I richiedenti asilo a Portogruaro – Interrogazione

Ieri sera , durante la seduta del Consiglio Comunale di Portogruaro, si è discussa la

“Interrogazionesu  progetti di integrazione- attività – coinvolgimento dei richiedenti asilo presenti
nel territorio comunale”

presentata dal Gruppo Consiliare “Centrosinistra Più Avanti Insieme” .

Vi invitiamo ad ascoltare la lettura della interrogazione motivata da Marco Terenzi dal minuto 1h:20′:00” circa della Seduta e la risposta dell’Assessore Toffolo a seguire.

27.06.2017 – Consiglio Comunale Portogruaro

ACCOGLIERE O RESPINGERE

migrantituristi

Non arrendersi ad una società chiusa ed impaurita

Alcuni giorni fa, esattamente martedì 20 u.s., si è celebrata la “ Giornata mondiale del rifugiato”. Lo stesso giorno veniva pubblicato su un quotidiano locale un apposito sondaggio sull’ “ Altruismo nel Triveneto “, dove si evince che l’egoismo non sembra essere un tratto così dirompente nelle contemporaneità del Nord Est. Tutto bene allora riguardo il concetto di ospitalità, connotata nei confronti di profughi, migranti o quant’altri in cerca di un mondo migliore e più sicuro? L’eco mediatica che è stata recentemente data alla vicenda del Centro culturale islamico di S.Stino di Livenza sembra proprio dimostrare che la situazione non è del tutto rosea. Anche in questo caso si è respirato un clima di avversione e di astio, sfociati in manifestazioni pubbliche con tanto di manifesti e gazebo, per non parlare anche di provocazioni culinarie a base di carne di porco.

migrants1

Il tema “profughi/migranti “ è da tempo noto, fino al  livello europeo, e continua a rappresentare – compresi gli ambiti locali nostrani – una invitante trincea, dove, molte volte finisce per prevalere “la pancia “, con i suoi preconcetti e distinguo. Non ci può essere lassismo nelle politiche  di accoglienza, peggio ancora quando ci si arrocca solo all’appartenenza partitica. Sappiamo tutti che la problematica, in generale, è assai complessa, diventando addirittura esplosiva quando si parla di costruire nuove moschee o di aprire dei centri culturali islamici. Si pensi che nel nostro Paese sono già un migliaio le “moschee invisibili” perché si prega in scantinati, garage e capannoni. Le moschee ufficiali sono una decina, di cui meno della metà con minareto. Si stima che nel 2030 saranno tre milioni i musulmani in Italia. Come ci si regolerà, per quanta riguarda i luoghi di culto? L’ Italia è l’unico Paese in Europa a non disporre, al riguardo, di una legge quadro. La legge veneta in materia è entrata in vigore ancora nell’aprile del 2016, da molti ribattezzata subito “legge antimoschee “, con tutte le polemiche e discussioni che ne sono seguite. Ricordiamo che proprio in quei giorni, qui vicino a noi, ad Annone Veneto si apriva ufficialmente una moschea di proprietà, anche se all’interno di un capannone. Tra qualche mese a Thiene (VI) si inaugurerà un mega- centro islamico, sarà la più grande moschea del Veneto. Un progetto da oltre 500mila euro, tre piani con finestre arabeggianti più parcheggio interrato, con tutte le autorizzazioni di legge ed interamente finanziato con le offerte raccolte dai fedeli. Anche in questo caso, pur trattandosi di materia elettorale, c’è chi si è spinto a sventolare lo spauracchio del terrorismo, seminando sospetti legati alla formazione di cellule dormienti pronte a colpire in casa nostra.

