Il voto del 4 marzo non è un voto qualsiasi ma è una scelta di campo

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alla vigilia del voto riportiamo le dichiarazioni di Marco Terenzi:

“Ha ragione il premier Paolo Gentiloni; il voto del 4 marzo non è un voto qualsiasi ma è una scelta di campo.

Ed ha ragione il Presidente Mattarella che richiama i cittadini alla partecipazione al voto. La democrazia non è mai acquisita una volta pe tutte. Ha bisogno dell’impegno di ciascuno di noi, per confermarsi e rinnovarsi.

In questa strana e deludente campagna elettorale, al di là delle mirabolanti promesse che si sono susseguite, la sfida si giocherà fra una visione riformista che nasce da culture politiche e di governo e le visioni populistiche e sovraniste che farebbero fare al Paese vistosi passi indietro, subiti in particolare dalle fasce più deboli della comunità.

Il nostro Paese, l’Italia, ha bisogno di PIÙ EUROPA, di confermare un modello istituzionale, economico e sociale che si discosti decisamente dagli schemi neoliberisti, di matrice anglosassone, che hanno portato alla finanziarizzazione dell’economia ed alla dilatazione delle ingiustizie sociali.

Ha bisogno di PIÙ INNOVAZIONE per imprese competitive nei mercati, per uno stato sociale generativo e non assistenziale, per uno Stato a servizio della comunità, delle formazioni sociali e dei cittadini.

Ha bisogno di PIU’ FORMAZIONE TECNICA E PROFESSIONALE altamente qualificata, allineata ai fabbisogni delle imprese, i soggetti che sono capaci di generare lavoro e che conservano nella comunità una responsabiltà sociale.

Ha bisogno di PIU’ ATTENZIONE ALLA FAMIGLIA con una riforma fiscale che tenga conto dei carichi di famiglia e della sua funzione sociale.

Ha bisogno di PIU’ ATTENZIONE VERSO LA CONDIZIONE DI FRAGILITA’ che confermi un servizio sanitario universalistico ed una rete di tutela sociale costituita da istituzioni e da soggetti del terzo settore che sappiano farsi prossimo a persone e famiglie per la loro promozione ed integrazione.

Per questo motivo la mia scelta di campo va verso il PARTITO DEMOCRATICO E LA COALIZIONE DI CENTROSINISTRA e verso i loro candidati alla Camera ed al Senato del nostro collegio elettorale uninominale, rispettivamente SARA MORETTO ed ANDREA FERRAZZI, candidati che provengono dai nostri territori e che sono in essi riconoscibili.
Hanno dimostrato di saper lavorare per le rispettive comunità e per la Città Metropolitana, attraverso il “Bando Periferie”, le risorse per lo sviluppo economico, per la riqualificazione e messa a norma degli istituti scolastici, per il recupero e messa in sicurezza dei beni architettonici e monumentali.

E’ il momento di opporre ai recinti l’inclusione, alla paura ed al rancore la fiducia e la responsabilità, all’individualismo ed al cinismo l’impegno condiviso e la coesione sociale.”

Una “ PAGINA BIANCA “

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Antidoto per non impoverire la democrazia

