VIRUS CONTAGIOSI

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La paura, un sentimento irrazionale

Ci sono materie troppo importanti, proprio perché toccano da vicino la “ carne “ dell’uomo, che non possono, anzi non dovrebbero mai costituire motivo di divisione o peggio di polemica politica o distinguo strumentale, in quanto – sono convinto – che il senso di responsabilità debba sempre prevalere soprattutto per evitare l’allarmismo ed il panico sociale. La salute è una di queste e proprio recentemente, con l’improvviso affacciarsi dell’epidemia di coronavirus scoppiata in Cina agli inizi del dicembre scorso, ne abbiamo avuto la riprova. Non è il caso di ridurre il tutto alla  “querelle“, di cui tanto si è scritto e detto, tra il governo centrale e la richiesta specifica sulle modalità di prevenzione a scuola anche da parte dei governatori regionali di Veneto e Friuli Venezia Giulia. Al riguardo, però, mi permetto un’unica osservazione.

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Perché ci sono voluti così tanti giorni per stabilire che siano i medici a decidere se gli studenti rientrati dalla Cina debbano restare a casa o tornare in classe? Ci voleva tanto a capire che la questione è medico-sanitaria e non scolastica? Perchè non si è pensato subito, proprio per evitare contrasti, ingerenze di campo e libere interpretazioni di affidare alle ALSS territoriali il compito di monitorare e seguire i vari casi su diretta segnalazione delle famiglie e dei dirigenti scolastici?

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Ovviamente le stesse famiglie, su base volontaria, possono sempre decidere di tenere a casa lo studente, anche se asintomatico, per 14 giorni, con assenza automaticamente giustificata. Sappiamo tutti invece come è andata e quante polemiche ne sono scaturite. Non sempre, da parte di chi detiene il potere ed il dovere politico, sono uscite reazioni lucide e giuste. Speriamo serva di lezione, anche per evitare che su problemi così delicati si finisca, ancora una volta, per spaccare in due il Paese. D’altro canto piena chiarezza va fatta per identificare le svariate voci false sul virus e sulla sua diffusione, perché anche queste possono danneggiare la salute. D’altronde non va mai dimenticato che la paura è un sentimento irrazionale, come lo sono gli stessi esseri umani. Altre considerazioni di carattere generale ( quelle specifiche e scientifiche vanno lasciate ai tecnici ed agli specialisti ) si impongono, se non altro per contribuire ad approfondire alcune tematiche che rischierebbero, forse, di rimanere sottotraccia e non essere adeguatamente messe in risalto.

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Ognuno di noi, credo, abbia delle domande da farsi, perché la complessa problematica che ci si prospetta davanti non può lasciarci estranei o impassibili. Vorrei partire da una premessa. Non so quanti ricorderanno che, non più tardi di due anni fa, senza che nessuno pensasse di acquistare mascherine in farmacia o a chiudersi in casa improvvisando inutili quarantene, metà del nostro Pianeta si trovò a fronteggiare un’altra grave epidemia, quella del morbillo. L’infezione, che conta un tasso di contagiosità nove volte più alto del coronavirus, alla fine del 2018 presentò un bilancio drammatico, perché i morti furono 140 mila. E pensare che contro il morbillo esiste già un vaccino, gratuito e reperibile almeno nei Paesi occidentali che consente di seguire una determinata profilassi e così evitare la malattia per sempre.  Allora attenzione a non fare del coronavirus una sorta di nuova linfa di chi vive con il terrore di ciò che non può controllare, né prevedere. In queste ore di allerta mondiale sono in molti a tramutare la sacrosanta attenzione che si deve alla questione in panico insensato, che finisce per comprendere anche un rinnovato malanimo verso chi arriva da terre lontane, in questo caso da chi ha gli occhi a mandorla. Con tutto quello che ne consegue anche in termini di abitudini quotidiane, smettendo non solo di frequentare mercati e ristoranti orientali, ma anche interrompendo rapporti umani già consolidati in ambienti e quartieri frequentati dagli asiatici in generale. Intravedo un unico antidoto che non vale solo contro il pregiudizio. Bisogna trovare la forza ed il coraggio di sfidare la paura, togliendo dalle fauci proprio di chi vive di paura la vittima di turno.

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Tra gli strumenti da adoperare bisognerà senz’altro investire di più e meglio nella comunicazione, costruendo vere e proprie realtà parallele che devono diventare più incisive ed influenti nel contrastare le deformazioni che derivano dal rimbombo e dai commenti della società globale su fatti reali o anche inventati, spesso artatamente messi in campo per interessi sociali, economici e politici di parte. Nella realtà dei social dobbiamo allora diventare ogni giorno più consapevoli ed anche più esigenti, perché non dovremmo mai dimenticare che tutti noi siamo soggetti attivi e passivi nel mondo dell’informazione. Dobbiamo, in definitiva, diventare più saggi, cosa che non sempre siamo. Per capire, capirci meglio e reagire efficacemente, allora, non dobbiamo più rivolgerci solo a Facebook, WhatApp e Twitter, ma anche andare a rileggere alcune illuminanti pagine dei Promessi Sposi del Manzoni, sapendo bene le sostanziali ed enormi differenze tra quanto successo nel 1630 e quanto accade oggi. Ecco perché dobbiamo guardare con grande fiducia e speranza ad un “ arma “ fondamentale che abbiamo a disposizione: la ricerca scientifica, ovvero le conoscenze di chi studia e le competenze di chi ne applica le scoperte. Va però superato l’aperto ostracismo populista che anche recentemente ha voluto distinguersi sulla decisione riguardo la validità di un vaccino o di una cura. Fiducia e razionalità si conquistano nel lungo periodo con la trasparenza, con informazioni chiare e decisioni tempestive soprattutto da parte delle istituzioni. E’ il tempo delle responsabilità, perché la posta in gioco è davvero troppo alta, ne va di mezzo la vita stessa delle persone.

