ETICA E MORALE

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ovvero del linguaggio in uso anche …. in politica!

I termini “etica” e “morale” compaiono spesso nel linguaggio comune. Quante volte sui giornali o nei dibattiti televisivi, nelle aule parlamentari come nei consigli comunali, si afferma che sono eticamente e moralmente inaccettabili certi comportamenti o talune azioni. In riva al Lemene, nei giorni scorsi, questi argomenti sono assurti agli onori della cronaca perché diventati oggetto di discussione relativamente ad una vicenda che ha coinvolto l’attuale presidente del consiglio comunale per un reato in materia elettorale – commesso ancora nel 2015 – per il quale ha patteggiato sei mesi, senza alcuna pena accessoria e la non menzione. A breve sarà convocata un’apposita assemblea consiliare straordinaria per affrontare il caso, dove non mancherà – di sicuro – la richiesta delle sue dimissioni, anche se il segretario generale del comune ha già scritto che, dal punto di vista legislativo, la sentenza non rende incompatibile la carica attualmente da lui ricoperta. Ma non sarà sicuramente così semplice sbrogliare la matassa, perché – tra chi accusa e chi difende – il confronto politico finirà per diventare assai aspro, riprendendo magari prese di posizione, pronunciamenti e comportamenti precedenti che – gioco forza – faranno specifico riferimento proprio all’etica e alla morale. Anche noi spesso tendiamo ad abbinare queste due parole nella convinzione che, essendo per alcuni versi sinonimi, l’una e l’altra assieme possano costituire un rafforzativo. Tuttavia i due termini possono anche essere usati con accezioni diverse, intendendo per “morale” l’insieme delle consuetudini sociali legate ad una certa tradizione culturale o gruppo sociale particolari, e per “etica” lo studio filosofico universale del bene e del male. In questo modo, secondo alcune correnti di pensiero, l’etica ha un livello di astrazione più alto rispetto alla morale. Lasciando ai filosofi e agli esperti il compito di dissertare su questi specifici distinguo, l’interesse torna all’interrogativo che oggi molti si pongono: si può e si deve ancora insistere sul rapporto etica/morale e politica, intendendo per “Politica” tutto ciò che interessa la polis, quindi la comunità intera? Una questione che deve toccare tutti gli ambiti del vivere pubblico e privato e non deve riguardare solo le persone, ma anche strutture ed ordinamenti. Tanto più quando si tratta di Istituzioni e del delicato ruolo di chi le rappresenta, assumendosi precisi doveri. In generale, è una pretesa troppo alta? Ci si deve, viceversa, rassegnare alla protervia e all’arroganza? Sappiamo distinguere i veri testimoni dai “falsi profeti” del nostro tempo? Siccome da più parti si invoca la cultura della serietà e della responsabilità, bisogna però stare attenti che molte volte si corre il rischio di fare la morale a qualcuno semplicemente facendo del “mora-lismo” e del “qualunquismo”, magari non facendo tesoro dell’insegnamento legato “alla pagliuzza e alla trave”. L’approccio non può dunque che essere culturale, nel senso che per agire bisogna tentare di conoscere/capire il nostro tempo e riproporre/credere quei valori fondanti il nostro vivere quotidiano, in un mondo ormai