MULTICULTURALITA’ E DIALOGO INTERRELIGIOSO

Quale miglior viatico se non quello di conoscerci meglio e dialogare di più vincendo paure e pregiudiziali spesso frutto di strumentalizzazioni ed ignoranze. Il tema delle moschee.

Tante le analisi, i commenti e i pronunciamenti dopo i recenti fatti di Parigi, che passeranno alla storia come la cruenta “estate di San Martino”. Un punto, credo, sia stato però poco approfondito: il dialogo interreligioso. Un argomento non certo scontato, anche se il dialogo tra fedi diverse sono in molti ad auspicarlo e volerlo, ma ci sono anche coloro che lo temono e lo contrastano. Un confronto sempre più urgente, anche dal punto di vista dei non credenti. Molti gli interrogativi che tutti dovremmo porci, perché non è materia riservata solo agli specialisti o ai teologi. Infatti la risposta al sangue versato “ in nome di Dio” non può venire da arroccamenti e demonizzazioni liquidatorie ( per usare le parole del presidente Mattarella) , né da contrattacchi nobilitati da pretesti culturali e magari confessionali, ma da un serio confronto e dialogo proprio tra le religioni e tra i loro praticanti. Nello specifico, bisognerà dunque andare ben oltre alle prese di posizione e alle condanne per gridare “no al terrorismo “ e per contrastare apertamente chi uccide in nome dell’Islam. Tante le manifestazioni con queste finalità, compresa quella di Portogruaro, dove pubblicamente da parte della”comunità musulmana”(e non solo!) si è alzata forte la voce“ Non in nostro nome!“ e cantata la Marsigliese. Bisognerà però andare oltre! Ci vorranno altri concreti passi in cui si accettino – senza riserve – da parte del mondo islamico che vive in Europa e in Occidente valori per noi imprescindibili come la tolleranza religiosa, la libertà delle arti e della cultura, il pluralismo delle idee, la laicità dello Stato e non ultimo l’uguaglianza tra uomo e donna. Insomma non dovrà essere isolato solo il terrorismo, ma ogni attacco alle libertà condotto nel nome della religione. Quale miglior viatico, per raggiungere questi fondamentali obiettivi, se non quello di conoscerci meglio e dialogare di più vincendo paure e pregiudiziali spesso frutto di strumentalizzazioni o ignoranze. Forse più oggi di ieri, perché la diversità – compresa quella religiosa – ci è entrata in casa, quindi nella nostra vita di ogni giorno e dunque imposta dalla realtà. Sempre più ormai sappiamo e vediamo la presenza di altre fedi, di altre abitudini, riti, modi di nutrirsi, festività e ricorrenze. Mi rendo conto che la questione è ampia e complessa, ma la domanda resta quella di capire fino in fondo, ieri come oggi, se davvero il dialogo interreligioso possa rappresentare una risposta ai tanti quesiti che la cronaca quotidiana ci manda non più solo dal Medio Oriente e dall’Africa, ma anche dalla nostra Europa, dove si consumano efferate violenze. Non deve essere certo l’unica strada da percorrere, ma se vogliamo davvero combattere la perversione dell’estremismo, lo dobbiamo fare insieme, perché con le armi e la guerra non si va da nessuna parte, come sostiene anche papa Bergoglio. A Venezia, per i funerali di Valeria Solesin, in una piazza S.Marco trasformatasi in piazza della “Civiltà universale” si è levata la preghiera più bella, lanciando un messaggio al mondo intero. Da tutto questo discorso non sono estranee anche le nostre azioni quotidiane e le politiche attuate in sede locale. Al riguardo abbiamo già parlato del “silenzio di chi ha voce” riguardo il fenomeno migrazione, ma l’argomento si presta bene anche per affrontare un altro tema che arriverà presto sul tavolo del consiglio regionale del Veneto: la costruzione delle moschee. Un tema delicato, in assenza di una legge quadro nazionale sui luoghi di culto, da affrontare evitando i contesti ostili, dove qualcuno possa sentirsi più osteggiato che coinvolto. Fare in modo, insomma, di favorire la pratica religiosa e i ponti tra culture, come sancito dalla nostra Costituzione. Non bisogna confondere chi prega con chi spara. Quindi non bisognerà puntare semplicemente ad una legge dal “sapore anti-moschee”, magari adducendo a pretesto che in Francia si chiudono le moschee illegali e fondamentaliste, ma guardare ad una chiara normativa – cominciando da quella urbanistico/edilizia – che sia uno “strumento tecnico” e non un “mezzo politico”. Tutto questo sarà fondamentale per la sua concreta applicazione sul territorio veneto e quindi diretto strumento di lavoro per Comuni e pubblici amministratori. Il clima del confronto non è certo dei migliori. La parola “ moschea”, anche dalle nostre parti, è diventata sinonimo di paura. Però nella Venezia orientale esistono ed operano associazioni e centri culturali islamici che, in particolare per la preghiera del venerdì, vedono tanti musulmani ritrovarsi in improvvisati luoghi di culto. Trattasi di fabbricati in disuso, negozi e garage dismessi, il più delle volte vecchi capannoni non più utilizzati e quindi dati in affitto. Dopo la legge regionale spetterà ai Comuni individuare nei propri piani urbanistici le aree destinate agli edifici di culto, compresi quelli di fede islamica. Si provi ad immaginare quando, su specifica richiesta, questo punto arriverà nei consigli comunali. Si aprirà un serrato dibattito dove le contrapposizioni, anche dure, non mancheranno. Si teme, ad esempio, che attraverso il sacrosanto diritto di culto si voglia far passare un aiuto a chi oggi vuol minare la sicurezza e la tranquillità dei cittadini. Ecco perché, come detto, bisogna imparare a conoscerci e stimarci reciprocamente, perché non è certo con l’emotività, ancor più forte se sollecitata dall’emergenza, che si affronta e si risolve la questione. Certo, sempre nel rispetto della legge con diritti e doveri ben chiari e definiti, ma possibilmente dopo una seria discussione e costruttivo confronto, dove saggezza e prudenza non devono mancare. Anche, si spera, in consiglio regionale del Veneto!