Gigi Villotta

11 Febbraio 2020

NON SI PUO’ CAPIRE SENZA CONOSCERE

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Le occasioni per approfondire complesse problematiche

Ci sono argomenti, che riguardano la nostra vita in comune, molto ostici da affrontare. Tra questi spicca il tema dell’economia. Ne siamo tutti coinvolti, soprattutto come consumatori. Sappiamo  che esistono livelli diversi di decisione e di gestione, nella consapevolezza di far parte, comunque, di una catena che ci tocca da vicino e che può portare a situazioni e soluzioni non sempre comprensibili. Ci si deve, insomma, fidare di altri, o meglio dipendiamo da altri. Pensiamo, solo per fare un esempio, come gestiamo i nostri risparmi. Tutto questo se si restringe il campo alla sola valenza monetaria, ma l’interesse si allarga a dismisura se al termine economia abbiniamo altri importanti mondi. Ecco allora che dal classico “economia e finanza”, nascono e vengono proposti nuovi binomi come “ economia e mercato “, “ economia e diritto “, “ economia e società “ ed altro ancora. Problematiche complesse e difficili da affrontare. L’importante è approcciarle, non rimanere spettatori passivi di fronte a fenomeni importanti che rischiano davvero di renderci tutti più “ poveri “, di negare un futuro migliore alle nuove generazioni, rendendo nel contempo più vulnerabile il nostro pianeta senza una visione solidale del mondo. Per questo vale sempre il detto che “ per capire bisogna conoscere “. Anche dalle nostre parti si potrebbe fare molto di più.

Monastero Marango Caorle- Convegno Clima ed Economia - 18 gennaio 2020
Monastero Marango Caorle- Convegno Clima ed Economia – 18 gennaio 2020

Basterebbe solo approfittare delle diverse possibilità di incontro che diventano veri strumenti di formazione e dialogo e che periodicamente vengono proposti sui diversi temi di cui si accennava. Molte le iniziative che continuano ad interessare da vicino il nostro territorio. Nella prima decade di gennaio, presso il Collegio Marconi a Portogruaro, a cura di alcune associazioni socio-culturali locali, è stato presentato il libro “ La società signorile di massa “ scritto dal noto sociologo Luca Ricolfi.

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Presente l’autore, è stata l’occasione per mettere a fuoco alcune problematiche che sono servite a capire meglio cosa succede realmente nel nostro Paese, favorendo così – per gli intervenuti – anche delle reali chiavi di lettura. A dire il vero ne è uscito un ritratto impietoso, perché, in buona sostanza, l’Italia starebbe oggi sperimentando un fenomeno davvero inedito. Da una parte l’opulenza dei consumi, dall’altra la stagnazione del Pil e della produttività, causati quest’ultimi da un’eccessiva burocrazia e da un processo legislativo così pesante da finire per zavorrare la stessa crescita. Come è emerso anche dal dibattito che ne è seguito, non tutti si sono detti d’accordo con questa analisi, anche se alcuni dati forniti dall’economista Bruno Anastasia, presente alla serata, sembrano confermare – ad esempio – che non sempre l’aumento degli occupati va a braccetto con la produttività. Sembra un paradosso, ma così è realmente. Infatti con un tasso di occupazione nazionale salito al 59% ( il dato più alto negli ultimi 40 anni ), che corrisponde ad un numero assoluto di 23 milioni e 387 mila lavoratori, fa da contraltare il crollo delle ore lavorate. Un segnale pericoloso se si crea lavoro senza la crescita, ottenendo, tra l’altro, nuova occupazione di “ scarso valore “. Siamo un popolo di cicale inserito in una piramide sociale rovesciata, così ha sottolineato Ricolfi.  Abbiamo 23 milioni di occupati che assicurano il benessere agli altri 37 milioni di consumatori, pensionati e giovani che non studiano e non lavorano. Dedichiamo il 16% del nostro tempo di veglia al lavoro contro il 30% deli USA, ma si fa sempre più fatica a trovare camerieri, idraulici e fornai. Eppure siamo diventati “una società signorile di massa” con un patrimonio medio di 400 mila euro a famiglia e l’83% delle case di proprietà, una ricchezza mal digerita a livello europeo se rapportata ai nostri 2.450 miliardi di deficit pubblico, un fardello pesantissimo a carico delle prossime generazioni. Come è potuto succedere ? Sono tre, secondo il sociologo piemontese, i pilastri su cui ci si è basati. La grande ricchezza accumulata negli anni cinquanta e sessanta, durante il cosiddetto boom industriale, da parte dei nostri nonni e padri; la distruzione dell’università con una disoccupazione volontaria crescente di fronte ad un lavoro non all’altezza delle aspettative; una struttura para- schiavistica con quasi 4 milioni di persone che lavorano 3-4 mila ore l’anno e sono pagate malissimo. Non sono mancati i richiami alla giustizia sociale, per ricadere nell’ambito di “ economia e diritti “, nel senso che lo stock di ricchezza del nostro Paese viene intaccato non solo perchè i flussi di reddito sono fermi, ma anche perchè , guarda caso, la forbice delle diseguaglianze diventa sempre più grande. Qui si apre un grande discorso che inevitabilmente porta alla non mai sopita diatriba tra nord e sud, con un’appendice particolare dedicata al centralismo statale che sembra rivendicare sempre più forza rispetto alle diverse forme di federalismo ed autonomia. Sono ormai passati anni da quando (22 ottobre 2017)  noi veneti siamo andati alle urne chiedendo più poteri decisionali per la nostra regione. Siamo ancora convinti che parte del gettito fiscale vada gestito dalle comunità locali perché così si controllano i centri di spesa? Personalmente credo proprio di sì, ma se non c’è consapevolezza da parte di tutti sul che cosa concretamente significhi coniugare la politica con la economia e la giustizia sociale, corriamo il rischio serio che tutto resti pura teoria e finisca per restare un perenne slogan elettorale. Ecco perché diventa fondamentale conoscere per poter capire dove va il nostro Paese. Le occasioni non mancano, basta saperle cogliere.

