PROTEGGIAMO L’ ACQUA

rubinetto

Non solo risorsa, ma collante sociale

Il titolo potrebbe risultare fuorviante se collegato ad avvenimenti calamitosi devastanti come le alluvioni, che, anche dalle nostre parti, rappresentano pur sempre una pesante minaccia. Vogliamo invece parlare dell’acqua quale bene prezioso ed indispensabile alla vita e alle attività umane. Una risorsa primaria da tutelare e da proteggere con tutti i mezzi che la tecnologia e la ricerca scientifica ci mettono a disposizione. Nel contempo dovremo prestare grande attenzione a non sprecarla, perché non è una fonte inesauribile. Per capirci meglio, si può ricorrere ad una immagine: se tutta l’acqua dolce del mondo fosse 1 litro, quella disponibile starebbe in mezzo cucchiaino, perché ben il 70% è destinata all’agricoltura, il 20% circa all’industria ed il restante 10% è usata per scopo domestico. Va precisato inoltre che oltre il 90% dell’impronta idrica, ovvero della quantità di acqua consumata per realizzare un qualsiasi prodotto o servizio, è destinata alla produzione di cibo. E’ dunque proprio lì che si concentrano consumi e sprechi. Ecco perché la giornata odierna viene dedicata – a livello mondiale – proprio all’ACQUA. Dunque un’occasione in più per riflettere sull’utilizzo di una risorsa tanto preziosa, quanto – purtroppo – limitata. Secondo i dati delle Nazioni Unite 1 miliardo di persone non ha ancora accesso all’acqua potabile, mentre quelli che non ne dispongono in quantità sufficiente sfiorano i 4 miliardi. Ciò significa che dal 55 al 70% della popolazione mondiale non può accedere ai 40 litri d’acqua al giorno che l’OMS (Organizzazione Mondiale delle Sanità) fissa quale minimo indispensabile per soddisfare i bisogni vitali. A questi si devono aggiungere 2,5 milioni di persone che non hanno accesso ai servizi igienici. Le conseguenze sono drammatiche: ogni anno 8 milioni di persone muoiono a causa di malattie legate all’indisponibilità dell’acqua e 1,4 milioni di bambini, uno ogni 20 secondi, muoiono a causa dell’acqua contaminata e per la mancanza di misure igieniche adeguate. Per capire bene il fenomeno basta chiedere a don Armando Filippi, originario di Pradipozzo e missionario diocesano “fidei donum” a Mugunda in Kenya, per capire quanto fondamentale sia stato costruire una rete acquedottistica sfruttando – per caduta – una sorgente naturale di una vicina altura in piena foresta. Stride veramente il confronto tra le diverse parti del mondo. Se negli Stati Uniti il consumo giornaliero di acqua è pari a 425 litri per abitante, in Italia se ne usano – “solo” – 215, mentre un cittadino del Madagascar si deve accontentare di appena 10 litri, dunque ¼ del minimo indispensabile. Si capisce ancor meglio la situazione se guardiamo al nostro vivere quotidiano, ai numeri di casa nostra. Un chiaro indicatore viene dall’igiene personale con il 70% del consumo d’acqua assorbito dalle soste in bagno, con lavaggi vari e sciacquoni, mentre la cucina richiede l’11%, cifra analoga all’inaffiamento di orto e giardino. Il 10% della popolazione – compreso il Portogruarese – dice di acquistare acqua in bottiglia, anche