuro dei due capannoni in completo abbandono dai primi anni ottanta del secolo scorso. Ebbene tutto il grande progetto metropolitano veneto è destinato a tramontare, praticamente un miliardo di euro già spesi per realizzare solo il 20% delle opere previste. Si pensi, per capirne a pieno la portata, che al momento della ideazione si calcolò che la Metropolitana di superficie avrebbe passato dall’asfalto al binario 54 milioni di utenti l’anno, con i relativi benefici in termini di mobilità, ma anche di inquinamento, visto che si sarebbero tolti milioni di veicoli dalla strada e tonnellate di scarichi nocivi nell’aria. Di tutti questi “ fallimenti “ non resta – per il momento – che la “ consolazione “ di veder realizzato a Tessera entro il 2025 ( se tutto va bene ) il collegamento ferroviario con l’aeroporto Marco Polo, l’unico in Veneto, come già avvenuto recentemente a Ronchi dei Legionari per Trieste Airport. Come si può vedere, tra alti e bassi, si è sempre cercato di muoversi all’interno di un disegno complessivo che non può prescindere da questo ambito territoriale a confine tra Veneto e Friuli, compresa una funzione fondamentale che riguarda l’intermodalità delle merci, in primis dunque l’attività degli interporti logistici che vi operano. A questo proposito va accolta con grande soddisfazione la notizia che – finalmente – si farà l’elettrificazione della linea ferroviaria Portogruaro-Casarsa. Forse sarà più opportuno dire: potrebbe diventare presto realtà. La pubblicazione della notizia nei giornali locali è avvenuta qualche giorno fa, attraverso la sottoscrizione – avvenuta a Udine – di un accordo che affida a Rete Ferroviaria Italiana (RFI) uno studio di prefattibilità tecnico-economica, che dovrà essere predisposto entro 6 mesi. Saranno poi valutati i risultati e così sarà possibile mettere nero su bianco i tempi e i modi per reperire le necessarie risorse e con le Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia definire le tempistiche per realizzare l’intervento tanto atteso. Infatti di elettrificare questa tratta ferrata di 21 km, inaugurata ancora nel 1888, se ne parla da oltre vent’anni. Un’operazione che dovrebbe aggirarsi attorno agli 8 milioni di euro, ma che va ben oltre il mero valore economico, perché – nella programmazione del nord est – è destinata ad assumere un ruolo centrale nel congiungere il Friuli Occidentale e la Venezia Orientale attraverso due importati corridoi europei, ad alta velocità e capacità, quali la Venezia-Trieste nell’asse Lisbona/Kiev e la Venezia-Vienna nell’asse Adriatico/Baltico. Il tutto inserito all’interno del “ Sistema Portuale Alto Adriatico “ che va da Ravenna a Capodistria. Si possono allora capire bene le motivazioni che hanno portato nel tempo le Amministrazioni comunali di Pordenone, San Vito al Tagliamento e Portogruaro a fare tavolo comune e spingere ai vari livelli istituzionali per raggiungere un obiettivo logistico capace di dare sviluppo, sinergie e concretezza ai grandi sforzi economici compiuti per realizzare gli interporti e dotarli di binari di collegamento con la rete nazionale ed internazionale. Un tema che non ha mai mancato di interessare anche gli amministratori locali dell’intero territorio a cavallo tra le due regioni, per una evidente ragione che tocca da vicino lo stesso sviluppo economico dell’area e le relative ricadute in termini occupazionali e di futuro. Si sono svolti, al riguardo e nel tempo, numerosi incontri ed anche convegni in riva al Lemene e al Tagliamento tra gli assessori ai trasporti delle due Regioni sui temi che hanno riguardato “ Vie di comunicazione, Infrastrutture, Logistica ed Intermodalità “ interessando non solo la politica, ma anche le varie categorie economiche e i diversi soggetti che gestiscono il complesso mondo dei trasporti. Sarà sicuramente utile, adesso che la Regione Friuli V.G. ha insediato il nuovo esecutivo, riprendere un dialogo che, come abbiamo visto, parte da lontano. Diventano indispensabili concreti accordi di programma tra le diverse istituzioni interessate, ma soprattutto sono fondamentali alcuni precisi riscontri per capire se davvero ci si crede e si fa sul serio. Gli enti locali dovranno ancora una volta dimostrare di essere stimolo e ricerca per uno sviluppo di area vasta che superi i vecchi campanili. Non certo con la “ presunzione “ di dettare ad alcuno agende di qualsiasi tipo, ma con la “ seria curiosità “ di capire se qui oggi, in questa terra veneto/friulana, esistono gli elementi per guardare al futuro in maniera nuova. Vorremmo davvero capire e sapere perché, nella programmazione regionale veneta, tante volte il Portogruarese è stato definito ed è ancora chiamato “ Porta Est “.

Gigi Villotta

10 Maggio 2018

Richiesta di un Consiglio Comunale Straordinario sulla “Ex Perfosfati”

Richiesta di convocazione di un Consiglio Comunale Straordinario sugli  interventi progettati e da realizzare sulla “Ex Perfosfati”
Questa la richiesta da parte dei consiglieri comunali
appartenenti ai Gruppi “Centrosinistra Più Avanti In
sieme”, “Misto”, e “M5Stelle” ai sensi del Regolamento del C
onsiglio Comunale.
Ecco cosa dice il comunicato stampa:
“In data 02 maggio us i Consiglieri Comunali, Luciano GRADINI, Paolo SCARPA BONAZZA BUORA, Alida MANZATO, appartenenti al Gruppo “Misto”, Irina DRIGO, Vittoria PIZZOLITTO, Roberto ZANIN ed io , appartenenti al Gruppo “Centrosinistra Più Avanti Insieme” e Claudio FAGOTTO, appartenete al Gruppo “M5Stelle”, hanno sottoscritto ed inoltrato al Presidente del Consiglio Comunale ed alla Sindaco la richiesta di convocazione di un Consiglio Comunale Straordinario recante per oggetto gli interventi progettati e da realizzare sulla “Ex Perfosfati”.

