RESISTENZA e LIBERAZIONE

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Democrazia e libertà non sono mai scontate

Pochi giorni fa abbiamo celebrato il 25 Aprile per ricordare la liberazione dell’Italia dal nazifascismo e la nascita della democrazia. In tutto il nostro Paese si sono svolte le relative cerimonie ufficiali con alzabandiera e deposizione di corone e serti floreali ai monumenti e cippi che ricordano i caduti. Si sono seguiti protocolli diversi e in molti casi, compresi Venezia e Portogruaro, non sono mancate proteste e distinguo con conseguenti polemiche e prese di posizione, adeguatamente riprese dalla stampa e dai social. Perché contrapporre il leone di S.Marco ai valori di libertà e democrazia, trasformando la piazza in un vero e proprio raduno indipendentista? Perché fischiare l’ Aida di Verdi, sostituendola con cori secessionisti o preferire la “ canzone del Piave “, propria del 4 novembre (anniversario della vittoria nella grande guerra), alla canzone “ Bella Ciao “, tradizionale brano partigiano, da sempre distintivo, del 25 Aprile? Non è certo la prima volta ( lo scorso anno c’è stata la rissa verbale in tutto il Veneto sul tenere chiusi o aperti i negozi e i supermercati ), ma il ripetersi di queste contrapposizioni, troppo spesso di natura ideologica, finisce per sminuire la portata ed il significato della giornata stessa, lasciando – alla fine – tutti i protagonisti (diretti ed indiretti ) nelle stesse posizioni di sempre. Qualcuno ormai identifica il 25 Aprile come una sorta di minuetto, uno stanco rituale, ma la vera questione va cercata nel considerare (continuare a considerare) la Resistenza come una “ cosa di sinistra “ e come tale da identificarsi solo con “ i fazzoletti rossi e bella ciao “. Non è così, perché la Resistenza appartiene alla nazione, non ad una parte, o peggio ad una fazione. Basti ricordare lo spirito su cui si basa la nostra Costituzione e come, proprio sul 25 Aprile, si fonda, anzitutto, la nostra Repubblica. Dobbiamo ricordarci del sacrificio dei militari, dei civili, delle donne, dei sacerdoti, degli ebrei, senza dimenticare i tanti giovani ( tra cui diversi portogruaresi ) che hanno lottato e magari pagato con la vita la riconquista della libertà, dopo il tragico 8 settembre ’43. Tragico perché la guerra di liberazione contro la dittatura fascista e gli invasori nazisti è stata anche una guerra di italiani contro italiani. E la storia della Repubblica non ha ancora colmato quel solco, perché , se tutti i morti hanno sì pari dignità, la causa per cui si combatteva era profondamente diversa. Ci si domanda infatti, mentre tornano a soffiare pericolosi venti xenofobi sull’Europa, quali opportunità di scelta avremmo oggi se non ci fossero state quelle persone che allora decisero da che parte stare perché il nostro potesse diventare un paese libero e democratico? Celebrare, insieme, il 25 aprile è un dovere per tutti, un riferimento per il futuro, agendo per sconfiggere i due veri nemici che si annidano nell’ignoranza e nell’oblio. La scuola deve essere e diventare il luogo per eccellenza della conoscenza e del dialogo, proprio perché democrazia e libertà non sono mai scontate, né acquisite per sempre. “ E’ sempre tempo di Resistenza , ha detto il presidente Mattarella, perché guerre e violenze crudeli si manifestano ai confini d’Europa, in Mediterraneo, in Medio Oriente. Non ci può essere pace soltanto per alcuni e miseria, fame e guerra per altri: queste travolgerebbero anche la pace di chi pensa di averla conseguita per sempre “. Anche per questo credo sia importante ascoltare le voci dei resistenti, proprio ora che si vanno spegnendo uno a uno. Il rischio reale, però, di fare del 25 Aprile una celebrazione che si esaurisce in una ritualità vuota, esiste. Ma un rito non diventa inutile se ha la capacità di attualizzare un evento del passato, di contestualizzarlo nel presente, dando ad esso un significato che va al di là della pura rammentazione. Il ricordo infatti, pur fondamentale per non lasciar cadere nell’oblio vicende tragiche ed insieme eroiche, cui dobbiamo molto come realtà politiche e sociali, non basta certo. Bisogna comprendere bene il significato di quelle vicende per l’oggi. Solo così si evita di scivolare nella retorica, cui è facile cedere nonostante le migliori intenzioni. A ben guardare, ripensare quello che è stata la Resistenza, non solo in Italia, è quanto mai necessario nell’Europa dei nostri giorni, anche per non tradire i fondamenti di quanti – ancora negli anni ’50 – hanno fortemente creduto e lavorato per costruire il nuovo tessuto europeo, uscito lacero dalle macerie materiali e morali del secondo conflitto mondiale. Un’Europa che solo nel 1989 ha visto cadere il muro di Berlino, permettendo così a molte popolazioni di riconquistare la libertà, la democrazia, la giustizia e la solidarietà. Molto rimane da fare, in tempi di nuovi muri, per cui vale la pena di chiedersi: Quanto vale per me, per noi la libertà? La nostra e quella altrui? A volte sorge il dubbio che soltanto chi è vissuto in condizioni di “ schiavitù “ sappia, e possa desiderare, apprezzare e gustare pienamente il sapore della libertà. E’ successo ed ancora succede in tante parti del mondo, ma fortunatamente non è il caso di noi italiani che abbiamo meno di 71 anni. Può sempre però accadere che quanto si è sempre avuto a portata di mano, facile, senza sforzo, appaia privo di valore. Ecco perché, anche oggi, dobbiamo porci la domanda: quanto vale per noi la libertà? La festa della Liberazione è importante e preziosa perché ci ricorda proprio che la libertà non è mai data per sempre, come un bene che si possiede, ma una conquista continua, una costruzione senza sosta. In definitiva la libertà significa soprattutto partecipare, prendere parte, avere parte ed essere parte. Un bene ed un valore, davvero da difendere e tramandare. Un vero peccato non rendersene conto!

