L’ AZZARDO NON E’ UN GIOCO

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E’ tempo di agire per prevenire l’impoverimento e la sofferenza

Continuano gli incontri del progetto “FARE COMUNE” al Marango di Caorle. Dopo il fenomeno migratorio si è affrontato un altro tema di rilevante attualità e complessità: il gioco d’azzardo. Si parla tanto di “ ludopatia ”, ma credo sia più corretto definirla “ azzardopatia “ perché il termine “ludus” in latino significa divertimento, scherzo, svago, giuoco da ragazzi. Non c’è insomma nessun significato che comporti il concetto di azzardo e nemmeno di rischio, quindi l’azzardo non è  affatto un gioco, ma una questione estremamente seria e sempre cattiva. L’azzardopatia è dunque un male dalle molte facce, che va anzitutto riconosciuto, arginato, curato e guarito. Da tempo si sono levate molte voci per ricordare che alle radici della nostra cultura umanistica occidentale, ma anche della prosperità dei nostri sistemi socioeconomici, c’ è un concetto di “fortuna “ che non significa dissipazione delle proprie risorse economiche gettandosi via davanti ad una macchinetta e contribuendo al degrado sociale ed urbano, ma investimento paziente e tenace nei propri talenti. E’ questa l’Italia, la Portogruaro che dovremmo avere in mente e che tutti, politici in testa, dovrebbero applicare anche nella sfida alla globalizzazione. Un progetto di Paese e di città, piccole e grandi, con il quale la dilagante piaga dell’azzardo appare in evidente contrasto, perché è diventato un’industria e un business che invece di creare valore lo brucia, lo consuma desertificando legami sociali e dissipando il risparmio. Esso provoca un enorme problema per un numero crescente di persone, continua a mietere vittime. Compreso quello legale, offerto dallo Stato. L’azzardo è azzardo che genera crescente povertà e sofferenza, una vera piaga sociale. In modo sempre più manifesto è diventato ormai una questione di salute pubblica, di legalità, ma soprattutto di malessere familiare e sociale. E ‘ un dramma che è stato permesso. Negli ultimi vent’anni , ce ne siamo accorti anche dalle nostre parti, non solo la presenza è aumentata a macchia d’olio, con una capillarità impressionante di sale gioco e scommesse, ma abbiamo assistito a tutta una serie di autorizzazioni concesse dall’attuale legislazione nazionale col risultato che ormai si può giocare dappertutto. Per non parlare della pubblicità, che nel 2016 ha visto un investimento sull’azzardo di quasi 72 milioni di euro con un incremento del 40% rispetto all’anno precedente, contro il 2% del totale degli investimenti pubblicitari. La parte del leone l’hanno fatta le scommesse sportive. Basta sintonizzarsi sui canali televisivi più seguiti per rendersi conto che il gioco d’azzardo viene reclamizzato da attori e calciatori, facendolo passare come sicuro, con l’etichetta – salva coscienza – del “ gioca responsabile “. Per non parlare della assurdità relativa alla sponsorizzazione sulle maglie della nostra nazionale di calcio, un bell’esempio ai giovani di “mens sana in corpore sano” . Si prescrive poi che “ il gioco è vietato ai minori di 18 anni “, ma chi controlla che siano effettivamente i maggiorenni quelli che giocano on line o da casa? Oggi la nuova frontiera dell’azzardo è proprio il gioco on line ( + 19% solo nell’ultimo anno ). Al pari delle droghe e dell’alcool “ la malattia da gioco”  crea dipendenza e genera fenomeni