globalizzato e secolarizzato. Il “clima” che da tempo interessa il Paese e le sue periferie ha raggiunto livelli di contrapposizione molto gravi in campo politico/partitico, con annessi e connessi mondi dell’informazione, dell’economia, della finanza, della giustizia. Non si deve continuare a portare la testa all’ammasso, o peggio metterla sotto la sabbia facendo finta che tutto vada bene, bevendo tutto quanto ci viene detto e propinato. Bisogna invece percepire di più il bisogno di informarsi, confrontarsi, approfondire per conoscere e valutare il da farsi. E’ davvero riduttivo esprimersi solo per giudicare gli altri. Si impone anche una decisa e radicale svolta tanto nelle parole, quanto nei comportamenti, perché diversamente il sentire comune tenderà sempre più ad inquinarsi, con conseguenze inevitabili in termini di sfiducia e disaffezione verso la cosa pubblica ed il progressivo ritorno dei cittadini (i giovani in particolare) nel privato, nel proprio particolare. Vale a Roma come a Portogruaro. Una conflittualità sistematica, perseguita ad ogni costo e con ogni mezzo (anche attraverso linguaggi volgari ed irrispettosi), finirà per escludere il confronto leale per il bene dei cittadini e dell’intero Paese. Così facendo certo non si riuscirà a ridare un’anima alla “Politica”, facendo marcire quegli ideali e fondamenti cui invece dovrebbero ispirarsi quanti sono chiamati a scelte importanti a favore del “Bene comune”. Un impegno che chiama in causa i cittadini tutti e che interpella due volte in modo particolare “i credenti” (di qualsiasi gradazione di fede). La nostra società, che qualcuno definisce “liquida”, oggi punta sempre di più sui principi dell’individualismo totale, non solo lasciando ognuno libero di fare quello che vuole, ma anche respingendo ogni forma etica e morale, perché la si ritiene autoritaria ed infondata. Sapienza e saggezza si fanno sempre più esigenze, quindi fonti da cui attingere per alimentare le coscienze individuale e collettiva. Compito dei “politici” (a tutti i livelli) saper tradurre in scelte coraggiose questi fondamenti, pena il rischio di omologarsi sotto il manto del servilismo e del populismo. Si respira in giro forte preoccupazione per la mancanza di coesione sociale, l’equilibrio democratico e la convivenza civile, come ha recentemente sottolineato il Presidente della Repubblica Mattarella, ponendo in particolare evidenza il tema del lavoro, della frustrazione giovanile e dell’apertura all’altro. C’è dunque bisogno di una grande conversione culturale e sociale che non può andare disgiunta da altre due fondamentali parole: lealtà e coerenza. Due virtù che non possono essere dichiarate soltanto verbalmente, ma che si devono dimostrare nella pratica quotidiana delle scelte compiute. E’ leale non semplicemente chi dice di esserlo, ma colui che dimostra con il proprio comportamento la coerenza tra le parole e i fatti, tanto più soprattutto in condizioni di difficoltà e conflitto, quando dunque si tratta di scegliere fra il rispetto degli impegni assunti e le soluzioni più facili e convenienti. Pensiamoci perché riguarda tutti, in particolare quanti hanno la personale responsabilità di amministrare il bene pubblico, in nome e per conto dei cittadini elettori. La fiducia non va mai tradita!