Gigi Villotta

25 Novembre 2015

Marco Terenzi indica la strada sulla Città Metropolitana. Mozione in Consiglio

Di fronte al silenzio ed alle titubanze della maggioranza di Destra sulla Città Metropolitana,

Marco Terenzi e il Gruppo di centrosinistra indica la Strada da percorrere presentando una Mozione discussa e d approvata in Consiglio Comunale , con la quale impegna il Sindaco a

1- primo passo perchè i benefici non si fermino a Venezia, chiedere che il futuro Statuto della Citta Metropolitana riconosca al Veneto Orientale la specificità di AREA OMOGENEA ,

2-Procedere con tenacia alle AGGREGAZIONI ED ALLE FUSIONI dei Comuni per garantire servizi efficaci, efficienti e di qualità ed idonei a rispondere ai bisogni socialmente rilevanti del territorio.

3-PROMUOVERE IL RUOLO DI PORTOGRUARO quale Citta’ di servizi sovracomunali .

4-AVVIARE UNA SERIE DI INCONTRI INFORMATIVI e di COINVOLGIMENTO delle Associazioni economiche, culturali e sociali e dei cittadini su tutte le tematiche riguardanti l’avvio della Città Metropolitana.

IL Gruppo di Centrosinistra ha presentato una MOZIONE che è stata discussa ed approvata dal Consiglio, maggioranza ed opposizione, fatta eccezione per la Lega Nord e per la Lista “Città del Lemene”, i cui Consiglieri si sono astenuti, a conferma delle confusione e differenze di vedute presenti nella maggioranza sul tema.

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di seguito le Dichiarazioni di Marco Terenzi

capogruppo del Gruppo consiliare “CENTROSINISTRA PIU’ AVANTI INSIEME” in relazione al ruolo di Portogruaro nel mandamento e nel Veneto Orientale, con particolare riguardo alla costituenda Città Metropolitana ed alla Mozione presentata dal Centrosinistra nel Consiglio comunale del 18/11, rilascia la seguente dichiarazione.

Il Gruppo Consiliare “Centrosinistra Più avanti Insieme” ha promosso la discussione, in Consiglio Comunale, intorno alla CITTÀ METROPOLITANA di Venezia ed al suo Statuto che vedrà la luce entro il 31/12/2105, con particolare riguardo al ruolo di Portogruaro e del VENETO ORIENTALE nell’ambito della nuova Istituzione.

