GIOVANI E LAVORO

biblioteca portogruaro ragazzi che studino
Ragazzi che studiano- Biblioteca Civica “N. Bettoni” Portogruaro

Credere nella capacità di costruirsi un futuro

Il tradizionale appuntamento di novembre, a ridosso della Fiera di S.Andrea, con il “ Premio Lorenzin” in sala consiliare a Portogruaro, ripropone non solo il venire a contatto con figure di giovani laureati impegnati nella cooperazione internazionale, ma favorisce – nel contempo – l’apertura di sempre nuove finestre su mondi e paesi ancora in grandi difficoltà. La città del Lemene, grazie anche a questo tipo di iniziative, si pone – ancora una volta – all’attenzione della pubblica opinione, tanto da far dire al dott. Antonio Lazzàro ( presidente della commissione giudicatrice delle tesi di laurea presentate sui “ temi dell’acqua “) – in apertura di seduta – che Portogruaro potrebbe benissimo aspirare a candidarsi a capitale italiana della cultura, come già avvenuto per realtà a noi vicine come Montebelluna ed Aquileia. E’ già “ Città di cultura “ , ha risposto subito il sindaco Maria Teresa Senatore, e potrà diventare “ Città della cultura “ quando si riuscirà a trasformare il nostro stupendo centro storico in un grande “ campus universitario “. In attesa di capire bene cosa significhi e come si potrà concretamente attuare, rimane il fatto che, anche grazie al “ Premio Lorenzin “ si mette in evidenza – un’altra volta – la complessa e variegata problematica del mondo giovanile, declinabile nei suoi diversi aspetti, a partire dagli sbocchi professionali e dal mondo del lavoro in generale. Un tema che fa molto discutere, su cui si continuano a scrivere libri e ad organizzare tanti convegni, anche sulla base di periodiche indagini che sondano i diversi aspetti di una “ categoria “ che l’ISTAT individua nella fascia di età che va dai 18 ai 32 anni. Nell’ultimo studio della Fondazione Migrantes si pone soprattutto l’accento sul numero dei nostri giovani che decidono di lasciare il Paese per stabilirsi all’estero. Lo scorso anno sono stati ben 33mila, con Lombardia e Veneto ai primi posti e con destinazione preferita il Regno Unito e la Germania. Via da casa, spinti dal bisogno, non solo da quello economico, talvolta anche dalla voglia di provare anzitutto a se stessi, ma anche agli altri che si può fare meglio di quel che l’Italia ha reso possibile. Chi parte non si sposta più sulla base di informazioni ottenute da persone già emigrate, che garantiscono un punto d’appoggio, adesso molti iniziano a cercare le opportunità che il mercato del lavoro internazionale offre già durante gli anni della laurea. Altri scelgono altre strade dopo essersi adeguatamente formati. Rimane dunque sempre una perdita enorme per l’Italia che investe sull’istruzione di chi, poi, metterà a frutto le sue competenze all’estero. Manca un solido piano per la valorizzazione del capitale umano delle nuove generazioni come leva per la competitività e lo sviluppo del nostro Paese, soprattutto generando opportunità all’altezza