Gigi Villotta

 

Caso Mascarin: richiesta di convocazione di un Consiglio Comunale Straordinario

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Il Capogruppo del Gruppo Consiliare “Centrosinistra Più Avanti Insieme” Marco TERENZI ci comunca quanto segue:

si informa che il 21 20 2017, su iniziativa congiunta dei Gruppi “Centrosinistra Più Avanti Insieme”, “Misto” e “M5Stelle” è stata presentata una richiesta di convocazione di un Consiglio Comunale Straordinario con all’ordine del giorno il coinvolgimento del Consigliere Comunale Gastone MASCARIN, allo stato Presidente del Consiglio Comunale di Portogruaro, in un procedimento giudiziario per un reato in materia elettorale.

La vicenda risale al 2015 e ne è stata data notizia dalla stampa in data 18/10 us. A riguardo, con tale iniziativa, i Consiglieri Comunali di opposizione chiedono che venga data adeguata relazione, in sede istituzionale, della suddetta vicenda che ha coinvolto il succitato Consigliere e Presidente del Consiglio Comunale, e che ne vengano valutati i correlati profili politico-istituzionali.”

 

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AUTONOMIA VENETA

leone-obelisco-portogruaroRimangono sullo sfondo tanti temi e problemi

Tra pochi giorni, domenica 22 ottobre, i veneti saranno chiamati alle urne per una particolare tornata referendaria. Questo il quesito proposto: “ Vuoi che alla Regione del Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia? ”. Un tema ed una questione da molto tempo al centro di alcune agende politiche lombardo/venete, ma dagli esiti pratici tuttora assenti, visti anche gli infruttuosi risultati derivanti da apposite leggi regionali al riguardo. Si parlava addirittura di “ indipendenza “, una sorta di Venexit, un qualcosa che istituzionalmente e giuridicamente va ben oltre l’autonomia. C’è stato un tempo in cui spiravano forti venti e desideri di “ separatismo “, con annessi velleitari attacchi al campanile simbolo della venezianità. Tutte voci e condizioni che andrebbero ben spiegate alla gente (federalismo compreso), non certo fermandosi solo alla differenza tra le tasse che i veneti pagano allo Stato e i soldi che da Roma vengono restituiti al Veneto oppure balenando l’idea di diventare “speciali “, come i friulani e i trentini-altoatesini. Con buona pace di quei comuni che, anche dalle nostre parti ( vedi Cinto Caomaggiore), da tempo attendono di passare dal leone di S. Marco all’aquila friulana. Argomenti principe nella campagna promozionale per convincere gli aventi diritto a recarsi alle urne. Anche in consiglio comunale a Portogruaro è stata approvata dalla maggioranza una mozione che impegna il sindaco e la giunta a promuovere una corretta comunicazione ed informazione verso la cittadinanza in ordine al quesito referendario. Cosa possa significare “ corretta “, non lo so, perché si aggiunge – nel deliberato – di pubblicizzare adeguatamente le iniziative al riguardo della Regione Veneto e degli appositi comitati. Saranno esposte anche le ragioni del “no” o dell’astensione possibile? Risulterà fondamentale infatti superare il quorum del 50% più uno, soglia prevista con apposita legge regionale. Il termine “ consultivo “ sembra sparito, non lo si trova mai, né nello stesso quesito referendario, quanto nelle diverse pubblicità elettorali. Non è certo una questione di spazio o di soldi, ma di opportunità, senza mai dimenticare però che l’effettuazione del referendum costa e non poco.