anche di indebitamento che spesso trascinano nel gorgo dell’usura e dell’illegalità, con conseguenze devastanti. I numeri sono davvero da capogiro. Si pensi che nel 2016 gli italiani hanno speso nel gioco d’azzardo 95 miliardi di euro ( 88 nell’anno precedente), quasi 260 milioni al giorno tra slot, scommesse, lotto, gratta e vinci ed altre tipologie. Allo Stato sono andati 10 miliardi di imposte ed il ricavo per gli operatori è stato pari a 8,5 mld. La spesa media pro capite si attesta attorno ai 1.583 euro, mentre per acquisto di libri si spendono appena 58,8 euro. Il Veneto è al quinto posto, in questa speciale graduatoria, con 5,8 miliardi di euro, quindi 1.100 euro per abitante. In Italia ci sono ben 397.000 macchine da gioco, tra slot-machine e videolottery, vale a dire 1 apparecchio ogni 151 abitanti ( in Germania e in Spagna il rapporto si attesta attorno all’ 1/255). Tra i nostri comuni Caorle è al primo posto con un rapporto 1/306, Portogruaro con 1/448, mentre chiude la fila Cinto Caomaggiore con 1 apparecchio ogni 1082 residenti. Ma il dato più grave e che maggiormente dovrebbe far pensare è quel 1,2 milione di italiani che, a vario titolo, sono coinvolti in problemi di gioco. Nella regione Veneto sono 1761 gli utenti, dei quali 1140 già in carico alle diverse strutture che si occupano della particolare patologia, con costi e ricadute pesanti sotto il profilo economico e sociale. Nella nostra ASL del Veneto Orientale si stima siano oltre 200 le persone interessate, mentre in carico ai servizi SERD, nelle sedi di Portogruaro e S.Donà, per gioco patologico sono un ottantina gli utenti, di cui un buon 80% sono maschi, ma le donne sono in aumento. Nel 2016 sono stati 28 i nuovi ingressi.  In alcuni casi, segnalati anche dagli sportelli Caritas, ci si trova di fronte a situazioni familiari drammatiche soprattutto quando ci sono figli piccoli o adolescenti. Purtroppo viene a galla solo la punta di un iceberg di un devastante fenomeno, per la maggior parte sommerso. Che fare? E’ difficile trovare delle risposte concrete, ma soprattutto efficaci, visto che sotto il profilo operativo tutto viene ricondotto alla legislazione nazionale vigente, come ben sanno tanti nostri sindaci che, in accordo con la prefettura di Venezia, hanno tentato di arginare questo pesante fenomeno attraverso l’approvazione di appositi regolamenti, purtroppo limitati solo al contingentamento di orari e distanze dai luoghi sensibili. Non mollare però “la presa”, né in Parlamento, né nei consigli regionali e comunali. Deve trattarsi di una  “battaglia” giusta e doverosa, perché essenzialmente culturale ed umana, in quanto riveste un impatto diretto sulla vita di tutti i cittadini. Ci si rende conto che la realtà è complessa, ma almeno un obiettivo deve venir fissato e raggiunto al più presto. Allo Stato ( biscazziere !) spetta certamente il compito di dettare regole e limiti inderogabili in materia di “giochi”, ma agli Enti locali – Regioni e Comuni – deve venir riconosciuta la possibilità di introdurre ulteriori e più forti argini alla presenza e ai tempi dell’azzardo nei territori di loro competenza, soprattutto per tutelare la salute psichica e fisica dei propri amministrati, al fine prioritario di prevenirne l’impoverimento e la sofferenza. Speriamo davvero sia la volta buona, perché si conoscono bene i sintomi, ma le medicine non sembrano mai le più adatte e la cura completa non viene mai avviata.