http://www.ilpost.it/2017/06/15/le-foto-di-oggi-al-senato-5/

Voci, alte più che forti, di pubblici amministratori che puntano molto sulla diffusione della paura per poter, appunto, farsi paladini di una nuova e migliore società. Con buona pace magari di quanti vivono ogni giorno la pratica religiosa dentro ad una “Chiesa” abituata all’approccio solidale nei confronti di chi ha più bisogno, anche attraverso le varie attività che si svolgono nelle nostre benemerite parrocchie. E fuor di dubbio che la contingente criticità economica finisce per renderci tutti più egoisti, con il risultato di mettere al primo posto noi italiani e poi gli immigrati. Ecco allora perché fanno colpo slogan tipo “ paroni a casa nostra “, “ prima i veneti “ o anche “ noi che paghiamo le tasse “. Si fa strada, insomma, la definizione di un “ noi “ ristretto e assai poco condiviso. E non è cosa da poco, perché questa condizione si riverbera anche a livello di provvedimenti legislativi sia a livello regionale che nazionale. Pensiamo, ad esempio, allo Ius Soli e allo Ius Culturae, attualmente in discussione in Parlamento. Le ricadute sono davvero grandi. Infatti a questa legge sono potenzialmente interessati – solo nel Portogruarese – poco meno di 2000 figli di immigrati , in età da 0 a 18 anni, di cui un quarto nella sola città del Lemene. Se da una parte è comprensibile capire come la tolleranza non possa essere disgiunta da una sensazione di sicurezza, altrettanto non è opportuno ed accettabile porsi solo in maniera conflittuale nei confronti dei musulmani. Bisogna assolutamente guardare alle cose con una prospettiva di ragionevolezza o anche – se si vuole – di convenienza. Solo così potremo renderci conto che l’inclusione, la trasparenza della presenza, il suo riconoscimento sono gli elementi di base per far diminuire i conflitti sociali, anche quelli latenti, per non parlare dei rancori e dei pregiudizi che spesso rischiano di condurci verso situazioni peggiori di quelle che, magari, dichiariamo di voler sanare. Ecco perché ci è parso importante partire dalla “ Giornata mondiale del rifugiato “ e raccogliere, per quanto possibile, l’invito di “ proteggere è un dovere “ restando lontani da approcci di indifferenza se non di ostilità verso le vittime di tragedie umane che si sviluppano anche ai confini dell’Europa. La peggior crisi dal secondo dopoguerra. Dobbiamo però ricordare anche chi li aiuta, chi si impegna ogni giorno a metterli in salvo, per accoglierli e per far spazio a chi arriva da lontano in cerca di pace e solidarietà. Anche dalle nostre parti, inclusi quei pochi sindaci di “ frontiera “. Per questo vanno “celebrati “ operatori, volontari e cittadini: migliaia di uomini e donne di buona volontà che non ci stanno a vivere in una società chiusa ed impaurita, che hanno il coraggio di aprire le porte, di stabilire relazioni, di vivere insieme. Perché lo fanno? Risposte lapidarie, molto semplici: “Diversità è ricchezza ““ La pace è un cammino “. Beni che riteniamo solo teorici e che diamo per scontati, ma non è così perché l’umanità non si arresta davvero mai.

Gigi Villotta

Proposta di deliberazione in materia di regolamentazione gioco e scommesse.

no slot 3

Dichiarazioni del Capogruppo del Gruppo Consiliare “Centrosinistra Più Avanti Insieme” Marco TERENZI in merito alla presentazione da parte dello stesso gruppo di una proposta di deliberazione in materia di regolamentazione delle sale da gioco e delle apparecchiature elettroniche per il gioco lecito, nonché per la raccolta di scommesse e per la pratica e l’esercizio di giochi con vincita in denaro in genere.
Il sito del Ministero della Salute definisce la ludopatia (Gioco d’Azzardo Patologico) non solo un fenomeno sociale, ma è una vera e propria malattia, che rende incapaci di resistere all’impulso di giocare d’azzardo o di fare scommesse. Tale comportamento, in molti casi, ha portato le persone coinvolte a rovesci finanziari, alla compromissione delle relazioni, al divorzio, alla perdita del lavoro, allo sviluppo di dipendenza da droghe o da alcol fino al suicidio. Secondo alcune stime americane la ludopatia può interessare il 2-4% della popolazione, rappresentando dunque anche un importante problema di salute pubblica. Secondo alcuni autori, la ludopatia è la patologia da dipendenza a più rapida crescita tra i giovani e gli adulti. (cfr. sito ufficiale del MINISTERO DELLA SALUTE http://www.salute.gov.it/portale/salute).
Il fenomeno del GAP (Gioco d’Azzardo Patologico) costituisce anche nella Città Metropolitana di Venezia uno dei fenomeni di forte allarme sociale e per tale ragione in data 25 febbraio 2015 la Prefettura di Venezia ha sottoscritto – d’intesa con gli Enti istituzionali preposti, nonché le Associazioni di categoria e volontariato – un Protocollo per la prevenzione ed il contrasto del gioco illegale, la sicurezza del gioco e la tutela delle fasce deboli. In questo contesto è stato costituito un tavolo di lavoro composto da vari rappresentanti della comunità locale con l’intento di progettare e realizzare varie attività preventive ed educative nel campo dei problemi gioco-correlati.

