LO SCANDALO DELLA POVERTA’

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Servono sguardo lungo e spinta progettuale

La misura deve essere proprio colma se papa Francesco ha deciso di indire, domenica 19 novembre, la “ I giornata mondiale dei poveri “. A dire il vero, da ormai venticinque anni, il 17 ottobre, le Nazioni Unite celebrano la “ giornata mondiale del rifiuto della miseria “, al fine proprio di rispettare la dignità e la libertà di tutti in ogni angolo della terra. Evidentemente la situazione è tale da richiedere di non demordere, anzi rilanciare un monito a tutti, credenti e non credenti, affinchè si prenda veramente coscienza delle sofferenze dei più emarginati, troppo spesso considerati “inutili ed invisibili“ ed insieme combatterle con misure efficaci che devono andare oltre il mero assistenzialismo. Eppure i poveri continuano a non fare notizia, se non una volta l’anno, quando l’ ISTAT pubblica le rilevazioni sulle diverse forme di povertà nel nostro Paese. Diventa però di concreta attualità il riscontro quotidiano di questa piaga sociale da parte delle tante associazioni che sono in prima linea, Caritas in testa, per capire di che cosa si stia parlando. Un fenomeno allarmante e complesso, se in Italia, come stima statistica riferita al 2016, si parla di 1 milione e 619 mila famiglie (nelle quali vivono 4 milioni e 742 mila individui) che vivono in povertà assoluta. Pari al 6,3% per le famiglie ( che sale al 18,3% per quelle con almeno tre figli ) e pari al 7,9 % per quanto riguarda gli individui. Va subito detto che l’ISTAT classifica come poveri assoluti le persone non in grado di acquistare un paniere di beni e servizi “ essenziale ad uno standard di vita minimamente accettabile “ che varia in base alla dimensione della famiglia, all’età e al luogo di residenza. La povertà assume ormai sembianze imprevedibili, forme di vero e proprio “barbonismo domestico”, cioè individui in abbandono totale, pur essendo magari proprietari di case. La povertà investe ormai persone fino a qualche tempo fa indenni: ceto medio, diplomati, gente che ha visto improvvisamente – per cause diverse – cambiare la propria vita e si trova ora in coda per la mensa o un pacco alimentare. E non succede solo nelle metropoli o nelle grandi periferie urbane, ma anche dalle nostre parti, con in primo piano tanti capifamiglia, rimasti senza lavoro, costretti a chiedere aiuto per sopravvivere. Si badi bene che la metà dei nuovi poveri è italiana, giovani in particolare. Analizzando i dati in generale, possiamo davvero dire che se la crisi è destinata a passare, la povertà resta!  Un vero record negativo dal 2005, l’onda lunga di una economia in profonda trasformazione. Eppure in Italia ci sono 307 famiglie milionarie, pari all’1,2% del totale, che possiedono il 20,9% della ricchezza finanziaria. Ecco perché, andando oltre i numeri di statistica e di bilancio, c’è assoluto bisogno non solo di parlarne, ma di pretendere che la questione povertà venga posta prioritariamente nei tavoli giusti. Come chicchi di ghiaccio sotto i piedi, stride oggi la distanza abissale fra i bisogni urgenti di tanta parte della popolazione e i tempi di reazione della politica, precipuamente a livello governativo e parlamentare. Stride infatti la sottovalutazione di un fenomeno che già da diversi anni è ben visibile e sul quale una parte significativa della società civile da tempo richiama l’attenzione. Ancor di più stride l’ottusità con la quale non ci si accorge che il perno della questione sono i bambini ( ben 1 milione e 300 mila soffrono di varie forme di povertà) , i giovani e le famiglie nelle quali vivono. Elementi emersi in forma inequivocabile alla Conferenza nazionale sulla famiglia tenutasi a Roma nel settembre scorso e che hanno evidenziato come finora poco si sia fatto per dotarsi di una strategia coerente che consenta finalmente la definizione di politiche sociali degne di una nazione europea. Ci sono state, a dire il vero, delle risposte una tantum, ma queste rispondono piuttosto alla logica del bonus che alla definizione di una politica strutturale. Il reddito di inclusione (da non confondersi con il reddito di cittadinanza) recentemente proposto dal governo, anche se come strumento selettivo, è un primo segnale positivo e sembra inaugurare una nuova strada, un tentativo per il contrasto alla povertà. Resta certo però, come recentemente emerso nel corso degli incontri IEICP ( Incontri Ecclesiali di Impegno Civile e Politico ) di Portogruaro, che le politiche di sostegno alle famiglie sono cosa ben diversa dalle politiche contro la povertà, anche se qualche complementarietà sussiste, perché – come è auspicabile – riuscire a mettere in sicurezza quel 6,3% dei nuclei familiari in povertà assoluta diventa un buon punto di partenza per costruire un nuovo welfare per tutte le famiglie, povere e no. Bisogna sicuramente fare di più, allargando i cordoni della borsa a cominciare dalla prossima legge di Stabilità e attuando una vera riforma strutturale del fisco che finalmente sani le ingiustizie e tenga in massima evidenza proprio i carichi familiari. Una prova decisiva per tutta la nostra classe dirigente che però dovrà fare i conti e vincere l’onda del populismo e del pauperismo digitale. Le ingiustizie – si sa – non solo ci sono, ma si continua a commetterle o peggio a perpetuarle, utilizzando parole, comportamenti ed azioni in grado di accrescere anche sospetti e risentimenti al solo fine di riuscire a conquistare così ancora più potere. Il mondo non può, non deve essere dei furbi e dei prepotenti. Certo è assai difficile immaginare delle precise traiettorie per raggiungere un futuro migliore quando i nostri pensieri sono inchiodati ad un presente distorto, peggio se ancorato al pessimismo. Più che mai oggi abbiamo invece bisogno di uno sguardo lungo, di una valida visione prospettica e di una costruttiva spinta progettuale per offrire speranza e garantire orizzonte alle donne e agli uomini che verranno. Per rompere questo incantesimo ci vogliono scelte coraggiose che richiedono – da subito – un supplemento di responsabilità, parola quasi stropicciata, tanto la si deforma. Spetta soprattutto alla politica, guardare oltre sé stessa per rispondere a chi, poveri compresi, chiede del domani !

