MALATTIE SOCIALI

Corruzione, una ferita aperta

In tempi particolarmente gravi e difficili, come gli attuali, caratterizzati anche da martellanti  informazioni ed appelli, tutti incentrati sul covid-19, concentrarsi su altri virus ed epidemie, pare forse inopportuno.

difes-del-popoleo-23-03-2020_sport-e-sagre-cosi-la-mafia-si-e-presa-il-veneto_parla-maurizio-dianese
https://www.difesapopolo.it/Fatti/Sport-e-sagre-cosi-la-mafia-si-e-presa-il-Veneto.-Parla-Maurizio-Dianese

Talvolta però è necessario andare fuori tema, pur restando sempre nello stesso ambito, non più attinente la sanità pubblica, ma che riguarda un altro tipo di salute, quella della giustizia sociale e dei comportamenti, anche singoli, che ne conseguono. Intendiamo occuparci di un argomento dibattuto in tutto il Nord Est, in particolare nel Veneto Orientale, per quanto attiene un fenomeno che, fino a pochi anni fa, pareva aver risparmiato questo lembo di terra, ma che invece si è manifestato in tutta la sua complessità e gravità, al pari di tante situazioni analoghe sparse a livello nazionale.

corriere-veneto-20-03-2020
corriere-del -veneto-20-03-2020

Riguarda il rapporto tra affari ed infiltrazioni mafiose scoppiato circa un anno fa lungo il litorale dell’Alto Adriatico, particolarmente interessando la località di Eraclea e coinvolgendo anche la pubblica amministrazione. Era la mattina del 19 febbraio 2019, quando un centinaio di uomini e donne di polizia e guardie di finanza hanno fatto scattare l’atto finale di un’indagine che, partita molti anni prima, aveva di fatto scoperchiato una vicenda di interessi ed intrallazzi, con possibili ramificazioni anche ad altre località balneari viciniori.  Cinquanta arresti, la stragrande maggioranza finiti in carcere. Tutti a vario titolo accusati di aver agevolato o di far parte di un’organizzazione criminale legata al “clan dei casalesi”. Il bilancio di un blitz che, per la prima volta, faceva dire ad un procuratore antimafia che “ la mafia a Nord Est non era solo un’ipotesi”.

la-nuova-19-03-2020-eraclea
LA NUOVA VENEZIA 19 03 2020

Usura, estorsioni, rapine, truffe, illeciti fiscali, droga ed uso di armi da guerra per compiere atti intimidatori: queste le prime ipotesi di reato, cui si aggiungeva successivamente il voto di scambio, con le indagini che finivano per coinvolgere anche le massime autorità politico-amministrative del Comune di Eraclea. Mentre il processo continua presso l’aula bunker del tribunale a Mestre, non senza distinguo e larvate polemiche, proprio nei giorni scorsi il ministro dell’Interno ha deciso di non procedere allo scioglimento del consiglio comunale della cittadina balneare. Di conseguenza tutto resta in piedi, sotto la guida di un commissario straordinario e si andrà dunque ad elezioni normali, probabilmente in autunno, nello stesso turno di Venezia e Portogruaro.

cereser-e-tallon-4-12-2019-rev-1
Cereser-e-<Tallon-4-12-2019

Ricordiamo, solo per amore di statistica, che in Italia dal 1991 quando fu istituita la prima apposita legge ad oggi, sono ben 287 gli enti locali coinvolti nella procedura di verifica per infiltrazioni della criminalità organizzata, di cui 256 effettivamente sciolti. Un fenomeno dunque ben presente, a tutte le latitudini della penisola. In fatto di corruzione, di lobbyng e di conflitti di interesse, il nostro Paese è al 51° posto nel mondo, siamo al pari di Ruanda ed Arabia Saudita e sotto Malta, ben davanti agli altri Paesi europei. Che dire se ben otto italiani su dieci sono convinti che la situazione non sia cambiata rispetto ai tempi di Tangentopoli. Si ha la sensazione che in Italia la lotta alla corruzione vada come ad ondate, malgrado l’impegno delle forze e i mezzi messi in campo, cominciando dall’ANAC. Non bastano più le parole d’ordine.

31-07-2019-corriere-del-veneto
31-07-2019-corriere-del-veneto

Mi rendo conto quanto sia difficile capire come cambino nel tempo gli scenari relativi al “pane sporco“, come lo definisce papa Bergoglio, ma il rischio di perdere di vista quanto sta accadendo diventa sempre più probabile. Certo le mazzette sono ancora all’ordine del giorno, ma sempre di più pesano altre merci di scambio come regalie, crociere, escort, consulenze a qualche società “giusta” oppure assunzioni di parenti ed affini. I magistrati dicono che, malgrado gli sforzi fatti per debellare il problema, la corruzione negli anni si è fatta più subdola, come a dire – per parafrasare l’attuale emergenza sanitaria – che i ceppi virali si sono fatti più resistenti, più difficili da individuare, anche perché tendono a diffondersi sempre di più.

gazzettino-19-07-2020
il gazzettino-19-07-2019

Ancora una volta, malgrado le retate e le manette, quella che davvero manca è una svolta di ordine culturale. Non è la prima volta che si lancia questa constatazione, come già capitato – ad esempio in occasione dell’ 8 Marzo – per la condizione della donna, ma se ancora l’aggettivo culturale ha un senso, allora bisognerà convenire che se non cogliamo, oggi, fino in fondo l’avvertimento di queste insidie, il futuro ci apparirà davvero più buio e sconfortante. Come abbiamo visto, purtroppo, anche dalle nostre parti. Non possiamo certo abdicare davanti a questi “ bulli “ che, come avviene per certi adolescenti a scuola, esercitano nella società la violenza di gruppo per intimidire e soggiogare il territorio ai loro desideri, gerarchizzando i ruoli in cui pochi comandano e tanti obbediscono. Spesso guadagnano terreno e non solo come spazi di influenza, non tanto perché siano dei “ superman “, ma perché, anche nella nostra società – che definiamo civile – essi sanno di poter contare su due fattori di base. La paura di tanti che preferiscono subire piuttosto che denunciare e le connivenze, se non addirittura le complicità, di diversi soggetti che appartengono a quell’area “ grigia “ che si mette al loro servizio ed è composta – il più delle volte – da insospettabili imprenditori, liberi professionisti, banchieri, politici , dipendenti pubblici e persino qualche mela marcia tra le forze dell’ordine. Da qui il pericolo di fertilizzare per bene quell’humus di consenso sociale di cui il malaffare, anche da noi, si nutre da svariati decenni. Non sono certo pochi quanti si rivolgono alla criminalità organizzata per ogni tipo di problematica economica o privata, venendone così assoggettati. Per avere un prestito o recuperare un credito, per smaltire rifiuti, per l’emissione di fatture false al fine di coprire la corruzione, per non parlare del riciclaggio del denaro sporco. Non mancano anche le mafie straniere, nigeriana ed albanese in particolare, che si occupano principalmente di traffico di stupefacenti, sfruttamento della prostituzione e tratta di esseri umani, oltre al favoreggiamento della immigrazione clandestina.