Gigi Villotta

20 Marzo 2017

Comune di Portogruaro: situazione organizzativa e del personale, interrogazione alla Giunta Senatore.

sito portogruaro oarari e contatti degli uffici
immagine dal sito del Comune di Portogruaro

Il capogruppo del Gruppo consiliare “CENTROSINISTRA PIU’ AVANTI INSIEME”, MARCO TERENZI, in relazione alla situazione organizzativa del Comune di Portogruaro Ve rilascia la seguente dichiarazione:

“Con la delibera n. 120 del 9.8.2016 la GIUNTA COMUNALE ha provveduto ad una nuova ricognizione della dotazione organica e ad una modifica delle attribuzioni e competenze dei dirigenti. In tale occasione IL GRUPPO CONSILIARE “CENTRO SINISTRA PIÙ AVANTI INSIEME”, mediante adeguata e specifica interrogazione dd. 9.9.2016, aveva evidenziato come il processo di riordino delle competenze succitate, soprattutto nella fase attuale di modernizzazione della Pubblica Amministrazione, avrebbe dovuto tenere conto di un’accurata analisi sullo stato di fatto dei servizi e del personale, degli obiettivi programmatici dell’Ente, degli indirizzi e degli obbiettivi specifici di miglioramento in materia organizzativa e di gestione del personale. In tal modo si sarebbero individuati gli ambiti gestionali organizzativi ritenuti prioritari per la riorganizzazione, anche in relazione al PROGRAMMA DI MANDATO e al DUP (Documento Unico di Programmazione), individuando anche gli eventuali processi di esternalizzazione previsti.

Nulla di tutto questo. Ancora una volta l’Amministrazione Senatore approvava un provvedimento per gestire la contingenza, senza una visione ed una strategia d’insieme.

Successivamente la RSU aziendale e le organizzazioni sindacali zonali, con una nota formale dd. 19.09.16  in relazione alla delibera n. 120/2016 poneva una serie di interrogativi precisi e dettagliati e comunque venivano segnalate:

  • la necessità di superare le demotivazioni esistenti tra il personale;
  • la necessità di una maggiore attenzione alla gestione delle risorse umane da parte dell’Amministrazione Comunale;
  • una precisa richiesta di ascolto e coinvolgimento dei dipendenti sui criteri di organizzazione dell’Ente.

 

Infine l’ulteriore nota della RSU aziendale dd.20/02/2017, inviata anche ai Capigruppo Consiliari, evidenzia una mancanza di visione nella gestione del personale ed una situazione nella gestione dei servizi e del personale caratterizzate da consistenti criticità derivanti – a dire della RSU – da carenze strutturali, organizzative e di coordinamento di attività ed Uffici, anche per mancanza personale, di procedure e piani di lavoro definiti e concordati con i dipendenti interessate della struttura. La stessa nota della RSU, che lamenta un peggioramento del clima aziendale, espone in modo costruttivo una serie di richieste e di proposte da inserire in un quadro di una necessaria analisi e di rinnovata programmazione da realizzare.

 

Poiché la RSU Aziendale e le Organizzazioni sindacali zonali sono intervenute formalmente e ripetutamente sulla questione in oggetto, allargando – cosa non consueta –  agli Organi Consiliari l’informazione in ordine alla situazione critica che – di fatto – si è consolidata e poiché la gestione del personale e delle risorse professionali ed umane rappresentano una dimensione fondamentale anche per la Pubblica Amministrazione, a servizio della comunità, il Gruppo Consiliare “Centro Sinistra più Avanti Insieme” ha presentato un’interrogazione (che trovate qui) con la quale si chiedono all’Amministrazione informazioni sullo stato di fatto della gestione del personale, sulle criticità evidenziate dalla nota della RSU e sulle intenzioni ed azioni dell’Amministrazione finalizzate a promuovere la professionalità, la partecipazione dei dipendenti nell’individuazione degli obiettivi e dei criteri organizzativi per l’efficacia e l’efficienza dei processi orientati al cittadino ed alla comunità e per migliorare la motivazione dei dipendenti stessi ed il clima organizzativo che, da quanto riportato dalla nota succitata, appare peggiorato. Si sono chieste, inoltre, informazioni quali-quantitative relative al 2016 sull’utilizzo dei “vouchers”, stigmatizzato dalla RSU Aziendale e dalle Organizzazioni sindacali zonali nella nota succitata.”

 

Portogruaro, 20 marzo 2017

per leggere il comunicato stampa guarda qui

Ulss 4 : riduzione delle risorse assegnate al Veneto Orientale e ultimo posto della graduatoria regionale!

