NON DIMENTICARE

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Esercitare la memoria a futura memoria

Non è raro, girando anche tra paesini e borghi delle nostre terre veneto/friulane, scoprire dei monumenti o delle lapidi che ricordano eventi luttuosi riferiti a fatti non legati alla guerra. E’ il caso di Pradipozzo, una frazione del comune di Portogruaro, dove vengono ricordati in una lastra di marmo tutti i minatori da qui partiti, nel dopoguerra, per lavorare in Belgio ed in Francia e che lì sono morti. Chi l’ha voluta bene ha fatto, ma quale deve essere il suo significato, per non restare solo un segno esteriore. Non deve rappresentare una sorta di “ pietra a memoria “ per non dimenticare, ma un monito e, soprattutto oggi, un valore inestimabile da trasmettere alle nuove generazioni, perchè il sacrificio dei nostri emigranti in termini di disumano lavoro, frustrazioni ed umiliazioni, faccia crescere la consapevolezza del rispetto dei diritti verso chi oggi arriva nel nostro Paese. Era l’8 agosto 1956, giusto sessantuno anni fa, quando nella città di Marcinelle, ci fu – a causa di un errore umano – una terrorizzante esplosione in una miniera di carbone dove stavano lavorando 275 operai. Ben 262 furono le vittime, di 12 nazionalità diverse, di cui 132 provenivano dall’Italia. Dal 2001 per iniziativa del presidente della repubblica Ciampi proprio l’8 agosto viene celebrata la “ Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo”. Questa ricorrenza è passata da poco, ma, anche dalle nostre parti, poco si è sentito, ancor meno celebrato. Marcinelle per non dimenticare. Per non dimenticare che anche noi siamo stati un popolo di migranti. Eravamo dei poveracci. Partivamo da ogni parte d’Italia per fuggire alla povertà. I manifesti rosa che tappezzavano i muri da nord a sud invitavano, soprattutto i giovani, ad emigrare in Belgio promettendo case per le famiglie, assicurazioni e buoni stipendi. Niente fu mantenuto, perché gli operai venivano ospitati nelle vetuste baracche dei prigionieri di guerra, prive di acqua ed elettricità e con bagni collettivi rigorosamente all’esterno. Per non parlare delle durezze estenuanti e delle umiliazioni dei viaggi con i treni, di fatto, “ sigillati “ mentre attraversavano la Svizzera  ad evitare possibili “ fughe “. Insomma, come insegnano alcuni buoni libri di storia, fu una vera e propria emigrazione di Stato, conseguenza di un accordo siglato con Bruxelles nel giugno del 1946, il cosiddetto scambio “ minatori – carbone “ che affondava le radici nell’antico rapporto tra i due regni. In pratica materia prima ( 2500 ton. di carbone ricevuti ) in cambio di braccia ( 1000 minatori inviati ), anche perché la manodopera belga non voleva più scendere in miniera e preferiva lavorare nelle fabbriche. Come scrive lo storico Toni Ricciardi, la vita valeva meno del carbone. Furono sottoscritti accordi simili in mezza Europa, in primo luogo con la Svizzera. E’ da sapere che nel solo Belgio dal 1840 al 1965 sono morte oltre 24mila persone. Tutto finito nell’oblio. Se Marcinelle ha rappresentato una sorta di spartiacque perché, per la prima volta, la tragedia venne raccontata alla radio, il rischio è che oggi rappresenti ormai un mondo lontano, quello delle miniere di carbone che in Europa non esiste più ( Brexit  permettendo). Per questo quella tragedia non va dimenticata, va tenuta viva perchè appartiene alla nostra storia, ai nostri lutti, quindi alla nostra memoria. Marcinelle deve continuare ad interrogarci sulla dignità dell’uomo e del lavoro, in una stagione  – come l’attuale – nella quale entrambi i concetti non sembrano proprio essere di moda. Marcinelle deve diventare il grido di quegli uomini d’oggi che urlano la propria disperazione, cercando in tutti i modi di fuggire da quegli inferni senza ritorno dove caporali e padroni delle ferriere impongono la legge del più forte. Pensiamo solo alle campagne pugliesi, dove, per pochi euro l’ora, tanti immigrati rischiano la vita e vengono letteralmente sfruttati lavorando in condizioni disumane. Pare essere tornati alle piantagioni di caffè in Brasile o il sud degli Stati Uniti di inizio Ottocento. Il discorso potrebbe ampliarsi ai dati allarmanti delle morti sul lavoro. Dove sta la dignità dell’uomo ed il senso della politica, della produzione, dello sviluppo equo e sostenibile, del futuro e delle nostre comuni radici europee? Queste sono le domande che Marcinelle torna a riproporre. Nelle scuole bisognerebbe rendere obbligatorio il capitolo “ Emigrazione italiana “, perché i nostri ragazzi parlano sì di razzismo, ma poco sanno dei cartelli appesi nei locali pubblici in Belgio con su scritto “ Né cani, né italiani “. Questo è successo, non due secoli, ma sessanta anni fa. Forse saremo così capaci di guardare con occhi diversi le migrazioni degli altri, quelle che oggi dobbiamo “ subire “. La lapide di Pradipozzo, sta lì proprio per spronarci ed aiutarci ad esercitare la memoria, individuale e collettiva, a futura memoria.