relazione-dia-al-parlamento-_primo-semestre-2019_pagine-dedicate-al-veneto

DIA RELAZIONE AL PARAMENTO ITALIANO PRIMO SEMESTRE 2019 – PAGINE DEDICATE AL VENETO

Un panorama davvero completo, per cui si deve ormai parlare di radicamento, non di sola ed isolata infiltrazione. Non c’è dunque più spazio per il negazionismo, come accaduto da parte di qualcuno anche riguardo le recenti vicende che hanno contraddistinto il Veneto Orientale, o la semplice sottovalutazione, anche se qualche segnale positivo sta emergendo. Secondo la DIA, infatti, negli ultimi anni sono cresciute del 114% le denunce per associazione mafiosa in Veneto e l’apparato investigativo e giudiziario ha cambiato decisamente passo nella nostra Regione con risultati lusinghieri che lasciano ben sperare. Dipenderà molto anche dal comportamento di tanti semplici cittadini che non si lasceranno più intrappolare da organizzazioni malavitose che hanno quali unici scopi il potere ed il denaro. Non sarà facile, ma educare alla legalità rimane sempre un obiettivo prioritario cui puntare ed affidarsi. Ecco perché è e rimane una questione culturale ancora aperta!

Gigi Villotta

24 Marzo 2020 ( CITTA’ PER L’UOMO )

LIBERE DI VOLARE ?

ugualianza-donne-e-uomini-di-qualita

Un 8 marzo sotto tono, ma intriso di impegno civile e sociale

Dentro nuvole cariche di paure e di preoccupazioni e sotto una narcosi mediatica non priva di pressioni psicologiche, pochi giorni fa, si è celebrata la Giornata internazionale della Donna. Un 8 Marzo diverso con poche mimose in giro e con tanti appuntamenti ed iniziative annullate, causa l’emergenza sanitaria legata al coronavirus. Uno spirito di festa, ridotto al minimo, ma profondamente intriso di impegno civile e sociale, che speriamo rappresenti anche un forte richiamo alla responsabilità e alla riflessione.

Tante attenzioni a questa particolare giornata, ma esistono tanti modi di fare violenza alle donne, non solo quella fisica, come spesso si è portati ad evidenziare, riportando statistiche davvero impressionanti al riguardo. La violenza si esprime e concretizza in forme diverse, anche sotterranee e sottili, ed è per questo che, oggi, non dovrebbe più venir considerata un’emergenza, ma elemento strutturale della società, non una sorta di stagione che va a spegnersi. Infatti, dopo una lunga e faticosa sequenza di passi avanti e indietro, è davvero difficile non riconoscere che poco – nella sostanza – è cambiato, anche se non mancano timidi segnali di equità. Per questo l’8 marzo deve diventare un’occasione per festeggiare le battaglie vinte e ricordare quelle ancora da combattere, maschi e femmine insieme.

mimosa-8-03-19

Forse pubblicamente siamo più consapevoli, ma intimamente no. Diventa allora sempre più necessario interrogarci sulla presenza femminile nella società, puntando non solo sulla quantità, ma soprattutto sulla qualità.

Pensiamo, ad esempio, alle donne in magistratura e in medicina, per non parlare della politica. Nonostante la parità sancita dalla nostra Costituzione, secondo gli ultimi dati forniti dal CSM, le donne magistrato ordinario sono quasi il 60%, ma quelle che rivestono incarichi direttivi non arrivano neanche al 28%. Stesso discorso nella carriera ospedaliera, dove sempre più donne vincono i concorsi come medico, ma solo il 15% oggi riveste l’incarico di primario. E’ davvero difficile smentire chi sostiene che, il più delle volte, le donne sono la maggioranza nel mestiere, ma netta minoranza nelle “stanze dei bottoni “.

Ursula von der Leyen e Christine Lagarde
Ursula von der Leyen e Christine Lagarde

Anche su questa particolare questione, merita soffermarsi per capire come la si pensi in giro, visto che ormai si fanno sondaggi ad ogni piè sospinto. Secondo una recentissima indagine svolta dall’Osservatorio del Nord Est, l’idea di uguaglianza di genere è condivisa solo dal 35% degli interpellati, mentre la maggioranza – oltre il 55% – ritiene che gli uomini continuino ancora ad avere dei vantaggi legati al solo fatto di essere maschi. Sotto il 10% la quota di chi ritiene che le donne abbiano ormai più importanza degli uomini.

respect-all-women

Certo sono solo numeri, ma la problematica si apre a dismisura se si toccano alcuni aspetti particolari, che fanno capire bene come nel nostro Paese sia più che mai necessaria una profonda svolta culturale che affronti un fenomeno che, ripetiamo, non è più emergenziale. Pensiamo, ad esempio, alle donne che tornano al lavoro dopo la gravidanza. Siamo agli ultimi posti in questa particolare classifica, come se tenere insieme vita fuori e dentro casa fosse ancora un privilegio di poche.

Non facciamo certo una bella figura, anche se nei programmi elettorali – ai diversi livelli – si continua a parlare sempre di tutelare “ la famiglia “. In questo campo si è fatto davvero poco, guardiamo solo all’estensione del congedo di paternità per rafforzare una nuova cultura della famiglia. Nel nostro Paese la domanda di riduzione dell’orario di lavoro, una volta che si è diventati genitori, viene chiesta dal 25% delle madri, a fronte del 3% dei padri di figli minori di 14 anni. Va detto inoltre che l’11 % delle madri non ha mai lavorato, contro una media europea del 3,7%.

Si diceva prima che trattasi di una questione culturale, di educazione e formazione insieme, per riuscire a cambiare anche i pregiudizi e gli stereotipi diffusi nella società, allo scopo primario di promuovere, unitamente donne e uomini, un nuovo modello di convivenza fondato sul rispetto.

Un argomento complesso e delicato nell’ambito delle politiche familiari che varrà la pena di approfondire in altra occasione. Consapevoli di essere comunque parziali, rimane però un aspetto che poche volte viene affrontato riguardo l’universo femminile. Intendo riferirmi alla condizione delle donne nella Chiesa. Al di là delle rivendicazioni ideologiche della parità di ruolo, che potrebbero sconfinare nella tentazione di clericalizzare la condizione femminile, la questione riveste un’indubbia attualità ed urgenza. Lo stesso papa Bergoglio ha sottolineato più volte come non si tratti tanto di occupare posti, ma iniziare processi. Lascio agli esperti, preti e laici, monitorare e dibattere lo stimolante argomento, sempre tenendo conto che, ancora oggi, le donne nella Chiesa, parimenti ad altri ruoli femminili nella nostra società, hanno un ruolo di fatto, ma non altrettanto di diritto.

