SCHEI, RISPARMI E FINANZA ETICA

salvadanaio

Puntare ad una sostanziale democrazia economica

Assuefarsi alla morte è un rischio che ormai ci accompagna da tempo. Non passa giorno, infatti, che la cronaca quotidiana ci passa notizie di morti violente a tutte le latitudini. Avvenimenti gravi che si susseguono senza lasciare traccia nei nostri cuori, dopo la prima vena di indignazione, rabbia e qualche traccia di pietà. Le morti però non sono tutte uguali, perché le cause che le determinano sono diverse. Ecco allora che quando qualcuno decide di togliersi la vita, gli interrogativi aumentano e qualche riflessione in più va fatta, anche sulla base degli accadimenti che la caratterizzano. L’ultimo grave caso si è registrato a Montebello Vicentino, non tanto distanti da noi , dove un ex artigiano del luogo, pensionato, si è dato la morte a causa non di un dissesto finanziario (come più volte successo a causa della crisi ), ma per aver perso tutti i propri risparmi che aveva affidato ad una banca locale. La vicenda è nota, ma siamo arrivati ben oltre la fine del sogno legato alle “ banche territoriali”, perché accanto al capitale andato in fumo, ci sono i drammi degli azionisti, dei correntisti e dei dipendenti che non si possono certo affrontare con una semplice pacca sulle spalle, con altrettanta forte delegittimazione potenziale delle istituzioni. E’ stata tradita la fiducia della gente e dei risparmiatori, perdendo nel contempo il senso della radice popolare che le avevano caratterizzate, perché dovevano essere al servizio del territorio ed invece hanno risposto a logiche di ” bassa lega ” e di interessi personali. Non va dimenticato che la grande crescita economica del nostro Veneto è stata proprio finanziata dal sistema bancario locale. In definitiva si è sgretolata una identità ed è andato in fumo l’impegno di più generazioni per costruire un sistema sociale territoriale fondato principalmente sulla responsabilità e sulla solidarietà. Dal senso di sicurezza e di prossimità, si è passati al senso di sfiducia e di paura da parte della gente, per non parlare delle estreme conseguenze – anche psicologiche – che finiscono per sconvolgere davvero l’animo umano. Ecco allora che se non vogliamo buttare al vento tutte queste sofferenze, miste ad indignazione, bisognerà che chi di dovere metta mano al governo interno delle banche, ma, nel contempo, si sente sempre più la necessità e l’urgenza di partire con una vera educazione economico- finanziaria, a livello popolare, nelle scuole ed anche nella società civile. Il problema riguarda tutti se vogliamo ancora vedere le banche come “luoghi della fiducia” al pari di scuole, ospedali e municipi, senza mai dimenticare che rappresentano pur sempre il fondamentale collegamento con le imprese, piccole e grandi. Nel tempo però questa idea è andata via via svilendosi, tanto è vero che non passa oggi nessuna differenza tra un istituto di credito ed una fabbrica di elettrodomestici o di automobili. Il perché è semplice, se si guarda al fine che perseguono, all’obiettivo comune di massimizzare il valore degli azionisti. Nessuno scandalo se le banche continuassero ad essere “anche “ imprese, ma , purtroppo, sono diventate “ solo “ imprese, guidate da manager che si formano presso le stesse “ business school “ di quanti dirigono le multinazionali. Quanta nostalgia delle “ vecchie “ figure di bancario, dei direttori delle filiali nostrane di periferia, sempre prodighi di buoni consigli e non solo in tempi di vacche grasse. Certo il mondo è cambiato radicalmente, portandosi dietro anche “ appetiti “ sempre più esigenti che hanno portato ad adottare e perfino giustificare azioni non sempre limpide e lineari. Tutto questo, lo dobbiamo ammettere, è avvenuto anche nella distrazione di troppi di noi. Non è dato sapere se la politica, le banche centrali e le forze sociali saranno in grado – a breve – di invertire la rotta, ma sono senz’altro da appoggiare e sostenere quanti già indicano il bisogno indispensabile di porre mano a due fondamentali azioni. La prima, come detto, riguarda da vicino la scuola e la società: non possiamo, infatti, continuare a vivere da analfabeti in un mondo che “mastica “ sempre più finanza ed economia. Si potrebbe dar vita a delle scuole popolari di cultura economica e finanziaria anche nelle parrocchie, negli oratori, nei circoli associativi per quanti oggi hanno a cuore il bene dei più “deboli “, quindi della stessa democrazia. Ovviamente la scuola deve diventare il luogo privilegiato dove impartire agli studenti dell’ultimo biennio di tutte le superiori – con modalità attuative da studiare – quegli elementi fondamentali di “ tecnica bancaria “ che consentano al futuro cittadino utente di non venir automaticamente escluso, ad esempio, nella gestione dei propri risparmi. La seconda azione riformatrice riguarda invece il governo stesso delle banche, vere istituzioni finanziarie ormai troppo grandi per essere lasciate in mano ai soli azionisti. Va demandato agli esperti il come fare, ma diventa una strada irrinunciabile se vogliamo davvero arrivare alla condivisione delle responsabilità tra istituti di credito e società civile, che devono riguardare dunque non solo le conseguenze pratiche delle modalità d’azione, ma lo stesso governo delle banche nei consigli di amministrazione. Sarebbe così possibile evitare “ i guasti a valle “, come succede con i possibili inquinamenti nei nostri fiumi. Fuor di metafora, trattandosi di fiducia e di persone, allora non si può non tornare a parlare di etica, di legittimità e di comportamenti adeguati. Dipenderà esclusivamente da tutti noi, pur con i pochi mezzi a disposizione, perché, se aspettiamo – al riguardo – si muova il “ mondo finanziario “ , allora possiamo davvero dimenticarci di cosa significhi una sostanziale democrazia economica.

