RICOSTRUIRE IL “ PARTITO COMUNITA’ “

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Gli obiettivi della politica e le parole da non svuotare

Mancano pochi giorni alle primarie del PD di domenica prossima 30 aprile. In giro vedo poco interesse ed entusiasmo, a differenza di analoghe circostanze che nella prima decade degli anni duemila portarono alle urne fino a 4 milioni di cittadini elettori. Pare sia stata messa una sorta di “sordina”, quasi a ritenere ormai scontata questa importante scadenza, ridotta solo a riscontro di tipo statistico sulla percentuale di sostegno a Renzi ( già forte della schiacciante investitura nei circoli ) e sul numero di quanti si recheranno domenica ai seggi ( diserzione molto temuta dagli sfidanti Orlando ed Emiliano). Si parla già di successo se si riuscirà a coinvolgere più di due milioni di iscritti e simpatizzanti. Il tutto condito da recenti scissioni ed odi politici personali che continuano ad essere un elemento costante della stessa storia della sinistra italiana. Resta comunque un appuntamento significativo perché vale la pena di sottolineare come il metodo delle primarie rappresenti il logo, il marchio del PD, non tanto perché previsto dallo statuto fin dal 2008, ma la ragione stessa per cui si chiama “ democratico”. Ma che tipo di partito sarà il PD prossimo venturo? Pur non essendo iscritto ( andrò comunque domenica ad esprimere la mia preferenza ), mi sento di pretendere questa risposta che – solo marginalmente – sono riuscito a cogliere nelle tesi congressuali dei tre candidati alla segreteria. Non mi interessa un partito degli iscritti o dei circoli, sempre più in caduta libera, o peggio un partito di renziani contro antirenziani, ma una vera “cinghia di trasmissione“ con i cittadini, con un elettorato costantemente da frequentare e da consultare. Nessuno può certo immaginare il ritorno ad un passato definitivamente sepolto, ma non è neanche pensabile affidarsi solo alle mobili acque della attuale “ liquidità “. Significherebbe, di fatto, rinunciare ad un’opera di educazione politica organizzata, partecipata e durevole nel tempo, oltre alla elaborazione e alla trasmissione di una cultura che distingua un partito da un altro e ne motivi la ragione d’essere. Per questo un partito non può vivere di soli leader, in quanto struttura complessa, formata da uomini, idee, passioni ed anche…. ambizioni personali. Un partito deve essere fatto di carne, di sangue e di sudore, perché regge la vita delle istituzioni e seleziona la classe dirigente. Non si può vivere di sola televisione e social network. C’è bisogno, invece, di più politica da incanalare in partiti forti e rappresentativi che costituiscano la vera via per la costruzione del “ bene comune “, cosa ben diversa dalle fortune personali e dal successo della tanto vituperata casta. Credo si comprenda, dunque, quale possa essere il livello di preoccupazione con cui si dovrebbe guardare ad un sistema politico ed istituzionale che rischia di risultare inadeguato rispetto al difficile compito di ridare slancio riformatore, capacità di forza e di governo, autorevolezza ed affidabilità a tutto il nostro Paese. E questo compito non potrà mai essere affrontato da un singolo o da una corte di fidati e meri esecutori, ma deve passare dalla ricostruzione di un soggetto politico, di un partito capace di compiere quest’opera collettiva e plurale, radicandosi sul territorio e capace di interloquire con tutte quelle realtà economiche, sociali, culturali ed umane che rappresentano il patrimonio vero di questo Paese. In pratica basterà riprendere, sempre per questo verso, quella che fu l’ambizione di quanti hanno fondato e creduto nell’ Ulivo di Romano Prodi. Un’eredità andata via via slabbrandosi grazie anche alla “fusione fredda” del 2007 tra le due anime del PD. C’è sempre più bisogno ( e questo dovrà essere il primo compito del nuovo segretario ) di spazi di elaborazione politica e di comunità di persone capaci veramente di selezionare i quadri dirigenti e gli amministratori, valorizzandone la personalità, l’esperienza e la competenza. Proprio “ Comunità “ è la parola da cui partire e da non svuotare di significato. E’ proprio l’attuale particolare contesto di riferimento a rendere necessaria, come non mai, una sana e chiara riflessione sui cosiddetti “ contenitori “ politici. Ha ancora senso insistere sulla forma “partito” ? Se sì, da che cosa si dovrebbe ripartire? Sono domande che interpellano ed investono in profondità il rapporto stesso tra cittadini e rappresentanza. Finita l’era del “ partito liquido “ in cui il leader era chiamato ad intercettare i flussi d’opinione, non per forza – come detto – si dovrà tornare alle strutture pesanti del passato. Ecco perché è auspicabile scatti l’ora del “partito comunità “ e dello “ schieramento comunità “, in cui il leader, per essere tale, deve mostrare capacità di aggregazione e di mediazione ( e di coalizione). Tra cittadini, innanzitutto, e poi tra iscritti e militanti. Deve infatti essere il territorio, anche con le sue contraddizioni e le sue potenzialità, il termometro di riferimento per chiunque aspiri – ai diversi livelli – a risolvere i vari e complessi problemi che attanagliano la nostra quotidianità. Ben prima e ben più di caminetti chiusi, congressi aperti, finanche delle primarie. Per non parlare delle adunate di popolo convocate ad hoc, o peggio di decisioni dall’esito scontato prese on-line. Un “partito comunità” dovrà dunque rimettere piede nelle periferie disagiate, nei luoghi dove il lavoro manca o è a rischio, tra le giovani famiglie, ….. insomma in tutte quelle realtà che da decenni sembrano senza “cittadinanza”. Basta semplificare tutto, tirando sempre in ballo i “ populismi “. Per superarli e vincerli veramente serve davvero un grande bagno di efficace realismo, a tutti i livelli, perché non siamo più e solo di fronte ad uno scontro di potere, ma ad un cambio d’epoca che va interpretato e soprattutto interiorizzato.