Il mio pensiero va alle suore, alle religiose. Figure di consacrate che mi riportano alla mia infanzia, quando frequentavo l’asilo, ma che ho imparato a conoscere meglio in tempi successivi, negli ospedali e nelle case di riposo. La cura dei piccoli, dei poveri, dei malati, dei più vulnerabili, ancora oggi seppur in piena crisi vocazionale, è nelle mani di tante donne umili, generose e sorridenti, che nulla chiedono e tutto donano, spendendo la vita senza clamore. Mi sono chiesto tante volte perché nella formazione sanitaria delle religiose, generalmente le suore studino da infermiere e non da medico e nella formazione teologica ci si limita ad un piano di studi ridotto, nelle università pontificie? Sono convinto che non è sempre così, ma tendenzialmente, credo, si punti di più a valorizzarne le braccia che la mente. Chissà che anche in questo particolare mondo qualcosa non si stia muovendo, prendendo sul serio proprio questa considerazione. Ne sono certo, ancor di più dopo aver letto una recente intervista rilasciata da una suora australiana, componente dell’Unione internazionale delle superiori generali, al settimanale femminile “ Donne, Chiesa , Mondo “ dell’Osservatore Romano.

Complimenti ed auguri a tutte le donne, comprese le suore, con piena libertà di “ volare, volare alto “ .

Gigi Villotta

10 marzo 2020 ( Città per l’Uomo )

CANDIDATI … CERCANSI !

 

cuore-di-mani-insieme

Avanti c’è posto

Mancano tre mesi alle prossime elezioni amministrative. Il 24 maggio si voterà per il nuovo Consiglio regionale del Veneto, ma in molte località, tra cui Venezia e Portogruaro, si rinnoverà anche il Consiglio comunale. Si stanno definendo le liste, ma l’attenzione maggiore è riservata ai candidati sindaci, in quanto figura più vicina ai cittadini, ma anche perché più sono conosciuti, più saranno in grado di convincere i potenziali elettori ai fini della vittoria elettorale, magari al primo turno.

creare-assieme

Non sempre la scelta riesce facile, perché le contrapposizioni e i distinguo sono sempre molto forti, ma lo sforzo maggiore sarà “ reclutare “ le persone da mettere in lista che, come accaduto in passato, dovranno essere davvero tante.

comunita-verde

C’è chi si metterà a disposizione ed accetterà per dichiarata appartenenza politica, chi vorrà fare un’esperienza nuova, chi si lascerà convincere inseguendo “ sogni di gloria “, ma ci sarà anche chi lo farà convintamente per dare una mano alla propria comunità, mettendoci la faccia. Non sarà facile trovare adesioni, non tanto perché c’è consapevolezza che molti saranno i candidati, ma pochi gli eletti, ma perché finisce per prevalere una certa ritrosia nel presentarsi, ritenendosi poco adatti o preparati all’impegno amministrativo, se non addirittura contrari per chiara delusione e poca fiducia nel nostro sistema politico/partitico.

 

urna-elettorale

Tutte realtà e posizioni che vanno rispettate, ma prima che la campagna elettorale si faccia sentire, anche nelle sue forme meno positive, alcune considerazioni di fondo vanno poste ed evidenziate.

Cominciamo con il riaffermare che ogni elezione democratica dovrebbe essere orientata, come si dice da sempre, al bene comune. Questo basilare concetto, però, non è una sorta di formula che ognuno interpreta come vuole. Bisogna sempre saper guardare dentro a questa espressione ed interpretarne un aspetto che credo debba risultare fondamentale, direi quasi una condizione di presupposto: il rispetto delle istituzioni. Intendo riferirmi principalmente al valore della partecipazione, quindi della democrazia. Il tutto senza eludere una chiara richiesta di onestà, competenza e spirito di servizio da parte di chi sarà legittimato titolare di autorità, proprio in quanto democraticamente eletto.

img_2970

Per non correre il rischio di rimanere astratti, occorre aggiungere che altrettanto basilare sarà il riconoscere il diritto-dovere di tutti di dire le proprie opinioni, senza ricorrere a linguaggi fuorvianti, offensivi o volgari. Spero davvero la si smetta di fare campagna elettorale con il clamore, la confusione, il cattivo gusto. Basterà ragionare un po’ e si arriverà a capire che ciascuno di noi può avere la responsabilità di certe opinioni personali senza che le debba sempre mutuare da altri. Fare dunque particolare attenzione ai moderni “ pifferai “ o incantatori che non aiutano certo a pensare, non favorendo profondità, consapevolezza e riflessione. Sono molte le opportunità che ci vengono offerte per irrobustirci nell’approfondire le personali convinzioni.

sala-pubblica-per-conferenze-pubbliche

Acquisiremo così maggiore autostima riguardo le nostre energie interiori che finirà per conferirci anche una migliore autorevolezza nelle scelte e nei giudizi. Sarebbe davvero tutta linfa per un’autentica partecipazione alla vita democratica del nostro Paese e della nostra comunità, un’autentica democrazia dal basso. Molte volte ci domandiamo come e che fare concretamente. Va anzitutto vinta la tentazione, seppur grande, di cedere all’avvilimento, perché talora sembra di battere la testa contro il muro, soprattutto quando si avanza qualche critica costruttiva o qualche proposta alternativa.

img_2548
Elezioni Amministrative 2015 -Presentazione Candidati

Non bisogna demordere, anzi rimanere fedeli a quello che crediamo, pur senza essere così presuntuosi da non saper accettare suggerimenti e supporti che possono aiutarci a progredire in meglio. Così facendo si raggiungerà anche l’obiettivo di favorire e riuscire a coinvolgere più forze possibili per obiettivi di bene comune anche nel nostro territorio, sempre nel reciproco massimo rispetto. Non è che manchino i problemi o le omissioni, soprattutto riguardo chi non ha voce o si trova in difficoltà, non solo materiali. Si impone dunque l’esigenza di una duplice dinamica dentro le persone e le comunità.

sviluppo

Bisogna guardare avanti con fiducia, perché così non si abbasserà la nostra soglia di resistenza e ancor più quella della partecipazione alla sforzo comune di risalire la corrente e tentare di dare soluzione alle questioni più urgenti e pressanti. Fiducia in sé, nel prossimo e nel futuro. L’altro elemento fondamentale sarà il coraggio, cioè la grinta di una volontà che deve portare a sentirsi protagonisti, non semplici gregari senza responsabilità.

img_2208

E’ importante, alla fine, che ciascuno faccia la propria parte, senza tentennamenti e, se necessario, anche superando paure di vario genere, nella consapevolezza che i grandi risultati si ottengono con i piccoli apporti di ogni giorno. Vale nella vita privata, nel sociale ed anche nella politica. Il 24 maggio è vicino. Un’occasione da non perdere, per chi sa e vuole mettersi in gioco.

