Il Primario di Pediatria lascia Portogruaro

Vittoria Pizzolitto
Vittoria Pizzolitto

Ecco cosa dice Vittoria PIzzolitto sul fatto che il Primario di Pediatria lascia l’Ospedale di Portogruaro:

“A distanza di un anno, anche il Primario di Pediatria dott. Antonio Pulella lascia l’ospedale di Portogruaro!
Da mesi chiedeva che venissero assunti i pediatri che mancano per il buon funzionamento del reparto, ma dopo tante promesse, nessuna certezza. Da qui la sua decisione che ha lasciato amareggiate e sconcertate molte mamme e famiglie di Portogruaro.
Ora ci troviamo di fronte ad un reparto di Pediatria che conta dieci posti letto con solo tre medici, ma senza Primario e con il Punto Nascite chiuso da oltre un anno con il Primario, ma ancora senza i medici.
Possiamo dire che l’intera area materno-infantile di Portogruaro è oggi fortemente a rischio!
Da un lato, ci sono le responsabilità politiche del Governatore Zaia e della Lega che da molti anni amministrano la sanità nel Veneto e che se davvero ritenevano “strategico il punto nascite di Portogruaro” avrebbero dovuto attivarsi prima e scongiurare l’emergenza del personale.
Dall’altro, ci sono le responsabilità amministrative del Direttore Generale, che dopo mesi di lavoro non è riuscito a riaprire in sicurezza il Punto Nascite, come più volte anticipato dalla stampa, e ad impedire che anche il primario di Pediatria lasciasse il nostro ospedale per il grave clima di incertezze sul futuro del reparto.
“Dei tre motori” che dovevano affrontare le nuove sfide della sanità, quello di Portogruaro è sicuramente ingrippato.”

 

TRA ODIO ED INDIFFERENZA

Bambino Salvato - Aleppo - Siria
Bambino Salvato – Aleppo – Siria

 

Soldatini inermi di una guerra infinita

Davvero una foto, un fermo immagine parlano più di un articolo o di un reportage. Siamo rimasti colpiti dalla faccia impietrita del piccolo Omran di Aleppo, piena di sangue e polvere di macerie. Racconta la guerra meglio di qualsiasi parola. Dai suoi occhi di bambino, scampato alle bombe, sempre la stessa domanda: perché ? Domanda cui è difficile rispondere ! Tanto più se pensiamo ai tanti milioni di bambini che , ieri come oggi, si sono visti troncare l’esistenza per l’insipienza e la cattiveria degli uomini. Vite innocenti che passano davanti ai nostri occhi in dolorosa sequela: dal bambino ebreo con le mani alzate nel ghetto di Varsavia del 1943 alla bambina vietnamita che fugge nuda dal proprio villaggio distrutto dal napalm nel 1972, fino alla spiaggia di Bodrum in Turchia con il corpo esanime del piccolo Alan, tre anni, annegato durante la fuga dalla Siria. Tutte icone a testimonianza di un passato, anche lontano, che, proprio grazie all’attualità delle nostre cronache, non può essere dimenticato nel suo significato più profondo. Icone di una guerra infinita. Infinita perché Omran, oggi soldatino inerme di cinque anni, potrà in futuro difendersi, se sopravviverà, covando un ricordo, una sorta di trauma che potrebbe trasformarlo da vittima in vendicatore, in una spirale di violenza destinata a perpetuarsi. La guerra è la guerra, si è detto e si ripete ancora, ma davvero la parola responsabilità sembra oggi la più grande assente in queste imprese di massacri consumati tra odio ed indifferenza. I bambini, è risaputo, riescono ancora a svegliare e a commuovere il mondo, sempre più preso da una sorta di anestesia verso la morte. Come non andare con il pensiero anche a tutti quei “ leoncini “ reclutati ed addestrati per farsi esplodere tra gli innocenti come avviene in Medio Oriente o usati come attacchi suicidi da Boko Haram in Nigeria, macchine per uccidere e non esseri umani. Per non parlare dei bambini soldato nelle tante guerriglie intestine sparse in tutto il mondo. Forse è davvero arrivato il momento di dire insieme “ basta “, di indignarci coralmente per quanto sta accadendo ogni giorno e che la cronaca ci consegna con dovizia di particolari.