Monastero Marango Caorle- Convegno Clima ed economia-18 01 2020
Monastero Marango Caorle- Convegno Clima ed Economia-18 01 2020

Proprio nei giorni scorsi presso il monastero del Marango di Caorle è iniziata una serie di incontri su “ Economia e Clima “, organizzati da “ Fare Comune “ , un forum di associazioni del Sandonatese e del Portogruarese, nato proprio per favorire il dialogo e l’approfondimento di tematiche urgenti ed attuali che ci toccano da vicino. Avremo modo di parlarne più avanti.

Gigi Villotta

25 Gennaio 2020

VITE SPEZZATE

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Non è una questione privata. Politica assente.
Non è possibile rimanere insensibili, o peggio estranei, ad un fenomeno che sta diventando ogni giorno più pesante e pressante, con costi umani e sociali davvero dirompenti. Intendiamo riferirci alle tante vite, spezzate in giovane età, dovute principalmente sì ad incidenti stradali, ma anche ad altre cause riferibili sempre più allabuso di alcool e droghe di vario genere. Anche dalle nostre parti non cè fine settimana che non ci riporti la triste cronaca di amici che perdono la vita schiantandosi da qualche parte al termine di una nottata da sballo. Che sia arrivato il momento, dopo il continuo ripetersi di questi eventi, di fermarsi e domandarci cosa stia succedendo?

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Questo allarme era già stato lanciato lo scorso luglio, in occasione del terribile incidente di Jesolo, in cui in un solo week end furono ben 12 i giovani morti sulla strada. Non è solo una questione di numeri, ma sta sempre più preoccupando laumentato uso e abuso di sostanze psicotrope e di alcool, come testimoniato anche dai responsabili del SERD dell ASL n°4 Veneto Orientale. E cronaca di qualche giorno fa che, anche a Portogruaro, è arrivata la droga gialla e tre giovanissimi hanno rischiato di morire per overdose. Quindi laumento dei giovani morti sulle strade sta facendo il paio con quello della commercializzazione e spaccio di droga, un business che sta andando a gonfie vele per tutte le sostanze, dallhashish alleroina. Consumare cocaina sta diventando sempre più facile, come mangiare una pizza. Anche a domicilio, basta una telefonata per la ordinazione. Così nessuno vede nulla, la sostanza passa di mano senza spaccio per strada, senza creare dunque alcun allarme sociale. Tutti indici che convergono nel dimostrare come la lotta allabuso di sostanze non stia certo in cima alla lista delle priorità di chi, anche attualmente, ci governa. Sembra arrivato il momento che non ci sia quasi più nessuno che si interroghi sul perché succeda oppure cominci a domandarsi se assumere una sostanza psicotropa possa rientrare negli scopi, che potremmo definire, ricreativi.

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Possiamo accettare lidea che si tratti di una questione privata, di chi si droga o beve e delle relative famiglie, oppure rilanciare lidea che, invece, esiste un nesso tra la cultura del Paese e questa rinnovata emergenza, quindi deve rappresentare e diventare una questione pubblica, culturale e sociale e perciò politica? Nessuno si deve sentire assolto ed abbiamo tutti il dovere di sconfiggere la tendenza sociale e culturale di tendere a normalizzare tutto, ad accettare questo clima di resa generalizzata che finisce per certificare, di fatto, la sconfitta contro le dipendenze ed il disagio, che altro non è che lanticamera del disimpegno. Riguarda in primis tutto il mondo degli adulti, anche se non mancano, anche da noi, esempi e testimonianze di persone e gruppi che, accanto alle forze dellordine, alla magistratura e al personale socio-sanitario, apertamente si danno da fare per Iimitare i danni. I modelli di cura finora seguiti, forse, non sono più in grado di rispondere con efficacia, soprattutto perché si continua a puntare più sulla sostanza che sulla persona. Ecco allora il rischio concreto di non saper leggere e monitorare il disagio dei nostri ragazzi, sempre più giovani, e la politica sembra avere abdicato al proprio ruolo, considerando luso e labuso di sostanze e dipendenze come un male, quasi inevitabile, del nostro tempo. Chissà, se trovando ormai in svariati modi la pasticca giusta al momento giusto, ci si sente più liberi o più schiavi di un mercato che sollecita ed invoglia sempre più, presentando una vasta gamma di prodotti. Forse qualcuno non si rende conto fino in fondo di cosa significano certi numeri. Nel nostro Paese sono abbondantemente oltre i 4 milioni gli italiani che utilizzano almeno una sostanza stupefacente illegale e di questi, più di mezzo milione, ne fa un uso frequente. Fortunatamente possiamo contare e vantare su una rete nazionale di assistenza tra le più efficienti e strutturate in Europa, ma, al dire il vero, oggi il valore dei nostri servizi è ancora poco riconosciuto, anche perché costretti a lavorare con una normativa che risale ad alcuni decenni fa. Esiste davvero, oggi, il rischio concreto di smettere di combattere la battaglia contro la droga e lalcol? Purtroppo è da registrarsi già una prima nota negativa che riguarda le famiglie interessate. Non mi pare siano più in prima linea, come ricordo negli anni 80, anche qui, in questo spaccato di terra friulveneta. Vite spezzate, si diceva. Sarebbe grave se ci si arrendesse, troppo facile chiudere ogni tragedia come fosse una singola fatalità, imprudenza o singolo errore. Ecco la nuova sfida: dovremmo sentirci tutti convolti cominciando a trasformare questi funerali da evento di disgrazia a momento di trincea, dove la vita umana deve tornare a conquistare il primato sulla morte. Nessuno può tirarsi indietro, ma la politica e le istituzioni, scuola e parrocchia comprese, devono essere in prima fila in questa quotidiana battaglia, certo consapevoli tutti dei propri limiti e della propria fragilità, ma anche contando su adeguati fondi e programmi che consentano di tornare ad investire in efficaci percorsi educativi e di prevenzione.

Gigi Villotta

09 Gennaio 2020

Autocandidatura della Senatore: un’ autopromozione senza coalizione in un luogo e in un modo sbagliati!

Autocandidatura della Senatore: un’autopromozione senza coalizione in un luogo e in un modo sbagliato!