Gigi Villotta

26 Febbraio 2020

VIRUS CONTAGIOSI

caoronavirus-attenzioni-isegno

La paura, un sentimento irrazionale

Ci sono materie troppo importanti, proprio perché toccano da vicino la “ carne “ dell’uomo, che non possono, anzi non dovrebbero mai costituire motivo di divisione o peggio di polemica politica o distinguo strumentale, in quanto – sono convinto – che il senso di responsabilità debba sempre prevalere soprattutto per evitare l’allarmismo ed il panico sociale. La salute è una di queste e proprio recentemente, con l’improvviso affacciarsi dell’epidemia di coronavirus scoppiata in Cina agli inizi del dicembre scorso, ne abbiamo avuto la riprova. Non è il caso di ridurre il tutto alla  “querelle“, di cui tanto si è scritto e detto, tra il governo centrale e la richiesta specifica sulle modalità di prevenzione a scuola anche da parte dei governatori regionali di Veneto e Friuli Venezia Giulia. Al riguardo, però, mi permetto un’unica osservazione.

mascherina-aereoporto

Perché ci sono voluti così tanti giorni per stabilire che siano i medici a decidere se gli studenti rientrati dalla Cina debbano restare a casa o tornare in classe? Ci voleva tanto a capire che la questione è medico-sanitaria e non scolastica? Perchè non si è pensato subito, proprio per evitare contrasti, ingerenze di campo e libere interpretazioni di affidare alle ALSS territoriali il compito di monitorare e seguire i vari casi su diretta segnalazione delle famiglie e dei dirigenti scolastici?

precauzioni-coronavirus

Ovviamente le stesse famiglie, su base volontaria, possono sempre decidere di tenere a casa lo studente, anche se asintomatico, per 14 giorni, con assenza automaticamente giustificata. Sappiamo tutti invece come è andata e quante polemiche ne sono scaturite. Non sempre, da parte di chi detiene il potere ed il dovere politico, sono uscite reazioni lucide e giuste. Speriamo serva di lezione, anche per evitare che su problemi così delicati si finisca, ancora una volta, per spaccare in due il Paese. D’altro canto piena chiarezza va fatta per identificare le svariate voci false sul virus e sulla sua diffusione, perché anche queste possono danneggiare la salute. D’altronde non va mai dimenticato che la paura è un sentimento irrazionale, come lo sono gli stessi esseri umani. Altre considerazioni di carattere generale ( quelle specifiche e scientifiche vanno lasciate ai tecnici ed agli specialisti ) si impongono, se non altro per contribuire ad approfondire alcune tematiche che rischierebbero, forse, di rimanere sottotraccia e non essere adeguatamente messe in risalto.

mascherina-per-starada

Ognuno di noi, credo, abbia delle domande da farsi, perché la complessa problematica che ci si prospetta davanti non può lasciarci estranei o impassibili. Vorrei partire da una premessa. Non so quanti ricorderanno che, non più tardi di due anni fa, senza che nessuno pensasse di acquistare mascherine in farmacia o a chiudersi in casa improvvisando inutili quarantene, metà del nostro Pianeta si trovò a fronteggiare un’altra grave epidemia, quella del morbillo. L’infezione, che conta un tasso di contagiosità nove volte più alto del coronavirus, alla fine del 2018 presentò un bilancio drammatico, perché i morti furono 140 mila. E pensare che contro il morbillo esiste già un vaccino, gratuito e reperibile almeno nei Paesi occidentali che consente di seguire una determinata profilassi e così evitare la malattia per sempre.  Allora attenzione a non fare del coronavirus una sorta di nuova linfa di chi vive con il terrore di ciò che non può controllare, né prevedere. In queste ore di allerta mondiale sono in molti a tramutare la sacrosanta attenzione che si deve alla questione in panico insensato, che finisce per comprendere anche un rinnovato malanimo verso chi arriva da terre lontane, in questo caso da chi ha gli occhi a mandorla. Con tutto quello che ne consegue anche in termini di abitudini quotidiane, smettendo non solo di frequentare mercati e ristoranti orientali, ma anche interrompendo rapporti umani già consolidati in ambienti e quartieri frequentati dagli asiatici in generale. Intravedo un unico antidoto che non vale solo contro il pregiudizio. Bisogna trovare la forza ed il coraggio di sfidare la paura, togliendo dalle fauci proprio di chi vive di paura la vittima di turno.

coronavirus-al-miscoscopio

Tra gli strumenti da adoperare bisognerà senz’altro investire di più e meglio nella comunicazione, costruendo vere e proprie realtà parallele che devono diventare più incisive ed influenti nel contrastare le deformazioni che derivano dal rimbombo e dai commenti della società globale su fatti reali o anche inventati, spesso artatamente messi in campo per interessi sociali, economici e politici di parte. Nella realtà dei social dobbiamo allora diventare ogni giorno più consapevoli ed anche più esigenti, perché non dovremmo mai dimenticare che tutti noi siamo soggetti attivi e passivi nel mondo dell’informazione. Dobbiamo, in definitiva, diventare più saggi, cosa che non sempre siamo. Per capire, capirci meglio e reagire efficacemente, allora, non dobbiamo più rivolgerci solo a Facebook, WhatApp e Twitter, ma anche andare a rileggere alcune illuminanti pagine dei Promessi Sposi del Manzoni, sapendo bene le sostanziali ed enormi differenze tra quanto successo nel 1630 e quanto accade oggi. Ecco perché dobbiamo guardare con grande fiducia e speranza ad un “ arma “ fondamentale che abbiamo a disposizione: la ricerca scientifica, ovvero le conoscenze di chi studia e le competenze di chi ne applica le scoperte. Va però superato l’aperto ostracismo populista che anche recentemente ha voluto distinguersi sulla decisione riguardo la validità di un vaccino o di una cura. Fiducia e razionalità si conquistano nel lungo periodo con la trasparenza, con informazioni chiare e decisioni tempestive soprattutto da parte delle istituzioni. E’ il tempo delle responsabilità, perché la posta in gioco è davvero troppo alta, ne va di mezzo la vita stessa delle persone.