Tali iniziative hanno portato diversi Comuni del Veneto Orientale ad adottare un regolamento comunale condiviso in materia di giochi,
Partendo da questa convinzione e preso atto di questo percorso il Gruppo Consiliare “Centrosinistra Più Avanti Insieme” ritiene che anche il Comune di Portogruaro debba dotarsi di uno specifico strumento di regolamentazione delle sale da gioco e delle apparecchiature elettroniche per il gioco lecito, nonché per la raccolta di scommesse e per la pratica e l’esercizio di giochi con vincita in denaro in genere, sia in termini spaziali (localizzazione e distanza da luoghi sensibili), sia in termini temporali (definizione orari), mediante l’introduzione di distanze di tali attività da luoghi sensibili, di requisiti strutturali specifici per i locali in cui è praticato il gioco, di obblighi informativi alla clientela, di limiti alla pubblicità, di fasce orarie di apertura e di misure rispondenti alle “best practices” suggerite dalla Prefettura.
Per questo, i Consiglieri Comunali appartenenti al Gruppo “Centrosinistra Più Avanti Insieme” nell’esercizio del loro diritto di iniziativa su argomenti di competenza del Consiglio Comunale, hanno trasmesso alla Presidenza del Consiglio Comunale una proposta di deliberazione finalizzata al REGOLAMENTO COMUNALE INMATERIADIGIOCHI.

Altempostesso il Gruppo Consiliare “Centrosinistra Più Avanti Insieme” si rende da subito disponibile a promuovere la discussione ed il confronto costruttivi, nelle Sedi Consiliari competenti, per addivenire ad un provvedimento condiviso nella misura più ampia possibile.

comunicato_stampa_73_adozione_regolamento_giochi_ludopatia_170617

ESSERE CITTA’