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Ecco comunicato di Marco Terenzi:

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“La Sindaco Maria Teresa Senatore dal sito istituzionale del Comune annuncia la sua ricandidatura.
A riguardo le dichiarazioni del Capogruppo del Gruppo CSX_PAI Marco TERENZI
Apprendiamo dal sito ufficiale del Comune che la Sindaco Maria Teresa Senatore, nella Sede Muncipale, in
sala Russolo, avrebbe formalizzato all’attuale maggioranza che la sostiene, la sua ricandidatura alla carica di
Sindaco alle elezioni amministrative del prossimo maggio.
Al di là delle intenzioni legittime dell’attuale Sindaco, sulle quali ciascuno potrà fare le sue altrettanto
legittime considerazioni, annotiamo come il comportamento dell’interessata sia stato formalmente
discutibile sul piano istituzionale ed inusuale sul piano politico.
Discutibile sul piano istituzionale perché, rammentiamo, l’Ufficio Stampa ed i siti istituzionali del Comune
dovrebbero riportare fatti avvenimenti ed atti per informare i cittadini e la comunità sulle scelte e sulle
attività amministrative dell’Ente Locale e dei suoi organi e non già sulle aspettative o le intenzioni di singoli
o gruppi, ancorchè impegnati in cariche istituzionali. Per questo devono essere opportunamente utilizzati
altri canali e siti.
Inusuale sul piano politico perché credo sia la prima volta in assoluto che venga formalizzata
un’autocandidatura. In genere accade che una coalizione di forze politiche o liste civiche indichi, insieme
alle linee programmatiche, un candidato alla carica di Sindaco ritenuto idoneo a soddisfare le aspettative
dell’elettorato e a realizzare un programma politico amministrativo da sottoporre anch’esso al giudizio degli
elettori.
Insomma dal sito del Comune abbiamo appreso che è stata formalizzata un’autocandidatura, senza
conoscere quale sarà la coalizione che intende sostenerla. Davvero una situazione senza precedenti nella
nostra Città! Ora la parola ai supportes dell’Amministrazione Senatore, in particolare alla Lega (ma non
solo).
Capogruppo Gruppo Consiliare
“Centrosinistra Più Avanti Insieme”
Marco Terenzi Portogruaro, 11 Gennaio 2020”

Bilancio di Previsione 2020-2022: per dare a Portogruaro nuove opportunità si dovrà attendere la prossima amministazione!!

municipioportogruaro

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Marco Terenzi in Consiglio Comunale

Auguriamo a tutti un Buon 2020, e iniziamo l’anno con una riflessione di Marco Terenzi sul Bilancio di Previsone 2020-2022 del Comune di Portogruaro.

“Il BILANCIO DI PREVISIONE 2020_2022, approvato nel corso del Consiglio Comunale del 27 dicembre 2019, l’ultimo dell’Amministrazione Senatore, è un bilancio senza prospettive di sviluppo

manca una visone organica da parte della Maggioranza Senatore,

manca una strategia che trovi radici e sostegno nell’identità e nelle vocazioni di Portogruaro e del suo mandamento.

Ho espresso un convinto voto contrario.

L’elezione a Sindaco di Maria Teresa Senatore è avvenuta senza un disegno condiviso.

A consiliatura praticamente scaduta è ormai percepibile, nella comunità, l’assenza di una visione e di iniziative di sviluppo,

mentre sono ben visibili nella azione della Amministrazione autoreferenzialità e sostanziale incapacità di governo e di confronto nella comunità.

DIAMO A PORTOGRUARO UNA NUOVA OPPORTUNITA!

PERCHE’PER NUOVE politiche di animazione economica, ambientali, presenza ai tavoli decisionali, scelte strategiche condivise PORTOGRUARO DOVRA’ ATTENDERE LA PROSSIMA AMMINISTRAZIONE.

Di seguito trovate un mio più completo commento dove parlo di Animazione economica, infrastrutture , viabilità, mancate politiche di sostenibilità ambientale, delle Fondazione , di sistema Sanitario, Associazioni, Ex Perfosfati, Palazzetto Sport, Piscina.”

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Di seguito il testo integrale dell’intervento in consiglio Comunale del 27 12 2019 di Marco Terenzi.

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DIRITTI (IN)VISIBILI

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I minori al centro delle nostre attenzioni

