STARE IN “ PIAZZA “

famiglia

La passione ed il coraggio di costruire insieme

Il prossimo 5 giugno molte amministrazioni comunali saranno rinnovate. Un turno elettorale che interesserà piccoli e grandi centri. E’ un appuntamento atteso, non si sa quanto per i cittadini direttamente coinvolti, ma servirà sicuramente a misurare la temperatura al governo centrale, prima dello “ scontro “ referendario di ottobre, anche se la sfida vera dovrebbe riguardare l’attuale preoccupante situazione della nostra economia ( – 3,6 % nel fatturato industriale). Nel Portogruarese andranno alle urne Caorle e S.Michele al Tagliamento, centri importanti per la Venezia Orientale e per l’economia turistica dell’Alto Adriatico. Non sappiamo quanto il clima elettorale sia salito negli ultimi giorni, ma in questi due comuni una novità importante è già stata registrata. Sono scesi ufficialmente in campo “ i preti “, più precisamente i parroci e i consigli pastorali delle due località balneari, non certo per fare propaganda politica a favore di candidati e liste, ma per porre a questi domande ed impegni precisi riguardo tematiche che stanno particolarmente a cuore al “ mondo cattolico “. Hanno sentito questo bisogno prioritariamente per non stare a guardare, rimanere soggetti passivi o indifferenti, quindi aspettare che qualcun altro decida. La fede ci fornisce, così hanno scritto, la passione ed il coraggio di stare “ in piazza “ per collaborare assieme ad altri all’edificazione del bene comune. Tra le diverse problematiche messe in campo, priorità assoluta è stata data alla centralità della famiglia, quale bene più prezioso e decisivo per il nostro futuro. Certo nella consapevolezza che le politiche familiari si fanno soprattutto a Roma, ma anche i Comuni possono incidere molto al riguardo visto che rappresentano il primo anello di collegamento con la realtà quotidiana dei cittadini. Nessuna interferenza, nessuna commistione tra religione e politica, ma – a mio avviso – un’iniziativa che va salutata con favore, perché così si contribuisce seriamente a creare e fare comunità, avvicinando nel contempo la gente al dialogo e alla partecipazione, ciò che la politica non sempre incarna, favorendo il disinteresse ed il distacco dalla “ cosa pubblica “. E’ proprio la disaffezione e la rabbia sociale a tenere i cittadini lontani dalle urne o a fare scelte di campo solo frutto di “ pancia “, piuttosto che di ragionamenti derivanti da attenzioni ed approfondimenti sulle diverse proposte in campo. Proprio in questi giorni la presa di posizione del presidente Renzi che, riconoscendo come la famiglia ed il ceto medio siano ancora in grave sofferenza, ha preannunciato come, nella prossima legge di stabilità, il governo sia intenzionato a trovare le risorse per le misure necessarie a favore di chi è in difficoltà. Speriamo non siano solo promesse, perché altre volte si sono privilegiate – sempre riguardo il settore famiglia – altre strade ed altre iniziative. Non basta certo il “bonus bebè”, strumento sì utile, ma del tutto insufficiente per risollevare la cronica denatalità italiana, recentemente confermata anche dai dati dell’ ISTAT. Per come è configurato, più che favorire la natalità può essere utile come contrasto al rischio di povertà, particolarmente alto nel nostro Paese per le famiglie con oltre due figli. Per riuscirci serve molto di più, a partire da una potenziata capacità di lettura della realtà in mutamento ( in primis famiglia/lavoro ), passando per una maggiore disponibilità a mettere in discussione quello che in passato non ha funzionato, per arrivare ad una più ampia visione e condivisione dell’azione politica. Non bastano più segnali di attenzione, a tutti i livelli decisionali, ma misure concrete e strutturali, in particolare in termini fiscali per la famiglie. Con gradualità certo, ma con decisione, perché al fondo è una questione di giustizia. Da quanto si può intuire, si sta pensando al quoziente familiare per superare provvedimenti tampone tipo gli 80 euro in busta paga che hanno finito, però, per tagliare fuori le famiglie numerose e monoreddito. Bene allora hanno fatto i preti di Bibione e Caorle a porre queste problematiche nella discussione di questa tornata elettorale amministrativa, se non altro per chiedere attenzione, guardando alla piena applicazione degli articoli 29-31, 36,37 e 53 della nostra Costituzione. Da molti anni ormai, si può dire, la famiglia è stata collocata – maldestramente ed ingiustamente – “ a destra “ e la sua causa è stata sistematicamente difesa da una parte ed altrettanto guardata con diffidenza e distanza dall’altra parte. E’ stato questo lo scoglio sul quale, e non solo in Italia, si sono arenate molte valide ed intelligenti proposte di politica familiare, a partire da quel principio tanto caro (a proposito di preti ) a don Lorenzo Milani del “ fare parti uguali fra diseguali “e cioè trattare fiscalmente e socialmente le famiglie con figli – che svolgono una funzione decisiva per la società e per il suo futuro – come altre pur rispettabili categorie di persone. Rendere giustizia alla famiglia non è dunque un fatto né di destra né di sinistra, ma di intelligenza e di capacità previsionale, se si vuole davvero che essa rappresenti anche un serbatoio di disponibilità, di servizio, di apertura agli altri, di amicizia e di solidarietà. Non è dunque, come spesso si crede e si dice, una questione privata. Anzi, anche se spesso strumentalizzata e sovente oggetto di gravi incomprensioni di natura ideologica, è proprio dalla famiglia che bisogna ripartire, non solo mettendo in atto nuove normative, ma anche attraverso una adeguata educazione, sia nella famiglia che alla famiglia. Ne va del nostro futuro a livello di città, nazione e mondo. La sfida è ardua, ma l’obiettivo da porsi è arrivare ad una famiglia che superi l’attuale crisi non per ritornare al passato, ma – come successo a Bibione e Caorle per la campagna elettorale – soprattutto per far maturare le coscienze e gli stili relazionali di cui è portatrice e fondamento.