aleppo rep

Sono da pochi giorni finite le Olimpiadi di Rio 2016 e malgrado anche le “ magagne “ interne del Brasile l’arma di distrazione di massa dei telegiornali e dei quotidiani ha assegnato alle medaglie tutte le notizie di apertura. Senza voler rinnegare lo spirito olimpico, va sottolineato come lo stesso venga invece calpestato se è vero che le Olimpiadi costituivano una tregua sacra proprio dalle guerre.

aleppo corriere

Sarebbe illusorio pretendere questo, perché anche i giochi olimpici sono diventati nel tempo solo un grande affare ammantato di retorica, ma è lecito pensare ed auspicare che vengano esclusi dalle gare quei Paesi che alimentano le guerre sparse per il mondo? Sono sicuro che la sfilata di apertura vedrebbe presenti ben poche bandiere, perché le gare reali, con molti vinti ma nessun vincitore, si combattono altrove. Ragionamenti ingenui e fantasiosi, fuori dal tempo? Proviamo a chiudere gli occhi per qualche minuto e proviamo ad immaginarci a scappare da minacce imminenti come un bombardamento o le onde minacciose del Mediterraneo. Riaprendo gli occhi per guardare magari le fotografie di tutti quei corpi martoriati, forse capiremmo di più questa lunga strage degli innocenti a puntate. Un altro grano di un rosario di dolore e di morte, di impotenza e di apatia. Capaci anche di commuoverci, ma purtroppo incapaci di “muoverci” veramente se non per poco tempo, sempre a rischio assuefazione. Il pericolo reale è la deriva verso una “ cultura di morte “, quindi una battaglia ideologica da combattere. Una battaglia che non si vince fissando le misure della barba o degli abiti delle donne, perché l’immagine del bimbo di Aleppo grida al cospetto del mondo e al cospetto di Dio. Quando si giunge a sacrificare i bambini, non stiamo fuori dalla religione, ma dall’umanità. Concordo pienamente con il pensiero di mons. Vincenzo Paglia, quando sostiene che, soprattutto i credenti, dovranno fare molto di più che predicare moderazione e tolleranza. Dovranno togliere onore e religione alla mistica del disprezzo dell’altro.

Gigi Villotta

Profughi e richiedenti asilo: una grande rete di responsabilità e solidarietà personali e collettive

rete accoglienza 12 08 2016

I blocchi alla frontiera operati da Francia a Ventimiglia e da Svizzera a Como (a proposito di Europa) stanno generando un ulteriore criticità per il nostro Paese nella gestione dell’emergenza umanitaria causata, in particolare, dai conflitti in Siria, Libia ed Iraq.

simobilita accoglienza 10 08 2016

L’Italia intera, oltre le sterili ed inconcludenti polemiche politiche in materia, da Lampedusa a Milano, sta reagendo in modo straordinario con una mobilitazione diffusa che solo un Paese ricco di umanità, cultura e storia sa generare.
Proprio in queste ore Milano ha visto aumentare il numero di profughi e di richiedenti asilo che si aggiungono alle 3200 persone già presenti nella rete di accoglienza diffusa.
Dall’articolo di Repubblica del 10 agosto a firma di Zita DAZZI si coglie come Milano abbia saputo attivare un grande polmone di posti letto che aumentano a seconda della necessità e degli arrivi ” una strabiliante e fittissima rete di dormitori, ostelli, case, parrocchie, ex caserme ex scuole centri anziani, strutture requisiti dal Comune, allestite e gestite giorno e notte da un esercito di volontari ed educatori professionali, preti e rabbini, operatori del Comune e della Croce Rossa, della Protezione civile, di Associazioni e cooperative, che spesso lavorano senza ritorno economico. Perché Milano è fatta così; è fatta di gente che si rimbocca le maniche se c’è un problema da risolvere”.
Anche le Parrocchie si diceva partecipano a questa grande rete solidale.
Don Virgilio Colmegna, parroco della Chiesa della Beata Vergine
Assunta nella periferia nord di Bruzzano, accoglie 90 rifugiati a notte. ” I pensionati del quartiere saltano le ferie da tre estati per aiutare gli africani. L’anno scorso qui è nata la bimba di una rifugiata – spiega don Colmegna. Ed un siriano a settembre, è tornato dalla Norvegia apposta per portare una busta con 200 euro. Riconoscente per l’ospitalità ricevuta”.
Questo quotidiano fatto di incontri, relazioni e lavoro comune, in ragione di una responsabilità e solidarietà personale e collettiva, che ritroviamo nella Costituzione Repubblicana, ci dice che il nostro Paese può contare, ancora una volta, su un capitale sociale da investire per generare un futuro, per le nuove generazioni, all’altezza delle sfide che dovremo raccogliere!