PERFOSFATI

Continuare ad agire tra conoscenza e bellezza

Portogruaro, come molti altri centri veneti, può definirsi una grande città senza essere città grande. Una grande città infatti non va confusa con una molto estesa e popolata. Alla sua grandezza hanno contribuito la conoscenza coniugata alla bellezza del paesaggio urbano che trova, soprattutto nel centro storico, la più marcata impronta di originalità, come ebbe a descriverla anche il Nievo. Dunque conoscenza e bellezza si sostengono a vicenda. La corrente di conoscenza porta a dare anche senso ai valori morali e civici che connotano cuore e mente di chi vi ha vissuto, suscitando nel tempo amore per la bellezza. Ed è proprio la corrente della bellezza ad illuminare il valore estetico della “ nostra “ città del Lemene, esaltandone la conoscenza. Insieme – dunque – conoscenza e bellezza finiscono per promuoverne un armonioso ordine sociale ed estetico che fa lievitare la stessa qualità del vivere. Attenzione però, perché – come scritto a gennaio – per continuare a “ Costruire la Città “, prima bisogna sentirsi, essere città. Ritengo utile questa premessa per portare un contributo costruttivo ad una “ questione “ che tocca da vicino uno dei comparti più importanti e significativi di Portogruaro: l’area dell’ex fabbrica Perfosfati nei pressi della stazione di interscambio gomma rotaia nel quartiere di S. Nicolò. Questione, forse fin troppo sottaciuta o sottovalutata, per non meritare di tornare al centro di un dialogo e di un dibattito aperto in città e per la città. La sua storia ed il successivo iter politico-amministrativo, soprattutto legato alla componente ambientale ed urbanistica sono noti, ma qui non sono in discussione le decisioni da parte di chi ha l’autorità di governo, ma le modalità di approccio e di condivisione sulle scelte ancora da prendere e sugli scenari che ne potrebbero scaturire a livello territoriale. Lo voglio ribadire perché la grande scommessa, non solo a Portogruaro, passa attraverso la rigenerazione urbana. Si evidenzia, sempre di più, la assoluta necessità di trovare una sintesi in un’idea di città, nella consapevolezza che una fase storica è definitivamente esaurita. Non va vissuta come una tragedia, perché una città ha più vite. Oggi necessità e desideri di un passato spinto dalla crescita economica sono altri, in particolare il tempo è segnato dalla qualità. Ecco che anche alla Città del Lemene viene oggi richiesto un impegno straordinario di sviluppare una nuova coscienza di sé, attraverso la rimodulazione e trasformazione degli spazi (creandone di più vivibili) e delle funzioni ( nuove tecnologie, formazione permanente delle risorse umane, sperimentazione di creatività, cultura, etc.). Mi pare invece che la città si stia sempre più adagiando a parlare con sé stessa, entro confini e relazioni ristrette. Mi piacerebbe invece cogliere, soprattutto da parte di chi ha la responsabilità della rappresentanza istituzionale e di governo, relazioni più ampie per una visione di città dinamica dentro una realtà metropolitana e regionale compiutamente policentrica. Non soltanto idee, ma anche soldi. Diventa indispensabile costruire finalmente un fronte comune capace di intercettare le risorse necessarie per un processo di riconversione economica ed urbanistica. Da tempo, nel nostro territorio, grazie alle IPA ( Intese Programmatiche di Area) e recentemente grazie al Decreto Periferie del governo nazionale – attraverso la Regione del Veneto – si è pescato molto sui fondi europei da attivare su progetti specifici. I risultati sono evidenti e facilmente riscontrabili proprio sull’ampia area urbana di contorno ai due grandi capannoni ex perfosfati, strutture prefabbricate dei primi del ‘900.

img_20170607_203116_resized_20170618_031036487

Fondamentale rimane però il recupero di progettualità attraverso un’elaborazione corale che sappia – intelligentemente ed opportunamente – confrontarsi e soprattutto tener conto anche di quanto in precedenza elaborato attraverso linee di indirizzo e piani attuativi, fin dai primi anni del nuovo secolo. Non si tratta solo di dare compimento ad una performante continuità dell’azione amministrativa, ma di cogliere un aspetto che trova nella programmazione generale territoriale, nello specifico il P.R.G. (Piano regolatore comunale – per usare il vecchio termine ) il suo riferimento più significativo. Una programmazione durata anni attraverso consultazioni e riunioni molto animate con amministratori pubblici, categorie economiche, professionisti e soprattutto cittadini. Lo sviluppo degli studi non si è limitato alla solita indagine sul territorio “ fisico “, quindi metri quadrati e cubi, km di strade, ma si è dato preminenza alle questioni innovative come ambiente, energia, agricoltura, turismo, consumo di suolo, trasformabilità del patrimonio edilizio esistente (compresa la Perfosfati ) ed altro ancora. Sono norme adottate ed approvate, non il rapporto di sintesi di un convegno pubblico. Tutti pilastri su cui poteva e può contare la trasformazione della nostra città. Di tutto questo finora un grande silenzio ed una opportunità davvero persa, chiudendosi in se stessi, a palazzo! Guai se non si valorizza la contestualizzazione, la condivisione, la promiscuità, il confronto, proprio per una maggiore flessibilità di pensiero e dunque concorrere a migliorare la sostenibilità dell’intero sistema. Ecco perché anche il futuro della Perfosfati poteva rappresentare un efficace e stimolante banco di prova per l’intera comunità di Portogruaro. E’ tardi ? Un vero peccato perché tutti, o almeno i più attenti, avrebbero già potuto contribuire a scrivere, con passione, un altro capitolo lungo l’ininterrotto racconto della città. Semplicemente perché Portogruaro siamo tutti noi.

Gigi Villotta

16 Giugno 2017

“Ex Perfosfati” e “Bando Periferie”: Chiesta convocazione commissione.