Gigi Villotta

15 Novembre 2017

A proposito della “struttura polifunzionale a Pradipozzo”

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I Consiglieri Comunali del Gruppo Consiliare “Centrosinistra Più Avanti Insieme” a proposito della “struttura polifunzionale a Pradipozzo”, rilasciano il seguente comunicato stampa:

“Come noto la copertura della pista di pattinaggio, per ben tre volte è stata interessata da modifiche alle modalità di finanziamento, passando da risorse certe a risorse incerte. Infatti l’ultimo provvedimento che ha interessato la copertura risale al Bilancio di previsione 2017 che determinava che l’opera venisse finanziata con alienazione fabbricati ed aree. Peraltro con determina n. 555 del 7.3.2017, venivano liquidate le competenze professionali per la redazione del progetto definitivo/esecutivo e per il coordinamento di sicurezza.

Poi la “novità” della Giunta Senatore: con la delibera 68 del 26.09.2017 di modifica al Programma Opere Pubbliche, veniva indicata la volontà di realizzare un “impianto a servizio della cittadinanza e delle associazioni sportive ubicato nella frazione di Pradipozzo”; una scelta che, si dice, sarebbe stata confrontata con quella di un analogo impianto da realizzarsi nell’area oggi destinata alla pista di pattinaggio di via Resistenza e per il quale, si dice sempre nella stessa delibera, “sono state valutate soluzioni tecnico-funzionali che comporterebbero un notevole aumento del costo per l’opera”.

