COME DIRSI EUROPEISTI ?

 

Ricordare il passato, per riflettere sul futuro

L’Europa unita non pare in ottime condizioni di salute, non se la passa bene. Altrettando dovremmo dire del “ sentimento europeista “ se ci fermiamo alle pochissime bandiere blu a stelle gialle che sono state esposte dai portogruaresi lo scorso 9 maggio, festa dell’Europa. Eppure, secondo gli ultimi sondaggi, ci sono tre europeisti ogni quattro italiani. Sono i giovani, soprattutto i laureati, i più coraggiosi scommettitori sul presente e futuro dell’Unione, anche se l’originario progetto federalista è rimasto nel cassetto, a favore della più pragmatica Comunità economica europea. Un modello ispiratore che nel tempo è diventato un bersaglio su cui troppi sparano. Paiono davvero lontani gli anni cinquanta in cui De Gasperi sognava “ la nostra patria Europa “ e si dava da fare, assieme ad Adenauer e Schuman, per costruire una casa comune, dalla quale non poter tornare indietro. L’Europa è diventata un problema, ancor prima della Brexit, una sorta di affermazione che desta reazioni vivaci, non sempre etichettabili solo con matrici nazional-populiste. Vale la pena di ricordare, a proposito di ricorrenze, che il 25 marzo scorso sono stati celebrati i 60 anni dei Trattati di Roma da 27 capi di stato e di governo, dove – per fortuna – è stato rinnovato l’impegno a mantenere viva “ la fiamma valoriale “ che ha dato origine a questa realtà che tanti benefici, la pace in primis, ha comportato per il vecchio continente. Non va mai infatti dimenticato il richiamo alle radici culturali, se si vorrà dare veramente all’Unione una seria e reale identità politica. Ma a qualificare l’identità dell’Europa non basta certo il riferimento alla doppia radice ebraico-cristiana ed illuministica. Sarà necessario altresì individuare il concreto orizzonte storico e filosofico/culturale in cui è avvenuto e maturato, nel tempo, l’incontro- scontro tra l’una e l’altra. Ricordare il passato, per riflettere sul futuro. Infatti le difficoltà e i problemi che stiamo ora affrontando tendono a farci allontanare dalle radici della nostra storia. Il terrorismo, la prolungata crisi economica, le migrazioni, ma soprattutto la mancanza di una solidarietà e di una politica condivisa hanno reso più deboli le nostre radici comuni ed hanno fatto nascere movimenti e partiti che mettono in dubbio le ragioni stesse dell’Unione. E si mettono in dubbio proprio oggi, quando si afferma sempre più forte l’evidenza e l’esigenza che le sfide da affrontare non possono essere superate da nessun paese europeo preso singolarmente. Eppure il paradosso, anche grazie al recente successo elettorale di Macron in Francia, è che la vecchia Europa – con tutti suoi problemi – sia tornata al centro del dibattito pubblico. Un’arena politica in cui nei diversi Paesi si discute contemporaneamente delle stesse cose. Forse, mai prima d’ora, quella che era nata come l’dea di pochi illuminati e si era sviluppata come la pratica di troppi burocrati, sta sempre più entrando nei discorsi delle famiglie e nei bar. Si tratta di una partita aperta e niente è definitivamente perduto.

Ma per salvare l’Europa o meglio il sogno europeo ci vuole coraggio, perché c’è sempre un prezzo da pagare. Stavolta bisognerà decidere di cambiare, non certo l’idea d’Europa ma le classi dirigenti che finora ne hanno svuotato il senso ed il significato. Infatti, prendendo a prestito le parole di David Hume, filosofo scozzese del ‘700, oggi gli Stati membri della Ue assomigliano tanto a degli agricoltori che dicono: “ Il tuo grano è maturo, oggi, il mio lo sarà domani. Sarebbe utile per entrambi se oggi io lo lavorassi per te e tu domani dessi una mano a me. Ma io non provo nessun particolare sentimento di benevolenza nei tuoi confronti e so che neppure tu lo provi per me. Perciò io oggi non lavorerò per te perché non ho alcuna garanzia che domani tu mostrerai gratitudine nei miei confronti. Così ti lascio lavorare da solo oggi e tu ti comporterai allo stesso modo domani. Ma il maltempo sopravviene e così entrambi finiamo per perdere i nostri raccolti per mancanza di fiducia reciproca e di una garanzia”.