Marco Terenzi

PAROLE A RISCHIO VELENO

Luigi Villotta
Luigi Villotta

Investire di più sulla “ gentilezza “

Siamo in piena estate e ancora qualcuno, forse, va cercando un po’ di silenzio. Un silenzio per distinguere, nel rumore quotidiano, ciò che è essenziale. Una sorta di elogio del silenzio, una provocazione per farci capire quello che più ci manca. Ogni giorno tragedie anche lontane ci vengono raccontate e mostrate in tempo reale. Siamo costantemente connessi come in una ragnatela, sempre raggiungibili ed aggiornati. Abbiamo davvero la presunzione di sapere tutto e di non essere mai soli ! Un fiume di parole spesso abusate, inflazionate, anche cattive e violente che finiscono per far male e in definitiva per “ non “ comunicare. Ormai è diventata una lunga sequela, ma avremmo fatto volentieri a meno delle ultime esternazioni su Facebook della capogruppo leghista in consiglio comunale a Musile di Piave ( Ve ) nei confronti della presidente della nostra Camera dei deputati. Frase tanto più pericolosa e pesante ( “ Laura Boldrini va eliminata fisicamente “ ) non solo perché offensiva istituzionalmente, ma ancor più grave perché rivolta ad una donna ( e da una donna ! ), in un contesto storico – come l’attuale – dove le libertà conquistate dall’universo femminile sono messe in discussione da estremismi che la stessa Lega Nord dice di voler tenacemente combattere. Per non parlare della villania palese e della trivialità implicita del suo “ capo “ che recentemente ha paragonato la stessa Boldrini ad una bambola gonfiabile, quindi ad un surrogato della femminilità. Eppure c’è chi in pubblico anche applaude o giustifica questo oltranzismo che è sì verbale, ma dalle conseguenze inimmaginabili, perché la violenza, compreso il linguaggio, porta e comporta spesso gesti di emulazione. Davvero le urla di chi non sa parlare – soprattutto nel mondo della politica – stanno diventando insopportabili. E non vale poi smarcarsi o scusarsi, a valle, per cercare di rattoppare la falla: si finisce spesso per essere poco credibili, anche facendo finta di porgere l’altra guancia. Considerare l’insulto come una forma genuina di democrazia ed etichettare in vario modo chi cerca di essere ragionevole, non è solo irritante, ma sta diventando rischioso. In molti ormai, compresi diversi commentatori politici, si sentono liberi di insultare ed anche di offendere chi la pensa diversamente. La moderazione sta diventando un problema anche per tutti i siti: insulti, minacce ed accuse volgari sono all’ordine del giorno. Purtroppo c’è ancora chi non ha capito che le piattaforme web non sono dei balconi per conversazioni private, ma mezzi di comunicazioni di massa. Oggi chiunque di noi può diffondere un’opinione. Certo questa opportunità rappresenta sicuramente un bene, ma presenta dei limiti riscontrabili nel buon senso, nelle buone maniere ed anche nel codice penale. Forse è davvero giunto – per tutti – il momento di dire basta alla beceraggine che ha invaso la nostra quotidianità. Ma questa reazione, che ci deve coinvolgere anche emotivamente, non può fermarsi ad una semplice riproposizione di sentimenti e valori di legalità, merito e trasparenza. C’è soprattutto bisogno di pacatezza, di serenità, oltre che di onestà. Si tratta insomma di uno stile che si avvale continuamente di una tensione pacifica capace di farci impegnare seriamente per le cose giuste, senza mai indebolire la nostra sana indignazione per quelle sbagliate. Dobbiamo puntare ed investire di più sulla “ gentilezza “ come resistenza alla “ volgarità “. Una gentilezza che confina anche con la generosità, sempre gratuita, se vorrà essere un gesto davvero altruista. Eppure proprio la gentilezza, in quest’epoca del “ politicamente scorretto “ baldanzoso e dilagante, potrebbe apparire anacronistica, come fosse una categoria moralistica dal sapore medioevale. Non è così, perché non deve intendersi come “ cortesia “, ma come “ sensibilità “ a tutto tondo che ci permea tutti. Una estensione orizzontale diventata oggi quasi un tabù, un’attitudine per nulla all’altezza dei tempi, addirittura un’inclinazione ritenuta noiosa, da fessacchiotti, una sorta di virtù da deboli di spirito. Mi piace invece pensare, come sosteneva Norberto Bobbio, alla gentilezza come ad una resistenza ( personale, ma soprattutto sociale) al peggio che oggi rischia di sommergerci, rivalutando nel contempo la sempre gratificante buona educazione. Vuole anche essere un invito alla speranza capace di colmare il silenzio, per chi è ancora disposto ad ascoltare.