Gigi Villotta

bellezza@governo.it: segnaliamo tutti insieme la TORRE CIVICA CAMPANARIA DUOMO S. ANDREA!

torre campanaria Bellezza

Per recuperare i luoghi culturali il Governo mette a disposizione 150 milioni di euro.

Fino al 31 maggio tutti i cittadini potranno segnalare all’indirizzo di posta elettronica bellezza@governo.it un luogo pubblico da recuperare, ristrutturare o reinventare per il bene della collettività o un progetto culturale da finanziare.

Una commissione ad hoc stabilirà a quali progetti assegnare le risorse. Il relativo decreto di stanziamento sarà emanato il 10 agosto 2016.

A Portogruaro perchè non concentrare l’attenzione su la TORRE CIVICA CAMPANARIA DUOMO S. ANDREA Monumento riconosciuto dalla Comunità come simbolo della Città!

Qui la proposta a tutta la Città 

 

http://www.governo.it/articolo/bellezzagovernoit/4697

SCOMMESSE IN LIBERTA’

Una questione morale sempre più chiara ed intollerabile

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Sono ormai davvero tante – nel corso dell’anno – le giornate dedicate non solo a ricorrenze istituzionali per ricordare passaggi storici fondanti per il nostro Paese, ma anche a temi specifici che hanno ricadute molto importanti per la società e quindi anche per la nostra gente. Ultima, in ordine di tempo, è stata la giornata di lunedì 9 maggio con la “ Festa dell’Europa” con, a dire il vero, pochissime bandiere blustellate in giro, a riprova di quali siano – oggi, al riguardo – gli “ umori e le sensibilità “ prevalenti.  Un argomento di grande e stretta attualità che varrà la pena di riprendere ed approfondire, dedicandogli lo spazio che merita.

Due giorni prima, sabato 7 maggio, c’ è stata la giornata “ No Slot “ con una mobilitazione nazionale che ha interessato migliaia di persone accorse in una sessantina di piazze, di grandi e piccoli centri, proprio al fine di riproporre all’attenzione della pubblica opinione una questione di grande portata ed urgenza.