leone-ponte-portogruaroBuona parte dei veneti sono convinti di partecipare ad una consultazione che, dal 23 ottobre, cambierà subito il futuro e i destini della nostra gente. Credo invece che la proposta referendaria veneta rischi davvero di portare ad una consultazione immediatamente inefficace, priva di effetti pratici. Servirà solo ad aprire una trattativa con lo Stato centrale, come del resto già previsto dalla nostra Costituzione in materia di materie concorrenti, che sono ben venti. Si dice che, vincendo il referendum, il Veneto avrà più forza contrattuale con Roma, ma, come dimostrato dalla Regione Emilia e Romagna, le procedure istituzionali e giuridiche sono già codificate e quindi non modificabili, se non con nuovi provvedimenti riformatori. Saranno ovviamente tanti i sì, perché vorrei vedere chi potrebbe dirsi contrario ad avere più autonomia per la propria Regione, con più fondi a disposizione soprattutto per servizi importanti che toccano da vicino la vita dei cittadini. Soldi in più vanno sempre bene, visti i tanti bisogni, ma bisogna anche saper spendere meglio quelli che già ci sono, evitando gli sprechi e vincendo la corruzione. Giova allora un quesito che già nella sua formulazione risulti essere del tutto generico, senza specificare di quale autonomia si tratti? Sarebbe come chiedere il consenso sull’aspirazione alla pace o sulla riduzione delle tasse. Il presidente Zaia ha già oggi le carte in regola e quindi non ha bisogno di alcuna legittimazione per rappresentare il Veneto al tavolo con il Governo centrale. Non serve essere grandi politologi per intuire che con questa mossa la Lega si gioca tanto, al suo interno ed anche nel confronto con le altre forze politiche. Non saranno certo le consultazioni referendarie di Veneto e Lombardia (si vota, infatti, in entrambe le Regioni il 22 ottobre) a sancire – da sole – la vittoria o meno della vera partita che Salvini ha intavolato, ossia la leadership di tutto il Centrodestra. Il leader del Carroccio ha fretta e vuole presentarsi alle politiche di marzo 2018 (dando ormai per scontato il varo del Rosatellum 2 e a prescindere da come andranno le prossime regionali in Sicilia) con una forza nazionale sovranista ed antieuropea che non porterà più nel simbolo la Padania e negli slogan la Roma ladrona ( tanto cari al fondatore Umberto Bossi ). In sostanza si deciderà quanto “Nord “ dovrà stare vicino alla nuova linea della Lega “Nazionale”. In definitiva credo che con questo referendum Zaia e Maroni vogliano “pesarsi “ e così mandare un segnale preciso riguardo la loro incidenza sulla scheda elettorale. Staremo a vedere! Già oggi però alcuni messaggi li possiamo già trarre da queste vicende, senza voler allargare il campo ad altri scenari europei, oggi di grande attualità. Credo balzi subito agli occhi che tra Stato ed Autonomie locali si è instaurata una linea di scontro, anziché di confronto. Quasi si trattasse di realtà contrapposte, mentre invece le seconde sono lo sportello periferico del primo, dove in pratica si instaura il rapporto più immediato tra istituzioni e cittadini. E non saranno certo i referendum a dare soluzione a questi problemi di così lunga data e di così ampia portata. Rimangono infatti in sottofondo tante questioni fondamentali: dal federalismo fiscale che non è mai completamente partito alla macroregione del nord-est con annessa problematicità legata alla specialità delle regioni confinanti, ad un rapporto tra centro e periferia tutto da ridisegnare all’insegna di una maggiore rigorosa efficienza ed efficacia. Tutte questioni, lo ribadiamo, che non hanno direttamente a che vedere con la consultazione referendaria del 22 ottobre prossimo che comunque una validità teorica l’ha raggiunta: far parlare di questi temi, sperando che al più presto entrino, ma concretamente, nell’agenda del dibattito nazionale. Ne va del futuro del nostro Paese e del nostro territorio!

P.S. Il nuovo Parlamento, ancora formato da una marea di nominati, sarà in grado di raccogliere questa sfida?

Gigi Villotta

13 ottobre 2017

Referendum GRANCASSA DI PROPAGANDA

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in Consiglio a Portogruaro, a proposito di Referendum, FORZATURA , MAGGIORANZA SPACCATA E MOZIONE ILLEGITTIMA. Il tutto per un referendum GRANCASSA DI PROPAGANDA , che costa molto ed è inutile perché chiede cose già previste in Costituzione che l’Emilia Romagna sta ottenendo senza tanti anteprima di referendum consuntivi (A SPESE DEI VENETI) .

Ecco il Comunicato di MARCO TERENZI:

“Nel corso del Consiglio Comunale dd. 03 ottobre us. attraverso una forzatura istituzionale, è stata approvata la mozione presentata dalla Lega Nord relativa al “Referendum per l’Autonoma del Veneto – 22 ottobre 2017”.
Dopo una serie di premesse di natura eminentemente politica ed a sostegno e giustificazione delle ragioni che hanno portato all’indizione del referendum suddetto da parte della Regione Veneto e dopo aver confermato “la necessità della promozione al referendum sull’autonomia del Veneto, anche in considerazione della marcata disaffezione verso le istituzioni democratiche”, la mozione impegna il Comune e la Giunta a “promuovere sul territorio comunale una corretta comunicazione ed informazione verso la cittadinanza … e a pubblicizzare le iniziative promosse dalla Regione Veneto e dai comitati sul tema referendario”.

Una mozione, nel suo complesso, dai contenuti irricevibili e a nostro parere istituzionalmente illegittimi.

Il Comune, infatti, in corrispondenza di consultazioni elettorali e referendarie ha esclusivamente il compito istituzionale stabilito dalla legge di informare e non già promuovere, né tanto meno promuovere le ragioni a sostegno del referendum, come accaduto nelle premesse della mozione, che devono essere invece oggetto dell’attività degli appositi comitati.