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il nuovo logo della ULSS Veneto Orientale

Ecco quanto si legge nel COMUNICATO STAMPA (18 03 2017) del GRUPPO CONSILIARE “CENTROSINISTRA PIU’ AVANTI INSIEME” a proposito del riparto, ancorchè provvisorio, del Fondo Sanitario Regionale operato dalla Regione Veneto:

 Sono del tutto condivisibili le preoccupazioni espresse dal Sindaco di S.Donà di Piave Andrea CERESER e dalla Consigliera Regionale Francesca ZOTTIS circa le conseguenze sulla sanità del Veneto Orientale del riparto, ancorchè provvisorio, del Fondo Sanitario Regionale operato dalla Regione Veneto, fondo che deve sostenere e finanziare l’erogazione delle prestazioni sanitarie entro i LEA, di prevenzione, cura e riabilitazione anche nel nostro territorio.

Infatti con la Deliberazione della Giunta Regionale n. 2239 del 23 dicembre 2016 “Programmazione finanziaria delle risorse indistinte del FSR previste per l’esercizio finanziario 2017 ed adempimenti urgenti per garantire la continuità nell’erogazione dei LEA da parte degli Enti del SSR” la Regione Veneto ha fissato, per l’esercizio 2017 il Livello del FSR indistinto per l’erogazione dei LEA.

Da tale fissazione si desume che l’importo assegnato alla ULSS4 Veneto Orientale assegnato per l’erogazione dei LEA, al netto delle spese per investimento, ammonta ad euro 323.123.853, con un ulteriore calo delle risorse assegnate pari ad euro 5.957.729 nonostante l’aumento della popolazione interessata a seguito della riforma delle UULLSSSS intervenuta con la recente legge regionale che ha allargato i confini dell’ULSS4 Veneto Orientale al territorio di Cavallino-Treporti.

L’effetto della riduzione delle risorse assegnate, insieme all’aumento della popolazione di competenza dell’ULSS 4 “Veneto Orientale”, ha portato la quota pro-capite media per l’ULSS4 Veneto Orientale ad euro 1.405,00, cioè all’ultimo posto della graduatoria regionale con un notevole divario rispetto alla quota capitaria di altri territori e della quota capitaria media nella Regione Veneto (euro 1565,00).

Non solo non sono state adeguate le risorse assegnate all’ULSS 4 “Veneto Orientale”, storicamente sottostimate in ragione delle caratteristiche specifiche del territorio del Veneto Orientale, caratterizzato dalla stretta contiguità con uno dei maggiori bacini turistici dell’Europa e con la Regione Friuli Venezia Giulia, ma dagli atti ufficiali di programmazione sanitaria della Regione Veneto la situazione appare ulteriormente peggiorata.

Anche rispetto alle risorse assegnate al Veneto Orientale per la residenzialità degli anziani, in ragione dei parametri regionali, in considerazione dell’incidenza della popolazione anziana, si evidenzia una pesante sottostima, essendo il numero di impegnative di primo livello per la residenzialità di anziani al di sotto rispetto al valore teorico e a quanto assegnato ad altri territori (si stima una carenza di circa 300 posti letto fra il valore teorico ed il valore effettivo).

Per assicurare e promuovere livelli essenziali ed omogenei di assistenza, la continuità assistenziale fra ospedale, servizi intermedi e servizi territoriali, nonché l’integrazione socio-sanitaria nel territorio dell’ULSS4 Veneto Orientale, in un contesto specifico caratterizzato dalla stretta contiguità con uno dei maggiori bacini turistici dell’Europa e con la Regione Friuli Venezia Giulia, ci vogliono adeguate risorse.

Prendiamo atto che la Regione Veneto a tutt’oggi non ha ancora determinato la quantificazione ed il riparto definitivi del Fondo Sanitario Regionale per l’esercizio 2017 e che il Vice-Presidente della Regione Veneto avrebbe dichiarato alla stampa (cfr. “Il Gazzettino” dd. 21/01/2017) che sarebbero nella disponibilità regionale ulteriori 370 milioni di euro da ripartire fra le UULLSSSS del territorio regionale.