Gigi Villotta

11 Febbraio 2020

NON SI PUO’ CAPIRE SENZA CONOSCERE

20200113_194535

Le occasioni per approfondire complesse problematiche

Ci sono argomenti, che riguardano la nostra vita in comune, molto ostici da affrontare. Tra questi spicca il tema dell’economia. Ne siamo tutti coinvolti, soprattutto come consumatori. Sappiamo  che esistono livelli diversi di decisione e di gestione, nella consapevolezza di far parte, comunque, di una catena che ci tocca da vicino e che può portare a situazioni e soluzioni non sempre comprensibili. Ci si deve, insomma, fidare di altri, o meglio dipendiamo da altri. Pensiamo, solo per fare un esempio, come gestiamo i nostri risparmi. Tutto questo se si restringe il campo alla sola valenza monetaria, ma l’interesse si allarga a dismisura se al termine economia abbiniamo altri importanti mondi. Ecco allora che dal classico “economia e finanza”, nascono e vengono proposti nuovi binomi come “ economia e mercato “, “ economia e diritto “, “ economia e società “ ed altro ancora. Problematiche complesse e difficili da affrontare. L’importante è approcciarle, non rimanere spettatori passivi di fronte a fenomeni importanti che rischiano davvero di renderci tutti più “ poveri “, di negare un futuro migliore alle nuove generazioni, rendendo nel contempo più vulnerabile il nostro pianeta senza una visione solidale del mondo. Per questo vale sempre il detto che “ per capire bisogna conoscere “. Anche dalle nostre parti si potrebbe fare molto di più.

Monastero Marango Caorle- Convegno Clima ed Economia - 18 gennaio 2020
Monastero Marango Caorle- Convegno Clima ed Economia – 18 gennaio 2020

Basterebbe solo approfittare delle diverse possibilità di incontro che diventano veri strumenti di formazione e dialogo e che periodicamente vengono proposti sui diversi temi di cui si accennava. Molte le iniziative che continuano ad interessare da vicino il nostro territorio. Nella prima decade di gennaio, presso il Collegio Marconi a Portogruaro, a cura di alcune associazioni socio-culturali locali, è stato presentato il libro “ La società signorile di massa “ scritto dal noto sociologo Luca Ricolfi.

ricolfi

Presente l’autore, è stata l’occasione per mettere a fuoco alcune problematiche che sono servite a capire meglio cosa succede realmente nel nostro Paese, favorendo così – per gli intervenuti – anche delle reali chiavi di lettura. A dire il vero ne è uscito un ritratto impietoso, perché, in buona sostanza, l’Italia starebbe oggi sperimentando un fenomeno davvero inedito. Da una parte l’opulenza dei consumi, dall’altra la stagnazione del Pil e della produttività, causati quest’ultimi da un’eccessiva burocrazia e da un processo legislativo così pesante da finire per zavorrare la stessa crescita. Come è emerso anche dal dibattito che ne è seguito, non tutti si sono detti d’accordo con questa analisi, anche se alcuni dati forniti dall’economista Bruno Anastasia, presente alla serata, sembrano confermare – ad esempio – che non sempre l’aumento degli occupati va a braccetto con la produttività. Sembra un paradosso, ma così è realmente. Infatti con un tasso di occupazione nazionale salito al 59% ( il dato più alto negli ultimi 40 anni ), che corrisponde ad un numero assoluto di 23 milioni e 387 mila lavoratori, fa da contraltare il crollo delle ore lavorate. Un segnale pericoloso se si crea lavoro senza la crescita, ottenendo, tra l’altro, nuova occupazione di “ scarso valore “. Siamo un popolo di cicale inserito in una piramide sociale rovesciata, così ha sottolineato Ricolfi.  Abbiamo 23 milioni di occupati che assicurano il benessere agli altri 37 milioni di consumatori, pensionati e giovani che non studiano e non lavorano. Dedichiamo il 16% del nostro tempo di veglia al lavoro contro il 30% deli USA, ma si fa sempre più fatica a trovare camerieri, idraulici e fornai. Eppure siamo diventati “una società signorile di massa” con un patrimonio medio di 400 mila euro a famiglia e l’83% delle case di proprietà, una ricchezza mal digerita a livello europeo se rapportata ai nostri 2.450 miliardi di deficit pubblico, un fardello pesantissimo a carico delle prossime generazioni. Come è potuto succedere ? Sono tre, secondo il sociologo piemontese, i pilastri su cui ci si è basati. La grande ricchezza accumulata negli anni cinquanta e sessanta, durante il cosiddetto boom industriale, da parte dei nostri nonni e padri; la distruzione dell’università con una disoccupazione volontaria crescente di fronte ad un lavoro non all’altezza delle aspettative; una struttura para- schiavistica con quasi 4 milioni di persone che lavorano 3-4 mila ore l’anno e sono pagate malissimo. Non sono mancati i richiami alla giustizia sociale, per ricadere nell’ambito di “ economia e diritti “, nel senso che lo stock di ricchezza del nostro Paese viene intaccato non solo perchè i flussi di reddito sono fermi, ma anche perchè , guarda caso, la forbice delle diseguaglianze diventa sempre più grande. Qui si apre un grande discorso che inevitabilmente porta alla non mai sopita diatriba tra nord e sud, con un’appendice particolare dedicata al centralismo statale che sembra rivendicare sempre più forza rispetto alle diverse forme di federalismo ed autonomia. Sono ormai passati anni da quando (22 ottobre 2017)  noi veneti siamo andati alle urne chiedendo più poteri decisionali per la nostra regione. Siamo ancora convinti che parte del gettito fiscale vada gestito dalle comunità locali perché così si controllano i centri di spesa? Personalmente credo proprio di sì, ma se non c’è consapevolezza da parte di tutti sul che cosa concretamente significhi coniugare la politica con la economia e la giustizia sociale, corriamo il rischio serio che tutto resti pura teoria e finisca per restare un perenne slogan elettorale. Ecco perché diventa fondamentale conoscere per poter capire dove va il nostro Paese. Le occasioni non mancano, basta saperle cogliere.

Monastero Marango Caorle- Convegno Clima ed economia-18 01 2020
Monastero Marango Caorle- Convegno Clima ed Economia-18 01 2020

Proprio nei giorni scorsi presso il monastero del Marango di Caorle è iniziata una serie di incontri su “ Economia e Clima “, organizzati da “ Fare Comune “ , un forum di associazioni del Sandonatese e del Portogruarese, nato proprio per favorire il dialogo e l’approfondimento di tematiche urgenti ed attuali che ci toccano da vicino. Avremo modo di parlarne più avanti.