se la nostra “ Acqua del Sindaco “ proveniente dalle sorgenti di Torrate di Chions è davvero sicura. Infatti noi veneto/friulani non possiamo che ritenerci fortunati se pensiamo – ad esempio – a quel complesso fenomeno di risorgive che garantiscono l’acqua potabile in tutte le nostre case. Una ricchezza che va conosciuta, difesa e tutelata, perché aver cura dell’acqua è al tempo stesso aver cura dell’uomo. Un tema che, recentemente, è stato al centro di una serie di incontri organizzati al Marango di Caorle da “ FARE COMUNE “, un’iniziativa/progetto partita ancora nel 2016 e supportata da alcuni gruppi di impegno sociale e politico della Venezia Orientale. Si è parlato di acqua sotto “stress” non solo sotto l’aspetto quantitativo, ma soprattutto qualitativo, perché è diventata davvero urgente l’adozione di percorsi di modificazione dei nostri stili di vita e di prevenzione, di cambiamento reale, anche a livello produttivo che ci consentano di ridurre e progressivamente uscire da questa situazione che si fa ogni giorno più precaria, anche grazie ai tanti fenomeni legati all’inquinamento. Altro tema toccato, il servizio idrico integrato. Infatti l’acqua è anche oggetto di un vero e proprio sistema, riguardando non solo la sua potabilità ed il suo trasporto, ma anche le fasi della fognatura e della depurazione. Un servizio assicurato da gestori, intorno ai quali si registrano innovazioni di tipo tecnologico, normativo ed organizzativo, che caratterizzano sempre di più i nessi fra risorse, prestazioni rese, obblighi e responsabilità, in un quadro di partecipazione delle comunità attraverso gli Enti locali e dentro quadri territoriali ben definiti, chiamati “distretti idrografici “. L’acqua è e deve rimanere un bene pubblico. Proprio dedicata alle particolari caratteristiche legate alla bonifica delle nostre zone, in buona parte sotto il livello del mare, la terza parte del percorso formativo di quest’anno. Infatti l’acqua, se non adeguatamente “rispettata”, raccolta e canalizzata in un territorio “ accogliente “ e mantenuto può trasformarsi in veicolo di distruzione e anche di morte. Si è dunque tornati sul tema del “Rischio idrogeologico”, fonte di emergenze e forti rischi, soprattutto dove si è fatta poca prevenzione. Risulta determinante anche l’azione dell’uomo. La progressiva urbanizzazione, l’abbandono dei terreni montani, l’abusivismo edilizio, il continuo disboscamento, l’uso di tecniche agricole poco rispettose dell’ambiente e la mancata manutenzione dei versanti e dei corsi d’acqua, hanno sicuramente aggravato il dissesto. Come si vede, ancora una volta, non mancano certo le occasioni per imparare, approfondire e discutere tematiche di grande attualità, senza attendere come per la giornata del 22 Marzo – di veder tornare alla ribalta e in calendario proprio l’ACQUA, il bene più prezioso del pianeta, la sostanza che – non dobbiamo mai dimenticarlo – consente la vita sulla terra. Insomma non sarebbe davvero male se, da domani e tutti insieme, rendessimo l’acqua – nelle sue diverse forme – di nuovo “visibile “, non solo come “ risorsa “, ma soprattutto come  “collante sociale“.