PERFOSFATI (2)

IL Gruppo Consiliare “Centrosinistra Più Avanti Insieme” ha espresso grande soddisfazione per la comunità nel momento in cui l’intervento di “archeologia industriale” e di ristrutturazione e rifunzionalizzazione dei capannoni dell’area “Ex Perfosfati sono rientrati nelle opere finanziabili della Città Metropolitana dal “Bando Periferie”. Del resto, a suo tempo, avevamo anticipato formalmente questa opportunità attraverso una “lettera aperta” inviata alla Sindaco e a tutti i soggetti interessati ed avevamo insistito affinchè l’opera fosse reintegrata nel programma delle opere pubbliche del Comune dopo che era stata inspiegabilmente depennata dall’Amministrazione Senatore.

Ma nonostante gli elementi di soddisfazione per la concreta possibilità del completamento attraverso il “Bando Periferie”, di un imponente intervento di riqualificazione, che è iniziato e si è sviluppato nei decenni precedenti, non possono essere sottaciuti elementi critici e di preoccupazione intorno a questo tema.

Il primo elemento fortemente critico nei confronti dell’Amministrazione Senatore è che di fronte ad un’area ed ad una progettualità di tale complessità ed importanza il Consiglio Comunale e la comunità nel suo complesso non sono stati adeguatamente coinvolti in questi mesi ed in queste fasi.

Per questo abbiamo chiesto la convocazione della Commissione competente all’interno della quale cercheremo di porre a tema alcune osservazioni e di chiedere risposta ad alcuni quesiti, in particolare sul rapporto fra la progettazione definitiva, di cui già dispone l’Amministrazione, ed il nuovo progetto di fattibilità tecnico-economica approvato che richiederà un nuovo progetto definitivo/esecutivo (perché un nuovo progetto?), sulle linee di indirizzo della progettazione stessa, sull’assetto urbanistico discendente ed infine sui tempi previsti dalla procedura “Bando periferie” (che sembrano molto stretti) e dalle norme vigenti.

comunicato_stampa_72_area__perfosfati_rev_150617

GESTIRE LA RETE

smartphone

Educare alla cultura digitale

Tra pochi giorni chiude un altro anno scolastico. Pur tra carenze strutturali ed altre note difficoltà, la scuola rimane un punto fermo ed imprescindibile per l’istruzione, l’educazione e la formazione delle giovani generazioni. Da vecchio insegnante in pensione rimango sempre dell’avviso che essa debba saper leggere anche l’angoscia sul volto dei ragazzi. Mi rendo conto che è cambiato il mondo. Siamo ormai alla “ Generazione 2.0 “ con l’addio alla televisione ed il web che vola sul cellulare, sempre con modelli più sofisticati. In quest’ultimo periodo non sono davvero mancate nel Portogruarese le occasioni per conoscere, approfondire e capire di più alcuni fenomeni che davvero stanno provocando danni seri, soprattutto nella fascia adolescenziale. Incontri e tavole rotonde sono state organizzate in diverse scuole ed anche convegni promossi da associazioni ed amministrazioni pubbliche. Sono state coinvolte anche le famiglie attraverso le azioni ed i contributi di dirigenti scolastici, funzionari della polizia postale, psicologi, esperti in relazioni e dinamiche interpersonali, giudici ed avvocati. Stiamo parlando di bullismo, con particolare attenzione al cyberbullismo, della sua prevenzione e gestione. Anche dalle nostre parti la cronaca ne ha abbondantemente evidenziato la portata. Ma l’argomento potrebbe allargarsi alla dipendenza da internet e smarphone, con i giovani tra i 15 e i 19 anni tra i più a rischio. Le statistiche parlano chiaro, evidenziando come siano 6 le ore che gli adolescenti dichiarano di trascorrere, ogni giorno, su internet e ben il 6%, nella fascia di età tra i 14 e i 17 anni, sono vittime di bullismo via web. L’adolescenza è per definizione l’età della ribellione, ma la nostra società – che gli esperti definiscono post moderna – ha finito per amplificare i pericoli che i giovani d’oggi vivono. Sono sempre più soli e solitari. Fortunatamente il Parlamento italiano, dopo quattro anni di tira e molla, ha varato – una ventina di giorni fa e all’unanimità – una legge per prevenire e contrastare il fenomeno del cyberbullismo. Il testo, le cui norme riguardano i ragazzi e non gli adulti, introduce misure di carattere educativo e formativo, per favorire una maggiore consapevolezza tra i giovani del disvalore di comportamenti persecutori che, generando spesso isolamento ed emarginazione, possono portare anche a gravi conseguenze su vittime particolarmente fragili. La legge è indubbiamente un grande passo in avanti, ma da sola non basta. Diventa sempre più necessario ritornare a parlare di coesione sociale, un imperativo che coinvolge tutti: scuola, famiglia, mondo dello sport, parrocchie, e più in generale tutte le agenzie educative. Perché di fronte a questa escalation di violenza e solitudine bisogna senz’altro agire. Il fenomeno della dipendenza da internet ed il suo uso indiscriminato, anche contro qualcuno, non è ancora classificato e per molti versi è ancora sconosciuto. “ E’ un fenomeno complesso e ci stiamo attrezzando per capirlo “ così si è espresso il dott. Diego Saccon, direttore del SERD (Servizio Dipendenze ) della nostra Usl 4 del Veneto Orientale. Mentre l’adulto è più affascinato dal mondo virtuale di Facebook, i giovani invece preferiscono Instagram e Whatsapp e ci passano pomeriggi e nottate, le ore cioè libere dagli impegni di scuola. Recentemente è stata diffusa una ricerca (Università di Firenze) che rivela un primato tutto italiano.