Gigi Villotta

25 Gennaio 2020

VITE SPEZZATE

marc-schaefer-0vscjn87syc-unsplash

Non è una questione privata. Politica assente.
Non è possibile rimanere insensibili, o peggio estranei, ad un fenomeno che sta diventando ogni giorno più pesante e pressante, con costi umani e sociali davvero dirompenti. Intendiamo riferirci alle tante vite, spezzate in giovane età, dovute principalmente sì ad incidenti stradali, ma anche ad altre cause riferibili sempre più allabuso di alcool e droghe di vario genere. Anche dalle nostre parti non cè fine settimana che non ci riporti la triste cronaca di amici che perdono la vita schiantandosi da qualche parte al termine di una nottata da sballo. Che sia arrivato il momento, dopo il continuo ripetersi di questi eventi, di fermarsi e domandarci cosa stia succedendo?

matthew-t-rader-mhrc8ydlg3c-unsplash

Questo allarme era già stato lanciato lo scorso luglio, in occasione del terribile incidente di Jesolo, in cui in un solo week end furono ben 12 i giovani morti sulla strada. Non è solo una questione di numeri, ma sta sempre più preoccupando laumentato uso e abuso di sostanze psicotrope e di alcool, come testimoniato anche dai responsabili del SERD dell ASL n°4 Veneto Orientale. E cronaca di qualche giorno fa che, anche a Portogruaro, è arrivata la droga gialla e tre giovanissimi hanno rischiato di morire per overdose. Quindi laumento dei giovani morti sulle strade sta facendo il paio con quello della commercializzazione e spaccio di droga, un business che sta andando a gonfie vele per tutte le sostanze, dallhashish alleroina. Consumare cocaina sta diventando sempre più facile, come mangiare una pizza. Anche a domicilio, basta una telefonata per la ordinazione. Così nessuno vede nulla, la sostanza passa di mano senza spaccio per strada, senza creare dunque alcun allarme sociale. Tutti indici che convergono nel dimostrare come la lotta allabuso di sostanze non stia certo in cima alla lista delle priorità di chi, anche attualmente, ci governa. Sembra arrivato il momento che non ci sia quasi più nessuno che si interroghi sul perché succeda oppure cominci a domandarsi se assumere una sostanza psicotropa possa rientrare negli scopi, che potremmo definire, ricreativi.

dan-meyers-hluojzjlvxc-unsplash9

Possiamo accettare lidea che si tratti di una questione privata, di chi si droga o beve e delle relative famiglie, oppure rilanciare lidea che, invece, esiste un nesso tra la cultura del Paese e questa rinnovata emergenza, quindi deve rappresentare e diventare una questione pubblica, culturale e sociale e perciò politica? Nessuno si deve sentire assolto ed abbiamo tutti il dovere di sconfiggere la tendenza sociale e culturale di tendere a normalizzare tutto, ad accettare questo clima di resa generalizzata che finisce per certificare, di fatto, la sconfitta contro le dipendenze ed il disagio, che altro non è che lanticamera del disimpegno. Riguarda in primis tutto il mondo degli adulti, anche se non mancano, anche da noi, esempi e testimonianze di persone e gruppi che, accanto alle forze dellordine, alla magistratura e al personale socio-sanitario, apertamente si danno da fare per Iimitare i danni. I modelli di cura finora seguiti, forse, non sono più in grado di rispondere con efficacia, soprattutto perché si continua a puntare più sulla sostanza che sulla persona. Ecco allora il rischio concreto di non saper leggere e monitorare il disagio dei nostri ragazzi, sempre più giovani, e la politica sembra avere abdicato al proprio ruolo, considerando luso e labuso di sostanze e dipendenze come un male, quasi inevitabile, del nostro tempo. Chissà, se trovando ormai in svariati modi la pasticca giusta al momento giusto, ci si sente più liberi o più schiavi di un mercato che sollecita ed invoglia sempre più, presentando una vasta gamma di prodotti. Forse qualcuno non si rende conto fino in fondo di cosa significano certi numeri. Nel nostro Paese sono abbondantemente oltre i 4 milioni gli italiani che utilizzano almeno una sostanza stupefacente illegale e di questi, più di mezzo milione, ne fa un uso frequente. Fortunatamente possiamo contare e vantare su una rete nazionale di assistenza tra le più efficienti e strutturate in Europa, ma, al dire il vero, oggi il valore dei nostri servizi è ancora poco riconosciuto, anche perché costretti a lavorare con una normativa che risale ad alcuni decenni fa. Esiste davvero, oggi, il rischio concreto di smettere di combattere la battaglia contro la droga e lalcol? Purtroppo è da registrarsi già una prima nota negativa che riguarda le famiglie interessate. Non mi pare siano più in prima linea, come ricordo negli anni 80, anche qui, in questo spaccato di terra friulveneta. Vite spezzate, si diceva. Sarebbe grave se ci si arrendesse, troppo facile chiudere ogni tragedia come fosse una singola fatalità, imprudenza o singolo errore. Ecco la nuova sfida: dovremmo sentirci tutti convolti cominciando a trasformare questi funerali da evento di disgrazia a momento di trincea, dove la vita umana deve tornare a conquistare il primato sulla morte. Nessuno può tirarsi indietro, ma la politica e le istituzioni, scuola e parrocchia comprese, devono essere in prima fila in questa quotidiana battaglia, certo consapevoli tutti dei propri limiti e della propria fragilità, ma anche contando su adeguati fondi e programmi che consentano di tornare ad investire in efficaci percorsi educativi e di prevenzione.

Gigi Villotta

09 Gennaio 2020

Autocandidatura della Senatore: un’ autopromozione senza coalizione in un luogo e in un modo sbagliati!

Autocandidatura della Senatore: un’autopromozione senza coalizione in un luogo e in un modo sbagliato!


municipioportogruaro

 

Ecco comunicato di Marco Terenzi:

comunicato_stampa_129_autocandidatura_senatore

“La Sindaco Maria Teresa Senatore dal sito istituzionale del Comune annuncia la sua ricandidatura.
A riguardo le dichiarazioni del Capogruppo del Gruppo CSX_PAI Marco TERENZI
Apprendiamo dal sito ufficiale del Comune che la Sindaco Maria Teresa Senatore, nella Sede Muncipale, in
sala Russolo, avrebbe formalizzato all’attuale maggioranza che la sostiene, la sua ricandidatura alla carica di
Sindaco alle elezioni amministrative del prossimo maggio.
Al di là delle intenzioni legittime dell’attuale Sindaco, sulle quali ciascuno potrà fare le sue altrettanto
legittime considerazioni, annotiamo come il comportamento dell’interessata sia stato formalmente
discutibile sul piano istituzionale ed inusuale sul piano politico.
Discutibile sul piano istituzionale perché, rammentiamo, l’Ufficio Stampa ed i siti istituzionali del Comune
dovrebbero riportare fatti avvenimenti ed atti per informare i cittadini e la comunità sulle scelte e sulle
attività amministrative dell’Ente Locale e dei suoi organi e non già sulle aspettative o le intenzioni di singoli
o gruppi, ancorchè impegnati in cariche istituzionali. Per questo devono essere opportunamente utilizzati
altri canali e siti.
Inusuale sul piano politico perché credo sia la prima volta in assoluto che venga formalizzata
un’autocandidatura. In genere accade che una coalizione di forze politiche o liste civiche indichi, insieme
alle linee programmatiche, un candidato alla carica di Sindaco ritenuto idoneo a soddisfare le aspettative
dell’elettorato e a realizzare un programma politico amministrativo da sottoporre anch’esso al giudizio degli
elettori.
Insomma dal sito del Comune abbiamo appreso che è stata formalizzata un’autocandidatura, senza
conoscere quale sarà la coalizione che intende sostenerla. Davvero una situazione senza precedenti nella
nostra Città! Ora la parola ai supportes dell’Amministrazione Senatore, in particolare alla Lega (ma non
solo).
Capogruppo Gruppo Consiliare
“Centrosinistra Più Avanti Insieme”
Marco Terenzi Portogruaro, 11 Gennaio 2020”