Parliamo di gioco d’azzardo, di ludopatia, un termine elegante per evidenziare una vera e propria patologia, che gli specialisti però tendono a sostituire, perché chi ne soffre non prova il piacere del gioco. Un mondo con un fatturato di quasi 85 miliardi di euro, cresciuto del 350 % negli ultimi cinque anni. Si pensi che l’Italia stampa un quinto dei gratta e vinci del mondo. Tutto, o quasi tutto, alla luce del sole con lo Stato, in primis, in veste di “biscazziere”, incassando ben 8,7 miliardi di euro sui 17 miliardi buttati dagli italiani schiavi delle slot machine, delle scommesse o dei poker on line. Per non parlare del mondo sommerso ed illegale che vi gravita attorno, con un fatturato che viene stimato almeno 23 miliardi. Un fenomeno allarmante e sottovalutato, finito tante volte sulle pagine anche dei giornali locali, con vite rovinate, famiglie distrutte e costi sociali elevatissimi, dentro una crisi poi che fa aumentare questa particolare “febbre“.

Il solo Veneto spende “ al gioco “ più di un miliardo di euro l’anno, ai primi posti assieme a Lombardia, Lazio e Campania.  Basta contattare i responsabili dei Ser.D. ( Servizi Dipendenze ) delle ASL per avere riscontri precisi e capire quanto, anche il nostro territorio, ne sia coinvolto o semplicemente guardarsi intorno per rendersi conto di quante sale gioco ci sono in giro, dei locali pubblici che fanno bella mostra di slot-machine, per non parlare dei videopoker e giochi on line, anche attraverso i telefonini di ultima generazione. Per questo parlando di continua crescita di “Azzardopoli” non è affatto azzardato affermare che siamo di fronte ad una questione morale sempre più chiara ed intollerabile. Da una parte l’ipocrita doppiezza dello Stato che si preoccupa della salute dei suoi cittadini, tenendo però ben stretta la borsa e dall’altra una pervasiva e persuasiva campagna pubblicitaria che favorisce l’approccio al rischio e al conseguente danno. Non si può scaricare tutto sulle spalle dei sindaci, rimasti spesso soli anche per fronteggiare situazioni di “ sicurezza “.

Da tempo un apposito gruppo di lavoro, coordinato dalla Prefettura di Venezia e composto dai rappresentanti delle ASL e dei servizi sociali di alcuni comuni del Veneziano, tra cui Portogruaro, S.Donà e S.Michele al T., hanno predisposto una bozza di regolamento che potrebbe essere varato già entro il prossimo mese. Uno strumento molto valido, soprattutto al fine di uniformare la posizione delle singole amministrazioni comunali, oggi in ordine sparso, e così armonizzare anche le necessarie ordinanze dei sindaci. Decisamente un passo in avanti, ma non saranno sufficienti interventi di tipo organizzativo e logistico, come stabilire le distanze minime da scuole, chiese ed edifici pubblici o ridurre gli orari di apertura, perché bisognerà invece puntare decisamente di più su una efficace e strutturata politica di prevenzione dei rischi e del danno. Infatti, come sostengono gli esperti, i fattori socio-psicologici che stanno alla base delle dipendenze e dei comportamenti compulsivi e a rischio vanno aggrediti con azioni di tipo formativo, sia dal punto di vista del carattere e dei riferimenti valoriali, che da quello della cultura di base e delle competenze/conoscenze.

La scuola rimane ancora il terreno più fertile dove seminare, ma molto spesso – anche dalle nostre parti – non si comprende a pieno la portata del fenomeno che vede sempre un maggior numero di studenti approdare al gioco d’ azzardo, con conseguenze negative anche sull’andamento scolastico e disciplinare.

A mio avviso bisognerà partire ( un’altra volta !) dalla famiglia, dove accanto al costante rapporto dialogico tra genitori e figli, non si potrà più considerare “Internet “ come una invalicabile proprietà privata dei giovani, magari scommettendo sui giochi on line, raccogliendo anche – se necessario – la sfida di una nuova alfabetizzazione educativa e digitale.

Non dobbiamo lasciare che, per ignavia o superficialità, la libertà promessa dalla tecnologia si trasformi in un triste scippo. La sfida è grande, per questo bisognerà agire a  “tutti i livelli“ cominciando da quello politico con una prima sostanziale richiesta: Perché non estendere ai giochi d’azzardo la proibizione della pubblicità che già vige per il tabacco, le armi e  i superalcolici? Anche noi, come gruppi di semplici cittadini, dovremmo pensare di premiare con un marchio di “qualità etica “ quei locali e bar che rinunciano a sicure entrate eliminando le slot machine, perché le pubbliche virtù, ieri come oggi, nascono solo dalle virtù private ancor più in tempi di crisi.