Non si potrà certo dire che, anche in riva al Lemene, alcuni significativi anniversari non vengano adeguatamente ricordati e celebrati. Tra fine novembre e primi di dicembre ricorrevano due importanti scadenze: i 30 anni dalla adozione della “ Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza ” ed il 71° anniversario della “ Giornata mondiale dei diritti umani “. Una duplice occasione per aiutarci a riflettere su contenuti che riguardano tutti gli esseri umani, senza alcuna distinzione, semplicemente perché tutti dovremmo nascere liberi ed uguali in dignità e diritti. Essendo dotato l’uomo di ragione e coscienza potremmo, conseguentemente, sempre agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza e aiuto reciproco. Per questo, il 10 dicembre scorso, tredici associazioni del Portogruarese si sono ritrovate in piazza sotto il titolo “ Abbatti un muro, adotta un diritto “, proprio per stigmatizzare e respingere ogni forma d’odio, a qualsiasi latitudine. Altrettanto significativo l’incontro-convegno organizzato dalla “ Portogruaro Campus “ presso la biblioteca antica del Collegio Marconi sui “ Diritti (in)visibili dei bambini e delle bambine”, cui ha partecipato anche la prof.sa Elena Bonetti, attuale ministra per le pari opportunità e la famiglia. E’ chiaro che occuparsi di infanzia ed adolescenza significa anche allargare il campo al mondo femminile, in generale, agli abusi, ai maltrattamenti e ai mancati riconoscimenti alle donne, alle madri in particolare. Sulla violenza alle donne, in occasione della speciale giornata che si celebra il 25 novembre, già abbiamo avuto modo di scrivere su queste pagine. Alcuni dati per capire quanto sia presente e pesante il complesso fenomeno, che si manifesta in vari modi. In Italia un milione e duecentomila minori non hanno cibo ed educazione necessari, di cui 92.000 sono stati presi in carico dai Servizi Sociali. Ogni giorno nel nostro Veneto due bambini/ragazzini, in prevalenza femmine, sono vittime di abusi sessuali o di gravi maltrattamenti. Sono 773 quelli presi in carico dalle strutture specialistiche, per i quali la Regione ha stanziato 680mila euro a favore delle ASL. Statistiche allarmanti, ma sono poca cosa se rapportate a quanto succede nel mondo. 5 milioni i bambini che ancora muoiono ogni anno prima di raggiungere i 5 anni, di cui 800 ogni giorno per malattie diarroiche dovute alla mancanza di acqua potabile e di servizi igienico-sanitari. Quasi 20 milioni di bambini sono a rischio di contrarre malattie che si potrebbero prevenire con i vaccini. Per non parlare della “ povertà educativa “ con diversi milioni di sole bambine rimaste fuori da ogni sistema scolastico nei vari Paesi del mondo. Come si può facilmente capire i problemi per la fascia d’età 0-18 sono ancora numerosi e di notevole impatto. Diventa davvero impossibile tentare di affrontarli tutti, tanti sono gli aspetti, i contenuti e le competenze che toccano. C’è però una questione, in particolare, che merita una seria riflessione, anche sulla scia di quanto successo a Bibbiano e in Val d’Enza, di cui le cronache si sono abbondantemente occupate. Intendiamo riferirci al collocamento dei minori fuori dalle famiglie di origine per decisione dei tribunali per casi di trascuratezza, maltrattamenti, patologie, abusi. Ben 3.300 sono le strutture nel nostro Paese che li ospitano; sette le tipologie tra comunità e case famiglia. Non va peraltro sottaciuta la strumentalizzazione mediatica e politica che si è scatenata sul tema dell’affido, sottolineandone la particolare intensità e la conseguente riduzione delle disponibilità registrate in tutte le Regioni italiane, dopo gli scandali accaduti.

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Nessuno, credo, possa nascondere quanto sia un compito difficile accogliere temporaneamente dei bambini a rischio, tanto più che il gesto potrebbe anche essere tacciato di particolari “interessi “ economici o perché no ideologici. Si è già verificato che comunità di accoglienza e cooperative del Terzo Settore siano state accusate di lucrare sui bambini oppure di essere poco idonei alla loro crescita. Non è la prima volta che gli organismi non profit sono nel mirino di qualcuno che mette in dubbio la loro vocazione alla solidarietà, paventando abusi e soprusi. Certo qualche “ mela marcia “ esiste, ma non per questo bisogna buttare tutto il cesto, orientando la pubblica opinione nel diffidare sempre. In realtà, come è noto, nella stragrande maggioranza le comunità di accoglienza ricevono modesti contributi e ben pochi riconoscimenti. Va anche chiarito che l’allontanamento del minore non sempre è per abusi di tipo sessuale, ma nella maggioranza dei casi avviene per trascuratezza, abbandono di fatto, maltrattamenti psicologici ed altro ancora. Si capisce allora la complessità del fenomeno, da cui dovrebbero derivare anche singole forme di approccio specifico sui diversi tipi di problema. Non sempre e per tanti motivi, come servizi pubblici preposti, si è all’altezza della situazione ed altrettanto tempestivi nell’intervenire efficacemente. La quotidianità ci offre tanti episodi di cronaca dove si documentano il degrado familiare che si scarica sui piccoli.

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Di fronte a tanti tristi episodi , che, tra l’altro, scatenano nell’opinione pubblica reazioni spesso radicali, è lecito chiedersi dove sono i servizi sociali ed anche la scuola, la parrocchia, il vicinato? Perché, tante volte, non ci si interroga su certi segni visibili lasciati dalle percosse e non ci si mobilita per protestare contro questi ed altri casi di omissione? Difficile rispondere se l’altruismo viene poco praticato e soprattutto“ coltivato “ culturalmente come attenzione primaria verso il prossimo, partendo da quello a noi più vicino. Certo bisognerà anche pensare di riformare alcune delle attuali disposizioni di legge, oltre che – come sostenuto da molti pedagogisti – debba venir superato lo stesso concetto di “ bontà naturale “ della famiglia, quale principale criterio per stabilire il miglior interesse di un bambino.

Gigi Villotta

13 Dicembre 2019

“Ex Perfosfati”: i Portogruaresi si attendevano un concreto progetto di utilizzo, così non sarà!

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Il capogruppo del Gruppo consiliare “CENTROSINISTRA PIU’ AVANTI INSIEME” MARCO TERENZI in relazione al progetto di risanamento dell’ “Ex Perfosfati” dell’Amministrazione Senatore rilascia le seguenti dichiarazioni.

“i Portogruaresi si attendevano non già il risanamento di un monumento che rimarrà inutilizzabile , ma un concreto progetto di utilizzo per fiere, eventi o altro: così  non sarà, nonostante i 5 milioni di euro investiti!”.