Di fronte al silenzio ed alle titubanze della maggioranza sul tema, il Gruppo ha chiesto esplicitamente , in base al regolamento del Consiglio Comunale, la trattazione dell’argomento, così come avvenuto durante il Consiglio Comunale del 18/11 us. In quella sede il Gruppo di Centrosinistra ha presentato una MOZIONE che è stata discussa ed approvata dal Consiglio, maggioranza ed opposizione, fatta eccezione per la Lega Nord e per la Lista “Città del Lemene”, i cui Consiglieri si sono astenuti, a conferma delle differenze di vedute presenti nella maggioranza sul tema.

La CITTÀ METROPOLITANA non sostituisce soltanto la Provincia, assumendone “in toto” le competenze ma è una nuova Istituzione con competenze ulteriori rispetto ai territori che la compongono. Pensiamo al Piano Strategico per lo sviluppo socio-economico del territorio metropolitano, l’ atto di indirizzo della Città Metropolitana per le funzioni dei Comuni singoli od associati, alla Pianificazione Territoriale Generale , all’interno della quale ricade la pianificazione urbanistica, al coordinamento della gestione dei servizi pubblici a rete (ad es. rifiuti, trasporti, risorse idriche) e dei sistemi di informatizzazione e digitalizzazione (pensiamo alla “banda larga”) nell’ambito dell’area metropolitana.

SONO TEMI CHE INTERSSANO DIRETTAMENTE LA CONCRETEZZA DELLA VITA QUOTIDIANA DI CITTADINI, FAMIGLIE, IMPRESE ED ARTICOLAZIONI SOCIALI. La MOZIONE parte dal fatto che la CITTÀ METROPOLITANA offra una preziosa opportunità per programmare e rilanciare lo sviluppo del VENETO ORIENTALE, per fare di questo nuovo soggetto istituzionale uno strumento davvero utile anche al fine di garantire livelli di gestione dei servizi più ottimali. LA MOZIONE IMPEGNA IL SINDACO ED IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE a:

RAPPRESENTARE NELLE SEDI COMPETENTI: – la necessità di uno Statuto della CM che tenga conto delle specificità territoriali ed in particolare delle

AREE OMOGENEE come quella del VENETO ORIENTALE, caratterizzato da un tessuto socio- economico omogeneo, da vocazioni turistica e culturale, da un sistema scolastico e formativo completo e qualificato, dalla prossimità territoriale con il Friuli Venezia Giulia;

– l’incentivazione alle AGGREGAZIONI ED ALLE FUSIONI dei Comuni per garantire servizi efficaci, efficienti e di qualità ed idonei a rispondere ai bisogni socialmente rilevanti del territorio che – peraltro – sono in crescita.

PROMUOVERE IL RUOLO DI PORTOGRUARO quale Citta’ di servizi sovracomunali e rappresentando le sue specificita’ ed eccellenze sul piano economico, sociale, formativo e culturale quali risorse e punti di forza dell’intera Citta’ Metropolitana;

AVVIARE UNA SERIE DI INCONTRI INFORMATIVI e di COINVOLGIMENTO delle Associazioni economiche, culturali e sociali e dei cittadini su tutte le tematiche riguardanti l’avvio della Città Metropolitana.

F.to Marco Terenzi 22/11/15

120 giorni di Sindaco e Consiglio Comunale a PORTOGRUARO- UN PRIMO BILANCIO .

120 giorni di Sindaco e Consiglio Comunale a PORTOGRUARO- il Gruppo “Centrosinistra – Più avanti Insieme ” PROPONE UN PRIMO BILANCIO .

A quattro mesi dall’elezione del Sindaco e del Consiglio Comunale DI Portogruaro il GRUPPO DI OPPOSIZIONE Centrosinistra – Più avanti Insieme” presenta nella conferenza stampa di oggi 12 11 2015 un primo bilancio della vita amministrativa e politica della città.

Il documento che è di cinque pagine e puoi leggere integralmente qui,

si propone di promuovere una riflessione sulla situazione politico-amministrativa di Portogruaro.

Vengono individuate alcune PRIORITÀ ED I BISOGNI espressi nella comunità

E su questi temi viene spiegata la visione e le proposte del Gruppo Centrosinistra – Più avanti Insieme”

e confrontate con e l’azione di Governo della Giunta Senatore e valutandone gli effetti sulla Città stessa.

i titoli del documento indicano le Le Priorità e  sono :

-La centralità da restituire a Portogruaro ed al Veneto Orientale , nessuna iniziativa in Conferenza Sindaci o congiunta con San Donà.