Cos’altro possiamo fare? Solo protestare? Non basta certo, cominciamo però a ricordarci dei nostri “ beniamini “, nomi noti dello sport e dello spettacolo che accettano di diventare testimoni pubblicitari di gioco e scommesse. Davvero un bell’esempio, ma per “i soldi“  si fa questo ed altro. Peccato poi che a pagare sia sempre “pantalone”. E’ fondamentale allora interrompere il perverso intreccio tra politica (Stato) e gioco legalizzato che, da anni, alimenta il fenomeno. Scrivere “ gioca sano “ o “gioca responsabile “ non serve a niente. Tutti insieme, allora, dobbiamo impegnarci per fare in modo che i giochi “ legali “ non diventino una sorta di  “tassa dei poveri”, vincendo così anche la logica quotidiana dell’ “ io speriamo che me la cavo “.

Gigi Villotta

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Ridotti gli stanziamenti per la cultura e per la stagione teatrale 2016-2017

Marco Terenzi in relazione alle dichiarazioni riportate dalla stampa dell’Assessore Fogliani in merito alla Fondazione S.Cecilia
ed alla stagione teatrale 2016_2017, rilascia le seguenti dichiarazioni:

“Come abbiamo avuto modo di rappresentare nel corso della discussione consiliare sul Bilancio di Previsione 2016 la Giunta Senatore e la sua maggioranza, hanno ridotto gli stanziamenti per la cultura ed in particolare per la gestione del teatro e della stagione teatrale rispetto alla Amministrazione precedente.

Le dichiarazioni dell’Assessore alla Cultura Fogliani confermano tutto ciò, dando sostanza alle nostre preoccupazioni già espresse.

L’Amministrazione Senatore, intorno alla Fondazione S.Cecilia ed alle sue diverse attività, in questo anno di governo, ha generato incertezza che, fra l’altro, è stata una delle cause delle dimissioni del Presidente, del Consiglio di Amministrazione e dell’Amministratore delegato della Fondazione stessa che – peraltro – avevano ben operato, anche sul versante della stagione teatrale, garantendo iniziative di ottimo livello ed apprezzate dai cittadini.

Anche l’Amministrazione precedente aveva dovuto fronteggiare il disimpegno nei confronti della Fondazione, sul versante della contribuzione, della Regione prima e della Provincia poi, quest’ultima (socio della Fondazione) per il successivo subentro della Città Metropolitana, ma mai era stata messa in discussione la gestione della Fondazione né della stagione teatrale, di livello come merita la Città.

Deve essere chiaro che in un Comune solido economicamente e finanziariamente come quello di Portogruaro la scelta del ridimensionamento della stagione teatrale risponde ad una scelta politica di priorità di questa Amministrazione, che certamente è legittimata a realizzare, ma di cui deve assumersi con chiarezza la responsabilità.

Le risorse ci sono ma sono state allocate su altro. E del resto il dibattito in Consiglio ha fatto emergere tutto ciò con evidenza.

Infine rinnoviamo l’invito alla Sindaco Senatore ed alla sua Amministrazione ad assumere esplicite e forti azioni politiche ed istituzionali nei confronti della Regione e della Città Metropolitana affinchè assumano impegni concreti verso la Fondazione, insieme al Comune di Portogruaro ed ai soggetti privati già intervenuti a sostegno delle sua attività ed a gestire le prossime fasi, a partire dal rinnovo del CdA, garantendo le migliori condizioni politiche ed operative alla Fondazione stessa che è e resta una grande realtà che Portogruaro porta in dote alla Città Metropolitana ed alla Regione Veneto.”

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Un bilancio piatto e timido che non utilizza al meglio l’allentamento del patto di stabilità!