Domenica prossima, 4 marzo, andremo a votare per il rinnovo del Parlamento nazionale. Lo faremo attraverso una legge elettorale, nata male ancora prima di essere approvata, perché concepita e costruita a tavolino e basata su una subdola logica e una precisa volontà. Non di puntare su un consenso elettorale basato sul maggioritario e su liste di candidati – legati al territorio – cui affidare il nostro voto, ma di trovare invece un ingarbugliato sistema per non consentire ad un partito singolo o coalizzato di raggiungere la maggioranza, con la logica conseguenza di non dare subito un governo al Paese. Sondaggi a parte, si parla già e da più parti di nuove elezioni, dopo aver messo mano – magari – ad un’altra, una nuova legge elettorale. Il tutto rinforzato dal fatto che le attuali coalizioni sono eterogenee tra loro negli orientamenti politici di fondo ed ancor di più al loro interno. Quindi è del tutto improbabile che il prossimo governo nasca – gioco forza o necessariamente – da una scomposizione delle coalizioni stesse o peggio da una loro parziale ricomposizione in una maggioranza di governo che verrebbe apertamente a smentire tutte le solenni assicurazioni fatte agli elettori in questa campagna elettorale. Una campagna elettorale, diciamolo pure, abbastanza scialba e deludente, dominata dai social network e dai talk show televisivi, dove si è visto e sentito di tutto in termini di promesse elettorali. La Rete ha tanti meriti, ma anche – a causa dell’anonimato – sta diventando la palestra degli odiatori di professione che, purtroppo, fanno proseliti. Non possiamo rimanere troppo a lungo in questo tunnel. I grandi assenti sono i programmi, i problemi delle persone, i progetti politici, comprese le politiche comunitarie. Molti gli slogan ad effetto a testimonianza che sempre di più si fa strada la logica della disinformazione. Non ci si può allora meravigliare che gli elettori siano sconcertati, confusi, insoddisfatti e perchè no anche delusi. Non che si senta il bisogno di appositi convivi o dei comizi, dei “santini “ nelle cassette della posta, delle facce dei candidati sui manifesti, del porta a porta, insomma della composita carovana di simboli e volti, amori ed odi, che ci ha accompagnato fino ad una quindicina di anni fa. Persino i pochi tabelloni dedicati alla propaganda presentano quasi tutti gli spazi ancora liberi. Però, anche se potrà apparire strano, sembra quasi di stare in una sorta di terra desolata e, non mi vergogno a dirlo, mi sono sentito –  almeno io – immerso in una solitudine profonda. Non credo sia solo nostalgia, dei tempi andati! Non scopro nulla affermando che uno dei fenomeni più inquietanti di questo nostro tempo è la sfiducia crescente dell’opinione pubblica nei confronti della politica. Il distacco e la disaffezione sono profondi e sempre più numerosa appare la schiera di chi pensa che combattere per le proprie idee, attraverso il voto, sia del tutto inutile. Pertanto il timore più grande continua ad essere quello della astensione, del disertare le urne, tanto è vero che nel tempo i non votanti sono arrivati a costituire il più grande partito italiano ( il Pda ). Un fenomeno che deve far riflettere, se si ha a cuore la partecipazione democratica, oltre che a comportare ( soprattutto per i cattolici ) un peccato di omissione, come tuona il parroco di Bibione. Vale però sempre la pena – quanto meno – di convincere i delusi a tornare al voto, sapendo bene che ci vorrà molto più tempo, invece, per ricostruire un rapporto di fiducia della gente con la politica, in particolare delle nuove generazioni. Sfida non semplice anche perché l’astensionismo riflette qualcosa di più profondo della delusione verso i partiti. Diventa il simbolo di una società slabbrata e conflittuale che paradossalmente può aprire la strada ai tanti soggetti che, sulla scena del teatrino della politica, alimentano questo malessere per costruire il proprio successo. Considerazioni già ben presenti nel pensiero sturziano, ancora ai tempi dell’appello ai “Liberi e Forti“, quando la “ Politica “, con la P maiuscola, davvero rappresentava una delle più alte forme di partecipazione e confronto per il bene di tutta la Polis. Si parlava prima di attenzione verso i giovani, tenendo anche presente che saranno circa un milione fra i diciotto e i venti anni che domenica prossima, per la prima volta, saranno chiamati alle urne per le “ elezioni politiche “. Vale la pena di ricordare come corrispondano – grosso modo – a quelli che il presidente Mattarella ha definito, nel suo discorso di fine anno, i “ ragazzi del ’99 “, con un simbolico riferimento ai diciottenni che, giusto un secolo fa, furono richiamati alle armi per combattere nella prima guerra mondiale. Ho voluto fare specificatamente questo richiamo perché se i loro bisnonni sono stati costretti ad andare al fronte senza nemmeno avere diritto di voto, i nostri giovani di oggi, proprio complici le elezioni, mai sono stati così corteggiati dai partiti ed invitati a recarsi alle urne. Eppure, secondo un recentissimo rapporto dell’Istituto Toniolo, due giovani italiani su dieci sono convinti che votare non abbia alcun significato e ben il 40% degli intervistati non si riconosce in alcun partito, potendo così andare ad ingrossare le fila dell’astensionismo. Tanti possibili ” voto a perdere “ in questo “burian elettorale “. Ne emerge dunque un quadro di una generazione politicamente già stanca e disillusa, che, occorre ammettere, non senza ragioni. Ma all’appello e ai tanti richiami di recarsi alle urne non bisognerà aprioristicamente rinunciare e non solo per quanto attiene i giovani, ma a tutto il corpo elettorale. Non esercitando questo nostro diritto-dovere qualcun altro deciderà anche per noi. Davanti a tante notizie di corruzione e malaffare, la prima tentazione è di fuggire dalla politica, rifugiandosi nell’ astensionismo e nell’indifferenza, con la giustificazione che tanto nulla cambia. Dobbiamo invece ricordarci che anche il nostro voto esprime la partecipazione alla vita pubblica e al buon governo di ciò che abbiamo in comune. Non possiamo pertanto fuggire o far finta di niente. Siamo invece chiamati ad esprimere la nostra volontà, alla luce dei valori in cui crediamo, perché nulla ci è estraneo di quanto viviamo.  Valori morali e democratici ben radicati e custoditi nella nostra Carta Costituzionale. Insomma noi tutti, mettendo domenica la scheda nell’urna, contribuiremo a disegnare – sempre per usare le parole del presidente Mattarella – “una pagina bianca “ che rappresenta davvero l’antidoto principale contro l’impoverimento della democrazia.