delle migliori aspirazioni dei giovani. Gli studenti lavoratori nel nostro Paese sono circa 75 mila, il 2% del totale di chi è impegnato in percorsi formativi. In 10 anni il numero di chi riesce a portare avanti studio e lavoro si è praticamente dimezzato ( – 51% sul 2005 ). Non va dimenticato, per completezza d’informazione, che il 26% degli under 30 non studiano e non lavorano. Questi ultimi rappresentano un vero esercito che rischia ormai la marginalizzazione cronica, caratterizzata non solo da deprivazione materiale e carenza di prospettive, ma anche di depressione psicologica e disagio emotivo. Una lettura superficiale di questi dati potrebbe suggerire che l’unica strada per aumentare l’occupazione giovanile sarebbe quella di agevolare, in qualche modo, la fuoriuscita degli anziani dal mercato del lavoro. A parte i problemi legati alla sofferenza del sistema pensionistico, la vera questione riguarda la qualità e la specificità del lavoro offerto che sta soppiantando quello manuale, quindi una problematica molto complessa e difficile da interpretare. Basti solo pensare che tra le prime dieci professioni più ricercate dai datori di lavoro, ben otto non esistevano meno di dieci anni fa. Generare opportunità all’altezza delle migliori aspirazioni dei nostri giovani è l’unica risposta al rischio di degiovanimento cronico del Paese. Il rischio vero è che finiscano per non credere nella loro capacità di costruirsi un futuro. Devono invece coltivare ancora sogni e essere pronti a sporcarsi le mani per realizzarli, anche investendo in sacrifici e rischi. Certo le nuove generazioni hanno tanti problemi e li sperimentano quotidianamente sulla propria pelle, compresa l’emarginazione ed il disagio. Diventare adulti diventa sempre più faticoso, con una crisi economica che continua a mordere. Ci troviamo a vivere una nuova stagione, nella quale però la condizione giovanile è fatta anche di maggiore maturità, positività, istruzione e cultura. Ce lo dimostrano, come appurato da tante esperienze maturate anche dalle nostre parti, i più di 2 milioni di giovani che svolgono attività di volontariato non solo nel nostro Paese , ma anche in tanti contesti esteri dove le guerre e le carestie sono all’ordine del giorno. Bisognerà allora guardare avanti con fiducia, tutti – compresi noi adulti che abbiamo le maggiori responsabilità – se vorremo davvero abbattere le distanze, vincere le diffidenze e le disuguaglianze per superare quell’egoismo che porta a negare i fondamenti della dignità umana, a tutti i livelli e a tutte le età. Possiamo davvero cambiare e con noi il mondo, scoprendo insieme l’incontro, la condivisione, la solidarietà, senza dimenticare il bisogno di recuperare anche spazi di vita spirituale. Bisogna imparare soprattutto ad ascoltare quello che i giovani hanno da dire, dare loro retta. In definitiva aiutarli concretamente a credere nella loro capacità di costruirsi un futuro. Insieme potremo provare a leggere questo mondo, compresi i segni positivi che lo abitano.