Perciò stesso Il Guppo Consiliare “Centrosinistra Più Avanti Insieme” presenterà nel prossimo Consiglio Comunale una mozione che impegni l’Amministrazione ad esperire ogni azione ed iniziativa utile, in particolare anche all’interno della Conferenza dei Sindaci dell’ULSS4 Veneto Orientale, affinchè la REGIONE VENETO riallinei la quota capitaria per abitante dell’ULSS4 Veneto Orientale per il finanziamento dei livelli di assistenza sanitaria e socio-sanitaria ed il numero di impegnative di residenzialità di primo livello, con le correlate risorse, entrambe ampiamente al di sotto della media storicamente registrata nei diversi territori della Regione Veneto.”

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Ospedale di Portogruaro

UNA MIMOSA NON FA PRIMAVERA

Sulle donne restano aperti molti fronti

Mercoledì scorso si è celebrato anche a Portogruaro l’ 8 marzo – Giornata internazionale della donna, definita comunemente “ Festa della donna “ per ricordare tutte le conquiste femminili dell’ultimo secolo in campo economico, politico e sociale, ma anche e soprattutto per ricordare le discriminazioni e le violenze cui le donne di tutto il mondo sono state oggetto ed ancor oggi sottoposte. Esco – al mattino – da casa ed incontro molti studenti che percorrono la strada che porta dal Centro storico alla stazione dei treni e degli autobus. Mi fermo con un gruppetto di questi, in gran parte ragazze, e chiedo come mai niente scuola. Risposta a più voci: Sciopero per l’8 Marzo. Provo a chiedere di più, per capire meglio, approfondire, ma hanno fretta di tornare a casa. Forse sarò stato poco convincente, oppure non si sono fidate di interloquire con uno sconosciuto. A dire il vero sono rimasto deluso, perché contavo di saperne di più sui perché e soprattutto su chi aveva promosso questa azione in riva al Lemene. Avevo letto e sapevo della mobilitazione in varie città italiane da parte delle attiviste del movimento “ Non una di meno “, ma, proprio dai successivi e mancati riscontri sul campo, mi è venuta la conferma che non è certo  “ uno sciopero “ – organizzato così – la strada da battere, sia per sensibilizzare sui problemi che per rimuovere gli ostacoli che ancora attanagliano il variegato mondo femminile. Anzi, al contrario, un’ altra occasione persa per capire e riflettere insieme e di più sul senso ed il significato di questa particolare giornata.  Sulle donne restano aperti molti fronti, questioni importanti da risolvere, battaglie da scegliere e per cui combattere. E subito, da domani. Non devono venir meno le domande di senso, perché si rischia di sottrarre la “ memoria storica “ alle coscienze individuali e collettive, proprio ed in quanto questa memoria rappresenta la base di civiltà per un popolo. Perché chiamarla “ Festa “? Cosa c’è da festeggiare? Il reale significato di questa giornata celebrativa ha poco a che vedere con quello propagandato a meri scopi consumistici, una sorta di mordi e fuggi che dura ventiquattro ore. Sarebbe il caso davvero di andare “ oltre la festa “, creare spazi ed occasioni ovunque per celebrare anche quelle donne che, in passato, riuscirono ad ottenere i tanti diritti che molti tra noi, donne e uomini di oggi, diamo per scontati nel campo della politica, del lavoro e soprattutto nella parità tra i sessi. La realtà di oggi ci sta pesantemente davanti, ci deve pure insegnare qualcosa. Eppure tutti sappiamo o dovremmo sapere che il sacrificio più grande lo sopportano ancora le donne. Si dividono tra casa, famiglia e lavoro. Anche se continuano ad avere impieghi – in genere -scarsamente qualificati, sono costrette spesso ad accettare il part- time, guadagnano meno dei colleghi maschi e alle attività familiari dedicano il triplo del tempo degli uomini, solo per toccare alcuni aspetti. Spesso trascurano la propria salute per curare gli altri, quando non ne sono proprio vittime attraverso tante forme di violenza fisica e psicologica, nella maggioranza dei casi tra le mura domestiche. Fino all’estremo di pagare con la vita, come dimostrano le dure statistiche relative ai femminicidi nel nostro Paese. Basti pensare che, in dieci anni, dal 2007 al 2016 il numero di quante hanno chiesto aiuto al Centro Veneto Progetti Donna/ Auser con sede a Padova è lievitato da 74 a 878 ( 600 sono italiane ), di cui quasi la metà hanno figli minori, per un quarto dei casi presenti alla violenza nei confronti della madre. Si parla tanto di responsabilità istituzionale, ma certi numeri sono davvero emblematici. Nei consigli regionali del Veneto e del Friuli Venezia Giulia siedono appena il 21% delle donne. Con buona pace delle “quote rosa”. Ci sono tante altre forme di sopraffazione, non ultime quelle verbali, certo più sottili, ma non meno odiose. E questo non è un problema delle sole donne, ma degli stessi uomini ( compresi autorevoli esponenti  politici ) spesso protagonisti  di linguaggi che vanno ben oltre il cattivo gusto. Ricordiamo come si è espresso l’attuale leader del Carroccio nei confronti della presidente della Camera Laura Boldrini l’estate scorsa, oppure il governatore della Campania parlando di Rosy Bindi, ma gli esempi sarebbero davvero tanti, solo seguendo la televisione e i vari social. Il fatto che queste discriminazioni ed ingiustizie esistano e resistano dovrà diventare ogni giorno più insopportabile. Ecco perché anche l’8 marzo deve servire a svegliare le coscienze e porci difronte al fatto che non sono fatti individuali ed episodici, ma riguardano tutti, compresi i nostri silenzi. Per questo è urgente e necessario che famiglia, scuola e società intera affrontino una sorta di rivoluzione pedagogica che metta al primo posto il rispetto, la valorizzazione e l’incontro tra i sessi, se vogliamo davvero scoprire ed accettare l’alterità. Realisticamente siamo ancora lontani da questa prospettiva, ma ci dobbiamo almeno provare con determinatezza e convinzione se vogliamo scardinare le dinamiche delle tante discriminazioni ancora esistenti. Certo anche attraverso opportuni interventi legislativi, ma questi serviranno a poco se contestualmente non ci sarà una profonda e radicale trasformazione culturale, partendo dalle donne stesse. E non saranno sole se si crede che la giustizia vada oltre il rispetto delle norme e rappresenti davvero un bisogno di solidarietà profonda.