Il Comune – come per ogni altra consultazione – deve informare i cittadini circa l’oggetto della consultazione, la data della consultazione e gli orari di apertura dei seggi, i soggetti dell’elettorato attivo e passivo, modalità di voto dei cittadini esteri, del voto domiciliare, le aperture ordinarie e straordinarie dell’ufficio anagrafe e di quello elettorale, etc. Queste sono informazioni che il Comune deve ai cittadini per legge, senza bisogno di una mozione, peraltro di contenuto marcatamente politico.

Nonostante il dibattito in Consiglio avesse chiarito questi profili, la Lega Nord non ha ritirato la mozione che è stata approvata, ma che ha spaccato la maggioranza ed ha indotto i Consiglieri del Gruppo “Centrosinistra Più Avanti Insieme” e del Gruppo “Misto” a lasciare l’aula per i suddetti profili di illegittimità nei contenuti complessivamente esposti dalla mozione e dal suo dispositivo. Il risultato di tale forzatura è eloquente: solo 6 voti, su 16 Consiglieri, a favore della mozione.

Buon senso ed opportunità politica ne avrebbero consigliato il ritiro.
Peraltro il Gruppo di “Centrosinistra Più Avanti Insieme” ha messo in evidenza il fatto che questi referendum, voluti dai Presidenti di Lombardia e Veneto, chiedono se i cittadini Lombardi e Veneti vogliono che alle Regioni Lombardia e Veneto vengono attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, su materie concorrenti , cosa peraltro già sancita dalla riforma del Titolo V della Costituzione all’art.116, approvata dal centrosinistra nel 2001 e confermata dal referendum popolare successivo.

In altre parole, il Presidente della Regione Zaia chiede attraverso un referendum propagandistico (ed oneroso) ai cittadini veneti un mandato che da tempo avrebbe potuto realizzare entro il quadro costituzionale vigente, negoziando ulteriori poteri con lo Stato centrale, così come sta facendo, senza bisogno di referendum e di spendere circa 14 milioni di euro dei contribuenti, la Regione Emilia Romagna, che ha chiesto ed attivato nel mese di agosto us la trattativa negoziale con lo Stato Centrale per il conferimento di ulteriori poteri e risorse. I cittadini devono sapere che se il referendum registrerà la vittoria del SI, anche preponderante, non si parlerà comunque per il Veneto di statuto speciale e né il Veneto otterrà, di diritto, maggiori risorse. Per ulteriori poteri su materie concorrenti e maggiori risorse dovrà avviare la negoziazione con lo Stato centrale, cosà già prevista dalla Costituzione e che la Regione Emilia Romagna –come detto – ha attivato senza bisogno di referendum consultivi (e di spese cospicue a carico dei contribuenti).”

Il luogo comune secondo cui “gli stranieri ci rubano il lavoro” è smentito dai dati Istat

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Studio della Fondazione Moressa. Dal 2008 al 2016 siamo passati da 1,7 milioni a 2,4 milioni di occupati che arrivano dall’estero. Si conferma il fatto che l’occupazione immigrata e quella autoctona sono complementari. Gli immigrati fanno lavori che italiani tendono a rifiutare. Il 74% dei domestici è straniero. E anche la maggioranza dei venditori ambulanti. Migranti sono anche manovali e pastori. Le professioni più qualificate invece restano appannaggio degli italiani. Ancora una volta sfatato luogo comune e cioè che gli immigrati rubano il lavoro agli italiani.

http://www.fondazioneleonemoressa.org/newsite/il-lavoro-degli-immigrati-in-italia/

Le offese fatte a questi ospiti le consideriamo come fatte a noi.

A seguito dell’episodio di aggressione verificatosi l’8 Ottobre nei confronti di alcuni Richiedenti Protezione Internazionale ospitati nella nostra città, condanniamo fermamente qualsiasi forma di razzismo e xenofobia ed esprimiamo tutta la nostra vicinanza ai ragazzi colpiti da tale violenza.

