UN MONDO DIMENTICATO

non-violenza

Nuovi stili di una politica per la pace

Gennaio rappresenta davvero un tempo che aiuta a riflettere su temi che trovano poca ospitalità quotidiana nei tg e nei giornali. Tra questi spicca un argomento assai trascurato, quasi dimenticato, ma ben presente nel nostro mondo contemporaneo: il tema della pace. A questo bene preziosissimo è stata dedicata – a partire dal 1968 – una apposita giornata, la prima dell’anno, per volontà precisa di un grande pontefice, qual è stato Giovanni Battista Montini. Bene hanno fatto allora i responsabili IEICP (Incontri Ecclesiali di Impegno Sociale e Politico) di Portogruaro e della Pastorale Sociale diocesana di Pordenone ad organizzare degli incontri informativi e di approfondimento proprio su questo “Bene” tanto necessario, ma che ancor oggi viene negato ad una ventina di Paesi nel mondo, restando dunque un miraggio per milioni di persone. In particolare si è insistito sulla “ non violenza “, come stile di una politica per la pace, partendo dagli stili di vita di ognuno di noi, perché se non c’è la non violenza, c’è la violenza e così si finisce per far ricorso alle armi e ai nuovi fili spinati. Proprio sulle spese militari girano spese ed investimenti da capogiro, in continua crescita soprattutto per gli armamenti. Si parla di 1650 miliardi di dollari spesi per la difesa globale, con in testa gli Stati Uniti, seguiti da Cina, Regno Unito, Francia e Russia. L’Italia ha previsto in bilancio per il corrente 2017 oltre 23 miliardi di euro per le spese militari, che rappresentano l’86% dei fondi a disposizione del Ministero dello Sviluppo Economico, con un aumento del 21% negli ultimi dieci anni. Tradotto in forma più esplicita significa che ogni giorno il nostro Paese spende, a questo scopo, 65 milioni di Euro e ne spende 15 solo per acquistare nuovi armamenti. Quello che più invece deve preoccupare è il mercato delle armi, un giro d’affari mondiale davvero colossale che vale 80 miliardi di dollari. Anche in questo campo l’Italia fa la sua “ bella figura “. Nel 2015, ultimo dato disponibile sulla base di una relazione al Parlamento ed anticipata dal settimanale Nigrizia, abbiamo triplicato la vendita di armi all’estero passando da 2,8 miliardi a 8,2 miliardi di euro, compresi – tra i destinatari – anche Paesi in guerra e dove non vengono rispettati i diritti umani, in particolare verso le aree nordafricane e mediorientali. Il tutto regolamentato da una apposita legge ( n° 185/90 ) sul commercio delle armi che contiene anche i princìpi morali a cui si deve attenere il governo nazionale in questa particolare funzione. Al proposito ci sono stati diversi esposti per chiedere l’effettivo rispetto della legge, ma con pochi risultati. Tutto avviene certo alla luce del sole, anche perché diverse aziende produttrici sono a partecipazione statale ( basti pensare a Leonardo/Finmeccanica che è al 9° posto nella produzione mondiale ), ma le armi, soprattutto quelle piccole-leggere ( pistole, fucili mitragliatori, bazooka, etc.) , finiscono – per varie vicissitudini – in altre mani, direttamente impegnate in azioni di guerriglia, terrorismo e quant’altro. Infatti le cosiddette armi convenzionali stanno diventando sempre meno convenzionali e sempre più simili alle armi di distruzione di massa, grazie al loro crescente potere devastante, che il più delle volte viene usato per commettere crimini di guerra e contro l’umanità. Non è dunque corretto fare alcun tipo di distinzione tra gli armamenti, è stato ribadito sia a Portogruaro che a Pordenone dai relatori intervenuti, perché in ogni caso questi provocano violenze, morte, distruzione, instabilità e miseria. Se ne parla poco, ovvero tanti conflitti non vengono neanche analizzati sotto questi profili, perché queste morti, come quelle dei bambini di Aleppo o delle vittime nell’area sub sahariana, dopo pochi giorni non fanno più notizia. Eppure facciamo tanta fatica a scacciare quelle immagini che ci entrano in casa e fanno male come un pugno nello stomaco. Assuefarsi a queste ricorrenti rappresentazioni diventa, però, ogni giorno più possibile. E’ dal 1945 che “ noi occidentali “ abbiamo la percezione di vivere in un mondo pacifico, ma non è affatto vero. In questi ultimi settanta anni siamo stati testimoni (spesso a distanza) del susseguirsi  – quasi senza sosta – di guerre, guerriglie, scontri tribali o a sfondo religioso, invasioni da parte anche di superpotenze e, più di recente, tentativi di conquista del territorio iracheno e siriano da parte dell’Isis. Anche il nostro vecchio continente è stata interessato, non ultima la guerriglia nel Daghestan e l’escalation in Ucraina con migliaia di morti. Ma la pace non è solo mancanza di guerra, perché la prospettiva è del tutto diversa. Dobbiamo tutti prendere piena consapevolezza che nel mondo c’è troppa violenza, c’è troppa ingiustizia, così tanta che nessuna arma basta a combatterla e nessuna guerra può fungere da deterrente. Purtroppo ogni giorno c’è una goccia che va ad ingrossare questo mare immenso di violenza. Non è possibile fare niente, dobbiamo allora arrenderci? Ci si è chiesti e vien da chiedere se dobbiamo rassegnarci oppure c’è ancora spazio per un’utopia, un sogno?  Siamo interpellati perché c’è davvero tanto bisogno di ricercare e sviluppare tutti quei mezzi che servano efficacemente a “ reinventare “ una pace che sia frutto di uno sviluppo integrale per tutti e di una presa di coscienza effettiva di una comunità universale fondata sul rispetto, l’ascolto, l’attenzione ai bisogni, la giustizia, il dialogo e la condivisione. Deve essere proprio la pace a sfidarci al cambiamento, ma ci viene richiesto un rinnovato spirito di dialogo e di fraternità. Tutto parte, come dice papa Francesco, dal cuore e dalla coscienza degli uomini, se vogliamo davvero essere testimoni ed anticipatori di un Bene troppo prezioso per essere ancora sottovalutato o peggio mistificato.

