EDUCARE ALLA BELLEZZA

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Mese di Marzo, mese dell’Educazione

Sta per iniziare a Portogruaro la XIV edizione del “Mese dell’Educazione”, organizzata dall’Istituto vescovile Marconi, dalla Diocesi di Concordia Pordenone e dall’Oratorio Pio X., in collaborazione con diversi centri ed associazioni del territorio. “Educare alla bellezza”: questo il tema affrontato quest’anno. Una vera e propria proposta alla comunità. Una “questione aperta” che ben si inquadra in quel progetto e dibattito educativo che da tempo è stato rivolto a tutta la città. C’è bisogno urgente di una “presa di coscienza” rispetto a problematiche che ci sembrano lontane, non appartenerci, quindi poco inclusive. Una sfida non rinviabile. Ci si deve infatti interrogare sul come costruire e “dare gambe” ad un progetto culturale ed educativo che dia senso e motivazioni forti anche ai nuovi “ contenitori”, come Palazzo Venanzio e lo stesso Pio X. Il tutto all’interno di una realtà esistente assai complessa, non solo territorialmente parlando, per le mutate e sempre variabili condizioni di vita socioculturale ed economica che contraddistinguono il nostro tempo. Le motivazioni e i princìpi che determinano l’urgenza e pongono la necessità di non sottovalutare tutti questi fenomeni, partono proprio dal fatto che “educare” significa aiutare a diventare persone sì adulte, ma inserite in una comunità. Quindi con forza il tema dell’educazione va rimesso al centro del dibattito culturale, ai diversi livelli. Per questo c’è bisogno di un’alleanza educativa che deve legare innanzitutto la famiglia (compito primario dei genitori a compimento della loro azione generativa), alla scuola, alla parrocchia, allo sport, insomma a tutte le agenzie educative che operano in un territorio, in una auspicabile logica di rigorosa lealtà reciproca. E’ compito della “politica” poi favorire tutte le forme affinché questa alleanza non solo si crei, ma si rafforzi e si rigeneri. Costruire insieme “la Città per l’Uomo” questo è l’obiettivo se vogliamo che l’umanesimo inteso come il rapporto creativo con le nostre tradizioni e patrimoni culturali, aiuti la dimensione educativa a riconquistare la sua dignità di “ percorso verso l’autenticamente umano”. Solo così potremo efficacemente combattere la logica della indifferenza, oggi così presente anche nei settori più sottili delle coscienze del nostro mondo contemporaneo, con il rischio di stravolgere la stessa idea di libertà. Inoltre potremo contribuire insieme alla crescita del bene comune, nella consapevolezza di saper costruire amicizia civile e buone relazioni. “ Bisogna uscire ” – come insegna papa Francesco – per incontrare l’uomo, ma attenzione perché, se l’educazione è l’urgenza della società odierna, lo è proprio in virtù del fatto che le relative problematiche riguardano più il mondo degli adulti che quello dei giovani. Infatti, come sostenuto da autorevoli pedagogisti, la confusione tra autorità ed autoritarismo si è fatta così acuta da rendere il disagio educativo di genitori, insegnanti, preti, allenatori, catechisti così profondo che è ormai sempre più difficile trovare adulti su cui investire. Una sfida da raccogliere, lavorando insieme per una qualità di teste “ ben fatte “, piuttosto che di teste “ piene “, perché solo così si può puntare a vivere la cittadinanza come responsabilità verso una realtà che rischia di superarci. Ecco perché il ” Mese dell’ Educazione” vuole essere un segno di attenzione verso quanti, a vario titolo, sono impegnati nel delicato, complesso, ma anche appassionante servizio nei confronti delle nuove generazioni, a cominciare proprio dai genitori. L’iniziativa si propone così di consolidare relazioni tra soggetti, associazioni ed istituzioni che operano in campo educativo e scolastico, attraverso varie proposte che in questi anni hanno dato luogo a momenti vivaci e coinvolgenti sotto varie forme: incontri, tavole rotonde, spettacoli, laboratori, testimonianze, mostre e viaggi. Perché quest’anno si è scelto il tema della “Bellezza”? Sarebbe fin troppo semplice ricorrere alla nota frase messa in bocca al principe Myskin da F.M. Dostoevskij nel romanzo “ L’idiota“, ma la motivazione va ben al di là di una semplice, seppur famosa, citazione. Infatti, sicuramente non potremmo vivere senza pane, ma altrettanto esistere senza il bello, inteso come “ pulchrum “ alla latina. Troppe volte, alla lettera, riteniamo che il contrario di bello sia brutto, ma forse sarebbe meglio tradurlo con utilitaristico, perché la bellezza, più che estetica, possiede una dimensione etica e religiosa. Non tanto, a guardar bene, intesa come amore verso il prossimo, ma motore che suscita l’amore e ci fa vedere nell’altro il prossimo da amare. Una dura ” battaglia “, perché la nostra cultura, oggi dominata dall’egoismo e dall’apparenza, tende a vedere la bellezza come una semplice trasposizione di immagini e di gusti, o peggio la costruzione del corpo e non della totalità della persona. Non a caso, ricorrendo ancora a Papa Francesco, una delle voci più autorevoli del nostro tempo, parla spesso della “ via della bellezza “. Non basta più che le nostre azioni, i nostri messaggi siano buoni e giusti, ma devono anche essere belli, perché la bellezza è già un valore in sé stesso, mai deve essere utilitaristica. Forse la vera disgrazia potrebbe davvero essere quella che noi stessi ignoriamo quanto siamo “belli”. Un’occasione in più per approfittare di questo marzo, mese dell’Educazione, per capirne e capirci meglio.