In Consiglio Comunale abbiamo già stigmatizzato questa “novità”; una decisione maturata dalla Amministrazione Senatore improvvisamente, senza adeguato confronto, senza una contestualizzazione con la pianificazione urbanistica, urbana e della viabilità, che vedeva altrove la collocazione del polo urbano sportivo, senza una valutazione del reale fabbisogno e soprattutto senza esplicite motivazioni sulla localizzazione prescelta, Pradipozzo, appunto.

Ora con la delibera n. 184 del 31.10.2017 viene approvato il progetto di fattibilità tecnica ed economica dell’intervento denominato “Realizzazione della struttura polifunzionale a Pradipozzo”. La realizzazione presuppone l’acquisto di un terreno a Pradipozzo, per un importo di Euro 130 mila euro.

Complessivamente la spesa ammonterebbe a 700 mila euro.

In quella sede troverebbe spazio anche il pattinaggio artistico (anche se pare solo per gli allenamenti date le dimensioni). Da un primo esame della delibera e del progetto pare evidente come sia difficile parlare di struttura sportiva tanto più polivalente, tale per cui al suo interno possano essere praticate una pluralità di funzioni e di discipline sportive, date le dimensioni, i requisiti e le articolazioni degli impianti previsti.

Accanto quindi alle perplessità di fondo sulla collocazione di questa struttura si aggiungono ora interrogativi e perplessità sulla fattibilità tecnica, economica e progettuale.

Resta ancora incomprensibile perché non sia stata portata a compimento la già programmata e progettata copertura della pista esistente e situata in via Resistenza, collocata già su un’area di proprietà comunale e per la quale si poteva procedere adeguatamente e celermente.

Per questi motivi il Gruppo Consiliare “Centrosinistra Più Avanti Insieme” ha presentato in data odierna una dettagliata interrogazione sull’argomento all’Amministrazione Comunale.”

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Viabilità , mobilità, sicurezza a San Nicolò: interrogazione su mancata attivazione del Gruppo di LAvoro.

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I Consiglieri Comunali del Gruppo Consiliare “Centrosinistra Più Avanti Insieme” : Marco TERENZI, Irina DRIGO, Roberto ZANIN, Vittoria PIZZOLITTO hanno inviato il 9 11 2017 il seguente comunicato stampa:

“Apprendiamo dalla stampa che il Consigliere Regionale Fabiano BARBISAN ha promosso un incontro, che si è tenuto nei giorni scorsi, fra il Presidente del Comitato S.Nicolò con i vertici di Autovie Venete per fare il punto sui lavori della terza corsia della A4, per il tratto che insiste sul comune di Portogruaro ed in particolare sulle criticità  patite dallo stesso quartiere, attraversato da importanti opere infrastrutturali che hanno reso molto complicata la mobilità e la qualità della vita. L’incontro è stato definito utile per la rappresentazione delle criticità del quartiere e per l’informazione in ordine alla realizzazione della terza corsia della A4 per i lotti previsti e delle opere complementari e di mitigazione ambientale indicate nelle prescrizioni al progetto relativo all’ ampliamento dell’autostrada A4 e che interessano, appunto, il quartiere di S.Nicolò.

 

Non bisogna però dimenticare che un ruolo importante lo deve svolgere il Comune di Portogruaro. Infatti la precedente Amministrazione in sede di Conferenza dei Servizi aveva depositato il parere definitivo del Comune, corredata da una serie di osservazioni depositati in Conferenza di Servizi che attenevano ad interventi di miglioramento della viabilità di S.Nicolò e di mitigazione ambientale.

 

In particolare il Comune di Portogruaro aveva sottoscritto un Protocollo d’intesa (o Accordo di Programma) con la Regione Veneto, la Provincia di Venezia (oggi Città Metropolitana), il Comune di Gruaro e con il Consorzio di Bonifica Veneto Orientale per la realizzazione della citata viabilità complementare alla S.P. 251 (di collegamento tra la rotatoria all’uscita dell’autostrada e la rotatoria “degli Alpini”) con attraversamento in sottovia dell’autostrada A4 in prossimità del canale Campeio Esterno.