Bilancio di Previsione 2020-2022: per dare a Portogruaro nuove opportunità si dovrà attendere la prossima amministazione!!

municipioportogruaro

8 05 2016 bilancio previsione 2016 - Marco Terenzi dichiarazione di voto
Marco Terenzi in Consiglio Comunale

Auguriamo a tutti un Buon 2020, e iniziamo l’anno con una riflessione di Marco Terenzi sul Bilancio di Previsone 2020-2022 del Comune di Portogruaro.

“Il BILANCIO DI PREVISIONE 2020_2022, approvato nel corso del Consiglio Comunale del 27 dicembre 2019, l’ultimo dell’Amministrazione Senatore, è un bilancio senza prospettive di sviluppo

manca una visone organica da parte della Maggioranza Senatore,

manca una strategia che trovi radici e sostegno nell’identità e nelle vocazioni di Portogruaro e del suo mandamento.

Ho espresso un convinto voto contrario.

L’elezione a Sindaco di Maria Teresa Senatore è avvenuta senza un disegno condiviso.

A consiliatura praticamente scaduta è ormai percepibile, nella comunità, l’assenza di una visione e di iniziative di sviluppo,

mentre sono ben visibili nella azione della Amministrazione autoreferenzialità e sostanziale incapacità di governo e di confronto nella comunità.

DIAMO A PORTOGRUARO UNA NUOVA OPPORTUNITA!

PERCHE’PER NUOVE politiche di animazione economica, ambientali, presenza ai tavoli decisionali, scelte strategiche condivise PORTOGRUARO DOVRA’ ATTENDERE LA PROSSIMA AMMINISTRAZIONE.

Di seguito trovate un mio più completo commento dove parlo di Animazione economica, infrastrutture , viabilità, mancate politiche di sostenibilità ambientale, delle Fondazione , di sistema Sanitario, Associazioni, Ex Perfosfati, Palazzetto Sport, Piscina.”

 comunicato_stampa_128_cc_dup_bilancio_2020_271219

Di seguito il testo integrale dell’intervento in consiglio Comunale del 27 12 2019 di Marco Terenzi.

intervento_cc_271219_marco_terenzi_csx_pai-1

DIRITTI (IN)VISIBILI

kids

I minori al centro delle nostre attenzioni

Non si potrà certo dire che, anche in riva al Lemene, alcuni significativi anniversari non vengano adeguatamente ricordati e celebrati. Tra fine novembre e primi di dicembre ricorrevano due importanti scadenze: i 30 anni dalla adozione della “ Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza ” ed il 71° anniversario della “ Giornata mondiale dei diritti umani “. Una duplice occasione per aiutarci a riflettere su contenuti che riguardano tutti gli esseri umani, senza alcuna distinzione, semplicemente perché tutti dovremmo nascere liberi ed uguali in dignità e diritti. Essendo dotato l’uomo di ragione e coscienza potremmo, conseguentemente, sempre agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza e aiuto reciproco. Per questo, il 10 dicembre scorso, tredici associazioni del Portogruarese si sono ritrovate in piazza sotto il titolo “ Abbatti un muro, adotta un diritto “, proprio per stigmatizzare e respingere ogni forma d’odio, a qualsiasi latitudine. Altrettanto significativo l’incontro-convegno organizzato dalla “ Portogruaro Campus “ presso la biblioteca antica del Collegio Marconi sui “ Diritti (in)visibili dei bambini e delle bambine”, cui ha partecipato anche la prof.sa Elena Bonetti, attuale ministra per le pari opportunità e la famiglia. E’ chiaro che occuparsi di infanzia ed adolescenza significa anche allargare il campo al mondo femminile, in generale, agli abusi, ai maltrattamenti e ai mancati riconoscimenti alle donne, alle madri in particolare. Sulla violenza alle donne, in occasione della speciale giornata che si celebra il 25 novembre, già abbiamo avuto modo di scrivere su queste pagine. Alcuni dati per capire quanto sia presente e pesante il complesso fenomeno, che si manifesta in vari modi. In Italia un milione e duecentomila minori non hanno cibo ed educazione necessari, di cui 92.000 sono stati presi in carico dai Servizi Sociali. Ogni giorno nel nostro Veneto due bambini/ragazzini, in prevalenza femmine, sono vittime di abusi sessuali o di gravi maltrattamenti. Sono 773 quelli presi in carico dalle strutture specialistiche, per i quali la Regione ha stanziato 680mila euro a favore delle ASL. Statistiche allarmanti, ma sono poca cosa se rapportate a quanto succede nel mondo. 5 milioni i bambini che ancora muoiono ogni anno prima di raggiungere i 5 anni, di cui 800 ogni giorno per malattie diarroiche dovute alla mancanza di acqua potabile e di servizi igienico-sanitari. Quasi 20 milioni di bambini sono a rischio di contrarre malattie che si potrebbero prevenire con i vaccini. Per non parlare della “ povertà educativa “ con diversi milioni di sole bambine rimaste fuori da ogni sistema scolastico nei vari Paesi del mondo. Come si può facilmente capire i problemi per la fascia d’età 0-18 sono ancora numerosi e di notevole impatto. Diventa davvero impossibile tentare di affrontarli tutti, tanti sono gli aspetti, i contenuti e le competenze che toccano. C’è però una questione, in particolare, che merita una seria riflessione, anche sulla scia di quanto successo a Bibbiano e in Val d’Enza, di cui le cronache si sono abbondantemente occupate. Intendiamo riferirci al collocamento dei minori fuori dalle famiglie di origine per decisione dei tribunali per casi di trascuratezza, maltrattamenti, patologie, abusi. Ben 3.300 sono le strutture nel nostro Paese che li ospitano; sette le tipologie tra comunità e case famiglia. Non va peraltro sottaciuta la strumentalizzazione mediatica e politica che si è scatenata sul tema dell’affido, sottolineandone la particolare intensità e la conseguente riduzione delle disponibilità registrate in tutte le Regioni italiane, dopo gli scandali accaduti.