Gigi Villotta

Qui il programma del Mese dell’Educazione 2017

L’importanza di dare continuità ai Progetti: AREA EX PERFOSFATI

PERFOSFATI

Il capogruppo del Gruppo consiliare “CENTROSINISTRA PIU’ AVANTI INSIEME”, MARCO TERENZI, in relazione alla notizia dell’intenzione del Governo di finanziare anche i progetti della Città Metropolitana di Venezia attraverso il “Bando Periferie”, con particolare riguardo al recupero dell’area “Ex Perfosfati”, rilascia le seguenti dichiarazioni

“Apprendiamo, con soddisfazione, dell’imminenza del Decreto del Governo che dovrebbe finanziare anche i progetti ammessi al “bando periferie” della Città Metropolitana di Venezia, tra cui il progetto di recupero e di riqualificazione dell’area “ex Perfosfati”.

A suo tempo, in corrispondenza dell’emanazione del bando da parte del Governo, i consiglieri del Gruppo “Centrosinistra Più Avanti Insieme” avevano inviato una “LETTERA APERTA” in data 23/06/2016 ai diversi soggetti istituzionali interessati, fra cui anche, ovviamente, la Sindaco Senatore, per porre l’attenzione su questa opportunità, da approfondire nell’ambito della progettualità già maturata e/o da riprecisare in ordine alla RIQUALIFICAZIONE DELL’AREA EX PERFOSFATI – PARCO ARCHEOLOGICO.

La Sindaco, a nome dell’Amministrazione del Comune, aveva opportunamente e positivamente dato formale riscontro all’invito altrettanto formale del Sindaco della Città Metropolitana, di segnalazione di eventuali progetti ai fini del bando in oggetto trasmettendo il succitato PROGETTO DI RECUPERO E DI RIQUALIFICAZIONE DELL’AREA EX PERFOSFATI – PARCO ARCHEOLOGICO, già nella disponibilità del Comune, ritenendolo, eligibile ed in linea con le priorità individuate dalla Città Metropolitana.

La Città Metropolitana ha poi inserito tale progetto nel pacchetto dei progetti da sottoporre al Governo attraverso il succitato bando.

Ora, dopo la disponibilità manifestata dal Governo, la progettualità per il recupero e la riqualificazione dell’area “ex Perfosfati” possono davvero concretizzarsi.

E’ una buona notizia per la Città di Portogruaro che vede concretizzarsi l’opportunità del recupero e della riqualificazione di un’area strategica per il suo sviluppo futuro.