smartphone-2

Il 62% dei bambini naviga in internet senza la supervisione di un adulto, il 13% in più della media europea che si ferma al 49. “ Il buon giorno si vede dal mattino “, recita un vecchio proverbio, e quindi diventa davvero più arduo e difficile intervenire “ quando le vacche sono uscite dalla stalla “, come diciamo dalle nostre parti. Sembra quasi che nel mondo esaltato dei media il male ed il bene non esistano più, non abbiano più senso. Il “ mi piace “ e “ il non mi piace “ sembrano diventati una sorta di confine etico. Ci si può realizzare con questi “ like “ oppure restano solo una pietosa anestesia per non correre il rischio di farsi domande più grandi? E’ in pericolo la stessa linea di demarcazione tra il bene e il male e possiamo solo immaginare cosa concretamente comporti “ la mancanza di sfide “ per una vera crescita – nel tempo – dell’essere umano. Sono d’accordo con quanti sostengono che la prima sfida è proprio quella di sapere cos’è il giusto e cos’è l’ingiusto, perché rappresenta la condizione basilare per poter poi scegliere e quindi da che parte stare. E’ l’indistinto che finisce per generare angoscia profonda nelle persone. Per questo, per uscire dalla opacità tristemente distruttiva che li sta fagocitando, i nostri ragazzi hanno bisogno non solo di adulti capaci di offrire loro delle sfide in questo campo, ma anche di uno Stato e di una politica che, con azioni semplici ed atti concreti, credano seriamente nel loro futuro.

Gigi Villotta

01 Giugno 2017

34 MILIONI DI EURO all’anno IN MENO PER LA SANITA’ per i Cittadini del Veneto Orientale!

assl10theme_logo

Sui media tanta enfasi per “innaugurazioni ” di reparti che funzionavano da anni poi chiusi poi riaperti, ma nessuno che parli del vero problema per la Sanità del veneto Orientale : i soldi dalla Regine sembra siano 34 MILIONI DI EURO all’anno IN MENO della media regionale per i Cittadini del Veneto Orientale!

La regione Veneto ha portato la quota pro-capite media annua per l’ULSS4 Veneto Orientale ad euro 1.405,00, all’ultimo posto fra le AAUULLSSSS del Veneto, contro una media della Regione Veneto di 1.567 euro, per i 211.000 circa abitanti del Veneto Orientale si tratta di circa 34 Milioni di euro all’anno in meno della media regionale.