Gigi Villotta

23 Aprile 2017

 

 

DOMENICA: QUALE FESTA?

Una riflessione si impone, senza forzature o scorciatoie

Sdoganata anche la Pasqua! Negozi, centri commerciali ed Outlet aperti anche nella festa religiosa più importante dell’anno. A breve, nel Bel Paese, le chiusure tradizionali non esisteranno più e così si completerà la cornice di liberalizzazione introdotta dal decreto Monti “Salva Italia“, ancora nel dicembre del 2011. Non volendo fermarci al mero profilo tecnico ed economico, o alle disposizioni di legge applicative che sono di stretta competenza regionale, ricordo come già questa complessa questione sia stata più volte trattata e dibattuta anche in riva al Lemene. Faccio riferimento a vari documenti usciti al riguardo: da quello prodotto in ambito IEICP ( Incontri Ecclesiali di Impegno Civile e Politico ) ancora nel 2012, fino alla mozione presentata in Consiglio comunale a Portogruaro il 29 marzo scorso. Se nel primo si poneva l’accento in particolare sui valori umani in gioco, l’OdG – approvato all’unanimità – richiama il Parlamento a regolamentare la disciplina dell’apertura delle attività commerciali, nel rispetto delle realtà territoriali, a tutela delle società locali e del lavoro autonomo e dipendente, e la Regione del Veneto ad attivare un tavolo regionale tra tutti i soggetti e categorie coinvolte per arrivare ad una proposta condivisa sul tetto massimo annuale di aperture festive consentite, con esclusione delle solenni festività civili e religiose. Davvero il mondo sta cambiando e le domande da porsi sarebbero tante, nella consapevolezza che, a seconda di come e da che parte si guardi alla complessità dei problemi aperti, ci possono essere punti di vista e risposte differenti, anche assai distanti. Nessuna forzatura o imposizione, certo, ma un invito a rifletterci su, questo sì! Partirei da una domanda di base: la domenica, arrivati a questo punto, resta davvero un giorno festivo realmente …. libero? Va sgombrato subito il campo da una possibile, ma fuorviante, chiave di lettura. Nel nostro Paese, spesso ossessionato dall’antagonismo clericale/anticlericale dovuto alla presenza della Chiesa, si tende a pensare che il rispetto della “ Festa “ sia un anacronistico piegarsi alle esigenze delle gerarchie vaticane o della conferenza episcopale italiana, come se la domenica fosse esclusivamente un tributo dovuto ai preti. Non è così! Il giorno festivo, come sostengono anche autorevoli laici pensatori , non è per i preti, ma più semplicemente lo spazio in cui l’uomo può realizzare il suo radicamento. Non a caso nella laicissima Olanda, come in Belgio e in Germania, i negozi e le catene della grande distribuzione rimangono rigorosamente chiusi la domenica. Sanno bene, infatti, in quei Paesi non confessionali che il giorno di riposo è un’occasione per stare insieme, per creare relazioni, per irrobustirle. E’ il momento, per i genitori, di fare qualcosa con i figli, per gli amici, di stare assieme e per tutti noi il tempo da dedicare a quelle piccole cose che fanno la nostra vita ricca e unica e che negli altri giorni non abbiamo mai tempo di fare. Il tempo sospeso del non acquisto ci apre agli incontri con l’altro e, per chi crede, anche all’ incontro con l’Altro. Solo l’apertura sull’ altro è in grado di dare un respiro diverso ai nostri giorni. Infatti, come scrive Susanna Tamaro, bisogna fare attenzione che la noia, primo stato d’animo della diversificazione del tempo, non porti ad attivare quel tizzone ardente che è l’inquietudine. Come dire vivere un tempo interiore che ormai si è incapaci di gestire, insomma uno smarrire il senso della diversità temporale. C’è poi il valore “etico“ del lavoro, perché quell’essere simbolico che chiamiamo “persona” è sempre in cerca di senso di quello che fa. Il discorso, aprendo questa parentesi, ci porterebbe lontano, ma serve a dimostrare che preservare la festa dall’invadenza di lavoro e di consumo non è solo una questione di saracinesche, di commercio, orari e calendari. La liberalizzazione totale del lavoro domenicale va ben oltre ai soli problemi di equità nella concorrenza e di funzionalità di servizi. Ecco perché si levano anche diverse voci che intendono favorire l’idea di “ liberare la domenica “. Vuole essere solo una contrapposizione formale, destinata ad essere perdente rispetto alle “ forze “ in campo, perché l’avere finisce sempre per prevalere sull’essere, oppure in gioco davvero ci sono questioni che alla lunga finiranno per minare alla base il nostro vivere quotidiano? Tra queste c’è un’ombra gigantesca che si avvicina e ci deve far pensare. Siamo tutti convinti che sia giusto garantire più servizi e più lavoro a tutti – specie in un momento di crisi come l’attuale – ma è cosa diversa dal pretendere di affermare che “ è tutto uguale “, che ogni giorno della settimana vale l’altro. Questo non è liberalizzare, ma distruggere. Adagiarsi o peggio omologarsi a questo appiattimento significa sottomettersi, arrendersi. In definitiva una resa senza dignità all’idea che l’unica cosa che conta è “ produrre e consumare”, riducendo il tempo solo a mercato e denaro. Sono in gioco valori molto grandi, ma molte volte non ci accorgiamo o peggio facciamo finta di non accorgerci che certe decisioni vanno ben oltre delle date da stabilire e riportare su un variopinto calendario.

