FARE COMUNE

logo del pregetto "FARE COMUNE"
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Immigrazione e richiedenti asilo

La centralità della persona umana e la ricerca del bene comune possibile sono le due premesse fondanti del progetto “ FARE COMUNE “, partito alcuni mesi fa presso il Monastero del Marango di Caorle. Ne fanno parte quanti si stanno impegnando “ politicamente e socialmente” in qualsiasi parte politica, istituzione o associazione (anche in campo educativo), dentro alla realtà complessa di una società pluralistica. Il territorio della Venezia Orientale può venir considerato l’ambito di riferimento, senza comunque alcuna esclusione. Si intende dare corpo ad un percorso titolato “ IL FARE COMUNE “, attraverso momenti informativi e formativi scelti ed interpretati con spirito di ascolto e di condivisione fra persone che si fanno carico, insieme ad altri, dei destini e della qualità della vita e della partecipazione dei propri territori. L’obiettivo, per dirla con parole di Giuseppe Dossetti, è quello di risvegliare le coscienze e porre al centro le responsabilità individuali. Il primo tema affrontato è stato quello dell’ IMMIGRAZIONE E RICHIESTA DI ASILO. Un fenomeno epocale  e globale che non ammette semplificazioni, chiusure e strumentalizzazioni. Richiede una visione e richiama le prospettive dell’emergenza, dell’integrazione e dell’accoglienza e coinvolge in forma attiva le Istituzioni, le comunità, le famiglie e le persone singole. Un tema che finisce per interrogare noi stessi, la nostra cultura, le nostre verità. Si è inteso utilizzare la modalità del laboratorio con la partecipazione diretta dei convenuti, intorno ad un intervento introduttivo, con conseguente approfondimento in gruppi di lavoro e stesura finale di un documento da diffondere. Due incontri, sei ore abbondanti per vivere e discernere assieme un fenomeno complesso come quello delle migrazioni, con particolare attenzione alla nostra realtà veneta e provinciale. Dai dati statistici alla legislazione vigente, dalle politiche europee all’accoglienza di base, dalle criticità emergenti alle paure della gente comune, fino all’apporto degli immigrati ai nostri sistemi economico e di welfare: tutti elementi validi e necessari per conoscere, comprendere ed agire. Il risultato è stato, per me, un dedalo di sensazioni. Non sempre la solidarietà, risvolto laico della carità, è scontata o possibile. Perfino papa Francesco ha avuto qualche espressione che sembra rimodulare il ripetuto invito ad accogliere, senza mai dimenticare gli italiani in difficoltà. Si è spinto ad un maggiore realismo, parlando di “ prudenza “ (non di paura!), perché un rifugiato non lo si deve solo accogliere, ma anche integrare. Chi si impegna però deve sempre fare i conti con risorse e forze limitate. Ho pensato ai tanti sindaci e parroci in prima linea, già alle prese con altre mille questioni poste da una quotidianità sempre più convulsa e molte volte artatamente alimentata da interessi poco nobili. Accogliere è un atto di fede, è stato detto, ma per capire bene questo invito bisognerebbe rileggere alcune pagine del “ Diario di un  curato di campagna “ di Georges Bernanos. Sembra davvero il Veneto dei nostri giorni. E ‘ necessaria dunque un’idea di accoglienza saggia ed intelligente, non certo buonista.  