Gigi Villotta

26 gennaio 2017

Consiglio Comunale del 20 gennaio 2017, ecco cosa ne pensiamo

Marco Terenzi
Marco Terenzi

A proposito del Consiglio Comunale del 20 gennaio 2017, ecco cosa ne pensa Marco Terernzi ,  Capogruppo del Gruppo Consiliare “Centrosinistra Più Avanti Insieme”

” Il Gruppo Consiliare Centrosinistra, insieme al Gruppo Misto, nel corso del Consiglio Comunale, non ha partecipato al voto dei punti all’odg.

Al contempo, sempre insieme al Gruppo Misto, ha garantito in Consiglio la sola presenza del Capogruppo in corrispondenza della trattazione riguardante l’autorizzazione ad ASVO SPA alla presentazione di un offerta per l’acquisizione di MTF di Tolmezzo Ud.

Il Gruppo Consiliare, in questo modo, da una parte ha inteso rispettare l’Istituzione prendendo parte ai lavori del Consiglio ma dall’altra ha inteso porre in modo esplicito e forte la questione dell’autonomia e funzionalità del Consiglio Comunale e delle sue articolazioni quali sono le Commissioni Consiliari.

Infatti il gruppo di Centrosinistra, insieme al Gruppo Misto, aveva opportunamente chiesto al Presidente del Consiglio Comunale Mascarin il rinvio dei due punti all’odg; uno riguardante, appunto, la questione inerente all’ASVO e l’altro operazioni societarie straordinarie per aggregazione tra gestori di servizi pubblici locali a rete di rilevanza economica (VERITAS SPA – ASI SPA – ALISA SPA).

L’importanza e la complessità degli argomenti in oggetto e la trattazione non esauriente nelle Commissioni 1° e 3°, a parere dei succitati Gruppi, rendevano necessari ulteriori approfondimenti.

