Perchè un Consiglio Comunale Straordinario sulla Sanità, il 1 febbraio

Marco Terenzi dice  “Abbiamo inteso  raccogliere le forti preoccupazioni che in tutti questi mesi i cittadini di Portogruaro e del Veneto Orientale hanno manifestato rispetto alle dinamiche ed alla dotazione dei servizi sanitari e socio-sanitari della comunità, con particolare riguardo al Presidio Ospedaliero ed alle osservazioni e proposte avanzate dai Comitati sorti in difesa della salute e dei servizi nel territorio”.

Per questi motivi il Gruppo Consiliare “Centrosinistra Più Avanti Insieme” ha chiesto ed ottenuto ai sensi del Regolamento del Consiglio Comunale la convocazione del Consiglio Comunale straordinario sul tema della Sanità a Portogruaro convocato per il giorno 01/02 pv e ha presentato una proposta di mozione, aperta al contributo di tutti i gruppi consiliari”

qui trovate le dichiarazioni di Marco Terenzi

e qui la proposta di mozione  

 

VIOLENZA, MALE SOCIALE

L’ ATTACCO ALLA LIBERTA’ E ALL’ EMANCIPAZIONE FEMMINILE UN ATTO DI SOPRAFFAZIONE CULTURALE, NON DI SEMPLICE BESTIALITA’.