famiglia-11

Nessuno, credo, possa nascondere quanto sia un compito difficile accogliere temporaneamente dei bambini a rischio, tanto più che il gesto potrebbe anche essere tacciato di particolari “interessi “ economici o perché no ideologici. Si è già verificato che comunità di accoglienza e cooperative del Terzo Settore siano state accusate di lucrare sui bambini oppure di essere poco idonei alla loro crescita. Non è la prima volta che gli organismi non profit sono nel mirino di qualcuno che mette in dubbio la loro vocazione alla solidarietà, paventando abusi e soprusi. Certo qualche “ mela marcia “ esiste, ma non per questo bisogna buttare tutto il cesto, orientando la pubblica opinione nel diffidare sempre. In realtà, come è noto, nella stragrande maggioranza le comunità di accoglienza ricevono modesti contributi e ben pochi riconoscimenti. Va anche chiarito che l’allontanamento del minore non sempre è per abusi di tipo sessuale, ma nella maggioranza dei casi avviene per trascuratezza, abbandono di fatto, maltrattamenti psicologici ed altro ancora. Si capisce allora la complessità del fenomeno, da cui dovrebbero derivare anche singole forme di approccio specifico sui diversi tipi di problema. Non sempre e per tanti motivi, come servizi pubblici preposti, si è all’altezza della situazione ed altrettanto tempestivi nell’intervenire efficacemente. La quotidianità ci offre tanti episodi di cronaca dove si documentano il degrado familiare che si scarica sui piccoli.

famiglia-21

Di fronte a tanti tristi episodi , che, tra l’altro, scatenano nell’opinione pubblica reazioni spesso radicali, è lecito chiedersi dove sono i servizi sociali ed anche la scuola, la parrocchia, il vicinato? Perché, tante volte, non ci si interroga su certi segni visibili lasciati dalle percosse e non ci si mobilita per protestare contro questi ed altri casi di omissione? Difficile rispondere se l’altruismo viene poco praticato e soprattutto“ coltivato “ culturalmente come attenzione primaria verso il prossimo, partendo da quello a noi più vicino. Certo bisognerà anche pensare di riformare alcune delle attuali disposizioni di legge, oltre che – come sostenuto da molti pedagogisti – debba venir superato lo stesso concetto di “ bontà naturale “ della famiglia, quale principale criterio per stabilire il miglior interesse di un bambino.

Gigi Villotta

13 Dicembre 2019

“Ex Perfosfati”: i Portogruaresi si attendevano un concreto progetto di utilizzo, così non sarà!

perfosfati
Il capogruppo del Gruppo consiliare “CENTROSINISTRA PIU’ AVANTI INSIEME” MARCO TERENZI in relazione al progetto di risanamento dell’ “Ex Perfosfati” dell’Amministrazione Senatore rilascia le seguenti dichiarazioni.

“i Portogruaresi si attendevano non già il risanamento di un monumento che rimarrà inutilizzabile , ma un concreto progetto di utilizzo per fiere, eventi o altro: così  non sarà, nonostante i 5 milioni di euro investiti!”.

Marco Terenzi
Marco Terenzi

“Se nella comunità di Portogruaro si è focalizzata l’attenzione sul progetto che interessa la “Ex Perfosfati”, immobile di grande pregio storico, esempio di archeologia industriale e sito di grande interesse, oggetto negli ultimi anni di cospicui investimenti che hanno restituito infrastrutture, immobili e funzioni ad un area strategica per lo sviluppo di Portogruaro, questo lo si deve alle opposizioni che hanno chiesto fin da subito la convocazione sul tema del Consiglio Comunale e, contestualmente, la convocazione della Commissione Consiliare competente, incoraggiando l’Amministrazione a cogliere l’opportunità presentatasi con il “Bando Periferie”.
Il Comune, grazie al Governo Gentiloni, con il “Bando Periferie”, ha ottenuto 5 milioni di euro con il progetto ereditato dalla precedente Amministrazione che prevedeva, per circa pari importo, la bonifica dell’area rimanente, la conservazione ed il riutilizzo di due campate del capannone per un’area espositiva, direzionale e di servizio, e la riproposizione della testimonianza di archeologia industriale della restante parte più ammalorata del capannone stesso, insieme al completamento dei percorsi di accesso al centro storico. Peraltro il progetto recava il parere positivo, della Soprintendenza.
Invece la Giunta Senatore, ha abbandonato il progetto con il quale ha ottenuto il finanziamento e con il nuovo progetto restaurerà il capannone nella sua interezza. In questo modo i 5 milioni di euro verranno investiti unicamente per fermare il degrado dell’intero capannone e per il suo risanamento così che la bonifica rimanente dei terreni, Il rinforzo strutturale per la piena sicurezza statica, per l’eliminazione della vulnerabilità sismica e gli interventi di impiantistica, tutti presupposti indispensabili per la rifunzionalizzazione e dunque per il riutilizzo, dovranno essere rinviate al futuro con l’investimento di ulteriori risorse (se disponibili).
Il rischio concreto è che il capannone dell’”Ex Perfosfati” venga trasformato in monumento al quale non potrà venire assegnata alcuna destinazione d’uso e funzione specifica perchè mancante del rinforzo strutturale ed antisismico e dell’impiantistica correlata al suo riutilizzo. La comunità si attendeva non già il risanamento di un monumento ma un concreto progetto di rigenerazione urbana, intorno al riutilizzo della “Ex Perfosfati” , che poteva diventare una vetrina espositiva interregionale, un contenitore culturale, un parco archeologico, dunque un’area per valorizzare itinerari storici e paesaggistici ed un complesso da utilizzare per eventi attrattivi per un turismo di entroterra.
E’ mancata completamente da parte dell’Amministrazione un’iniziativa stabile e sistematica sul riassetto urbanistico dell’area, sulle destinazioni, sulle funzioni, iniziativa atta ad innescare ed alimentare un processo che partisse dal basso e che vedesse innanzitutto il protagonismo delle categorie economiche, degli ordini professionali, delle Associazioni culturali, delle Associazioni naturalistiche, degli operatori turistici, dei cittadini stessi, oltre che delle Istituzioni, anche della vicina Regione Friuli Venezia Giulia. Ancora una volta l’Amministrazione Senatore ha agito in perfetta solitudine, interrompendo un percorso già avviato e che chiedeva di essere portato a compimento.
Ecco perché siamo convinti, nostro malgrado, che si sia persa una grande occasione in funzione del rilancio dell’intera area avendo l’Amministrazione Senatore deciso, in definitiva, di restaurare un monumento.
Quante ulteriori (ingenti) risorse dovranno essere reperite ed in che modo per trasformare questo investimento in opportunità di rilancio dell’intera area della Venezia Orientale?
Auguriamo buon lavoro alla prossima Amministrazione per portare a termine questa incompiuta!

Il Capogruppo Gruppo Consiliare
“Centrosinistra Più Avanti Insieme”
Marco TERENZI “