Gigi Villotta

Incontri con i Cittadini – Bilancio di Previsione e Opere Pubbliche 2016 – osservazioni e proposte per un cambio di passo!

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Il Gruppo Consiliare Centrosinistra più Avanti Insieme, congiuntamente alle liste della coalizione di centrosinistra, hanno programmato nelle prossime due settimane una serie di incontri con i cittadini di Portogruaro, di cui all’allegato calendario.

Gli incontri sono stati promossi per un confronto in vista dell’esame in Consiglio Comunale del Bilancio di Previsione 2016.

La Giunta Senatore può contare su un Comune solido e i dati del bilancio 2015 sconfessano definitivamente coloro che avevano parlato di buchi e deficit di bilancio.

La stessa Giunta Senatore avrebbe potuto concludere o avviare alcune realizzazioni importanti e strategiche per la Città: Agenda Centro Storico, il park interrato PIO X , il Distretto Turistico, con la valorizzazione agro-alimentare e vitivinicola, il Polo culturale e formativo con Fondazione S.Cecilia, Teatro, Centro culturale Venanzio, Museo e Polo Universitario. Inoltre avrebbe potuto rafforzare il ruolo di Comune capofila con l’Ufficio Agenzia delle Entrate e con l’Ufficio del Giudice di Pace.

Inoltre l’allentamento del patto di stabilità avrebbe consentito cospicui investimenti, creando lavoro.

Così non sarà nemmeno nel 2016.
A distanza di un anno la Giunta Senatore ha prodotto invece un primo piano delle opere pubbliche che nei fatti ha anche trascurato le frazioni.

Solo a seguito dell’ intervento del nostro Gruppo Consiliare sono stati inseriti nel Programma delle Opere Pubbliche diversi interventi da realizzare nelle frazioni, che andremo ad illustrare negli incontri predetti.