8 05 2016 bilancio previsione 2016 - Marco Terenzi dichiarazione di voto
08 05 2016 – Marco Terenzi in Consiglio Comunale

Ecco le dischiarazioni di Marco Terenzi A proposito del Consiglio Comunale di lunedì 8 maggio :

“Innanzitutto un bilancio preventivo 2016 di assoluta ordinaria amministrazione,

anzi direi un bilancio piatto senza nessuna visione strategica e che peraltro non utilizza al meglio i provvedimenti del Governo Renzi sull’allentamento del patto di stabilità, che hanno consentito ai Comuni virtuosi, come è quello di Portogruaro, limitatamente all’anno 2016, di investire l’avanzo di amministrazione disponibile 2014 in opere pubbliche su progetti disponibili al 31/12/2015.
Il Comune avrebbe avuto così a disposizione almeno 4 milioni di euro per opere di grande rilevanza come ad esempio la messa in sicurezza della torre civica campanaria, almeno con il primo stralcio, il completamento del teatro oppure per intervenire sulla piscina comunale in modo adeguato.

Ma anche attraverso convenzioni ad esempio con il consorzio di bonifica per l’attenuazione del rischio idrogeologico.

Nulla di tutto ciò.

Inoltre nessuna misura di incentivazione fiscale per famiglie numerose o per imprese, in particolare sgravi fiscali ai proprietari per abbattere i canoni di affitto per i commercianti in particolare del centro storico.
Nessuna certezza per la cultura (e la Fondazione S.Cecilia) e per l’ambiente completamente dimenticato.

Misure timide, se non inesistenti, per l’avvio del distretto turistico, del distretto commerciale già previsti dall’Agenda Centro Storico e per le misure di rigenerazione urbana contro la desertificazione commerciale del centro storico.

Infine per le frazioni nessuna opera di riqualificazione finalizzata all’aggregazione sociale. Di qui il nostro convinto voto contrario.”

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Spariti i soldi delle ciclabili?

Ecco uno dei temi di discussione degli INCONTRI CON I CITTADINI avvenuti durante la scorsa settimana, e durante i quali si è parlato INSIEME della
Attività in Consiglio Comunale  del Gruppo Consigliare  “Centro Sinistra Più Avanti insieme ”
E del prossimo
• Bilancio di Previsione e Opere Pubbliche 2016 –
per raccogliere osservazioni e proposte!

Ecco uno dei temi di discussione : strada provinciale 42 e 70 , SPARITI I SOLDI DELLE CICLABILI?

http://www.comune.portogruaro.ve.it/uploads/Interrogazioni%202016/Interr0016077_16.pdf

spariti i soldi delle ciclabili gazzettino 14 04 2016

LA CITTÀ ATTENDE RISPOSTE CHE NON AVRÀ

interrogativo

Alla vigilia del Consiglio Comunale, che stasera 9 Maggio 2016  tratterà di  Bilancio di Previsione e Opere Pubbliche 2016 ,  riteniamo utile riportare le dichiarazioni di Marco Terenzi dopo il precedente Consiglio, che aveva trattato il Rendiconto 2015.

LA CITTÀ ATTENDE RISPOSTE CHE NON AVRÀ PIÙ.
Nel corso del Consiglio Comunale del 28/04/2016 sul RENDICONTO A CONSUNTIVO del Comune di Portogruaro per l’anno 2015 ho votato CONTRO.

L’esercizio 2015 ha visto la conclusione dell’Amministrazione Bertoncello e l’avvio dell’Amministrazione Senatore. Dal punto di vista tecnico la Giunta Senatore può contare su un comune solido da un punto di vista economico e finanziario.

I risultati DI BILANCIO 2015 sconfessano definitivamente coloro che, a vario titolo, avevano parlato di buchi.

NON SOLO , la verità e che
L’ALLENTAMENTO DEL PATTO DI STABILITÀ intervenuto con la legge di stabilità 2015 e L’AVANZO DI AMMINISTRAZIONE avrebbero consentito alla Giunta Senatore lo sviluppo di cospicui investimenti, creando anche lavoro.

Infatti limitatamente al 2016 gli Enti Locali avrebbero potuto impegnare l’avanzo di amministrazione disponibile accumulato fino al 2014 in progetti definiti ed a disposizione entro il 31/12/2015, da realizzare – appunto – nel 2016.

Per il Comune di Portogruaro si trattava di circa 4 milioni di euro circa.

