CATTOLICI E POLITICA

manifesti-1948
MANIFESTI ELETTORALI 1948

Un dovere di presenza e di giudizio

Da più parti e più volte viene sottolineato come gli anniversari siano determinanti per tenere vivo un avvenimento, un ricordo che finisce per diventare vero strumento di conoscenza e serio spunto di riflessione, se si sa andare oltre una semplice e retorica commemorazione.

risultati-elezioni-1948-corriere-sera
Risultati elezioni 1948 – Corsera

Le elezioni politiche dell’aprile ’48 ( giusto 70 anni fa ) servono a ripercorrere un nodo politico e storico fondamentale, in grado di superare la semplice rievocazione e fornire così tante possibili sollecitazioni, anche in riferimento soprattutto al presente. Infatti nell’odierna società dominata dai media e dalla Rete e con la politica che comunica attraverso Facebook e Twitter, quel “ passaggio tumultuoso “ che riguardava le prime elezioni politiche dell’Italia repubblicana, sembra davvero appartenere alla preistoria. Un mondo lontano e per certi versi incomprensibile, a volte persino destinato a suscitare sorrisi e bonarie alzate di spalle sul tempo che fu. Eppure quella contesa elettorale ha determinato non solo il ritorno all’opzione democratica da parte dei cittadini, ma si è rivelata l’origine di una moderna ed efficace comunicazione politica. Linguaggi, codici, immagini, parole e slogan che poco hanno da invidiare ai molto più banali stili della macchina partitico-elettorale dei giorni nostri. Senza voler scomodare personaggi famosi come don Camillo e Peppone o la contrapposizione tra “ le due chiese “, si insistette molto nell’orientare il voto a favore della Democrazia Cristiana per costruire le basi della nuova società, al fine di consolidare l’egemonia della cultura cattolica anche per dare fiducia e gambe ad una classe dirigente impegnata nel difficile compito di offrire una identità democratica al Paese. Ricostruire e leggere quegli avvenimenti consente di avere più di qualche risposta che contiene i valori, gli ideali ed anche le speranze di un’esperienza politica che ha lasciato profondi segni nella storia dell’Italia e degli italiani. Tanto più oggi con il nostro Paese che sta conoscendo un assoluto inedito delle sue vicende politiche, qualcosa di mai visto e mai vissuto che genera inevitabilmente incertezza, disorientamento e paura del futuro. Compreso il timore di un governo di “ forze antagoniste”. Una possibile sciagura, alla pari di tornare al voto con l’attuale legge elettorale, causa principale di questo dilemma del tutto inedito nella nostra storia repubblicana. Tornando al ’48, cosa rimane di quell’esperienza e soprattutto, nello specifico, come si coniuga oggi il rapporto tra cattolici e politica? Una domanda complessa, che non si può tralasciare e dunque deve essere presa in debita considerazione e da diversi punti di vista. Risulta fondamentale il punto da cui partire: non esiste e non ha mai avuto ragione d’essere “ il partito dei cattolici “ o “ un partito di cattolici “. Allora come attualizzare e coniugare “ il rapporto” che parte da molto lontano, fin dalla fine del XIX sec., per arrivare alla “polverizzazione” di oggi?

dio-vi-vede1

Ha ancora un senso parlare di “ voto cattolico”, oppure bisognerà prendere atto del voto dei singoli cattolici, diffuso un po’ dappertutto? Va anche chiarito il bizzarro concetto di laicità che si è affermato nel nostro Paese, dove le contrapposizioni ideologiche hanno finito per generare una “ cultura “ dove è sufficiente che in un discorso compaiano le parole “ Dio “ o “ Bibbia “, perché vengano automaticamente classificate faccende private, non abbastanza “ laiche “ per interessare tutti. Così facendo, invece di intendere la vita democratica come la somma delle diversità civili, la si concepisce come una sottrazione per arrivare ad una piccola zona comune fra tutti. In realtà ai “cattolici “ viene lasciato un certo spazio, una certa libertà di esprimersi in pubblico, ma soltanto su temi inseriti in una lista di voci che vengono etichettate come “ eticamente sensibili “. Anche quando si esce, si va fuori da questi ambiti, pur essendo legittimati a parlare di argomenti laicamente consentiti, finiscono per essere ignorati e quindi non ascoltati.