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DAL BATTIQUORUM ALL’ AUTUNNO CALDO

Ci aspetta una lunga e polemica campagna elettorale

Archiviato il referendum sulle trivelle, il cui esito non era scontato, ma largamente prevedibile viste le forze in campo ( soprattutto quelle dell’astensione e della disaffezione ) e l’inconsistenza sostanziale del quesito, la corsa ad ostacoli del governo Renzi continuerà con l’appuntamento elettorale dei primi di giugno in tante importanti città ( da Roma, Milano, Napoli fino a Pordenone ) chiamate a rinnovare i consigli comunali, per arrivare – in autunno – al suo vero “spartiacque“ politico, rappresentato dalla consultazione popolare riguardo le modifiche alla nostra Costituzione.

Il parlamento approva la Riforma Costituzionale il 12 04 2016-
Il parlamento approva la Riforma Costituzionale il 12 04 2016-

Si tratterà di un referendum confermativo su tutta una serie di provvedimenti che il parlamento ha già varato in questi due ultimi anni, il cui risultato, almeno teoricamente, potrebbe influire sulla stessa vita del governo in carica ed il possibile ricorso alle urne nella primavera del 2017 per le elezioni politiche nazionali. Almeno così si dice, a partire dallo stesso Renzi che già legge il referendum d’autunno come una sorta di giudizio popolare sulla sua persona e sull’operato del suo governo. Anche nel Veneto – al riguardo – sono già nati appositi comitati per il “sì” e per il “no”. Ciò potrebbe concretamente significare che ci aspetta una lunga campagna elettorale durante la quale gli argomenti e gli slogan, anche polemici e personali, finiranno per soppiantare e svilire le discussioni tecniche sulle singole importanti questioni. Le trappole e le insidie sono dunque destinate a continuare, dopo la prima tappa del tour elettorale consumata domenica scorsa 17 aprile, dove – è bene ribadirlo – la partecipazione non doveva mai essere strumentalizzata per fini politici, come adesso nessuno può davvero considerarsi il depositario politico di quei 15 milioni di cittadini, comunque recatisi alle urne. Come del resto va respinta la propensione a regolare i conti degli equilibri politici attraverso elezioni anticipate. Rimane pur sempre una tentazione, ma la storia politica italiana insegna che si è ricorso al voto anticipato non solo quando diventava necessario, ma spesso quando si stimava conveniente. Davvero se si considerano gli interessi generali del paese, è meglio sicuramente evitare che il referendum diventi qualcosa di diverso da un giudizio di merito sulle nuove norme costituzionali. Novità che non sono da poco, con ricadute precise anche a livello veneto, perché cambieranno non solo gli assetti istituzionali, ma le stesse competenze tra stato e regioni ( titolo V ). Infatti si preferisce concentrare l’attenzione sul superamento del bicameralismo paritario, considerato necessario ormai da tempo e da più parti, con la creazione del nuovo senato “ dei Cento”, con 95 eletti ( tra cui alcuni sindaci ) dai consigli regionali e 5 nominati dal presidente della Repubblica. Non più dunque gli attuali 365, più i componenti di diritto o a vita. Se si studiano bene i testi approvati dal parlamento ci si rende conto che le competenze dello Stato sono destinate ad aumentare ( per esempio in materia di protezione civile, energia, ricerca, portualità ) mentre quelle regionali ne escono ridimensionate, compresi gli emolumenti degli stessi consiglieri regionali. Vale la pena sottolineare inoltre che in materia di sanità ed istruzione, due cardini delle politiche regionali, rimangono ferme l’articolazione sui due livelli e la clausola di supremazia, per cui una norma statale potrebbe anche prevalere, quando ci sia di mezzo la tutela dell’interesse regionale. Qui, anche nel Veneto, il dibattito rimane aperto e acceso, perché da una parte c’è chi preferisce avere meno materie, ma più certe, evitando così confusioni nei ruoli, ma c’è anche chi non la pensa così, perché ritiene che togliere competenze alle Regioni significa alimentare un centralismo illogico ed antistorico, senza diminuire la conflittualità costituzionale. Sarebbe necessario, a questo punto, aprire una grande parentesi sui possibili percorsi di autonomia concreta che la riforma porta in campo e che le Regioni potrebbero intraprendere, ma tutto questo potrebbe scontrarsi con le intenzioni ( un vicolo cieco! ) di quanti puntano, anche nel nostro Veneto, all’indipendenza. Tornando alle modifiche e ai contenuti della riforma su cui saremo chiamati ad esprimerci ad ottobre ( stavolta sono sicuro nessuno inviterà all’astensione ! ) è chiaro come tutti dovremmo, fin da subito, sentirci interpellati, perché temi fondamentali quali l’esercizio del potere, la partecipazione attiva, le garanzie relative e l’efficienza dei servizi sono beni non solo da difendere, ma da rivendicare con forza, perché stiamo mettendo mano alla nostra “ Carta fondamentale “, nella consapevolezza di essere riconoscenti debitori ai nostri “ padri costituenti “. Davvero adesso toccherà a noi, ci viene passata la parola. C’è tutto il tempo per informarci bene, ragionarci sopra senza strappi ideologici e senza tifo di partito, perché – in definitiva – vincerà o perderà l’Italia, non Matteo Renzi. Sarà in gioco il nostro destino collettivo, non le fortune di un capo del governo, al quale comunque la Costituzione sopravviverà , come a tutti noi. Infatti chi l’ha scritta, sacrificandosi per farla nascere, ci ha insegnato cosa vuol dire essere cittadini, in sostanza significa assumersi la responsabilità del bene comune, rifiutando non solo le scorciatoie e i compromessi, ma soprattutto cercando la verità.