Marco Terenzi
Marco Terenzi

“Se nella comunità di Portogruaro si è focalizzata l’attenzione sul progetto che interessa la “Ex Perfosfati”, immobile di grande pregio storico, esempio di archeologia industriale e sito di grande interesse, oggetto negli ultimi anni di cospicui investimenti che hanno restituito infrastrutture, immobili e funzioni ad un area strategica per lo sviluppo di Portogruaro, questo lo si deve alle opposizioni che hanno chiesto fin da subito la convocazione sul tema del Consiglio Comunale e, contestualmente, la convocazione della Commissione Consiliare competente, incoraggiando l’Amministrazione a cogliere l’opportunità presentatasi con il “Bando Periferie”.
Il Comune, grazie al Governo Gentiloni, con il “Bando Periferie”, ha ottenuto 5 milioni di euro con il progetto ereditato dalla precedente Amministrazione che prevedeva, per circa pari importo, la bonifica dell’area rimanente, la conservazione ed il riutilizzo di due campate del capannone per un’area espositiva, direzionale e di servizio, e la riproposizione della testimonianza di archeologia industriale della restante parte più ammalorata del capannone stesso, insieme al completamento dei percorsi di accesso al centro storico. Peraltro il progetto recava il parere positivo, della Soprintendenza.
Invece la Giunta Senatore, ha abbandonato il progetto con il quale ha ottenuto il finanziamento e con il nuovo progetto restaurerà il capannone nella sua interezza. In questo modo i 5 milioni di euro verranno investiti unicamente per fermare il degrado dell’intero capannone e per il suo risanamento così che la bonifica rimanente dei terreni, Il rinforzo strutturale per la piena sicurezza statica, per l’eliminazione della vulnerabilità sismica e gli interventi di impiantistica, tutti presupposti indispensabili per la rifunzionalizzazione e dunque per il riutilizzo, dovranno essere rinviate al futuro con l’investimento di ulteriori risorse (se disponibili).
Il rischio concreto è che il capannone dell’”Ex Perfosfati” venga trasformato in monumento al quale non potrà venire assegnata alcuna destinazione d’uso e funzione specifica perchè mancante del rinforzo strutturale ed antisismico e dell’impiantistica correlata al suo riutilizzo. La comunità si attendeva non già il risanamento di un monumento ma un concreto progetto di rigenerazione urbana, intorno al riutilizzo della “Ex Perfosfati” , che poteva diventare una vetrina espositiva interregionale, un contenitore culturale, un parco archeologico, dunque un’area per valorizzare itinerari storici e paesaggistici ed un complesso da utilizzare per eventi attrattivi per un turismo di entroterra.
E’ mancata completamente da parte dell’Amministrazione un’iniziativa stabile e sistematica sul riassetto urbanistico dell’area, sulle destinazioni, sulle funzioni, iniziativa atta ad innescare ed alimentare un processo che partisse dal basso e che vedesse innanzitutto il protagonismo delle categorie economiche, degli ordini professionali, delle Associazioni culturali, delle Associazioni naturalistiche, degli operatori turistici, dei cittadini stessi, oltre che delle Istituzioni, anche della vicina Regione Friuli Venezia Giulia. Ancora una volta l’Amministrazione Senatore ha agito in perfetta solitudine, interrompendo un percorso già avviato e che chiedeva di essere portato a compimento.
Ecco perché siamo convinti, nostro malgrado, che si sia persa una grande occasione in funzione del rilancio dell’intera area avendo l’Amministrazione Senatore deciso, in definitiva, di restaurare un monumento.
Quante ulteriori (ingenti) risorse dovranno essere reperite ed in che modo per trasformare questo investimento in opportunità di rilancio dell’intera area della Venezia Orientale?
Auguriamo buon lavoro alla prossima Amministrazione per portare a termine questa incompiuta!

Il Capogruppo Gruppo Consiliare
“Centrosinistra Più Avanti Insieme”
Marco TERENZI “

Fondazione S.Cecilia: “dopo tre anni di incertezza e discussione la Giunta Senatore ci ha dato ragione”

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Fondazione Santa Cecilia:  “finalmente dopo tre anni di Incertezza e discussione la Giunta Senatore ci ha dato ragione é possibile per il Comune socio fondatore erogare contributi a fronte di una attività  di grande rilevanza sociale.” dice Marco Terenzi.

Marco Terenzi
Marco Terenzi

Ecco il comunicato completo:

“Nella serata di mercoledì 27 novembre us, nel corso del Consiglio Comunale, è stata approvata la nuova convenzione fra Città Metropolitana, Comune di Portogruaro e Fondazione Musicale Santa Cecilia, per il triennio 2020-22.
Abbiamo registrato finalmente una inversione di tendenza della politica tenuta, nel precedente triennio , dall’Amministrazione Senatore nei confronti della Fondazione.
Prima l’approvazione della Convenzione nella seduta del 31/10/2016 del Consiglio Comunale da parte del Comune e della Città Metropolitana, soci fondatori della Fondazione, che aveva progressivamente ridotto il campo di attività ed il contributo dei soci fondatori, passando dai 250 mila euro per il biennio scolastico 2016_2017 ai 100 mila per il biennio 2018_2019, prefigurando il disimpegno finanziario del Comune e della Città Metropolitana stessi.
Quindi le dimissioni dell’allora Presidente dr. Giovanni Mulato, intervenute nel mese di aprile del 2017 e successivamente di altri due membri del CDA.
Infine al termine del Festival Internazionale di musica 2018 le dimissioni del Maestro Bronzi, stimato ed apprezzato Direttore Artistico del Festival stesso, alla sua 36° Edizione che aveva parlato esplicitamente di una Fondazione ormai senza vita per volontà addirittura dei Soci fondatori.
Ora sembra che possa avere finalmente termine questo triennio di incertezza che ha pesato negativamente sulle attività delle Fondazioni con una nuova convenzione che prevede il riconoscimento delle prestigiose attività svolte dalla Fondazione in favore della comunità Portogruarese, del suo mandamento e della Città Metropolitana ed il riallineamento dei contributi fino ad un massimo di 150 mila euro annui da parte del Comune e 100 mila euro da parte della Città Metropolitana.
Come volevasi dimostrare non esiste nessuna norma che vieti agli Enti Locali l’istituzione (nè tantomeno il mantenimento) di una Fondazione né esiste il divieto per gli Enti Locali stessi di erogare contributi ad una Fondazione culturale anche a supporto dell’ordinaria gestione purchè le spese siano finalizzate allo svolgimento di una particolare attività direttamente riconducibile agli interessi della comunità locale e purchè l’erogazione venga disposta e regolamentata in via preventiva prima dello svolgimento dell’attività attraverso una convenzione.
Così come sempre stato nei rapporti fra Fondazione, Comune Provincia di Venezia ed ora Città Metropolitana. Incomprensibile dunque il comportamento dell’Amministrazione nel corso del passato triennio che con la progressiva riduzione dei contributi ha oggettivamente indebolito finanziariamente la Fondazione S.Cecilia, così come desumibile anche dai bilanci della Fondazione stessa.
Nel corso del Consiglio Comunale il Gruppo Consiliare ha anche lamentato la breve durata della convenzione fissata solo in un triennio ed ha chiesto, attraverso adeguato emendamento messo ai voti, l’eliminazione, in corrispondenza dell’importo finanziario di 150 mila euro per il Comune e 100 mila per la Città Metropolitana, dell’inciso “fino ad un massimo di” che genera variabilità ed incertezza nell’importo complessivo del contributo da erogare annualmente alla Fondazione. L’emendamento è stato bocciato .
Per questi motivi, nonostante la constatazione dell’auspicato cambio di rotta dell’Amministrazione verso la Fondazione S.Cecilia rispetto al triennio precedente, il Gruppo di Centrosinistra si è astenuto sull’approvazione di questa Convenzione.
Il Capogruppo del Gruppo Consiliare
“Centro Sinistra Più Avanti Insieme”
Marco TERENZI”