Gigi Villotta

20 Novembre 2016

Conferenza Stampa “ROTATORIA BORGO SAN GIOVANNI/ OSSERVAZIONI”

 

coferenza stampa 12 11 2016Conferenza Stampa  del 12 11 2016 “ROTATORIA PRESSO BORGO SAN GIOVANNI/ OSSERVAZIONI”
Gruppo “Centrosinistra più Avanti Insieme” e Gruppo “Misto”
ECCO COSA hanno detto i Consiglieri   :
ROTATORIA SAN GIOVANNI

“- La modifica della viabilità e la rotatoria conseguente sono il frutto di una visione miope del centro storico, dell’abbandono delle buone prassi nonché delle buone direttrici di valorizzazione dei centri storici di pregio architettonico e monumentale, che favoriscono l’accesso e la sicurezza dei pedoni e delle biciclette, e che tutelano l’ambiente dall’inquinamento.
– Quali sono stati gli effetti di questi mesi di modifica della viabilità del centro storico?Quale verifica è stata fatta, a proposito, come da più parti era stato richiesto? Nei fatti dal dicembre scorso è aumentata la congestione del traffico, non è aumentata l’attrattività commerciale, è stato mortificato il centro storico cosi come è stato per un’area fragile e di pregio architettonico e storico quale quella di Borgo S. Giovanni che ha – peraltro – visto e vede continuamente danneggiarsi la delicata e pregiata pavimentazione.
– Il progetto alla base della variante urbanistica non è stato sostenuto da uno studio approfondito e sistematico sulle previsione dei flussi di traffico, nè sul piano delle conseguenze sui livelli di inquinamento. Le variabili in gioco avrebbero richiesto adeguate ed approfondite valutazioni, cosi come deve essere fatto per il Piano Urbano del Traffico. Si continua, cioè, a perseguire lo stravolgimento dei precedenti assetti viari senza la rivisitazione sistematica del Piano Urbano del Traffico.
– Questa rotonda è un’opera costosa, non necessaria ed aggravante gli effetti negativi della nuova viabilità che abbiamo già avuto modo di rappresentare, quali il traffico di attraversamento che da Borgo S. Giovanni porta a Borgo S. Nicolò, la creazione del ring all’interno del centro storico che da Borgo S. Giovanni porta a Borgo S. Agnese attraverso via Martiri, Garibaldi e Cavour, l’abbassamento radicale della vivibilità e della godibilità di Borgo S. Giovanni, il pericolo aumentato per i pedoni, i cicli e i soggetti deboli della viabilità.
– In considerazione del fatto che nel programma triennale delle OO.PP.2016-2018 approvato è stato inserito per il 2016 l’intervento denominato “Piazza Marconi e Rotatoria di Borgo San Giovanni” utilizzando un finanziamento da parte della Regione (Bando per il finanziamento di progetti pilota finalizzati all’individuazione dei distretti del commercio) poiché si tratta di due interventi che possono (e che debbono) essere eseguiti separatamente uno dall’altro, si rende necessaria l’approvazione di una variante al programma opere pubbliche per individuare i due interventi distinti per tipologia di finanziamento, di tempistica realizzativa, di procedura di gara, ecc.
– La realizzazione della rotatoria dotata di isola centrale non valicabile comporterà l’utilizzo di aree non ancora nella disponibilità dell’Ente, sulle quali sono state realizzate delle aree di sosta ed aiuole ad uso pubblico. Così facendo, però, si eliminano, espropriando le relative aree, una decina di parcheggi per lo più privati, privando le relative attività di standards fondamentali per l’agibilità stessa del fabbricato.
– Il progetto e la conseguente variante sono incoerenti con gli obiettivi e la finalizzazione dei contributi relativi alla individuazione dei distretti commerciali in quanto il borgo accessibile al traffico non ha come conseguenza alcuna ripercussione positiva sul piano della valorizzazione e dell’attrattività’ del Centro storico.
Per tutti questi motivi, presentati nelle osservazioni ai sensi della legge 11/04, di natura tecnica e procedurale, i Consiglieri Comunale dei Gruppi succitati, oltre a chiedere, in via principale, la sospensione la realizzazione della rotonda di Borgo S.Giovanni, propongono di:
– avviare una fase di adeguato e sistematico approfondimento tecnico e valutativo per verificare in modo oggettivo e misurabile i risultati ottenuti dalla nuova viabilità;
– ridefinire una programmazione a medio/lungo periodo riguardante tutto l’assetto viario del centro storico e delle vie adiacenti e di intersezione;
– promuovere un sondaggio tra i residenti, i cittadini tutti e gli operatori economici circa gli obiettivi riferiti alla viabilità.”

qui il codumento_CONFERENZA STAMPA_121116

“La fondazione Santa Cecilia non aveva bisogno di questa Convenzione”

1_FM_LOGO_NERO_VERTICALE_370

L’amministrazione Senatore e la maggioranza che la sostiene , compreso il M5S, respingono la Mozione dei Gruppi “Centro Sinistra Più Avanti Insieme” e “Misto” e così vengono tagliati 450mila euro in tre anni di finanziamentoMa se non ci credono i Soci fondatori chi dovrebbe sostenere l’iniziativa?

Il Gruppo Consiliare “CENTROSINISTRA PIU’ AVANTI INSIEME” in relazione all’approvazione da parte della maggioranza della Convenzione per la gestione della Fondazione Musicale S.Cecilia durante il Consiglio Comunale dd. 31/10/2016 rilascia il seguente comunicato stampa

Il Gruppo Consiliare “CENTRO SINISTRA PIÙ AVANTI INSIEME” ha votato convintamente contro la delibera di approvazione della Convenzione che regola l’apporto del Comune di Portogruaro e della Città Metropolitana di Venezia alla Fondazione S.Cecilia.