Sui fatti di Capodanno a Colonia, si è scritto e detto molto. Credo sia ampiamente condiviso pensare che l’attacco è alla libertà femminile, a quella emancipazione che diventa impossibile, in qualsiasi contesto, quando mette in discussione il dominio del “maschio”. In definitiva, nella loro entità e portata, sono atti di sopraffazione culturale, non di semplice bestialità. Il prossimo 4 febbraio si aprirà, proprio a Colonia, il “Carnevale delle donne”, da sempre il più famoso della Germania. Da diversi giorni sono numerosi gli inviti, non solo alle donne, di andare a Colonia per manifestare contro ogni forma di violenza. Non è escluso, per quanti non possano permettersi la trasferta, si arrivi ad organizzare anche un 4 febbraio italiano. Al momento non mi pare che i vari tam tam abbiano funzionato, anzi la “ tensione “ iniziale tende a diminuire, anche perché nei diversi movimenti femministi non sono pochi i distinguo. Va bene che proprio ultimamente le piazze sono tornate alla ribalta sui temi dei “diritti civili e famiglia”, ma allora vale davvero la pena di riaffrontare, con qualche riflessione in più, la complessa questione del rapporto uomo-donna, acuitasi ancor più dopo Colonia. Sì, perché il complesso e delicato problema non è solo arabo o africano, in quanto la violenza è davvero un male sociale, quindi interessa tutti, a tutte le latitudini, compresa casa nostra. Già ce ne siamo occupati nel dicembre scorso in occasione della “ Giornata internazionale per l’eliminazione delle violenze sulla donna”, ma non potendo personalmente testimoniare a Colonia in occasione del prossimo carnevale renano, voglio portare al riguardo un mio piccolo contributo. Una prima considerazione: esiste sull’accaduto un effettivo rischio sottovalutazione. Credo che i fatti di Colonia, come molti hanno già sottolineato, non siano segno di criminalità comune, piuttosto un attacco culturale alla libertà e alla civiltà, come noi occidentali “oggi“ le intendiamo. Obiettivi davvero inaccettabili non solo sotto il profilo delle sicurezze, ma soprattutto sul piano politico e appunto culturale. Tanto più perché successo in un Paese tra i più avanzati sotto il profilo della emancipazione femminile, che è governato da una donna di grande prestigio internazionale e in una città il cui sindaco è pure una donna. Per questo minimizzare, o peggio negare, la realtà dei fatti ( speriamo venga fatta oggettiva e piena chiarezza e i responsabili assicurati alla giustizia) sarebbe un errore che si rischia di pagare molto caro. Anche le nostre realtà quotidiane ( nel Veneto quasi una donna su tre nel corso della vita ha subìto qualche forma di violenza, compresi gli abusi sessuali) evidenziano chiaramente un fenomeno davvero aberrante ( in casa “ nostra “ e da parte dei “nostri” ) che riguarda persone di ogni livello economico e culturale. Il tema di fondo però rimane lo stesso, in quanto esiste ancora un grande solco tra le dichiarazioni di principio sull’uguaglianza uomo- donna e le pratiche concrete. Più di qualche voce si è levata per denunciare apertamente quanto siano infarcite di ipocrisia tante parole sulla parità. Non ci vuole infatti molto per capire che quanto successo a Colonia, stavolta a livello collettivo, insegni una volta di più che le donne restano ancora il “sesso debole“, intendendo per debole non solo perché più facilmente vittima di soprusi e violenze, ma debole anche in virtù del fatto che troppo spesso rimangono escluse dai luoghi dove si decide. Tanto si è fatto, basti pensare al ruolo e ai diritti della donna fino a qualche decennio fa, ma moltissimo rimane da fare, soprattutto in quei Paesi dove le libertà fondamentali sono ancora una conquista lontana. Una seconda considerazione, non meno importante se inquadrata in prospettiva, riguarda il fatto che quanto accaduto rappresenti una sorta di spia di una ferita culturale che seriamente rischia di travolgere il disegno di una “Europa Unita” nei valori della tolleranza, dell’integrazione pacifica e della solidarietà. La messa in discussione o il ridimensionamento di Schengen, di questi giorni, ne sono la riprova. Insisto su questo obiettivo, anche se rischio di essere tacciato di “ buonista, idealista o peggio da ingenuo”. Bisognerà insistere perché l’Europa, intendo quella dei popoli, ha più che mai bisogno di una cultura del rispetto e della solidarietà per la specificità degli “ altri “ e di forti ma basilari princìpi, cominciando proprio dal totale riconoscimento della dignità della donna e della sua parità con l’uomo, sia nella vita sociale che civile. Convivenza solidale, oggi messa fortemente in discussione quando la donna in casa, in pubblico e nei posti di lavoro diventa bersaglio privilegiato. Non dobbiamo nascondere la testa sotto la sabbia perché, anche da noi, i diversi fenomeni son ben presenti nella quasi totale indifferenza delle istituzioni, dei mass media e della società civile. E’ un tema che va dunque affrontato con grande responsabilità senza però farsi trascinare in possibili risposte di “ odio razzista “. Vanno invece sostenute e supportate le esperienze positive che tante associazioni, laiche e cattoliche, stanno portando avanti anche nel nostro territorio, facendo dell’integrazione delle differenze un progetto serio e condiviso per costruire insieme una società multietnica e interculturale rispettosa dei valori universali e delle leggi. Anche in questo campo è auspicabile che il confronto non debba certo avvenire attraverso cortei o piazze contrapposti o peggio facili strumentalizzazioni politiche. Del resto è sbagliato anche puntare il dito contro le politiche umanitarie di accoglienza, perché bisognerà pur trovare il modo per offrire un futuro migliore alle persone che, a milioni, scappano dalla guerra, dalle persecuzioni e dalla fame. Ecco perché deve essere l’Europa unita a contrastare il dilagare della violenza, in tutte le sue forme, attraverso i valori della coesione e della giustizia sociale, nel pieno rispetto delle fedi e delle diverse identità. Credo sia davvero questa la battaglia culturale che si dovrà intraprendere, a cominciare dalla scuola e dalle nostre azioni quotidiane. Dipende allora anche da ognuno di noi quale strada battere, sempre nella consapevolezza di difendere i princìpi universali della democrazia e della giustizia, salvaguardando così non solo la dignità della persona umana, ma anche i diversi costumi e tradizioni …..comprese le nostre.

Gigi Villotta