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A proposito di “OSPEDALE VECCHIO”

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A proposito di “OSPEDALE VECCHIO”

Ecco il comunicato di Marco Terenzi:

“Nella serata di mercoledì 23 ottobre us su richiesta del Gruppo Consiliare CSX_PAI si è tenuta la seduta della 5° Commissione Consiliare recante per oggetto la variante al PUA n.8 (Piano Urbanistico Attuativo) S.Giovanni – Ospedale Vecchio. All’Amministrazione ed ai Progettisti il Gruppo Consiliare CSX_PAI ha avuto modo di esporre le osservazioni previste a norma di legge e protocollate entro il 21/10 us. che richiederanno all’Amministrazione una risposta puntuale.

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Come noto la variante è stata richiesta dalla Società privata, proprietaria degli immobili e dell’area, acquisiti all’AUSL4 VO e si iscrive nel contesto dell’Accordo di Programma stipulato nel 1996 fra Comune ed AUSL 10 Veneto Orientale, ed integrato da n. 2 Allegati, tutti atti approvati dal Consiglio Comunale nel corso degli anni che prevedeva la realizzazione di una RSA – Residenza Sanitaria -assistita da 120 ppll. e di un modulo di Ospedale di Comunità dotato di 20 ppll.
A livello generale una prima osservazione positiva è che il progetto complessivo riqualifica in modo importante l’ambito dell’ex Ospedale Vecchio restituendo un nuovo valore architettonico, funzionale ed urbano all’area attraverso la realizzazione di servizi alla persona orientati alla condizione dell’anziano autosufficiente e non, integrati nel Centro storico.
Tuttavia vi sono alcuni elementi ed alcune criticità che devono essere discussi ed affrontati;
• la proposta di variante si discosta da quanto precedentemente previsto. Infatti il nuovo progetto prevede la realizzazione di un Centro – Servizi per Persone Anziane non autosufficienti (60 ppll.) e di un complesso di appartamenti “protetti” (40 ppll.). Dunque due strutture sempre nell’ambito della residenzialità per anziani ma, certamente, a minor intensità sanitaria; non si parla più di RSA né di ospedale di comunità;
• appare non funzionale e dunque riduttiva la mera monetizzazione dei parcheggi e dunque la rinuncia del Comune ad avere garantiti da parte del privato tutti i posti auto dovuti in rapporto con l’intervento in questione e che gli stessi vengano ricavati a discapito dello spazio scoperto rimanente, già limitato. La stessa AUSL 10 Veneto Orientale nel 2015 li aveva proposti nell’interrato dei nuovi edifici; tanto più se si considera il notevole incremento di carico urbanistico che comporterà l’intervento in oggetto, anche in relazione alla scelta illogica ed irragionevole dell’Amministrazione di non aver realizzato il capiente parcheggio interrato previsto nel comparto PIO X, anche a parziale servizio dell’area di S.Giovanni, in previsione dell’esistenza di un PUA Ospedale Vecchio, comparti evidentemente collegati dalla pianificazione urbanistica;
• risulta riduttiva dell’interesse pubblico e per ciò stesso inaccettabile la rinuncia alla realizzazione del percorso pedonale lungo la fossa storica “Spalti”; opera significativa in vista dell’interesse pubblico anche in funzione della valorizzazione e fruizione degli affacci acquei auspicate dagli urbanisti che si sono misurati nel tempo con il tema del centro storico;
• risulta in contrasto con la necessità di preservare il delicato ed elegante equilibrio delle forme e delle proporzioni edilizie del centro storico e di Borgo San Giovanni, la scelta di elevare di un piano il corpo di fabbrica più vicino alla Chiesa che risulterà a tre piani e dunque incombente sulla stessa; scelta sulla quale sarebbe almeno opportuno raccogliere il parere della Soprintendenza;
• al di là di un ulteriore incremento volumetrico (+ 3.300 mc) intervenuto, il progetto ai fini dei benefici pubblici appare peggiorativo rispetto al precedente in quanto non sono più previsti la costruzione dei posti auto interrati e la realizzazione del percorso pedonale lungo la fossa storica “Spalti”.
La variante introduce dunque nuovi elementi rispetto ai presupposti ed ai contenuti delle intese tra Comune ed AUSL 10 Veneto Orientale in precedenza approvate dal Consiglio Comunale. Per questo riteniamo istituzionalmente e normativamente dovuto il passaggio in Consiglio Comunale dei succitati atti collegati a la variante di cui all’oggetto, ai fini della loro approvazione.