Gigi Villotta

23 Agosto 2017

Interrogazione inerente gli interventi area “Ex perfosfati”.

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Trovate allegata l’interrogazione inerente gli interventi area “Ex perfosfati”, predisposta dal Gruppo Consiliare Centro Sinistra più Avanti Insieme.

Ci comunica Marco Terenzi, Capogrupppo :

Nella Commissione 5° tenutasi in data 21/08 us i temi che avevamo posto con specifica richiesta di inserimento all’odg non sono stati oggetto dell’esame della Commissione stessa. Per ciò stesso il Gruppo Consiliare Centro Sinistra più Avanti Insieme ha inteso predisporre ed inviare adeguata interrogazione. L’interrogazione richiede una risposta scritta da parte dell’Amministrazione.”

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A proposito di NEUROLOGIA E “STROKE UNIT”

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A proposito di SERVIZI SANITARI OSPEDALIERI E TERRITORIALI NEL PORTOGRUARESE, NEUROLOGIA E “STROKE UNIT”.

Dice Marco Terenzi: “Sta accadendo quanto deciso a colpi di maggioranza dalla Lega Nord e dal centrodestra nelle schede regionali.

Non ci interessano le lamentazioni ma l’evidenza che nel corso del tempo il Presidio ospedaliero di Portogruaro è stato progressivamente indebolito

a fronte di una rete territoriale di servizi non ancora completata, con riguardo , in particolare, alle strutture intermedie quali Ospedale di Comunità ed RSA e con una quota pro-capite di risorse per finanziare i servizi sanitari e socio-sanitari che è la più bassa nella Regione Veneto, nonostante la specificità turistica e territoriale del Veneto Orientale.

Mi spiego meglio….”

Qui di seguito trovate il comunicato stampa:

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CONOSCERE PER CAPIRE

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Solidarietà e realismo devono procedere insieme