Gigi Villotta

Tacete: “non disturbare il manovratore”! Troppo presi da lotte di potere per decidere.

TROPPO PRESI DA LOTTE DI POTERE, SI PERDE l’OCCASIONE DI UNITÀ DI FRONTE A BRUGNARO.

Si rinuncia ad un ATTO politico Unitario del Consiglio Comunale di Portogruaro: la Mozione di Marco Terenzi su bando periferie neanche votata in Consiglio Comunale.

Motivazione a detta del Consigliere Zanco: tacete voi e rinunciamo a dire la nostra (compresi M5s) nel merito per “non disturbare il manovratore”.

Ecco come è andata la Riunione del Consiglio Comunale del 28/07/16, con le parole di Marco Terenzi:

Marco Terenzi
Marco Terenzi

“Come noto con l’avvenuta pubblicazione in Gazzetta Ufficiale n.127 dell’1.6.2016 del D.P.C.M. di approvazione del bando per la presentazione di PROGETTI PER LA RIQUALIFICAZIONE URBANA E LA SICUREZZA DELLE PERIFERIE DELLE CITTA’ METROPOLITANE e dei Comuni capoluogo di Provincia , si è presentata una straordinaria opportunità anche per il nostro Comune, con la possibilità di realizzare progetti innovativi locali che possano favorire l’attivazione ed il coinvolgimento di risorse pubbliche e private e quindi rappresentare anche un volano per l’economia del territorio. In questo senso i consiglieri del “Centrosinistra Più avanti Insieme” avevano inviato una “LETTERA APERTA” in data 23/06 us. ai diversi soggetti istituzionali interessati, fra cui anche, ovviamente, la Sindaco Senatore, per porre l’attenzione su questa opportunità, da approfondire nell’ambito della progettualità già maturata e/o da riprecisare in ordine alla RIQUALIFICAZIONE DELL’AREA EX PERFOSFATI – PARCO ARCHEOLOGICO. Si rammenta che sarà la Città Metropolitana a raccogliere i progetti e a metterli a bando entro il 30 agosto pv. La Sindaco, a nome dell’Amministrazione del Comune, ha opportunamente e positivamente dato formale riscontro all’invito altrettanto formale del Sindaco della Città Metropolitana, di segnalazione di eventuali progetti ai fini del bando in oggetto trasmettendo il succitato PROGETTO DI RECUPERO E DI RIQUALIFICAZIONE DELL’AREA EX PERFOSFATI – PARCO ARCHEOLOGICO, già nella disponibilità del Comune, ritenendolo, eligibile ed in linea con le priorità individuate dalla Città Metropolitana.

Per questo il Gruppo Consiliare “Centrosinistra Più Avanti Insieme” ha proposto prima nella Conferenza dei Capigruppo e poi in Consiglio, nella scorsa seduta del 28/07 una MOZIONE che aveva lo scopo di SOSTENERE l’azione dell’Amministrazione finalizzata alla partecipazione al Bando per la presentazione dei progetti per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie della Città Metropolitana concretizzatasi con l’invio al Sindaco della Città Metropolitana del PROGETTO DI RIQUALIFICAZONE DELL’AREA EX PERFOSFATI DI PORTOGRUARO – PARCO ARCHEOLOGICO, di IMPEGNARE La Sindaco e la Giunta a promuovere in tutte le Sedi competenti ed in ottemperanza ai percorsi amministrativi l’adeguato consenso circa la partecipazione al Bando per la riqualificazione urbana e soprattutto quale ATTO POLITICO dell’intero Consiglio Comunale , voce della Comunità di Portogruaro, da indirizzare al Sindaco Metropolitano ed alla Città Metropolitana, quale RICHIESTA DI ATTENZIONE E DI RICONOSCIMENTO VERSO PORTOGRUARO, IL SUO MANDAMENTO E PIÙ IN GENERALE VERSO IL VENETO ORIENTALE, quale area omogenea nell’ambito di una Città metropolitana policentrica.