Gigi Villotta

11 marzo 2017

Area Ex Perfosfati: all’ Ansia propagandistica è meglio una buona memoria!

Marco Terenzi
Marco Terenzi

Il capogruppo del Gruppo consiliare “CENTROSINISTRA PIU’ AVANTI INSIEME”, MARCO TERENZI, in relazione alle dichiarazioni della Segretaria di Sezione della Lega Nord Alessandra Zanutto in merito al Bando Periferie”, con particolare riguardo al recupero dell’area “Ex Perfosfati”, rilascia le seguenti dichiarazioni:

“Apprendo dalla stampa come la Segretaria di Sezione della Lega Nord Alessandra Zanutto, nonché collega Consigliera Comunale, consideri il mio precedente intervento in merito al Bando Periferie”, con particolare riguardo al recupero dell’area “Ex Perfosfati”, del tutto fuori luogo e stucchevole in quanto orientato a conferire “medaglie” al Centrosinistra, attribuendomi, nel contempo, memoria corta poiché – a suo dire – il Centrosinistra stesso, in decenni di governo della città, poco o nulla avrebbe fatto se non “una parziale opera di bonifica, alquanto costosa rispetto a quelle che erano le iniziali previsioni”.

 

Evidentemente l’ansia propagandistica della Segretaria della Lega Nord è tale da aver fatto perdere all’interessata, sull’argomento, il contatto con la verità e le evidenze dei fatti.