Gigi Villotta

25 febbraio 2018

4 Milioni per il Campanile di S. Andrea

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Ecco la dichiarazioni (21 02 2018) di Marco TERENZI a proposito dell’assegnazione del Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo di 4 milioni di euro destinati alla ristrutturazione e messa in sicurezza della Torre Civica campanaria del Duomo di S.Andrea:

“Apprendiamo con soddisfazione dall’On. Sara Moretto, deputata portogruarese del Partito Democratico, che finalmente la questione degli interventi di ristrutturazione e messa in sicurezza della Torre Civica Campanaria del Duomo di S.Andrea ha preso un indirizzo operativo grazie alla destinazione da parte del Governo Gentiloni e del Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Dario Franceschini, di oltre 4 milioni di euro, nel quadro di un piano di investimenti del Governo di quasi 600 milioni di euro destinati ad interventi antisismici volti a tutelare il patrimonio culturale italiano.

La soddisfazione è ancor maggiore perché, in linea con quanto sostenuto dalle precedenti Amministrazioni e dal Gruppo “Centrosinistra Più Avanti Insieme”, che ha manifestato il suo costante interesse sulla vicenda, al di là della questione sollevata dall’Amministrazione Senatore sulla proprietà, la Torre Campanaria è stata – evidentemente – considerata un bene di rilevanza pubblica, che appartiene alla comunità. Del resto il fatto che sia iscritto a patrimonio del Comune, il riconoscimento del rango di monumento nazionale, il fatto che lo stesso sia il simbolo della Città di Portogruaro nel suo Gonfalone e gli interventi effettuati ed i percorsi avviati dalle precedenti Amministrazioni, ne sono la diretta testimonianza.

Ora l’attuale Amministrazione ha la concreta possibilità di intervenire direttamente ed in modo compiuto e senza ulteriore indugio, per mettere in campo quegli interventi finalizzati alla tutela del bene monumentale ed alla sicurezza dei cittadini.

Questo evento dimostra l’attenzione dei Governi Renzi e Gentiloni verso la comunità Portogruarese, già destinataria di analogo contributo di 4 milioni di euro per altre opere di riqualificazione fra le quali il recupero e la rifunzionalizzazione dell’Area Ex Perfosfati con il Decreto “Periferie”.”

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Interruzione del servizio di prestito interbibliotecario della Bibiblioteca Civica “Nicolò Bettoni”

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Da diverso tempo, sul sito del Comune di Portogruaro, appare l’avviso agli utenti che il servizio di prestito interbibliotecario della Biblioteca Civica Nicolò Bettoni è “momentaneamente sospeso”:

ecco allora l’interrogazione presentata il 18 02 2018 dalla Consigliera Vittoria Pizzolito.

potete trovare il testo qui – prestito-interbibliotecario

 

DICHIARAZIONI e DISPOSIZIONI

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Morir bene è un diritto alla vita