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L’ Europa non è una opzione, ma una vera e propria necessità. Vietata dunque qualsiasi forma di autocompiacimento europeista, nella convinzione che il coraggio necessario per un vero salto verso l’equilibrio virtuoso ed una rinforzata cooperazione lo può trovare solo la politica. “ Europa famiglia di popoli”,  così la vede papa Bergoglio. Non dunque la creazione di un superstato o di una eclettica tecnocrazia, ma una convivenza delle diversità, capace di farle collaborare e di integrarle nell’orizzonte di senso proprio di un umanesimo personalista. Pensiero caro a Jacques Maritain che ha sempre privilegiato il bene sociale nello scacchiere del vivere insieme. Peccato che nel tempo il processo di secolarizzazione abbia finito per far smarrire questo obiettivo, privilegiando accordi ideologici preventivi o peggio egoismi nazionali.  Siamo dunque tutti chiamati – ai diversi livelli e ruoli – a partire dalla realtà che ci circonda, comprese le sue urgenze più concrete, a contribuire a far emergere l’ideale, non l’utopia per dare ancora un senso, direzione e significato ad un rinnovato cammino comune europeo, affrontando subito sfide importanti come quella demografica e cultural formativa.

Gigi Villotta

Maggio 2017

Le dimissioni del dr. Cara GENERANO SCONFORTO

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“Le dimissioni del dr. Cara, Dirigente Medico del Punto Nascita alla vigilia della riapertura , GENERANO SCONFORTO.
Due anni fa il punto nascita è stato chiuso dalla Direzione dell’AUSL per la mancanza degli standard di sicurezza minimi; oggi il Responsabile Medico, dopo un’altalena di annunci e di smentite nella comunità, alla vigilia della riapertura e della “passerella” del Presidente della
Regione Zaia a PORTOGRUARO prevista per il 29 maggio pv, si dimette per le stesse ragioni! ”

Ma vediamo per intero le dichiarazioni del Gruppo Consiliare Centrosinistra Più avanti Insieme :

“Le dimissioni del dr. Cara, Dirigente Medico del Punto Nascita alla vigilia della riapertura, proveniente dall’Ospedale di S.Vito al Tagl.to Pn e chiamato a riorganizzare il punto nascita ed a rafforzare l’area del materno-infantile dell’ospedale di Portogruaro, generano sconforto nella comunità e soprattutto generano legittimi e motivati interrogativi nell’apprendere che le dimissioni irrevocabili vengono rassegnate nella convinzione di “non poter garantire l’apertura del reparto per la data indicata, in ragione della mancanza degli standard di sicurezza minimi che ritengo necessari e imprescindibili per la sicurezza delle gestanti, dei nascituri e del personale medico e paramedico tutto”.

Due anni fa il punto nascita è stato chiuso dalla Direzione dell’AUSL per la mancanza degli standard di sicurezza minimi; oggi il Responsabile Medico, dopo un’altalena di annunci e di smentite nella comunità, alla vigilia della riapertura e della “passerella” del Presidente della Regione Zaia a Portogruaro prevista per il 29 maggio pv, si dimette per le stesse ragioni!

Apprendiamo dalla stampa che, nonostante tutto, l’AUSL conferma la riapertura ammettendo, però, il declassamento del punto nascita da livello tre, così come era stabilito dalla Regione Veneto con apposita delibera, al livello due. Non era questo che la comunità di Portogruaro si attendeva.

Questa ennesima grave difficoltà si aggiunge al fatto altrettanto grave, mai registrato nella storia del nostro ospedale, di un reparto rimasto inattivo per quasi due anni con la contestuale chiusura del punto nascita di Latisana. E’ così che un comprensorio molto esteso, fra il Veneto Orientale e la Bassa Friulana , è rimasto senza Punto Nascita.