Mentre per il punto riguardante la fusione di ASI ed ALISEA in Veritas è stato votato da maggioranza ed opposizione il ritiro dall’odg, su richiesta del Presidente, per ulteriore documentazione formale pervenuta al Comune da parte di “Veritas SPA” successivamente ai lavori di Commissione, a conferma – peraltro – di quanto richiesto dai Gruppi di opposizione, il punto relativo ad ASVO non è stato ritirato per volere della maggioranza

E’ la conferma di come la maggioranza consideri il passaggio dei provvedimenti in Commissione quale atto dovuto, da rispettare formalmente, e non già una fase sostanziale e necessaria da alimentare per l’istruttoria e l’approfondimento tecnico-politico che deve essere gestita in modo da garantire la conoscenza e la consapevolezza dei Consiglieri che si devono poi esprimere in Consiglio con un voto responsabile.

La maggioranza considera le Commissioni Consiliari un prolungamento dell’Amministrazione. Invece le Commissioni sono strumento ed espressione dell’autonomia e della funzione di indirizzo politico e controllo del Consiglio Comunale. I Presidenti dovrebbero essere i garanti attivi di questa funzione, sollecitando l’adeguata presenza dell’Amministrazione, in particolare per le implicazioni di natura politica e/o la complessità di natura tecnica promuovendo così l’istruttoria adeguata dei provvedimenti.

Sulla questione ASVO vi è stato il rispetto formale della procedura con la convocazione della Commissione e la trasmissione della documentazione ma da un punto di vista sostanziale non vi è stato adeguato approfondimento su contenuti e contorni dell’eventuale acquisizione di ASVO, che sarebbe stato indubbiamente favorito dalla presenza del Presidente e del Dirigente di ASVO già in Commissione. Il Presidente del Consiglio Comunale ha pensato di rimediare a tale mancanza convocando gli interessati in Consiglio Comunale. Ma la sede istruttoria è per Statuto, Regolamento e prassi operativa la Commissione Consiliare competente.

Il messaggio dato alla maggioranza dai Gruppi di opposizione durante i lavori dello scorso Consiglio è chiaro: bisogna passare da una gestione burocratica, formale delle Commissioni ad una gestione sostanziale, attiva e di approfondito lavoro istruttorio che favorisca la consapevolezza ed il convincimento dei Consiglieri Comunali, nel quadro dell’autonomia e della funzione del Consiglio Comunale stesso.”
                

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Commissioni Consiliari del 16 01 2017 su operazioni societarie ASVO, e VERITAS-ASI– ALISA

Ecco quanto abbiamo inviato alla Stampa del 19 01 2017 :
GRUPPI CONSILIARI “MISTO” “CENTROSINISTRA PIU’ AVANTI INSIEME”
Consiglio Comunale di Portogruaro

COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO:

Oggetto: operazioni societarie straordinarie per aggregazione tra gestori di servizi pubblici locali a rete di rilevanza economica (VERITAS SPA – ASI SPA – ALISA SPA) e l’autorizzazione ad ASVO Ambiente Servizi Venezia Orientale SPA alla presentazione di un offerta per l’acquisizione di MTF di Tolmezzo Ud.

In sede di riunione congiunta delle Commissioni 1° e 3°, tenutesi in data 16/01 us, data l’importanza e la complessità degli argomenti in oggetto, i rappresentanti dei Gruppi Consiliari “Centrosinistra Più Avanti Insieme” e “Misto” hanno avuto modo di rappresentare la necessità di ulteriori approfondimenti, su profilo politico e sui contenuti e contorni delle suddette operazioni societarie che interessano in modo diretto ed indiretto la Città Metropolitana ed il Veneto Orientale.

Per ciò per favorire un voto consapevole i suddetti Gruppi Consiliari hanno chiesto al Presidente del Consiglio Comunale che le delibere con gli argomenti in oggetto vengano ritirate dall’odg del Consiglio Comunale di venerdì 20 gennaio pv affinchè possano essere messe nuovamente all’odg delle Commissioni competenti, luoghi deputati istituzionalmente all’istruttoria ed ad ulteriore adeguato approfondimento ed in modo da riproporli in un successivo Consiglio Comunale, convocato nei tempi compatibili con le esigenze poste dai processi in oggetto.