Ed è anche la dimostrazione di come sia stato importante per l’attuale Amministrazione e dunque per la Città di Portogruaro, aver dato continuità ad una progettualità ed ad un percorso iniziati ed intrapresi dalle precedenti Amministrazioni, cosa che purtroppo non è accaduta per altri progetti ed altre realizzazioni che potevano essere – allo stesso modo – di notevole importanza per la comunità.

Il Gruppo consiliare “Centrosinistra Più avanti Insieme” continuerà a fare la sua parte, anche di sollecito dell’Amministrazione Senatore, per l’assunzione di iniziative politiche ed amministrative di valorizzazione e di promozione di Portogruaro quale Comune capoluogo di un mandamento e del Veneto Orientale quale area omogenea che deve avere spazio e riconoscimento, anche per la sua specificità, all’interno della Citta Metropolitana di Venezia.”

 Qui il comunicato stampa sul BAndo Perferie

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PORGERE L’ALTRA GUANCIA ?

L’impegno di interrompere il circolo vizioso della violenza

Davvero stimolante il dialogo a distanza che nei giorni scorsi – sui quotidiani locali – si sono scambiati il vicepresidente della Regione Veneto Gianluca Forcolin ed il sindaco di S.Donà Andrea Cereser. Il quadro di riferimento va ricondotto alla scadenza elettorale del prossimo anno in riva al Piave e si sa quanto pesi, politicamente, la poltrona di piazza Unità. Due “ pezzi grossi “ che contano e rappresentano oggi i vertici contrapposti nell’agone politico del Basso Piave e non solo. Botta e risposta, anche con qualche colpo basso. In attesa di un faccia a faccia pubblico con al centro le principali tematiche che riguardano la comunità sandonatese e del Veneto Orientale, è utile soffermarsi più che sulle ventilate argomentazioni , sui toni e le critiche personali che sono emersi. Molto polemici e coloriti alcuni passaggi dell’esponente leghista, quando etichettando il sindaco come “un bravo ragazzo inconcludente” lo invita a “ tornare a fare il chierichetto “, facendo specifico riferimento alla sua formazione etica e morale avvenuta dai Salesiani del locale Oratorio Don Bosco. La risposta, alquanto piccata, non si è fatta attendere e a Forcolin viene rimproverato di pensare solo alla “ carega “ e di fare molto poco per la comunità sandonatese. Fin qua tutto secondo copione, verrebbe da dire, perché siamo abituati alla dialettica politica dove anche le offese non mancano, ma c’è un aspetto che vorrei riprendere dopo il mio precedente contributo, proprio sulla violenza delle parole, pubblicato – stesso sito – lo scorso 13 febbraio. Meritano infatti un approfondimento le parole che il sindaco Cereser usa e rivolge a Forcolin quando gli fa due domande precise: “ Pensa forse che non richieda determinazione e coraggio essere cristiani oggi? “ e “ Sa di che cosa sta parlando? “. Una questione complessa che meriterebbe una trattazione a sé stante, ma che invece mi sollecita alquanto dopo aver ascoltato la pagina evangelica della messa di questa domenica, riguardo l’amare i nemici ovvero il