Gigi Villotta

RIORGANIZZAZIONE CARDIOLOGIA – illustata in Consiglio Comunale

15 06 16 cardiologia
Disegno di Lorenzo Bussi

Ecco cosa dicono i Consiglieri di centro sinistra a proposito del Consiglio Comunale del 14 giungo 2016

“…è stato invitato dalla Sindaca Senatore il DS Bramezza, il primario De Pede ed il dottor Milan, che hanno illustrato l’organizzazione della Cardiologia nell’ASL 10…..

…L’ASL 10 ha istituito il dipartimento funzionale delle attività cardiovascolari dell’ASL 10, suddiviso in tre specialità: elettrofisiologia a Portogruaro, emodinamica a San Donà di Piave e Cardiologia riabilitativa a Jesolo ed ha nominato coordinatore il dott. Francesco Di Pede, al quale abbiamo presentato i nostri più sinceri auguri di buon lavoro per l’incarico ricevuto di grande responsabilità….

…..ci sentiamo di evidenziare……..”

CONTINUA A LEGGERE IL COMUNICATO del gruppo Centro SInistra più Avanti Insieme:

Cardiologia – Comunicato Stampa 15 giugno 2016

 

 

LA COLDIRETTI CHIEDE IL RITORNO DEL MERCATO IN CENTRO STORICO

10 6 2016 mercato agricolo

Nel corso della riunione della IV Commissione Consiliare tenutasi in data 07/06 us. l’Assessore Geronazzo ha comunicato l’intenzione della Giunta Senatore di trasferire definitivamente il mercato agricolo in Piazza Dogana.

ECCO LE DICHIARAZIONI DI MARCO TERENZI:

“...continuiamo a ritenere che la nuova collocazione del mercato sia peggiorativa e non idonea

...Peraltro la Coldiretti, nella persona del Segretario Antonio Tessari, anche con recenti dichiarazioni riportate dalla stampa, ha specificatamente richiesto il ritorno del mercato in centro storico,….

Ancora una volta la Giunta Senatore assume una decisione in perfetta solitudine.
Nel prossimo Consiglio Comunale del giorno 14/06 chiederemo alla Giunta Senatore di ritirare la delibera e di riconsiderare la decisione assunta, anche alla luce delle aspettative di operatori e cittadini per una più idonea collocazione, che si sono manifestate in questa fase sperimentale…….”

QUI DI SEGUITO le dichiarazioni complete:

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COMUNITA’ PIU’ APERTE

2016-06-03 21.03.43

La forza delle radici nel vivere più a lungo

 Nei giorni scorsi Borgo S. Gottardo, uno dei quartieri storici di Portogruaro, si è animato per una iniziativa speciale, nata lo scorso anno su volontà di alcuni volontari coordinati dai Servizi Sociali dei comuni di Portogruaro e Concordia Sagittaria. Una mattinata davvero unica per gli ospiti della residenza per anziani Francescon che hanno accolto bambini della scuola materna, ragazzi della scuola media e giovani delle superiori partecipanti al progetto “ Nonno ti vengo a trovare “.  Ci sono stati diversi momenti con esibizioni, giochi, canti corali e la scopertura di diversi lavori artistici – realizzati insieme nei mesi precedenti – che fanno ancora bella mostra, principalmente, sulle colonnine della recinzione esterna della Casa. Iniziativa lodevole, soprattutto perché presenta il merito di mettere a contatto generazioni e realtà diverse. Contatto però che, quasi sempre, non significa confronto e conoscenza di un mondo complesso, come quello della vecchiaia, perchè si corre il rischio di fermarsi ai margini e allora non bastano certo gli interventi “ una tantum “ o solo le visite in occasione della grandi feste comandate, come Natale o Pasqua. Nel contempo non va dimenticata, anzi ricordata e riconosciuta la meritevole azione di tutti quei volontari, singoli ed associati che, periodicamente e spesso quotidianamente, si mettono a disposizione di quanti hanno bisogno. Perché un “ mondo complesso “ ? Principalmente per due fattori: un primo – importante – è di ordine economico/sociale, un secondo – fondamentale – di ordine valoriale/relazionale.

La vecchaia, in passato, si distingueva in terza e quarta età, oggi si arriva a parlare di grandi anziani, over 85. Nel Medio Evo l’aspettativa di vita erano i 70 anni, tanto è vero che Dante nella Commedia scrive “ nel mezzo del cammin di nostra vita …..”, quindi un bel salto in avanti, grazie anche alle conquiste della scienza e della tecnica. Bisogna vedere però come li viviamo questi anni lucrati in più all’esistenza.  La vecchaia nella modernità è spesso caratterizzata da situazioni dolorose ed umilianti non solo sotto il profilo fisico, ma soprattutto esistenziale e psicologico. Ecco perché è importante approcciare e conoscere questo “mondo “ per cercare di capire come vivono e cosa sentono coloro che sono giunti alla fine del loro percorso. Oggi i vecchi autosufficienti che vivono soli, a casa propria, non sono più un’eccezione e se hanno poi qualcuno tra parenti e badanti che li seguono,  se la cavano ancora. Per non parlare dei nonni che rappresentano, con la propria pensione, ancora una fonte di sostegno economico per tanti nuclei familiari in difficoltà, causa la crisi persistente. Il vero problema si presenta quando sorgono gravi patologie invalidanti non sempre gestibili a domicilio e non solo dal punto di vista sanitario, con ripercussioni, anche relazionali, spesso difficili e pesanti.  L’aiuto ed il sostegno a persone anziane non autosufficienti è una voce che incide sempre di più nel bilancio di tante famiglie, mentre spesso e volentieri l’offerta di servizi sul territorio non è all’altezza della domanda. La spesa sanitaria privata – in generale – è arrivata a 34,5 miliardi di Euro ( + 3,2% nel periodo 2013/15), anche a seguito delle lunghe liste di attesa nel servizio pubblico. E’ evidente come tutto questo abbia conseguenze sull’assetto socio-sanitario del nostro Paese, con ricadute drammatiche sulla futura sostenibilità di bilancio. Si è fatto molto anche a livello di strutture di accoglienza, soprattutto grazie a grandi investimenti da parte dei privati, perché è risaputo, proprio per le ragioni prima indicate, gli anziani sono diventati un “ business “, oltre che un problema. Si sposta così il peso dell’assistenza dal pubblico al privato convenzionato, al recinto strettamente autoreferenziale.  Fino a quando un modello del genere potrà reggere? Dalle nostre parti, nel Nord Est, ci sono anche residenze pubbliche per anziani davvero eccellenti, ma oramai diventate una sorta di “ miraggio “ perché non in grado di soddisfare tutte le richieste. Un fenomeno destinato ad allargarsi nel tempo in quanto i soggetti ultraottantenni saranno quasi l’ 8 % della popolazione nel 2025. Quali riflessi potranno esserci, senza un piano coordinato che coinvolga innanzitutto gli enti locali? Una responsabilità che deve necessariamente legare in un unico disegno i diversi attori in campo, se davvero si vuol tornare ad essere una comunità che si prende cura dell’altro. Non è un problema che riguarda solo la classe politica, ma soprattutto la pubblica opinione, quindi tutti noi. Si parla tanto di rapporti generazionali, ma se non c’è onore per gli anziani non c’è futuro anche per i giovani. Ecco allora tornare di prepotenza in ballo il fattore valoriale/ relazionale. Finchè siamo giovani, ricorda anche papa Francesco, siamo indotti a ignorare la vecchiaia, come fosse una malattia da tenere lontana. Quando poi diventiamo anziani, specialmente se si è poveri, malati e soli, sperimentiamo a pieno le lacune di una società programmata sull’efficienza e che quindi identifica come  “scarto “ ciò che non è più produttivo. Una società per definirsi civile non può prescindere proprio da come tratta gli anziani, dal posto loro riservato nel vivere comune. Non possono essere considerati un peso, una sorta di “zavorra”. Bisogna farsi allora prossimità, ricevendo molto in cambio se si agisce – adeguatamente supportati – in spirito di gratuità. Dobbiamo insomma riuscire, aumentando le iniziative al riguardo e tentando di ampliare il raggio d’azione e di coinvolgimento, anche a livello personale, a risvegliare il senso collettivo di gratitudine, di apprezzamento, di ospitalità che facciano sentire l’anziano parte viva della nostra comunità. Bastano anche piccoli passi, come incentivare la presenza di mamme con bambini nei bei parchi delle case di riposo oppure farvi passare al loro interno dei percorsi ciclopedonali attrezzati. E’ solo un idea che, ad esempio alla Francescon di Portogruaro, con un po’ di buona volontà potrebbe diventare pratica realtà.