Gigi Villotta

Dimissioni del Presidente MULATO della Fondazione Musicale S.Cecilia

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Il Capogruppo del Gruppo Consiliare “CENTROSINISTRA PIU’ AVANTI INSIEME” Marco TERENZI, in relazione alle dimissioni intervenute del Presidente Giovanni MULATO della Fondazione Musicale S.Cecilia, rilascia le seguenti dichiarazioni:

“La dimissioni del Presidente dr. Giovanni Mulato dalla Fondazione S.Cecilia, intervenute in data 06 aprile us., confermano, purtroppo, quanto avevamo da subito prefigurato e cioè che l’atteggiamento ed il comportamento dell’Amministrazione Senatore avrebbero creato serie difficoltà alla gestione della Fondazione S.Cecilia.
Infatti la convenzione, intorno alla quale il Gruppo “Centrosinistra Più Avanti Insieme”, insieme al Gruppo “Misto”, aveva espresso giudizi severi votando convintamente contro nel Consiglio Comunale del 31/10/2016, aveva ridotto il campo di attività della Fondazione e, progressivamente, il contributo dei soci fondatori, fino ad attestarsi a soli 50 mila euro ciascuno, per Comune e Città Metropolitana, prevedendo, alla fine del triennio di vigenza della convenzione, la piena autonomia gestionale della Fondazione. Con questo alla fine del triennio si prefigurava l’azzeramento della contribuzione e dunque la deresponsabilizzazione del Comune di Portogruaro e della Città Metropolitana, fatto in sé molto negativo non solo a livello finanziario ma anche a livello di immagine istituzionale.
Per porre rimedio a questi elementi molto negativi della Convenzione, i Gruppi “Centro Sinistra Più Avanti Insieme” e “Misto” avevano presentato, sempre nella seduta del 31/10, una mozione, firmata dai sette consiglieri comunali appartenenti ai Gruppi, che impegnava l’Amministrazione Senatore: •    ad allineare i contributi del Comune di Portogruaro, finalizzati all’attività della Fondazione con particolare riguardo alla scuola di musica a valere sugli anni scolastici 2016_2017 – 2017-2018 – 2018_2019, sui livelli ordinari precedentemente garantiti dal Comune stesso, ossia ad euro 150 mila euro per annualità; •    a garantire da parte del Comune di Portogruaro, per quanto di spettanza, quale socio fondatore, la continuità dell’impegno a supporto, anche finanziario, dell’attività svolta dalla Fondazione, escludendo qualsiasi prospettiva di disimpegno;
•    a sollecitare la Città Metropolitana al riallineamento dei contributi ai livelli precedenti sui 100 mila euro per annualità ed all’assunzione di responsabilità senza ipotesi di deresponsabilizzazione futura. La Mozione, presentata e sostenuta dai gruppi di opposizione era stata bocciata con i voti della maggioranza.
Ancora una volta l’Amministrazione Senatore, incurante delle evidenze e dei contributi propositivi delle opposizioni, ha inteso procedere in perfetta solitudine, indebolendo, in modo inspiegabile, dal punto di vista gestionale, un’eccellenza della storia e del presente della nostra città, strumento di diffusione di una cultura musicale per ragazzi, giovani ed adulti.
Il Gruppo “Centrosinistra Più Avanti Insieme”, insieme al gruppo “Misto”, nel corso della seduta della Commissione Cultura dd.13/04 us., ha chiesto la convocazione urgente della Commissione stessa sulle dimissioni del Presidente Mulato e sulla situazione gestionale della Fondazione che – peraltro – non ha ancora approvato il bilancio di previsione. Contestualmente è stata richiesta l’iscrizione del punto all’ordine del giorno del prossimo Consiglio Comunale.”

Fondazione Campus: cosa è emerso in Commisione cultura il 13 04 2017

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Ecco il resoconto di Marco Terenzi sulla riunione della commissione Cultura su Portogruaro Campus. Vediamo cosa dice:

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“IERI ho partecipato alla COMMISSIONE Cultura sulla attività Fondazione Campus Portogruaro.
L’Amministrazione Senatore purtroppo dimostra di non avere una visione sul futuro della città e di generare inspiegabilmente condizioni di incertezza e di difficoltà gestionali a realtà locali che invece andrebbero incentivate e rafforzate.

Ma cerco di spiegare meglio.

Si sono tenuti nella serata di ieri, giovedì 13/04, i lavori della Commissione Cultura del Consiglio Comunale la cui convocazione è stata richiesta dai gruppi “Centrosinistra Più Avanti Insieme” e “Misto” sull’attività della Fondazione “Portogruaro Campus” e del Polo Universitario di Portogruaro e soprattutto sulle intenzioni dell’Amministrazione Senatore circa il rinnovo della convenzione per dar continuità all’attività del Polo universitario stesso.