 

A riguardo confermo innanzitutto come il “Bando periferie”, allorquando il Governo finanzierà anche i progetti della Città Metropolitana, fra cui ritroviamo il progetto di riqualificazione dell’area “Ex Perfosfati”, sia un’ ottima notizia per la Città di Portogruaro che vede concretizzarsi l’opportunità del completamento del recupero e della riqualificazione di un’area strategica per il suo sviluppo futuro. Confermo anche come sia stato importante per l’attuale Amministrazione e dunque per la Città di Portogruaro, aver dato continuità ad una progettualità ed ad un percorso iniziati ed intrapresi dalle precedenti Amministrazioni. Nessuna medaglia, dunque, per il Centrosinistra ma la semplice constatazione di come l’Amministrazione Senatore abbia potuto opportunamente contare su un progetto definitivo di recupero dei capannoni precedentemente predisposto e di come il principio della continuità amministrativa abbia un valore in sé e nell’economia del bene comune. Purtroppo questo stesso principio non è stato utilizzato per altri progetti pronti per la realizzazione che potevano essere – allo stesso modo –  di notevole importanza per la comunità.

 

A beneficio della collega Zanutto, che in merito all’area “Ex Perfosfati” si è persa evidentemente qualche passaggio e soprattutto a beneficio della cittadinanza, proprio perché possiedo buona memoria, rammento che le precedenti Amministrazioni, insieme ad altri Enti coinvolti o interessati a vario titolo, hanno realizzato i seguenti progetti:

  • 2 Interventi di bonifica che hanno risanato quasi completamente l’area ad eccezione del sedime del capannone e di porzione dell’area antistante, oggetto dell’ultimo progetto lasciato in eredità alla nuova amministrazione ed oggetto del “Bando periferie”;
  • intervento di riconfigurazione viaria della principale porta di accesso alla città con la grande rotatoria S. Nicolò, il secondo sottopasso ciclopedonale e i percorsi pedonali stazione-centro;
  • costruzione di nuovo parcheggio di interscambio in via Arma di Cavalleria;
  • opere del Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale a cura della Regione in accordo con il Comune, ATVO e Rete Ferroviaria Italiana che hanno consentito a Portogruaro di diventare stazione di testa di SFMR con nuova e moderna stazione autocorriere, parcheggi di intescambio, binari a raso e nuova viabilità di accesso alla stazione da una ridisegnata via Cimetta;
  • ristrutturazione della palazzina Liberty, sede della Conferenza dei Sindaci Veneto Orientale, del GAL Venezia Orientale e, fino a poco tempo fa, degli uffici decentrati della Provincia;
  • ristrutturazione edificio per nuova sede Polizia di Stato a cura della Provincia e con il contributo del Comune;
  • nuova costruzione Sede del corpo della Guardia di Finanza ;
  • nuove opere di viabilità/parcheggi, piazza del capannone, percorsi e valorizzazione area a parco, connesse all’intervento di SFMR, a cura del Comune.

 

Complessivamente, dunque, gli investimenti per le opere pubbliche realizzate negli ultimi anni, possibili – peraltro – solo perché il Comune aveva acquistato l’area che ha indubbio valore strategico, sfiorano i 25 milioni di euro, quasi esclusivamente ricavati da finanziamenti derivanti da enti sovraordinati (Stato, Regione, Comunità Europea, Provincia).

E tutto questo su un’area di circa dieci ettari collocata a due passi dal centro, tra quest’ultimo e la stazione ferroviaria, che alla fine degli anni novanta costò al comune circa 800 mila euro e sulla quale sono già stati approvati progetti definitivi e/o esecutivi per altri 5-6 Milioni di Euro tra recupero del grande capannone a parco archeologico e nuova biglietteria unica per il sistema SFMR che ci auguriamo davvero possano trovare adeguati finanziamenti attraverso il “Bando periferie” e possano vedere la realizzazione attraverso l’azione della presente Amministrazione.

Confermo infine come il Gruppo consiliare “Centrosinistra Più avanti Insieme” continuerà a fare la sua parte, anche di sollecito dell’Amministrazione Senatore, per l’assunzione di iniziative politiche ed amministrative di valorizzazione e di promozione di Portogruaro quale Comune capoluogo di un mandamento e del Veneto Orientale quale area omogenea che deve avere spazio e riconoscimento, anche per la sua specificità, all’interno della Citta Metropolitana di Venezia.”

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