La maggioranza, per voce (la sola) del Consigliere Zanco, non ha consentito la trattazione della mozione ritenendola superflua ed addirittura dannosa in questa fase in cui il Sindaco Metropolitano andrà a decidere quali progetti andranno inseriti nel bando.

A maggioranza la mozione non è stata nemmeno trattata. Una decisione miope, una tesi davvero singolare che dimostra ancora una volta la ritrosia politica e la difficoltà della maggioranza di centrodestra ad assumere iniziative politiche di valorizzazione e di promozione di Portogruaro quale Comune capoluogo di un mandamento e del Veneto Orientale quale area omogenea che deve avere spazio e riconoscimento, anche per la sua specificità, all’interno della Citta Metropolitana di Venezia.”

In allegato, per conoscenza, il testo della mozione presentata in Consiglio dal Gruppo “Centrosinistra Più Avanti Insieme”.

 

COSA CI SUGGERISCE LA GIORNATA DEI VENETI NEL MONDO

Apprendiamo dalla stampa che il 24 luglio ultimo scorso a Belluno si è celebrata la trentesima edizione della GIORNATA DEI VENETI NEL MONDO, giornata di festa per ricordare gli emigranti veneti ed i loro discendenti, opportunamente  istituita dalla Regione Veneto nel 2008.

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A fine 800 e inizio del secolo scorso erano oltre 3 milioni e mezzo  i Veneti che cercavano fortuna (allora cosí si diceva) oltre oceano. A questi si aggiunsero successivamente gli oltre 2 milioni di Veneti che fuggivano la fame e le macerie del secondo conflitto mondiale e che raggiungevano silenti il resto dell’Europa.

Oggi sono 260 mila i Veneti residenti all’estero iscritti all’AIRE con doppia cittadinanza. Ma sono più di 5 milioni i Veneti ed i loro discendenti che si sono stabiliti in Europa, America latina, America del Nord, Sud Africa ed Australia.

Un fenomeno, quello dell’emigrazione, che è strutturale e che si ripete ciclicamente nel corso della storia, destinato ad assumere sempre maggiore consistenza in un pianeta “stretto”, come titola l’ultimo lavoro del demografo Massimo Livi Bacci.

Stretto perché la popolazione aumenta e perché sono aumentate a dismisura le comunicazioni ed i movimenti. I movimenti per studio, turismo, lavoro, ma anche per cercare migliori condizioni di vita per sé e per i propri familiari. Una legittima ricerca di promozione umana e sociale come accade anche oggi per i popoli di “altri” mondi che vedono nell’ Europa esattamente quello che vedevano i Veneti nel “nuovo” mondo verso cui partivano lasciando la propria terra e talora i propri cari.

Tempi diversi e contesti diversi si dirà, ma se si tenessero in adeguata considerazione l’ innata aspirazione al progresso della propria condizione umana e sociale  di persone e famiglie provenienti da “altri” mondi , se si conoscesse la storia, anzi le storie dei nostri Veneti emigrati negli “altri” mondi in cerca di fortuna, se si prendesse conoscenza che anche la cultura  ed il tessuto sociale ed economico dell’ Europa e del nostro Paese sono il risultato di una stratificazione e di un arricchimento generati anche dalle nuove presenze, così come accaduto per le comunità estere raggiunte dai nostri emigranti,  riusciremmo ad uscire dal populismo e dalle semplificazioni oggi imperanti, individuando soluzioni umane, intelligenti, rispettose della legalità e sostenibili.

In sostanza contribuiremmo a governare questo fenomeno che è globale e soprattutto ci verrebbe evitato lo spettacolo davvero mortificante di uomini alla guida delle istituzioni venete (Regione e Comuni) che si comportano da attivisti orientati al facile consenso invece che da uomini di governo impegnati nella gestione di un fenomeno complesso, che attiene alla dignità della persona umana e che non consente semplificazioni, nel contesto del bene comune, della coesione e dell’integrazione sociali.

Marco TERENZI

Capogruppo Consiliare “Centrosinistra Più Avanti Insieme”

 

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