Gigi Villotta

Sanità: bene i comitati, parole fuori luogo da Barbisan

 

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Queste le parole di Marco Terenzi 

“Giudichiamo sorprendenti e fuori luogo le parole del Consigliere Regionale Fabiano Barbisan, riportate dalla stampa locale, sul ruolo dei comitati nati a Portogruaro e nel Veneto Orientale sui problemi della sanità.

Del resto è stata eloquente l’assenza del Consigliere stesso al sit_in organizzato dal Comitato “ I Fiocchi sopra le Gru” qualche giorno fa a tutela dell’ospedale di Portogruaro ed a sostegno della riapertura dell’unità ospedaliera di ostetricia e ginecologia,…”

Qui  la dichiarazione completa di Marco Terenzi

 

sit-in per riapertura Punto Nascite di fronte all’Ospedale Civile di Portogruaro -11 04 16
sit-in per riapertura Punto Nascite di fronte all’Ospedale Civile di Portogruaro -11 04 16

Marco Terenzi era stato invitato dal Comitato “I fiocchi sopra le gru” ed ha partecipato al sit-in in difesa del punto nascite di Portogruaro dell’11 aprile 2014.  In questa foto , con lui i Sindaci di Concordia, Claudio Odorico e di San Michele al Tagl.to Pasqualino Codognotto. In primo piano, al centro le referenti del Comitato, Liria Bettiol ed Elisa Lucchese; sulla destra la Consigliera Regionale del PD Francesca Zottis.