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COSTRUIRE LA CITTA’

 

Palazzo Venenzio ed ex Carceri (già sede del Giudice di Pace)
Palazzo Venenzio ed ex Carceri (già sede del Giudice di Pace)

sdr

Una partecipazione attiva e consapevole

Due operai stanno ammucchiando mattoni lungo una strada. Passa un viandante che s’informa sulla natura del loro lavoro. Uno modestamente risponde: sto ammucchiando mattoni. L’altro esclama: innalzo una cattedrale. Forse non sembra, ma la differenza è enorme. Il primo degli operai impila pietre per sé e per guadagnarsi da vivere (oggi ) hic et nunc. Il secondo fa esattamente lo stesso, ma sa di costruire qualcosa di grande per il futuro.” Queste parole sono state usate da Pietro Nenni, uno dei padri della nostra Repubblica, ancora nel 1959. Perché questo breve racconto? Perché quell’operaio era consapevole di partecipare ad un progetto per il quale il contributo dell’ultimo dei cittadini era importante tanto quello degli altri. Qualcosa con cui dare significato a quello che si fa e alla propria vita. Proprio il futuro è, da sempre, l’orizzonte di riferimento di chi contribuisce a costruire qualcosa di importante, come la costruzione di una cattedrale. Un lavoro che costa fatica, non produce vantaggi personali ed immediati, ma rimarrà nel tempo, per le generazioni che verranno dopo di noi. E la cattedrale si rivelerà tanto più solida e splendente quanto maggiore sarà la partecipazione della comunità alla realizzazione. Fuor di metafora, davvero per la politica, da Roma a Portogruaro, è questo il momento di ritrovare l’ambizione di realizzare progetti solidi e duraturi con grande senso di responsabilità e dedizione. In riva al Lemene, finita la fase iniziale della necessaria ricognizione e programmazione, dalla presentazione ( nell’ultimo consiglio comunale di fine dicembre ’16 ) del secondo bilancio di previsione ed in particolare dal piano triennale ( 2017/19 ) delle opere pubbliche non si evidenziano, da parte della maggioranza di governo, sostanziali elementi di una chiara “visione“ di pianificazione sul modello città su cui puntare. Non solo a livello urbano, ma soprattutto territoriale, perché più che mai, oggi, c’è bisogno di capire quale futuro avrà la Venezia Orientale nel contesto della Città Metropolitana. Un capitolo, a quanto pare, ancora tutto da scrivere! Non mi risultano ancora prodotti documenti e progetti che portino a capire verso quale direzione ci si stia muovendo. Vivere alla giornata non fa certamente bene, soprattutto in politica che è l’arte del governare. Non si evince, anche dalla discussione scaturita in tante riunioni istituzionali, quale Portogruaro la maggioranza abbia in mente ed intenda costruire. Ogni processo decisionale dovrebbe scaturire da una precisa visione d’insieme che rappresenti l’obbiettivo/traguardo che si vuol perseguire. Solo così si potrà costruire una Città, puntando nell’affinamento della qualità, piuttosto che nella quantità. Perché essere Città significa vivere in ambito di “ civitas “, cioè di valori condivisi di qualità della vita. C’ è un gran bisogno di impegnarsi, in una forma di corretto e costante confronto, anzitutto a vivificare lo spirito della gente, anche attraverso un suo attivo coinvolgimento nelle analisi e nelle scelte che stanno alla base del processo decisorio di sintesi. E’ davvero miope ritenere sufficiente l’adagiarsi a parlare con sé stessi. Chiudersi a riccio, senza voler aprire il dialogo anche sulle “ grandi “ questioni, dal fenomeno migranti alla Portogruaro “ porta dell’est “, solo per fare degli esempi. L’ordinaria amministrazione non basta più. Ecco perché serve una rinnovata strategia comune, una visione composita di Città dentro una prospettiva territoriale non separatista. Si è detto che la Città del Lemene nel tempo abbia perso quel ruolo di “ capoluogo naturale “ in questo lembo di terra veneto/friulana, ma non ci sembra ancora di cogliere segnali precisi di inversione di marcia. Forse è oggettivamente troppo presto per pretendere di vedere concreti risultati al proposito. Lo speriamo davvero, anche se intanto – campanilismo a parte – la Città di S.Donà sta crescendo molto di più sotto il profilo anagrafico ed economico. Non basta più enunciare, lasciare tutto sulla carta, ma bisogna cominciare a dire quali siano i grandi obiettivi strategici e come si intenda raggiungerli. Portogruaro da “Città di Cultura a Città della Cultura”, questo lo slogan lanciato dalla sindaca Senatore, non molto tempo fa. Non si è ancora detto, però, come si voglia procedere. Di sicuro non attuando – come si sta invece facendo – alcune scelte che non vanno certo nella direzione di creare le premesse – ad esempio – di sfruttare tutte le “ potenzialità “ presenti ed operanti in Via Seminario in un unico “Distretto culturale evoluto “. C’è poi un’altra importante scommessa su cui puntare: la rigenerazione urbana. Alla città deve essere richiesto l’impegno straordinario di sviluppare una nuova coscienza di sé, attraverso la rimodulazione degli spazi e delle funzioni, soprattutto nel Centro Storico. Dobbiamo essere capaci di farcela se non altro scavando nella nostra storia ( per tornare a parlare di qualità ), per ritrovare parti della sua anima e così contribuire a scrivere un altro capitolo da inserire nel lungo ininterrotto racconto della città, cui non poco hanno contribuito le precedenti amministrazioni. Questo potrebbe significare avere una visione, dare un ruolo alla nostra città, perché Portogruaro siamo tutti noi, tutti insieme amministratori e cittadini, per una partecipazione davvero attiva e consapevole.