Inoltra la Giunta Senatore nel 2015 avrebbe potuto cedere alla Regione, in modo accorto, spazi finanziari che avrebbero potuto essere restituiti nel 2016, accrescendo ulteriormente la capacità di investimento. COSÌ NON SARÀ.

La Giunta Senatore ha utilizzato per il 2016 in minima parte questo “tesoretto” rappresentato dall’avanzo di amministrazione disponibile.

La stessa Giunta Senatore avrebbe potuto avviare e dare impulso ad alcuni interventi importanti e strategici per la città ( x esempio alcuni interventi di attenuazione rischio alluvione in collaborazione con il consorzio di bonifica).

Un’altra grande occasione mancata che si rimprovera alla Giunta Senatore dunque. Non solo di aver perso importanti contributi regionali già assegnati al Comune ma anche di non aver saputo impegnare risorse che erano già in cassa. E intanto la città attende risposte che non avrà più.

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“ TIERE MOTUS “ : UNA LEZIONE ANCORA ATTUALE

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La caduta e la rinascita di un territorio tra storia e ricordi

Giusto oggi, quarant’anni fa, il Nord Est tremò con epicentro sotto il monte Amariana nel cuore della Carnia. Un’immane tragedia per il popolo friulano: quasi mille morti, tremila feriti, 45 mila i senza tetto ed interi paesi rasi al suolo ( ben 45 sui 77 danneggiati tra le province di Udine e Pordenone). Una fortissima scossa ( 10 gradi scala Mercalli ) durata quasi un minuto, seguita a settembre da una altra coda di assestamento, anch’essa dolorosa. Dopo dieci anni e venti miliardi di euro stanziati dallo Stato e dalla Regione Friuli ed anche grazie al grande aiuto internazionale, il Friuli si è rimesso in piedi, cominciando dal ricostruire le fabbriche per garantire il lavoro. Non ci furono scandali, in piena trasparenza ed efficiente collaborazione tra il commissario governativo Giuseppe Zamberletti e tutti i sindaci dei comuni coinvolti, che davvero hanno svolto un ruolo fondamentale nella gestione dell’emergenza e della ricostruzione. Non vanno dimenticati quanti, fin da subito, si sono messi a disposizione per dare concretamente una mano e conforto alle popolazioni colpite. Un compito importante hanno svolto l’Esercito, la Croce Rossa e gli alpini. Proprio da questa esperienza friulana nacque la moderna Protezione Civile. Ma la lezione più preziosa che si è e si può ancora ricavare da questa immensa tragedia non è “ politica “, ma “ umana “ perché viene dalla stessa gente del Friuli. Cercherò di spiegarne i motivi anche attraverso la mia personale esperienza. La forte scossa del 6 maggio, un paio di minuti prima delle 21, la sentimmo bene anche noi della pianura e la traccia, per più di qualcuno, durò parecchi giorni con una continua sensazione di instabilità. Chi, come me (allora avevo ventinove anni) se lo ricorda bene, ma mai avrei potuto immaginare la portata di quanto successo se non avessi avuto la possibilità concreta di recarmi personalmente in diverse località martoriate e toccare con mano situazioni davvero drammatiche. Non era affatto facile raggiungerle, sia in Destra che in Sinistra Tagliamento, perché poco sopra Udine e Pordenone, lungo le principali arterie di collegamento, erano stati istituiti diversi posti di blocco. Anche la provincia di Venezia, il CO.VEN.OR ( Consorzio comuni del Veneto orientale) ed il Comune di Portogruaro – fin da subito – si mobilitarono e fecero fino in fondo il proprio dovere. La Villa Comunale era diventata una sorta di grande magazzino deposito non solo di viveri, ma di ogni tipo di materiali, edilizi e di conforto, per non parlare di tende, reti e materassi. Infatti quanto arrivava nel Veneziano da ogni parte d’Italia doveva essere recapitato in riva al Lemene, proprio seguendo le disposizioni impartite dalla prefettura di Venezia. I radioamatori locali, coordinati dall’ing. Luigi Dal Moro avevano provveduto al collegamento con un campo base che si trovava ad Artegna, dove agiva l’allora segretario comunale di Portogruaro Giuseppe Garzoni, alpino e friulano doc. Proprio da Artegna ( uno dei luoghi più colpiti ) arrivavano – via radio – le richieste più diverse e i bisogni principali delle singole località sparse in tutta la zona colpita, così che proprio in Villa Comunale, si formavano e partivano le colonne militari con il carico necessario. Anch’io, conoscendo bene tutta l’area interessata, ho fatto varie volte da guida agli ufficiali in servizio, ospite nella campagnola che precedeva i vari camion. Ho visto veramente di tutto, comprese scene di grande disperazione, in un clima davvero spettrale e confuso, per non parlare delle comunicazioni interrotte e della corrente elettrica saltata. Tutto questo è stato raccontato anche dalla giornalista Tina Merlin, già nota per il “ Dossier Vajont”, inviata dell’Unità e L’Espresso che ho accompagnato nella visita fino a Gemona e Venzone, per poi essere testimone in diretta dei suoi pezzi inviati via telefono ( in un distributore di Viale Tricesimo, appena fuori Udine ) alle redazioni di Roma. Ricordo ancora, passando sotto un cavalcavia, la scritta in friulano “fasìn de bessòi “ che, interpretata alla lettera , poteva anche suonare male. Concordava su questo anche la Merlin, ma convenimmo che il facciamo da soli non rappresentasse un segnale di sfiducia verso le istituzioni, ma un moto d’orgoglio, di grande dignità nel darsi subito da fare. Già questo poteva rappresentare un primo vero segnale di quella rinascita che ancor oggi viene additata come un modello da esportare, ma che purtroppo, in tante altre parti d’Italia, non si è ripetuta dopo dure calamità naturali. Ma se si parla ancora di “modello Friuli “ tanto deve essere riconosciuto anche a quanti , urbanisti in primis, hanno fin da subito preso decisioni precise riguardo l’assetto del territorio, nello specifico dove e come intervenire nella ricostruzione. Già abbiamo detto della priorità data al tessuto produttivo, ma fu molto serrato il dibattito tra chi teorizzava l’abbandono delle zone danneggiate per trasferire la popolazione in una sorta di “ new town “ tra Udine e Pordenone e quanti invece si battevano per il “dov’era e com’era”. Quest’ultima fu la saggia decisione presa, unanimemente condivisa da tutta la popolazione interessata, a cominciare dalla sistemazione dei prefabbricati, dopo l’ inevitabile trasferta invernale nelle strutture ricettive della costa friulana. A prendere questa decisione contribuì in maniera determinante l’arch. Luciano Di Sopra, urbanista di Udine delegato da Zamberletti e Comelli ( presidente della Regione Friuli) a seguire la delicata fase della ricostruzione. Ricordo ancora l’incontro nel capoluogo friulano, nello studio di piazza Primo Maggio, tra gli arch. Gino Valle e Di Sopra con il prof. Leonardo Ricci, docente all’Università di Firenze che Giovanni Forte, presidente del CoVenOr, aveva chiamato a Portogruaro per il Piano Urbanistico Comprensoriale. Fui proprio io, assieme all’arch. Mario De Gotzen, a fare da guida nella visita al Friuli terremotato al prof.Ricci che rimase profondamente colpito soprattutto dalla povertà dei materiali con cui erano state nel tempo costruite le case. Come dimenticare poi l’abnegazione ed il coraggio dei “ miei “ studenti dell’ ITIS Leonardo Da Vinci di Portogruaro, con il preside Sommariva, tecnici ed insegnanti, che per diverse settimane si sono prodigati venendo incontro alle più elementari necessità della gente sfollata nella tendopoli allestita nel campo sportivo di Tarcento. Ecco perché oggi, a distanza di 40 anni, ricordando tanti episodi posso testimoniare che quella tragica pagina di storia – a noi così vicina, anche in tutta la sua crudeltà – è una lezione ancora attuale. Non tanto e solo sotto il profilo politico, dimostrando che si può e si deve amministrare bene ( in barba alla corruzione imperante !) , ma soprattutto umano, perché, solo mettendo l’uomo al centro, si possono superare tante difficoltà e vincere tante tentazioni. In definitiva, non si può capire la sofferenza finchè non ci si mette dalla parte di chi soffre, non si può capire una tragedia, in tutta la sua portata, fintantochè ci si accontenta solo di sentirne parlare, senza dire e fare niente. Vale anche oggi !

Gigi Villotta