La Legge n° 219 del 22 dicembre 2017, nota come legge sul “Biotestamento”, è entrata in vigore da pochi giorni ed è quindi possibile per ogni persona maggiorenne, capace di intendere e di volere, in previsione di una eventuale futura incapacità, consegnare negli uffici del Comune di residenza le Disposizioni anticipate di trattamento ( Dat ), ovvero mettere per iscritto le proprie volontà sulle terapie sanitarie che intente ricevere o rifiutare, qualora non sia più in grado di prendere decisioni o esprimere chiaramente la propria opinione. Solo pochissimi Comuni, anche dalle nostre parti, si sono fatti trovare pronti – tra le diverse modalità previste dalla legge – aprendo un apposito registro presso il proprio ufficio di Stato Civile e designando, nel contempo, un competente pubblico ufficiale per la relativa annotazione. Anche le Regioni sono tenute ad aprire un registro ad hoc per raccogliere le domande del territorio di competenza e così poter far fronte ad eventuali dichiarazioni di persone ricoverate nelle varie ASL o anche in Regioni diverse. Il Friuli Venezia Giulia vi ha già provveduto, non così il Veneto. Per moltissime amministrazioni comunali sembra ancora non essere chiaro come autenticare e conservare le posizioni. Vale la pena ricordare che per depositare le proprie disposizioni sul fine vita ci si può rivolgere – se si vuole – anche ad un notaio oppure davanti ad un medico del Servizio sanitario nazionale. Una legge che molto ha fatto discutere e che non manca ancora di motivare favorevoli e contrari in uno scenario che comprende serie e sentite argomentazioni, come il ruolo del medico nei rapporti con il malato e la sua famiglia, il consenso libero ed informato del paziente, per non dimenticare la pianificazione delle cure dove anche la nutrizione e la alimentazione – considerate a tutti gli effetti trattamenti sanitari – possono venir rifiutate. Insomma una materia assai delicata proprio perché tocca da vicino aspetti sensibili come la vita e la morte, con ricadute non indifferenti sulla dignità stessa della persona. Occorre allora cercare di affrontare il complesso argomento senza paraocchi, facendo sempre attenzione a non cadere in paradigmi ideologici o nei facili moralismi. E’ altrettanto chiaro che, a seconda dell’ottica con cui la si guarda, una legge o un regolamento può venir rifiutato, accettato o accolto in parte, oltre ad essere criticato per essere stato scritto male, in forma poco chiara, lasciando quindi dei vuoti o possibili interpretazioni che non sempre potrebbero collimare, ad esempio, con il dettato costituzionale. Sarà così probabilmente anche per il “ Biotestamento”. Intanto la legge c’è e per una solida maggioranza, anche dagli ultimi sondaggi, si tratta di un bel passo in avanti. A Nordest 7 su 10 sono d’accordo che, quando una persona ha una malattia incurabile e vive la fase terminale con gravi sofferenze, può – se lo richiede – essere aiutata a morire. Trattasi di espressioni dal valore meramente statistico, certo non atteggiamenti confrontabili con situazioni reali ed oggettive, direttamente coinvolgenti. Non tutti la pensano così ed ovviamente – proprio per la delicatezza dei temi trattati – ad essere in prima linea si è trovato anche il “ mondo cattolico “ dove sono emerse diverse posizioni, sia a livello ufficiale di “ gerarchia ecclesiale “ come di libere associazioni che fanno riferimento al pensiero della Dottrina sociale della Chiesa cattolica. Naturalmente è sempre complicato e difficile stabilire le singole posizioni etichettandole in maniera complessiva, perché molti sono i distinguo e le relative basi di partenza che investono diversi profili:  etico, morale, civile e culturale. D’altro canto l’autorevole voce dei Gesuiti, attraverso la rivista “ Aggiornamenti sociali “, ha spiegato che il testo di legge approvato contiene numerosi elementi positivi e rappresenta un punto di mediazione sufficientemente equilibrato da poter essere condiviso. Non si riconoscono nella legge invece la CEI (Conferenza Episcopale Italiana) attraverso il suo responsabile per la Salute e diversi centri di cura e strutture ospedaliere cattoliche, come ad esempio il Cottolengo di Torino che ha già manifestato l’intenzione di non applicare le Dat. Dura lex sed lex dicevano i latini, staremo a vedere! Quindi quella sul Biotestamento o sul fine vita, come già successo per il divorzio o l’aborto, non sarà mai una legge pacifica ed accettata, compresi i possibili ricorsi alla Corte costituzionale. Non sono pochi quanti temono che l’interruzione delle cure palliative possa rappresentare anche una sorta di mascherata eutanasia, aprendo in seguito la strada ad inquietanti derive. Se poi, l’argomento – come quello delle Unioni civili – diventa persino oggetto di campagna elettorale, allora finiscono per evidenziarsi (non solo tra i politici) molte contraddizioni tra quanti si dicono laico-liberali nella vita privata, ma diventano clerical-bigotti nelle dichiarazioni pubbliche. Sono sostanzialmente due gli aspetti della legge che mi lasciano non del tutto convinto: l’aver incluso l’idratazione e la alimentazione artificiali tra le terapie sanitarie ed ancor di più aver reso le Dat vincolanti per i medici nella pianificazione delle cure. Mi sono interrogato e chiesto più volte come mi comporterei se fossi medico, soprattutto riguardo al giuramento di Ippocrate dove sta scritto che la vita va rispettata dall’inizio alla fine. Vale allora la pena di chiedersi: Che cosa è il fine vita? Quand’è che la vita finisce? Quand’è che non è più vita? Quand’è che colui che la vive ha il diritto di rifiutarsi di viverla? E si arriva al dunque! Chi lo deve aiutare ad attuare questo rifiuto? Il medico? Ma se il medico che lavora per far vivere, può lavorare anche per far morire? E se fa questo non si contraddice? Ha il diritto, per non contraddirsi, di rifiutarsi nell’obiezione di coscienza?  La legge al proposito è chiara: il medico non potrà sottrarsi alle dichiarate e specifiche volontà di trattamento del paziente, rimanendo esente da responsabilità civili e penali. L’obiezione di coscienza, per tutti i casi di fine vita, non è ammessa non solo per i singoli medici, ma – come detto – anche per quelle strutture sanitarie pubblico/private che per statuto, su cui si fondano, non prevedono l’interruzione delle cure. Difficile dare risposte nel merito completamente convincenti ed esaustive, perché – alla fine – ognuno di noi potrebbe avere una sua risposta ai tanti interrogativi che ci poniamo, compreso il rispetto verso quanti sono convinti che la vita nel dolore e nell’incoscienza non sia vita. Dispositivi di legge e coscienza individuale non sempre sono compatibili. Di esempi ne abbiamo avuti tanti nel corso anche della nostra storia nazionale. Non resta che sperare, come ben evidenziato dai Gesuiti, si riesca a trovare un punto concreto di mediazione nella applicazione della legge che consenta a tutti gli attori in campo ( in primis i medici ) di evitare l’accanimento terapeutico e puntare decisamente – nella pianificazione delle cure, compresa la sedazione profonda – al diritto di tutti a morire degnamente e dignitosamente. Anche il morir bene, se ci pensiamo un po’, è un diritto alla vita, soprattutto quando questo passaggio ultimo è accompagnato dall’affetto dei propri cari e non affidato solo al sostegno di una macchina.