Gigi Villotta

13 Gennaio 2017

Impianto Crematorio: Come volevasi dimostrare!

Ancora una volta le evidenze danno ragione al Gruppo Centro Sinistra più Avanti Insieme.

Ecco quanto dice il Gruppo CONSILIARE “CENTROSINISTRA PIU’ AVANTI INSIEME” sul tema dellImpianto Crematorio alla luce di novita Legislative Regionali e dell’impianto erigendo a Conegliano:

Nelle more dell’adozione del Piano Regionale di coordinamento per la realizzazione dei crematori da parte dei comuni di cui all’articolo 6 della legge 30 marzo 2001, n. 130 “Disposizioni in materia di cremazione e dispersione delle ceneri” la recente legge regionale n.30 dd. 30 dicembre 2016 stabilisce che fino al 31 dicembre 2018, non possano essere rilasciate autorizzazioni alla realizzazione di impianti di cremazione di cui alla legge medesima.

Come volevasi dimostrare! Ancora una volta le evidenze danno ragione all’opposizione.

Si ritiene importante che ora anche il Gruppo M5Stelle ponga con forza la questione del ritiro dell’opera dal Programma delle Opere Pubbliche 2017_2019.

L’Amministrazione Senatore ne prenda atto, stralci l’opera dal programma stesso, promuovendo un adeguato approfondimento, che tenga conto della nuova situazione, attraverso un percorso partecipato che coinvolga gli organi consiliari e la popolazione, adottando una prassi amministrativa adeguata alla complessità ed all’importanza dei problemi della comunità.”

Di seguito il comunicato stampa:

comunicato_stampa_impianto_crematorio_070117

Bilancio 2017/2019: piatto e senza prospettive.

Marco Terenzi
Marco Terenzi

“L‘amministrazione Senatore parla di sé stessa e con sé stessa e dimostra di non aver ancora maturato – nei fatti – concretamente una visone per la propria comunità”

Ecco quanto dice il Gruppo CONSILIARE “CENTROSINISTRA PIU’ AVANTI INSIEME” sul bilancio di previsione 2017/2019 :

Ancora una volta e con questo bilancio di previsione 2017/2019 approvato di misura (il 30 12 2016) l‘amministrazione Senatore parla di sé stessa e con sé stessa e dimostra di non aver ancora maturato – nei fatti – concretamente una visone per la propria comunità, per la propria città, intorno alla quale mobilitare altre istituzioni e le risorse migliori della comunità stessa.

Le intenzioni e le affermazioni generiche dell’Amministrazione Senatore e della sua maggioranza non risultano essere sostenute da atti, da progetti e da relative risorse certe.