e-stalin-no2

Desta dunque un po’ di sconcerto la superficialità con cui si parla della realtà cattolica italiana, anche in termini di dialogo e di confronto. La persistente diaspora elettorale, seguita alla fine della DC, continua sempre ad istigare qualcuno a tentativi di nuova unità o convergenza, magari di stampo minoritario, ma ne istiga molti di più a tentativi di appropriazione, di alleanze, di consonanze programmatiche e/o etiche nei confronti delle sue diverse componenti. Tutti tentativi, però, che al di là della loro reiterazione e del loro rifiuto, declinano verso una evidente confusione e approdano a risultati elettorali deludenti ed irrisori, come dimostrato dalle recenti elezioni politiche. La questione in gioco non è, evidentemente, il computo di quanti, da cattolici, occupano determinanti posti nel governo nazionale, nelle amministrazioni locali, nelle più importanti istituzioni politiche, economiche e culturali. La questione è un’altra: Quale ruolo, complessivamente, ha il cattolicesimo nell’attuale società italiana e che metro è bene adottare per valutare quale sia il posto che il fattore religioso occupa nella nostra società? In buona sostanza non sono pochi quanti sono convinti che oggi non manchi certo la visibilità politica dei cattolici, ma la rilevanza del cattolicesimo per la politica. Ecco perché bisognerà pensare più alla “ profondità “ che alla “visibilità “. Se da una parte andranno sempre più consolidate “ le radici “ esposte al logoramento indotto dal consumismo e dall’individualismo, dall’altra non dovrà assolutamente mancare l’impegno a tradurre questi valori attraverso il privilegiato strumento della politica. Certo servono passione civile e competenze, amore per il prossimo e senso di responsabilità, ancoramento agli ideali, sempre avendo piena consapevolezza dei limiti della politica. Esiste infatti il delicato passaggio dall’ ideale al reale, un rischio che può vanificare anche le forme più convinte di impegno. Una sfida su cui concentrarsi, perché è risaputo che le nuove generazioni (anche del variegato mondo cattolico ) tendono a rifiutare il non facile salto dall’ambito della società civile a quello dell’impegno politico.

Gigi Villotta

28 Aprile 2018

Regolamento Comunale Giochi: “INERZIA verso la nostra iniziativa per i Cittadini”

Marco Terenzi
Marco Terenzi

Di seguito il comunicato che Marco Terenzi ha  inviato alla stampa il 23 aprile a proposito del “REGOLAMENTO COMUNALE IN MATERIA DI GIOCHI”.

Ecco cosa dichiara Marco Terenzi : “dopo quasi una anno dalla nostra proposta e nonostante il GIOCO D’AZZARDO PATOLOGICO desti allarme sociale, e dopo più sollecitazioni da noi inviate, ancora INERZIA verso la nostra legittima iniziativa di servizio ai Cittadini

comunicato_stampa_99_regolamento_giochi_azzardo_22042018_2

COMUNICATO STAMPA

In data 17 giugno 2017 il Gruppo Consiliare “Centrosinistra Più Avanti Insieme”, in ragione delle prerogative riconosciute ai Consiglieri Comunali da Statuto del Comune e Regolamento del Consiglio Comunale, presentava una Proposta di deliberazione recante per oggetto l’approvazione del REGOLAMENTO COMUNALE IN MATERIA DI GIOCHI, specifico strumento di regolamentazione delle sale da gioco e delle apparecchiature elettroniche per il gioco lecito, nonché per la raccolta di scommesse e per la pratica e l’esercizio di giochi con vincita in denaro in genere, sia in termini spaziali (localizzazione e distanza da luoghi sensibili), sia in termini temporali (definizione orari).

L’iniziativa del Gruppo “Centrosinistra Più Avanti Insieme” è motivata dal fatto che il fenomeno del GAP (Gioco d’Azzardo Patologico) costituisce anche nella Città Metropolitana di Venezia uno dei fenomeni di forte allarme sociale che richiede misure integrate per limitare le conseguenze sociali dell’offerta dei giochi su fasce di consumatori psicologicamente più deboli.

In data 27 gennaio 2018, considerato che a distanza di mesi dalla presentazione della proposta di Deliberazione non vi era stato alcun riscontro in ordine alla trattazione nelle Sedi competenti della proposta di deliberazione, nonostante ulteriori solleciti verbali formulati anche in sede di Consiglio Comunale, il Gruppo “Centrosinistra Più Avanti Insieme” sollecitava l’Amministrazione con nota formale al rispetto delle prerogative dei Consiglieri Comunali in termini di diritto di iniziativa ed a promuovere nelle Sedi competenti la discussione e di iscrivere conseguentemente la proposta medesima all’ordine del giorno del Consiglio Comunale.

In data 31 gennaio 2018 la Presidenza del Consiglio Comunale con nota n.4299 dd. 31/01/2018 comunicava “di aver preso in considerazione fin da subito l’argomento del quale se ne sta occupando il Segretario Generale con i Servizi Comunali competenti” assicurando al tempo stesso l’esame della proposta di deliberazione in Commissione competente ed in Consiglio Comunale.