porgere l’altra guancia. Non intendo certo dare consigli o sollevare critiche alle modalità di comportamento dei due protagonisti, o peggio ergermi a giudice di chicchessia, perché sono ben consapevole cosa significhi da “laici“ , anche in politica, agire da cristiani o agire in quanto cristiani. Il Cristianesimo, infatti, non è una religione di schiavi che abbassano la testa e non reagiscono; non è la morale dei deboli, che nega la gioia di vivere, ma la religione di uomini e donne liberi, padroni delle proprie scelte anche di fronte al male e alle diverse spirali di violenza, rattoppando spesso con coraggio il tessuto lacerato della vita. D’altronde il “relativismo etico” costituisce l’assillo fondamentale della stessa politica democratica. Un principio basilare che può essere declinato sia da credenti che da non credenti. L’importante, come diceva don Sturzo, è “rimanere sé stessi”, cioè coerenti nella via maestra del vivere e dell’essere parte attiva nella società civile, perché l’ispirazione religiosa possa fornire capisaldi, alimento, prospettive all’impegno nel sociale e nel politico, senza bisogni di ricorrere ad etichette o a professioni di appartenenze interessate. Facile a dirlo, ma molto più difficile e complicato da mettere in pratica. Ecco allora tornare la domanda: dobbiamo sempre porgere l’altra guancia? In effetti, si tratta di una delle accuse che viene mossa, anche oggi, a certi settori del mondo cattolico, in particolare quelli impegnati nelle diverse emergenze esistenziali, quella, cioè, di assecondare l’ingenua mentalità del cosiddetto “ buonismo “. Una sorta di approccio arrendevole che, alla prova dei fatti, non avrebbe nulla a che vedere con quanto predicato nel Vangelo: “essere candidi come colombe, ma anche furbi come serpenti”. Ecco allora diventa davvero auspicabile chiarire il vero significato di questa profetica raccomandazione, appunto di “ porgere l’altra guancia “. A ben vedere, come bene spiegano i teologi, non significa affatto assumere un atteggiamento arrendevole e di sottomissione, non comporta passività di fronte all’offesa, come erroneamente si è portati a credere. “ Porgere l’altra guancia “ palesa, invece, l’impegno di interrompere il circolo vizioso della violenza. In pratica impedire al male di prendere il sopravvento, perché proprio la violenza – anche verbale – finisce sempre per incattivire gli animi. Un fenomeno che – anche grazie ai nuovi strumenti di comunicazione – sta sempre più alimentando la nostra società contemporanea, ma nel contempo esige una decisa assunzione di responsabilità. Vanno allora denunciate e fatte emergere, senza ipocrisie e finzioni, tutte le logiche di potere e di dominio delle coscienze, prime vere cause che portano alla negazione dei diritti fondamentali dell’uomo. Un compito non facile. Speriamo davvero che una sana inquietudine ed un disagio crescente pervadano le nostre intelligenze, perché solo così, come persone di buona volontà, saremo in grado di confrontarci ogni giorno con le sfide assai complesse del Terzo Millennio.