Ecco di seguito le nostre considerazioni”

comunicato_stampa_080117__bilancio_previsione_2017

 

Torre Civica Campanaria “Bene Comune”: che fare?

torre campanaria Bellezza

“Comune e Parrocchia considerano il Bene di Interesse e Uso Pubblico, allora che si riprenda la Convenzione del 2011 “ per il Cosolidamento e il Restauro “ e si concordino gli impegni comuni da assumere.”

I Gruppi Consiliari Centrosinistra Più Avanti Insieme e Misto, si sono fatti parte attiva per portare finalmente la questione della Torre Civica campanaria nella sua sede naturale, il Consiglio Comunale.

Alleghiamo il Testo integrale intervento del Gruppo Consigliare “Centrosinistra Più Avanti Insieme”  tenuto nel corso del Consiglio Comunale dd. 29 dicembre 2016 recante per oggetto la TORRE CIVICA CAMPANARIA.

8 05 2016 bilancio previsione 2016 - Marco Terenzi dichiarazione di voto
Marco Terenzi in Consiglio Comunale Portogruaro

In questo intervento si parla di TITOLO DI PROPRIETA’ della Torre, degli STORICI CHE HANNO TRATTATO DELLA TORRE CIVICA, dei TECNICI CHE HANNO TRATTATO DELLA TORRE CIVICA NEI SECOLI SCORSI, degli ATTI DEGLI ANNI SESSANTA SULLA TORRE CIVICA, degli AMMINISTRATORI CHE ASSUNSERO GLI ATTI, dell’EVOLUZIONE DEI RAPPORTI FRA STATO E CHIESA, del diritto di Giuspatronato e del Regio Decreto 3 marzo 1934 n 383, della delibera del 1997 e del Concordato del 1984, delle FUNZIONI PUBBLICHE DEL BENE, della CONVENZIONE DEL 08.07.2011,

E il testo della  MOZIONE “TORRE CAMPANARIA” proposta alla votazione in Consiglio Comunale per risolvere la questione .

La Mozione è stata respinta dalla maggioranza insieme a M5S; 10 contrari  vs. 7 favorevoli (Gruppi CSX_PAI e Misto).