Bene ha fatto la Chiesa locale ad impegnarsi e rendere possibile, a Portogruaro, un incontro del tutto inedito. Un’occasione importante per spiegare e far conoscere il caso dei richiedenti asilo, mettendo a confronto l’esperienza vissuta nel popoloso quartiere di Viale Trieste, con tutta una serie di domande, delucidazioni, dubbi ed anche tante storture che il complesso fenomeno delle migrazioni pone alla nostra quotidianità. Molto partecipata la riunione, tenutasi nel grande salone della parrocchia, con numerosi interventi e risposte che hanno dato vita ad un vivace dibattito. Una vicenda, quella dei giovani profughi di colore ospitati in un condominio disabitato della zona, di cui si è ampiamente occupata la cronaca locale, soprattutto riguardo l’iniziale presidio dei residenti e la successiva marcia di protesta lungo via S.Giacomo. In precedenza, sempre sul tema dei migranti in riva al Lemene, c’è stato un acceso dibattito anche in consiglio comunale, ma è sembrato più un discorso tra sordi che un impegno comune per affrontare a livello locale un problema complesso, in particolare quello della integrazione, passaggio fondamentale senza il quale l’accoglienza rimane fine a sé stessa. Troppo spesso si parla di questo argomento con un semplicismo disarmante, senza nemmeno immaginare quanto l’obiettivo sia complicato da raggiungere. La solidarietà è sempre una cosa seria. E di sicuro non la si costruisce con le parole e gli slogan, formule sempre più vuote e lontane dalla realtà. Per questo, all’inizio dell’incontro, il parroco Ruzzene ha voluto sùbito mettere in chiaro che non si doveva buttarla in politica “, ma rimanere una opportunità per tutti di confronto e chiarimento al fine primario di conoscere la realtà dei fatti e farsi dunque una corretta opinione su quanto avvenuto in via S. Giacomo. Sarebbe stato, a mio avviso, più giusto che don Andrea avesse parlato di “ propaganda partitica “, perché il termine politica, soprattutto quella con la P maiuscola, riguarda da vicino proprio la Carità cristiana, come ben l’ha definita papa Paolo VI. Del resto, coerenza vuole, che papa Bergoglio abbia fatto dei fratelli più sfortunati un vero “ cavallo di battaglia “, cominciando dalla visita a Lampedusa. Spetta alla politica, a tutti i livelli e in senso laico, dare risposte concrete a fenomeni e problematiche che toccano da vicino la vita del cittadino. Spesso giungono affermazioni fatte a cuor leggero, usando parole come “ emergenza “ ed “ invasione “ in modo irresponsabile e senza tener conto degli effetti sulla percezione della pubblica opinione e ancor più grave sulla vita delle persone coinvolte. Non è possibile, come hanno sottolineato don Davide Corba, direttore della Caritas diocesana e Roberto Soncin, referente della Associazione Migranti della Venezia Orientale, sentir epitetare questi giovani rifugiati con il termine “ quelli lì “, perché sono “ persone “ e come tali vanno sempre e comunque considerati e rispettati. Concetto di partenza irrinunciabile, perché implica l’assoluta coincidenza dell’idea stessa di uomo e di dignità. Manchiamo spesso di coraggio, sapienza ed umanità. Basta definirli clandestini, hanno aggiunto, perché – come tutti gli altri richiedenti asilo – non entrano “ di nascosto “ nel nostro Paese, ma vengono regolarmente identificati una volta che toccano il suolo italiano. Nessuno ama lasciare la propria terra, gli affetti, le tradizioni a meno non sia costretto, anche a rischio della propria vita, da eventi bellici, persecuzioni, calamità naturali, fame. Si sono toccati tanti altri temi, ma spero sia risultato chiaro a tutti che, se nessuno di noi è in grado di affrontare e tanto meno risolvere un problema di così grande portata, è altrettanto vero che non possiamo semplicemente scaricare tutto sulle istituzioni l’onere di agire per conto nostro. Il rischio è evidente: diventare, di fatto, tutti spettatori passivi, indebolendo o peggio spegnendo la nostra coscienza morale. In gioco, infatti, non ci sono solo questioni tecniche ed organizzative, ma umane e politiche. Gira e rigira dobbiamo decidere, alla fine, che tipo di comunità politica vogliamo essere, sapendo bene che essa non può e non deve essere una astrazione. Certo, parlando di comunità politica, siamo consapevoli che questa vive di leggi ed istituzioni, ma altrettanto deve reggersi su una cultura che fa parte integrante delle nostre modalità di vita e che, come persone e gruppi, esercitiamo ogni giorno. Sono i nostri modi di pensare e le nostre pratiche d’azione. Certo, va ribadito ancora, che nessuno di noi può risolvere da solo il complesso problema delle migrazioni, ma la nostra coscienza morale non può rimanere insensibile a quanto accade anche vicino a noi. Non si può, infatti, spezzare il legame che esiste tra la nostra responsabilità personale, l’impiego di mezzi economici e tecnici, la ricerca di soluzioni politiche. In definitiva dovremmo farci stimolare da una domanda che non è emersa nell’incontro svoltosi in oratorio di viale Trieste: quale tipo di convivenza può essere concretamente realizzabile in un mondo che si fa sempre più piccolo? Credo sia questa la posta in gioco. Non si tratta di risolvere un problema, ma di fare, ognuno di noi, i primi passi di un processo che ci porterà lontano. Una fatica in più, sempre però gratificante per la nostra storia personale e collettiva.

Gigi Villotta

10 Agosto 2017

Risposta che Marco Terenzi ha inviato Alla Associazione “Migranti della Venezia Orientale”

Marco Terenzi
Marco Terenzi

Alleghiamo  la risposta che Marco Terenzi ha  inviato Alla cortese attenzione del Sig. Roberto SONCIN Vice-Presidente Associazione “Migranti della Venezia Orientale”

facendo seguito alla nota dello Stesso Soncin
“Via San Giacomo, il giorno dopo – Lettera aperta”
ed all’utile documento recante per oggetto “Note informative inerenti all’immigrazione ed ai rifugiati”,  quale contributo informativo inviato a tutti i  Conigliere Comunali di Portogruaro e  ampiamente apparse anche sulla stampa locale, nel corso del mese di Luglio 2017.