Ecco allora cosa dice Marco Terenzi a proposito della MOZIONE PROPOSTA DAI Consiglieri DEL GRUPPO Centrosinistra Più Avanti Insieme in Consiglio Comunale a Portogruaro .

 

“Nel corso della seduta del Consiglio Comunale di mercoledì 24 maggio 2017 è stata approvata all’unanimità una mozione presentata dal Gruppo di Centrosinistra Più Avanti Insieme recante per oggetto i riparti della Regione Veneto delle risorse del Fondo Sanitario Regionale alle diverse AULSS del territorio regionale per il finanziamento dei servizi sanitari, ospedalieri e territoriali, di prevenzione, cura e riabilitazione rientranti nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza).

Con l’ultima DGR 2239 dd. 23/12/2016 della Regione Veneto “Programmazione finanziaria delle risorse indistinte del FSR previste per l’esercizio finanziario 2017 ed adempimenti urgenti per garantire la continuità nell’erogazione dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) da parte degli Enti del SSR”  l’effetto congiunto della riduzione delle risorse assegnate e dell’ aumento della popolazione residente nell’AUSL4 VO (Treporti-Cavallino), ha portato la quota pro-capite media per l’ULSS4 Veneto Orientale ad euro 1.405,00, all’ultimo posto fra le AAUULLSSSS del Veneto,  contro una media della Regione Veneto di 1.567 euro, aggravando ulteriormente la cronica sottostima delle risorse assegnate al Veneto Orientale per i servizi di prevenzione, cura e riabilitazione territoriali ed ospedalieri.

Anche rispetto alle risorse assegnate al Veneto Orientale per la residenzialità degli anziani, rispetto ai parametri regionali, in considerazione dell’incidenza della popolazione anziana, si evidenzia una pesante sottostima, essendo il numero di impegnative di primo livello per la residenzialità di anziani pesantemente al di sotto rispetto al valore teorico e a quanto assegnato ad altri territori (si stima una carenza di circa 300 posti letto fra il valore teorico ed il valore effettivo).

Tutto ciò nonostante l’evidenza che il territorio del Veneto Orientale conservi da tempo una specificità che risiede sulla stretta contiguità con uno dei maggiori bacini turistici dell’Europa, che nel corso della stagione estiva ospita milioni di turisti che richiedono giustamente servizi, e con la Regione Friuli Venezia Giulia, i cui servizi sanitari sono oggetto di attrazione per i residenti nel territorio del Veneto Orientale stesso, con trasferimento di risorse verso questa Regione.

 

Per assicurare e promuovere livelli essenziali ed omogenei di assistenza, la continuità assistenziale fra ospedale, servizi intermedi (ospedale di comunità ed RSA) e servizi territoriali, nonché l’integrazione socio-sanitaria nel territorio dell’ULSS4 Veneto Orientale, in un contesto territoriale specifico, non bastano le intenzioni; ci vogliono chiarezza nella programmazione e adeguate risorse ed investimenti!

 

Perciò la mozione approvata dal Consiglio Comunale di Portogruaro impegna l’Amministrazione ad esperire ogni azione ed iniziativa utile, in particolare anche all’interno della Conferenza dei Sindaci dell’ULSS4 Veneto Orientale, affinchè la Regione Veneto:

–             riallinei la quota capitaria per abitante dell’ULSS4 Veneto Orientale per il finanziamento dei livelli di assistenza sanitaria e socio-sanitaria, ricordando che – allo stato dell’assegnazione 2017 delle risorse – la quota capitaria per abitante è la più bassa nella graduatoria dei territori della Regione Veneto con un notevole divario rispetto alla quota capitaria di altri territori e della quota capitaria media nella Regione Veneto;

–             riallinei in favore del Veneto Orientale ed in particolare del Portogruarese il numero di impegnative di residenzialità di primo livello, con le correlate risorse, anch’esso marcatamente sottostimato rispetto al bisogno espresso, alle strutture esistenti nel Portogruarese e nel Veneto Orientale ed ampiamente al di sotto della media registrata nei diversi territori della Regione Veneto.”

qui di seguito il comunicato stampa di Marco Terenzi:

comunicato_stampa_71_riparti_fondo sanitario regioale_2017_280517