Aveva inoltre elaborato un Protocollo d’intesa per la realizzazione di interventi complementari al progetto di ampliamento a terza corsia della A4 per il miglioramento della funzionalità idraulica e la riduzione del rischio idraulico dei bacini di Pradipozzo-Comugne.

 

Per questo motivo il gruppo Consiliare “Centrosinistra Più avanti Insieme” ha presentato un’interrogazione per chiedere all’Amministrazione Senatore perchè a due anni e mezzo dalle elezioni, non abbia tuttora attivato il Gruppo Tecnico di Lavoro, previsto dall’art. 4 del Protocollo d’intesa, citato in premessa, avente il compito di assicurare il più ampio coordinamento tra le parti firmatarie e di garantire l’omogeneità tra le progettazioni degli interventi.

L’Amministrazione Senatore viene anche interrogata su quali siano i motivi che hanno impedito di riprendere i contatti con Anas e con gli Enti preposti, al fine di utilizzare le controstrade della tangenziale per adibirle a piste ciclabili collegate alle rimanenti ciclovie del territorio, pensando ad una continuità di percorsi, compreso il nodo di Via Giai, Via Antinori, Via Campeio.

Infine viene chiesto se siano stati presi i contatti con “Autovie Venete”, e quale parte attiva abbia avuto l’Amministrazione Senatore nel riprendere e sollecitare le opere, previste dalla legislazione vigente, in relazione alla realizzazione del tratto di terza corsia dell’A4, tra cui le barriere fonoassorbenti, le mitigazioni ambientali, i collegamenti viari, in particolare la nuova bretella di collegamento tra la SP 251 e la SR 53.”

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Discussione della mozione di sfiducia nei confronti del Presidente del Consiglio Comunale

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Il Capogruppo del Gruppo Consiliare “Centrosinistra Più Avanti Insieme” Marco TERENZI in merito alla discussione della mozione di sfiducia nei confronti del Presidente del Consiglio Comunale Gastone MASCARIN nel corso del Consiglio Comunale del 7 novembre us rilascia le seguenti dichiarazioni

“Le dimissioni del Presidente del Consiglio Comunale Gastone Mascarin erano dovute per diversi motivi.

Innanzitutto per la condizione soggettiva in cui si trova il Consigliere Mascarin: è stato coinvolto in un procedimento giudiziario di natura penale per un reato in materia elettorale, commesso nel 2015; nel mese di aprile di quest’anno, per il medesimo reato, ha patteggiato sei mesi; tale reato è stato compiuto nell’esercizio della funzione, allora esercitata, di Consigliere Comunale. Se è vero che la legge non prevede, per tale reato, la decadenza dalla funzione, dall’altra è altrettanto vero, a questo punto ed in questa condizione, che per tutelare l’istituzione che presiede e garantirne l’autorevolezza e la credibilità, il Presidente Mascarin avrebbe dovuto rassegnare le dimissioni dalla Presidenza.

In secondo luogo le dimissioni erano dovute perché si è rotto un rapporto fiduciario fra il Consiglio Comunale ed il suo Presidente. Di quanto accaduto il Presidente Mascarin non ha dato alcuna comunicazione, né al Sindaco, né alla Conferenza dei Capigruppo né al Consiglio Comunale stesso se non quando “Il Gazzettino” dd. 18/10/17 riportava la vicenda e la notizia del patteggiamento. Si è limitato ad un comunicato stampa indirizzato ai media. Né vale la giustificazione portata in Consiglio della riservatezza sulle indagini. Un conto sono le indagini, sulle quali è doverosa la riservatezza, un conto è la sentenza che è un atto pubblico.

La mozione di sfiducia sottoscritta dagli otto consiglieri appartenenti ai Gruppi di opposizione (Centrosinistra, Misto e M5Stelle) non ha avuto la maggioranza dei voti (otto a otto) e le dimissioni non ci sono state.