Abbiamo riconosciuto il valore strategico per Portogruaro del Polo universitario nel campo della formazione, per la produzione di capitale sociale e professionale nella comunità, per le prospettive lavorative delle nuove generazioni nel territorio e per la riqualificazione di imprese e lavoratori. Il polo universitario è diventato in questi venti anni un punto di riferimento per l’intero Veneto Orientale e per il Friuli Occidentale.

Abbiamo espresso apprezzamento agli Amministratori della “Portogruaro Campus”, presenti in Commissione, che hanno consentito alla Fondazione di mantenere un livello qualitativo elevato, aumentando nel contempo il numero di Corsi e proponendo una serie di Master di alta formazione orientati a studenti, lavoratori ed imprese del territorio.

Purtroppo abbiamo dovuto registrare da parte dell’Amministrazione Senatore, ancora una volta, la mancanza di prospettiva sul tema. La maggioranza che governa Portogruaro ha manifestato esitazioni ed incertezze che potrebbero mettere in seria difficoltà il Polo Universitario per la realizzazione del promettente progetto di attività predisposto con le Università di Trieste, Padova e Venezia. Manca infatti la convenzione per l’anno 2016 e per il triennio successivo si prevede una riduzione di risorse da parte del Comune che passano da 140 mila euro mediamente assicurati dalle precedenti amministrazioni ai 100.000 per il biennio 2017-2018 e ai 50 mila previsti per l’anno 2019.

Ancora una volta l’Amministrazione Senatore dimostra di non avere una visione sul futuro della città e di generare inspiegabilmente condizioni di incertezza e di difficoltà gestionali a realtà locali che invece andrebbero incentivate e rafforzate per la qualità, il valore ed il profilo delle attività svolte in ambito formativo e culturale. Si sta purtroppo ripetendo quanto è accaduto per la Fondazione Santa Cecilia e che presumibilmente ha portato alle dimissioni il Presidente Mulato.

I gruppi di opposizione hanno unanimemente chiesto all’Amministrazione Senatore un concreto cambio di passo sulla vicenda trovando l’accordo con la Fondazione “Marconi”, l’altro socio, insieme al Comune, della Fondazione “Portogruaro Campus”, assicurando la sottoscrizione della convenzione per il 2016 e per il triennio 2017-2019, garantendo, al contempo, le risorse necessarie per promuovere un futuro promettente e sostenibile al Polo universitario ed in definitiva alla comunità di Portogruaro.”

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Sanità: per il VENETO ORIENTALE mancano 34 MILIONI di eruo all’ anno!

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nuovo logo della ASSL del Veneto Orientale

Ecco il RECENTE (1 aprile) comunicato del Gruppo “CENTROSINISTRA PIU’ AVANTI INSIEME”
CONSIGLIO COMUNALE DI PORTOGRUARO
inerente la situazione della sanità del Veneto Orienta

“Apprendiamo dalla stampa come il Vice-Presidente della Regione Veneto Gianluca FORCOLIN ed il Consigliere Regionale Fabiano BARBISAN continuino a rassicurare la comunità ed i Comitati circa le intenzioni del Presidente ZAIA e della Giunta a trazione leghista sulla riapertura del punto nascita di Portogruaro a quasi ormai due anni dalla chiusura e dopo ripetuti annunci che non hanno avuto – evidentemente – ancora riscontro concreto.