Allo stato nessun’altra comunicazione formale ci è pervenuta, in particolare sulle motivazioni che hanno impedito il prosieguo del procedimento. Il provvedimento non è stato esaminato né dalla Commissione competente né tantomeno dal Consiglio Comunale.

Per ciò stesso a nome del Gruppo Consiliare che rappresento ho inviato in data odierna articolata nota al Presidente del Consiglio Comunale evidenziando l’inerzia e/o l’inadempienza tenuta nei confronti della legittima azione istituzionale del Gruppo Consiliare che rappresento e chiedendo che venga dato riscontro su quali siano i reali motivi che hanno impedito il prosieguo del provvedimento, il suo esame e la trattazione nelle sedi competenti e venga concluso l’ter procedurale entro il più breve tempo possibile e comunque la proposta di delibera venga portata in Commissione Consiliare entro 30 giorni.

Qualora non venga dato riscontro a quanto sopra, a tutela del diritto di iniziativa e di proposta dei Consiglieri Comunali, il Gruppo che rappresento si rivolgerà direttamente alla Prefettura di Venezia.

Il Capogruppo Gruppo Consiliare

Centrosinistra Più Avanti Insieme”

f.to Marco TERENZI

Portogruaro, 23 aprile 2018

LA “ CASA COMUNE “

la-costituzione-italiana

Patrimonio di valori, princìpi e regole

Sta per concludersi – in riva al Lemene – con la rassegna “ Libri in fiore “ l’iniziativa “ Mese dell’Educazione “, giunta quest’anno alla XV edizione. E’ stato per tutto il nostro territorio un altro “ marzo “ speciale, dedicato al variegato campo della proposta educativa, con il coinvolgimento di tanti enti, associazioni, centri culturali e persone interessate, tra cui la Diocesi di Concordia-Pordenone, l’Istituto vescovile Marconi e la Fondazione Campus del Polo universitario di Portogruaro. Il “ Mese dell’ Educazione “ vuole essere e rappresenta un segno di attenzione verso tutti coloro che sono impegnati nel delicato, complesso, appassionante servizio educativo e formativo nei confronti delle nuove generazioni, a cominciare dai genitori. Tante persone impegnate sul campo che – a vario titolo – si occupano di educazione, con provenienze e appartenenze molteplici: insegnanti in primo luogo, animatori-educatori, operatori pastorali-catechisti, studenti universitari.  Un’iniziativa che si propone anche di aprire e consolidare relazioni tra soggetti, associazioni ed istituzioni che si occupano ed operano in campo scolastico e formativo. In programma una quindicina di appuntamenti che hanno avuto come denominatore comune “ l’educare al limite”. Se la presenza del filosofo Massimo Cacciari ha fatto registrare il più alto numero di partecipanti, la conferenza del prof. Giovanni Maria Flick, presidente emerito della Corte costituzionale, per il 70° anniversario della entrata in vigore della nostra Costituzione, ha rappresentato l’argomento più “ incisivo “ per l’interesse dimostrato non solo durante l’incontro pubblico con la cittadinanza, ma soprattutto in quello dedicato agli studenti delle scuole superiori di Portogruaro. Un vero invito a riflettere, davvero per tutti. “ Perché è legittimo affermare che oggi, a 70 anni dalla sua entrata in vigore, ha ancora più senso entrare nel merito e nello spirito della nostra Carta costituzionale? “. Così ha detto il prof. Flick in apertura di intervento: una testimonianza di vera gratitudine verso quanti, a vario titolo, hanno contribuito a scrivere e fortemente volere questo patrimonio di valori, di princìpi, di regole che costituiscono la “ casa comune “ di tutti gli italiani. Risulta evidente il riferimento a quanto disse Aldo Moro all’Assemblea costituente, nel 1947: “ Se nell’atto di costruire una casa comune, nella quale dobbiamo ritrovarci ad abitare assieme, non troviamo un punto di contatto, un punto di confluenza, veramente la nostra opera può dirsi fallita”. Parole più che mai profetiche, se applicate anche al momento politico attuale per la formazione del governo nazionale. Un invito, dunque, a pensare alto, a guardare al futuro, perché diventa essenziale rinsaldare sempre i fondamenti di una democrazia rappresentativa e partecipativa, senza mai dimenticare che al centro deve sempre esserci la persona, con la sua dignità, i suoi diritti e i suoi doveri. Diritti fondamentali che sono innati, che precedono lo stesso ordinamento, ma a fronte dei quali ci sono anche dei doveri inderogabili, ai quali non ci si può certo sottrarre, che riguardano in particolare i campi della solidarietà politica, economica e sociale. Insomma una visione non individualistica all’interno delle relazioni, a tutti i livelli e nelle diverse articolazioni sociali che la Repubblica riconosce e valorizza. Peccato che oggi questi concetti facciano fatica ad essere messi in pratica, favorendo paure ed insicurezze. La stessa visione del lavoro, di grande e stringente attualità, non viene coniugata in senso costrittivo, ma come elemento essenziale della dignità della persona, insomma come strumento di sviluppo della stessa e come contributo al progresso materiale o spirituale della società. Sì, la nostra Costituzione dice proprio così: materiale o spirituale. Quindi, a leggere bene, anche i poeti, gli artisti e, perché no, le suore di clausura, concorrono a questo progresso. Dunque una visione profonda della stessa Repubblica riguardo quel “ fondata sul lavoro” che qualcuno vorrebbe rivedere, perché considerata solo il risultato della mediazione di allora tra la cultura cattolica e cultura marxista, oggi superata. Cambiare la parola lavoro con libertà non ha senso perché, come sostenuto anche da autorevoli costituzionalisti, il senso profondo del lavoro – inteso dalla nostra Costituzione – è essenzialmente espressione della dignità della persona e non la sottomissione dell’uomo. Mi torna in mente il discorso di fine anno del presidente Mattarella, perché – in un suo passaggio – aveva paragonato la nostra Costituzione ad una sorta di “ cassetta degli attrezzi “, insomma uno strumento per costruire il futuro, per guidare i processi di mutamento, per attuare programmi in stretto rapporto con le concrete situazioni storiche. Un invito che i partiti e i movimenti in campo, in particolare oggi nella difficile situazione di stallo politico, faranno bene a raccogliere per rendere più giusta e sostenibile la nuova stagione che sta per aprirsi. Del resto la stessa Carta del ’48 ha previsto in modo estremamente preciso e puntuale le varie procedure per la sua “ revisione “. Ce ne siamo resi conto, anche noi, esprimendoci e vivendo l’esperienza dell’ultimo referendum costituzionale del 4 dicembre 2016. Non resta che sperare davvero, in questa fase segnata da contrapposizioni sterili e chiusure aprioristiche, che finisca invece per prevalere un’altra volta lo spirito ed il metodo dei nostri costituenti. Solo così avranno ancora senso gli anniversari, non certo per soddisfare l’esigenza di una celebrazione antiretorica, ma per riprendere in mano le fonti e metterle in pratica. Vale anche e soprattutto per la nostra Costituzione, se vogliamo e sappiamo davvero riconoscerci come  “comunità di vita “.