Ma così ne soffre l’autorevolezza e la credibilità, agli occhi dei cittadini, dell’Istituzione comunale.

Del resto la maggioranza ha fatto quadrato non già e non tanto in difesa della posizione soggettiva del Presidente Mascarin, ma per salvaguardare gli equilibri, ormai fragili, che consentono a questa maggioranza di continuare a governare.

Le dichiarazioni del Capogruppo di maggioranza Barro, a proposito, in sede di voto, sono state addirittura esplicite. Infatti da una parte – ha affermato Barro – Mascarin avrebbe dovuto dimettersi ma dall’altra ha confermato la necessità di dare continuità all’Amministrazione, forte del mandato ricevuto dagli elettori. Per questo respingevano la mozione.

A discapito, appunto, della credibilità e della autorevolezza delle istituzioni verso i cittadini.”

 

Il Capogruppo del Gruppo Consiliare

“Centrosinistra Più Avanti Insieme”

Marco TERENZI

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IL LAVORO CHE VOGLIAMO

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Partire da esperienze capaci di generare speranza

Il lavoro che vogliamo: libero, creativo, partecipativo e solidale. Questo è stato il titolo della 48.ma Settimana sociale dei Cattolici Italiani che si è svolta a Cagliari alla fine di ottobre e sulla cui scia si pone l’undicesima edizione della Settimana Sociale Diocesana con un primo appuntamento, lunedì 13 novembre p.v., a Concordia Sagittaria. Su questi importanti temi si è cominciato ad interrogarsi anche negli incontri organizzati dagli I.E.I.C.P. ( Incontri Ecclesiali di Impegno Civile e Politico ) a Portogruaro, in stretto rapporto con la Pastorale Sociale e del Lavoro della Diocesi di Concordia/Pordenone e le Caritas parrocchiali della città. Un’intensa attività – ai vari livelli – attorno al lavoro, e ancora di più alla sua mancanza, ponendo al centro dell’attenzione collettiva le preoccupazioni e le sofferenze di tante persone (giovani in particolare) e famiglie. Tutti momenti importanti che devono contribuire ad andare oltre la semplice presa d’atto di un fenomeno complesso. Un percorso, fatto con voci e registri comunicativi diversi, che dovranno però metterci sulle tracce di quanti nel nostro Paese si danno concretamente da fare per trovare nuove e buone soluzioni al tema del lavoro e della crescita. Un cammino che non è terminato con i lavori di Cagliari, ma destinato a proseguire nel tempo – come detto – nelle diverse diocesi e città italiane. Denuncia, ascolto, buone pratiche, proposte: questo dovrebbe essere il nuovo metodo che andrà consolidato per una stagione di presenza – non solo del mondo cattolico – in politica e nella società, se vogliamo davvero fare i conti con la complessità della nostra realtà di tutti i giorni. Una responsabilità cui non possiamo sottrarci, dal centro alla periferia ed ognuno per lo specifico ruolo che riveste. Nessuno si nasconde le difficoltà insite nell’affrontare la complessa problematica e le gravi difficoltà della attuale fase storica, ma già alcuni indicatori paiono oggi aprire nuove frontiere e tracciare una buona direzione di marcia, anche se la strada da fare è ancora molta e perigliosa. Anzitutto serve uno sforzo particolare per giungere ad un patto tra generazioni per sciogliere una contraddizione di fondo che rischia altrimenti di vanificare qualsiasi azione. Da una parte ci stanno coloro (avanti con l’età) che per proteggersi, pur avendo il patrimonio, non intendono investire, dall’altra chi ( i giovani) non dispongono delle risorse necessarie per investire, anzi molte volte gravando sul debito già accumulato. C’è dunque bisogno di tornare ad una rinnovata centralità del lavoro, così da far emergere il “ bene comune “, il vero e proprio “ inter-esse” che leghi giovani e non più giovani ed avvii, in questo modo, una stagione qualitativamente diversa di sviluppo. Come? Non