Gigi Villotta

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TAGLI NON GIUSTIFICATI PER LA CULTURA E PER LA STAGIONE TEATRALE 2016-2017

02 06 2016 commissione cultura

A proposito della riunione della Commissione Cultura dd.30/05/2016

ecco quanto dichiarato da Marco Terenzi:

“Apprendiamo dalla stampa che l’Assessore Fogliani, sulla questione della Fondazione S.Cecilia accusa il Centrosinistra di “terrorismo mediatico”. Respingiamo questa accusa dicendo che il Centrosinistra è abituato ad entrare nel merito delle questioni, evidenziando fatti, producendo dibattito ed indicando soluzioni.

A proposito della riunione della Commissione Cultura dd.30/05/2016 prendiamo atto delle comunicazioni dell’Assessore stesso del programma Città Viva, delle iniziative espositive presso la galleria i “Mulini” e del programma di attività collegate alla Biblioteca-Centro culturale Venanzio.

Vi è continuità nelle iniziative anche se questi programmi risentono, in parte, di una riduzione di risorse a bilancio 2016.
Ribadiamo il giudizio che abbiamo espresso nella sessione di bilancio; la Giunta Senatore si è dimostrata timida ed incerta nell’ambito della cultura, operando tagli nelle risorse non giustificati dalla situazione economica e finanziaria del Comune che come abbiamo visto risulta essere solida, producendo avanzi di amministrazione; è una questione di priorità della Giunta Senatore che noi non condividiamo.

Sulla Fondazione S.Cecilia si accoglie con favore l’intenzione di garantire alla stessa continuità (ci mancherebbe!).
Ma anche su questo la Giunta Senatore ha contribuito a generare ingiustificata incertezza ed aleatorietà.

Si è insistito sul buco di bilancio della Fondazione quando è noto a tutti che la situazione di sbilancio della Fondazione non è causata dalla gestione ma dal disimpegno finanziario di Regione e di Provincia; sul piano istituzionale la Città metropolitana non ha ancora definito e confermato formalmente il suo impegno in favore della Fondazione; ancora sul bilancio di previsione 2016 e pluriennale 2016_2018 se da una parte si è messa in sicurezza doverosamente la scuola di musica, dall’altra si sono ridotti gli stanziamenti per la gestione del teatro e della stagione teatrale che per forza di cose, se non muta il quadro finanziario, verrà ridimensionata.

Anche qui la riduzione delle risorse non è ascrivibile alla situazione economico-finanziaria del Comune, come detto più volte solida, ma alle priorità decise dalla Giunta Senatore.Questa incertezza ha accelerato le dimissioni del CdA della Fondazione, ai cui membri, in particolare al Presidente Mulato ed all’Amministratore delegato Dreon, va il nostro plauso e la nostra riconoscenza per l’ottimo lavoro svolto, sul piano quantitativo e qualitativo, in condizioni non facili per la Fondazione.

Non comprendiamo il motivo di questa incertezza e di questa esitazione intorno alla Fondazione che deve invece essere tutelata ed incoraggiata in tutte le sue attività: la scuola di musica, la gestione del teatro, la stagione teatrale e tutte le attività collegate in ambito musicale e culturale.

Le precedenti Amministrazioni hanno giustamente garantito alla Fondazione la sicurezza sul piano economico e finanziario ed incoraggiato lo sviluppo ed il consolidamento delle diverse attività nella consapevolezza del valore e della qualificazione di questa realtà che appartiene alla storia, al presente ed al futuro di Portogruaro, del suo mandamento e dell’intera Città Metropolitana.”

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