Nessun riscontro, invece, è pervenuto dagli interessati circa le motivazioni del riparto, ancorchè provvisorio, del Fondo Sanitario Regionale per l’anno 2017 operato dalla Giunta Regionale, particolarmente sfavorevole per il Veneto Orientale, questione già giustamente sollevata dal Sindaco di S.Donà di Piave Andrea CERESER e dalla Consigliera Regionale Francesca ZOTTIS per le conseguenze negative che ciò potrà avere sulla sanità del Veneto Orientale. Infatti l’ultima Deliberazione della Giunta Regionale n. 2239 del 23 dicembre 2016 “Programmazione finanziaria delle risorse indistinte del FSR previste per l’esercizio finanziario 2017 ed adempimenti urgenti per garantire la continuità nell’erogazione dei LEA da parte degli Enti del SSR” ha portato la quota pro-capite media per l’ULSS4 Veneto Orientale ad euro 1.405,00, cioè all’ultimo posto della graduatoria regionale con un notevole divario rispetto alla quota capitaria di altri territori e della quota capitaria media nella Regione Veneto (euro 1565,00).

Non solo, dunque, non sono state adeguate le risorse assegnate all’ULSS 4 “Veneto Orientale”, storicamente sottostimate in ragione delle caratteristiche specifiche del territorio del Veneto Orientale, caratterizzato dalla stretta contiguità con uno dei maggiori bacini turistici dell’Europa e con la Regione Friuli Venezia Giulia, ma dagli atti ufficiali di programmazione sanitaria della Regione Veneto la situazione appare ulteriormente peggiorata.

Anche rispetto alle risorse assegnate al Veneto Orientale per la residenzialità degli anziani, in ragione dei parametri regionali, in considerazione dell’incidenza della popolazione anziana, si evidenzia una pesante sottostima, essendo il numero di impegnative di primo livello per la residenzialità di anziani al di sotto rispetto al valore teorico e a quanto assegnato ad altri territori (si stima una carenza di circa 300 posti letto fra il valore teorico ed il valore effettivo).

Per assicurare e promuovere livelli essenziali ed omogenei di assistenza, la continuità assistenziale fra ospedale, servizi intermedi e servizi territoriali, nonché l’integrazione socio-sanitaria nel territorio dell’ULSS4 Veneto Orientale, in un contesto specifico caratterizzato dalla stretta contiguità con uno dei maggiori bacini turistici dell’Europa e con la Regione Friuli Venezia Giulia, ci vogliono adeguate risorse!

E’ stata rinviata al prossimo Consiglio Comunale, per esigenze di tempo, la mozione presentata dal Gruppo Consiliare “Centrosinistra Più Avanti Insieme”, che impegna l’Amministrazione ad esperire ogni azione ed iniziativa utile, in particolare anche all’interno della Conferenza dei Sindaci dell’ULSS4 Veneto Orientale, affinchè la REGIONE VENETO riallinei la quota capitaria per abitante dell’ULSS4 Veneto Orientale per il finanziamento dei livelli di assistenza sanitaria e socio-sanitaria ed il numero di impegnative di residenzialità di primo livello, con le correlate risorse, entrambe ampiamente al di sotto della media storicamente registrata nei diversi territori della Regione Veneto.”

Portogruaro, 01/04/2017

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PORTOGRUARO CAMPUS: parliamone in Commissione Cultura

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il Gruppo Consiliare “Misto” e il Gruppo Consiliare “Centrosinistra Più Avanti Insieme” lunedì 3 aprile hanno chiesto venga convocata la Commissione Cultura per poter prendere visione della Convenzione fra il Comune di Portogruaro e la Fondazione Campus di Portogruaro, conoscerne i termini ed avere informazioni circa lo stato di fatto del procedimento di rinnovo della Convenzione medesima.

È stato anche chiesto che venga invitato in audizione il Presidente ed il Direttore della Fondazione “Portogruaro Campus” anche per acquisire elementi ed informazioni sulla missione ed il ruolo che la Fondazione è chiamata ad esercitare per la nostra città e per il territorio del Veneto Orientale e del Friuli Occidentale e per l’illustrazione circa le prospettive ed iniziative future della Fondazione stessa, per favorire e consolidare la ricerca, l’insegnamento universitario, l’alta formazione professionale in genere.

 

UN BENE PREZIOSO

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Aver cura dell’acqua…è aver cura dell’uomo!