Le offese fatte a questi ospiti le consideriamo come fatte a noi, a tutti i cittadini di Portogruaro , alla Nostra Comunità.

Condividiamo pienamente il Comunicato del gruppo Consiliare Centro Sinistra Più Avanti Insieme.

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GRUPPO CONSILIARE “CENTROSINISTRA PIU’ AVANTI INSIEME”
CONSIGLIO COMUNALE DI PORTOGRUARO
Facciamo seguito al grave episodio di aggressione di ieri, nei confronti di tre giovani africani richiedenti asilo da parte di una decina di giovani italiani, accomunati dalla passione per lo sport e, a quanto pare, dall’odio razziale e dall’azione violenta.
Deploriamo quanto accaduto, condannando con fermezza ed in assoluto l’uso della violenza sia fisica che verbale, che va contro la dignità della persona umana e che alimenta odio e discriminazione.
Ci auguriamo che gli autori di tali violenze vengano individuati dalla forze dell’ordine ed i comportamenti messi in atto vengano adeguatamente sanzionati a norma di legge.
Portogruaro, da tempo, dimostra di sapere essere una città accogliente, ricca di esperienze solidali e di volontariato in favore delle persone fragili, in condizioni di povertà, ammalati anziani, emarginati e, in questa fase storica, richiedenti asilo.
In ragione di questo ricco tessuto civile, fatto di tante testimonianze di umanità e di solidarietà, isoliamo coloro che usano la violenza fisica e verbale contraria alla dignità della persona umana ed alla convivenza civile e operiamo affinché Istituzioni, gruppi politici, associazioni e mondo del volontariato collaborino, insieme alle forze dell’ordine, per attuare quelle politiche di accoglienza ed integrazione, senza le quali non vi è sicurezza per noi tutti, nella Comunità e per il nostro Paese.

Marco TERENZI
Irina DRIGO
Vittoria PIZZOLITTO
Roberto ZANIN
Portogruaro 09 ottobre 2017

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LUGUGNANA riconversione ex scuola elementare in “Centro Servizi di Comunità”

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“Il Gruppo Consiliare “Centrosinistra Più Avanti Insieme” ha inoltrato formalmente, in data odierna, una mozione da discutere nel prossimo Consiglio Comunale, che impegna la Giunta ad accogliere la petizione supportata da oltre 800 firme che chiede la riconversione dell’ex scuola elementare, sita all’incrocio fra via Chiesa e via Fausta a Lugugnana, in un “Centro Servizi di Comunità”, destinandola ad attività sanitarie e socio-sanitaria, di animazione e di assistenza sociale, nonché culturale.

La richiesta è motivata dal fatto che la Comunità di Lugugnana è una realtà territoriale geograficamente popolosa, estesa e distante dai centri direzionali ed amministrativi e dai servizi alla persona del Comune di Portogruaro, nonché baricentrica rispetto ad altri Comuni del mandamento del portogruarese, con la presenza di popolazione, in particolare anziana, caratterizzata da vulnerabilità e fragilità, che richiede un accesso frequente anche a prestazioni di carattere sanitario, socio-sanitario di livello primario ed assistenziale che attengono alla salute ed qualità della vita. Inoltre il fabbisogno di un presidio sanitario o socio-sanitario territoriale sarebbe ulteriormente supportato anche dalla frequenza estiva di turisti e bagnanti che accedono all’oasi naturalistica di Valle Vecchia in località Brussa, nel Comune di Caorle.

Le caratteristiche strutturali dell’edificio appaiono funzionali alle destinazioni d’uso individuate, con aree separate ed omogenee per ospitare le diverse attività, garantendo, con interventi, dal punto di vista normativo e di adeguamento strutturale appropriati, i requisiti strutturali richiesti dalle diverse attività che verranno previste.

La precedente Amministrazione, a partire dalle succitate istanze, già presenti nella comunità, aveva predisposto un’ipotesi progettuale per l’utilizzo della struttura suddetta ai fini della realizzazione di un Centro Servizi nella Comunità, che oggi riteniamo debba essere ripresa.