Gigi Villotta

14 Febbraio 2018

“Ex Perfosfati, il Comune non dice nulla del Piano”

PERFOSFATI

il gruppo consiliare “CENTROSINISTRA PIU’ AVANTI INSIEME” chiede trasparenza e di incontrare i progettisti. Il gruppo ha rinnovato la richiesta che l’Amministrazione promuova la convocazione urgente di una o più Commissioni Consiliari dedicate al tema della “Riqualificazione della ex Perfosfati” per conoscere quale sia lo stato di avanzamento della progettazione e che si rendano noti, pareri e posizioni, anche interlocutori e/o preliminari, degli Enti preposti ad esprimersi sul progetto.

Marco Terenzi
Marco Terenzi

“Da molti anni il recupero e la riconversione dell’area “Ex Perfosfati” e delle strutture che vi insistono, è al centro all’attenzione e dell’impegno delle Amministrazioni e dei Consigli Comunali che si sono succeduti ed anche ora il tema ritorna nuovamente di grande attualità soprattutto a fronte dell’assegnazione da parte del Governo di un importante contributo ai sensi del “Bando Periferie”.

Siamo convinti e consapevoli che in questo momento venga richiesto alla politica ed all’amministrazione un salto di qualità che si sostanzi nel dialogo, nel coinvolgimento, nell’apertura e nella partecipazione ai processi decisionali, a maggior ragione quando si parla di temi così importanti e sentiti per la nostra comunità come il recupero di un’area strategica, di un manufatto storico e, in fondo, di una memoria collettiva che hanno rilevanza per il futuro.

Partendo da questa convinzione il Gruppo consiliare “CENTROSINISTRA PIU’ AVANTI INSIEME” ha sollecitato da subito l’Amministrazione ad un atteggiamento aperto, trasparente e comunicativo nelle diverse fasi della programmazione della progettazione e dell’esecuzione dell’opera, così come impone la normativa vigente e come vuole una corretta gestione della cosa pubblica.  Lo si è fatto nella forma della “lettera aperta” (giugno 2016) rivolta a tutte le Istituzioni, dal livello locale a quello centrale ed ai parlamentari locali, indicando la strada del “Bando Periferie” poi rivelatasi vincente, nella forma dell’interrogazione alla Giunta e nella richiesta di convocazione delle Commissioni competenti, sempre nell’interesse più generale dell’Ente e della Comunità.

Purtroppo però l’Amministrazione, nelle Commissioni ed anche in sede Consiliare, ha riservato spazi marginali al tema e le risposte alle interrogazioni sono risultate per lo più eccessivamente sintetiche e, ci permettiamo di dire, inadeguate rispetto all’articolazione ed alle questioni di merito poste; anche ora che la progettazione dovrebbe essere in una fase avanzata, nulla si sa sul lavoro dei professionisti incaricati, sugli indirizzi dati e sulle scelte che stanno per essere o sono già maturate.

La fase della progettazione di un’opera tanto importante dovrebbe costituire il momento privilegiato di confronto e di sintesi di una attività partecipativa che coinvolge cittadini, Enti ed altri portatori di interesse. In questi casi Il dibattito pubblico, permetterebbe ai cittadini ed ai corpi intermedi di informarsi e di esprimere il proprio punto di vista sui grandi progetti infrastrutturali e di architettura di rilevanza sociale.

Proprio muovendo da questa consapevolezza e dall’impegno assunto con i cittadini e con i corpi intermedi perché possano essere parte attiva nelle scelte di sviluppo della città e considerato che i Consiglieri comunali sono fra i primi soggetti cui l’ Amministrazione ed i professionisti incaricati dovrebbero rivolgersi, il gruppo consiliare “CENTROSINISTRA PIU’ AVANTI INSIEME” ha rinnovato la richiesta che l’Amministrazione, di concerto con il Presidente del Consiglio Comunale, promuova la convocazione urgente di una o più Commissioni Consiliari dedicate al tema della “Riqualificazione della ex Perfosfati” per conoscere quale sia lo stato di avanzamento della progettazione e che si rendano noti, pareri e posizioni, anche interlocutori e/o preliminari, degli Enti preposti ad esprimersi sul progetto.  Al tempo stesso è stato chiesto che vi sia la possibilità di conoscere e approfondire con i professionisti stessi le tematiche e le problematiche che si stanno trovando a dover affrontare anche in rapporto con l’evoluzione del quadro conoscitivo precedentemente noto.