I primi tepori annunciano una primavera anticipata con molti alberi in fiore e terreni, già arati, pronti per la semina. Si apre la stagione irrigua, ed anche i responsabili del nostro Consorzio di Bonifica del Veneto Orientale – tra Piave e Tagliamento – manifestano più di qualche preoccupazione per la scarsa disponibilità di acqua, causata da poca pioggia da ottobre ad oggi e poca neve in montagna. Per rendersene conto basta guardare le portate dei nostri principali fiumi ancora nettamente inferiori alle medie storiche. Secondo i dati ARPAV ( Agenzia regionale del Veneto per l’ambiente ) siamo in una situazione assai pesante: solo nel 2002 si è stati peggio, conteggiando gli ultimi 27 anni. Noi veneto/ friulani ( a cavallo delle due Regioni ) non possiamo che ritenerci fortunati, se pensiamo – ad esempio – a quel complesso fenomeno di risorgive che ci garantiscono l’acqua potabile in tutte le nostre case. Viviamo infatti in un’area ricca d’acqua e, pertanto, la diamo spesso per scontata. Come dire: basta aprire il rubinetto. Purtroppo non è così dappertutto, come ci è stato ricordato nei giorni scorsi celebrando la “ Giornata mondiale dell’acqua “, istituita ancora nel 1992 dalle Nazioni Unite. Insomma dove c’è acqua c’è vita, e allora la società può sorgere e progredire. Per questo, essa è un diritto umano essenziale ed una delle questioni cruciali nel mondo attuale. Un bene prezioso, “ l’oro blu “ destinato a diventare molto più importante del petrolio,” l’olio nero “, tanto da richiamare tristi presagi, tanto da domandarci se non stiamo andando verso la grande guerra mondiale proprio per l’acqua. Bisogna sapere che un miliardo di persone al mondo non ha accesso all’acqua potabile. Per essere più precisi sono 923 milioni le persone che sul pianeta non hanno la possibilità di bere qualcosa di pulito e sicuro. Eppure l’acqua resta una grande contraddizione. Viviamo su un pianeta ricoperto per il 70% da oceani, mari ,laghi e fiumi. Nei Paesi ricchi si consumano in media 245 litri al giorno per persona ( con punte di 500 litri nel Nord America ), in quelli poveri solo 10 litri o niente come nello Zambia e BurKina Faso. L’organizzazione mondiale della Sanità stima in 40 litri il fabbisogno giornaliero minimo per persona, il consumo di una semplice doccia. Nella mia esperienza “africana“ ( un continente, dove l’acqua inquinata provoca più morti delle guerre ) ho potuto rendermi personalmente conto di cosa significhi avere accesso all’acqua. A Mugunda nel Kenya, dove opera da anni, don Romano Filippi – un nostro missionario “fidei donum” di Pradipozzo – ha contribuito a costruire una condotta acquedottistica ( per caduta e sfruttando una sorgente di una vicina altura in piena foresta) di una decina di Km per portare l’acqua potabile in alcuni serbatoi a servizio di diversi villaggi. Lì sì si può veramente comprendere la grande fortuna che noi europei abbiamo. La consapevolezza che l’acqua sia una risorsa preziosa, soprattutto da non sprecare, comincia fortunatamente a farsi strada, ma bisognerà senz’altro far meglio. Ecco perché aver cura dell’acqua, è al tempo stesso aver cura dell’uomo. A cominciare da tutti noi, nei normali comportamenti quotidiani. Infatti guardando