Di fronte a questi avvenimenti il Presidente Luca Zaia ed il Vicepresidente Gianluca Forcolin, esponenti di un partito, la Lega Nord, che da decenni governa la Sanità nella Regione Veneto e dunque nel Veneto Orientale, dovrebbero manifestare una maggiore sobrietà ed un maggiore rispetto per i cittadini della nostra comunità cominciando a spiegare, ad esempio, come mai la Regione Veneto continui a sottostimare le risorse per il finanziamento dei servizi sanitari nel Veneto Orientale, portando la quota pro-capite media per l’ULSS4, con l’ultimo riparto (dicembre 2016) dei fondi del Servizio Sanitario Regionale 2017, addirittura all’ultimo posto della graduatoria regionale, con un notevole divario rispetto alla quota capitaria di altri territori ed alla quota capitaria media nella Regione. Sapendo, peraltro, che il Veneto Orientale è un territorio caratterizzato dalla contiguità con uno dei maggiori bacini turistici dell’Europa e con la Regione Friuli Venezia Giulia.

Per assicurare e promuovere livelli essenziali ed omogenei di assistenza, la continuità assistenziale fra ospedale, servizi intermedi (ospedale di comunità ed RSA) e servizi territoriali, nonché l’integrazione socio-sanitaria nel territorio dell’ULSS4 Veneto Orientale, in un contesto territoriale specifico, non bastano le intenzioni; ci vogliono chiarezza nella programmazione e adeguate risorse ed investimenti!

Infine Il Gruppo Consiliare Centrosinistra Più avanti Insieme esprime piena solidarietà al dr. Vincenzo Cara, professionista serio e stimato, che si era messo concretamente in gioco, scegliendo Portogruaro e credendo nel progetto di rilancio del punto nascita, che aveva “abbracciato con grande entusiasmo”.”

LA FESTA DEL LAVORO

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Emergenza nazionale da superare con uno sviluppo integrale

Alzi la mano chi, lo scorso 1 Maggio – Festa del Lavoro – ha dedicato un po’ del proprio tempo a riflettere seriamente su questa emergenza lavoro che tanto dibattito e preoccupazione sta creando nel nostro Paese. Lavoro che manca, che in futuro cambierà ancora. Infatti la tecnologia prodotta dalla genialità umana minaccia veramente di “ rottamarci “ anzitempo. La sua velocità di sviluppo sta intaccando la stessa capacità di creare nuovi posti di lavoro. Sta accadendo in tutto il mondo, esasperando le paure per il tempo a venire. L’uomo viene sostituito in molte attività, ma questo processo non è sicuramente un prologo di libertà, bensì di ulteriore marginalizzazione. Ma il lavoro è e resterà centrale nell’esistenza degli uomini e delle donne, non potrà mai essere ridotto alla sola, pur importante, dimensione economica, ma dovrà essere sempre più associato al senso della vita. E’ una questione di dignità. Non sempre, infatti, l’aumento di produttività produce ricchezza e nuova occupazione, ma rischia di concentrare sempre più il potere in poche mani. Senza parlare dei tanti giovani, cui già paradossalmente pesano gli anni futuri, che finiscono, purtroppo, per allontanarsi dalla politica ed anche “ divorziare “ dagli stessi sistemi democratici, perché li ritengono incapaci di rispondere ai bisogni essenziali delle persone. Vanno per questo riformati al più presto i modelli di sviluppo e i patti sociali, non certo attraverso scontri politici ed ideologici che portano inevitabilmente solo tanti annunci, ma poca o nessuna capacità gestionale ed organizzativa. Quel che è peggio, come già accaduto, senza che ci sia mai qualcuno che si assuma la responsabilità delle scelte sbagliate e degli insuccessi. Il “ caso voucher “ ( pensato bene, ma applicato male ) ne è solo un esempio. Al di là dei numeri drammatici sulla disoccupazione, sono proprio le vite concrete delle persone che devono stare a cuore non solo ai responsabili di governo, alle imprese e alle diverse forze sociali, ma all’intera società civile, quindi anche a tutti noi.