-Portogruaro Capoluogo di Mandamento; non solo Agenzia delle Entrate ma anche Giudice di Pace , non condivisibile posizione rinunciataria.

Per un Ospedale ammodernato e specializzato e per servizi territoriali di prossimità.

L’Agenda Centro Storico; provvedimenti strategici ed azioni già pronte e rimasti fermi.

Il processo costituente della Città Metropolitana , chiedere riconoscimento come zona omogenea per il Veneto Orientale e non l’assenza dell’Amministrazione di Portogruaro dal processo costitutivo.

Stile di Governo, Partecipazione, informazione, Trasparenza

Cultura come risorsa e capitale sociale; l’immobilismo dell’Amministrazione

“Richiedenti asilo”: senza l’Amministrazione

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DI SEGUITO Paolo Bellotto su  L’Agenda Centro Storico

 

 

 

Marco Terenzi sulla permanenza del GIUDICE DI PACE a Portogruaro.

Il capogruppo del Gruppo consiliare “CENTROSINISTRA PIU’ AVANTI INSIEME” MARCO TERENZI in relazione alle recenti notizie apparse sulla stampa ed alle recenti dichiarazioni della Sindaco Senatore in merito alla permanenza del GIUDICE DI PACE a Portogruaro, rilascia la seguente dichiarazione.

Le recenti notizie di stampa hanno confermato la GRAVE INCERTEZZA in merito alla continuità dell’attività dell’UFFICIO DEL GIUDICE DI PACE – peraltro – aggravata dalle comunicazioni polemiche della Sindaco Senatore verso la Camera degli Avvocati di Portogruaro.

Sul PIANO DELLA FORMA crediamo che la POLEMICA DIRETTA innescata dalla Sindaco Senatore nel corso del Consiglio Comunale del 18/11 us. sia inconsueta e soprattutto non utile alla Comunità. L’Ente Locale e dunque il Sindaco hanno il dovere di promuovere e valorizzare l’attività delle articolazioni sociali e delle Associazioni, laddove le loro attività vadano nel segno del bene comune e dell’utilità sociale. Per questo riteniamo incomprensibile la polemica verso la Camera degli Avvocati di Portogruaro, nel quadro del consolidato rapporto di collaborazione con il Comune.

Sul PIANO DELLA SOSTANZA riteniamo e confermiamo, peraltro come detto in campagna elettorale, come risulti essere PRIORITARIO IL MANTENIMENTO DELL’UFFICIO DEL GIUDICE DI PACE a Portogruaro, peraltro in una sede adeguata come potrebbe essere Villa Martinelli, che potrà accogliere l’Ufficio stesso , insieme al servizio dell’Agenzia delle Entrate.

In primo luogo perché la funzione del Giudice di Pace, presidio di legalità nel territorio e strumento fondamentale di semplificazione giudiziaria e di giustizia di prossimità, di cui i cittadini hanno sempre più bisogno, possiede numerose competenze sia in materia civile che in materia penale ed inerenti al Codice della Strada. In secondo luogo perché queste competenze sono destinate ad aumentare in ragione dei prossimi provvedimenti di Governo e Parlamento. In terzo luogo perché Portogruaro, quale centro principale di mandamento, deve conservare la sua funzione di centro servizi di area vasta. Sempre in questa chiave continuano ad essere importanti, a nostro avviso, la collaborazione con il Tribunale di Pordenone e la consulenza della Camera degli Avvocati di Portogruaro riguardanti due servizi:

lo sportello di consulenza per la figura dell’Amministrazione di sostegno, servizio particolarmente importante a tutela delle fasce più deboli della comunità;

lo sportello di consulenza legale e gratuita alle donne vittime di violenza , iniziative che la precedente Amministrazione aveva promosso e sostenuto nel contesto della rete territoriale per la prevenzione ed il contrasto della violenza di genere nel portogruarese.