UN’ OCCASIONE DA NON PERDERE

La responsabilità e la consapevolezza di voler “ Sporcarsi le mani “

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Domenica prossima 17 aprile si voterà per il referendum che chiede di fermare, alla scadenza delle concessioni, le trivellazioni entro le 12 miglia dalla costa. Denominato “ referendum antitrivelle”, è stato promosso da nove consigli regionali – tra cui il Veneto – ed approvato da diversi movimenti. Se n’è parlato poco, ma in questi ultimi giorni in molti, prima disinteressati, dichiarano di voler andare a votare, anche perché il caso Guidi ha acceso l’attenzione con il rischio però che l’effetto derivato sia una sorta di doping, finendo per allontanare dal merito del quesito e focalizzando l’attenzione sulle parti in causa. Accade infatti che gli eventi di Tempa Rossa e Val d’Agri avvengano in pendenza referendaria, pur limitata al prolungamento o meno delle attuali concessioni, ma dal prossimo 17 aprile si potrebbe mettere la parola fine alla già traballante attività petrolifera italiana. Un bene o un male? Certamente una questione rilevante per l’intero Paese che, per i suoi consumi di energia, dipende per due terzi da petrolio e gas. Rilevante anche per tutta un’altra serie di considerazioni tipo lobby ed incentivi pubblici, oltre ai malcelati equilibri politici tra i partiti e movimenti, con conseguente radicalizzazione degli schieramenti. Il pronunciamento sulle trivelle rischia di diventare una sorta di prova generale in vista delle amministrative di giugno che, come noto, rappresentano il crocevia strategico per lo stesso governo assieme al referendum istituzionale d’autunno. Tutte considerazioni, si osserverà, che poco hanno a che fare con l’interesse generale e con le scelte energetiche, economiche, produttive, ambientali e sociali che sarebbero invece necessarie. Da tener inoltre presente che l’Italia non ha ancora un suo piano energetico nazionale. Chi dovrà decidere la nostra politica energetica: il governo centrale o i consigli regionali spesso in conflitto tra loro? Chi dovrà stabilire la competitività tra sviluppo ed ambiente o il valore strategico di un determinato progetto? Cautele e mediazioni, “ sussidiarietà “ istituzionale permettendo, sembrano finite! Ecco perché, a prescindere che si voti sì o no e con la piena consapevolezza che raggiungere il quorum (vero punto politico! ) sarà molto difficile ( dovranno andare alle urne 22 milioni di italiani ), è importante che i cittadini capiscano bene di cosa si parla e poter così scegliere liberamente la propria posizione. Non possiamo fare come gli struzzi e nascondere la testa sotto la sabbia, ma viceversa dobbiamo farci guidare dal ragionamento, dall’approfondimento e dalla conoscenza. A questo riguardo è stato fatto poco, anzi l’argomento è rimasto sottotraccia, affrontandolo – il più delle volte – sotto le conseguenze politiche piuttosto che sui contenuti complessivi. Su una questione però credo vada fatta chiarezza. Nel merito si può certo discutere e le strategie politiche possono anche essere tutte legittime ( voto o astensione ), ma sul diritto-dovere di tutti a farsi un’opinione credo non si possa transigere, soprattutto per una questione di democrazia. Per questo, personalmente, ritengo sbagliata la posizione ufficiale del PD per due ordini di motivi, anche se ( ripeto ) l’invito a disertare le urne – motivato – merita rispetto ( con buona pace di due vecchie norme, ancora in vigore, che riguardano proprio da vicino le persone investite di pubblico potere). Anzitutto perché ritengo poco educativo che un grande partito ( non una associazione o un semplice cittadino) che si chiama democratico predichi la non partecipazione e poi perché lo ha fatto attraverso un burocratico comunicato stampa, anziché attraverso un confronto interno, riguardo una questione complessa ed articolata, che portasse ad un contributo approfondito per favorire anche il discernimento della pubblica opinione. Così invece non hanno fatto altri, compresa la gerarchia ecclesiastica, dalla CEI ai settimanali diocesani, ai parroci (ancora pochi!) che anche alla luce della “Laudato Sì” si sono chiaramente espressi non sul come votare, ma sulla necessità di andare a votare dopo aver adeguatamente approfondito i temi in discussione ed essersi confrontati sulle grandi sfide epocali che toccano da vicino l’economia, la società, la cultura e l’ambiente. Questioni di fondo, oggettivamente connesse alla politica energetica, che non possono non interpellare tutti, sostanzialmente perché, già oggi, sono interrogativi radicali che ci costringono a mettere in discussione sul serio i nostri modelli di vita e di sviluppo. Una sfida che va ben oltre i confini nazionali, sapendo benissimo che il progresso scientifico e la ricerca non si fermano. Rimane sempre la speranza che si agisca e si operi per il bene del Creato e per la vita delle persone. Ecco perché non bisogna fermarsi alla vicenda Guidi, ma soprattutto parlare e fare piena luce sull’inchiesta di Potenza relativa alle violazioni delle norme ambientali e sui conseguenti gravi danni, anche sulla pelle della gente. Per questo, tornando all’appuntamento di domenica prossima, possiamo davvero dire – in generale – che nessuna consultazione popolare è mai insignificante, sia per il suo significato diretto riguardo il quesito proposto, tanto per i rimandi e i simboli che evoca e produce. Chi, come me, ha una certa età ricorda bene i quesiti referendari della fine anni ‘90 (dalla scala mobile alla preferenza unica) che incisero non poco sulla fine della Prima Repubblica. Pure stavolta, mi auguro, ci sia un significato che vada oltre quello immediato. Ecco perché, in definitiva, è un’occasione da non perdere, anche se sempre di più nei cittadini elettori serpeggiano la disaffezione verso la cosa pubblica e la sfiducia verso le istituzioni che dovrebbero rappresentarli. Non è un tema solo italiano e sempre meno gente va a votare. Sarà il segno dei tempi in una dimensione e visione democratica che ancora non conosciamo? Certo il voto è un diritto e i diritti non solo obbligatori, per questo ciascuno di noi può ( ancora !) scegliere se e quando esercitarli . Andrò a votare, domenica prossima 17 aprile e con me spero tanta gente consapevole della responsabilità e della consapevolezza di voler ancora una volta “ sporcarsi le mani ”.