è proprio semplice, ma non si andrà lontano se -in primo luogo – non si tornerà a puntare su educazione e formazione. Vale a dire guardare alla persona nella sua interezza, stimolando tutte le sue diverse dimensioni che comprendono il cognitivo, l’emotivo, il manuale ed il sociale, per facilitare l’attivazione e la cura del sapere sia teorico che pratico. Contemporaneamente non si dovrà mancare di mettere in atto tutte quelle condizioni che permettano la costruzione di ambienti favorevoli sia a quanti il lavoro lo creano che a quanti lo esercitano. Certo dovranno essere esercitati sforzi concreti ( contrariamente a quanto si è fatto finora nel nostro Paese ) riguardo la riduzione delle tasse, la lotta alla burocrazia, il sostegno agli investimenti. Ma il nodo centrale resta sempre l’umanizzazione del lavoro. Un tema particolarmente caro a papa Bergoglio. Infatti solo il lavoro che riconosca la dignità del lavoratore e lo ingaggi nella produzione di un valore (non solo economico) rende sostenibile la competitività e permette di fronteggiare la sfida della digitalizzazione e della robotica. In definitiva, per salvare ed insieme umanizzare il lavoro, bisognerà capire che per fare quantità, si dovrà più puntare sulla qualità del lavoro, perché, così facendo, si passerà da una economia basata sulla fabbricazione e lo sfruttamento, ad una economia del saper vivere e del saper fare. Certo il nostro tempo ed il nostro Paese sono già stati ampiamente feriti per potersi ancora una volta accontentare di discorsi e buoni propositi. E’ arrivato il momento di studiare bene la realtà, partire da esperienze capaci di generare speranza non in un domani incerto, ma in un presente concreto e che possa essere conosciuto e vissuto. Anche se in giro si respira una brutta aria, non ci si deve rassegnare al declino, ma lavorare tutti per un nuovo inizio. Occorre, come espressamente indicato dalla nostra Costituzione, alzare il livello della condivisione dei benefici del lavoro e della globalizzazione non sotto forma di reddito pro-capite, ma sotto forma di qualità della vita e di opportunità di crescita della intera comunità. A salvarci, infatti, non sarà la competizione, neppure quella più regolata, ma un impegno comune volto al bene di tutti. La comunione ci fa forti, anziché precari. Ci tiene insieme, non ci si disperde e rende ad ognuno la propria dignità. Certo, questo cambiamento culturale non è fatto solo di parole. Semmai si tratta di aprire una “ stagione politica “ di riforme audaci e lungimiranti con modelli contrattuali e soluzioni organizzative innovative, forme istituzionali e strumenti fiscali nuovi, modulazioni originali tra lavoro retribuito e non retribuito, e non ultimo il rapporto tra scuola, formazione e lavoro. Ognuno di noi dovrà fare la propria parte, se non altro attivare le competenze e le risorse necessarie per interrompere il circuito del fatalismo assumendo, tutti assieme – ciascuno nella propria responsabilità – un problema così grave e così urgente.

Gigi Villotta

A proposito dell’ incontro di Venerdì 27 10 2017 a San Nicolo’

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Ecco quanto dice Marco terenzi nel suo comunicato stampa A proposito dell’ incontro del Venerdì 27 10 2017 a San Nicolo’

“Nella serata di venerdì 27 ottobre us. si è tenuto il programmato incontro promosso dal Circolo Pd di Portogruaro, dalla Lista “Città per l’Uomo” e dal Gruppo Consiliare “Centrosinistra Più Avanti Insieme” con la comunità di S. Nicolò, presenti rappresentanti del neo-costituito Comitato Cittadino del quartiere.

L’incontro ha avuto quali temi il completamento del Polo Sportivo di S. Nicolò e la viabilità, con riguardo – in particolare – alle opere complementari e di mitigazione correlate alla realizzazione della terza corsia dell’A4, nel tratto S. Donà di Piave – svincolo di Alvisopoli.