Infine è stato chiesto all’Amministrazione che si avviino iniziative adeguate e sistematiche per coinvolgere cittadini, corpi intermedi, stakeholders e utenti finali per promuovere una partecipazione attiva reale e non formale e un confronto pubblico, aperto e trasparente sul tema.”

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IL LAVORO, PROBLEMA COMPLESSO

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Un fenomeno tanto sentito, quanto poco approfondito

Non c’è dubbio che il tema del lavoro rimanga al primo posto nella preoccupazione della gente comune ed anche nella lista politica dei problemi da affrontare. Un mondo articolato verso il quale esistono atteggiamenti, posizioni e ruoli ben distinti. Si va da chi è toccato direttamente dalla forzata disoccupazione e dal disagio della precarietà, a quanti il lavoro lo cercano per la prima volta, alle imprese che producono e gestiscono lavoro, all’economia di mercato con le sue regole e si potrebbe continuare, senza dimenticare il forte rapporto tra università, scuola e mondo del lavoro. Sono tutte situazioni e punti di vista che, a seconda dei casi, assumono connotazioni, condizioni, perfino paure e prospettive diverse. Ma se il lavoro rappresenta davvero un paradigma così fondamentale e trasversale, perché le tante occasioni che ci vengono offerte per parlarne, capire e comprenderne la complessa fenomenologia, non sempre vengono sfruttate a dovere? Potremmo dire che la questione lavoro è sì tanto sentita, quanto poco seguita nei suoi diversi aspetti culturali, sociali ed economici. Certo l’argomento è impegnativo e complesso, ma ci sono – anche dalle nostre parti – tanti momenti di riflessione e di analisi alla portata di tutti, con approcci e temi non certo da “ scontro “ come avviene, troppo spesso, nei talk show televisivi o in campagna elettorale, dove si sprecano le verità, le ricette miracolose e le promesse del tutto e subito. Perchè la gente non vi partecipa? Non si pretende il grande pubblico, ma almeno una significativa dimostrazione di interesse dovrebbe esserci. Si potrebbero fare molti esempi, ma se ci fermiamo a quanto organizzato dalla Consulta Diocesana della Pastorale Sociale e dagli IEICP (Incontri Ecclesiali di Impegno Sociale e Politico) in quest’ultimo periodo nel portogruarese e proprio sui tanti temi del lavoro, ne abbiamo la riprova. Tante serate, distribuite nel tempo, con relatori efficaci e preparati, ma con una scarsa partecipazione. Sarebbe fin troppo semplice e facile dire che siamo tutti troppo impegnati e che quindi non abbiamo tempo, oppure che l’argomento è troppo difficile e lo si lascia ai soli esperti o peggio ai politici, perché si ritiene essere loro preciso compito risolvere i relativi problemi. Rimane fondamentale la partecipazione se non altro per ascoltare, capire, discutere, ma soprattutto per prendere coscienza della complessità dei problemi. Si scoprirebbero tante cose interessanti, smascherando anche tante bugie. Perché si dice – ad esempio – che i migranti e gli stranieri vengono qui da noi e ci portano via il lavoro? Le statistiche ufficiali, anche nel nostro Veneto, parlano chiaro e dicono chiaramente quale sia invece la realtà, quella vera, anche di chi fa i lavori più umili. Continueremo poi a considerare la creazione di nuovi posti di lavoro come un fine anziché un mezzo, senza capire fino in fondo quanto il mondo del lavoro sia cambiato, soprattutto per le nuove generazioni? Continueremo ad appaltare i nostri centri storici a ristorazione e bancarelle, lasciando che scompaiano le attività commerciali, artigianali e culturali che ne hanno costituito – per secoli – il tessuto connettivo? Continueremo ad avvelenare e a far scempio del nostro territorio senza renderci conto che non è più possibile separare la ricchezza privata ed il benessere collettivo? Domande che tutti dovremmo porci ! Perché allora i nostri padri costituenti hanno ritenuto doveroso fondare proprio sul lavoro la nostra democratica repubblica? Lo hanno posto come fondamento soprattutto etico e morale, perché ritenevano il lavoro come il principale strumento di riscatto individuale e di crescita collettiva. Il lavoro fonte di dignità. Era un vero e proprio valore, da tutelare e promuovere nella sua dimensione sociale. Oggi il lavoro tende a svolgersi in una dimensione sempre più privata e dunque non si inquadra più in una entità comune, perché tendenzialmente da strumento di crescita sociale sembra tornare ad essere mezzo di pura sussistenza materiale. Ecco allora il quesito più che mai attuale: quali forme di lavoro, con quali modalità e quale linguaggio, i partiti e i movimenti politici in lizza per le politiche del marzo prossimo sono oggi in grado di rappresentare e di tutelare, in un contesto di paralisi delle democrazie europee? “ Mettere il lavoro al centro “ è lo slogan più gettonato, anche da parte sindacale, ma la questione vera resta legata alla creazione di nuova occupazione. In pratica l’obiettivo finale da raggiungere non è reddito per tutti, ma lavoro per tutti. Nell’incontro di Concordia Sagittaria ( 11 ^ Settimana Sociale Diocesana) è stato ribadito come la nuova rivoluzione industriale, definita dagli esperti 4.0, con i suoi portati di pervasività e velocità nella innovazione e trasformazione dei processi produttivi sia destinata a rinnovare gli inquietanti interrogativi sulla fine del lavoro, tradizionalmente inteso, ma al contempo aprire nuove prospettive di crescita, occupazione e quindi di un futuro migliore. Bisogna guardare avanti con speranza, senza però mai dimenticare anche l’art. 4 della nostra Carta costituzionale, dove si fa riferimento al progresso materiale e spirituale dell’intera comunità nazionale. Un traguardo che possiamo raggiungere se non altro perché la nostra lunga tradizione culturale ha saputo conservare la vocazione ad incarnare il lavoro nella concretezza del vivere, sviluppandosi attorno a precisi valori etici, sociali e civili. E’ compito di tutti portare avanti questa positiva tradizione, compreso lo sforzo di tenersi informati per capire bene anche le repentine trasformazioni del nostro tempo. Le occasioni non mancano!