Per ciò stesso il gruppo “Centrosinistra Piu’ Avanti Insieme” con la presentazione di questa mozione, intende impegnare la Giunta Senatore affinchè:

  • rivaluti la destinazione d’uso e l’utilizzo dei locali della ex scuola elementare sita all’incrocio fra via Chiesa e via Fausta a Lugugnana al fine della realizzazione di un “Centro Servizi di Comunità” per l’esercizio di attività sanitaria e socio-sanitaria di livello primario, assistenziale, di animazione ed assistenza sociale, nonché culturale;

  • produca un piano di fattibilità di riconversione nell’ utilizzo dell’immobile, anche attraverso un percorso partecipato nella comunità, con la definizione delle destinazioni d’uso dei piani, delle aree e dei locali dell’immobile interessato, coerenti con i bisogni espressi nella comunità e con le funzioni da esercitare nel suddetto sito;

  • coinvolga attivamente, su tale progettazione e realizzazione, la Direzione dell’AAS4 VO, anche al fine di attivare un eventuale accordo convenzionale per la gestione di ambulatori medici di cure primaie e/o per l’erogazione di prestazioni sanitarie e socio-sanitarie nell’ambito dei LEA;

  • definisca il progetto complessivo di manutenzione evolutiva e straordinaria della struttura al fine della realizzazione del Centro Servizi di Comunità presso la ex scuola elementare sita all’incrocio fra via Chiesa e via Fausta a Lugugnana per dotare la struttura medesima dei requisiti tipologico-strutturali necessari allo svolgimento delle succitata attività.”

Il Capogruppo del Gruppo “Centrosinistra Più Avanti Insieme”

Marco TERENZI”

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ONESTA’ E BENE PUBBLICO

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Serve una nuova educazione al vivere civile