ai numeri di casa nostra, un chiaro indicatore viene dall’igiene personale con il 70% del consumo d’acqua assorbito dalle soste in bagno, con lavaggi vari e sciacquoni, mentre la cucina richiede l’11 %, cifra analoga all’inaffiamento del giardino e dell’orto. Anche se la nostra “ acqua del sindaco “ ( quella che proviene dalle sorgenti di Torrate di Chions ) è davvero sicura ( tranne rare e temporanee eccezioni, sempre segnalate dai responsabili degli Enti preposti ), il 10% circa della popolazione dice di acquistare acqua in bottiglia. Contribuiamo pertanto anche noi portogruaresi a raggiungere quei 203 litri a persona, che rappresentano il primato europeo nel consumo annuo di minerale. Non possiamo poi dimenticare il fenomeno legato all’inquinamento, dal momento che i prodotti chimici inventati dall’uomo e non esistenti in natura si spostano in continuazione, in percentuali purtroppo crescenti. La principale fonte inquinante pare venire dalle sostanze utilizzate in agricoltura che, con la scarsità di piogge, ha avuto l’ effetto di concentrare troppo quei prodotti che poi finiscono per confluire nelle falde o nei fiumi e canali, quindi nel mare. Si può dunque capire come l’efficienza del nostro servizio idrico nazionale rappresenti oggi una sfida complessa, che incrocia inefficienze antiche e carenze strutturali croniche con sprechi, che dobbiamo considerare inammissibili per un bene tanto prezioso. Un obiettivo di civiltà, in cui è in gioco l’affermazione di un diritto fondamentale, quello dell’accesso all’acqua per tutti e nel contempo, come vuole l’art. 117 della nostra Costituzione, favorire il governo pubblico e partecipativo del suo ciclo integrato ( va ricordato al proposito il referendum popolare del 2011) , in grado di garantire sempre un uso sostenibile e solidale , nel quadro delle politiche complessive di tutela e di gestione del territorio. Si proprio il territorio perché ogni Regione, quindi anche Veneto e Friuli, dovranno definire i “distretti idrografici “, come dimensione ottimale di governo e di gestione dell’acqua. Saranno necessari piani di gestione e di tutela delle acque, finalizzati ad un governo delle relazioni tra acqua, agricoltura, alimentazione, salute ed energia, quali presupposti di partenza per la pianificazione ed organizzazione del servizio idrico. Cosa succederà al Portogruarese, visto che fa parte oggi di un bacino avente carattere interregionale, per quanto riguarda l’acquedotto, le fognature, gli impianti di depurazione oltre alle altre dotazioni patrimoniali che sono di proprietà degli enti locali aderenti ( comuni veneti e friulani ) e che rappresentano un pubblico servizio ? Bisognerà fin da subito “ mettere i ferri in acqua “, o meglio assumere posizioni chiare al proposito per non farsi trovare impreparati di fronte alle prossime decisioni delle due Regioni, che al riguardo dovranno presto esprimersi e legiferare. Speriamo che non prevalgano i campanili o peggio posizioni di parte, perché c’è di mezzo una ricca storia di investimenti e risultati non solo economici, ma un patrimonio comune, davvero unico, quell’acqua – bene prezioso limitato nel tempo – che ci è stata donata e che fa ancora parte integrante delle nostre terre.