Sul Polo sportivo di S. Nicolò il Gruppo Consiliare “Centrosinistra Più Avanti Insieme” ha inteso rappresentare lo stato di fatto, soprattutto dopo quanto affermato a proposito dall’Assessore Geronazzo e da alcuni Consiglieri di maggioranza che, durante il Consiglio Comunale nel mese di agosto us, con informazioni parziali, incomplete e senza contestualizzazione, hanno inteso mettere strumentalmente in cattiva luce l’azione della precedente Amministrazione, generando dubbi ed incertezza sul completamento di questa importante opera.

A proposito è stato chiamato a relazionare l’ex Sindaco Antonio BERTONCELLO che ha fatto memoria del percorso condiviso nella comunità e delle realizzazioni, chiarendo e contestualizzando le diverse fasi, dalla progettazione, agli espropri fino alle realizzazioni del Polo sportivo che si inserivano in un programma più ampio di valorizzazione naturalistica, paesaggistica e di mobilità sostenibile dell’intera area.

L’opera deve essere completata per la sua utilità e per la rivitalizzazione del quartiere, anche in virtù del principio della continuità dell’azione amministrativa. E’ inconcepibile abbandonare il progetto di completamento del polo di S. Nicolò; prima di dar corso ad altri progetti, come ad esempio vorrebbero fare l’Assessore Geronazzo e la maggioranza a Pradipozzo, si completi il Polo di S. Nicolò. Il Gruppo Consiliare di Centrosinistra in sede di osservazioni al prossimo Piano pluriennale degli investimenti 2018_2020, presenterà adeguati emendamenti finalizzati al completamento del Polo Sportivo di S. Nicolò attraverso l’entrata diretta da via S. Martino, l’esproprio dell’area appropriata per la realizzazione delle tribune, la realizzazione delle tribune, la perimetrazione per canalizzare l’eccesso dell’afflusso dell’acqua piovana ed un’adeguata area parcheggi.

Grande interesse ha suscitato poi il tema della viabilità, dell’inquinamento dell’aria e della qualità della mobilità a S. Nicolo. L’ex Assessore Luigi VILLOTTA ha spiegato con chiarezza e nel dettaglio come in questa fase debba essere fatto valere il Protocollo di intesa (o Accordo di Programma) sottoscritto nel 2010 dal Comune di Portogruaro con la Regione Veneto, la Provincia di Venezia, oggi Città Metropolitana di Venezia, il Comune di Gruaro e con il Consorzio di Bonifica del Veneto Orientale per la realizzazione della viabilità complementare alla SP 251, di collegamento tra la rotatoria all’uscita dell’Autostrada e la rotatoria degli Alpini, con l’attraversamento in sottovia dell’autostrada A4 in prossimità del canale Campeio esterno.

Nella Conferenza dei Servizi e negli incontri avuti allora con Autovie Venete l’Assessore Villotta ha fatto esplicito riferimento alle osservazioni poste dal Comune per l’adeguamento e le asfaltature di alcune controstrade e le realizzazione di piste ciclabili nei sottopassi che interessano S. Nicolò e Potovecchio, per la sicurezza e per il collegamento di S. Nicolò con il Centro Commerciale, con il Polo sportivo, con Portovecchio stessa ed in continuità con il Giralemene.

E’ stata evidenziata dal Gruppo di Centrosinistra quanto sia negativa, controproducente ed incomprensibile l’inerzia dell’Amministrazione Senatore su questo tema. II Gruppo di Centrosinistra, attraverso adeguata interrogazione consiliare e con tutti gli strumenti istituzionali a disposizione, solleciterà l’Amministrazione Senatore a prendere l’iniziativa politico-istituzionale ed a riattivare il Gruppo di Lavoro Tecnico previsto dal Protocollo di Intesa (Accordo di Programma) per la realizzazione delle opere complementari e di mitigazione previste. Questo è il tempo propizio, contestuale al completamento del progetto della terza corsia dell’A4; l’Amministrazione agisca senza ulteriore indugio, con continuità e decisione.

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