Non c’è giorno che aprendo i giornali o seguendo i Tg non ci si imbatta in fatti gravi che, pur con diverse modalità, hanno a che fare con un fenomeno che ormai tocca l’intero nostro Paese. Sono troppi gli scandali, troppo estesi gli episodi di corruzione e di malaffare perché possano venir considerati solo deviazioni ed eccezioni in un sistema sostanzialmente sano ed efficiente. A Nord Est, secondo un recente studio della Cgia di Mestre, le infiltrazioni malavitose – negli ultimi sei anni – sono superiori alla media italiana. Infatti, se si prende in esame il solo parametro delle estorsioni, si è registrato un + 79,5% in Veneto, un + 125,4% in Friuli Venezia Giulia e ben 188% in Trentino Alto Adige, contro una media nazionale del 64,2%. Quindi, come aveva previsto fin dai primi del ‘900 don Luigi Sturzo, i gruppi criminali organizzati si sono diffusi in modo capillare anche al Nord, in particolare nelle regioni più ricche. Una piaga troppo ramificata in appalti e grandi opere, con partiti ed istituzioni, se si pensa di porvi rimedio – come la politica pensa di fare – solo con un semplice inasprimento delle pene. E’ evidente a tutti che quasi mai questa soluzione ha dato risultati. E gli episodi di malaffare, con relative mazzette e scambi di favore, sono stati reiterati troppo spesso dalle stesse appartenenze, dagli stessi protagonisti e con i medesimi meccanismi per non dedurne che abbiano una radice profonda e difficile da sradicare. All’opposto, si ha ogni giorno di più l’impressione che quella radice tragga alimento e sostanza dallo stesso terreno in cui affonda. Terreno smosso solo in superficie dalla indignazione collettiva e da qualche tentativo di rimedio. Per questo si deve alzare il livello di guardia e non solo da parte delle autorità giudiziarie ed investigative. Si impongono, nel contempo, alcune domande. Da che cosa è composto il terreno che nutre e rinforza ogni giorno la radice della corruzione? Perché nel nostro Paese questa pare irrobustirsi anziché indebolirsi? Perché non si riesce a ridurla almeno entro quei limiti che caratterizzano altri Paesi europei? Credo, senza reticenze, moralismi e facili giustificazioni, sia necessario prima di tutto cercare di capire quali elementi compongano questo terreno. E’ opinione diffusa ritenere che la corruzione trae alimento e giustificazione da una generale mancanza di senso dello Stato, dalla carenza di quel sentimento di appartenenza ad una comunità di cui è necessario prendersi cura. Bisognerà così superare l’interesse particolare e momentaneo in nome dei doveri e della responsabilità nei confronti della collettività nella quale viviamo e lavoriamo. Non sempre è così perché – lo dobbiamo ammettere – il particolare, l’interesse personale, l’attenzione alla comodità di ciascuno, il non rispetto delle regole, l’irrisione delle norme che regolano la convivenza civile non fanno parte del nostro carattere nazionale. Non si vuole certo mettere sullo stesso piano il dipendente pubblico assenteista, chi cerca raccomandazioni o trucca i concorsi, non rispetta la fila o non rilascia lo scontrino fiscale con i grandi corruttori che hanno intascato milioni di euro, di chi si è arricchito con il denaro pubblico dando e ricevendo tangenti, dei grandi evasori o estorsori. Una cosa invece, sì, li lega. Il filo del disprezzo per il bene pubblico. Questo filo va spezzato, se si vuole veramente isolare la grande corruzione e i grandi scandali economici e finanziari che scuotono, purtroppo, ogni giorno la nostra Italia e ne minano la credibilità internazionale. E’ una battaglia culturale e personale prima che legislativa e repressiva. Una sfida che ci deve veder tutti impegnati vincendo anzitutto una sorta di rassegnazione che ci coglie, provati da tanti anni di rinnovate speranze e grandi delusioni nel convivere con un Paese difficile da risanare moralmente. Ma una Paese rassegnato, semplicemente, non ha futuro. Vale anche per la politica, perché dinanzi a certi spettacoli indegni di molti suoi rappresentanti, può germogliare il veleno dell’antipolitica, con relativa sfiducia nei partiti/movimenti bollandoli come inadeguati e preoccupati solo di mantenere potere e privilegi. Allo stesso tempo, è proprio nella lotta al malaffare che la politica può giocarsi la possibilità di rivincita. Non lo potrà fare da sola, perché – come detto – servono coesione e valori condivisi. Ecco allora l’importanza di agire con determinazione per la creazione di una nuova cultura dell’integrità, capace di orientare i comportamenti delle nuove generazioni. C’è allora un enorme lavoro da fare, un qualcosa di cui pochi si occupano: insegnare l’onestà. Nella scuola e all’università si dovrebbero inserire corsi di integrità e buona cittadinanza, selezionando e formando i docenti anche sul senso e i princìpi dell’etica. Insomma si dovrà trasmettere l’importanza e l’orgoglio di un’esistenza integra, rispettosa degli altri, volta anche all’interesse comune. Contemporaneamente si dovrà comunicare anche il senso di vergogna per comportamenti non in linea con il dovere di buona cittadinanza, siano essi la corruzione, l’evasione fiscale, o la collusione di interessi. L’Italia è un Paese così ricco di storia e potenzialità da non meritarsi l’attuale degrado dei costumi. Sarà certamente una strada lunga, ma siamo in molti a sperare che se si punterà seriamente ad una nuova educazione al vivere civile, i risultati prima o dopo dovranno arrivare.

Gigi Villotta

28 Settembre 2017

Doppia morale

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Il Sindaco di Roma Virginia Raggi il 28 09 2017 è stata rinviata a giudizio dalla Procura per falso.
Una persona fino a prova contraria è innocente. Una persona ha la presunzione di innocenza fino a sentenza in giudicato. Tuttavia se si adottasse il metro di misura che hanno adottato i politici ed attivisti di M5Stelle verso esponenti di altre forze politiche impegnati nelle istituzioni (ad esempio con l’ex Sindaco Marino) la Sindaca di Roma dovrebbe dimettersi! La coerenza è una virtù (per gli altri).