Gigi Villotta

10 aprile 2018

Perfosfati: rigenerazione urbana e territoriale -incontro 7 aprile 2018

7-aprile-incontro-pubblico-ex-perfosfati_rigenerare

➟ Cosa significa rigenerazione urbana?

Come seguire e portare a termine un progetto di rigenerazione urbana?

➟ Quali sono e come sfruttare i finanziamenti dedicati a questi progetti?

Confrontarsi su questi temi con chi ha competenze ed esperienze in materia per individuare il destino della Perfosfati, un esempio di architettura industriale novecentesca da recuperare.

Questo il senso dell’incontro pubblico Perfosfati: rigenerazione urbana e territoriale che si terrà sabato 7 aprile alle 9.30 a Portogruaro presso la sala conferenze dell’Hotel Spessotto.

Vi aspettiamo!

La “Perfosfati” è stata per #Portogruaro una grande opportunità di #lavoro e di #sviluppo quando è stata fabbrica, un grande problema ambientale dopo la sua dismissione ed è tornata ad essere una risorsa strategica a seguito della straordinaria opera di risanamento e di riqualificazione urbanistica attuata negli anni duemila dall’Amministrazione Comunale, dopo il suo acquisto.

Negli ultimi vent’anni nell’area è stato avviato un processo di trasformazione e di rigenerazione urbana che, al termine, potrà candidarla ad essere la più importante area #servizi a valenza comprensoriale.

Ora occorre recuperare il grande deposito di perfosfato che giace da molti anni in stato di abbandono e che con i contributi ministeriali del “Bando periferie” potrà tornare a nuova vita.

Per l’importanza di questo straordinario esempio di archeologia industriale e le opportunità che potrà offrire il suo recupero, il Gruppo Consiliare “Centro Sinistra Più Avanti Insieme” ritiene sia giusto che la politica coinvolga la cittadinanza per promuovere un confronto pubblico, aperto e trasparente sul tema.

Un incontro per parlare di cosa significhi oggi “Rigenerazione Urbana”, ascoltare chi a livello nazionale e a livello locale si è confrontato con politiche e progetti concreti di recupero e provare ad immaginare attraverso proposte di recupero e rifunzionalizzazione della “ex Perfosfati” un progetto strategico di sviluppo per la Città di Portogruaro e il suo #territorio.