Gigi Villotta

22 Marzo 2018

“CONDIZIONE FEMMINILE“: PROBLEMI APERTI

Dalla politica: servono più fatti e meno parole

La recente tornata elettorale per il rinnovo del parlamento nazionale, con tutto il processo mediatico che ha comportato, ha finito per spegnere i riflettori anche su una data importante: l’8 Marzo, Festa della donna. Un appuntamento importante, nato un centinaio di anni fa, che va ben al di là del significato di una sola giornata, perché pone l’attenzione e ripropone tutta una serie di problematiche legate al mondo femminile, di cui si sente parlare da molto tempo. Al riguardo, importanti passi in avanti sono stati fatti, ma il percorso per soluzioni concrete e paritarie è ancora molto lungo e lontano. Insomma si corre il rischio che il destino di queste ricorrenze sia proprio quello di non lasciare segni tangibili. Per questo bisognerà tenere tutti, uomini e donne, la guardia alta per fare in modo che determinate problematiche non finiscano nel dimenticatoio, partecipando alle manifestazioni che, anche dalle nostre parti, vengono organizzate per l’occasione. Non bastano più solo le mimose. C’è più che mai bisogno di un confronto serio e culturale senza il rischio di essere omologati per ideologia o per inerzia. Le motivazioni sono tante. Potremmo prendere a prestito diverse argomentazioni e fare altrettanti esempi, ma – come evidenziato anche nella campagna elettorale appena conclusa – tante parole sono state spese, tanti slogan sono stati lanciati, ma programmi ed impegni precisi riguardo la complessità del “pianeta donna“ se ne sono sentiti pochi o peggio solo accenni provocatori su questioni fondamentali, come ad esempio la prostituzione e la proposta di riaprire le case chiuse. Non ci sono solo i femminicidi, gli stupri, le percosse, di cui le cronache si occupano quasi quotidianamente, ma ci sono un’infinità di altre violenze – soprattutto di ordine psicologico – che comprendono offese, umiliazioni, provocazioni ripetute, troppo spesso sopportate dalle donne perché avvengono in famiglia, a scuola, nel posto di lavoro. Per non parlare della disparità di trattamento economico e di carriera in moltissimi settori della nostra vita produttiva. Le statistiche parlano chiaro, non serve ricorrere solo ai numeri per capirne fino in fondo la portata. Il tutto consumato all’interno di un contesto civile e sociale dove si continua a parlare di libertà e di diritti. Ma di quale libertà e di quali diritti parliamo, se è vero, come è vero, che le violenze – di ogni genere e non solo sulle donne – sono diventate pratica quotidiana? Ecco perché c’è urgente necessità di chiare risposte da parte della “Politica”. L’indignazione, lo scandalo, la condanna sono certo utili, ma bisogna andare oltre. L’inasprimento delle pene, più volte proposto, alla fine appare più come soluzione miracolistica che misura utile per rispondere alla vastità del problema. Infatti una valida risposta politica, per essere veramente efficace, non può prescindere da un paio di considerazioni fondamentali. La violenza sulle donne c’è sempre stata. Se oggi se ne parla di più, non è certo perché ogni giorno qualche caso finisce sui giornali, ma perchè  – fortunatamente – sono aumentate le denunce, attraverso gli sportelli antiviolenza e i centri d’ascolto aperti anche nel nostro territorio, grazie ad un protocollo voluto dalla Conferenza dei sindaci della Venezia Orientale, l’Ulss n°4 ed alcune associazioni locali di volontariato, proprio al fine di rendere più presenti le istituzioni pubbliche per efficaci azioni di prevenzione e di contrasto a questo grave fenomeno. C’è una seconda considerazione che fa più fatica a farsi strada ed essere conseguentemente messa in pratica. Riguarda le motivazioni per cui gli uomini esercitano violenza sulle donne. A differenza del passato, quando la brutalità maschile rappresentava una sorta di superiorità che l’ordine sociale e culturale non metteva nemmeno in discussione, oggi si sta registrando un sostanziale cambiamento. Infatti le donne, pur attraverso un cammino non sempre semplice e facile, hanno oggi conquistato il proprio posto nel mondo ed esercitano la propria libertà, sgretolando piano piano alcuni “pilastri” che riguardano i vecchi ruoli e la stessa identità maschile. Ecco allora perchè la necessità di una risposta politica diventa evidente e sempre più necessaria. C’è da sperare che non si agisca però con misure inidonee o peggio fuorvianti che non colgono alla radice le diverse problematicità dei fenomeni sociali oggi presenti. Per fare un esempio, come prima accennato, non è certo con la misura di riaprire le case chiuse, ancora nel 1958, che si intende affrontare la “ piaga “ della prostituzione. Un mondo che in Italia, secondo recenti stime, vede 18 mila donne coinvolte ( il 20% sono minorenni e il 65% costrette sulla strada ), in maggioranza straniere, con un giro di “clienti “ che non è lontano dai 9 milioni e che continuano, impuniti, a sostenere questo mercato di vite umane. A sessant’anni di distanza la legge Merlin è tornata dunque a fare capolino, anche se in forma strisciante, durante la recente campagna elettorale. Non è la prima volta che se ne parla, compresi i “ salotti buoni “ della televisione e i sondaggi dicono che sono davvero tanti coloro che, pur di non vedere più le prostitute per la strada, sarebbero favorevoli che la “ professione più vecchia al mondo “ si svolgesse “ al chiuso “, magari sotto controllo sanitario pubblico e tanto di ricevuta fiscale, anche per una regolare tassazione.  E’ davvero così che si affrontano i problemi, senza tener minimamente conto dell’intero contesto culturale, sociale ed umano in cui ci si trova ad operare ed ad agire? Ecco perché la “Politica” diventa fondamentale nell’espletamento del potere legislativo! Basta promesse o squallide proposte solo per guadagnare consensi, rinunciando così ad una solida “ etica pubblica “, basata sul rispetto della persona e sul dialogo con quella gran parte di cittadini che, nei palazzi dove vengono prese le decisioni, vogliono vedere rappresentato e promosso un vero “ bene comune”. Spetta ad ognuno di noi fare in modo che tante problematiche, comprese quelle della “condizione femminile “, non finiscano nel dimenticatoio. Così davvero, per tutti, acquisterà vero significato celebrare l’8 marzo.

Gigi Villotta

8 Marzo 2018