CHIEDIAMO ALL’AMMINISTRAZIONE attuale di riprendere il CONCRETO CONFRONTO con la Camera degli Avvocati di Portogruaro e di ATTIVARE LA COMPETENTE COMMISSIONE CONSILIARE per esaminare in modo adeguato, dal punto di vista QUANTITATIVO, OPERATIVO E FINANZIARIO, la questione, per addivenire ad una SOLUZIONE CHE FUGHI OGNI INCERTEZZA E CONSOLIDI QUESTI SERVIZI. Se da una parte è corretto responsabilizzare i Comuni del mandamento sulla gestione del servizio che interessa tutti i cittadini del mandamento stesso, dall’altra Portogruaro, in virtù del suo ruolo centrale nel mandamento e nel Veneto Orientale, deve comunque impegnarsi – così come è stato fatto dalle precedenti amministrazioni – per garantire la presenza di questi servizi e di queste collaborazioni fondamentali per la qualità della vita dei cittadini di Portogruaro e del mandamento.

Marco Terenzi 22/11/15

La Coalizione di centro sinistra “ Più avanti insieme” sulla questione del parcheggio del Pio X.

La Coalizione di centro sinistra “ Più avanti insieme”, in merito alle dichiarazioni dell’ assessore Morsanuto apparse la settimana scorsa sul Gazzettino sulla questione del parcheggio del Pio X.

 

Comunicato Stampa

La Coalizione di centro sinistra “ Più avanti insieme”, in merito alle dichiarazioni dell’ assessore Morsanuto apparse la settimana scorsa sul Gazzettino sulla questione del parcheggio del Pio X, dichiara quanto segue:

  1. Il progetto Pio X è stato ritenuto strategico per il centro storico da tutti (e sono molti e tutti esperti) i professionisti che negli anni hanno contribuito alla pianificazione urbanistica e del traffico del nostro comune;
  2. E’ considerata un opera fondamentale per le stesse associazioni di categoria che lo hanno sostenuto nelle diverse sedi finanche a convincere, all’interno del Tavolo di Concertazione dell’Intesa Programmatica d’Area, i sindaci del Veneto Orientale che tra tutte le opere da presentare in Regione per i finanziamenti, questa era di gran lunga quella di maggior valenza per la valorizzazione, anche economica e la salvaguardia di quel bene prezioso dell’intero territorio che è il Centro Storico della nostra città; dunque a sacrificare i loro progetti per favorire il successo del nostro.
  3. E’ un progetto ritenuto dalla stessa Regione Veneto meritevole di uno dei più consistenti contributi che essa abbia assegnato, dopo una lunga e accurata istruttoria del Nucleo Investimenti e della Direzione Programmazione, nel contesto del programma PAR FSC Veneto 2007-2013, (Attuazione ASSE 5 – Sviluppo Locale – Linea di intervento 5,3);
  4. E’ un opportunità unica e irripetibile in vista dell’atteso ed auspicato recupero di alcune aree degradate del centro (PUA Spiga-Camucina, RSA-Ospedale Vecchio, Consorzio Agrario, Ex Scardellato) che inevitabilmente comporteranno un maggior carico urbanistico sul centro storico e, in qualche caso (vedi park di San Tommaso dei Battuti di proprietà ASL), una inevitabile riduzione delle attuali aree di sosta;

Tutto questo ora rischia di essere cancellato sulla base di considerazioni/valutazioni di cui non si conoscono, perché non detti, presupposti e contenuti.

Riteniamo inoltre di fare alcune brevi considerazioni su ciò che è vero e non si dice e ciò che invece si dice pur non essendo vero:

  • Sostenibilità economica dell’intervento

Il progetto agli atti, finanziato dalla Regione per 1 M di euro riguarda la realizzazione di un primo settore funzionale del park sotterraneo del Pio X per circa 150 posti auto finanziato appunto con il milione della Regione, 170.000 Euro di Avanzo di Amministrazione e 1.260.000 Euro della ditta che, aggiudicandosi l’appalto di concessione (art. 143 del Codice dei Contratti – come fanno tutte le Amministrazioni in Italia!), ne avrebbe curato la sua realizzazione e gestione; dunque, a carico del comune 170.000 Euro !!!!!!! su un costo complessivo di 2.430.000 Euro. Dove erano i problemi di bilancio, i sacrifici insostenibili, i tagli da fare??? Dove sono di 4 M a carico del bilancio del Comune di cui parla l’Ass. Morsanuto?

Solo se si fossero verificate le condizioni e l’interesse del mercato, l’opera poi avrebbe potuto essere ampliata con un secondo settore del costo complessivo di 1.670.000 di cui 200.000 del Comune e 1.470.000 del concessionario arrivando ad avere complessivamente circa 290 posti auto, una parte dei quali (30-40), tra l’altro, vendibili ai residenti ed operatori del centro con un rientro significativo di parte dell’investimento.