La Fondazione aveva bisogno della Convenzione per il rilancio della sua attività; ma non di questa Convenzione!

Innanzitutto perché il tema principale della convenzione non è stato il sostanziale e convinto apporto del Comune e Città Metropolitana a sostegno e sviluppo della qualificata ed eccellente attività svolta dalla Fondazione ma l’efficientamento ed il risanamento della gestione della Fondazione stessa.
Vogliamo ribadire che quando si parla di gestione deficitaria e di ripiano di perdite di gestione della Fondazione si opera un’indubbia forzatura. La Fondazione ha avuto difficoltà finanziarie non per problemi della gestione ma semplicemente perché dal 2014 la Provincia, ora Città Metropolitana, non ha più versato il contributo annuale sull’attività svolta. Così come la Regione Veneto, nel tempo, aveva ridimensionato pesantemente i contributi alla terza Fondazione Musicale, dopo la Fenice di Venezia e la Fondazione Arena di Verona. Queste sono le vere cause delle difficoltà della Fondazione che nonostante tutto è riuscita a mantenere in campo la qualificata e preziosa attività nel campo musicale e dell’animazione culturale.
Inoltre la convenzione riduce il campo di attività della Fondazione e riduce progressivamente il contributo dei soci fondatori, fino ad attestarsi a soli 50 mila euro ciascuno, per Comune e Città Metropolitana, prevedendo alla fine del triennio di vigenza della convenzione, la piena autonomia gestionale della Fondazione. Con questo alla fine del triennio si prefigura l’azzeramento della contribuzione e dunque la deresponsabilizzazione del Comune di Portogruaro e della Città Metropolitana, fatto in sé molto negativo non solo a livello finanziario ma anche a livello di immagine istituzionale.
Per porre rimedio a questi elementi molto negativi della Convenzione, i Gruppi “Centro Sinistra Più Avanti Insieme” e “Misto” avevano presentato una Mozione, firmata dai sette consiglieri comunali appartenenti ai Gruppi, che impegnava l’Amministrazione Senatore:
•    ad allineare i contributi del Comune di Portogruaro, finalizzati all’attività della Fondazione con particolare riguardo alla scuola di musica a valere sugli anni scolastici 2016_2017 – 2017-2018 – 2018_2019, sui livelli ordinari precedentemente garantiti dal Comune stesso, ossia ad euro 150 mila euro per annualità;
•    a garantire da parte del Comune di Portogruaro, per quanto di spettanza, quale socio fondatore, la continuità dell’impegno a supporto, anche finanziario, dell’attività svolta dalla Fondazione, escludendo qualsiasi prospettiva di disimpegno;
•    a sollecitare la Città Metropolitana al riallineamento dei contributi ai livelli precedenti sui 100 mila euro per annualità ed all’assunzione di responsabilità senza ipotesi di deresponsabilizzazione futura. La Mozione, presentata e sostenuta dai gruppi di opposizione, è stata bocciata con i voti della maggioranza
e del Consigliere del Movimento M5Stelle.
La Fondazione S. Cecilia, orgoglio e parte della storia della nostra città, strumento di diffusione di una cultura musicale per ragazzi, giovani ed adulti, subirà purtroppo le conseguenze di queste decisioni politiche. Perché indebolire un ente così prezioso per la città di Portogruaro?”

Mozione_Fondazione_S_Cecilia_CSX_PAI_Misto_311016

 

RICORDANDO la TINA

Tina Anselmi
Tina Anselmi

Una donna che ha fatto l’Italia

Non sembri il titolo irrispettoso o troppo confidenziale, ma ho avuto il piacere e la possibilità di incontrarla tante volte, durante gli anni 70/80, non solo nelle frequenti riunioni presso la storica sede della DC in Via Spalti a Portogruaro, ma anche attraverso delle lunghe interviste – per la Radio locale LT2 – che mi rilasciava quando veniva in riva al Lemene. Una volta mi ha ricevuto nella sua casa di Castelfranco Veneto, dove si è spenta il giorno di Ognissanti. Cosa ho capito, cosa ho imparato, quale eredità civile, politica ed etica ci ha lasciato Tina Anselmi ? Sì, perché anche dalle nostre parti aveva tanti amici ed estimatori.