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Basta giocare sulla pelle della gente, magari giocando a scaricabarile. Mi rendo conto – da profano – che non esistono delle ricette preconfezionate, ma per tentare di dare delle risposte concrete a chi è direttamente colpito da questa pesante esperienza, bisognerà evitare, come sostenuto da autorevoli economisti, la diabolica logica delle finanziarizzazione che rischia di non far avvertire la drammaticità del problema, perché corre il rischio reale di ridurre il lavoro ad uno dei modi marginali di produzione del reddito. Solo un’esperienza lavorativa libera, creativa, partecipativa e sociale, come si legge nel documento preparatorio alla Settimana Sociale dei cattolici italiani ( Cagliari 26-29 Ottobre p.v.) potrà permettere ad ognuno di accedere ad una vera “ prosperità “ nei suoi  molteplici aspetti. Quello del lavoro, infatti, è un tema sul quale si gioca non solo il futuro dei singoli, ma anche la tenuta etica e sociale della nostra stessa nazione. Come dimenticare o meglio non rileggere l’art. 1 della nostra Costituzione, con l’accortezza però di mettere insieme i due commi di cui è composto, per comprenderne fino in fondo la portata ed il significato. Diventa allora tutto più chiaro, ma forse anche no, se lo si mette a confronto con quello che sta accadendo attualmente nel nostro Paese. Ancora una volta il dettato costituzionale non viene attuato ed i rischi di una deriva sono assai concreti, tanto più se interpretati alla luce anche degli articoli 4 ( sul diritto al lavoro ) e 36 ( sulla esistenza libera e dignitosa ). Il Governo ed il Parlamento dovrebbero pensare molto di più a varare dei provvedimenti che danno compimento alla nostra Carta, piuttosto che impiegare mesi e mesi a discutere sul come riformarla.

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Mi sono chiesto più volte come mai e perché non si è mai deciso di dedicare al “tema del lavoro” una prolungata e responsabile sessione parlamentare, andando ben oltre il Jobs Act o la riforma Fornero, dimostrando al Paese di avere in mente una vera strategia futura. Ho tentato di darmi anche una risposta che però non riesco a declinare compiutamente perché, sono consapevole – vista la posta in gioco – di dover fare i conti con due termini dal preciso significato: popolo e populismo. Basta prendere il vocabolario della lingua italiana per capirne il significato, anche se mi riesce più facile identificare la seconda parola con demagogia. Mi domando come sia possibile, oltre che lecito, dividersi sul lavoro, dal quale dipende, come detto, la stessa dignità del’uomo? Come non far provare ad una persona il peso del proprio fallimento? Mi sento come disorientato e come me credo tanta gente. E un popolo disorientato non può essere  “sovrano “. Certo si può porre rimedio, ma nella consapevolezza che, se restiamo fermi, corriamo due grandi rischi. Da una parte l’avvenire dei nostri giovani e dall’altra la compromissione di quelle conquiste per le quali tante persone hanno speso e dato la vita. Intanto, anche dopo le recenti elezioni presidenziali in Francia, dobbiamo prendere atto che le tradizionali coordinate politiche non reggono più. Bisognerà davvero capire – in casa nostra – chi sarà il più rapido e il più capace a disegnarne e crearne di nuove, mettendo il lavoro tra le questioni prioritarie da affrontare e possibilmente risolvere.

Gigi Villotta

08 Maggio 2017

Quale futuro per Livenza Tagliamento Acque S.p.A.?