Ma il bando, pur avendo i progetti pronti, non si è provato neppure a pubblicarlo eppure la sostenibilità economico-finanziaria l’aveva attestata il NUV Regionale che fa questo tipo di verifiche per tutti gli interventi da realizzarsi in regione con le forme di parternariato pubblico-private previste dalla legge.

  • Fattibilità dell’intervento

Il progetto agli atti è un progetto definitivo (livello richiesto per gli appalti di concessione) pronto per essere messo in gara; bastava andare a vedere quello del Don Bosco a Pordenone per rendersi conto di come poteva essere la sua realizzazione, l’inserimento del contesto, il riutilizzo a campo sportivo dell’area scoperta soprastante, i costi sostenuti e le problematiche affrontate per la sua realizzazione. Ma altri era possibile vederne in tante altre parti (Udine, Caorle, ecc.). Tutti più bravi di noi ?????

 

Certo, ci voleva un po’ più di “coraggio” e lungimiranza di quanto serva a buttare un po’ di asfalto in piazza Castello o nell’area verde vicino alle Pascoli ma sarebbe stato un coraggio sostenuto e confortato dall’analisi, dallo studio, dall’approfondimento di tutti questi anni e che avrebbe ripagato ampiamente la comunità così come è stato per quello speso per fare il nuovo teatro comunale, per le nuove piazze, per gli arredi e per le tante altre opere importanti realizzate in questi anni.

I Capilista della Coalizione di Centrosinistra

Paolo BELLOTTO Città per l’Uomo

Maria Teresa RET Portogruaro 2020 –Più avanti insieme

Irina DRIGO Partito Democratico

L ‘ ETICHETTA DI “ CATTOLICO“

È davvero deplorevole che, per assurdi veti incrociati, in Parlamento non si riesca a raggiungere un’intesa per dare seguito coerente alle indicazioni della Corte costituzionale e della Corte europea dei diritti dell’uomo. Ambedue nette nel richiamare i nostri legislatori a riconoscere la realtà delle unioni tra persone dello stesso sesso .