Il Capogruppo Consigliare
“Centrosinistra Più Avanti Insieme”
Marco TERENZI “

LA VIOLENZA SULLE DONNE

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Un’ emergenza, una svolta culturale

Anche dalle nostre parti, alla fine di novembre, numerose sono le iniziative per dar senso e significato alla Giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Un fenomeno assai complesso e diffuso. Bastano pochi numeri per far capire la portata di un macigno umano e sociale, che, anche nel nostro Paese, sta andando ben oltre le minacce e le intimidazioni. Ben 88 al giorno, una ogni quarto d’ora, sono le donne vittime di violenza, secondo i dati della Polizia di Stato. L’ 80,2% delle vittime è italiano, come il 74% dei carnefici. Nell ’82% dei casi la violenza è familiare. Stabile negli ultimi dieci anni il numero dei femminicidi ( nel 2018 le donne uccise sono state 142 ) che rappresentano il 34% di tutti gli omicidi. In sei casi su dieci l’assassino è il partner o l’ex. Gelosia e possesso restano il movente principale (32,8%), mentre sono in aumento le denunce per violenza sessuale (+ 5,4%), stalking (+ 4,4%) e maltrattamenti in famiglia (+11,7%). Questi sono i dati statistici con cui confrontarsi, soprattutto inserendoli e monitorandoli bene all’interno delle azioni concrete che – oggi e da più parti – si stanno attuando per porvi rimedio e così venire efficacemente incontro alle donne in pericolo.

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Nel nostro Veneto ci sono state, lo scorso anno, ben 8400 richieste di soccorso, raccolte dalle 44 strutture dedicate, tra cui 22 Centri antiviolenza e 22 case rifugio. A queste strutture fanno riferimento i servizi sociali e i consultori familiari anche dei nostri comuni, le forze dell’ordine, i centri di ascolto e antiviolenza, presenti in diverse parti del territorio, con numeri di telefono e sedi sempre funzionanti e disponibili. L’aumento delle segnalazioni sono un indizio da seguire con attenzione perché, da un lato, sono la spia di un dramma sociale dagli esiti spesso tragici, dall’altro, conferma la valenza di una rete di servizi pubblici e privati sempre più diffusa sul territorio e capace di dare risposte a quante sono sotto minaccia. Grazie anche all’opera di sensibilizzazione da parte di queste strutture, fortunatamente sempre più donne trovano il coraggio di uscire allo scoperto, perchè, da sole, le vittime non possono farcela a sottrarsi al loro aguzzino. Diventa ancor più complicato e difficile il percorso soprattutto quando c’è di mezzo la gestione dei figli. I centri infatti seguono la donna – per anni – non solo dal punto di vista psicologico e familiare, ma anche legale, per non parlare di quando si palesa la necessità di accoglierla, spesso con i bimbi, nelle case protette. Purtroppo questa preziosa rete di aiuto sconta ancora troppe diseguaglianze territoriali, con regioni – soprattutto al sud – ancora del tutto prive di strutture idonee. C’è molto da fare ancora anche da noi, nell’ avanzato ed opulento Nord Est, con un’offerta ancora insufficiente. La legge di ratifica della Convenzione di Istanbul del 2013 individua come obiettivo quello di avere un CAV ( Centro antiviolenza ) ogni 10mila abitanti. Un obiettivo lontanissimo se si pensa che al 31 dicembre 2017, nel nostro Paese, erano invece attivi 281 Centri, pari a 0,05 strutture per 10 mila abitanti. Un abisso drammatico. Pensare invece che, dove ci sono, funzionano bene tanto da venir considerati dei veri fiori all’occhiello del nostro sistema di welfare, con un valore aggiunto impagabile, rappresentato dalla informazione e dalla formazione all’esterno rivolta ad operatori sociali, sanitari, avvocati e forze dell’ordine. Senza contare che, per gestire le situazioni di emergenza, l’86% dei Cav è collegato con una casa rifugio, dove le donne possono, concretamente e da subito, trovare protezione per se stesse e per i loro bimbi. Un’attività variegata e complessa, come ben si può capire, che costa ed è dunque lecito anche chiedersi come si fa fronte, tra pubblico e privato, a queste forti e pesanti necessità. Va detto subito che più della metà di quanti lavorano in un Centro antiviolenza lo fa senza essere retribuito.

murales_power and equality e altro
murales_power and equality e altro

Risulta infatti che il 56% di tutto il personale specializzato ( stimato a livello nazionale in 4.400 unità ) risulti volontario, con una maggiore quota rappresentata da operatrici ed avvocatesse, ma molte sono anche altre donne che aiutano le donne in difficoltà, professioniste come infermiere, psicologhe, mediatrici culturali ed educatrici che volontariamente prestano la propria opera e sono in trincea. Possiamo considerarlo un vero e proprio esercito del bene, purtroppo quasi sempre dimenticato dalle istituzioni. Infatti è utile precisare subito che l’ente promotore di queste strutture, vale a dire la persona giuridica pubblica o privata che ha la titolarità del servizio in quanto lo finanzia, è prevalentemente un soggetto privato. Questo accade in quasi tutte le Regioni, rappresentando ben il 61,3% dei casi. Sembra incredibile, ma purtroppo vero, che nel 2017 i fondi pubblici per i CAV siano stati 12 milioni di euro, che se divisi per il numero di donne accolte ( secondo dati Istat ) danno un risultato imbarazzante pari a 76 centesimi, quindi meno di 1 euro.

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Un quadro preoccupante che non fa che confermare la preoccupazione di tanti, a cominciare dal presidente Mattarella che nel suo messaggio – in occasione della Giornata del 25 novembre – ha ribadito come la violenza sulle donne non deve smettere di essere una emergenza pubblica e la coscienza della gravità del fenomeno deve continuare a crescere, ma molto resta da fare. Restano una serie di domande: da cosa nasce tanta violenza, tanta inumanità, tanto odio verso le donne? Come è possibile che dopo tanto cammino morale, politico, psicologico e spirituale che abbiamo fatto si debba ancora ripresentare questo fenomeno che, troppo spesso, riguarda il sangue della propria carne? Non so rispondere, lasciando agli specialisti di settore l’affrontare la delicata e complessa problematica. Certo, umanamente parlando, non possiamo disinteressarci di certe arroganti pretese, di certi smarrimenti, di quelle malvagità, di quei vuoti, disperazioni e solitudini che, magari, ci toccano da vicino perché toccano, sotto tante forme, circostanze e distanze, proprio la carne di qualcuno a noi vicino.

Gigi Villotta

26 Novembre 2019