Prima ancora che essere sociale, politica o economica, la questione riguarda il cambio di mentalità e dunque ha una valenza culturale, sapendo di avere un destino comune. Ecco perché ci si deve interpellare al plurale. Intanto, il complesso fenomeno dei rifugiati e dei migranti continua a consumarsi tra tragedie umane e rivolte popolari. L’emergenza e l’emotività non sono però il terreno su cui affrontare questi problemi, tenendo presente che le migrazioni sono ormai una componente strutturale del nostro futuro. I populismi soffiano sulle paure che ne derivano e chiedono fermezza ai governi. Va detto che la paura forse non è la più nobile delle attitudini, ma non deve essere considerata neppure una colpa. Non va invece alimentata e usata, come non va negata e rimossa. Le ostilità per lo straniero sono anche alimentate dal pregiudizio che l’economia e la società, come dissertano gli esperti, siano un gioco a somma zero. Cioè se la torta delle risorse è fissa e c’è un nuovo arrivato, bisognerà dargliene una fetta e quindi ridurre la nostra. L’economia, invece, è un gioco a somma positiva, perché quella torta bisogna produrla e farlo in un Paese che invecchia diventa sempre più difficile. I relativi dati parlano chiaro, compresi il mercato del lavoro, l’imprenditoria, l’impatto fiscale e previdenziale. Ma qual è la scelta giusta nei confronti di coloro che chiedono aiuto e si presentano alle porte della Casa Europa? Accogliere tutti? C’è posto per tutti? Quali risposte sensate davanti a queste donne, uomini e bambini d’Africa e d’Asia che cercano asilo e futuro lontano da guerre ed ingiustizie ed in fuga da sete e fame? L’importante che si cominci a decidere e fare concretamente qualcosa, in tempi rapidi e in modo efficace. Due chiarimenti si impongono, a detta di molti osservatori. Uno interno, perché si dovrà pur dire quale sia il numero massimo di migranti che il nostro Paese è disposto ad ospitare ed integrare stabilmente. Uno esterno, perché si dovrà chiarire, una volta per tutte, diritti e doveri dei singoli stati dell’Unione Europea riguardo le politiche migratorie. Non vorrei si continuasse a tergiversare o peggio a far finta di niente, perché lo spettro di un nuovo referendum popolare potrebbe presentarsi ben più pericoloso, in casa nostra, visto anche come siamo particolarmente esposti. Infatti quello sull’immigrazione non è per niente un’ipotesi campata in aria, a fronte di una esasperazione crescente che ha già spinto molti sindaci a rifiutare l’accoglienza che invano i prefetti cercano di imporre, con buona pace dell’accordo Governo/ANCI sul parametro 2,5 migranti ogni 1000 abitanti. Ad oggi sono 2.600 su 8.000 i comuni che accettano di ospitare i migranti sul proprio territorio, appena 7 su 20 nella nostra Venezia Orientale. Ciò che più spiace è la posizione di quegli enti locali che non considerano un problema loro la presenza dei profughi sul territorio. Forse non lo è giuridicamente, ma l’improvvisa comparsa di persone che dormono sui parchi o nelle stazioni e che non hanno di che nutrirsi è un problema di tutti e che possiamo risolvere solo tutti insieme, senza entrare in polemica e senza scaricare la questione sugli altri. Certo con regole precise, procedure veloci e trasparenti e soprattutto certezze sullo stato di diritto, perché c’è un grave rischio. Se non si riesce più a governare questo epocale fenomeno, una nuova grave ferita verrebbe inferta non solo all’unità europea, ma anche a quella tolleranza “laicamente cristiana” che costituisce il patrimonio più bello della nostra tradizione culturale.