E’ stata davvero una donna straordinaria che ha sempre onorato la propria esistenza attraverso la generosità e la lealtà. Una vita passata al servizio delle istituzioni e degli ideali di libertà: staffetta partigiana, sindacalista, parlamentare, prima donna ministro, presidente della commissione P2. Ha legato il suo nome a riforme importanti e fondamentali in materia di lavoro e sanità, sempre con coraggio e pragmatismo. Anche con grande visione, essendo stata – tra l’altro – vicina ad Aldo Moro e militando nella Sinistra Sociale della DC, attingeva molto dalle fonti del Cattolicesimo Democratico. Una grande donna di fede, impegnata in politica. Tina Anselmi aveva una formazione cattolica molto forte, era praticamente figlia del mondo cattolico. E’ stata pienamente coerente con i principi evangelici, a al tempo stesso ha coniugato il valore della laicità. E’ cresciuta nel partito della DC, che allora era una vera scuola di politica e di vita e in cui nessuno ti regalava niente.

E’ stata tra le prime donne che sono riuscite a creare una breccia nell’impenetrabile muro maschilista, sempre con una tenacia senza pari, una forza di volontà, una preparazione e una capacità a dir poco notevoli. Non esistevano “quote rosa” o riserve. Erano davvero poche allora le donne in politica, per lo più democristiane e comuniste. Si mostravano e si facevano notare soprattutto per la loro concretezza e coerenza nel perseguire la parità e non solo in parlamento. Molti pensavano alla Anselmi come una figura mite ed arrendevole, ma non è stato così perché nel tempo, attraverso l’onestà, la rettitudine, il coraggio, la passione unite alla capacità e all’intelligenza, la politica italiana si è trovata davanti una donna molto solida, con la schiena dritta (come amava definirsi) ed un comportamento morale ineccepibile, ma anche di una straordinaria abilità. E la politica richiede entrambi queste dimensioni. Di capaci disinvolti ne incontriamo tanti anche oggi, come anche troppe persone per bene che non hanno la capacità per ricoprire cariche e responsabilità istituzionali. Senza fare della dietrologia mi domando (e non sono il solo) cosa sarebbe accaduto se “la Tina“ fosse stata candidata alla presidenza del Veneto nel ‘ 95, proprio vent’anni fa.

Non va dimenticato l’amore ed l’attaccamento per la sua terra. Sappiamo tutti come è andata. Tina Anselmi ha sempre agito con il sorriso intelligente, proprio delle persone che hanno alle spalle una vita intensa. Ha saputo anche essere severa, ma mai respingente, anzi esercitava una carica umana e mostrava una dolcezza nello sguardo che finivano per trasmettere sicurezza. Dunque una donna intelligente e serena, di una serenità che è propria di chi sa di aver fatto fino in fondo il proprio dovere. Credo che fino all’ultimo abbia sempre coltivato sentimenti di grande preoccupazione per la sua Italia e per quella Costituzione che è sempre stata il suo “ vangelo laico ”. Sentimenti e valori tanto più primari ed attuali oggi, nel bel mezzo di una campagna referendaria che sta non poco esacerbando gli animi all’interno dei diversi schieramenti politici. Mi sento di dire che l’Italia di oggi è molto più povera ed ingiusta di quella che Tina Anselmi ha contribuito a costruire. “ La nostra storia ci dovrebbe insegnare che la democrazia è un bene delicato, fragile, deperibile, una pianta che attecchisce solo in certi terreni, precedentemente concimati, attraverso la responsabilità di tutto un popolo” ha scritto. “ Ogni giorno dobbiamo prenderci la nostra parte di responsabilità“ era solita dire. Una eredità per niente scontata, che toccherà alle nuove generazioni reinventarne la lezione.

Gigi Villotta