Gigi Villotta

30 Gennaio 2018

Regolamentazione del Gioco d’ azzardo

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Ecco la comunicazione del “Gruppo Centrosinistra più avanti insieme ” a proposito di regolamentazione del Gioco d’ azzardo :

” Comunichiamo che in data odierna abbiamo trasmesso al Presidente del Consiglio Comunale la richiesta di sollecito alla discussione e l’iscrizione della proposta all’ordine del giorno del Consiglio Comunale della deliberazione proposta dal Gruppo di Centrosinistra in materia di regolamentazione dei giochi.

 

Infatti  in data 17 giugno 2017 il Gruppo Consiliare “Centrosinistra Più Avanti Insieme”, in ragione delle prerogative riconosciute ai Consiglieri Comunali da Statuto del Comune e Regolamento del Consiglio Comunale, presentava una Proposta di deliberazione recante per oggetto l’approvazione del REGOLAMENTO COMUNALE IN MATERIA DI GIOCHI, specifico strumento di regolamentazione delle sale da gioco e delle apparecchiature elettroniche per il gioco lecito, nonché per la raccolta di scommesse e per la pratica e l’esercizio di giochi con vincita in denaro in genere, sia in termini spaziali (localizzazione e distanza da luoghi sensibili), sia in termini temporali (definizione orari), mediante l’introduzione di:

–             distanze di tali attività da luoghi sensibili;

–             requisiti strutturali specifici per i locali in cui è praticato il gioco;

–             obblighi informativi alla clientela;

–             limiti alla pubblicità;

–             fasce orarie di apertura;

–             misure rispondenti alle “best practices” suggerite dalla Prefettura.

 

Con ciò, a distanza di mesi dalla presentazione della proposta di Deliberazione e nonostante solleciti verbali formulati in sede di Consiglio Comunale, inspiegabilmente ed immotivatamente non vi è stato alcun riscontro da parte dell’Amministrazione in ordine alla trattazione nelle Sedi competenti della proposta di deliberazione.

 

Il fenomeno del GAP (gioco d’azzardo patologico, meglio conosciuto come ludopatia) è in crescita anche nei nostri territori, con effetti dirompenti sul piano personale, familiare e sociale, come riportato recentemente anche dalla stampa locale, e questo ha portato la Prefettura di Venezia a sottoscrivere con gli Enti istituzionali preposti e con le Associazioni di categoria e del Volontariato un protocollo per la prevenzione ed il contrasto del gioco illegale, per la sicurezza del gioco e per la tutela delle fasce deboli e successivamente a predisporre una bozza di Regolamento Comunale in materia di giochi.

 

Un’Amministrazione Comunale, con questo strumento normativo, adotterebbe misure di regolamentazione  del gioco d’azzardo per mitigarne l’impatto territoriale e sociale e prevedere  l’osservanza di “orari ristretti” in determinate fasce di accessibilità. Nel Portogruarese diversi comuni – a tutt’oggi sono sette su undici –  hanno adottato questo Regolamento, ma non ancora Portogruaro; da qui la nostra proposta all’Amministrazione Comunale ed al Consiglio Comunale di deliberare l’adozione del Regolamento in materia di giochi, per contenere i danni del gioco patologico.

Il Gruppo Consiliare “Centrosinistra Più Avanti Insieme”.”

qui il comunicato_stampa_96_ludopatia_270118

Uffici dei Servizi Sociali nell’edificio “ex carceri mandamentali”: il montacarichi?