UN FARDELLO PESANTE

Virginia-Raggi

Tra efficienza e morale del potere

L’Epifania tutte le feste porta via. Spente le luci e riposti i lustrini, anche la Befana, tanto attesa nei miei ricordi di bambino, passa con un fardello sempre più pesante. Il 2017 sarà infatti un anno cruciale, con una svolta forse facile da prevedere, ma più difficile da capire verso quale direzione. Brexit, la vittoria di Trump, la sconfitta di Renzi, il ritorno di Putin, gli attentati dell’ISIS nel cuore dell’Europa stanno a dimostrare che nulla sarà come prima. Nel nostro Paese sono 6 milioni e mezzo le persone che vorrebbero lavorare, i poveri ormai hanno di molto superato i 4 milioni e ogni 100 giovani ci sono 161 over 65 anni. La maggiore preoccupazione resta quindi la crisi economica, ma un Paese troppo lacerato rischia di essere un Paese meno sicuro ed aggregante, anche se non mancano tante azioni di generosità, solidarietà e gesti di gentilezza. La speranza, come sempre, è l’ultima a morire, anche se con tempi biblici: esemplificativo il completamento dell’eterna incompiuta la “ Salerno Reggio Calabria “, cantiere inaugurato ancora nel ’62 da Amintore Fanfani. La politica rimane al centro del concetto di governabilità e del fare positivo, perché proprio nell’arte del governare si possono coniugare bene certi valori che, molte volte, rimangono sulla carta o vengono puntualmente disattesi in nome e per conto di altri interessi che poco hanno a dividere con il “ Bene Comune “. Di esempi personalizzati sono piene le cronache, ma un’attenzione particolare va riservata ad un fenomeno che abbiamo imparato a conoscere come “grillismo”, che parte dalla vittoria dei pentastellati alle Politiche del 2013 fino alle recenti note vicissitudini vissute in Campidoglio a Roma. Nessuna voglia di demonizzare o di strumentalizzare, ma certi comportamenti istituzionali, proprio per la funzione ed il significato che rivestono, vanno adeguatamente ripresi perché sono il segnale di come ci si pone, appunto, di fronte all’arte del governare. In particolare vale una sottolineatura di Machiavelli che ricordava come “ non sempre l’efficienza del potere corrisponde alla morale del potere “. E’ quello che sta succedendo con i 5Stelle che della estraneità ad un sistema che giudicano corrotto hanno fatto la loro bandiera. Il grido “ onestà, onestà “, costantemente sbandierato a tutti i livelli, da premessa necessaria di chiunque faccia politica, è diventata il cuore stesso di un vero e proprio programma di governo. Il Movimento non vuole scalare la società, dice Grillo, ma la società stessa che scala attraverso il Movimento. Ormai siedono – con numeri significativi – in Parlamento, nei consigli comunali e guidano amministrazioni importanti, ma parlano e si comportano come se vivessero da un’altra parte, convinti che prima o poi il sistema in disfacimento, di cui sono entrati a far parte, finirà nelle loro mani, anche grazie all’incapacità altrui. Il piano, sia chiaro, potrebbe anche funzionare, ma mi domando: quale sarebbe il prezzo da pagare in termini istituzionali ? C’è ovunque la sensazione che anche il cosiddetto “ nuovo “ non sia immune dai vecchi pasticci e gli interrogativi allora si addensano su tutto il Movimento che proprio della questione morale e la rivendicazione di onestà ha fatto la sua “ ragione sociale “. Non c’è dubbio che l’essere onesti rappresenti una pre-condizione. Di sicuro assolutamente necessaria, ma non sufficiente a garantire buoni risultati. Ecco perché non bastano più gli slogan, più o meno “pittoreschi”, nelle piazze o sui social media, per trasformarsi in un bravo amministratore pubblico. Tanto più se poi, magari, non ci si dimostra sufficientemente accorti nella scelta anche dei propri collaboratori. Tutto questo porta ad un deficit di consapevolezza riguardo la gravità di ciò che accade. Finisce per diventare uno stile di autodifesa, se non un vero e proprio ricorso allo scaricabarile. Il nodo vero, a Roma come altrove, riguarda il concetto di “ discontinuità amministrativa “, un passaggio obbligato per un forte impatto di rottura con le vecchie logiche e conseguente innovazione, approcci su cui i pentastellati hanno scommesso/ promesso e con loro quanti li hanno votati. Le recenti vicende romane dimostrano invece come la Politica con la P maiuscola sia una cosa ben differente dall’andare in piazza a sfogare la propria rabbia o cercare di rabberciare alla meglio situazioni evidenti ormai sfuggite di mano. La politica non è bava alla bocca e l’onestà non è solo un logo di cui fregiarsi, quando fa comodo. Quindi l’errore più grave fatto dai fondatori del Movimento è stato quello di averlo spacciato per l’unico “ partito politico “ composto da uomini infallibili ed integerrimi, privi di macchia, con buona pace dei cambi di marcia e varianti riguardo il nuovo codice etico di comportamento per gli indagati del M5S. Ora la costruzione rischia di franare e non basta più affidarsi a temporanee iniezioni di garantismo o giustificazioni invocanti l’ingenuità di chi è alle prime armi. Per non parlare poi del “ C’era una volta “ lo streaming -sempre aperto – che doveva essere l’arma vincente contro l’oscurità del potere e della casta. Tutto in diretta, tutto in chiaro, fate girare, la gente deve sapere, ma sembra che le cose siano oggi radicalmente cambiate, perché le vere decisioni sono prese a porte ben chiuse. A proposito di sapere, proprio sul variegato mondo di Internet c’è chi spara davvero grosse bufale, c’è chi non controlla, ma c’è anche chi le fa proprie e le diffonde, troppo spesso condividendole. Ecco perché è arrivato il momento di rivendicare con forza una politica che abbia l’etica e la moralità di non scaricare sugli altri le proprie scelte. Questo deve valere per tutte le forze politiche, sindacali ed imprenditoriali di questo Paese se vogliamo davvero, tutti insieme, trovare la direzione giusta per uscire dalle sabbie mobili e guardare al futuro con più ottimismo e qualche certezza in più, soprattutto per le nuove generazioni.

Gigi Villotta

04 Gennaio 2017