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ECCO cosa dice Marco Terenzi a proposito di LIVENZA TAGLIAMENTO ACQUE S.p.A., nel suo comunicato del 04 05 2017:

Abbiamo richiesto la convocazione di un Consiglio Comunale Straordinario.
Cerco di spiegarmi meglio:

Si comunica che nel corso del Consiglio Comunale dd.02 maggio us. e successivamente con nota formale il GRUPPO CONSILIARE “CENTROSINISTRA PIU’ AVANTI INSIEME” ha richiesto la convocazione di un Consiglio Comunale Straordinario recante per oggetto l’organizzazione e la gestione del servizio idrico integrato a seguito dell’approvazione della Legge della Regione Friuli Venezia Giulia n.5 del 15/04/2016 ed in ragione delle normative previste per la gestione “in house” dei servizi idrici integrati, con particolare riguardo alfuturo di LIVENZA TAGLIAMENTO ACQUE S.p.A.

 Il tema è di grandissima importanza anche per la comunità Portogruarese.

Già in un precedente Consiglio Comunale del 20/01 us. il Capogruppo Consiliare aveva sollecitato un intervento informativo di adeguato dettaglio alla Sig.ra Sindaco Senatore con riguardo all’oggetto, nella convinzione che – nel frattempo – questo Consiglio sarebbe stato sollecitamente coinvolto, cosa che invece non è avvenuta.

In data 26 marzo us. il Gruppo Consiliare aveva presentato un’interrogazione inerente l’organizzazione e la gestione del servizio idrico integrato a seguito dell’evoluzione normativa , con riguardo all’adesione dei Comuni Veneti interessati all’ambito unico regionale friulano ed alle ipotesi di prospettiva relative alla Società di gestione. All’interrogazione non è stata data, nei fatti, alcuna risposta da parte della Sig.ra Sindaco Senatore, in quanto l’iter amministrativo sarebbe ancora in corso e rappresentando come “non appena definiti tutti gli aspetti e verificati tutti i possibili scenari ed individuato il percorso amministrativo da intraprendere sarà nostra cura trasmettere tutte le informazioni istituzionali richieste che pertanto si rinviano ad una successiva comunicazione”.

Riteniamo la suddetta risposta insoddisfacente e l’atteggiamento dell’Amministrazione Senatore inaccettabile, da un punto di vista istituzionale, per il fatto che su un tema così rilevante ed importante per la Comunità di Portogruaro non sia stato ancora coinvolto questo Consiglio Comunale, nelle sue articolazioni, che ha una funzione deliberativa, di indirizzo e controllo, a maggior ragione quando si parla di beni comuni, qual’è l’acqua e la sua qualità e di infrastrutture fondamentali quali gli impianti di depurazione e le reti fognarie. Infatti, proprio dal Consiglio Comunale la Sig.ra Sindaco riceve il mandato sugli indirizzi e sulle soluzioni da sostenere, preso atto dell’evoluzione della normativa vigente.

Peraltro il percorso normativo, giuridico ed amministrativo, che riguarda il riassetto del sistema idrico integrato, in cui è coinvolto anche il Comune di Portogruaro, si è avviato da molti mesi ed ha avuto diversi passaggi istituzionali e tecnici.

Risulta anche che, su mandato dai Sindaci dell’assemblea di LTA ACQUE SPA, sia stato redatto un piano di fattibilità che identificherebbe soluzioni che dovranno comunque essere assunte in tempi brevi data la scadenza perentoria del 31/12/2017 e dati i passaggi tecnici ed istituzionali che dovranno essere assunti nel frattempo da LTA ACQUE SPA e dai Comuni interessati.

Per questi motivi abbiamo chiesto formalmente che venga convocato con urgenza un Consiglio Comunale Straordinario con all’ordine del giorno l’organizzazione e la gestione del servizio idrico integrato a seguito dell’approvazione della Legge della Regione Friuli Venezia Giulia n.5 del 15/04/2016 ed in ragione delle normative previste per la gestione “in house” dei servizi idrici integrati, con particolare riguardo al futuro della Società LIVENZA TAGLIAMENTO ACQUE S.p.A.

Il Capogruppo Consiliare “Centrosinistra Più Avanti Insieme”

Marco TERENZI

Portogruaro, 04/05/2017″

QUI DI SEGUITO IL LINK PER VEDERE IL COMUNICATO STAMPA:

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