Gigi Villotta

18 Dicembre 2016

Opere Pubbliche: le uniche novità arrivano dai gruppi consiliari ‘Centrosinistra più avanti insieme’ e ‘Misto’

LE UNICHE NOVITà AL PIANO OPERE PUBBBLICHE arrivano dalle OSSERVAZIONI PROGRAMMA_OOPP_2017_2019 presentate nelle conferenza stampa del  12 dicembre 2016 dai Gruppi consiliari ‘Centrosinistra più avanti insieme’ e ‘Misto’, all’Elenco delle Opere Pubbliche adottato dalla Giunta Comunale di Portogruaro.

Infatti VENGONO PROPOSTI l’inserimento di alcuni nuovi interventi che appaiono prioritari e finalizzati al miglioramento sul piano architettonico-urbanistico e della viabilità.

  • sistemazione pavimentazione sottoportici in centro storico in convenzione con privati;
  • riprogettazione entrate delle città inizio Viale Trieste -Viale Pordenone – Viale Venezia:
  • riconfigurazione viaria e sistemazione di tutto il ring ( da Viale Matteotti- Viale Isonzo- Via Stadio- in relazione a piste ciclopedonali e arredi).

Mentre la maggioranza che appoggia la Giunta Senatore “si sta adagiando sempre più a parlare con sé stessa e di sé stessa” dicono il Gurppo Misto e ‘Centrosinistra più avanti insieme’ nel loro COMUNICATO_STAMPA.

Inoltre Come si vede dalla Tabella,  “Il programma – fatta eccezione per un’opera del tutto “nuova” l’impianto crematorio – risulta una mera riproposizione di interventi, senza alcuna attualizzazione ed aggiornamento.”

In diciotto mesi l’unica nuova opera prevista è l‘Impianto crematorio.

Impianto crematorio, Terenzi: “portiamo fatti e argomenti”

piano opere 2016 2017

Ecco le odierne considerazioni di Marco Terenzi sull’impianto crematorio:

“Nell’ ultimo Consiglio Comunale dd. 29 novembre us. è stato dibattuto l’argomento inerente la realizzazione a Portogruaro di un IMPIANTO CREMATORIO grazie a DUE MOZIONI che sono state presentate dai gruppi M5Stelle e Centrosinistra Più Avanti Insieme. La mozione presentata dal gruppo che rappresento recava la motivata richiesta di stralcio dell’opera dal Piano Triennale delle Opere Pubbliche 2017_2019 e dall’elenco annuale delle opere 2017.
Data l’importanza dell’argomento e le sue implicazioni prima di stabilire “come realizzare” quest’opera attraverso l’adozione di uno studio di fattibilità tecnico-economica (perché questo è l’oggetto dello studio commissionato dalla Amministrazione Senatore con determinazione 2068 dd. 21.11.2016 del Dirigente di Area Tecnica), l’attenzione delle istituzioni e della comunità avrebbe dovuto soffermarsi sul “se realizzare” l’opera stessa.
Prima di assumere una decisione di tale portata bisognava rispondere in modo motivato e partecipato, cioè insieme alla popolazione, ad una serie di domande: una tale realizzazione è necessaria ed è sentita come tale dalla comunità? Qual’ è il sito dove potrebbe essere realizzato? Nuoce alla salute e quali potrebbero essere le implicazioni sul piano ambientale? Chi lo costruisce e chi lo paga? Quali sono le condizioni per la sostenibilità economica della gestione di un impianto siffatto? Quali le implicazioni sul versante urbanistico e della svalutazione degli immobili circostanti?