Torniamo a parlare della trascrizione delle “ nozze “ gay. La vicenda è fin troppa nota, ma sulla recente sentenza del Consiglio di Stato ed in particolare sul suo estensore qualche altra riflessione credo meriti di venir fatta. Va premesso subito – a scanso di equivoci o interpretazioni di parte – che un giudice dovrebbe parlare solo con le sentenze, limitandosi a consultare codici, giurisprudenza e testi di diritto e non lasciarsi andare a commenti o convinzioni personali a tutto campo attraverso interviste sui giornali o messaggi sui social network. Purtroppo spesso accade che si segua la seconda strada, come nel caso specifico di cui stiamo trattando. Carlo Deodato è uno dei cinque giudici del Consiglio di Stato che hanno bocciato le nozze gay, confermando, del resto, quanto già stabilito dal TAR del Lazio. Secondo il parere di molti autorevoli giuristi e costituzionalisti la decisione assunta dal collegio giudicante è tecnicamente e giuridicamente corretta, perché – dicono sempre gli esperti – l’unica possibile, in quanto rispettosa dell’ordinamento giuridico in vigore in Italia. Inoltre la sentenza, oltre a riferimenti di diritto, attinge abbondantemente dal nostro patrimonio sociale e culturale. Le accuse che sono state indirizzate al giudice Deodato sono tutte riferite al suo presunto pregiudizio ideologico e di aver dissertato abbondantemente sul web dichiarando, tra l’altro, di essere cattolico. Mi sono chiesto e non so quanti con me possano chiedersi se tutto questo possa rappresentare un limite o peggio una colpa? Ecco il perché si impongono alcune riflessioni. Anzitutto va detto chiaramente che se esiste una precisa responsabilità questa è solo politica, perché la disciplina giuridica delle unioni dello stesso sesso spetta – in via esclusiva – al Parlamento italiano, non dunque alla nostra magistratura e alle corti internazionali. Poi, se non si può negare la ragionevolezza delle conclusioni cui è giunto il Consiglio di Stato, come interpretare l’esempio negativo di questa sorta di ”ribellismo improprio “ da parte di molti sindaci, anche a noi geograficamente vicini, nelle loro funzioni e responsabilità in tema di stato civile? È davvero deplorevole che, per assurdi veti incrociati, in Parlamento non si riesca a raggiungere un’intesa per dare seguito coerente alle indicazioni della Corte costituzionale e della Corte europea dei diritti dell’uomo. Ambedue nette nel richiamare i nostri legislatori a riconoscere la realtà delle unioni tra persone dello stesso sesso con il conferimento di tutta una serie di diritti oggi negati, ma l’una e l’altra lontane dal pretendere un’assimilazione di tali unioni al matrimonio, inteso secondo quanto previsto dall’art. 29 della nostra Costituzione repubblicana. Se ne deve dunque dedurre che l’intera vicenda legata alle registrazioni delle coppie gay sposate all’estero e cancellate dalle Prefetture può essere tutto tranne trattarsi di una “ questione giuridica “. Allora vien da chiedersi: alla luce di tutte le razionali e puntuali considerazioni fin qui portate avanti da più parti, perché sul web e sui media è partita “ la caccia “ al giudice Deodato? “ E’ cattolico, ha un pregiudizio contro gli omosessuali ” così è stato scritto e detto! Forse, di fronte ai chiari e supportati contenuti della sentenza si è preferito astutamente cambiare discorso, spostando il tiro su qualcuno, etichettandolo? Certo, come si diceva, anche Deodato ci ha messo del suo nel pronunciarsi “ personalmente “ su una materia a dir poco incandescente. Detto questo rimane però davvero paradossale che a “sparare “ sul giudice siano stati mondi che hanno sempre fatto delle proprie convinzioni ideologiche non tanto una bandiera per difendere soluzioni legislative o giudiziarie, ma una sorta di glimaldello per forzare il dettato delle leggi a colpi di sentenze. Un’ ultima riflessione riguarda proprio la lente che in molti hanno posto sul ruolo e la funzione che anche le persone di fede cattolica svolgono quotidianamente con coscienza, competenza e lealtà nelle diverse realtà dove operano. Attaccare queste persone, in quanto credenti e con tutte le conseguenze che questa deriva comporterebbe, vuole forse significare o considerare queste persone di “ serie B “ ? Sarebbe davvero grave se fosse così, ma qualche dubbio mi viene perché la strumentalizzazione è sempre più subdola. Mi sono chiesto infatti perché finora tanti pronunciamenti personali di giudici e perfino di presidenti della Corte Costituzionale su specifici argomenti trattati con proprie sentenze non siano mai stati oggetto di contestazioni e di etichettature? Credo proprio che la risposta vada cercata nella direzione in cui va una determinata sentenza, magari non in linea con quanto invece auspicato e portato avanti da determinati mondi o settori della pubblica opinione. Non resta che sperare nel non attecchimento del germe dell’intolleranza, perché ogni forma di “ caccia all’uomo “ porta inevitabilmente alla sua proliferazione. Vale anche per la politica e non solo a Roma.

Gigi Villotta

03 Novembre 2015

LA CITTÀ METROPOLITANA DI VENEZIA necessità od opportunità: come la vogliamo?

sabato 7 novembre, alle ore 09.15, presso  la Sala Conferenze del Centro Culturale Leonardo Da Vinci, a San Donà di Piave, si terrà un interessantissimo convegno sulla Città Metropolitana organizzato dall’ Associazione “Forum della Città del Piave”.

Programma:
 
LA CITTÀ METROPOLITANA DI VENEZIA
necessità od opportunità: come la vogliamo?
Confronto dibattito sul tema della Città Metropolitana
condotto da Edoardo Pittalis Editorialista de “Il Gazzettino”
Ore 9:30
La città Metropolitana: nuova realtà per l’amministrazione del territorio
Prof. Dimitri Girotto
Associato di Diritto Costituzionale Università di Udine
Prof. Adriana Vigneri
già docente di Diritto pubblico Università Ca’ Foscari Venezia
Ore 10:30
Partire dallo Statuto: come dare una veste ed una identità al nuovo Ente?
Andrea Cereser
Sindaco di San Donà di Piave e Presidente della Conferenza dei Sindaci del Veneto Orientale
Gianluca Forcolin
Vicepresidente della Regione del Veneto
 
Francesca Zottis
Consigliere Regionale del Veneto
Luigi Brugnaro (Invitato)
Sindaco di Venezia e Presidente della Città Metropolitana
Ore 12:00 Dibattito aperto al pubblico
Ore 12:45 Chiusura dei lavori
 Locandina Città Metropolitana