Gigi Villotta

Cessazione dell’attività del Giudice di Pace

Il capogruppo del Gruppo consiliare “CENTROSINISTRA PIU’ AVANTI INSIEME” MARCO TERENZI in relazione alla cessazione dell’attività del Giudice di Pace rilascia le seguenti dichiarazioni

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“La comunicazione ufficiale della cessazione dell’attività effettiva del Giudice di Pace a Portogruaro intervenuta in questi giorni, a seguito delle decisioni assunte dalla Giunta Senatore e della sua maggioranza è l’ennesima brutta notizia per Portogruaro, sede di una lunga tradizione giudiziaria.

Decisione immotivata, inadeguata ed incomprensibile della Giunta Senatore quella di smantellare l’Ufficio del Giudice di Pace, ultimo presidio di giustizia di prossimità presente e che bene funzionava a Portogruaro ed a servizio del mandamento, assunta in perfetta solitudine, senza ascoltare i diretti interessati al funzionamento dell’Ufficio, il Giudice di Pace stesso e la Camera degli Avvocati.
Decisione tanto più negativa se si tiene conto che nel futuro aumenteranno le cause ed i contenziosi in materia civile e penale affidati al Giudice di Pace, così come sta prefigurando la riforma di questo istituto attualmente in Parlamento.

La carenza di visione e di lungimiranza che sta caratterizzando l’azione della Giunta Senatore continua ad erodere il ruolo di Portogruaro quale Comune Capoluogo di mandamento, che le Amministrazioni precedenti avevano faticosamente costruito con progetti, servizi, iniziative ed azioni.

Su economia, cultura, sanità, giustizia e rapporti con le altre Istituzioni, Città Metropolitana in primis, Portogruaro ha visto in questi mesi ridursi progressivamente il suo spazio ed il suo ruolo di Comune Capoluogo di mandamento, capace di promuovere e progettare iniziative condivise dalle articolazioni sociali e dalle altre Istituzioni.

C’è la necessità di un radicale cambio di passo

per la Città di Portogruaro, per la comunità e per il suo mandamento per mettere fine al depauperamento di servizi e per promuovere iniziative condivise nella comunità.

Sul Giudice di Pace la coalizione di Centrosinistra continuerà a promuovere il confronto democratico e l’attenzione nella comunità, insieme a tutte quei soggetti, a partire dalla Camera degli Avvocati che, giustamente, ne rivendicano la presenza per offrire ai cittadini un adeguato servizio di giustizia di prossimità.”