Del resto è un dato di fatto che la realizzazione di un impianto crematorio a Portogruaro non sia stata indicata in alcun altro precedente documento programmatorio dell’Ente, non sia stata indicata nel DUP, non sia stata indicata nel programma di mandato, non risulti indicata in atti di programmazione territoriale, non risulti neppure indicato nei programmi elettorali della maggioranza.
Questo era il motivo di fondo che ha sostenuto la nostra mozione nel chiedere lo stralcio dell’opera dal piano pluriennale 2017_2019 adottato e dall’elenco delle OOPP 2017. La maggioranza ha bocciato la mozione del nostro Gruppo definendola “illogica e contraddittoria”. L’Amministrazione Comunale di Portogruaro ha invece deciso in solitudine (ancora una volta) ed ha voluto inserire nel Programma delle Opere Pubbliche 2017/2019, adottato il 14.10.2016, la realizzazione e gestione dell’impianto crematorio per un importo di Euro 1.800.000. L’opera è inserita nella prima annualità 2017 (Elenco delle OOPP). L’Amministrazione Comunale senza avviare alcun coinvolgimento né consiliare né partecipativo con i cittadini, con la Determinazione n.2068 dd.21/11/2016 del Dirigente Responsabile di Area Tecnica, a partire “… dall’intenzione dell’Amministrazione (di) realizzare un impianto di cremazione mediante concessione di lavori ai sensi dell’art.164 e seguenti del DLgs.50/2016…” ha affidato l’incarico per uno studio di fattibilità tecnico- economico, per un importo di circa 15.000 euro, per la realizzazione di un’opera – che di fatto – appare già definita e decisa. Infatti nella scheda tecnica per lo studio di fattibilità tecnico-economica vengono precisamente indicati: l’area interessata, la superficie complessiva (mq. 1012), la previsione di due forni crematori, 16 postazioni di refrigerazione, n. 1 frantumatore, parametri tecnologici ecc. E’ evidente che le modalità per la realizzazione dell’impianto crematorio sono già ben definite e sono riferibili alla finanza di progetto, come dichiarato peraltro da componenti della maggioranza.
Il gruppo consiliare Centro Sinistra Più Avanti Insieme, proseguirà comunque nella sua richiesta di avviare un confronto serio, preventivo ed una concertazione reale nella comunità e con la cittadinanza. Per questo chiederà nuovamente, attraverso le osservazioni al Piano Pluriennale delle Opere Pubbliche 2017_2019, lo stralcio dell’opera con lo scopo di consentire l’avvio e la realizzazione del succitato percorso partecipativo e di approfondimento, affinchè, come detto nella nostra mozione ”la scelta di realizzare anche a Portogruaro un impianto crematorio sia davvero condivisa con la popolazione”.
Il Gruppo che rappresento porta fatti ed argomenti. Ci auguriamo che su questo tema la maggioranza faccia altrettanto al di là dell’accusa (immotivata e scontata) rivolta all’opposizione di strumentalizzazione!”
Il Capogruppo del Gruppo Consiliare “Centrosinistra Più Avanti Insieme” f.to Marco TERENZI    Portogruaro, 10 dicembre 2016