Gigi Villotta

19 Febbraio 2017

LA VIOLENZA DELLE PAROLE

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Prima pagina di “Libero” del 10 02 2017

 

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Prima pagina di “Libero” del 11 02 2017

Sentimenti volubili non per convinzione, ma per convenienza

Ormai non si contano più gli episodi scritti e verbali che caratterizzano modalità ed uso di linguaggi scorretti, vergognosi e, tante volte, perfino volgari. Si urla, si inveisce per cercare di sopraffare o peggio offendere, sempre con la presunzione di avere la verità in tasca. Di esempi ne abbiamo a iosa ed il fenomeno – diventato ormai pratica quotidiana – imperversa su tutti i mezzi di comunicazione, dalla radiotelevisione alla variegata messaggistica sul web. Non solo, è diventata prassi anche nella dialettica politica, dal parlamento nazionale ai consigli comunali. Carlo Levi, uno che sulle ragioni del male aveva meditato a lungo – ancora settanta anni fa – scriveva che le parole sono pietre. Forse oggi siamo andati ben oltre visto che le parole in bocca a certi energumeni del linguaggio sono ormai diventate molto più di sassi da scagliare. Piano piano, senza che ce ne rendessimo conto, si sono trasformate in vere e proprie armi destinate a seminare disprezzo, generare odio e partorire violenza. Nella foga della polemica, il momento della critica argomentata si traduce quasi automaticamente in ricerca dell’invettiva demolitrice. D’altra parte, quando si tratta di giustificarsi o difendersi da accuse ritenute infondate, si preferisce sempre puntare a screditare la fonte di provenienza. Viene subito da chiedersi: Davvero conosciamo il significato preciso dei termini che adoperiamo? Sappiamo soppesarne e calibrarne l’impatto? Temo che l’importante sia solo colpire e fare il più male possibile! La casistica in materia purtroppo è sterminata, compresi i politici sempre inclini ad adeguarsi, a seguire la corrente, dimenticando che la pubblica ribalta ha una sua dimensione di esemplarità che moltiplica, alla base della società, gli effetti negativi di quanto manifestano. Un problema serissimo e dilagante nel nostro tempo della comunicazione di massa e della radicalizzazione delle controversie. Cosa sta succedendo? Perché tanta rabbia? Di che cosa si incolpa l’altro? Non di avere una idea diversa, non di proporre delle soluzioni diverse, ma – si direbbe – di esistere, punto e basta! Non è, insomma, solo questione di intolleranza. Chi non la pensa come me e la mia parte politica, chi non condivide la mia religione ed il mio Dio, non ha diritto di “esistere”, va combattuto ed escluso. L’esatto contrario della democrazia dove convivono molti pensieri, molte idee, molti progetti. La tolleranza ed il dialogo hanno sempre bisogno di attenzione, rispetto, logica ed anche riflessione. Per questo diventa fondamentale ricordare che la prima fatica da fare è quella di ascoltare e capire bene ciò di cui si sta parlando. Sia chiaro, è necessario aver sempre rispetto per le opinioni altrui, ma dobbiamo anche essere in grado di condividere lo stesso alfabeto umano e civile, esprimendosi anche con passione, ma con garbo e senza altezzosità. Purtroppo ad un numero sempre maggiore di “sentenziosi “ con il dito alzato, vanno aggiungendosi quelli che non ascoltano o non si informano bene, finendo per straparlare solo per sentito dire. In genere, lo fanno beandosi di pseudo notizie o peggio di pettegolezzi ed invettive manipolate dal furbetto o dal cinico di turno. Qualcuno le definisce  “mezze verità” e vengono adoperate quasi sempre per servire interessi personali ed ambizioni di ogni tipo, costruendo il più delle volte delle bugie tutte intere contro chi è d’intralcio o dà semplicemente fastidio. Qualcuno già chiama “ post verità “ queste menzogne, anche se c’è consapevolezza non trattarsi di un’invenzione dei giorni nostri, ma certo oggi più ampiamente ed aggressivamente diffondibili ed efficacemente diffuse attraverso i nuovi canali di comunicazione. Il fenomeno non tocca solo il mondo delle parole, ma sempre più anche quello delle immagini. Le conseguenze fanno ormai parte della cronaca quotidiana. Allora sarà bene riflettere su un  passaggio tanto caro a Gianni Rodari che in una sua filastrocca, una cinquantina di anni fa ( ben lontani dunque da internet e dai social network ), scriveva come un pettegolezzo o una ingiuria possano trasformarsi da palla di neve in valanga. Mi fa allora un certo effetto constatare come la politica italiana (un mondo che da decenni mi appassiona), che un tempo usava la retorica delle sottigliezze tortuose e bizantine per non dire nulla, sia ridotta ormai oggi ad una specie di bolgia infernale proprio dell’improperio. Peccato perché i politici dovrebbero sapere bene che non  “esercitano“ in una sorta di teatro popolare. Altrimenti facciano un altro “ lavoro “, perché lo stile del linguaggio e la capacità di argomentare, possibilmente veicolati da pensieri lucidi e da frasi sintatticamente evolute, fanno sempre parte essenziale del loro dovere pubblico. C’è tanta strada da percorrere! Ancora troppo poca attenzione per l’identità di ciascuno, anche nella quotidianità.

Gigi Villotta

 

12 Febbraio 2017

Vittoria Pizzolitto invia lettera di protesta su modifiche a Palazzo Altan

Vittoria Pizzolitto
Vittoria Pizzolitto
Riceviamo dalla Consigliera Vittoria Pizzolito la seguente lettera , trasmessa anche all’Amministrazione Comunale,  che si riferisce alla soluzione adottata per la realizzazione di una nuova area museale a Portogruaro , in Palazzo Altan “ Venanzio “.
Dice Vittoria Pizzolitto:
“Si tratta, a mio giudizio, di una soluzione che compromette la bellezza del luogo.”
 sgabbiotto in atrio palazzo altan venenziao 02 2017