 

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A proposito degli uffici dei Servizi Sociali, ecco cosa dice Vittoria Pizzolitto, consigliera comunale del gruppo di centro sinistra “Più Avanti Insieme”in una dichiarazione del 16 01 2018 :
“Questa Amministrazione Comunale ha inteso collocare gli uffici dei Servizi Sociali nell’edificio “ex carceri mandamentali”.
Dalla relazione del progettista si legge che, gli interventi edili ed impiantistici interesseranno tutto il piano terra, il secondo ed il terzo, mentre il quarto piano verrà lasciato in pertinenza all’attiguo palazzo Venanzio e che ai piani superiori si accederà mediante due vani scala ed una piattaforma elevatrice azionata da un
dipendente dato che “il pubblico dovrà essere accompagnato per accedervi”.
Un montacarichi è adeguato a trasportare libri, quadri e buste d’archivio, lo è sicuramente di meno per gli utenti dei Servizi Sociali del comune, spesso anziani e con difficoltà di deambulazione che
richiederanno la continua presenza di un addetto comunale per far funzionare in sicurezza la “piattaforma elevatrice”.
Utenti che saranno alle prese anche con il problema dei pochi parcheggi antistanti la struttura, tutti a pagamento e soggetti, soprattutto durante l’orario scolastico, alla normale affluenza delle famiglie al Collegio Marconi, con prevedibili code, disagi e disservizi.
La scelta di destinare le ex carceri a sede dei Servizi Sociali, a nostro giudizio, è stata infelice e poco avveduta e sconta queste incongruenze: a chi guarda da via Seminario, l’immobile appare unito al Venanzio, alla sua biblioteca ed al suo centro culturale, da due collegamenti comunicanti, quale sede coerente ed ideale per ospitare l’Archivio Storico della città. Così non è stato e relativamente al reperimento di una sede alternativa siamo ancora in attesa delle “valutazioni conseguenti a specifica indagine conoscitiva sia del luogo che della logistica funzionale al servizio”.
Ragionare in termini utilitaristici è importante, ma non a scapito di opportunità future per la città:
l’Archivio Storico nelle ex carceri rispondeva ad una scelta lungimirante, in continuità con investimenti economici e culturali già fatti per dar vita alla “cittadella della cultura” di Portogruaro.”

comunicato-montacarichi-ex-carceri

Punto Nascite di Portogruaro: ancora sui Giornali del 14 e 20 gennaio 2018

Ecco i titoli dai Giornali del 14 e 20 gennaio 2018.

Titolo da gazzettino-20-01-2018-punto-nascite
Titolo da gazzettino-20-01-2018-punto-nascite
lanuova-14-01-2018-punto-nascite
titolo da la nuova venezia -14-01-2018-punto-nascite

e Così commenta  Pizzolitto Vittoria
Consigliera Comunale del Gruppo di Centro Sinistra “Più Avanti Insieme”

“Anche le recenti notizie apparse sulla stampa sull’ormai annoso tema del Punto Nascite di Portogruaro confermano quanto paventato dal nostro Gruppo Consigliare in Consiglio Comunale, e cioè la mancanza di chiare scelte di politica sanitaria utili per il potenziamento del reparto materno infantile di Portogruaro, rimasto chiuso per ben 22 mesi e riaperto senza dotazioni che ne hanno comportato un declassamento nella programmazione sanitaria regionale imponendo, di fatto, numerosi vincoli operativi, a cominciare dall’accoglimento di sole mamme con parto a termine.
A nulla è servito l’ordine del giorno condiviso da tutte le forze politiche del Consiglio Comunale di Portogruaro con il quale si chiede alla Regione Veneto di bandire al più presto il concorso per l’assunzione del primario del reparto di Ostetricia e Ginecologia e di Pediatria, condizione irrinunciabile per consentire il potenziamento del reparto.
Non sono bastate nemmeno le parole del Governatore Luca Zaia per convincere le mamme a venire a partorire a Portogruaro dove manca Patologia Neonatale, che invece c’è a San Donà, e dove il Pediatra non è H 24 ma reperibile, e dove l’attività ambulatoriale e chirurgica, portata a regime dall’ ex primario Vincenzo Cara poi dimessosi, presenta dati sconfortanti dato che gli specialisti, oggi rimasti in 4, sono chiamati in primis a garantire il servizio in reparto.
La fuga dei medici ed il mancato espletamento del concorso dei due Primari sono indicatori precisi e sufficienti a descrivere l’aria che si respira a Portogruaro: un clima di incertezze e disimpegno alimentato anche da voci di politici leghisti come il Vice Presidente della Regione Veneto Gianluca Forcolin che si fa paladino dell’Ospedale Unico e intanto sposta il tema lontano da Portogruaro, magari in attesa dei nuovi eventi elettorali.”

qui di seguito il comunicato punto-nascite-gennaio-2018