Nel corso della V Commissione Consiliare permanente tenutasi in data 09 aprile us. l’Amministrazione Comunale ed i progettisti, congiuntamente al Dirigente Tecnico del Comune Arch. Damiano SCAPIN hanno sinteticamente illustrato il progetto definitivo di restauro conservativo delle due navate del capannone principale della “Ex Perfosfati” oggetto del finanziamento del “Bando Periferie” che ha assegnato all’opera quasi 5 milioni di euro.

Fra gli altri sono emersi in quella Sede due elementi rilevanti:
il progetto succitato non comprende gli interventi di bonifica dell’area rimanente contigua e sottostante all’immobile, che si ritengono invece indispensabili;
il suddetto progetto definitivo differisce dal precedente prevedendo il recupero totale dei due capannoni, prefigurando in tal modo una rivisitazione del master-plan e del rapporto urbanistico della “Ex Perfosfati” con la città di Portogruaro ed il suo territorio.

Poiché nulla è stato invece detto sulla destinazione e sulle funzioni che dovranno essere individuate e poiché anche su questo è necessario innescare ed alimentare un dibattito ed un processo che parta dal basso che veda innanzitutto il protagonismo dei soggetti interessati sul piano istituzionale, socio-economico, culturale ed ambientale, I Gruppi Consiliari succitati hanno richiesto la convocazione di un Consiglio Comunale straordinario per la discussione generale inerente al nuovo al progetto definitivo di restauro conservativo delle due navate del capannone principale della “Ex Perfosfati” oggetto del finanziamento del “Bando Periferie” che ha assegnato all’opera quasi 5 milioni di euro, con particolare riguardo a:
contenuti degli interventi;
bonifica dell’area rimanente;
ricadute sul piano urbanistico;
opportunità sul piano della rifunzionalizzazione e della gestione futura dell’immobile.”

comunicato_stampa_richiesta_convocazione_cc_ex_perfosfati_060518_2

“Il 30/04 Abbiamo votato contro il bilancio consuntivo 2017 ecco perché”

Marco Terenzi
Marco Terenzi

Nel Consiglio Comunale del 30/04 vi è stata l’approvazione del Bilancio Consuntivo 2017 del Comune di Portogruaro.
Marco Terenzi “Abbiamo convintamente votato contro il bilancio consuntivo 2017 presentato dall’Amministrazione Senatore, ecco perché”

“Il bilancio consuntivo del Comune non è un fatto tecnico e contabile; in realtà dietro i numeri ci sono le scelte politiche ed amministrative.

Anche nel 2017 vi è un avanzo cumulato cospicuo, da una parte per il patto di stabilità degli anni passati e dall’altra per le politiche dalle precedenti Amministrazioni di centrosinistra.
Ma sulle entrate il consuntivo registra due cose: un aumento nel gettito IMU; l’assenza di vantaggi per famiglie numerose o fragili e per attività commerciali.
Come sono state finalizzati gli introiti aggiuntivi derivanti dalla IMU? La risposta non c’è stata.

Azzerato il capitolo a sostegno delle iniziative per la giustizia di prossimità. Si è chiuso il Giudice di Pace, ma ora però l’Amministrazione Senatore ha firmato una convenzione con il Tribunale di Pordenone per la gestione dello sportello dell’Amministrazione di sostegno. Si comincia ora a comprendere quanto affrettata ed incomprensibile sia stata la chiusura del Giudice di Pace.

Sul piano culturale e della formazione giudichiamo particolarmente negativo il ridimensionamento finanziario dei contributi del Comune verso la Fondazione S.Cecilia e verso la Fondazione “Portogruaro Campus”. Le eccellenze si sostengono e si promuovono; non si ridimensionano!

Sul versante del sistema scolastico il Centrosinistra propone una riorganizzazione strutturale e logistica dei plessi scolastici in due poli; quello umanistico e quello scientifico, progetto avviato dalle precedenti amministrazioni, e ora fermo e che ha bisogno di veder coinvolta la Città Metropolitana.

Sul versante della tutela dell’ambiente , salvo le partite di giro per il servizio di raccolta dei rifiuti da parte dell’ASVO, sono assenti una politica per la sostenibilità ambientale, progetti ed azioni, in un ambito dove molte cose si potrebbero fare. E’ evidente come la politica di questa Amministrazione vada nel senso opposto; è stato infatti rimosso ogni vincolo al traffico del centro storico; accesso delle autovetture in aree inibite al traffico da decenni; inspiegabile insistenza, nonostante il diniego della Regione, sul progetto del tempio crematorio.

Infine mancano azioni di coordinamento e di impulso in ambito socio-economico per i distretti turistico, del commercio, del distretto culturale evoluto e del biodistretto, per sviluppare l’attrattività della Città. Non una parola della maggioranza su PIP di Noiari e area del EAST Park.

Portogruaro è il Comune Capofila di mandamento e deve svolgere un ruolo di impulso e di guida.
Per questo abbiamo espresso rammarico e dissenso sul fatto che la Sindaco di Portogruaro non solo non è alla guida di una delle Conferenze dei Sindaci (Sanità e Venezia Orientale) ma non siede nemmeno nell’esecutivo.

Questi sono i motivi per i quali abbiamo convintamente votato contro il bilancio consuntivo 2017 presentato dall’Amministrazione Senatore.”

comunicato_stampa_100_consuntivo_2017_030518