comunicato_stampa_52_impianto_crematorio_111216

AVANTI, C’E’ POSTO!

Matteo Renzi press conference, Rome

 

Il Paese non può attendere

Domenica scorsa siamo andati a votare per confermare o meno alcune modifiche alla seconda parte della nostra Costituzione. Ci troviamo senza governo, o meglio con un governo a tempo( solo per l’approvazione della legge di bilancio ), elezioni alle porte con la pesante incognita della nuova legge elettorale ed il partito di maggioranza relativa diviso ed impantanato. Spaccato e lacerato anche il Paese, dopo una campagna elettorale fatta durare oltre sei mesi, dai toni accesi e senza esclusione di colpi. I pozzi del dibattito sono stati via via avvelenati. Un confronto quasi esclusivamente spostato sul piano della contrapposizione politica, snaturando il dibattito e sacrificando in larga misura non solo le valutazioni sul merito della riforma, ma anche la stessa percezione del valore delle scelte di sistema, che richiedono invece coerenza con i princìpi, sforzo unitario e rispetto reciproco. Spesso si è usata, dopo tanto tempo, anche la parola “popolo”.  E’ suonata davvero quasi strana questa parola in un’epoca dove vanno per la maggiore parole come “ individuo, identità, gente, pubblico “. Di certo, nessuno può pensare che un popolo sia vivo o lo si rivitalizzi perché, ogni tanto, lo si convoca per un omaggio alla bandiera o all’inno nazionale. Le regole sono importanti , ma sono come un abito che si mette sul corpo dei cittadini. Contano poco al di fuori di pratiche sociali generatrici di una convivenza fedele ai principi costituzionali. Ciò che conta è la qualità della cittadinanza attiva . Al di là  delle regole sono i cittadini/e a fare e disfare le istituzioni. Non ci sono forme democratiche buone o cattive in assoluto, ci sono democrazie usate male o bene, in definitiva le democrazie sono come le viviamo. Anche quest’ultimo appuntamento referendario rappresenta una tappa importante per l’intero Paese. Ha vinto il NO, con una percentuale nazionale di partecipazione impensabile alla vigilia  (68,48% ).  L’alta affluenza al voto può benissimo essere la testimonianza di una democrazia solida, di un Paese capace ancora di partecipazione attiva. Anche dalle nostre parti non si è voluti mancare all’appuntamento con i comuni di Gruaro, Annone e Cinto Caomaggiore a fare da battistrada tra il 75 e il 78%. In provincia di Venezia si sono registrate percentuali fino al 80%. Un giudizio inequivocabile da parte del popolo italiano con il 60% dei votanti che si è espresso contro la riforma, in particolare attraverso il voto giovanile. Renzi non è riuscito a convincere gli indecisi, a far propria quella grande massa di italiani astensionisti, scarsamente politicizzati, gente che ha paura delle avventure e che si mobilita solitamente per impedire cambiamenti radicali e repentini. Rimane però sempre la domanda di fondo: la gente ha votato contro la riforma o contro il governo ed il suo leader, ritenuto dai più persona antipatica, presuntuosa e mediaticamente invasiva? I giudizi negativi nei confronti di Renzi si sono sprecati, da una vasta coalizione di partiti e movimenti, compreso il “ fuoco amico “ ed il risultato si è visto, favorito anche da scelte e prese di posizione sbagliate dello stesso presidente del consiglio. Prima fra tutte l’aver coinvolto direttamente il governo nella campagna referendaria. L’aver alterato il rapporto tra politica, istituzioni e Costituzione è stato un errore imperdonabile.   Ora però bisognerà guardare avanti e non sarà sicuramente facile instaurare un nuovo clima politico improntato a serenità e rispetto reciproco. Onori ed oneri a chi “ ha vinto “. L’ombra più pesante grava sul PD, ad una possibile resa dei conti che – a parole – nessuno vuole. Guai parlare soprattutto di scissione, anche di sola incubazione, perché nessuna delle due parti sarebbe poi in grado di fermarla.  Ci attendono scadenze istituzionali precise, garantendo risposte all’altezza dei problemi del momento, che non sono pochi. Sappiamo di essere in buone mani, perché il presidente Mattarella è uomo saggio e navigato, ben consapevole che la nostra stabilità interna dipenderà esclusivamente dalle scelte delle istituzioni e delle forze politiche. Esiste questa precisa volontà di mettere le sorti del Paese davanti ad ogni disegno di parte, vincendo reciproche preclusioni o veti incrociati? Governare significa fare delle scelte, in un mondo nel quale i problemi sono complessi e non esistono soluzioni teoriche o a costo zero. Un buon governante non è mai chiamato a scegliere tra una cosa buona e una cattiva, ma fra due cose ugualmente buone, sapendo bene che scegliendo l’una si dovrà sacrificare inevitabilmente l’altra. In politica, chi ha provato, sa benissimo che queste alternative non si presentano mai così nette ed immediate. Il conto – da far pagare alla comunità – per scelte fatte oggi può arrivare chissà quanto tempo dopo e dunque bisogna saper vedere lontano per prevederlo e stimare se ne vale la pena. Tanto più oggi, una stagione politica profondamente segnata dalla crisi della rappresentanza e da un sempre più profondo solco tra istituzioni e cittadini. Una domanda, in modo particolare, mi intriga ed è figlia proprio del risultato referendario di domenica, con le conseguenze che ha già comportato. Quale evoluzione potrà assumere il sistema politico italiano, con la possibile nascita di una Terza Repubblica? In quale “ tipo “ di democrazia ci stiamo immergendo? Il tutto all’interno di un calendario elettorale che il prossimo anno interesserà Olanda, Francia e Germania in una cornice europea in grande travaglio e non priva anche di problemi identitari e di appartenenza. Visto il vento che tira potremmo davvero anche noi, come Italia, essere della partita. Una cosa, già oggi, è certa: il  Paese non può attendere!

 

Gigi Villotta

Portogruaro, 05 Dicembre 2016