Gigi Villotta

TENIAMOCI LIBERI NEI GIORNI DI FESTA: approvato ordine del giorno

A proposito di lavoro nei giorni di domenica e nei giorni corrispondenti alle festività solenni religiose e civili nel corso della seduta del Consiglio Comunale di mercoledì 29 marzo 2017 è stato approvato un ordine del giorno presentato dal Gruppo Consiliare “Centrosinistra Più Avanti Insieme” che chiede che:
IL PARLAMENTO reintroduca il principio di eccezionalità nell’apertura domenicale degli esercizi commerciali e della volontarietà nella scelta delle persone impegnate nel lavoro domenicale, in ragione dei carichi familiari, riconsegnando alle Regioni la competenza a regolamentare la disciplina dell’apertura delle attività commerciali, nel rispetto delle realtà territoriali, a tutela delle società locali e del lavoro autonomo e dipendente;
– la REGIONE VENETO attivi un tavolo regionale fra grande distribuzione, associazioni di categoria, sindacati ed associazioni di consumatori e parlamentari affinchè si addivenga ad una proposta condivisa di individuazione di un tetto massimo annuale di aperture festive consentite, con esclusione delle solenni festività religiose e civili.
In allegato il testo dell’ordine del giorno approvato.

ORDINE DEL GIORNO LAVORO nei giorni di domenica e nei giorni corrispondenti alle festività solenni religiose e civili