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Proposta di adesione a SPRAR: NESSUNO RISPONDE.

Il capogruppo del Gruppo consiliare “CENTROSINISTRA PIU’ AVANTI INSIEME” MARCO TERENZI in relazione alla presentazione di una mozione recante per oggetto l’adesione del Comune di Portogruaro al Programma “SPRAR” (Sistema Protezione Richiedenti Asilo Rifugiati) durante il Consiglio Comunale di giovedì 27 luglio us, bocciata con i voti dei gruppi della maggioranza che sostiene l’Amministrazione Senatore e del gruppo “Misto” rilascia le allegate dichiarazioni:

Marco Terenzi
Marco Terenzi
PROVO profonda delusione nel constatare che la maggioranza che sostiene la Giunta Senatore, in tutte le sue componenti, sulla proposta di adesione allo SPRAR, presentata e motivata dal Gruppo “Centrosinistra Più Avanti insieme” non è entrata nel merito della questione e non ha portato alcuna argomentazione politico-amministrativa a sfavore dello SPRAR; si è limitata a dire no! Un po’ poco per un argomento così rilevante sul piano politico amministrativo e delle implicazioni nella comunità!

Ma mi spiego meglio.”

“La mozione che impegnava la Giunta Senatore ad assumere un ruolo attivo nella gestione della vicenda relativa ai richiedenti asilo a Portogruaro e più in generale nel Veneto Orientale, senza subire il fenomeno e decisioni assunte altrove, è stata sostenuta dal Gruppo “Centrosinistra Più Avanti Insieme”, presentatore della stessa, e dal Gruppo M5Stelle. E’ caduta nel vuoto, dunque, la richiesta di adesione del Comune di Portogruaro al programma SPRAR (Sistema Protezione Richiedenti Asilo Rifugiati), grazie ai voti dei Gruppi di maggioranza e del gruppo “Misto”.
Un ennesimo errore di prospettiva della Giunta Senatore. Infatti con l’adesione al programma SPRAR, frutto del protocollo di intesa fra Ministero degli Interni ed ANCI, il Comune avrebbe assunto un ruolo di regia, coordinamento e controllo delle iniziative; avrebbe individuato direttamente il soggetto gestore dei progetti di accoglienza programmata ed integrata; avrebbe ricevuto i fondi dal Governo; avrebbe potuto prevedere anche il lavoro volontario socialmente utile dei richiedenti asilo a beneficio della comunità; avrebbe potuto promuovere la rete di soggetti, persone, famiglie, Associazioni del privato sociale e del volontariato ed Istituzioni, che interagiscono intorno ai progetti di accoglienza; avrebbe goduto dell’ allentamento dei vincoli finanziari del patto di stabilità e di vantaggi finanziari previsti dalla recente norma; sarebbe stato, infine, esente da ulteriori e successive assegnazioni effettuate dal Prefetto sull’onda della pressione del bisogno. In definitiva avrebbe gestito da protagonista ed in modo programmato i processi di integrazione, gli unici in grado di garantire inclusione e sicurezza dei cittadini e della comunità. Avrebbe potuto inoltre svolgere un ruolo di proposta e guida nell’ambito della Conferenza dei Sindaci del Veneto Orientale. Ora i richiedenti asilo nel territorio di Portogruaro sono 89, senza nessun ruolo ed intervento del Comune! Ancora una volta la Giunta Senatore e la maggioranza di centrodestra a trazione leghista hanno deciso di chiamarsi fuori, di non svolgere un ruolo attivo sulla questione dei richiedenti asilo e di esporre così il Comune di Portogruaro alle decisioni che verranno prese da altri in altre Sedi sulla spinta di situazioni straordinarie, rinunciando – fra l’altro – ad una serie di indubbi vantaggi derivanti dall’assunzione di una responsabilità e di un ruolo attivi. Infine rappresentiamo la profonda delusione nel constatare che la maggioranza che sostiene la Giunta Senatore, in tutte le sue componenti, sulla proposta di adesione allo SPRAR, presentata e motivata dal Gruppo “Centrosinistra Più Avanti insieme” non è entrata nel merito della questione e non ha portato alcuna argomentazione politico-amministrativa a sfavore dello SPRAR; si è limitata a dire no! Un po’ poco per un argomento così rilevante sul piano politico amministrativo e delle implicazioni nella comunità!”

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